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Mercoledì, 18 Settembre 2019

Articoli filtrati per data: Martedì, 28 Agosto 2018 - nelPaese.it

A seguito di nuove violenze inter-comunitarie più di 900.000 persone sono state costrette a fuggire lungo il confine tra Gedeo e West Guji, due aree rispettivamente nelle regioni del SNNP (Southern Nations and Nationalities People’s) e dell’Oromiya, nel sud dell’Etiopia. Dopo una prima missione esplorativa, Medici Senza Frontiere (MSF) ha lanciato un intervento d’emergenza per rispondere ai più importanti bisogni della popolazione sfollata.

“Con tante persone fuggite in così poco tempo, la priorità è fornire rifugi, beni di prima necessità, acqua, cure mediche e servizi igienici” dichiara Alessandra Saibene, coordinatrice per la risposta a questa emergenza di MSF. “La maggior parte delle persone è fuggita improvvisamente e senza niente al seguito. Oggi le famiglie dormono in edifici abbandonati, come scuole o chiese, e talvolta anche all’aperto sopra foglie di banano o teli di plastica”.

Anche prima di questa crisi, questa regione era una delle più densamente popolate del paese. Il rapido afflusso di sfollati rende ancora più carenti le risorse disponibili e i servizi pubblici. Nonostante l’intervento del governo per garantire cure mediche, cibo e generi di primo soccorso, le condizioni di vita sono preoccupanti perché permangono ancora gravi lacune nella fornitura di rifugi, acqua e servizi igienico-sanitari.

“Sovraffollamento, limitato accesso all’acqua pulita e latrine insufficienti fanno aumentare il rischio di insorgenza di malattie trasmissibili. Dobbiamo intervenire tempestivamente per migliorare le condizioni di vita, altrimenti la situazione potrà soltanto peggiorare” aggiunge Saibene di MSF.

MSF, in coordinamento con altri attori umanitari, sta costruendo con urgenza latrine e installando infrastrutture idriche e fognarie nei distretti di Kochere e Gedeb. L'organizzazione medico-umanitaria rifornisce gli sfollati di acqua potabile e migliora le condizioni igieniche e l'accesso all'acqua nelle strutture sanitarie locali. In più MSF sta supportando centri per la salute e ospedali con servizi medici di base e secondari, e ha in programma la distribuzione di generi di prima necessità come coperte o utensili da cucina.

“Stiamo lavorando con l’Ufficio sanitario regionale per assicurare agli sfollati l’accesso all'assistenza sanitaria di base e salvavita. Le nostre équipe hanno effettuato più di 19.000 visite mediche, di cui 6.700 a bambini al di sotto dei cinque anni. Abbiamo anche supportato il governo con una campagna di vaccinazione contro il morbillo rivolta ai bambini” prosegue Saibene di MSF. 

La maggior parte dei pazienti che riceve assistenza nelle strutture mediche di MSF soffre di diarrea, parassiti intestinali, infezioni del tratto respiratorio e della pelle; tutte conseguenze di povertà, sovraffollamento e assenza di acqua pulita. Con l'avvicinarsi del clima più freddo e la stagione delle piogge alle porte, le condizioni possono drammaticamente peggiorare, con gravi conseguenze per la salute delle persone. Pertanto, in stretto coordinamento con le autorità locali, MSF è pronta a implementare rapidamente tutti gli interventi necessari per proteggere la popolazione.

“Durante la stagione delle piogge si esauriscono quasi del tutto le scorte alimentari delle famiglie, rendendo così necessaria la distribuzione di generi alimentari per evitare la malnutrizione. È fondamentale una risposta rapida e prolungata da parte delle organizzazioni non governative e delle autorità locali, oltre ad un continuo impegno dei donatori” conclude Saibene di MSF. 

 

 

 

Pubblicato in Dal mondo
Martedì, 28 Agosto 2018 16:23

IO SONO ABOU. STORIA DI CORAGGIO E SPERANZA

Tocca il tema dei migranti la terza storia della campagna di comunicazione "La storia condivisa" con cui la Cooperativa Sociale Labirinto, da febbraio fino a dicembre di quest'anno, intende far conoscere le proprie attività, attraverso il racconto di sei storie narrate dalle socie e dai soci della cooperativa. Le storie, corredate da illustrazioni e video, sono diffuse attraverso il sito, la newsletter e i principali social network della cooperativa, Il resto del Carlino – edizione di Pesaro, la rubrica "Mondo Labirinto" nata dalla collaborazione con Radio Prima Rete, il sito Nelpaese.it, quotidiano online di Legacoopsociali, oltre che sui mezzi di informazione cartacea e digitale, con l'hashtag #lastoriacondivisa.

Pubblicato in Video

Per quanto riguarda il destino dei 150 cittadini stranieri trattenuti sulla Diciotti l’Associazione studi giuridici sull’immigrazione – ASGI diffonde alcune precisazioni, soprattutto in merito al trasferimento in Albania. “Tutti i migranti arrivati in Italia hanno diritto a chiedere asilo – scrive Asgi - ai sensi dell’art. 10, 3° co., della Costituzione e hanno diritto di essere informati ai sensi dell’art. 8 direttiva 2013/32/UE e degli artt. 10 e 10bis D. Lgs. 25/08 sulla possibilità di proporre domanda di protezione internazionale in Italia”.

Poi l’affondo: “i migranti giunti in Italia non potranno in alcun modo essere trasferiti in Albania – paese che non è parte dell'Unione Europea e il suo sistema normativo in materia di protezione internazionale non è conforme al Sistema Comune Europeo di Asilo - contro la loro volontà: nessuna norma nazionale o internazionale lo consente; pertanto eventuali trasferimenti in detto paese potranno avvenire solo per effetto della libera scelta del richiedente”

In merito ai migranti “affidati alla CEI” “restano sul territorio nazionale e, qualora propongano domanda di protezione, hanno diritto di essere inseriti nel sistema pubblico di protezione al pari di qualsiasi altro richiedente: potranno eventualmente avvalersi (come già avviene per i migranti trasferiti in Italia nell’ambito dei cd “corridoi umanitari”) in sostituzione di detto sistema, dell’intervento privato della Chiesa, ma ciò non toglie che anche per loro la procedura di esame della domanda dovrà svolgersi in Italia, quale paese di primo arrivo”.

Ai minori sbarcati e attualmente collocati presso le comunità per minori “dovrà essere assicurato al più presto l'accesso alle informazioni relative al ricongiungimento con eventuali parenti presenti in altri Paesi dell'UE”.

Secondo Asgi “questi inconfutabili dati normativi dimostrano che la scelta governativa di usare ogni arrivo di migranti come arma di pressione sulla UE (a costo di incorrere addirittura in gravissimi reati), è, oltre che totalmente illegittima e irresponsabile, anche inutile rispetto agli obiettivi che il governo dichiara di perseguire”. L’unica strada per una gestione comune degli arrivi è “quella riforma del regolamento Dublino che giace al Parlamento europeo soprattutto per l’opposizione di quegli stessi Paesi con i quali il Ministro dell’Interno e l‘intero governo vorrebbero ora fare cartello comune”.

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