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Giovedì, 22 Agosto 2019

Articoli filtrati per data: Mercoledì, 25 Luglio 2018 - nelPaese.it

La Commissione Ambiente del Senato ha approvato all'unanimità l'istituzione della commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati

"Tutti i gruppi politici hanno inteso far partire immediatamente questa importante commissione”, ha dichiarato in una nota la presidente della Commissione Ambiente al Senato, Vilma Moronese (M5S)

“Purtroppo – aggiunge Moronese - mentre stavamo votando ci giungeva la notizia dell'ennesimo incendio ad un sito di stoccaggio di rifiuti, a Caivano in località Pascarola, al confine tra il napoletano e il casertano. La commissione che abbiamo istituito in questa legislatura all'articolo 1 alla lettera i) ha il compito specifico di "indagare sulle attività illecite legate al fenomeno degli incendi e su altre condotte illecite riguardanti gli impianti di deposito, trattamento e smaltimento dei rifiuti ovvero i siti abusivi di discarica”.

“Speriamo che presto e con l'aiuto di tutti riusciremo a porre fine a questo terribile strazio e a punire i responsabili dell'avvelenamento dei nostri territori o anche chi non fa il proprio dovere in termini di controlli e sicurezza", conclude la nota

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Come a San Vitaliano a inizio luglio un altro incendio in un impianto di trattamento rifiuti. Questa volta siamo in zona Pascarola, a Caivano: tra Napoli nord e la provincia di Caserta. Un’immensa nube nera è visibile a chilometri di distanza in tutte e due le città con il tam tam di foto che corre sui social.

Sul posto ad arrivare subito, come sempre, sono i comitati di cittadini che restano le uniche vere sentinelle a difesa dell’ambiente. Da “Voce per tutti” a Rete cittadinanza e comunità fino a Medici per l’ambiente e Rete Stop Biocidio le immagine foto e video del rogo hanno fatto il giro dei social.

L’impianto è di proprietà del Gruppo De Gennaro che si occupa di trattamento di rifiuti: a bruciare sono tonnellate di plastica e carta. I residenti si sono dovuti barricare in casa chiudendo porte e finestre ed evitando di uscire.

Tra i primi a intervenire è il sindaco di Marcianise Antonello Velardi che sfoga sulla sua pagina facebook la sua rabbia: “si tratta di un'azienda del gruppo De Gennaro, ben noto: gente che fa business con i rifiuti. E con la nostra pelle. Ci risiamo. La situazione potrebbe essere più grave di quella verificatasi una ventina di giorni fa a San Vitaliano, in una domenica che fu drammatica.

Sul posto ci sono numerose squadre dei vigili del fuoco. La situazione è monitorata anche dalla Sma. A coloro che stanno operando sul posto la nostra massima solidarietà: sono degli eroi. Ai titolari di quest'impianto il nostro massimo disprezzo per quello che è accaduto. Massimo disprezzo!

Sono sempre più convinto che bisogna chiudere tutti questi impianti per lo stoccaggio dei rifiuti: sono bombe ecologiche. A Marcianise li chiuderemo tutti, statene certo! E sono sempre più convinto che dobbiamo prendere questa gente, e i politici loro amici e complici, con i forconi: ci stanno uccidendo. Prendiamoli con i forconi!”.

Anche la parlamentare M5S Conny Giordano, originaria di Frattamaggiore, ha saputo a Roma la notizia del rogo: "ho allertato personalmente il Ministero dell'Ambiente e sono certa che il ministro Sergio Costa e il sottosegretario Salvatore Micillo, lavoreranno alacremente per comprendere dinamica e responsabilità di questo ennesimo disastro ambientale a danno della nostra terra. Non è giusto".

Per il senatore e geologo Franco Ortolani ci sono domande che attendono una risposta: "una nuova strategia criminale? Invece di tanti piccoli fuochi un solo grande incendio criminale? Migliaia di metri cubi di materiale infiammabile senza adeguate strutture antincendio né sorveglianza. Quale sarà il prossimo deposito?"

Dal 2017 in tutto il Paese, da Nord a Sud, decine di impianti di trattamento dei rifiuti sono finiti in cenere con roghi spesso dolosi: sullo sfondo i costi di smaltimento di materiali plastici di fine lavorazione. Intanto da Isde -Medici per l’ambiente arrivano le consuete raccomandazioni alla cittadinanza: non aprire porte e finestre, non uscire, non accendere i condizionatori. Ma si può vivere così?

 

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Pubblicato in Campania
Mercoledì, 25 Luglio 2018 14:15

EBOLA: IN RDC DICHIARATA LA FINE DELL'EPIDEMIA

Il Ministero della Salute della Repubblica Democratica del Congo ha dichiarato ufficialmente finita l'epidemia di Ebola nel paese. Medici Senza Frontiere (MSF), che fin dai primi casi ha avviato un intervento d'emergenza per contrastare il diffondersi del virus, dà il benvenuto alla notizia e auspica che i passi in avanti fatti durante questa risposta all'epidemia abbiano un impatto positivo nel lungo termine.

"Siamo molto felici per la fine dell'epidemia di Ebola in Repubblica Democratica del Congo (RDC), dichiarata dal Ministero della Salute del paese" ha detto Micaela Serafini, direttore medico di MSF. "Fin dall'inizio dell'epidemia, MSF ha avviato un intervento d'emergenza insieme alle autorità locali, fornendo assistenza medica, isolamento dei pazienti, attività di promozione della salute e ha contribuito a garantire sorveglianza epidemiologica e sepolture sicure nelle aree di Mbandaka, Bikoro, Itipo e Iboko."

"Insieme al Ministero della Salute e all'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), MSF ha anche contribuito alla vaccinazione avviata nell'ambito di uno studio clinico per fermare la diffusione del virus. I dati sono ancora in fase di analisi, ma siamo incoraggiati dal fatto che la vaccinazione – insieme alla rapida risposta internazionale e agli sforzi congiunti messi in atto per raggiungere le comunità remote – ha contribuito a bloccare la diffusione del virus. La vaccinazione è un ulteriore, importante strumento per combattere questo genere di epidemia. E anche se l'Ebola resta una minaccia in RDC, siamo supportati dai passi avanti compiuti durante questa risposta" continuaMicaela Serafini di MSF.

"Auspichiamo inoltre che le risorse dedicate a questo intervento contro l'Ebola nella Provincia dell'Equatore abbiano un impatto positivo a lungo termine, rafforzando la capacità del sistema sanitario della RDC. MSF continua a rispondere ad altre epidemie, per esempio di morbillo o di colera, in altre aree del paese. E continueremo a supportare la ricerca di possibili trattamenti per l'Ebola, per essere in grado di fornire ai pazienti la migliore possibilità di sconfiggere il virus in caso di una nuova epidemia"conclude la Serafini di MSF.

Tra maggio e metà luglio, le équipe di MSF hanno avviato un intervento di emergenza per contrastare l'epidemia di Ebola nella Provincia dell'Equatore. Complessivamente, le équipe del Ministero della Salute supportate da MSF a Bikoro, Itipo, Mbandaka e Iboko, hanno fornito assistenza a 38 pazienti confermati, di cui 21 sono sopravvissuti e sono tornati alle loro case. Purtroppo 17 sono morti. Più di 120 altri pazienti che mostravano sintomi compatibili con l'Ebola sono stati isolati e testati, ma sono risultati negativi e sono quindi potuti rientrare nelle loro case. 

Nel complesso 3.199 persone sono state vaccinate contro l'Ebola nell'ambito di uno studio clinico del vaccino rVSVDG-ZEBOV-GP, da MSF, OMS, e Ministero della Salute, sotto la Expanded Access Framework dell'OMS. Le équipe di MSF hanno vaccinato da sole 1.673 persone nelle aree di Bikoro e Itipo, tra cui i contatti dei pazienti confermati, i loro contatti e gli operatori in prima linea (operatori sanitari, addetti alle sepolture, guaritori tradizionali e autisti di moto-taxi), considerati i maggiormente a rischio di contrarre il virus.

 

 

Pubblicato in Dal mondo

L'organizzazione medico-umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF) chiede di porre fine alla detenzione arbitraria di rifugiati, richiedenti asilo e migranti in Libia dopo il drammatico aumento del numero di persone intercettate nel Mediterraneo dalla Guardia Costiera libica, supportata dall'Unione Europea.

Almeno 11.800 persone che tentavano di attraversare il Mediterraneo su precari barconi inadatti al mare sono state riportate in Libia solo quest'anno secondo le organizzazioni delle Nazioni Unite, con intercettazioni quasi quotidiane nelle acque internazionali tra Italia, Malta e Libia. Una volta sbarcate, le persone vengono trasferite in centri di detenzione non regolamentati lungo la costa.

"Persone appena scampate a situazioni di vita o di morte in mare non dovrebbero essere trasferite in un pericoloso sistema di detenzione arbitraria" ha detto Karline Kleijer, responsabile delle emergenze per MSF. "Molti di loro hanno già sofferto terribili livelli di violenza e sfruttamento in Libia e durante gli estenuanti viaggi dai loro paesi d'origine. Ci sono vittime di violenza sessuale, di traffico, torture e maltrattamenti. Tra i vulnerabili ci sono bambini, a volta senza un genitore o un accompagnatore, donne incinte o in fase di allattamento, anziani, persone con disabilità mentali o in gravi condizioni mediche."

Senza un sistema di registrazione formale e reportistica, una volta che una persona è all'interno di un centro di detenzione non c'è modo di tracciare cosa le accade. I detenuti non hanno la possibilità di questionare la legalità della loro detenzione o dei trattamenti che subiscono. I programmi di evacuazione gestiti dall'Agenzia delle Nazioni Unite per le Migrazioni (IOM) e dall'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) per aiutare rifugiati e migranti a uscire dalla detenzione arbitraria sono stati rafforzati l'anno scorso ma riescono ad aiutare solo una piccola parte della popolazione rifugiata e migrante in Libia. La misura principale, facilitata dall'IOM, consiste nel rafforzare i cosiddetti rimpatri "volontari" dei migranti dai centri di detenzione ai loro paesi di origine, con 15.000 persone già rimpatriate da novembre. Si tratta di uno sviluppo positivo quando supporta persone bloccate in Libia che vogliono tornare a casa, ma la natura volontaria di questi rimpatri è contestabile perché le persone non hanno altra alternativa formale per uscire dai centri.

L'UNHCR ha evacuato poco più di 1.000 dei rifugiati più vulnerabili, ma la maggior parte di loro è stata portata in Niger dove attende urgentemente di essere reinsediata in altri paesi. Come conseguenza dell'aumento delle intercettazioni in mare, le équipe di MSF a Misurata, Khoms e Tripoli riscontrano un netto aumento nel numero di rifugiati, migranti e richiedenti asilo bloccati nei centri di detenzione già sovraffollati.Recentemente, MSF ha fornito assistenza medica in un solo giorno a 319 persone intercettate in mare e portate in un centro di detenzione a Tripoli, la maggior parte delle quali era stata detenuta dai trafficanti per diversi mesi prima di tentare la traversata del Mediterraneo. Intorno a Misurata e Khoms, MSF fornisce cure a persone con ustioni di secondo grado, scabbia, infezioni respiratorie e disidratazione. In un'occasione, persone intercettate in mare sono state portate al centro di detenzione senza vestiti, perché avevano perso tutto in mare. 

"A Khoms ci sono oltre 300 persone, tra cui bambini molto piccoli, rinchiuse in un centro di detenzione sovraffollato. Il caldo è asfissiante, non c'è areazione e l'accesso ad acqua potabile pulita è scarso – è acqua salata mista a liquami" dice Anne Bury, vice coordinatore medico di MSF in Libia. "La situazione nei centri di detenzione è insostenibile, il clima è molto teso, le persone sono esposte ad abusi di ogni sorta. Le persone sono disperate, vediamo ferite e fratture. Alcune tentano di fuggire, altre fanno lo sciopero della fame."

Questa situazione è il risultato del tentativo dei governi europei di impedire a qualunque costo a rifugiati, migranti e richiedenti asilo di raggiungere l'Europa. Elemento centrale di questa strategia è equipaggiare, formare e supportare la Guardia Costiera libica perché intercetti le persone in mare e le riporti in Libia. Navi non libiche non possono infatti riportare legalmente i migranti in Libia perché il paese non è riconosciuto un posto sicuro. Ma le persone soccorse in acque internazionali nel Mediterraneo non devono essere riportate in Libia: devono essere portate in un porto sicuro, come prescritto dal diritto internazionale e marittimo.

"La Libia non può essere considerata una soluzione accettabile per prevenire gli arrivi in Europa" ha detto Kleijer di MSF. "Rifugiati, richiedenti asilo e migranti intercettati in mare non devono essere riportati in Libia e non devono essere detenuti nel paese su basi arbitrarie e in condizioni disumane".

L’impegno di Msf in Libia

Da circa due anni, MSF fornisce cure mediche a rifugiati e migranti nei centri di detenzione in Libia che rientrano formalmente sotto l'autorità del Ministero dell'Interno del paese e del suo dipartimento per combattere l'immigrazione illegale (DCIM) a Tripoli, Khoms e Misurata.

Ai detenuti non viene garantito accesso alle cure mediche – che vengono fornite da una manciata di organizzazioni umanitarie come MSF o da agenzie delle Nazioni Unite, che riescono ad avere una presenza limitata nel paese nonostante la violenza e l'insicurezza diffuse. Oltre a supportare trasferimenti salvavita negli ospedali, i medici MSF trattano le persone detenute nei centri per condizioni mediche per la maggior parte causate o aggravate dalla mancanza di un'adeguata assistenza medica e dalle condizioni di vita disumane all'interno dei centri. Tra esse, infezioni del tratto respiratorio e urinario, diarrea acquosa acuta e scabbia. Molti pazienti hanno istinti suicidi e mostrano sintomi di disturbo da stress post-traumatico. MSF vede regolarmente pazienti con problemi psichiatrici che richiederebbero un ricovero, spesso legati o esacerbati dalla detenzione in queste condizioni.

 

 

Pubblicato in Nazionale

Partirà da Benicàssim (Spagna) la presentazione del prototipo finale del gioco innovativo per superare gli stereotipi di genere. Sarà infatti il Rototom Sunsplash, il più grande Festival europeo di musica e cultura reggae, ad accogliere il progetto europeo Free to Choose – guidato dalla Cooperativa sociale Itaca - che mira ad aiutare ragazze e ragazzi 16-29 anni a superare gli stereotipi di genere che ancora li condizionano nella scelta del loro percorso formativo e professionale.

Il 18, 19 e 20 agosto sono previsti tre intensi appuntamenti di disseminazione nell’area del “Magico Mundo”: il 18 agosto una presentazione più teorica a cura della prof.ssa Capitolina Díaz dell’Università di Valencia (Unival) che interverrà su “Mind the gap & Coming out: stereotipi di genere in Europa”, e di Alan Mattiassi, ricercatore post dottorato dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia (Unimore), con “Free to Choose il gioco: disegno storia e risultati”; mentre il 19 e 20 agosto spazio al gioco perché Free to Choose è anche questo, un gioco da tavolo la cui sperimentazione pratica troverà un tassello fondamentale nei due giorni di sessioni ludiche, aperte alla fascia target sotto la guida esperta di due game master di progetto.

Il Dipartimento Cultura del Rototom Sunsplash Festival, che si terrà a Benicàssim (Castellón, Spagna) dal 16 al 22 agosto e festeggerà la 25^ edizione, accoglierà il progetto Free to Choose, co-finanziato dal programma REC - Rights, Equality and Citizenship dell’Unione Europea. Il tema del superamento degli stereotipi di genere affrontato attraverso il gioco bene si adatta al pubblico del Sunsplash, che è soprattutto giovane e per oltre il 50% proveniente da diversi Paesi europei, e questo è proprio il target di Free to Choose. Progetto e gioco troveranno spazio culturale e ludico nel Magico Mundo, che quest'anno sarà organizzato anche con un'area dedicata ai giochi da tavolo rivolti al pubblico giovane.

Tra gli obiettivi del progetto, lo sviluppo e la sperimentazione di un gioco come strumento innovativo di orientamento scolastico e professionale, che aiuti a decodificare e superare gli stereotipi di genere che ancora condizionano ragazze e ragazzi 16-29 anni nella scelta del percorso formativo e nella costruzione di quello lavorativo.

Il progetto Free to Choose coinvolge una decina di organizzazioni di cinque Paesi europei all’interno di un partenariato che comprende, oltre alla capofila Cooperativa sociale Itaca, Regione Friuli Venezia Giulia Assessorato al Lavoro, Istruzione, Politiche giovanili e Pari opportunità, Ires Fvg, Università di Modena e Reggio Emilia per l’Italia, e poi Mcbit e Nefiks (Slovenia), Opciònate e Università di Valencia (Spagna), Apload (Portogallo) e Mediterranean Institute for Gender Studies MIGS (Cipro).

La “Ricerca sulle abitudini ludiche” effettuata dall’Università di Modena e Reggio Emilia è stata un tassello fondamentale per la costruzione della struttura del gioco Free to Choose, che ha visto la collaborazione dell’associazione di ricerca sul gioco PlayRes nella fase di game design. Il gioco, tra le tante ricche sinergie attivate, vede quella con Paolo Mori, uno dei migliori e più conosciuti game designer d’Italia, e con Giorgio Gandolfi, noto project manager in ambito di game design.

Diversi gli spunti emersi dalla ricerca, presentati da Unimore a metà giugno a Palermo nel corso di un convegno scientifico con focus sulla donna giocatrice. La ricerca ha coinvolto 1904 persone, di cui 1399 tra i 16-29 anni (target di progetto) quasi equamente suddivisi tra maschi e femmine. I giochi più conosciuti tra gli intervistati sono risultati i videogame (più tra i maschi che tra le femmine) e lo sport, equamente rappresentati tra i generi i giochi da tavolo, sia come conoscenza del gioco sia come utilizzo. È emerso, inoltre, che i maschi usano i videogame due volte più delle femmine, che come piattaforme PC/Consolle sono tipicamente maschili, mentre le femmine giocano in famiglia più dei maschi, che a loro volta giocano di più negli altri contesti, ad esempio tra amici e online.

[Free to Choose]

Tutti questi elementi sono stati oltremodo preziosi per la costruzione del prototipo del gioco Free to Choose. Più facile da giocare che da spiegare, FtC sarà un gioco da tavolo, con carte attraverso le quali ogni giocatore interpreterà un personaggio a lui sconosciuto, cercando di costruirne il profilo personale prestando attenzione a non cadere nella trappola dello stereotipo di genere. Fondamentale sarà nelle sessioni di gioco il ruolo del game master, che guiderà i giocatori in punta di piedi. In autunno l’avvio della sperimentazione europea del gioco supportata da metodologie scientifiche, previste molteplici sessioni di gioco in Italia tra Friuli Venezia Giulia, Veneto ed Emilia Romagna, come anche in Portogallo e Slovenia.

Pubblicato in Parità di genere

È a uno tra i più grandi scrittori italiani a cavallo degli ultimi due secoli, Andrea Camilleri, che MicroMega ha deciso di dedicare il quinto numero dell’anno, in edicola, libreria, ebook e iPad da giovedì 26 luglio. Un omaggio al bardo novantatreenne conosciuto al grande pubblico soprattutto per i gialli con protagonista il commissario Salvo Montalbano, nonostante la sua produzione letteraria sia sterminata, e includa anche straordinari romanzi storici. 

Il numero si apre con una ricca testimonianza dello stesso Camilleri che racconta i suoi esordi da piccolo poeta ‘fascista’, i lunghi anni dedicati al teatro, il passaggio alla letteratura, la faticosa invenzione del vigatese, il ‘ricatto’ di Montalbano, le donne dei suoi romanzi e della sua vita, il suo impegno civile e politico fino al recente ritorno in teatro, con un monologo su Tiresia scritto da lui stesso: un modo per chiudere e riaprire il cerchio della sua vita artistica e letteraria che proprio in teatro era iniziata, nel 1947. 

Alle peculiarità della scrittura di Camilleri è dedicata una prima sezione del numero con interventi di Salvatore Silvano Nigro, che spiega perché i due filoni narrativi dello scrittore (quello dei gialli e quello dei romanzi storici) costituiscono due parti di uno stesso ‘sistema’ letterario; Nunzio La Fauci ne analizza nel dettaglio le particolarità linguistiche; Giuseppe Marci racconta come e perché ha ‘adottato’ le opere dello scrittore agrigentino all’università; e infineMarilù Oliva ci conduce alla scoperta delle straordinarie figure femminili nella narrativa storica di Camilleri. 

Una seconda sezione è invece incentrata sulle trasposizioni televisive dei romanzi di Camilleri. Luca Zingaretti racconta come ha fatto a dare un volto al commissario Montalbano; Alberto Sironi spiega le scelte di regia che stanno dietro alla serie più famosa della tv italiana; il produttore Carlo Degli Esposti descrive come è nata l’idea e come è stato possibile mantenere un tale livello di qualità negli anni; lo scenografo Luciano Ricceri spiega perché ha deciso di ambientare i film nel ragusano; Michele Riondino e Gianluca Maria Tavarelli raccontano la sfida di mettere in scena Il giovane Montalbano;Franco Piersanti rivela come è nata la colonna sonora della serie; e infine Francesco Bruni illustra il modo in cui dal romanzo si passa alla sceneggiatura dei film. 

Quello di Camilleri è peraltro un successo planetario, nonostante tradurre i suoi romanzi in altre lingue sia un’operazione particolarmente complicata. Quattro tra i suoi traduttori – Stephen Sartarelli per l’inglese, Pau Vidal per il catalano, Moshe Kahn per il tedesco e Serge Quadruppani per il francese – ci raccontano cosa significa immergersi nella selva linguistica dello scrittore, quali sono le difficoltà principali e quali i ‘trucchi’ per superarle. 

Al Camilleri dell’impegno civile e politico è dedicata un’altra parte del numero nella quale lo scrittore Maurizio de Giovanni spiega perché l’autore di Montalbano sia il padre nobile di tutti i giallisti italiani contemporanei, sia dal punto di vista letterario sia da quello dell’impegno civile; Giovanni De Lunaillustra perché nei romanzi di Camilleri gli storici del futuro troveranno fonti preziose per ricostruire il nostro tempo e Tomaso Montanari ricorda tutti i momenti in cui Camilleri è intervenuto in maniera diretta nel dibattito pubblico, con la coerenza e l’integrità che caratterizzano i veri intellettuali. 

Chiude il numero la sezione intitolata ‘Il mio Camilleri’ in cui Valentina Alferj, sua storica collaboratrice, ripercorre la storia di questo sodalizio umano e professionale; il poliziotto Corrado Empoli ricorda con nostalgia e affetto le lunghe conversazioni con ‘il professore’; Antonio Sellerio descrive il rapporto della casa editrice palermitana con il suo scrittore di punta; e infine Simonetta Agnello Hornby spiega perché Camilleri sarebbe degno del Nobel ma è il Nobel a non essere degno di lui.

Pubblicato in Cultura

Le cooperative sociali piacentine battono la crisi e consegnano a tutti i lavoratori un contributo extra in busta paga di 380 euro. "Nonostante la situazione di generale difficoltà, la cooperazione sociale piacentina conferma il proprio impegno a favore dei propri soci e lavoratori", dichiarano Maurizio Molinelli, Vicepresidente Legacoop Emilia Ovest, e Daniel Negri, Presidente Confcooperative Piacenza.

E’ di questi giorni infatti la sottoscrizione di un accordo sindacale siglato da Confcooperative e Legacoop con Cgil, Cisl e Uil per il riconoscimento dell’Elemento Retributivo Territoriale, il cosiddetto ERT, dovuto a tutti i lavoratori operanti nel settore in provincia di Piacenza. Il risultato raggiunto quest’anno è il più alto da quando l’ERT è stato istituito nel 2007, ed è pari a 380 euro per un lavoratore a tempo pieno inquadrato nella posizione economica C1.

Sono 50 le cooperative sociali aderenti alle centrali cooperative piacentine interessate da tale accordo, che ogni anno viene siglato per effetto del contratto integrativo provinciale, un vero caposaldo nelle relazioni sindacali nella nostra provincia. Tale contratto prevede che ogni dodici mesi sulla base dell’analisi di alcuni parametri economici e occupazionali venga definito l’importo da corrispondere ai lavoratori.

Le cooperative sociali si distinguono in quelle di tipo A che svolgono servizi socio-sanitari ed educativi, e in quelle di tipo B che sono invece dedite all’inserimento lavorativo dei soggetti in situazione di svantaggio, con particolare riguardo alle persone con disabilità fisiche, psichiche e sensoriali. Complessivamente, le cooperative sociali piacentine sviluppano un fatturato di circa 80 milioni di euro e offrono occupazione a oltre 2000 persone, con contratti di lavoro per la maggior parte a tempo indeterminato e con un tasso di occupazione femminile molto elevato.

Pubblicato in Emilia-Romagna
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