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Giovedì, 25 Aprile 2019

Articoli filtrati per data: Mercoledì, 27 Giugno 2018 - nelPaese.it

A Napoli torna la tensione per le condizioni dei Rom.  La comunità rom di Gianturco è di nuovo sotto attacco con una minaccia di sgombero previsto per il 1 luglio senza alcuna soluzione alternativa. A distanza di appena un anno, 250 persone, bambini, giovani, anziani, famiglie intere, rischiano di trovarsi ancora una volta per strada senza la possibilità di una sistemazione dignitosa. La vicenda della comunità di Gianturco, zona est di Napoli, va avanti da due anni con sgomberi continui a partire da quello del grande campo di via delle Brecce. Anche a Scampìa, dopo l'incendio dell'estate scorsa, la comunità non ha ricevuto sufficienti alternative scatenando le proteste delle associazioni del territorio. 

L’assemblea cittadina antirazzista ha chiamato per il 28 giugno dalle ore 16.30 un  presidio in piazza Municipio “per ribadire che nessuno sgombero è possibile senza soluzione alternativa e chiedere a gran voce all'amministrazione comunale il rispetto dei diritti umani e all'abitare per tutte e tutti”.

Dopo le minacce di “censimento” del ministro Salvini continua lo stato emergenziale per i rom, anche nella città di Napoli guidata dal sindaco Luigi de Magistris.

Pubblicato in Campania

Un ricco cartellone di eventi, a fruizione gratuita, da sabato 30 giugno fino a venerdì 31 agosto a Trieste, articolato nelle sezioni musica, teatro e narrazione. 32 appuntamenti nella splendida cornice del Parco culturale di San Giovanni, storico luogo di innovazione e cambiamento. Si alterneranno artisti emergenti e talenti di rilievo nazionale e internazionale, spettacoli comici, reading, teatro d'impegno civile, concerti dal vivo e incontri con l'autore, dando vita a un festival che fonde ironia e satira, propone occasioni di svago e opportunità di riflessione, concerti e momenti di sperimentazione culturale.

Una direzione artistica collettiva: il percorso live di musica e teatro è curato da Alessandro Mizzi e Laura Bussani del Pupkin Kabarett). Mentre il filone delle Narrazioni è a cura di Alessandro Metz, in collaborazione con Claudio Calia per il Lunatico Comics Festival. "Il quinto anno è già un anniversario - spiega Alessandro Mizzi -, è già motivo di festeggiamento, soprattutto se un piccolo Festival informale come Lunatico prende forma e dimostra di essere sempre più in forma. Una piccola grande scommessa vinta da una Cooperativa sociale che ha investito le proprie risorse, umane ed economiche, offrendo alla città due mesi di cultura di livello, attraverso il teatro, la musica e le narrazioni. Spettacoli raffinati ma allo stesso tempo popolari, che in questi anni hanno riportato il meraviglioso parco di San Giovanni ad essere tra i protagonisti dell'offerta culturale cittadina. Molti ancora sostengono che "con la cultura non si mangia", forse, ma sicuramente si alimenta la mente, la curiosità e l'aggregazione. Che poi ricordiamoci che a Lunatico prima e dopo gli spettacoli si può anche mangiare. Buon Lunatico a tutti".

Nel cartellone di questa edizione nomi di rilievo e occasioni imperdibili, da Giulio Cavalli a Paolo Rossi, dai Stella Maris a Doro Gjat. Nomi imperdibili per un cartellone che punta ad essere uno dei migliori eventi del Friuli Venezia Giulia. Forte il legame con la comunità e l'impegno sociale e solidale: Lunatico Festival ha accolto al suo interno la festa di chiusura della Giornata mondiale del rifugiato, dedica appuntamenti a Medici Senza Frontiere e Amnesty International.

Ma non solo. Anche quest'anno continuano le novità dell'anno scorso: il Lunatico Comics Festival, che ospiterà tra gli altri lo spettacolo dal vivo di Officine infernali e un cartellone itinerante. "E' il quinto anno del festival. Il 2018 - spiega Fabio Inzerillo, presidente della Cooperativa sociale La Collina - segna per noi anche un altro traguardo importante: sono i 30 anni della cooperativa La Collina. Questi due compleanni, insieme ai 40 anni della Legge Basaglia, ci spingono a lavorare nella consapevolezza che le attività culturali siano irrinunciabile leva di sviluppo ed elemento di coesione, motore di riflessione e rilancio delle pratiche di deistituzionalizzazione e inclusione sociale" .

Lunatico Festival è entrato a pieno titolo nell'offerta culturale regionale. L'edizione 2018 arriverà anche a Udine, Gorizia , Pordenone, e Muggia. Il Lunatico Festival è un progetto della Cooperativa sociale La Collina, realizzato con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, in partnership con ASUITS,  Bonawentura/Teatro Miela, Reset, C.O.S.M., Medici Senza Frontiere, ICS, GECT, Fondazione Luchetta Ota D'Angelo Hrovatin, Legacoopsociali Friuli Venezia Giulia, La società della ragione; in collaborazione con 47/04 InvisibleCities con il patrocinio dell'Università degli Studi di Trieste,  ASS 2 Bassa Friulana - Isontina, Comune di Cervignano del Friuli e Comune di Muggia.  Il Lunatico è realizzato con il contributo di Cooperativa Reset e Società di Mutuo Soccorso CesarePozzo (main sponsor); Consorzio @Nord, C.O.S.M., Società Dolce, Legacoop Fvg, Assicoop, Engel, Sodomaco, Cooperativa Agricola Monte San Pantaleone, A.M.I.C.O, Duemilauno Agenzia Sociale.

Fabio Della Pietra - Redazione Friuli Venezia Giulia

Pubblicato in Cultura

Con il nono Libro Bianco le associazioni hanno dimostrato con i dati il fallimento del proibizionismo. Nonostante 30 anni di Jervolino-Vassalli i consumi aumentano, mentre le esperienze internazionali dimostrano che la riforma è possibile. Chi invoca oggi tolleranza zero, di fatto chiede di mantenere lo status quo.

Maria Stagnitta, Presidente di Forum Droghe: "La presunta scelta governativa di assegnare la delega sulle droghe al Ministro Fontana è molto preoccupante. Altro che "Governo del cambiamento": con il nono libro bianco abbiamo denunciato il ritorno alle repressione sulle droghe, anche dei meri consumatori, soprattutto minori. Ora il Ministro parla addirittura di "lavori forzati" per le persone che usano sostanze. Una visione preistorica delle politiche sulle droghe non potrà che peggiorare una situazione in cui non solo i consumi aumentano, ma mutano nell'assoluta incapacità dei servizi di saperli interpretare e quindi intervenire con azioni di prevenzione efficace degli abusi e di riduzione dei rischi e dei danni." 

"E' proprio la proibizione - continua Stagnitta - che di fatto rende oggi il mercato delle sostanze illecite il più libero di tutti. Oggi i "nostri figli" possono acquistare sostanze illegali (di cui spesso non conoscono l'esatta composizione o qualità) ovunque, a qualunque ora e a qualsiasi età. Chi vuole continuare con il proibizionismo vuole mantenere questo status quo."

"E' ora di aprire una prospettiva diversa - conclude la Presidente di Forum Droghe - e ragionare seriamente di riforma delle politiche, di regolamentazione legale a partire dalla cannabis e di rispetto dei diritti delle persone che usano sostanze."

Cos'è Forum Droghe

Forum droghe è un'associazione nazionale fondata nel 1995 che si batte per la riforma delle politiche pubbliche sulle droghe a partire da una nuova rappresentazione sociale del fenomeno droghe e della figura di chi le usa. L'obiettivo è di limitare l'approccio penale sul tema a favore di un approccio sociale di "normalizzazione"dei consumatori di droghe, al fine di favorirne l'integrazione sociale. Forum Droghe è membro dell'International Drug Policy Consortium (IDPC) e della Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti Civili (CILD). Ha ottenuto dal 2016 lo status consultivo all'ONU, presso l'Economic and Social Council (ECOSOC) ed è membro di NYNGO e VNGOC, i due network di coordinamento delle ONG accreditate all'ONU e presenti a New York e Vienna. Fa parte inoltre del Civil Society Forum on Drugs (CSF) , l'organo consultivo della Commissione UE sulle politiche sulle droghe.

L'associazione oltre ad aver pubblicato numerosi volumi e condotto svariate ricerche e studi sui fenomeni legati all'uso di sostanze, è editore del sito web Fuoriluogo.it.

 

Pubblicato in Nazionale

Una foto con un proiettile, accompagnata dalla scritta "Caro assessore, il proiettile e' gia' in canna, basta puntare e premere il grilletto". Questo il contenuto di un commento lasciato da un profilo privo di foto sotto un post Facebook dell'assessore comunale alla Cultura di Bologna, Matteo Lepore, dedicato ai funerali di Soumaila Sacko, sindacalista ucciso in Calabria.

Lo segnala, in un altro post introdotto dalla frase "Non ci fate paura", lo stesso Lepore, che a quanto si apprende poco fa e' andato a sporgere denuncia alla Digos, come annunciato nello stesso post.

"Non bisogna- tira dritto l'assessore- avere timore di questa gente che vuole intimidire e gettare l'Italia nel buio dell'odio. Noi amministratori abbiamo il compito ogni giorno di lavorare per la speranza. A occhi aperti e a #portiaperti". Con un altro post, il Partito democratico di Bologna si dice "vicino all'Assessore Matteo Lepore, minacciato da un vigliacco su Facebook. Non abbiamo paura di voi, delle vostre minacce e tantomeno del vostro odio".

(Fonte: Dire)

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

Amnesty International ha raccolto ampie e credibili prove sul coinvolgimento del comandante in capo delle forze armate di Myanmar, il generale Min Aung Hlaing, e di altri 12 militari in crimini contro l'umanità commessi durante la pulizia etnica della popolazione rohingya nel nord dello stato di Rakhine.  Il rapporto, intitolato 'Distruggeremo tutto': le responsabilità delle forze armate nei crimini contro l'umanità commessi in Myanmar, nello stato di Rakhine, chiede che la situazione sia deferita al Tribunale penale internazionale per lo svolgimento di indagini e l'avvio di un procedimento giudiziario. 

"Le violenze - tra cui omicidi, stupri, torture, incendi e affamamenti - commesse dalle forze armate di Myanmar nei villaggi del nord dello stato di Rakhine non sono state il frutto di soldati o unità allo sbando ma, stando alla montagna di prove raccolte, hanno fatto parte di un attacco davvero orchestrato e sistematico contro la popolazione rohingya", ha dichiarato Matthew Wells, alto consulente di Amnesty International sulle crisi. 

"Coloro che hanno le mani sporche di sangue, fino al vertice della catena di comando rappresentato dal generale Min Aung Hlaing, devono essere chiamati a rispondere del loro ruolo nella supervisione o nel compimento di crimini contro l'umanità e di altre gravi violazioni dei diritti umani previste dal diritto internazionale", ha aggiunto Wells. 

La raccolta delle prove 

Nel suo rapporto, Amnesty International fa anche i nomi di nove militari sottoposti al comandante in capo dell'esercito, Min Aung Hlaing, e di tre membri della Polizia di frontiera, coinvolti nella campagna di pulizia etnica.  Frutto di nove mesi di intense ricerche, tanto in Myanmar quanto in Bangladesh, il rapporto è finora il più completo resoconto di come le forze armate di Myanmar abbiano costretto oltre 702.000 uomini, donne e bambini - ossia oltre l'80 per cento della popolazione rohingya presente nello stato di Rakhine allo scoppio della crisi, il 25 agosto 2017 - a fuggire in Bangladesh.  Il rapporto, inoltre, fornisce nuovi particolari sulla struttura di comando delle forze armate di Myanmar e sul dispiegamento delle truppe, così come su arresti, sparizioni forzate e torture di adulti e ragazzi rohingya nelle settimane precedenti l'inizio della crisi. 

Il documento contiene anche le più dettagliate informazioni ad oggi sulle violazioni commesse dal gruppo armato Esercito di salvezza dei rohingya dell'Arakan (Arsa), prima e dopo gli attacchi simultanei lanciati il 25 agosto 2017 contro postazioni di sicurezza dell'esercito, tra cui uccisioni di persone di altre etnie e fedi religiose e omicidi e rapimenti di rohingya sospettati di essere informatori delle autorità. 

Amnesty International aveva già denunciato come la crudele risposta dell'esercito di Myanmar alle violenze dell'Arsa fosse avvenuta nel contesto di un duraturo e istituzionalizzato regime di discriminazione e segregazione equivalente ad apartheid e segnato da crimini di diritto internazionale tra i quali omicidi, stupri, torture, incendi mirati e su vasta scala di villaggi, uso di mine terrestri, affamamento, deportazione di massa e altre gravi violazioni dei diritti umani.  Basato su oltre 400 interviste, corroborate da prove precedentemente acquisite - tra le quali immagini satellitari, foto e video validati e analisi di esperti militari e forensi - il nuovo rapporto presenta agghiaccianti particolari sulle violazioni dei diritti umani commesse nel contesto della "operazione di pulizia" lanciata dall'esercito di Myanmar a seguito degli attacchi dell'Arsa e identifica esattamente le divisioni o i battaglioni responsabili delle peggiori atrocità.  Amnesty International ha attribuito alle forze armate di Myanmar nove delle 11 fattispecie di crimini contro l'umanità elencati nello Statuto di Roma del Tribunale penale internazionale. 

Truppe dispiegate per "distruggere tutto" 

Il rapporto di Amnesty International denuncia che gli alti comandi militari hanno schierato nel nord dello stato di Rakhine alcuni tra i più feroci battaglioni, già famigeratamente noti per le violazioni commesse in altre parti del paese, con conseguenze disastrose per la popolazione rohingya.  Nelle settimane precedenti il 25 agosto 2017 l'esercito ha trasferito il 33° e il 99° battaglione della Fanteria leggera, implicati secondo Amnesty International in crimini di guerra nello stato di Kachin nel nord dello stato di Shan tra la fine del 2016 e la metà del 2017, nel contesto del conflitto armato ancora in corso in quelle zone del paese. 

In alcuni villaggi rohingya i comandanti dei battaglioni appena arrivati hanno reso chiare le intenzioni sin dall'inizio. Intorno al 20 agosto 2017, cinque giorni prima dello scoppio della violenza, il comandante del 33° battaglione ha incontrato a Chut Pyin, nei pressi della città di Rathedaung, i leader rohingya dei villaggi circostanti. Secondo sette persone presenti, intervistate separatamente da Amnesty International, il comandante ha minacciato che se nell'area vi fossero state attività dell'Arsa o se gli abitanti dei villaggi avessero fatto "qualcosa si sbagliato", i suoi soldati avrebbero aperto il fuoco contro i rohingya senza fare distinzioni. 

Amnesty International ha anche ottenuto la registrazione audio in lingua birmana, che ritiene autentica, di una telefonata tra un abitante rohingya di Inn Din, nei pressi della città di Maungdaw, e un militare sul posto, Nella registrazione, l'ufficiale dice: "Abbiamo l'ordine di bruciare l'intero villaggio al minimo disordine. Se voi non ve ne state in pace, distruggeremo tutto".  L'ondata di violenza che è iniziata poco dopo, in cui i militari hanno incendiato parzialmente o del tutto diverse centinaia di villaggi rohingya nel nord dello stato di Rakhine, tra cui quasi tutti quelli nella zona di Maungdaw, è stata ampiamente documentata da Amnesty International e da altre fonti. 

Il nuovo rapporto aggiunge altri dettagli sull'ampio e sistematico attacco contro la popolazione rohingya, tra cui tre massacri su vasta scala nei villaggi di Chut Pyin, Min Gyi e Maung Nu, in cui sono state uccise migliaia di donne, uomini e bambini: sul posto, mentre fuggivano o nell'incendio delle loro abitazioni. Il numero esatto delle persone che hanno perso in questo modo la loro vita non si riuscirà mai a determinare. 

I militari hanno stuprato donne e ragazze rohingya, sia nei villaggi che durante la fuga verso il Bangladesh. Amnesty International ha intervistato 20 donne e due ragazze sopravvissute allo stupro, 11 di loro a stupri di gruppo. L'organizzazione ha potuto documentare stupri e violenze sessuali in 16 località diverse del nord dello stato di Rakhine. Si è trattato di una prassi costante e diffusa che ha terrorizzato le comunità rohingya e che ha contribuito a cacciarle dai loro territori. Alcune sopravvissute allo stupro hanno aggiunto al trauma l'uccisione sotto i loro occhi dei familiari. In almeno un villaggio i soldati hanno lasciato le donne stuprate all'interno di abitazioni cui hanno successivamente dato fuoco. 

Arresti e torture da parte della Polizia di frontiera 

Nei giorni precedenti e successivi agli attacchi dell'Arsa del 25 agosto 2017 le forze di sicurezza di Myanmar hanno arrestato e posto in detenzione arbitraria centinaia di uomini e ragazzi dei villaggi del nord dello stato di Rakhine. Amnesty International ha intervistato 23 uomini adulti e due ragazzi arrestati e sottoposti a maltrattamenti e torture e poi consegnati alla Polizia di frontiera, che li ha tenuti in detenzione senza contatti col mondo esterno per giorni e anche settimane.  Gli agenti della Polizia di frontiera hanno torturato i detenuti per estorcere informazioni o costringerli a confessare di far parte dell'Arsa. Amnesty International ha documentato in dettaglio le torture praticate in due basi della Polizia di frontiera a Taung Bazar e Zay Di Pyin, rispettivamente nei pressi delle città di Buthidaung e Rathedaung. Numerosi sopravvissuti alla tortura hanno fatto i nomi degli agenti della Polizia di frontiera responsabili delle torture in quelle due basi. 

Tra i metodi di tortura, sono stati segnalati bruciature, pestaggi, l'annegamento simulato (noto come waterboarding), lo stupro e altre forme di violenza sessuale. Molti uomini rohingya detenuti a Taung Bazar hanno denunciato che gli è stato dato fuoco alla barba, un uomo e due ragazzi detenuti a Zay Di Pyin hanno riferito di essere stati privati di acqua e cibo, di essere stati picchiati quasi a morte e, in molti casi, di aver subito bruciature sui genitali che hanno dato luogo a vesciche. "Stavo in piedi con le mani legate dietro la testa. Mi hanno tolto i vestiti e acceso una candela sotto il mio pene. Un agente reggeva la candela e il suo superiore gli dava gli ordini. Entrambi mi dicevano di dire la verità altrimenti sarei morto", ha raccontato ad Amnesty International un contadino di un villaggio nei pressi della città di Tathedaung.  Alcuni detenuti sono morti sotto tortura, tra cui un ventenne picchiato a morte con un asse di legno solo per aver chiesto dell'acqua. 

Per ottenere il rilascio, i detenuti hanno dovuto pagare esose tangenti e firmare un documento da cui risultava che non avevano subito alcun maltrattamento. Dieci mesi dopo, le autorità di Myanmar non hanno ancora fornito informazioni su chi è ancora in stato di detenzione, dove si trovi e di cosa sia eventualmente accusato. Si tratta, per il diritto internazionale, di detenzioni arbitrarie. 

La responsabilità di comando 

Amnesty International ha esaminato documenti confidenziali riguardanti le forze armate di Myanmar, i quali indicano che durante le operazioni militari come quelle svolte nel nord dello stato di Rakhine, le forze sul terreno agiscono normalmente sotto lo stretto controllo dei più alti comandanti. Le unità da combattimento, che hanno commesso la maggior parte dei crimini contro i rohingya, hanno l'obbligo di riferire sui loro movimenti, sugli scontri e sulle armi usate, informazioni che i più alti in grado sapevano o avrebbero dovuto sapere.  Inoltre, i vertici delle forze armate tra cui il generale Min Aung Hlaing si sono recati personalmente nel nord dello stato di Rakhine prima o durante la campagna di pulizia etnica per presiedere a parte delle operazioni. 

I vertici delle forze armate sapevano o avrebbero dovuto sapere che erano in corso crimini contro l'umanità, eppure non hanno usato la loro posizione di comando per fermarli prima e durante e per punire i responsabili, negando persino gran parte di quanto accaduto. Ci sono dunque prove sufficienti per chiedere un'indagine per determinare se tutti o alcuni dei più alti ufficiali siano stati direttamente coinvolti nella pianificazione, nell'ordine o nella commissione di uccisioni, stupri, torture e incendi di villaggi.  Le ricerche di Amnesty International hanno identificato 13 persone che hanno avuto un ruolo chiave nei crimini contro l'umanità ai danni dei rohingya. I loro nomi saranno resi noti il 26 giugno al termine di una conferenza stampa. L'organizzazione chiede che tutti i responsabili affrontino la giustizia. 

Il momento dell'accertamento delle responsabilità 

Di fronte alla crescente pressione internazionale, il mese scorso le autorità di Myanmar hanno annunciato l'istituzione di una Commissione indipendente d'inchiesta per indagare sulle denunce di violazioni dei diritti umani. Le indagini promosse dai precedenti governi o quelle condotte dall'esercito su quanto accaduto nello stato di Rakhine sono solo servite a negare le atrocità commesse dalle forze armate.  "La comunità internazionale non dovrebbe essere raggirata da quest'ultimo tentativo di proteggere i responsabili. Al contrario, dovrebbe finalmente porre fine ad anni d'impunità e assicurare che questo capitolo nero della storia di Myanmar non abbia più a ripetersi", ha commentato Wells. 

"Il Consiglio di sicurezza deve smetterla di fare politica e deferire urgentemente la situazione di Myanmar al Tribunale penale internazionale, imporre un embargo totale sulle armi dirette a Myanmar e imporre sanzioni economiche mirate nei confronti degli alti ufficiali responsabili di gravi crimini e violazioni.  "Mentre prova a cercare sostegno e consenso internazionale per il deferimento al Tribunale penale internazionale, la comunità internazionale dovrebbe ricorrere al Consiglio Onu dei diritti umani per istituire un meccanismo che consenta di raccogliere e conservare prove da utilizzare in futuri procedimenti giudiziari", ha aggiunto Wells.  "Se non agirà subito alla luce delle schiaccianti prove, cosa ci vorrà perché la comunità internazionale prenda sul serio la necessità di fare giustizia?", ha concluso Wells. 

Pubblicato in Nazionale

Un sogno senza fine, un lungo racconto  da ascoltare che da ben sette anni appassiona e coinvolge migliaia di ascoltatori, questa nuova serie,  ha toccato punte di oltre 5 mila ascoltatori, tantissimi considerando che si tratta di un prodotto senza la forza e il supporto dell'immagine. "Il progetto " Passioni Senza fine" non nasce adesso, ma alcuni anni fa, la prima puntata risale al 28 Febbraio 2011 ed è subito un successo di ascolti.

L'idea è dello sceneggiatore e regista italiano Giuseppe Cossentino, spinto dall'impulso di creare una soap opera longeva sul modello di quella statunitense e inglese che duri negli anni.   La novità di " Passioni Senza fine" sta non solo nella ripresa del radiodramma  italiano unito alle tipiche grandi storie d'amore e di travolgenti passioni, ma l'unione della tradizione delle radio fiction, un vero e proprio ritorno alle origini, al nuovo strumento di comunicazione di massa per narrare storie infinite con lo scopo di arrivare ad un grande e vasto pubblico di internauti.

"Passioni Senza fine 2.0"  ha tanti punti di forza per essere un prodotto di qualità e vincente. Le storie forti e veloci, a volte un po' "hot", che amano osare più di quanto facciano le altre tipiche soap opera, con una narrazione sempre fluida e lineare e i dialoghi di forte impatto emotivo.

Quest'anno si ha per la prima volta una figura importante, quella del direttore del doppiaggio, il vocal coach,  l'attore James La Motta, un vero supporto per gli attori  durante la recitazione per emettere i giusti suoni durante l'interpretazione dei vari personaggi. Figura che si confronta costantemente alla regia dello stesso Cossentino che ha l'ultima parola sul prodotto finale.

L'intera serie è prodotto autonomamente da Giuseppe Cossentino e coprodotta in collaborazione con  MASSMEDIA COMUNICAZIONE, agenzia di stampa nazionale che divulga le puntate attraverso le pagine ufficiali Facebook dandole un'ottimo canale distributivo oltre a quello classico del canale YOUTUBE. 

Nel cast si sono avvicendate vari attori nel corso degli anni, collante di tutte le stagioni è la nota attrice Maria Rosaria Virgili, che da voce e anima all'amata e odiata Ginevra,  e non manca la new entry che oltre ad essere il vocal coach da voce e colore  a Fabio De Santis, figlio di Ginevra.

Negli anni non sono mancate le  guest star volti noti della tv, del cinema e della musica e dello star system italiano dall'attrice  Emanuela Tittocchia, agli attori Lorenzo Patanè e Marco Cassini, l'attrice e cantante Anna Calemme e quest'anno nuove guest star dal calibro di Guia Jelo e l'attore Fabio Mazzari, star della soap opera di Canale 5 " VIVERE e l'attore Nunzio Bellino che da voce al piccolo di casa de Santis  Sandro.

Tra le new entry nel ruolo di amici, amanti e parenti Claudia Conte, Gigliola Salvadori, Fabio Sacco, Noemi Cognigni, Anna Soares De Oliveira, Andrea Calanca, e confermate due voci storiche nel corso delle puntate per due importanti cammei,  le attrici Guendalina Tambellini e Jessica Resteghini.

 

Una storia a puntate che racconta un amore impossibile tra una donna più grande che fa la parrucchiera e un ricco rampollo di una delle famiglie della Napoli bene, diversi  per ceto sociale e carattere, un'architrave perfetta per raccontare un'insieme di storie infilate come perline, che hanno un inizio ma potrebbero non avere mai una fine.  Tanti i temi sociali e di grande attualità, dalla violenza sessuale e domestica al bullismo, l'omosessualità, sino ad arrivare alla pedofilia e allo spettro più recente del terrorismo.

 

"PASSIONI SENZA FINE" vanta una grande  quantità di premi vinti, in questi anni nella rassegna internazionale dei Rome Web Awards, gli Oscar italiani del web, ben tre premi Oscar del web come Miglior Web Soap e miglior sceneggiatura di serie drammatica 2018.

 

" Passioni Senza fine 2.0" uno specchio dell'immaginario collettivo che da anni appassiona e continua a catturare sempre nuovi ascoltatori e questa ultima serie è una delle più seguite degli ultimi anni toccando punte di oltre 5mila ascoltatori su Facebook.

 

Pubblicato in Cultura

Il 15 settembre in oltre 150 Paesi si celebra il World Cleanup Day, un appuntamento di pulizia globale. Già 17 milioni di persone hanno aderito al movimento globale, ripulendo oltre 500.000 tonnellate di immondizia in tutto il mondo. La strada per risolvere il dramma dello smaltimento o riuso illegale dei rfiuti è lunga e tortuosa, ma le attività di ricerca e sviluppo, oltre che le azioni di pulizia, non si fermano.

Obiettivo della rete è il coinvolgimento del 5 per cento della popolazione mondiale. Un traguardo importante. Per raggiungerlo Let’s Do It! ha bisogno di implementare la già ampia rete che si è creata in questi anni di attivismo. Tra i sostenitori del World Cleanup Day in Italia c’è anche Decathlon che parteciperà promuovendo azioni di pulizia in 81 città dove sono presenti centri dell’azienda.

«In Decathlon – ha detto il responsabile alla sostenibilità dell’azienda, Giorgio Possi – creiamo articoli sportivi che verranno utilizzati anche all'esterno, in natura. Sta a noi prenderci cura di questo ambiente naturale per proteggere il nostro senso (rendere lo sport accessibile al maggior numero di persone). Mantenendo puliti i luoghi di pratica sportiva, contribuiremo a far si che rimangano in buono stato anche per le generazioni future. Siamo dunque fieri di far parte di questa iniziativa».

«L’aumento dell’inquinamento sta danneggiando la salute pubblica, la qualità dell'acqua e dell'aria. Attraverso questo appuntamento vogliamo aumentare la consapevolezza globale di questa emergenza. Vogliamo che il 2018 sia caratterizzato da un cambio di tendenza, rendendo i nostri luoghi più puliti e sani». A dichiararlo il presidente di Let’s Do It! Italy, Vincenzo Capasso che ha aggiunto: «Mancano pochi giorni al più grande appuntamento di pulizia al mondo, il World Cleanup Day. Più di cento le azioni previste in tutta Italia. Non ci resta che indossare i guanti e andare a pulire. Lo faremo perché vogliamo che il 2018 sia caratterizzato da un cambio di tendenza, rendendo i nostri luoghi più puliti e sani». 

Hanno già aderito al World Cleanup Day Legambiente con Puliamo il mondo, Zero Waste Italia, Aica, Amesci, Retake Italia, Rive (Rete Italiana Villaggi Ecologici), Cleanap, Fondali Campania, Radio Siani, Sott’e’ncoppa, Best Napoli, Nemo Ischia, Hyppocampus, Rete Difesa Vesuvio.

 

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Stasera a Roma si chiude Nuove Visioni – Per un Festival del Cinema della cooperazione sociale, all’interno della rassegna dell’Isola del cinema – sala 3 Cinelab (100 posti disponibili). L’evento è ideato e promosso da Legacoopsociali che raggruppa circa 3mila cooperative sociali su tutto il territorio nazionale.

Alle 19.30 è in programma il film Veleno con la partecipazione del sottosegretario all’Ambiente Salvatore Micillo che viene da anni di attivismo proprio nella Terra dei fuochi ed è stato tra i parlamentari più attivi per l'approvazione della legge sugli ecoreati. Con lui si confrontano il giornalista Nello Trocchia, la direttrice dell’Istituto Ramazzini Fiorella Belpoggi, i coproduttori del film Sergio D’Angelo – presidente Gruppo Gesco – e Gaetano Di Vaio di Bronx Film, il regista del film Diego Olivares

Nel film Veleno, presentato allo scorso Festival di Venezia (link-àhttp://www.nelpaese.it/cultura/item/5473-a-venezia-veleno-il-film-sulla-terra-dei-fuochi) la storia di una coppia, Cosimo (Massimiliano Gallo) e Rosaria (Luisa Ranieri), che vive nelle campagne della Terra dei Fuochi, tra le province di Napoli e Caserta. La pellicola è un’occasione per fare il punto sulla situazione relativa all’inquinamento ambientale e ai rischi per la salute non solo in Campania ma in tutto il Paese.

Nelle due prime serate grande presenza di pubblico con oltre 150 persone che hanno assistito ai dibattiti con i registi Federico Caponera e Riccardo Iacopino, l’attore Matteo Carlomagno, Federico Ruffo  Romano Benini, la presenza di Rai Cinema con Gabriele Genuino, il ricercatore Andrea Volterrani, i presidenti di Legacoop e Legacoopsociali Mauro Lusetti ed Eleonora Vanni.

Ieri si è svolto anche il dibattito con i crediti formativi Odg: sono intervenuti i giornalisti Amalia De Simone, Stefano Trasatti, Stefano Milani, Ivano Maiorella e Paola Spadari (presidente Odg Lazio)

Nuove Visioni

Nel 2017 si sono registrate numerose produzioni in campo cinematografico e audiovisivo da parte di gruppi di imprese sociali e cooperative sociali, da Nord a Sud. Un investimento che segnala una duplice esigenza: il protagonismo della cooperazione sociale nel settore culturale e la necessità di prendere voce sulle arti comunicative, a partire da quelle audiovisive.

Tra gli obiettivi dell’evento non c’è solo quello di renderlo permanente con una Biennale ma anche di realizzare un sistema permanente di valorizzazione del patrimonio audiovisivo della cooperazione sociale.

I film/corti protagonisti di questa prima edizione sono tre: Questo è lavoro, Massimo ribasso e Veleno. Tutti e tre i film sono prodotti e coprodotti da coop sociali: rispettivamente Consorzio Parsifal di Frosinone, coop Arcobaleno di Torino e Gruppo Gesco con Figli del Bronx di Napoli.

Per tutte e tre le serate sono stati ottenuti i crediti formativi Ordine assistenti sociali. Per la giornata del 26 giugno sono stati disposti i crediti formativi Ordine dei giornalisti già pubblicati sulla piattaforma Sigef

Media partner Giornale Radio Sociale. Tutto il programma su www.legacoopsociali o sulla pagina evento di facebook

 

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