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Mercoledì, 21 Agosto 2019

Articoli filtrati per data: Martedì, 26 Giugno 2018 - nelPaese.it

Da mercoledì 27 giugno fino a sabato 30 giugno, Udine ospiterà tra i più importanti reporter e giornalisti che scrivono e raccontano il continente africano o che si occupano di diritti civili. L'associazione Time For Africa in collaborazione con il Forum Regionale delle Diaspore, che raggruppa 15 associazioni di migranti africani, l'Associazione culturale "il Quotidiano Nuovo" con la collaborazione, fra gli altri, di Assostampa Fvg e Ordine dei Giornalisti Fvg, ha scelto di aprire una riflessione su quanto richiamato da padre Alex Zanotelli, che nel mese di luglio del 2017 lanciò l'appello alla stampa italiana per forzare il silenzio mediatico che grava soprattutto sull'Africa.

Ricchissimo il programma di iniziative proposte nella settimana con eventi ai quali parteciperanno nomi importanti del giornalismo nazionale e internazionale, tra cui Jean Leonard Touadi, Daniele Bellocchio, Gianfranco Belgrano, Raffaello Zordan, Genevieve Makaping, Raffaele Masto, Sebastian Ruiz, Marco Trovato e Fabiana Martini.

La prima iniziativa si terrà alle 18 alla Biblioteca dell'Africa in via Cesare Battisti 7/a Udine con una Tavola rotonda dal titolo "Le guerre africane come vengono raccontate", protagonisti Jean Leonard Touadi e Daniele Bellocchio, giornalista e reporter di guerra. A seguire la proiezione di tre reportage: Mwavita nata in tempo di guerra, Inferno Nigeria, Daadab: la fuga verso la Somalia. L'incontro sarà introdotto da una performance di danza di Eugene Magimà e Foresters Dance.

L'appello di padre Zanotelli partiva dalla constatazione che i media in Italia, quando affrontano le questioni africane, lo fanno - spesso - in modo superficiale e questo certo non aiuta a capire quanto stia avvenendo nel continente africano, se non (forse) nelle conseguenze migratorie verso l'Europa. Sovente le notizie, deo gratias vi sono delle eccezioni, sorvolano sulle questioni che realmente affliggono le popolazioni, sulle crisi umanitarie provocate dal cambiamento climatico oppure della grande emergenza fame che continua tuttora  in Etiopia e Somalia. Per non parlare delle guerre o delle vicende legate alla attività di organizzazioni terroristiche. Scarse anche le informazioni che stanno a monte degli accordi APE di partenariato economico Europa-Africa, che potrebbero portare ad un ulteriore impoverimento del continente.

Giovedì 28 Giugno dalle 18 alle 20 nella Biblioteca civica Joppi "Economie, debiti e povertà africane", dialogo con Gianfranco Belgrano, Africa e Affari, Raffaello Zordan, redazione Nigrizia, e Genevieve Makaping, giornalista e scrittrice camerunense. L'incontro sarà introdotto da una performance di danza di Eugene Magima e Foresters Dance. Venerdi 29 giugno dalle 18 alle 20 alla Biblioteca dell'Africa il dibattito: "Come si creano gli stereotipi" con Raffaele Masto, scrittore, giornalista di Radio Popolare, inviato in Africa, Sebastian Ruiz, giornalista spagnolo di El Pais, Munda Negro e cofondatore di Wiriko. A seguire serata musicale a Lauzacco di Pavia di Udine dalle 21 alle 23 al Teatro Rurale di via Tombis 200 (già via Carnia 12/a). Prevista l'esibizione del gruppo "Kai Tribù Senegal Friûl Connection" con Meissa voce e percussioni, Gabriele percussioni voci e djdjeridoo, e Carlo Basso al contrabasso.

La settimana di "Parliamo di casa loro, Africa senza stereotipi" si concluderà sabato 30 giugno dalle 9 alle 13 nella Sala Valduga della Camera di Commercio di Udine con un'iniziativa aperta al pubblico e anche corso di formazione deontologico riservato ai giornalisti. Parleranno fra gli altri Marco Trovato, direttore della rivista Africa, Raffaele Masto, scrittore, giornalista di Radio Popolare, inviato  in Africa, Sebastian Ruiz, giornalista spagnolo di El Pais, Munda Negro e cofondatore di Wiriko, e Fabiana Martini, giornalista responsabile regionale Fvg dell'Associazione Art.21.

 Fabio Della Pietra - Redazione Friuli Venezia Giulia

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

“Siamo qui per portare a Konatè tutta la nostra solidarietà, sperando che contribuisca a dargli la forza e la serenità per continuare il suo impegno nella cooperativa Tobilì, ma anche per testimoniare che esiste un’altra Italia, un’Italia che mantiene una visione della società solidale e inclusiva, un’Italia che accoglie i migranti e li aiuta a inserirsi nella nostra società, con la formazione e percorsi professionalizzanti” Così il presidente di Legacoop Mauro Lusetti ha salutato all’inizio della Direzione nazionale Konaté Bouyagui, il ragazzo di 22 anni, profugo dal Mali, giovane cooperatore, vittima di un’aggressione nella notte tra giovedì e venerdì a Napoli. Mentre a mezzanotte rientrava dopo il lavoro da una macchina gli hanno sparato con un fucile a pallini, colpendolo all’addome e a un braccio. “Ero terrorizzato – ha raccontato – loro ridevano”.

Konate è uno dei cinque fondatori della startup cooperativa Tobilì, nata da Less Impresa Sociale, ente gestore del progetto Sprar di Napoli, e decollata grazie al sostegno di Coopfond attraverso un bando del progetto Coopstartup con Unicoop Tirreno. La cooperativa si occupa di catering etnico, e lo fa così bene che se ne è accorta anche la trasmissione di Sky “Masterchef” che nella scorsa edizione ha invitato come ospite proprio Bouyagui.

Bouyagui Konate era arrivato in Italia ancora minorenne, dal Mali. Qualche mese nel Centro per minori non accompagnati poi il riconoscimento della protezione internazionale, il permesso di soggiorno e l’avvio della cooperativa, insieme ad altri due rifugiati e due ragazzi di Napoli. Un’esperienza di successo, grazie al loro impegno, da cui è nato anche il ristorante multietnico Kikana, gestito insieme ad altri rifugiati e richiedenti asilo provenienti da diversi Paesi dell’Africa.

A chi gli ha chiesto se resterà in Italia, Konaté ha spiegato: “Sono spaventato. Una persona che scappa dalla guerra, che fugge dal suo Paese, che riesce a integrarsi in Italia e a fare un lavoro normale non può vivere nella paura. L’integrazione non è facile. Bisogna avere la voglia di farlo, ci vuole impegno e forza d’animo. Nella cooperativa ho trovato una famiglia, ho imparato a lavorare, mi ha insegnato tutto. E anche se io andassi via so che continuerà dopo di me, perché la cooperativa è di tutti i soci, di tutti quelli che ci lavorano”.

Scheda – La startup Tobilì

Tobilì è nata nel 2015, grazie al sostegno del bando Coopstartup Unicoop Tirreno, lanciato dal progetto di Coopfond in occasione dell’anniversario della fondazione della cooperativa di consumo. A darle vita cinque soci: tre giovani richiedenti asilo o titolari di protezione internazionale, provenienti da Turchia, Mali ed Armenia, accomunati dalla passione per la cucina; un professionista italiano esperto di gestione di attività di ristorazione; un’esperta di progettazione sociale.

Tobilì propone la cucina etnica come strumento di mediazione interculturale gestendo un laboratorio di preparazione di cibi etnici nel centro storico di Napoli, servizi di catering etnico, l’organizzazione di corsi di cucina per la preparazione di piatti tipici armeni, curdi/turchi, maliani e somali, lo svolgimento di iniziative di promozione del dialogo interculturale attraverso la tradizione culinaria di diversi Paesi. Per saperne di più: http://www.coopstartup.it/startup/tobili/

 

 

Pubblicato in Nazionale

In occasione della Giornata internazionale contro l’abuso di droghe ed il narcotraffico è stato presentato oggi a Roma presso la Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica la nona edizione del Libro Bianco sulle droghe promosso da la Società della Ragione insieme a Forum Droghe, Antigone, CGIL, CNCA e Associazione Luca Coscioni e con l’adesione di A Buon Diritto, Arci, Comunità di San Benedetto al Porto, Funzione Pubblica CGIL, Gruppo Abele, ITARDD, LegaCoopSociali, LILA. L’iniziativa fa parte della campagna internazionale Support. Don’t punish. contro la criminalizzazione delle persone che usano sostanze illegali.

Da dieci anni il rapporto si caratterizza come un’analisi indipendente sugli effetti della legislazione sulle droghe sul sistema penale, sui servizi e sulla società italiana. Ecco i dati più significativi dell’edizione 2018, che si basa sui dati italiani disponibili sul 2017. I contenuti del libro bianco sono completamente disponibili online, ed il rapporto è scaricabiledal sito di Fuoriluogo.it.

Droghe e giustizia, i dati in pillole

A 28 anni dalla sua approvazione l’impianto repressivo e sanzionatorio che ispira l’intero Testo Unico sulle sostanze stupefacenti Jervolino-Vassalli continua a essere il principale veicolo di ingresso nel sistema della giustizia italiana e nelle carceri. 14.139 dei 48.144 ingressi in carcere nel 2017 sono stati causati da imputazioni o condanne sulla base dell’art. 73 del Testo unico. Si tratta del 29,37% degli ingressi in carcere: si conferma l’inversione del trend discendente attivo dal 2012/2013 a seguito della sentenza Torreggiani della CEDU e dall’adozione di politiche deflattive della popolazione detenuta. 13.836 detenuti presenti in carcere al 31 dicembre 2017 lo erano a causa del solo art. 73 del Testo unico (sostanzialmente per detenzione a fini di spaccio). Altri 4.981 in associazione con l’art. 74 (associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope), solo 976 esclusivamente per l’art. 74. Mentre questi ultimi rimangono sostanzialmente stabili aumentano dell’8,5% i detenuti per solo art. 73. Si tratta complessivamente del 34,36% del totale. I “pesci piccoli” continuano ad aumentare, mentre i consorzi criminali restano fuori dai radar della repressione penale.

14.706 dei 57.608 detenuti al 31/12/2017 sono tossicodipendenti. Il 25,53% del totale. Si consolida l’aumento dopo che il picco post applicazione della Fini-Giovanardi (27,57% nel 2007) era stato riassorbito a seguito di una serie di interventi legislativi correttivi. Preoccupa l’impennata degli ingressi in carcere, che toccano un nuovo record: il 34,05%dei soggetti entrati in carcere nel corso del 2017 era tossicodipendente.

Nel 2017 si conferma l’aumento delle presenze in carcere, dopo alcuni anni di diminuzione, e aumenta la percentuale di detenuti per violazione della legge sulle droghe. La legislazione sulle droghe e l’uso che ne viene fatto sono decisivi nella determinazione dei saldi della repressione penale: la decarcerizzazione passa attraverso la decriminalizzazione delle condotte legate alla circolazione delle sostanze stupefacenti così come le politiche di tolleranza zero e di controllo sociale coattivo si fondano sulla loro criminalizzazione. Basti pensare che in assenza di detenuti per art. 73. o di quelli dichiarati tossicodipendenti, non vi sarebbe il problema del sovraffollamento carcerario, come indicato dalle simulazioni prodotte in questo libro bianco.

Le misure alternative

Un dato positivo arriva dalle misure alternative, in crescita lieve ma costante negli ultim anni. Il fatto che il trend prosegua oltre la inversione di tendenza nella popolazione
detenuta databile dal 2016 lascia ben sperare per una autonomia delle misure penali di comunità. Restano marginali le misure alternative dedicate: 3.146 sono i condannati ammessi all’affidamento in prova speciale per alcool e tossicodipendenti su 14.706 detenuti tossicodipendenti.

Le segnalazioni e le sanzioni amministrative del consumo di droghe illegali

Ulteriori conferme sul ritorno dei processi di controllo coattivo della detenzione e dell’uso di sostanze stupefacenti ci vengono dalle segnalazioni ex art. 75, relative al possesso di sostanze stupefacenti per uso personale, soggetto a sanzioni di tipo amministrativo. Continuano ad aumentare le persone segnalate al Prefetto per consumo di sostanze illecite: da 27.718 del 2015 a 38.613 del 2017: +39,30% (+18,13% rispetto al 2016). Si conferma l’impennata delle segnalazioni dei minori che quadruplicano rispetto al 2015. Aumenta sensibilmente anche il numero delle sanzioni: da 13.509 nel 2015 a 15.581 nel 2017: +15,33% (+18,42% rispetto al 2016). Risulta irrilevante la vocazione “terapeutica” della segnalazione al Prefetto: su 38.613 persone segnalate solo 86 sono state sollecitate a presentare un programma di trattamento socio-sanitario; 10 anni prima erano 3.008. Le sanzioni amministrative riguardano invece il 43,45% dei segnalati, percentuale in aumento rispetto all’anno precedente. La segnalazione al prefetto dei consumatori di sostanze stupefacenti ha quindi natura principalmente sanzionatoria. La repressione colpisce per quasi l’80% i consumatori di cannabinoidi (78,69%), seguono a distanza cocaina (14,39%) e eroina (4,86%) e, in maniera irrilevante, le altre sostanze. Dal 1990 1.214.180 persone sono state segnalate per possesso di sostanze stupefacenti ad uso personale; di queste il 72,81% per derivati della cannabis (884.044)

Le violazioni dell’art. 187 del codice della strada

Restano significativi i dati rispetto alle violazioni dell’art. 187 del Codice della Strada, ovvero guida in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti. I dati disponibili, parziali (Polizia Stradale 2017) indicano che solo l’1,23% dei conducenti coinvolti in incidenti stradali rilevati dalla sola Polizia Stradale è stato accusato di violazione dell’art. 187 del Codice della strada. Nell’edizione del Libro Bianco del 2017 avevamo presentato un’analisi più complessiva, con dati consolidati, della limitata rilevanza dell’uso di sostanze rispetto all’incidentalità.

Droghe e salute, il sistema dei servizi

Il Libro Bianco 2018 presenta un riepilogo dei dati sul funzionamento dei servizi delle dipendenze quali appaiono nelle Relazioni al Parlamento nell’arco dal 2012 al 2017. Questo quadro solleva alcune domande, sia nel merito del sistema dei servizi, sia sulla completezza e utilità dei dati forniti dalle Relazioni, cui alcuni operatori e esperti hanno cercato di rispondere. La vecchia divisione fra un numero limitato di consumatori altamente problematici e una platea di consumatori occasionali/ricreazionali non è più attuale. A questa lettura rispondeva un’offerta terapeutica “intensiva” per un’utenza altamente problematica, destinata a rimanere in carico dei SerD e/o delle comunità per molto tempo.

Nel mondo dei consumi esiste oggi una situazione più graduata e complessa, con molti differenti modelli di consumo associati a differenti livelli di rischio e di danno. Si assiste a una diversificazione degli stili e degli ambienti di uso, ma i medesimi consumatori possono cambiare nel tempo il loro modello di consumo, con frequenti oscillazioni. Ciò richiede un’articolazione dell’offerta dei servizi. Questa nuova realtà dei consumi rimane in larga parte sconosciuta perché è carente, se non assente, la ricerca ufficiale sui modelli e gli stili di consumo, nonostante questo tipo di ricerca sia in grado di fornire una lettura più ampia dei consumi, oltre il “tunnel della droga”, gettando le basi per un nuovo sistema dei servizi.

La Relazione mostra la fotografia di un sistema “statico”, che ancora si regge sulle due gambe “SerD /comunità”, secondo il modello degli anni novanta. La povertà dei dati non permette di rilevare gli interventi innovativi che già esistono: dai progetti di housing, alla formazione al lavoro, alla riduzione dei rischi. I servizi si sono negli anni impoveriti, con gravi carenze di personale che penalizzano soprattutto gli interventi psicosociali. Occorre anche un rinnovamento culturale, superando l’attuale servizio “a risposta unica”, organizzato come un ambulatorio e focalizzato sulla “patologia” del consumo: che non contrasta, anzi asseconda lo stigma sociale.

La Riduzione del Danno è la grande assente nei dati ufficiali della Relazione, quanto si sa è frutto del lavoro delle ONG. In Europa la riduzione del danno è un “pilastro” delle politiche pubbliche, il suo sviluppo può consentire di superare il vecchio sistema basato su SerD-comunità, potenziando o inaugurando una serie di interventi chiave: dai dropin agli infoshop (servizi di consulenza per un uso più sicuro), dal drug checking alle stanze del consumo. In Italia la Riduzione del danno è ancora la Cenerentola, l’inserimento nei Livelli Essenziali di Assistenza può rappresentare una svolta.

Ricerca sulle droghe e valutazione delle politiche

La ricerca sulle droghe è sempre stata orientata dal “farmacocentrismo”, favorendo la ricerca farmacologica e biologica a scapito della ricerca psicosociale: anche se solo la ricerca psicosociale può farci conoscere le ragioni del consumo, come e in quali contesti le persone consumano, quali regole e meccanismi i consumatori cerchino di adottare per preservare le loro attività quotidiane. Queste conoscenze sono particolarmente utili per capire i consumi di droga e pianificare le opportune politiche.

Lo squilibrio a scapito della ricerca psicosociale si è accentuato con la fortuna della ricerca neurobiologica e della Brain Research, col risultato di un nuovo “neurocentrismo”. La Brain Research, in particolare i risultati del Brain Imaging, sono spesso interpretati a sostegno della addiction theory, in maniera distorta e scarsamente scientifica. La addiction come malattia del cervello riconferma l’idea della dipendenza come “malattia cronica recidivante”. Ma le droghe non alterano le strutture cerebrali e la dipendenza è la condizione di chi si trova a ripetere l’unica esperienza in grado di procurargli gratificazione. Tuttavia la Brain Research è entrata nel senso comune, svalutando gli interventi diversi da quelli medici farmacologici.

Dal 2009 al 2013, il Dipartimento Antidroga ha finanziato ricerche in campo farmacologico e neurobiologico per più di un milione e mezzo di euro. Nessuna ricerca psicosociale sui modelli di consumo e sui “controlli” dal punto di vista dei consumatori risulta essere stata finanziata dallo stesso Dipartimento. La ricerca valutativa delle politiche della droga è stata storicamente trascurata e continua a esserlo, anche se la valutazione delle politiche in generale è sempre più ritenuta essenziale. Per le droghe, la valutazione circa il rispetto dei diritti umani è fondamentale, a causa dell’orientamento delle politiche tradizionali a favore dell’approccio penale penalizzando l’inclusione sociale e la protezione della salute.

E’ necessaria una svolta nella politica della ricerca. Chiediamo: a) un Tavolo presso il DPA per costruire un piano di progettazione della ricerca, attraverso un processo di partecipazione della comunità scientifica e della società civile esperta (operatori, ricercatori indipendenti, associazioni attive nelle politiche sulle droghe, organizzazioni dei consumatori); b) un Panel di esperti internazionali per elaborare modelli di valutazione di impatto e di esito sulle politiche delle droghe e sulle legislazioni.

Gli altri contenuti

All’interno del rapporto trovate anche una panoramica sulle novità legislative in tema di regolamentazione dell’uso ricreativo della cannabis in giro per il mondo e della compatibilità di questi con le convenzioni internazionali, nonchè una serie di letture consigliate.

Pubblicato in Salute

Il tema della discriminazione degli omosessuali, le battaglie da essi combattute per ottenere gli stessi diritti civili degli eterosessuali sono argomenti di cui da tempo si discute nella società civile e anche nel Parlamento. “In un momento in cui i questi diritti sono messi in discussione ci sembra essenziale aprire una riflessione su queste coppie”, scrive in una nota la coop sociale Agorà Kroton.

Il 29 Giugno alle 11.30 nella Villa Comunale di Crotone per uno speciale live di "Nonostante tutto resistiamo", in diretta su Radio Barrio. Saranno presenti: Luca Paladini dei Sentinelli di Milano, Marco Marchese Ass. Radicale Certi Diritti e Filippo Sestito Arci Nazionale.

L’evento è promosso dal Progetto “Villa in rete” e dall’ATS: Associazione “A. Maslow” (capofila), Cooperativa Sociale Agorà Kroton, Alfa 21 sas, Circolo “CINALCI” e Associazione “Gli Spalatori di Nuvole”, in collaborazione con il Comune di Crotone. Un progetto cofinanziato dal Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile - Presidenza del Consiglio dei Ministri, con l’avviso pubblico “Giovani per la valorizzazione dei beni pubblici”.

Pubblicato in Parità di genere

Povero, meridionale e per un terzo straniero: questo l'identikit del cittadino e delle famiglie che in Italia vivono in condizioni di bisogno materiale. Le stime diffuse in questo report si riferiscono a due distinte misure della povertà: assoluta e relativa, che derivano da due diverse definizioni e sono elaborate con metodologie diverse, utilizzando i dati dell’indagine campionaria sulle spese per consumi delle famiglie.

Nel 2017 si stimano in povertà assoluta 1 milione e 778mila famiglie residenti in cui vivono 5 milioni e 58mila individui; rispetto al 2016 la povertà assoluta cresce in termini sia di famiglie sia di individui. L’incidenza di povertà assoluta è pari al 6,9% per le famiglie (da 6,3% nel 2016) e all’8,4% per gli individui (da 7,9%). Due decimi di punto della crescita rispetto al 2016 sia per le famiglie sia per gli individui si devono all’inflazione registrata nel 2017. Entrambi i valori sono i più alti della serie storica, che prende avvio dal 2005.

Nel 2017 l’incidenza della povertà assoluta fra i minori permane elevata e pari al 12,1% (1 milione 208mila, 12,5% nel 2016); si attesta quindi al 10,5% tra le famiglie dove è presente almeno un figlio minore, rimanendo molto diffusa tra quelle con tre o più figli minori (20,9%). L’incidenza della povertà assoluta aumenta prevalentemente nel Mezzogiorno sia per le famiglie (da 8,5% del 2016 al 10,3%) sia per gli individui (da 9,8% a 11,4%), soprattutto per il peggioramento registrato nei comuni Centro di area metropolitana (da 5,8% a 10,1%) e nei comuni più piccoli fino a 50mila abitanti (da 7,8% del 2016 a 9,8%). La povertà aumenta anche nei centri e nelle periferie delle aree metropolitane del Nord.

L’incidenza della povertà assoluta diminuisce all’aumentare dell’età della persona di riferimento. Il valore minimo, pari a 4,6%, si registra infatti tra le famiglie con persona di riferimento ultra sessantaquattrenne, quello massimo tra le famiglie con persona di riferimento sotto i 35 anni (9,6%).

A testimonianza del ruolo centrale del lavoro e della posizione professionale, la povertà assoluta diminuisce tra gli occupati (sia dipendenti sia indipendenti) e aumenta tra i non occupati; nelle famiglie con persona di riferimento operaio, l’incidenza della povertà assoluta (11,8%) è più che doppia rispetto a quella delle famiglie con persona di riferimento ritirata dal lavoro (4,2%).

Cresce rispetto al 2016 l’incidenza della povertà assoluta per le famiglie con persona di riferimento che ha conseguito al massimo la licenza elementare: dall’8,2% del 2016 si porta al 10,7%. Le famiglie con persona di riferimento almeno diplomata, mostrano valori dell’incidenza molto più contenuti, pari al 3,6%.

Anche la povertà relativa cresce rispetto al 2016. Nel 2017 riguarda 3 milioni 171mila famiglie residenti (12,3%, contro 10,6% nel 2016), e 9 milioni 368mila individui (15,6% contro 14,0% dell’anno precedente).

Come la povertà assoluta, la povertà relativa è più diffusa tra le famiglie con 4 componenti (19,8%) o 5 componenti e più (30,2%), soprattutto tra quelle giovani: raggiunge il 16,3% se la persona di riferimento è un under35, mentre scende al 10,0% nel caso di un ultra sessantaquattrenne.

L’incidenza di povertà relativa si mantiene elevata per le famiglie di operai e assimilati (19,5%) e per quelle con persona di riferimento in cerca di occupazione (37,0%), queste ultime in peggioramento rispetto al 31,0% del 2016. Si confermano le difficoltà per le famiglie di soli stranieri: l’incidenza raggiunge il 34,5%, con forti differenziazioni sul territorio (29,3% al Centro, 59,6% nel Mezzogiorno).

 

 

Pubblicato in Nazionale

È stato approvato lo scorso 22 giugno in V Commissione consiliare regionale il progetto di legge n. 129, intitolato “Modifiche e integrazioni alla l.r. 23/2006 – Norme per la promozione e lo sviluppo della cooperazione sociale” e presentato dal presidente della stessa Commissione, il consigliere Fabrizio Boron.

Grande soddisfazione e apprezzamento da parte di Legacoop Veneto, che attraverso il suo responsabile del Settore Sociale Loris Cervato – ascoltato lo scorso 6 aprile scorso in Commissione – ha sin qui seguito con grande attenzione e in ogni suo step l’intero iter del testo, nonché la discussione sviluppatasi intorno ad esso: «Negli ultimi mesi, attraverso la rete di mediazioni istituzionali e nel quadro delle relazioni positive con la Regione Veneto,  Legacoop Veneto ha preso parte ai lavori contribuendo all’elaborazione del testo, con l’obiettivo di raggiungere una sintesi normativa che prevedesse il rafforzamento della cooperazione sociale veneta in un quadro condiviso di responsabilità e legalità». «Rispetto alla bozza delle settimane precedenti – continua Cervato -, il testo ora approvato in seno alla V Commissione recepisce, in direzione nettamente migliorativa, alcune indicazioni presentate dalla nostra organizzazione. E così formulato integra aspetti di significativa importanza per le cooperative sociali che si occupano di servizi sociosanitari educativi e di inserimento lavorativo».

Raccogliendo molte delle osservazioni presentate in sede di elaborazione dei contenuti insieme alla Presidenza della V Commissione – dimostratasi particolarmente disponibile all’ascolto e al confronto –, la proposta in grande sintesi introduce un sistema di premialità nelle gare di appalto che prevedono l’inserimento delle clausole sociali, consolida l’istituto dei controlli, rafforzando così anche la lotta alla cooperazione spuria, e prevede (in linea con il decreto legislativo 112/2017) l’adozione di un codice etico e l’opzione di redigere un bilancio sociale per una maggior trasparenza, sia sul versante delle attività che dei contributi pubblici.

«Questa legge disegna l’orizzonte di prospettiva e di sviluppo della cooperazione sociale veneta per i prossimi dieci anni – aggiunge ancora Cervato –, le garantisce un quadro più chiaro di azione e regole certe, contribuendo a riconoscere e a valorizzare il nostro importante ruolo nella crescita di un sistema di welfare generativo e di comunità. A tutela e beneficio dei 35mila soci lavoratori del settore che rappresentiamo e delle 600mila persone destinatari dei nostri servizi, dai bambini agli anziani. Per questo sentiamo ancora più forte il senso di responsabilità che sempre ci accompagna e insieme ci ricorda il lavoro ancora da svolgere».

 

Pubblicato in Veneto

Un codice etico, con principi portanti costruito con la partecipazione dei soci e nel confronto con il vissuto del mondo esterno. L’assemblea dello scorso 20 giugno ha approvato le linee guida per un “Codice di Qualità e Autocontrollo” e ha dato mandato al Collegio dei garanti di aggiornare il proprio regolamento adottandone principi e contenuti.

Un cambiamento che parte da una riflessione profonda sul ruolo che le realtà del Terzo Settore hanno per la comunità. “Una necessità che nasce da un lavoro lungo e approfondito fatto al nostro interno, per rimarcare l’importanza che abbiamo per la società e per rafforzare la nostra identità. – spiega la portavoce del Forum, Claudia Fiaschi – La mobilitazione dei cittadini è stata e sarà sempre un motore per il progresso sociale del Paese.”

Si chiama “Codice di Qualità e Autocontrollo”, una sorta di carta dei valori e principi chiave che dovranno essere declinati nei protocolli di qualità e autocontrollo adottati dalle reti associative e dai loro soci:  lealtà, onestà ed eticità, rispetto della dignità delle persone, inclusione e riduzione delle disuguaglianze, trasparenza, attenzione alla comunità e ai beni comuni, sicurezza sul lavoro, tutela e valorizzazione dell’ambiente, parità di genere, formazione, consumo e produzione responsabile.

“Siamo andati oltre a quanto previsto in termini di requisiti di accesso al registro unico dalla recente Riforma del Terzo Settore – continua Fiaschi – Da più di un anno abbiamo avviato questo percorso di impegno etico volontario delle nostre reti; siamo fermamente convinti che l’etica delle organizzazioni è sempre legata all’etica delle persone che le guidano e che sia necessario accompagnare un tempo di grande crescita quantitativa del mondo del terzo settore con investimenti sulla qualità, l’etica e la trasparenza di questo mondo.”

 

Pubblicato in Economia sociale
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