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Giovedì, 21 Novembre 2019

Articoli filtrati per data: Giovedì, 28 Giugno 2018 - nelPaese.it

"Ero in compagnia di mio cugino, stavamo uscendo dalla Floridiana, quando sul viale principale incrociamo un ragazzo sulla trentina, che senza nessun tipo di interazione, inizia ad insultarmi per la mia camicia, poi mi da' del ricchione - Io non gli do retta, non rispondo perché la mia camicia è favolosa, e continuo a camminare. Però mi raggiunge e con uno schiaffo seguito da un pugno, mi manda a terra e inizia a colpirmi ripetutamente con calci mentre urlava ‘tu non sai chi sono io, ti sparo e ti faccio morire qua a terra’. Tutto questo davanti a delle persone che non intervengono. L'unica cosa che sanno dire è: ‘non lo prendere a calci, che poi si rompe’. A quel punto mi intima di andarmene e così faccio, sperando che mio cugino sia lontano, si sia salvato almeno lui." 

R., 16 anni è stato aggredito, ha vissuto sulla sua pelle la violenza e ha vissuto “il confine a cui viene sottomesso il suo corpo, delegittimato ad attraversare lo spazio pubblico da un altro corpo etero, bianco, virile e maschio abbastanza da assalire senza un motivo apparente”.  Lo denuncia l’assemblea di Non una di meno Napoli che ribadisce come  “senza un motivo apparente ma con una matrice molto chiara: la violenza machista, sessista e omotransfobica”.

“R. viene preso di mira perché riconosciuto dissidente dalla norma, perché lo spazio pubblico non è un posto sicuro se sei nu ‘ricchion e merd’ e , per di più, indossi addirittura  una camicia a fiori.  Lo spazio pubblico non è un posto sicuro per corpi che sfidano l'eteronorma, per donne, per froci, lelle, queer, per corpi trans*, per corpi non confomi, indecorosi, per corpi non bianchi, per corpi non abili. Lo spazio pubblico è teatro della mascolinità tossica ed egemonica che individua e attacca tutto ciò che riconduce ad una femminilità non asservita; la violenza del genere divide e separa i ruoli e le aspettative: se non sei abbastanza macho, se non incarni il maschile, se la tua voce non sprigiona testosterone e se non giochi nello spogliatoio a chi ce l'ha più grosso finisci per direttissima nel girone dei froci, finisci preso a calci nel cuore verde del quartiere bene. 
In un momento storico in cui tornano a galla vecchi e nuovi fascismi e razzismi, in cui si chiudono i porti, in cui ai migranti si spara, in cui le persone queer vengono picchiate nell'indifferenza generale, lo spazio pubblico sarà il luogo da dove cominceremo la nostra resistenza con l'autodifesa transfemminista”, conclude la nota di Non Una Di Meno Napoli che aggiunge: “sentiamo il bisogno di leggere in una prospettiva di più ampio margine, non resteremo zitt*, non resteremo a casa, ci riprendiamo ogni giorno lo spazio, le strade, indecorose più di prima.

 

 

 

Pubblicato in Parità di genere

Sono 83 i progetti, approvati tra i 432 che hanno partecipato al Bando Nuove Generazioni rivolto a bambini e ragazzi di età compresa tra 5-14 anni; di questi 68 sono regionali e 15 multiregionali e hanno coinvolto circa 7.500 mila partner tra organizzazioni del terzo settore, istituti scolastici, enti pubblici.

Le proposte arrivate da tutte le regioni, saranno sostenute tramite il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile e riceveranno un contributo complessivo di circa 66 milioni di euro. Con i primi tre bandi, in due anni, sono stati sostenuti 249 progetti con un contribuito pari a 202 milioni di euro, su 360 previsti dal Fondo che coinvolgeranno 480 mila bambini e ragazzi, insieme alle loro famiglie, che vivono in condizione di disagio e 27.500 mila organizzazioni tra terzo settore, mondo della scuola, enti.

Una risposta concreta al milione e 208 mila ragazzi che vivono in condizione di povertà e che spesso non possono accedere ai servizi minimi, necessari a formare gli adulti di domani. Il problema della povertà educativa dei minori, l’altra faccia di quella economica, come dimostrano gli ultimi dati Istat, non rappresenta solo un danno nei confronti dei minori che vivono in condizioni di disagio, ma un freno alla crescita di un intero paese. Investire nei ragazzi, significa dare slancio al nostro futuro.

I progetti sostenuti avranno a disposizione una piattaforma dove raccontare le proprie esperienze e condividere le buone pratiche (www.percorsiconibambini.it).

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Assemblea numero 24 e 24 anni d'ininterrotta crescita: attività, servizi, occupati, bilanci in attivo. La cooperativa sociale Koinè terrà l'assemblea dei soci sabato 30 giugno nei locali del centro di aggregazione sociale di Pescaiola ad Arezzo. Dopo il saluto della vice Presidente Elena Gatteschi, il bilancio sarà illustrato dal Direttore Paolo Peruzzi e l'analisi sulla gestione 2017 dalla Presidente Grazia Faltoni. Seguiranno gli interventi di Gino Scateni sull'attività dell'Organo di Vigilanza e la relazione del Presidente del Collegio sindacale, Giuliano Burchini. Dopo il dibattito, l'assemblea sarà chiusa da Grazia Faltoni e quindi dal pranzo preparato dalla struttura di ristorazione di Betadue, la cooperativa sociale di tipo B della Rete Koinè.

Paolo Peruzzi anticipa i dati principali: "Nel 2017, per il ventiquattresimo anno consecutivo, abbiamo incrementato volumi di affari, occupati, utenza presa in carico, volumi di investimento, legami con le nostre comunità locali, utile operativo". Notevole la mole degli investimenti. Grazia Faltoni: "abbiamo completato l'intervento di realizzazione del centro polivalente di servizi per gli anziani di Pescaiola, in Arezzo, conclusa la messa a norma dei nidi di Roma, messo a regime i percorsi per la vita indipendente dei disabili in Valdichiana, Valdarno e Valdichiana senese, avviata l'esperienza della fattoria sociale di Ramella, a Pergine. Infine abbiamo iniziato, insieme a Usl, Comuni, famiglie e associazioni, i percorsi per l'attivazione dei 'durante' e 'dopo di noi' in Casentino, Valdarno, Valdichiana e nella città di Arezzo".

I risultati? Elena Gatteschi: "abbiamo creato nuove opportunità di lavoro: adesso, a lavorare in Koinè siamo 630, nel "gruppo Koinè" più di 1.000, più dell'80% dei quali aretini. E questo ci consente di guardare con ottimismo al futuro. Il cammino è stato molto faticoso ma, considerando il passato, guardiamo avanti con fiducia, progetti e idee per lo sviluppo sociale delle comunità di cui siamo parte".

Il vice Direttore Gabriele Mecheri sottolinea che "la strada fatta, è stata percorsa insieme, ognuno per la sua parte, condividendo le opportunità e facendo fronte, insieme, alle difficoltà. Uno dei punti più significativi ed "impattanti" della crisi è la sfiducia generalizzata verso ogni forma di azione collettiva ma ci sono esperienze, anche molto minute, come la nostra, che dimostrano che l'agire assieme, su valori, finalità e obiettivi condivisi, è ancora e decisamente il metodo migliore per affrontare problemi comuni".

 

Pubblicato in Economia sociale

È di pochi giorni fa la notizia di 6 arresti, tra Latina e Fondi, per reati di falso, truffa aggravata, frode nelle pubbliche forniture e maltrattamenti nei confronti dei migranti. A gettare benzina sul fuoco, in un clima generale di assoluto allarme sul tema immigrazione, le attività di due Associazioni Onlus della provincia di Latina operanti nella gestione di diversi Centri di accoglienza straordinaria (Cas) nel sud Pontino. La squadra mobile di Latina ha infatti riscontrato, nelle strutture gestite dalle due Associazioni, situazioni di grave sovraffollamento, maltrattamenti, problemi di sicurezza e carenze igienico-sanitarie.

Nell’attesa che la giustizia faccia il suo corso, “è necessario rimarcare la netta distinzione tra chi si occupa di accoglienza ed integrazione e chi specula sulla pelle di migranti, richiedenti asilo e rifugiati, per non fare di tutta l’erba un fascio ed evitare l’ormai consueta caccia alle streghe mediatica”. Lo dichiara in una nota Legacoopsociali Lazio. “Le cooperative aderenti all’Alleanza delle cooperative sociali hanno sottoscritto, nel 2016,  la Carta della buona accoglienza delle persone migranti, insieme al Ministero dell’Interno e all’Associazione nazionale comuni italiani (Anci). La Carta definisce quattro obiettivi principali per le attività legate all’accoglienza: offrire misure mirate alla persona; favorire l’integrazione puntando su piccoli numeri e diffusione nei territori; garantire la titolarità pubblica degli interventi grazie al coordinamento con prefetture e comuni; rendere di conseguenza l’inclusione sostenibile per le comunità locali, evitando tensioni e conflittualità”.

Tutto ciò che da questo si distacca “non può e non deve essere considerato accoglienza o integrazione”. Per questo Legacoopsociali Lazio “chiede a gran voce un’intensificazione dei controlli nei confronti di tutti quei soggetti che gestiscono i servizi di accoglienza, con l’obiettivo di far emergere situazioni come quelle già denunciate e mettere maggiormente in evidenza le buone pratiche esistenti”.

“La buona accoglienza è infatti un obiettivo da perseguire con costanza e dedizione, che richiede lo sforzo di differenti attori e un costante ed intensivo monitoraggio. Questo anche per evitare facili strumentalizzazioni politiche, che fomentano i sentimenti d’odio e di sospetto verso il “diverso”. Episodi come quello che ha visto protagonista il giovane cooperatore Konaté Bouyagui, vittima di un’aggressione a sfondo razzista a Napoli, non possono essere tollerati. Bisogna lavorare affinché l’integrazione e l’accoglienza non siano parole vuote dietro cui nascondere speculazioni e attività illecite, perché il così detto “business dei migranti” coinvolge uomini, donne e bambini in fuga da miseria e guerre”.

Come ha dichiarato lo stesso Konaté nel corso della Direzione Nazionale Legacoop, l’obiettivo della buona accoglienza non è poi così difficile da raggiungere, basta averne la volontà:
“Sono spaventato. Una persona che scappa dalla guerra, che fugge dal suo Paese, che riesce a integrarsi in Italia e a fare un lavoro normale non può vivere nella paura. L’integrazione non è facile. Bisogna avere la voglia di farlo, ci vuole impegno e forza d’animo. Nella cooperativa ho trovato una famiglia, ho imparato a lavorare, mi ha insegnato tutto. E anche se io andassi via so che continuerà dopo di me, perché la cooperativa è di tutti i soci, di tutti quelli che ci lavorano”.

“Questa è la cooperazione che ci piace, questa è la buona accoglienza di cui bisogna andare fieri”, conclude la nota.

 

Pubblicato in Migrazioni

Siglato, dopo il referendum positivo tra le lavoratrici e i lavoratori, l'accordo per il rinnovo dell'integrativo territoriale delle cooperative sociali di Bologna e Imola tra le organizzazioni sindacali Fp Cgil, Fp Cisl, Fisascat Cisl e Uil fp e le associazioni datoriali dell'Alleanza delle Cooperative italiane (Legacoop Bologna e Imola, Confcooperative Bologna, Agci Bologna)

Un accordo equilibrato che tiene conto delle esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori e della sostenibilità economica del comparto della cooperazione sociale. I punti salienti: superamento del Jobs Act nei cambi di appalto, banca delle ore, 300.000 euro aggiuntivi di premio produttivo territoriale per l'anno 2017, aumento del 20% del buono pasto, maggiori tutele per chi è affetto da gravi patologie e per le donne che subiscono violenza

Questi nel dettaglio i 7 punti dell'accordo: Elemento Retributivo Territoriale: buono premio ulteriore per l'anno 2017 di 300.000 ? (per un totale di 730.000 ?) che toccherà il 90% dei lavoratori delle cooperative sociali aderenti all'ACI e definizione dei nuovi parametri di applicazione entro 6 mesi all'interno del Comitato Misto Paritetico che tengano conto della nuova modalità di redazione dei bilanci civilistici, dei nuovi meccanismi di detassazione (appena entrati in vigore) e della contrattazione nazionale in essere. Buono pasto: aumento del buono pasto del 20% per i lavoratori che ne hanno diritto e impegno a valutare i casi più di disagio nell'usufruirne all'interno del Comitato Misto Paritetico. Cambi di appalto: mantenimento delle tutele contrattuali maturate dai lavoratori nella cooperativa uscente che passano alla cooperativa subentrante.Personale con limitazioni funzionali: monitoraggio della situazione del comparto delle cooperative sociali al fine di affrontare le criticità in modo condiviso e ampiamento del periodo di comporto da 12 a 18 mesi per i lavoratori con gravi patologie certificate.

Sciopero: definizione condivisa dei servizi minimi essenziali in caso di sciopero. Banca delle ore: regolamentazione dello strumento a livello territoriale per garantire maggiore stabilità nelle retribuzioni mensili delle lavoratrici e dei lavoratori garantendo una migliore organizzazione flessibile del tempo di lavoro. Donne vittime di violenza: congedo straordinario di ulteriori 30 giorni, per un totale di 4 mesi (l'INPS prevede 3 mesi), a totale carico della cooperativa, garantendole il 100% della retribuzione e la piena contribuzione.

Per l'Alleanza delle Cooperative Italiane di Bologna e Imola, la sottoscrizione di questo accordo è il frutto di un percorso che ha portato a ulteriori miglioramenti per il comparto della cooperazione sociale che colgono, anche con pratiche innovative, il cambiamento avvenuto in questi anni.

Mantenere alta l'attenzione sulla qualità del lavoro e la migliore gestione dell'impresa cooperativa è un binomio che consente al territorio bolognese di mantenere alta la qualità del servizio offerto ai cittadini. L'impegno rimane quello di affrontare insieme le problematiche del settore utilizzando al meglio l'istituto del Comitato Misto Paritetico con un dialogo costate e costruttivo che non è mai venuto meno e mai verrà meno.

Centrale in questo percorso sarà fare fronte comune, Organizzazioni Sindacali e Datoriali, nel chiedere alle stazioni appaltanti, con le quali le cooperative sociali lavorano, il rispetto dei Tabellari del CCNL Coop Sociali del territorio di Bologna perché vengano fatte gare che abbiamo un costo del lavoro coerente con quanto scritto in questo contratto che rappresenta una eccellenza positiva nel territorio nazionale.

 

Pubblicato in Lavoro

Una donazione nel segno della vicinanza tra comunità. Decine di attrezzatture dismesse perfettamente funzionanti donate dal centro servizi Legacoop a una città senegalese. "Non regalarmi il pesce ma insegnami a pescarlo così mangio tutta la vita". Con questo spirito, Legacoop Emilia Ovest attraverso il centro servizi On.Im. ha donato decine di attrezzature tecnologiche dismesse perfettamente funzionanti, come pc, stampanti, scanner, telefoni all'associazione A.A.B.A. Onlus fondata dall'avv. Papa Abdoulaye Mbodj e cresciuta negli anni grazie alla solidarietà e alla collaborazione tra comunità lontane geograficamente ma vicine nei valori che contraddistinguono la cooperazione.

Il materiale sarà utilizzato dall'ufficio Anagrafe della città senegalese Guediawaye, una circoscrizione di Dakar di 60mila abitanti. Grazie a questa dotazione sarà possibile garantire una più sicura archiviazione in formato elettronico dei dati, che prima erano conservati unicamente in formato cartaceo, con rischio concreto di smarrimento dei documenti ufficiali in caso di inondazioni e piogge torrenziali che colpivano gli Uffici comunali.

"Crediamo in questa amicizia che intendiamo rinsaldare a difesa della dignità, della sostenibilità e della comunanza" ha dichiarato Alberto Araldi, direttore Legacoop e presidente Ob.Im.

 

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

Udine è una città senza lager, perché a Udine il manicomio, l'ospedale psichiatrico, non esiste più, da qualche anno. Ma "Una città senza lager" è anche il titolo di un incontro straordinario, storico, quello tra Franco Basaglia, psichiatra veneziano e padre della Legge 180/1978, ed un altro padre, Ernesto Balducci, sacerdote, cui è stato intitolato oltre venticinque anni fa il Centro di accoglienza Balducci di Zugliano. L'incontro tra Franco Basaglia e padre Ernesto Balducci andò in onda il 27 gennaio 1977 nel corso del programma radiofonico "Voi ed io, punto e a capo. Musiche e parole provocate dai fatti".

Da qui partiranno don Pierluigi Di Piazza, fondatore del Centro Balducci, e la dottoressa Maria Angela Bertoni, responsabile del Centro di salute mentale Udine Sud, giovedì 28 giugno alle 17.30 nella sede della Comunità Nove all'interno del Parco di S. Osvaldo in via Pozzuolo 330. Previste anche letture teatrali con Claudio Moretti e Sandro Carpini, e l'accompagnamento musicale di Lelio Donà.

Franco Basaglia aprì le porte ad una nuova cultura nella salute mentale, aprendo all'integrazione con i territori di appartenenza. Il legame del Balducci con Basaglia è sempre stato forte, come ama ricordare Pierluigi Di Piazza rifacendosi a padre Balducci, che definì lo stesso Basaglia "uomo del Vangelo di Gesù Cristo".

L'iniziativa rientra nell'ambito di 40x180, rassegna che vede in prima fila le operatrici e gli operatori del Dipartimento di salute mentale di Udine, delle Cooperative sociali Itaca e Duemilauno Agenzia Sociale, la rete delle Cooperative sociali del COSM, le Associazioni che rappresentano beneficiari e familiari, insieme ai tanti (vecchi e nuovi) partner, amici e residenti nel Parco di Sant'Osvaldo. Una kermesse con un ricco calendario di eventi culturali, artistici e sportivi per il 40° anniversario della Legge Basaglia e il 70° della Costituzione della Repubblica Italiana. Fino a marzo 2019 in via Pozzuolo 330 a Udine, concerti, progetti, memorie, installazioni, poesie, incontri, teatro, sport, arte, libri, fotografie. Storie di lotte e di emancipazione, di segregazione e liberazione, sotto le stelle, tra orti e alberi. L'evento del 28 giugno rientra nel Lunatico Festival.

 

 

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

Un ampio patrimonio documentale cartaceo e digitale; una biblioteca essenziale con testi specializzati di pedagogia e libri per bambini da 0 a 6 anni; un archivio di esperienze realizzate nei servizi socioeducativi per l’infanzia; un centro di raccolta e consultazione per tutti coloro che operano nel settore dell’infanzia (coordinatori pedagogici, educatori, insegnanti, ricercatori, studenti). Tutto questo, e molto altro, è ARCAlab, il Centro di documentazione per l’infanzia e le famiglie della cooperativa sociale ARCA che viene inaugurato domani pomeriggio 29 giugno a Firenze all’Exfila, lo spazio di proprietà del Comune in via Monsignor Leto Casini, 11 gestito dal Consorzio di cooperative sociali Metropoli (di cui ARCA fa parte) insieme ad Arci Firenze.

Tra le prime esperienze in Toscana di questo tipo, ARCAlab sarà un luogo di formazione e ricerca e, al tempo stesso, uno spazio di condivisione con le famiglie, dove verranno organizzati laboratori con genitori e bambini e ci si potrà confrontare rispetto alle pratiche educative, aperto alla collaborazione con le istituzioni e le altre realtà locali. “ARCAlab vuol essere una risorsa per tutti coloro che a Firenze e in Toscana si occupano di infanzia – afferma il presidente di ARCA Massimo Muratori – Attraverso il Centro ‘apriamo’ il nostro archivio e mettiamo a disposizione il nostro patrimonio di progetti, frutto di un lavoro ormai quasi trentennale nel settore educativo, per contribuire a costruire una rete di esperienze e a diffondere una cultura dell’infanzia sul territorio”. Il Centro comprende area segreteria e archivio, area ricerca, area espositiva, area biblioteca e laboratorio, area formazione e aggiornamento, area didattica attrezzata per attività multimediali, area per incontri di scambio e discussione con le famiglie e sostegno alla genitorialità. C’è anche un “angolo costruttività” dove durante i laboratori bambini e genitori potranno costruire oggetti con materiali di riciclo.

Alle 17 verrà presentato il volume “Piccoli Passi. Riflessioni ed esperienze di media education nei contesti educativi gestiti da Arca Cooperativa Sociale”, a cura di Elisa Ciotoli e Flavia Floria (coordinatrice pedagogica ed educatrice) a cui interverranno, oltre al presidente della cooperativa Massimo Muratori, la vicesindaca del Comune di Firenze Cristina Giachi, Jessica Magrini (Settore "Educazione e Istruzione" Regione Toscana), Roberto Negrini (presidente di Legacoop Toscana), Sura Spagnoli (Direttore Area Infanzia Cooperativa Arca)e Alessandro Mariani (Università degli Studi di Firenze).

Il volume raccoglie le esperienze svolte in una quindicina di nidi e un Centro 1-6 gestiti da ARCA a Firenze e provincia - tra cui i laboratori di media education sperimentati dalla cooperativa all’interno delle scuole dell’infanzia del Comune di Firenze - e in altri servizi socio-educativi gestiti dalla cooperativa (ludoteca dell’ospedale pediatrico Meyer, Centro di Socializzazione Il Giaggiolo e Centro anziani di Pescia).

Per quanto riguarda le scuole dell’infanzia di Firenze, la cooperativa ha intrapreso un percorso condiviso con il Comune, rivolto a insegnanti, educatori e coordinatori pedagogici che ha portato a formare 12 “media educatori”. Sono stati poi sperimentati una serie di laboratori a cui hanno partecipato i bambini e i genitori, che hanno previsto l’utilizzo di tablet, applicazioni, microscopi digitali, sonde, web cam, go-pro, macchine digitali, materiali elettronici, lavagne interattive, tavoli digitali, I-Theatre, stampanti 3d con l’obiettivo di sensibilizzare rispetto a un utilizzo consapevole e creativo delle nuove tecnologie.

Arca Cooperativa Sociale

Arca Cooperativa Sociale è stata costituita nel 1983, con lo scopo di progettare ed erogare servizi sociali, socio assistenziali ed educativi, in forma sia privata che in convenzione con Amministrazioni Pubbliche. Oggi, nell’ambito dell’Area infanzia, rappresenta una rete diffusa su tutto il territorio toscano costituita da oltre 580 tra educatori, insegnanti, addetti all’infanzia, cuochi, coordinatori pedagogici, che ogni giorno operano nei nidi d’infanzia,  negli spazi gioco educativi e nelle scuole dell’infanzia  e accolgono circa 2200 bambini tra i 3 mesi e i  6 anni.

Pubblicato in Toscana

In Ecuador la tensione tra comunità indigene ed ENI sta continuando a salire. Nel 2010 il governo ha rinegoziato il contratto con ENI - Agip per lo sfruttamento petrolifero del Blocco 10 nella foresta amazzonica, senza applicare il diritto di consultazione previa, libera e informata dei popoli, delle comunità e delle nazionalità indigene. Tale diritto è espressamente riconosciuto e tutelato dalla Costituzione ecuadoriana (art.57) - oltre che dalla Convenzione n.169 dell'ILO - e riguarda tutti i processi decisionali relativi all'implementazione di piani e programmi di prospezione, sfruttamento e commercializzazione di risorse non rinnovabili presenti nei territori indigeni e che possano avere impatto dal punto di vista ambientale o culturale sulle comunità ivi insediate. 

La rinegoziazione prevede la riperimetrazione del Blocco, e amplia l'area concessa in sfruttamento al fine di includervi nuovi giacimenti petroliferi. In base a questa decisione, le comunità indigene che risiedono nel Blocco 10 si sono riunite e hanno elaborato una risoluzione che rifiuta l’ingresso e lo sfruttamento delle risorse presenti nel loro territorio.

Il 13 maggio Salomé Aranda, una delle principali leader indigene Kichwa, impegnata nella difesa del suo popolo e dei popoli amazzonici dagli impatti delle attività estrattive, ha subito pesanti intimidazioni cui è seguita un'ondata di indignazione internazionale. “E' sempre più urgente richiamare l'attenzione nazionale ed internazionale sul caso affinché siano monitorate, denunciate e punite le gravissime violazioni dei diritti umani in corso nell'area.

Amazon Watch ha lanciato una petizione on line indirizzata al CEO di ENI Claudio De Scalzi di denuncia dell'accaduto e in sostegno all’attivista, per dare risalto al caso e segnalare le responsabilità dell'impresa petrolifera. Oltre alle pressioni esercitate da movimenti, associazioni e comunità indigene sul governo dell’Ecuador per violazione dell'art. 57 della Costituzione e affinché sia garantito il rispetto del diritto di consultazione preventiva, libera e informata, riteniamo utile e doveroso rivolgerci all'impresa stessa, affinché riconosca le sue responsabilità e ponga in essere tutte le misure volte al rispetto dei diritti individuali e collettivi”. Lo scrivono in un appello diverse organizzazione sociali e Ong come A Sud Onlus, Aoi, Cospe, Associazione antimafia Rita Atria, Casa internazionale delle donne, Mani Tese, Paecelink e Forum movimenti per l’acqua tra gli altri.

“Chiediamo pertanto ad ENI di rispettare la risoluzione dei popoli indigeni dell’Amazzonia ecuadoriana – prosegue l’appello - rispetto alle attività che intende porre in essere nel Blocco 10, compiendo gli atti necessari ad evitare ulteriori attacchi a Salomé e a tutti gli attivisti e le attiviste in prima linea per la difesa dei diritti delle comunità residenti nei territori in cui opera. Chiediamo altresì anche all'impresa di contribuire al rispetto del diritto di informazione e di consultazione preventiva riconosciuto dall'ordinamento ecuadoriano, e di adoperarsi per garantire tutela effettiva dei diritti delle comunità locali, non soltanto in Ecuador ma anche in Italia, in Nigeria, e in tutti i Paesi in cui l'ENI ha interessi e attività”.

“Per questa ragione, come organizzazione – conclude - abbiamo provveduto a inoltrare a ENI la risoluzione adottata al termine dell’ Assemblea “Kumay”. Insieme ad altre associazioni italiane ed ecuadoriane appoggiamo la risoluzione citata, unendoci alle richieste in essa contenute”

Pubblicato in Dal mondo

“Con l’entrata in operatività delle Commissioni parlamentari ci auguriamo che il percorso legislativo per portare a compimento la riforma del Terzo settore riprenda al più presto, rispettando le scadenze previste”, dichiara la portavoce del Forum Terzo Settore, Claudia Fiaschi.

“Rivolgiamo i nostri auspici di buon lavoro in particolare alle Commissioni nelle quali si è incardinato il decreto correttivo del Codice del Terzo settore (Bilancio, Affari Sociali alla Camera; Affari costituzionali, Bilancio, Finanze e Tesoro, Lavoro al Senato) che dovrà chiarire, tra le altre cose, le modalità di svolgimento delle attività delle Organizzazioni di Volontariato e delle Associazioni di Promozione Sociale e le norme fiscali per il Terzo settore”.

“Confidiamo che le Commissioni competenti comprendano l’urgenza e l’importanza degli adempimenti normativi che oltre 336mila organizzazioni non profit, patrimonio sociale ed economico unico in Italia, attendono da tempo. Il Forum Terzo Settore”, conclude la portavoce, “ribadisce la propria disponibilità a collaborare per il raggiungimento del miglior quadro normativo possibile per tutte le realtà interessate”.

 

 

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