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Mercoledì, 19 Giugno 2019

Articoli filtrati per data: Lunedì, 30 Luglio 2018 - nelPaese.it

Dopo il rogo dei Caivano si apre un nuovo scontro tra Vincenzo De Luca e i comitati ambientalisti. Il presidente della Regione Campania, durante un incontro a Coldiretti, ha indirizzato parole dure contro giornalisti “camorrologi” e comitati “parassiti, “gente che se non ha un problema, deve inventarselo se no non campa”. Per il governatore sono necessari 15 impianti di compostaggio per la raccolta differenziata e non vuole più sentir parlare di “terra dei fuochi”. Il riferimento è ai roghi degli impianti di Caivano e a inizio luglio di quello a San Vitaliano.

De Luca parla di “comitatismo” in riferimento alla cittadinanza che da anni nelle province di Napoli e Caserta è in prima linea contro roghi e discariche. “Insomma, non ci sarebbe nessuna Terra dei Fuochi – scrivono in una nota Rete Stop Biocidio e Cittadinanza e comunità - E lo grida anche all’indirizzo dell’On. Micillo, sottosegretario all’Ambiente, per dire che non ha molto senso intitolare così proprio il recente decreto che, voluto dal Ministro Costa, ridefinisce le attribuzioni di competenze per la risoluzione di questo problema”.

“Ci faccia capire – chiedono i comitati - bruciano tre piattaforme di raccolta plastica e carta nel giro di un mese (a proposito, lei non sa nemmeno cosa è bruciato: lo dice lei nel video, non noi) modalità praticamente identiche, sicuramente per mano esterna; provocano un danno enorme alla salute dei cittadini, nonché ai raccolti delle zone circostanti e lei ci dice che non c’entra niente la Terra dei Fuochi. Ah si, in fondo allo stesso video da segno di saperla qualcosa, quando dice che non è un problema di rifiuti urbani, ma di smaltimento illegale dei rifiuti. E a lei questi ultimi, devastanti, roghi cosa sembrano? Autocombustione? Ma non possiamo aspettarci altro da un governo regionale che ha le mani in pasta nello stesso sistema corruttivo e nepotistico che ci ha affossato. Siamo seri, signor presidente”.

“Anche noi gridiamo ‘Mai più Terra dei Fuochi’ – continua la nota - Mai più bimbi morti, mai più estati irrespirabili.  Mai più manifestazioni in piazza, mai più notti passate a discutere e a studiare tra noi per proporre soluzioni adeguate. Mai più lavoro incessante sul territorio, tra la gente, ad ascoltare i problemi. Mai più corse sui luoghi dei roghi e mai più ore e ore a respirare monnezza per cercare di capire la verità. Anche noi vogliamo che la Campania riparta dall’agricoltura. Lo gridano gli agricoltori che sono tra le nostre stesse fila e che non hanno paura della verità. Lo vogliono quei contadini che sono strozzati dalla Grande Distribuzione, con cui la sua Coldiretti va a braccetto, e che cercano possibilità economiche in altri canali e che le trovano, Presidente. Lo vogliono quegli agricoltori che si sono visti sequestrare i pozzi perché accanto a discariche immense e che magari continuano a coltivare perché non hanno altro con cui campare. Noi siamo dalla parte di chi lavora onestamente”.

I comitati si sentono in trincea e le loro denunce vanno verso quelle che sono le mancanze istituzionali di oltre 20 anni in quel territorio. “Caro Presidente, non ci chiami parassiti solo perché facciamo il nostro mestiere – conclude la nota dei comitati - senza di noi moriremmo tra molto più dei 900 roghi di cui parla lei. Noi siamo fieri di aver svegliato questo popolo, di aver attivato percorsi legislativi che ora lei nega. E siamo fieri di appartenere alla Terra dei Fuochi che è fucina di pensiero e terra di grande coraggio. Per il resto, le risponderemo come sempre in tutte le sedi: nelle piazze, nei tribunali, nei laboratori scientifici. Rimaniamo in trincea. Soldati semplici, semplici cittadini”. 

 

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Aggressioni razziste, violenze e spari non si fermano. Dalle associazioni si alza un grido di allarme e appelli alle istituzioni. "Avanti per Berlino. Daisy Osakue partecipera' agli Europei". Lo assicura alla Dire Alfio Giomi, presidente della Federazione Italiana di Atletica Leggera (Fidal), commentando l'aggressione subita dalla 22enne di origine nigeriana naturalizzata italiana nella notte tra domenica 29 e lunedi' 30 luglio. "Ho parlato con la ragazza e mi ha raccontato che due giovani le hanno tirato da una macchina qualcosa senza fermarsi, senza nessun tipo di altra espressione. È stata colpita- continua il presidente della Fidal- e ha avuto molta paura. Era un uovo che con i frammenti del guscio le ha ferito la cornea. La ragazza ora sta bene".

"Un preoccupante elenco di violenze razziste – sottolinea Arci in una nota - che continua ad allungarsi, mentre il ministro Salvini dichiara che l’unico allarme sono i reati degli immigrati commessi in Italia. Esprimiamo il nostro sostegno e la nostra solidarietà alle vittime di queste e di tutte violenze a sfondo razzista. Condanniamo questi e tutti gli episodi di aggressioni, fisiche e verbali, di intolleranza e razzismo nei confronti di chi viene nel nostro paese in cerca di un futuro migliore e di una vita dignitosa. Continueremo a spenderci per costruire un Paese che sia solidale e accogliente. Un paese civile". 

Il Centro Astalli, in una nota pubblicata sul proprio sito web, esprime "seria preoccupazione per il susseguirsi di episodi razzisti e violenti ai danni di cittadini immigrati. Un'escalation di violenza che, dopo 11 persone ferite in meno di due mesi tra cui una bambina di 2 anni e una donna incinta, ha portato domenica scorsa alla morte di un uomo".

Il Centro Astalli chiede alle Istituzioni nazionali e alle amministrazioni locali i cui territori sono stati teatro di questi incresciosi episodi, di "intervenire con fermezza e in modo inequivocabile contro ogni forma di violenza e razzismo". E a chi svolge ruoli politici, "narrazioni in cui slogan e semplificazioni lascino il posto alla rappresentazione realistica della complessita' delle migrazioni che vanno governate e non demonizzate o peggio usate strumentalmente per far leva sull'emotivita' dei contesti locali e non sulle ragioni e il buon senso.

"Troppa intolleranza, diciamo basta alle parole d'odio": don Virginio Colmegna, presidente della Casa della Carità, interviene dopo l'ennesimo episodio di violenza contro una persona di origine africana. "Siamo fortemente preoccupati per gli episodi di violenza nei confronti di stranieri che si stanno susseguendo su tutto il territorio italiano -si legge sul sito della Casa della Carità-: dall'operaio capoverdiano ferito in provincia di Vicenza all'aggressione del cameriere senegalese in Sicilia, dal ferimento di una bambina rom a Roma al lancio di uova che a Moncalieri ha provocato una lesione alla cornea a Dayzy Osakue, campionessa italiana under 23 di lancio del disco, di origine nigeriana". Non sono episodi che succedono per caso. "Appare ormai impossibile pensare che questi fatti siano solo una casualità e che non siano invece conseguenza dell'aumento dell'intolleranza xenofoba e razzista". 

(Fonti: Dire e Redattore Sociale)

Pubblicato in Nazionale

Calano gli ingressi in carcere dalla libertà (sono stati 24.380 nei primi mesi del 2018 erano stati 25.144 nel primo semestre del 2017), segno di un'attività criminale non in aumento – come del resto sottolineano le statistiche sui reati commessi – ma continuano a salire i detenuti, anche se di poco, aumentati di circa 700 unità negli ultimi 5 mesi. Al 30 giugno 2018 erano 58.759, 8.127 in più rispetto alla capienza regolamentare.

È quanto emerge dal rapporto di metà anno sulle carceri di Antigone che dedica ampio spazio anche alla questione stranieri. "Non c'è un'emergenza stranieri e non c'è un'emergenza sicurezza connessa agli stranieri" ha sottolineato Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, durante la conferenza stampa. "La detenzione degli stranieri in Italia – ha fatto presente Gonnella - è diminuita di oltre 2 volte negli ultimi 10 anni. Se nel 2008 il tasso di detenzione (numero dei detenuti stranieri sul numero degli stranieri residenti in Italia) era dello 0,71%, al 30 giugno di quest'anno il tasso è dello 0,33%. I detenuti stranieri – ha concluso il presidente di Antigone - sono addirittura diminuiti in termini assoluti rispetto al 2008".

Secondo l'associazione questo dato è spiegabile con il patto di inclusione. Regolarizzare la posizione degli stranieri e integrarli nella società riduce di molto i tassi di criminalità. Un esempio è quello dei rumeni che in soli cinque anni sono oltre 1.000 in meno nelle carceri, mentre la loro presenza in Italia è andata crescendo.

Nel rapporto Antigone risponde anche a chi propone di costruire nuove carceri. Secondo l'associazione la costruzione di un istituto in grado di ospitare 250 detenuti costa circa 35 milioni di euro. "Molto meno – ha chiarito ancora Patrizio Gonnella – costano le misure alternative alla detenzione che risultati molto migliori danno in termini di abbattimento della recidiva".

Secondo l'associazione attualmente in Italia sono 28.621 i detenuti in misura alternativa (16.554 in affidamento in prova al servizio sociale, 11.159 in detenzione domiciliare, 908 in semilibertà). Potrebbero essere 50.000 se non si chiudesse la porta del carcere agli oltre 20.000 che potrebbero averne diritto avendo pene residue inferiore ai tre anni.

 

 

Pubblicato in Nazionale

“L’individuazione del nemico del migrante si è impossessata della stragrande maggioranza degli italiani: il 67% secondo Swg. I due terzi del Paese ha paura e quando hai paura puoi fare di tutto”.  Questo è un passaggio dell’editoriale scritto esattamente un anno fa. Allora ci furono le bombe carta, l'inizio della stagione d'odio contro le Ong, le intimidazioni a Don Biancalani. 

Dopo un anno l’estate italiana è ancora più nera. Ora quel “fare di tutto” è diventato realtà. Spari, aggressioni, violenze a sfondo razziale sono cronaca quotidiana. A sciogliere ogni rottura di un patto civile è stato Luca Traini con la sua tentata strage a Macerata. Poi gli omicidi dell’ambulante senegalese a Firenze e del sindacalista Soumaila Sacko in Calabria.

Negli ultimi 45 giorni sono stati 10 tra migranti e una bimba rom sono stati colpiti da proiettili a piombino e anche veri. Da Rimini a Napoli con Konate, dai ragazzi della provincia di Caserta a Roma fino al lavoratore capoverdiano a Vicenza: italiani che imbracciano fucili e pistole, prendono la mira e sparano.

Anche se ormai siamo fuori dalla “paura” che si è fatta maggioranza nel Paese il “fare di tutto” è diventata una prassi accertata, legittimata e difesa. Secondo il ministro dell’Interno Salvini “il razzismo è un’invenzione della sinistra” senza aver mai pronunciato frasi di condanna per uomini, donne e bambini aggrediti o sparati. Al tempo stesso sono le Ong e chi fa accoglienza a finire nel mirino, come complici di chissà quale malaffare.

È una trasformazione genetica che viene da lontano, cresciuta soprattutto negli ultimi 5 anni tra fake news e la voglia di avere un nemico a portata di mano. Il nero e il rom sono quelli più facili, magari da sparare. Ma non saranno gli unici perché non basterà: ci risentiamo fra un anno con la speranza di non dover raccontare un’estate peggiore in un Paese che ha perso la sua umanità.

Pubblicato in Editoriale

Napoli e la sua periferia orientale. Lo stanziamento di 14 milioni per il progetto di un Auditorium nel quartiere San Giovanni a Teduccio rappresentano una nuova occasione per un’area dove disoccupazione, inquinamento ambientale, faida criminale e abbandono non vedono risposte istituzionali.

Lo scorso 23 luglio nella Biblioteca comunale A. Labriola si è tenuta un’assemblea promossa dal Comitato Civico di San Giovanni a Teduccio per discutere del progetto di “Completamento del Polo Scolastico di Via Taverna del Ferro” che prevede la costruzione di un Auditorium polifunzionale. Il piano è stato rilanciato dalle recenti deliberazioni del Sindaco e del Consiglio della Città Metropolitana di Napoli, del 5 e 10 luglio 2018, nonché dalle dichiarazioni rese alla stampa dallo stesso Sindaco sulla volontà di realizzare l’opera.  

Dopo l’assemblea diverse realtà del territorio hanno inviato e diffuso una lettera al primo cittadino Luigi de Magistris: tra loro il Comitato civico San Giovanni, la rete Napoli Zeta, Società mutuo soccorso di Barra, comitato ex Taverna del Ferro, associazione Ichos, associazione Punto e a capo.  

I partecipanti hanno espresso “unanime apprezzamento per le potenzialità offerte dalla nuova infrastruttura, sul terreno della formazione, della promozione culturale, e per il significativo contributo che può rendere alla riqualificazione urbana”, è scritto nella lettera. Lo stato del progetto è in una fase molto avanzata “disponendo di tutti gli strumenti per essere realizzato in tempi estremamente stringati. Pertanto, si potrà verificare già dalle prossime settimane la relazione esistente tra annunci e pratiche effettive”.

“Nel corso della discussione – scrivono comitati e associazioni - si è sviluppata una riflessione più complessiva sul destino dell’Area Orientale attraversata da una lunga fase di transizione, e inoltre dalla morsa della crisi economica, in cui va evidenziandosi una prospettiva che appare sempre di più contraddittoria ed incerta che continua a produrre fenomeni di degrado e di marginalità sociale. Il filo conduttore dei diversi interventi è stato rappresentato dalla esigenza di promuovere forme di cooperazione effettiva fra le diverse esperienze associative espressione dell’Area Orientale, per incoraggiare una iniziativa comune, l’unica in grado di incidere in una situazione estremamente complessa nella quale agiscono interessi corposi ed organizzati espressione delle grandi holding, il cui unico scopo è quello di sostenere una ristrutturazione ed un ampliamento delle attività esistenti priva di ogni elemento di riqualificazione e di ridefinizione delle funzioni di una città rivolta verso il futuro, dove invece, la qualità urbana e scelte a sostegno di uno sviluppo ecocompatibile possono ridisegnare una diversa prospettiva civile e democratica”.

La partecipazione all’assemblea “è stata molto interessante poiché ha indicato un percorso unitario e unificante, dello stesso Associazionismo, consapevoli evidentemente anche dei limiti (datati) sinora registrati che hanno poi privato, e privano tuttora, il dibattitto e le decisioni sull’Area Orientale del punto di vista dei residenti rendendolo del tutto ininfluente rispetto a scelte di grande rilevanza che attengono alla prospettiva”. 

L’assemblea si è conclusa con la decisione di inviare seduta stante un documento, condiviso e sottoscritto dalle diverse associazioni e da singoli cittadini, alla Città Metropolitana di Napoli e all’Amministrazione Comunale, “per sollecitare la costruzione dell’Auditorium e perché avvii una riflessione approfondita sulle molteplici criticità presenti nell’Area Orientale favorendo un percorso partecipativo”.

È emersa dal dibattito l'esigenza di elaborare in loco “un documento sulla situazione complessiva e sulla prospettiva di sviluppo dell’Area Orientale che scaturisca da una riflessione libera ed in piena autonomia. A tal fine è necessario avviare un percorso che richiederà i suoi tempi e un impegno diffuso, sicuramente laborioso ma ineludibile, che coinvolga i cittadini, le associazioni, i saperi e le istituzioni, per offrire un contributo fattivo alla elaborazione di una proposta di sviluppo del territorio”, conclude la lettera.

 

Pubblicato in Campania

"La schiavitù ha rappresentato una delle maggiori vergogne dell'umanità. Oggi, Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani ci impone di ribadire la condanna e la battaglia contro ogni forma di schiavitù, vecchia e nuova". Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ponendo l'accento sul fatto che "terreno agevole per queste nuove forme di schiavitù è il fenomeno migratorio". "Nessun Paese - avverte - è immune da questa sistematica violazione della dignità umana" e nessuno deve avere "la tentazione di guardare altrove".

L’intervento del Capo dello Stato arrivano all’indomani delle parole del ministro dell’Interno Salvini che di fronte alle aggressioni armate e violenze quotidiane contro i migranti parla di “invenzioni della sinistra”. Sono 10 gli episodi di spari con piombini o proiettili veri, tra cui una bimba rom di 1 anno mentre le ultime aggressioni sono avvenute a Partinico, a Napoli e in provincia di Caserta dopo il tiro a bersaglio di Vicenza contro un lavoratore capoverdiano. Una situazione molto grave che cresce di giorno in giorno.

L’ultimo episodio in ordine di tempo riguarda Daisy Osakue, 22 anni, nazionale italiana di atletica leggera. È  stata aggredita da un gruppo di ragazzi mentre stava tornando a casa. Daisy, che è ha origini nigeriane ed è stata naturalizzata italiana dal Sudafrica (pur avendo vissuto sempre a Torino), è stata colpita duramente al volto ed è ora a rischio la sua partecipazione agli europei di Berlino. Il movente dell’aggressione risale ancora all’odio razziale.

I minori stranieri spariti e sfruttati

Al 31 maggio 2018 4.570 minori risultano irreperibili nel nostro Paese, hanno cioè abbandonato le strutture di accoglienza in cui erano stati inseriti, in particolare nelle regioni del sud. Si tratta per lo più di minori eritrei (14%), somali (13%), afgani (10%), egiziani (9%) e tunisini (8%).

Lo denuncia Save the Children nel rapporto "Piccoli schiavi invisibili 2018", fotografia aggiornata della tratta e dello sfruttamento dei minori. L’abbandono del sistema di accoglienza e l’ingresso nell’invisibilità, sottolinea il rapporto, espone i minori in transito a rischi notevoli, in particolare per i più vulnerabili come le ragazze minorenni provenienti dal Corno d’Africa.

Sebbene le comunità di accoglienza ospitino per lo più ragazzi, infatti, particolarmente significativa risulta la presenza di ragazze minorenni eritree (178) e somale (65), la cui propensione all’abbandono è molto alta e che una volta entrate nell’alveo dell’invisibilità rimangono esposte ad abusi e soprusi enormi. 

(Fonti: Ansa - Redattore Sociale - Quotidiano piemontese)

Pubblicato in Nazionale

Lo scorso 27 luglio le socie e i soci della cooperativa sociale Camelot si sono riuniti al cinema Apollo per votare in merito alla fusione con la cooperativa sociale CIDAS, ultimo passaggio dell’iter previsto dalla legge per ufficializzare il progetto che vede impegnate le due Cooperative ferraresi da febbraio 2018.

I 115 Soci di Camelot rappresentati nell’Assemblea Straordinaria si sono espressi all’unanimità a favore della fusione. Il via libera della votazione dei Soci di CIDAS, avvenuta nello stesso pomeriggio, ha trasformato il progetto in una realtà effettiva, che diventerà operativa a partire da dicembre 2018.

Come spiega Carlo De Los Rios, Amministratore Delegato di Camelot: “Con l’approvazione della Fusione da parte delle due Assemblee dei Soci di Camelot e CIDAS, si è concluso il percorso che abbiamo intrapreso a inizio 2018. E’ stato un lavoro intenso e condiviso con i nostri Soci e Lavoratori, che ci ha permesso di arrivare ad oggi con la piena consapevolezza di ciò che è stato fatto e ciò che si dovrà fare. La fusione sarà effettiva da dicembre, quando avremo una nuova Cooperativa Sociale che sarà un’opportunità per noi cooperatori ed anche un’importante risorsa per i territori in cui operiamo. Questo ci permetterà di guardare al futuro con rinnovata solidità e capacità di interpretare le sfide poste da una Società in rapida trasformazione”.

La nuova cooperativa Cidas in sintesi

I dipendenti delle due cooperative sono complessivamente (dati al 31/12/2017): 1518, di cui 1102 soci. Il fatturato previsto è di 55.000.000 € nel 2018. I territori sono diffusi in 4 regioni e 9 province: Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia nelle Province di Bergamo, Bologna, Ferrara, Ravenna, Padova, Parma, Piacenza, Rovigo, Trieste.

Tra i servizi offerti la nuova Cooperativa è presente nei settori Anziani, Socio - Assistenziale, Educativo, Trasporto Sanitario (in proprio o in committenza con le AUSL, le Aziende Ospedaliere, le Amministrazioni Comunali e le ASP), Disabilità, Inclusione e Lavoro, Accoglienza ed Integrazione, Mediazione interculturale e Insegnamento dell’italiano agli stranieri, Servizi integrati per l’immigrazione, Servizi per la riduzione del danno nella prostituzione e di supporto alle vittime di tratta, Mediazione Sociale, Progettazione locale, nazionale ed europea. 

 

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

La parmigiana Proges è la cooperativa italiana più attiva in Cina nel settore dei servizi agli anziani, una tra le più impegnate nel processo dell'internazionalizzazione all'interno del movimento cooperativo. Nei giorni scorsi il direttore generale Giancarlo Anghinolfi, il responsabile della linea socio-sanitaria Davide Cortesi e il responsabile commerciale Francesco Altieri si sono recati nelle città di Hong Kong, Ningbo e Liupanshui per consolidare l’organizzazione della joint venture Proges International Limited (con sede ad Hong Kong e con la partecipazione del socio cinese Maylink) e costituire due nuove società operative in Cina.

Ningbo è una città sette milioni di abitanti che dista tre ore da Shanghai. Qui è nata “NECS - Ningbo Elderly Care Service”, una joint venture tra Proges International e Raymond Holding che realizzerà una struttura per anziani di proprietà da trecento posti e che nel mese di settembre parteciperà ad appalti pubblici per la gestione di altre due RSA da mille posti letto.

A Liupanshui è stata costituita “Liangdu Proges International”, la joint venture tra Proges International (20%) e LSI - Liupanshui State Investment limited (80%). Quest'ultima è un'azienda pubblica che opera nel settore del infrastrutture che ha investito 40 milioni di euro nella realizzazione di “Kangyang, villaggio benessere e salute”, un complesso da oltre 900 posti letto che sarà inaugurato a gennaio 2019. La fase 2 del progetto, già autorizzata e finanziata, prevede l'ampliamento fino a 5.000 posti letto entro cinque anni. Questa collaborazione ha il sostegno del Comune Liupanshui e del Governo della Provincia di Guizhou e si inserisce in un più ampio programma di investimenti che LSI opererà nel settore socio-sanitario e del turismo sanitario e per la terza età.

“Il processo di internazionalizzazione della nostra cooperativa va avanti e si estende geograficamente, considerato che da anni siamo presenti a Bruxelles dove gestiamo i nidi della Commissione Europea e stiamo lavorando per entrare nel mercato dei servizi agli anziani di Mosca” dichiara Anghinolfi. “Siamo consapevoli dell’impegno che ci attende con queste nuove gestioni ma siamo convinti che nei prossimi anni esse ci daranno importanti soddisfazioni tanto economiche quanto nella valorizzazione delle nostre competenze”.

Pubblicato in Economia sociale
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