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Martedì, 25 Giugno 2019

Articoli filtrati per data: Lunedì, 23 Luglio 2018 - nelPaese.it

"Communitas - Esperienze comunitarie di autonomia socio-economica" è un progetto finanziato dal Fami - Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione del Ministero dell'Interno con l'obiettivo di completare il percorso di autonomia dei titolari di protezione internazionale, intrapreso nel circuito di accoglienza Sprar. Si svolge nelle realtà marchigiane di Pesaro e Fermo e vede coinvolte la Cooperativa Sociale Labirinto nel ruolo di capofila e come partner la cooperativa sociale Nuova Ricerca Agenzia Res, l'associazione di volontariato e solidarietà sociale Millevoci, la Provincia di Pesaro e Urbino e l'Università degli studi di Urbino (Desp – Dipartimento di Economia, società, politica).

Le azioni previste dal progetto sono: la definizione e la realizzazione di piani individuali, l'inserimento lavorativo nel settore agricolo, turistico, della ristorazione e dell'artigianato, interventi per favorire l'autonomia abitativa, attività di socializzazione attraverso sport e cultura, storytelling audio-visivo attraverso video puntate sulle storie dei beneficiari del progetto, corso di italiano L2.

Il sito web, tradotto in lingua inglese, si compone di 5 sezioni. In "chi siamo" e "il progetto" si raccontano i promotori e i contenuti di Communitas, in "webserie" sarà possibile guardare le puntate video sulla vita dei beneficiari del progetto, in "news ed eventi" si troveranno articoli sui momenti più importanti dello sviluppo del progetto e infine in "download" saranno forniti i riferimenti per scaricare l'applicazione gratuita sull'insegnamento dell'italiano come lingua seconda.

Una delle innovazioni di Communitas è proprio la app, che avrà una duplice funzione: la prima prevede la raccolta e la diffusione delle puntate video sulle storie di vita dei beneficiari del progetto e la seconda la creazione di un video-corso di italiano per stranieri che approfondisca l'educazione civica.

 

Pubblicato in Marche

Inclusione sociale e concretizzazione del concetto di coproduzione. Sono i due obiettivi di IN-CUBA (Incubators for CO-productive Enterprises and Social Inclusion), il Progetto Europeo messo a punto per favorire l’integrazione delle persone con disabilità intellettiva attraverso lo sviluppo di una metodologia di “incubazione aziendale” basata sui principi della coproduzione.  Lo scopo è di “disegnare” imprese sociali del futuro sempre più “a misura” degli utenti e sempre meno calate dall’alto, grazie al coinvolgimento dei diretti interessati.

IN-CUBA, mira, infatti, a sviluppare una metodologia ben precisa in cui gli utenti dei servizi siano partner alla pari nella pianificazione e nello sviluppo del programma, migliorando così l'autodeterminazione e l’autonomia.

Al Progetto, che si è classificato al primo posto all’interno del bando europeo Erasmus Plus presentato dall’Agenzia lussemburghese, parteciperà la Cooperativa sociale CADIAI insieme ad altri partner europei (Fondation A.P.E.M.H. – Lussemburgo, FUNDACIO AMPANS – Spagna, OPEN GROUP – Italia, DeLork – Belgio, AMG – CREA – Italia-Firenze, Association de Recherche et de Formation sur l'Insertion en Europe – Belgio, FENACERCI – Portogallo) per una durata complessiva di 36 mesi (settembre 2018 – settembre 2021).

Inizialmente verranno portate avanti azioni pilota di incubazione aziendale nei singoli Paesi, successivamente saranno valutati gli impatti del processo imprenditoriale sulla qualità della vita degli utenti e sugli impatti complessivi del progetto in termini di inclusione sociale. Il tutto attraverso la partecipazione attiva da parte degli utenti di imprese sociali che diventeranno i veri protagonisti nella costruzione di un modello unico di riferimento che, una volta testato, potrà essere diffuso e adattato a metodologie specifiche a livello locale.

Tradotto in numeri, verranno coinvolti oltre 150 disabili insieme agli accompagnatori che parteciperanno ai Focus organizzati nei diversi Paesi. Tutte le attività saranno sviluppate in co-produzione con le persone con disabilità intellettiva, a partire da una fase iniziale di training che ogni partner porterà avanti anche attraverso un “ToolKit” divulgativo e di facile accesso. Durante questo primo step verranno chiariti gli obiettivi del progetto e individuati i possibili interlocutori da coinvolgere (pubbliche amministrazioni, centri di ricerca, imprese, università, etc). Il Comune di Bologna, ad esempio, ha già dato la disponibilità a collaborare.

Le raccomandazioni di ciascun paese saranno poi raccolte al fine di realizzare Linee Guida in grado di fornire il know-how e le conoscenze pratiche per applicare con successo la metodologia di “incubazione aziendale”. Il modello potrà poi essere attuato in diversi ambiti a livello locale, nazionale e europeo concorrendo all’affermazione di quanto stabilito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, come ad esempio la promozione dell'uguaglianza, indipendenza e inclusione sociale e il riconoscimento delle capacità, dei meriti e delle abilità delle persone con disabilità, e dei loro contributi al lavoro e al mercato del lavoro.

Il progetto risponde anche all’esigenza di fornire informazioni sulle disabilità in formati accessibili e tecnologie appropriate per diversi tipi di disabilità e favorisce l’accesso delle persone con disabilità alla formazione professionale, all'educazione degli adulti e all’apprendimento permanente senza discriminazioni.

 

 

Pubblicato in Economia sociale

Il prossimo 30 luglio Antigone presenterà il rapporto di metà anno sulle condizioni di detenzione, frutto delle visite effettuate negli istituti di pena da parte degli osservatori dell'Associazione.
Negli ultimi quattro mesi sono state circa 30 le carceri visitate da Antigone. Scelte per tipologia e ubicazione restituiscono un'immagine fedele del sistema penitenziario italiano e delle sue attuali problematiche.

Durante la conferenza stampa verranno presentati dati, statistiche e storie emerse da questa attività di monitoraggio. Insieme ai responsabili dell'associazione parteciperanno Francesco Basentini (Capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria), Mauro Palma (Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale), Stefano Anastasia (Garante regionale del Lazio e dell'Umbria delle persone detenute), Gemma Tuccillo (Capo Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità). 

L'appuntamento è alle ore 11.00 presso il CESV, via Liberiana 17 (Roma).  Per accedere non è necessario l'accredito.

 

 

 

Pubblicato in Lettera al Direttore

“E quando dall'armadio i cadaveri puzzarono allora Jakob comprò un'azalea”  (Bertold Brecht)

 

Quanto ancora possiamo resistere a non fare niente? Ce la stiamo mettendo tutta ma, probabilmente, non sarà ancora per molto. Non sappiamo più dove girare la testa per non vedere, alziamo il volume dei nostri televisori per non sentire, ma niente. E' sempre là. Questo mondo non ci dà tregua: continuano a scappare, continuano a morire. Ma noi abbiamo i nostri problemi, le nostre difficoltà e i nostri desideri da soddisfare.

Il desiderio. Questo è quello che muove, che li muove, che ci muove. Il desiderio primario è quello di migliorare la qualità delle nostre vite, vale per tutti. Se vivi sotto le bombe, se sei perseguitato, se ti minacciano e ti torturano, se la fame non ti dà tregua, quel desiderio diventa necessità impellente, ti fa decidere di affrontare il rischio di una morte possibile a fronte di morte certa.

Non siamo tutti uguali, c'è chi gioisce delle morti e chi gioisce delle vite salvate, chi chiude i porti e chi mette in mare navi per salvare persone. Dobbiamo solo decidere da che parte stare. Abbiamo uno sguardo addosso, da qualche giorno ce l'ha anche chi fino a questo momento aveva scelto di rimanere di lato, come se tutto questo non lo riguardasse.  Le citazioni per raccontare il momento abbondano, dalla "banalità del male" ai "sommersi e i salvati" ma non bastano. Non basta la cultura a salvarci e ad assolverci. La questione non è essere innocenti, categoria che appartiene ai bambini, ma assumersi la responsabilità delle azioni fatte e di quelle non fatte. In questo momento rischiamo di essere condannati per quanto non stiamo facendo e per quanto non abbiamo fatto in questi anni.

Una corsa rapida ci ha portato al limite odierno: nel 1997 lo speronamento della nave albanese da parte della corvetta militare italiana che provocò 120 morti; la legge Turco Napolitano che istituì i Centri di Permanenza Temporanea; Umberto Bossi e Gianfranco Fini "perfezionarono" quella legge senza arrivare al "capolavoro" di quella recente che porta il nome di Marco Minniti e di Andrea Orlando. Se vogliamo, però, definire la fine dell'inizio di quanto stiamo assistendo, dobbiamo tornare indietro di un anno, estate 2017. Il Ministro dell'Interno, all'epoca Marco Minniti del Partito Democratico, minaccia la chiusura dei porti. Parte un attacco concentrico alle ONG "taxisti del mare" da parte del Governo Gentiloni, di Luigi Di Maio dei Cinque  Stelle e della destra. 

Vengono pagati i trafficanti di uomini e vengono "promossi" a guardia costiera per impedire le partenze dalle coste libiche. Chi non riesce più a partire diventa ostaggio, detenuto, torturato e violentato, schiavo venduto per pochi dollari. Minniti introduce il codice di comportamento per le ONG che mira a limitare pesantemente la possibilità di svolgere le attività di ricerca e salvataggio. Per fortuna non tutte le ONG firmano quel vergognoso codice di limitazione, per questo vengono "velatamente' minacciate dal Ministro Minniti di non essere più sicure nella navigazione.

In questi dodici mesi le elezioni che ci sono state hanno premiato chi aveva promesso di fare, meglio, quello che il Governo Gentiloni con il ministro Minniti aveva iniziato. Oggi ne vediamo i drammatici risultati. Quanto sta succedendo, quindi, non è un caso né un destino cinico e baro ma ha responsabili con nome e cognome. I morti di ieri, quelli di oggi e purtroppo quelli che continueranno nei prossimi giorni non sono e non saranno incidenti ma omicidi. A noi rimane l"indignazione e la reazione, se ne saremo capaci. Abbiamo uno sguardo, quello di Josefa, sopravvissuta all'orrore, a cui dobbiamo rendere conto delle nostre prossime azioni. 

Un articolo di Valigia Blu spiega in maniera approfondita e chiara quali siano le proposte materiali e concrete per affrontare la situazione. Proposte che dovrebbero diventare patrimonio prioritario del mondo della cooperazione sociale, degli operatori sociali e di chiunque di migrazioni si occupi a vario titolo: superamento della distinzione tra rifugiato e migrante economico, apertura di canali legali, modifica del regolamento europeo “Dublino”. Riconoscere la dignità e il diritto di chi migra è il primo passo da attuare per combattere il traffico di uomini donne e bambini, creando opportunità di arrivo sicuro.

Questa la campagna necessaria per invertire l'attuale visione e gestione “emergenziale” di un fenomeno strutturale, per rispondere in maniera adeguata alla dichiarazione di guerra dell'attuale Governo italiano ai profughi e a coloro che tentano di fare qualcosa per salvarli dalla morte in mare.

Il silenzio e l'ignavia, restare nel basso profilo vigliacco, ci rende complici di questi crimini. Mantenendo ferma una questione imprescindibile, da affermare qui e ora, salvare in mare è uno dei punti cardine millenario della civiltà dei naviganti. Civiltà che dobbiamo mantenere e salvaguardare contro la retorica subdola e barbara del capro espiatorio che permette in questo momento la morte delle persone davanti ai nostri occhi, nel nostro mare.

Per non ritrovarci costretti, come Jacob, a comperare una nuova azalea, ancora e ancora e ancora.

 

Alessandro Metz - operatore sociale

Pubblicato in Nazionale
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