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Lunedì, 22 Ottobre 2018

Articoli filtrati per data: Martedì, 17 Luglio 2018 - nelPaese.it

Sono quasi 1500 i messaggi di solidarietà che gli studenti delle classi Amnesty kids hanno voluto inviare a Martine Landry dall’Italia.  La sentenza del tribunale francese ha assolto la 73enne Martine Landry, sotto processo per aver aiutato due richiedenti asilo minorenni.

“La decisione di oggi è una vittoria non solo per la giustizia ma anche per il senso comune – dichiara la direttrice di Amnesty International per l’Europa Gauri van Gulik - Martine Landry non ha fatto niente di male. Accompagnando due richiedenti asilo minorenni a una stazione di polizia perché potessero registrarsi ed essere assistiti, ha agito mostrando compassione e nel rispetto della legge”.  “Siamo sollevati per la fine di quest’incubo, ma va sottolineato che Martine Landry non avrebbe mai dovuto essere incriminata”.

“Alla luce della decisione di oggi e di quanto stabilito il 6 luglio dalla Corte costituzionale, ossia che le attività umanitarie non sono un reato, chiediamo che le leggi francesi siano modificate in modo da garantire che sia considerato un’attività criminale solo il trasporto di persone da cui derivi un vantaggio materiale”.

Pubblicato in Nazionale

È stato presentato l’avvio delle attività culturali ed artistiche del Progetto “Villa in rete”, presso la Villa Comunale di Crotone. L’iniziativa è cofinanziato dal Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile - Presidenza del Consiglio dei Ministri, con l’avviso pubblico “Giovani per la valorizzazione dei beni pubblici”.

Ad illustrare i dettagli della rassegna sono stati i componenti dell’ATS: Piero Drago per l’Associazione “A. Maslow” (capofila), Gregorio Mungari per la Cooperativa Sociale Agorà Kroton, Tonino Laino per Circolo “CINALCI” e Leonardo Torchia per l’Associazione “Gli Spalatori di Nuvole” e coordinatore di progetto.

Era presente all’iniziativa anche l’Assessore Romano con delega alle politiche sociali e giovanili del Comune di Crotone, che ha esortato “alla valorizzazione, fruizione e gestione auto-sostenibile dei beni della pubblica amministrazione”.

Il calendario delle attività è ricco di eventi - ha sostenuto il coordinatore - che riguardano la musica, il teatro, il cinema all’aperto, la letteratura, con temi importanti e di estrema attualità quali il confronto tra culture differenti, la tutela dei diritti civili e il rispetto per la dignità delle persone.

“Oggi la Villa Comunale è un luogo pubblico con grandi potenzialità - dice Mungari. Il progetto “Villa in rete” deve rappresentare un’occasione di riconversione del luogo, per recuperare e valorizzare uno dei principali luoghi intorno ai quali si è sviluppata, nel corso degli anni, l’identità locale crotonese. Con questa iniziativa si intende rilanciare uno spazio pubblico dove realizzare progetti e sviluppare la creatività, favorendo il coinvolgimento dell’associazionismo e dei cittadini come parte attiva di un progetto che mira alla sostenibilità e all’inclusione sociale e culturale”.

Sia Drago che Torchia hanno sottolineato che il progetto non vuole solo fornire la possibilità di frequentare la villa durante gli eventi ma anche al di fuori degli stessi fornendo una rete wi-fi. È previsto, conclude Drago, la strutturazione anche un chiosco e di un info-point. L’avvocato. Laino riprendendo parte delle dichiarazioni fatte chiede dicendo: “Bisogna proporre cose, alle persone, che ancora non sanno che gli piaceranno”.

Pubblicato in Calabria

Il Tribunale di Napoli ha condannato tre persone per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Lo scorso Natale questi agirono nei confronti di dieci vittime, tutti commercianti del quartiere Ponticelli, traendo forza dalla nascita di una neonata organizzazione camorristica nella periferia orientale della città.

Contributo fondamentale per le indagini della Polizia di Stato sono state le dichiarazioni rese dalle vittime che hanno collaborato con gli inquirenti permettendo di ricostruire i tentativi di estorsione. Gli imputati, nel periodo natalizio, hanno chiesto somme che oscillavano tra i duecentocinquanta e i mille euro, evocando l'appartenenza a un gruppo criminale di nuova costituzione e la destinazione delle stesse somme al sostentamento dei detenuti.

Otto commercianti si sono costituiti come parte civile al processo insieme all'associazione FAI antiracket di Ponticelli. La difesa delle vittime è affidata all’ufficio legale della FAI, Federazione delle Associazioni antiracket e antiusura Italiane. Il processo si svolge con rito abbreviato: la condanna è di sei anni e dieci mesi di reclusione per ciascuno degli imputati.

"Ancora una volta viene dimostrata l’importanza della rete associativa antiracket nel sostenere le vittime di estorsione. Fare fronte comune ed avvalersi dell’esperienza della FAI e dell’associazione antiracket di Ponticelli ha reso il percorso di questi commercianti coraggiosi un po’ più leggero, consentendo loro di difendersi dal ricatto camorrista non in maniera solitaria ma come parte di una squadra. Un grande plauso e ringraziamento va alle Forze dell’Ordine e alla Magistratura, le quali mai fanno mancare il loro sostegno e la loro professionalità, contribuendo in maniera fondamentale alla riaffermazione del diritto costituzionale di questi commercianti di esercitare la libera impresa" dichiara Luigi Ferrucci, presidente della FAI antiracket Campania.

 

 

 

Pubblicato in Campania

La Libia avrebbe lasciato morire una donna e un bambino che erano a bordo di un gommone in difficoltà. Lo denuncia Proactiva Open Arms pubblicando su twitter il video dei due corpi in mare, tra i resti di una barca. "La Guardia Costiera libica ha detto di aver intercettato una barca con 158 persone fornendo assistenza medica e umanitaria - ha scritto il fondatore della Ong Oscar Camps - ma non hanno detto che hanno lasciato due donne e un bambino a bordo e hanno affondato la nave perché non volevano salire sulle motovedette". 

Nelle foto si vedono i corpi di una donna e di un bambino, ormai privi di vita e appoggiati a quello che resta del gommone. "Quando siamo arrivati - dice ancora Camps - abbiamo trovato una delle donne ancora vive ma purtroppo non abbiamo potuto far nulla per l'altra donna e il bambino". Secondo Camps i due sarebbero morti poche ore prima che la nave di Open Arms arrivasse nella zona.

A bordo della nave c'è anche il deputato di Leu Erasmo Palazzotto. "Matteo Salvini - ha scritto su twitter pubblicando la foto della donna e del bambino - questo è quello che fa la guardia costiera libica quando fa un salvataggio umanitario.
Open Arms ha salvato l'unica superstite mentre i tuoi amici libici hanno ucciso una donna e un bambino. Almeno oggi abbi la decenza e il rispetto di tacere e aprire i porti".

Open Arms attacca politica italiana

"Ogni morte è la conseguenza diretta di quella politica". E' l'accusa che la Ong Proactiva Open Arms lancia nei confronti dell'Italia dopo aver recuperato in mare tra i resti di un gommone il cadavere di una donna e di un bambino e aver salvato un'altra donna. "Denunciamo l'omissione di soccorso in acque internazionali - scrive la Ong su Twitter pubblicando un video dell'intervento di soccorso - e l'abbandono di una persona viva e i cadaveri di un bambino e una donna dalla presunta Guardia costiera libica, legittimata dall'Italia".

(Fonte: Ansa)

 

Pubblicato in Migrazioni

È ufficiale: Industria Scenica, con il progetto di co-working teatrale SHARE³, di cui fa parte la sua compagnia Elea Teatro insieme a Teatro Ex Drogheria di Bergamo e Francesca Franzè di Brescia, è diventata impresa di produzione teatrale under 35 per il MIBAC per il triennio 2018-2020.

SHARE³: il progetto ​ SHARE³ è il progetto di consolidamento e sviluppo della produzione teatrale e dell’impresa culturale che Industria Scenica, cooperativa che risiede stabilmente negli spazi dell’Everest di Vimodrone dal 2014, ha ideato unendo in un'inedita sinergia la propria compagnia Elea Teatro con l'artista Francesca Franzè di Brescia e la compagnia Teatro Ex Drogheria di Bergamo: una rete, un incontro ma anche un sodalizio artistico vero e proprio fra giovani realtà professionali della stessa regione (in tre territori differenti) che, mettendo insieme le proprie forze, hanno deciso di investire sulla crescita produttiva e artistica del proprio lavoro quotidiano. SHARE³ è un coworking teatrale, un “Co-Theatre” mirato a mettere in comune processi produttivi, a partire da una sede amministrativa-gestionale comune per arrivare a servizi organizzativi, distributivi e di promozione resi più snelli e sostenibili dalla condivisione. SHARE³ significa confrontarsi quotidianamente per crescere “al cubo”, mettendo in relazione sensibilità e professionalità affini che difficilmente troverebbero uno spazio comune di incubazione in un panorama teatrale che spesso risente in primis della parcellizzazione e dell'isolamento reciproco.

Il progetto è stato presentato ufficialmente domenica 25 febbraio 2018 con la rappresentazione delle tre ultime produzioni delle compagnie: Luca Luna di Teatro Ex-Drogheria, WEBulli di Elea Teatro (entrambi dedicati a un pubblico giovane) e Fail di Francesca Franzè, adatto a un pubblico adulto. SHARE³: le compagnie ​ Elea Teatro nasce nel 2008.

Da allora opera sui territori di Brescia e Milano producendo spettacoli e performance, proponendo laboratori di teatro, organizzando eventi culturali e coordinando interventi di drammaturgia di comunità. Elea ha partecipato, con i suoi spettacoli, a festival e rassegne come Ribalta (Treviglio); Premio Lidia Petroni, Crucifixus, Quasi Solo, Acque&Terre, WonderlandFestival (Brescia); Rossobastardo Live-Festival dei Due Mondi (Spoleto); Teatri Riflessi (Catania); Festival delle Arti (Bologna); Cada Die Teatro (Cagliari), Tagadà di Ilinx, stagione Teatro Crt Salone, IT Festival, Next 2013 e 2014 (Milano), Teatro in Classe, Ert (Modena), FIT Festival Internazionale del Teatro/Fringe L’AltroFestival (Lugano), InScena! Theater Festival di New York, Per un teatro contemporaneo di Stalker Teatro.

Dal 2012 Serena Facchini ed Ermanno Nardi, due degli elementi della compagnia, hanno preso parte alla nascita della Cooperativa Sociale Industria Scenica. Oggi Elea Teatro è la compagnia interna a Industria Scenica. Francesca Franzè dall’anno 2008 opera sul territorio lombardo come operatrice teatrale conducendo laboratori in contesti di fragilità sociale, di disabilità fisica e psichica, con la Terza Età. Contemporaneamente si concentra sul lavoro di attrice. La sua ricerca teatrale proviene dal dato autobiografico e dai materiali umani, dalle narrazioni, dalle testimonianze raccolte durante i percorsi di formazione e sperimentazione teatrale, che diventano stimolo per il lavoro di messa in scena e rispondono alle necessità espressive poi raccontate attraverso gli spettacoli.

Nell’anno 2014 ha cominciato il suo percorso teatrale personale con la prima produzione, lo spettacolo Ommioddio - selezionato per il Premio Nazionale Giovani Realtà del Teatro ottava ed. 2015, tra i finalisti della Rassegna Intransito 2015 e del Festival Strabismi 2016. Dai percorsi di narrazione autobiografica realizzati all’interno delle Case di Riposo con gli anziani residenti, ne deriva la volontà di esplorare con maggior realismo anche il mondo della terza età. Nel 2017 vince il Premio Lidia Petroni di Residenza Idra con la sua ultima produzione Fail. Teatro Ex Drogheria è un’associazione culturale, fondata a Bergamo nel 2012, che ha come obiettivo la progettazione e la realizzazione di eventi performativi in dialogo con il territorio. Dal 2015 la compagnia gestisce lo Spazio CicaBum presso il Comune di Caponago (MB) - un’area ricreativa dedicata a bambini di età compresa fra 0-3 anni e i loro genitori.

Il direttivo di Teatro Ex Drogheria è composto da giovani under 35: Sara Pessina, che si occupa della parte di creazione artistica, registica e drammaturgica; Federica Falgari, per la sezione organizzativa e amministrativa; Simone Baldassari, al coordinamento di attori e performance. Al centro della ricerca artistica della compagnia, un teatro di drammaturgia contemporanea, sperimentale. /// Industria Scenica ​nasce nel 2012 con l’idea di progettare e realizzare percorsi che integrano le arti performative con il sociale, la formazione con lo sviluppo personale e ricreativo del singolo e della collettività.

Negli anni è rimasta coerente con il suo percorso, credendo progetti di drammaturgia di comunità e producendo spettacoli teatrali a partire da tematiche sociali. Per farlo si serve di uno spazio storico e alternativo, un ex dopo-lavoro che ha accolto migliaia di persone di passaggio e non, il Circolo Everest. L’Everest è sede di Industria Scenica dal 2014 e le cinque menti artistiche che l’hanno fondata - Andrea Veronelli, Serena Facchini, Isnaba Miranda, Ermanno Nardi e Francesca Perego - tutt’oggi la fanno crescere, scalandone la vetta. Oggi Industria Scenica collabora con numerose compagnie teatrali, produce spettacoli di formazione e sperimentazione, lavora su progetti di peer education, media education, percorsi di formazione teatrale e video, spettacoli interattivi e uscite di tourism theatre.

Pubblicato in Lombardia

Le prove raccolte da Amnesty International sul campo contraddicono i dati forniti dalla Coalizione a guida Usa sul numero limitato di vittime civili nel corso della liberazione di Raqqa, la capitale del gruppo autoproclamatosi Stato islamico. Lo ha dichiarato oggi Amnesty International, commentando la reazione della Coalizione al suo rapporto del 5 giugno. Secondo le vaghe e inadeguate risposte ricevute, quasi tutte le denunce relative a vittime civili sarebbero "non credibili". Tuttavia, secondo i partner della Coalizione sul terreno, le "ampie perdite umane e materiali" di cui è accusata sarebbero dovute a "errori" e ad "attacchi aerei che non hanno raggiunto l'obiettivo".

La pletora di risposte della Coalizione alle conclusioni cui era giunta Amnesty International nel suo rapporto, circa le devastazioni causate dai bombardamenti aerei portati a termine su Raqqa lo scorso anno, mostra fino a che punto sia giunta la strategia di negare il vasto numero di civili uccisi o feriti dagli attacchi della Coalizione.

Dopo la pubblicazione del rapporto "Guerra di annichilimento", esponenti di primo piano della Coalizione e dei governi che ne fanno parte hanno fatto dichiarazioni sui social media, rilasciato interviste e persino tenuto interventi al parlamento britannico per smentire le conclusioni cui era giunta Amnesty International, ossia che diversi attacchi della Coalizione avessero ucciso e feriti civili in violazione del diritto internazionale umanitario.

"Le reazioni inginocchiate della Coalizione sono piene di retorica e scarse di dettagli. Ci dicono fino a che punto i governi che ne fanno parte abbiano negato di aver mancato di proteggere la popolazione civile finita in mezzo al conflitto di Raqqa", ha dichiarato Donatella Rovera, alta consulente per le risposte alle crisi di Amnesty International.

"Se la Coalizione non imparerà dagli errori commessi a Raqqa e ancora prima a Mosul, tenderà a ripeterli e i civili pagheranno ancora un prezzo devastante", ha commentato Rovera. La Coalizione afferma di essere stata "trasparente" e di aver posto in essere "meticolose procedure" per fare il possibile onde evitare vittime civili. Ma non è riuscita a dimostrare che ciò fosse vero.

Il rapporto mensile della Coalizione sulle vittime civili in Iraq e Siria si basa su descrizioni vaghe e definisce come "non credibili" la maggior parte delle denunce. La Coalizione ha riconosciuto solo 23 morti civili a seguito degli oltre 30.000 colpi di artiglieria e delle numerose migliaia di attacchi aerei lanciati su Raqqa durante la campagna militare durata quatto mesi, da giugno a ottobre del 2017, che ha lasciato la città in rovina. Questo numero non è né accurato, né credibile, né serio.  

L'unico partner sul terreno della Coalizione, le Forze siriane di difesa a guida curda, hanno mostrato di avere un approccio decisamente differente rispetto a quanto accaduto durante l'offensiva militare di Raqqa. Alla fine del giugno 2018, hanno scritto ad Amnesty International citando "ampie perdite umane e materiali" dovute a "errori" e ad "attacchi aerei che non hanno raggiunto l'obiettivo".

Amnesty International ha trascorso settimane a Raqqa conducendo indagini sul terreno - cosa che la Coalizione non ha fatto - e concludendo senza ombra di dubbio che l'offensiva militare della Coalizione ha causato centinaia di morti e migliaia di feriti tra la popolazione civile.

In soli quattro casi approfonditi da Amnesty International, gli attacchi aerei della Coalizione hanno ucciso 70 civili, per lo più donne e bambini, 39 dei quali appartenenti a una singola famiglia. Il numero artificiosamente basso di vittime civili riconosciuti dalla Coalizione è in parte frutto di procedure d'indagine inadeguate che non hanno neanche fatto ricorso a indagini sul terreno.

"Fare ricerche sul campo e intervistare sopravvissuti e testimoni sono elementi cruciali di ogni indagine. In loro assenza, le conclusioni cui è giunta la Coalizione sono semplicemente prive di credibilità", ha dichiarato Benjamin Walsby, ricercatore di Amnesty International sul Medio Oriente.

"Sia i luoghi bombardati che i sopravvissuti e i testimoni sono facilmente accessibili, dato che ora Raqqa e Mosul sono sotto il controllo della Coalizione. I responsabili della Coalizione e i leader politici occidentali hanno viaggiato di recente nelle due città e dunque non c'è alcun motivo per cui non siano state svolte indagini degne di questo nome, come previsto peraltro dalla metodologia della Coalizione", ha proseguito Walsby.

Dall'inizio del 2017 Amnesty International ha svolto numerosi incontri con rappresentanti della Coalizione, scritto ripetutamente a funzionari della Difesa di Usa, Regno Unito e Francia e pubblicato quatto rapporti sulle vittime civili causate dalle operazioni militari della Coalizione a Mosul e Raqqa. In tutto questo periodo, la Coalizione non ha replicato alle richieste di ulteriori informazioni o ha cercato di negare le conclusioni di Amnesty International.

Di tanto in tanto, la Coalizione e alcuni suoi membri hanno ammesso di aver fatto vittime civili dopo che Amnesty International e altre organizzazioni per i diritti umani avevano denunciato casi specifici. Alla fine di giugno del 2018 la Coalizione ha annunciato che, alla luce delle nuove prove fornite da Amnesty International, avrebbe ripreso in esame quattro casi precedentemente chiusi ed esaminato un nuovo caso.

"I virulenti dinieghi che abbiamo visto e ascoltato da parte di rappresentanti della Coalizione sono contraddetti dalla realtà vissuta da centinaia di civili che abbiamo incontrato a Raqqa e Mosul. Sono persino contraddetti dai loro partner sul terreno", ha sottolineato Rovera.

 

"Chiediamo alla Coalizione di rispettare i suoi stessi standard sull'analisi delle vittime civili nei conflitti, di indagare sulle denunce di violazioni e di offrire risarcimenti alle vittime degli attacchi e alle loro famiglie. Nutriamo molta speranza che l'annuncio di esaminare le nostre conclusioni possa rappresentare il primo passo in quella direzione", ha concluso Rovera.

 

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