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Sabato, 20 Luglio 2019

Articoli filtrati per data: Lunedì, 27 Agosto 2018 - nelPaese.it

Spesso tirata in ballo a sproposito o con fake news, la cooperazione sociale interviene sul caso Diciotti. Da Milano alla Calabria le coop sociali che si occupano di accoglienza e integrazione chiedono a tutto il terzo settore (e alla sinistra) di intervenire in maniera più decisa. E di rivendicare il lavoro sul territorio per superare paure, muri e distanze tra le persone. 

“È evidente che il silenzio della maggior parte delle realtà legate al terzo settore sta lasciando campo libero a questo pensiero greve e razzista facendo sì che, nella popolazione, da una parte i razzisti si sentano giustificati nel rappresentare il proprio odio verbalmente, o peggio, e chi, invece, vorrebbe manifestare il suo dissenso verso questa idea di accoglienza non riesce a vedersi rappresentata”. Lo hanno dichiarato Lorenzo Sibio e Pino De Lucia, rispettivamente responsabile Legacoopsociali Calabria e responsabile Immigrazione Legacoop Calabria.

“Chiediamo alle altre realtà associative, alle forze di opposizione, ed al PD - aggiungono di uscire dal loro torpore, e dalla trappola della ricerca del consenso elettorale per tornare tra le persone a rivendicare quelli che sono i diritti universali dell’uomo, dei lavoratori e dei più deboli. Il diritto all’accoglienza, alla salute, alla cura e allo studio sono principi universali che vanno garantiti a tutti gli esseri umani”.

“Eppure lo sapevamo anche noi il colore dell’offesa e l’onta del rifiuto”. Citano Gian Maria Testa gli operatori della Cooperativa Il Melograno-CBM.  che da anni lavorano sulla cura del trauma, l’accoglienza e il sostegno alle fragilità sociali. “Riteniamo importante, partendo da queste premesse e dal bagaglio di competenze specifiche di cui siamo portatori, esprimere una riflessione, dopo che finalmente i migranti trattenuti sulla nave Diciotti sono potuti sbarcare”.

Sono due i punti su cui vogliono porre l’attenzione. “Nelle scelte politiche che hanno guidato la conduzione della vicenda, ci pare totalmente sottovalutato il fatto che le persone in questione (indipendentemente dalla loro qualificazione come migranti economici o rifugiati) provengono da una condizione di gravissimo stress derivante dalla detenzione in Libia e comunque dal viaggio in condizioni precarie. Una situazione di privazione della libertà imposta a chi viene da una storia segnata da vicende traumatiche non può che aggravare i sintomi da stress post traumatico (PTSD). Il percorso di recupero sarà più complesso: le prime cure, l’accoglienza, il riparo possono attivare risposte importanti e positive nei soggetti che vedono realizzarsi il raggiungimento di un primo traguardo. Al contrario, invece, incertezza e incuria riattivano dolori e paure aggravando la sofferenza psicologica. È ovvio che il percorso di recupero di queste persone e la loro possibilità di un inserimento nel nostro contesto sociale (per coloro che resteranno sul nostro territorio) sarà più faticosa e, di conseguenza, più onerosa per la collettività”.

E poi: “la vicenda di questi giorni, che ha portato fino all'estremo il conflitto tra fautori dello sbarco e contrari, rischia di essere un ulteriore tassello alla moltiplicazione della tensione collettiva, specie in quantogiocata di fronte a una situazione di fragilità, ove l'assumere una o l'altra posizione appare a ciascuno il frutto di scelte morali di fondo. Tale tensione collettiva incide sulla qualità della vita di ciascuno di noi e sulla capacità di costruire relazioni e un tessuto di solidarietà necessario alla umana convivenza. La complessità richiede di essere riconosciuta e affrontata. Costruire reti, creare vicinanze, diffondere cultura diventa una scelta che a tutti i livelli deve rifiutare le semplificazioni e le veloci scorciatoie.Nel piccolo del nostro lavoro di cura per il recupero di un benessere psicologico e sociale dei minori, degli individui e delle famiglie, abbiamo verificato come le relazionie i legami possono “curare” ; alimentare la contrapposizione (noi/glialtri) - al di là degli esiti in termini politici e sociali - è sempre fonte di malessere”.

Per questi motivi i tristi giorni che hanno segnato questa vicenda gli operatori de Il Melograno “auspicano che possano diventare occasione di riflessione per restituire a chi è impegnato nei percorsi di cura il significato autentico di ciò che sta facendo: “ricostruire“ percorsi di vita per chi è in difficoltà, per ridare dignità e speranza, per garantire i diritti di tutte le persone, in sintonia con quanto previsto dalla nostra Carta costituzionale e in linea con i valori che da sempre ispirano la nostra azione sociale”

 

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