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Sabato, 20 Ottobre 2018

Articoli filtrati per data: Lunedì, 10 Settembre 2018 - nelPaese.it

 Le scuole riaprono e Altreconomia dedica la copertina alle mense scolastiche, un universo che ogni giorno coinvolge oltre un milione e 200mila studenti. Non sono solo luoghi dove mangiare: sono parte integrante dell'offerta formativa ed educativa delle scuole, soprattutto in quei casi virtuosi, che raccontiamo, dove oltre alle scelte di qualità del cibo si compiono gesti di integrazione e civismo. 

 

Nello stesso numero:

 

  • Mentre trapela lo schema del decreto Salvini per i migranti, ricordiamo come si viaggia in “crociera” attraverso il racconto di chi soccorre i migranti: Giovanna Scaccabarozzi, medico, ha affrontato ogni genere di urgenza sulle navi Ong. Il testo è tratto dal nostro ultimo libro, "Alla deriva. I migranti, le rotte del Mar Mediterraneo, le Ong: il naufragio della politica, che nega i diritti per fabbricare il consenso".
  • Siamo stati in India, dove il governo raccoglie i dati biometrici dei cittadini. Aadhaaar, un sistema che mette a rischio la privacy ed espone al rischio di abusi;
  • L’avvocata africana che si batte contro il piombo. E vince. Intervista a Phyllis Omido, di Mombasa, in Kenya, attivista contro l’inquinamento nella borgata di Owino Uhuru, una delle più povere della città;
  • Incendi di rifiuti, i sindaci chiedono di non essere lasciati soli. Il punto da Torino alla Terra dei Fuochi, dove bruciano depositi e discariche, spesso abusivi. Il problema è nazionale e la regia probabilmente unica;
  • Nelle palestre popolarila passione per lo sport si coltiva da piccoli. Una risposta alla sedentarietà e al business dello sport;
  • Dalle oasi di Tor Bella Monaca uno sguardo diverso sul quartiere. Tra i palazzoni di edilizia popolare e le piazze dello spaccio, nella periferia romana fioriscono numerose esperienze culturali e sociali;
  • Ecco le nuove filiere del pomodoro: solidali, trasparenti, biodiverse. Dalla Campania alla Brianza, per offrire un’alternativa bio ed equa alla Grande distribuzione organizzata;
  • Chi aiuta i migranti bloccati in Bosnia, lungo la rotta dell’Europa. Reportage dalla cittadina di Velika Kladuša, a pochi chilometri dalla frontiera croata, tra i volontari che assistono oltre 500 profughi;
  • Il “grande gioco” dell’Afghanistan raccontato da Elio De Capitanidel Teatro Elfo di Milano. Con lo spettacolo “The great game / Enduring freedom” il teatro dà voce a una storia complessa, capace di parlare anche all’Italia e all’Europa di oggi;
  • La cura dei burattinisecondo Eliseo Bruno Niemen. Da quasi trent’anni, grazie alle storiche marionette di legno della tradizione piemontese, aiuta bambini e ragazzi a superare le proprie paure.

 

 

Pubblicato in Economia sociale

Con l'avvio del nuovo anno educativo 2018-19 ripartono i servizi integrativi alla prima infanzia promossi dal Comune di Monfalcone: il primo ad aprire sarà "Anghingò", il Centro gioco per bambini 13-36 mesi e genitori la cui data d'inizio è fissata per il 14 settembre; mentre l'8 ottobre sarà la volta dello Spazio gioco per bambini 18-36 mesi "Ciaomammapapà".

I genitori potranno visitare i due servizi, entrambi situati a Monfalcone in via Tagliamento 24, e ricevere informazioni più dettagliate - con la possibilità di conoscere le educatrici della Cooperativa sociale Itaca che si occupa della gestione operativa - martedì 11 settembre dalle 17 alle 18 per Anghingò, giovedì 20 e 27 settembre dalle 17 alle 18 per Ciaomammapapà. I due servizi sono aperti ai residenti nel Comune di Monfalcone o nei Comuni limitrofi.

Anghingò è il Centro gioco dove bambini e genitori possono trovare uno stimolante ambiente ludico, che offre ai piccoli diverse occasioni di apprendimento attraverso il gioco e le relazioni tra pari. Mentre i genitori possono avere a disposizione uno spazio per giocare serenamente con i propri figli e per confrontare le esperienze genitoriali con altre famiglie e con il personale educativo. Inoltre, l'inserimento graduale del bambino in un contesto educativo extra familiare stimola la curiosità e favorisce il desiderio di scoperta e di apprendimento.

Ciaomammapapà è lo Spazio gioco grazie al quale i bambini possono sperimentare il distacco dall'ambiente familiare e la scoperta di un luogo nuovo ed accogliente, dove poter acquisire nuovi apprendimenti attraverso il gioco e semplici attività grafico pittoriche e di manipolazione. I bambini imparano a condividere le regole del gioco nel gruppo dei pari e sviluppano nuove abilità legate alla sfera dell'autonomia, acquisizioni che consentono loro di vivere con maggiore sicurezza il successivo ingresso alla scuola dell'infanzia.

Info e iscrizioni: per ricevere ulteriori informazioni è possibile telefonare all'Ufficio Attività Educative ed Istruzione del Comune di Monfalcone al numero 0481 494359 oppure inviare un'e-mail all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

Il 12 settembre  alle ore 18 si svolgerà un momento di commemorazione nel luogo in cui furono uccisi Antonio Ciardullo ed Ernesto Fabozzi, nei pressi del cimitero di San Marcellino. A seguire, presso il Palazzo Ducale di Parete, si terrà un dibattito al quale interverranno, tra gli altri, Domenico Cuttaia, Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura e il Prefetto di Caserta Raffaele Ruberto. Sarà presente anche Tano Grasso, Presidente nazionale della FAI.

Antonio Ciardullo ed Ernesto Fabozzi furono uccisi dal clan camorristico dei Casalesi il 12 settembre 2008. A distanza di dieci anni da quella tragedia la FAI, Federazione delle Associazioni Antiracket e Antiusura, ricorda le loro figure e tiene alta l’attenzione sui fenomeni quali l’estorsione, le intimidazioni e la violenza delle organizzazioni mafiose sul territorio campano.

Ernesto Fabozzi era un dipendente di Antonio Ciardullo che portava avanti una attività di autotrasporti a San Marcellino. Ciardullo aveva denunciato le richieste di ‘pizzo’ da parte della camorra: fu ucciso perché si ribellò alla violenza del clan. Fabozzi fu testimone oculare dell’efferato omicidio, anch’egli ammazzato affinché non potesse testimoniare del delitto consumato nel deposito dell’azienda.

Le iniziative, alle quali prenderanno parte anche i famigliari delle vittime, sono state organizzate dalla FAI insieme alla Camera di Commercio di Caserta, al coordinamento Libera Caserta e al comitato don Peppe Diana. Una occasione per riflettere sul ruolo che imprenditori, commercianti e movimento antiracket hanno svolto nella lotta alla strategia del terrore del clan dei casalesi che impose il “pizzo” in maniera violenta per mantenere alto il controllo del territorio e per alimentare le attività illecite.

"Questa iniziativa conclude il percorso di memoria partito a maggio, volto a ricordare l’incendio della fabbrica di materassi di Pietro Russo a Santa Maria Capua Vetere, gli efferati omicidi di Raffaele Granata e Domenico Noviello a Castel Volturno, fino appunto al duplice omicidio che verrà commemorato in questa giornata conclusiva. Tutti fatti legati al mondo della piccola imprenditoria che si ribellò al violento ricatto mafioso di quel tragico 2008, periodo terribile che si concluse  il 18 settembre con la strage degli africani a Castel Volturno.

L’azione del clan in provincia di Caserta spezzò vite di persone innocenti e sfregiò profondamente un’intera comunità lasciandola nello sgomento e rendendola in gran parte sottomessa. Quella parte seppur minoritaria della società civile che reagì con la denuncia collaborando con lo Stato e con le Forze dell’Ordine contribuì di fatto a iniziare quel percorso di riscatto che poco alla volta ha già cambiato tante aree di questa provincia. Tanto c’è ancora da fare, bisogna capire che non c’è altro mezzo che la denuncia per liberare finalmente il nostro Paese dalle mafie" afferma Luigi Ferrucci, presidente della FAI antiracket Campania.

Pubblicato in Campania

Il nostro Paese finisce nel mirino dell'Alto commissariato per i diritti umani. "Abbiamo intenzione di inviare personale in Italia per valutare il riferito forte incremento di atti di violenza e di razzismo contro migranti, persone di discendenza africana e Rom": lo ha annunciato oggi a Ginevra Michelle Bachelet, neo Alto commissario Onu per i diritti umani, aprendo i lavori del Consiglio Onu per i diritti umani, riunito fino al 28 settembre, precisando che una squadra sarà inviata, per motivi analoghi, anche in Austria.

"Il Governo italiano ha negato l'ingresso di navi di soccorso delle Ong. Questo tipo di atteggiamento politico e di altri sviluppi recenti hanno conseguenze devastanti per molte persone già vulnerabili": lo ha affermato il neo Alto commissario per i Diritti Umani Michelle Bachelet a Ginevra, annunciando l'invio di personale Onu in Italia. "Anche se il numero dei migranti che attraversano il Mediterraneo è diminuito, il tasso di mortalità per coloro che compiono la traversata è risultato nei primi sei mesi dell'anno ancora più elevato rispetto al passato", ha aggiunto.

Bachelet ha quindi esortato l'Unione europea ad "intraprendere operazioni di ricerca e soccorso umanitario per le persone che attraversano il Mediterraneo" e a "garantire l'accesso all'asilo e alla protezione dei diritti umani nell'Unione europea".

Salvini attacca

"L'Italia negli ultimi anni ha accolto 700mila immigrati, molti dei quali clandestini, e non ha mai ricevuto collaborazione dagli altri paesi europei. Quindi non accettiamo lezioni da nessuno, tantomeno dall'Onu che si conferma prevenuta, inutilmente costosa e disinformata: le forze dell'ordine smentiscono ci sia un allarme razzismo. Prima di fare verifiche sull'Italia, l'Onu indaghi sui propri stati membri che ignorano diritti elementari come la libertà e la parità tra uomo e donna". Lo afferma il ministro dell'Interno, Matteo Salvini. 

(Fonte Ansa)

 

Pubblicato in Nazionale

L'organizzazione medico-umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF) ha trattato 65 pazienti confermati di Ebola nel primo mese di intervento in Nord Kivu, in risposta alla nuova epidemia in Repubblica Democratica del Congo (RDC). Si tratta di oltre l'80% di tutti i pazienti confermati ricoverati nei Centri di Trattamento Ebola nel primo mese di questa epidemia. Tra i pazienti confermati del Centro di Trattamento di Mangina, 29 sono guariti e sono tornati alle loro famiglie mentre tre sono ancora sotto trattamento.

“Siamo a un punto cruciale dell'epidemia”, dichiara Berangère Guais, coordinatore dell'emergenza di MSF a Beni. “È vero che il numero di pazienti nel Centro di Trattamento si è ridotto in modo significativo, ma negli ultimi giorni sono emersi nuovi casi da alcune catene di trasmissione diverse. Dobbiamo continuare a lavorare con la comunità per creare fiducia e garantire che chiunque presenti i sintomi dell'Ebola sia isolato e testato rapidamente. Non possiamo abbassare la guardia finché l'epidemia non sarà dichiarata conclusa”.

“Questa epidemia ha caratteristiche particolari” specifica la dott.ssa Claudia Lodesani, presidente di MSF in Italia appena rientrata dal Nord Kivu. “È in una zona di guerra, e questo limita l’intervento: non è possibile andare a cercare i pazienti e monitorarli come si fa di solito perché gli spostamenti sono limitati. Dall’altro lato, abbiamo iniziato a usare nuovi farmaci in collaborazione con il Ministero della Salute e l’OMS, e a somministrare vaccini nelle prime tre settimane, e questo aiuterà a contenere l’epidemia.”

Il 1° agosto, alla vigilia della dichiarazione della prima epidemia di Ebola in Nord Kivu, le équipe di MSF che lavoravano in un ospedale di Lubero erano già arrivate a Mangina, epicentro dell'epidemia. Hanno avviato immediatamente la risposta contro il virus a fianco del Ministero della Salute congolese. Nei giorni seguenti, operatori MSF esperti di Ebola sono giunti dalla RDC e da tutto il mondo per formare il personale locale e lavorare insieme per prendersi cura dei malati e prevenire la diffusione dell'epidemia.

“Sapevamo di dover agire in fretta. Quando siamo arrivati, il centro sanitario locale a Mangina era sopraffatto. Diversi membri del personale sanitario erano malati e il numero di pazienti aumentava ogni giorno. Stavano facendo del loro meglio, ma tutti erano ammassati in un reparto dell'ospedale. Abbiamo dovuto lavorare rapidamente per migliorare la situazione sia per i pazienti sia per il personale”, racconta Patient Kamavu, infermiere dell’équipe d’emergenza di MSF in Congo, arrivato sul posto il 3 agosto.

Entro il 6 agosto, MSF aveva migliorato la sicurezza dell'unità di isolamento per pazienti sospetti e confermati in un reparto del centro sanitario di Mangina e costruito un'altra unità all'interno dell'Hospital General de Reference a Beni. Nel frattempo l’équipe di MSF ha avviato la costruzione di un Centro di Trattamento a Mangina, con la capacità di accogliere 68 pazienti e di espandersi fino a 74 posti letto. All’apertura del Centro, il 14 agosto, vi sono stati trasferiti 37 pazienti dal reparto di isolamento di Mangina. L’unità di isolamento di Beni è stata poi consegnato al Ministero della Salute che ha assegnato la sua gestione a un'altra organizzazione.

“Ci siamo concentrati sull'assistenza ai malati, mentre la nostra équipe igienico-sanitaria ha lavorato giorno e notte per completare un Centro di Trattamento che potesse accogliere i pazienti in modo sicuro”, prosegue Patient Kamavu di MSF. “È stato incredibile, far visita al sito a solo un giorno di distanza e veder comparire un ospedale completamente diverso”. Il 28 agosto MSF ha aperto un centro di transito da 7 posti letto a Makeke (confine Nord Kivu-Ituri) in risposta a una serie di casi nell'area e alla resistenza della comunità a possibili trasferimenti temporanei a Mangina. In questo modo, i pazienti sospetti possono essere isolati e testati per l’Ebola vicino alle loro case e saranno trasferiti in uno dei Centri di Trattamento solo se positivi al virus.

Nel corso di questa epidemia MSF ha anche potuto offrire nuovi trattamenti attraverso un protocollo per l’uso compassionevole. Questi trattamenti vengono somministrati solo dopo il consenso informato del paziente (o di un familiare se troppo giovane o troppo malato) e sono forniti in aggiunta alla terapia di supporto (idratazione e trattamento dei sintomi come diarrea e vomito) che MSF offre a tutti i pazienti.

“È un grande sollievo essere finalmente in grado di offrire ai malati qualcosa in più delle semplici cure di supporto. Finora i pazienti con l’Ebola hanno avuto meno del 50% di possibilità di sopravvivere. Una cosa devastante e terrificante per le famiglie e la comunità”, conclude Patient Kamavu. Al di fuori dei Centri di Trattamento per l’Ebola, le équipe di MSF che lavorano nell'area di Beni, Mangina e dell'Ituri, tra Mambasa e Makeke (al confine con il Nord Kivu), visitano i centri sanitari e fanno formazione sul modo giusto di gestire i casi sospetti di Ebola, donando kit di protezione e creando aree di isolamento dove i pazienti possono essere accolti in sicurezza nell’attesa di un'ambulanza.

“Purtroppo, in questa epidemia almeno 17 operatori sanitari si sono ammalati. Lo staff sanitario che cura pazienti con malattie come malaria e polmonite, o assiste le donne durante il parto, deve essere protetto da un adeguato sistema di triage che identifichi e isoli i sospetti di Ebola prima che entrino in ospedale. Questo non solo proteggerà gli operatori sanitari ma anche i loro pazienti e impedirà ai centri sanitari di diventare casse di risonanza per la diffusione del virus”, conclude Berangère Guais di MSF.

MSF ha recentemente ricevuto l'approvazione per avviare una campagna di vaccinazione per i lavoratori in prima linea sull'asse tra Makeke e Biakato. Al 4 settembre MSF conta 337 operatori umanitari impegnati sul campo, più 15 strutture sanitarie attrezzate per l’epidemia e 65 pazienti assistiti.

 

 

 

 

Pubblicato in Dal mondo

Sarà inaugurata mercoledì 12 settembre, presso il Monastero dei Benedettini di Catania, la mostra "Paesaggi Sismici - Il Belice a 50 anni dal terremoto", organizzata dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), in collaborazione con la Biblioteca Centrale della Regione Siciliana Alberto Bombace, le Università di Palermo e Catania, la Rete Naturale e Museale Belicina e l'Accademia di Belle Arti di Palermo.

La cerimonia di inaugurazione apre i lavori dell'ottantanovesimo Congresso della Società Geologica Italiana e della Società Italiana di Mineralogia e Petrologia. "Cinquant'anni dopo la sequenza sismica che ha sconvolto la Sicilia sudoccidentale, in quello che è passato alla storia come il Terremoto del Belice", spiega il ricercatore INGV Paolo Madonia, "l'INGV non poteva non ricordare quello che è stato il primo grande terremoto dell'Italia repubblicana e, purtroppo, il primo di una lunga serie che, attraverso, il Friuli, l'Irpinia, l'Umbria, L'Aquila e l'Emilia arriva fino ai giorni di Amatrice.

L'idea alla base di questa esposizione", prosegue Madonia "è di veicolare una storia, quanto più completa possibile di quell'evento, per Illustrare cosa è stato il terremoto del 1968, cosa era l'area del Belice prima del terremoto, cosa è diventata oggi e quindi in che modo questo evento abbia modificato il corso delle cose. A tal fine abbiamo realizzato questo percorso espositivo, pensato per un pubblico vasto di studenti, turisti, cittadini e anche di specialisti". Quello del Belìce è stato il primo terremoto visto dagli italiani attraverso la televisione.

L'evento principale del 15 gennaio, di magnitudo 6.4, fu anticipato da una forte scossa il giorno precedente e seguito da altre repliche sino al successivo 25 gennaio; complessivamente gli eventi di magnitudo compresa tra 5.0 e 5.5 furono cinque. Dei quindici paesi interessati, dieci furono maggiormente colpiti e, fra questi, quattro distrutti: Gibellina, Montevago, Salaparuta e Poggioreale.

"Tra le opere in esposizione", spiega Mario Mattia, ricercatore INGV, "è possibile osservare alcune foto tratte dal grande archivio del giornale palermitano "L'Ora", storico quotidiano siciliano che tra il 1900 ed il 1992 è stato osservatore e critico di tutto ciò che accadeva in Sicilia. "Quelle foto", prosegue il ricercatore, "selezionate in base ai temi che i vari pannelli della mostra trattano, sono il cuore della mostra stessa".  Molti sono gli Enti che hanno partecipato a questa iniziativa, risultato di una sinergia multidisciplinare.

"Una preziosa rete di collaborazioni ha reso possibile questa esperienza" aggiunge Paolo Madonia. "La Biblioteca Centrale della Regione Siciliana Alberto Bombace", prosegue il ricercatore, "ha permesso l'utilizzo del grande archivio fotografico del giornale "L'Ora", le Università di Palermo e Catania hanno fornito un contributo scientifico di primaria importanza su aspetti che vanno dalla geologia all'urbanistica, passando attraverso gli studi di agronomia e sociologia, mentre il contributo della Rete Naturale e Museale Belicina ha permesso di evidenziare le potenzialità di quel territorio. Fondamentale poi", conclude Madonia, "il contributo dell'Accademia di Belle Arti di Palermo, che ha sviluppato, insieme ad un motivato gruppo di studenti, il progetto grafico e di comunicazione visiva che ha reso questa mostra piacevole da seguire e da guardare".

L'esposizione rimarrà aperta al pubblico presso il Monastero dei Benedettini di Catania fino al 14 settembre, giorno di chiusura del Congresso. Sarà poi trasferita in varie sedi: dal 5 al 31 ottobre presso la Biblioteca Centrale della Regione Siciliana Alberto Bombace a Palermo. Successivamente, sino al termine delle festività natalizie e di fine anno, saranno realizzati allestimenti in alcuni dei centri del comprensorio Belicino colpiti dalla sequenza sismica del 1968.

 

Pubblicato in Sicilia

E’ partita quest’anno, ne “L’Orto Conviviale” di Sant’Anastasia e grazie ad un’idea dello scrittore Gianluca Di Matola, la prima edizione del concorso letterario “L'Orto in nero”, rivolto a tutti coloro che – appassionati alla scrittura o alla lettura – vogliano cimentarsi nel racconto breve, genere noir. Il tema scelto come oggetto del concorso è la devastazione ambientale: "figlia di un sistema di sviluppo predatorio, moltiplica le Terre dei Fuochi su tutto il territorio nazionale (e molto oltre) generando malattie e morte. A difesa delle nostre terre si schierano donne e uomini accomunati dall’amore e dal coraggio, attivisti per necessità, pieni di passione civile per vocazione". 

Dal 15 maggio 2018 (data di lancio) al 20/07/2018 (termine di ultimo di invio secondo regolamento), sono pervenuti circa 40 racconti da tutta Italia. Tra questi i primi tre classificati, scelti da una giuria formata dagli scrittori Gianluca di Matola, Bettina Bartalesi e da Maria Clara Esposito di ALT (Associazione Lettori Torresi).

Il primo classificato è "Benvenuti a Miyakejima" di Riccardo Mantellini, Ravenna. Stile avvincente. Ritmo serrato. Dialoghi coinvolgenti e realistici. La rappresentazione delle ambientazioni cala il lettore esattamente in quei posti. Man mano che scorrono i righi non si può fare a meno di pensare ad un fine scrittore di noir. Benvenuti a Miyakejima contiene tutto ciò che ci si aspetta da un noir. Gli appassionati non potranno che gradirlo.

Il secondo è "Angelo Salvatore" di Antonio Liccardo, Mugnano di Napoli. Angelo Salvatore cattura. Tiene il lettore legato alla storia grazie ad una buona sincronia degli eventi. Il linguaggio adoperato non è troppo costruito, ricercato. Ma nello stesso tempo evidenzia la semplicità di una scrittura che dimostra stile e padronanza del genere. Il finale è d’effetto, forse un po’ troppo.

Il terzo è "Mangialo" di Simone Censi di Fabriano. L’amore per le origini. Il legame per il territorio ed i suoi affetti. Mangialo porta dentro di sé un connubio di emozioni e rabbia. Si percepisce chiaro un sentimento di sofferenza che trascina il lettore per buona parte del racconto. La storia, seppur a tratti acerba, colpisce per la delicatezza. Per essere sottile nelle sue sfumature. Sul finale, però, manifesta tutta la durezza di una realtà assai amara.

La premiazione si terrà domenica 16 settembre all’Orto Conviviale di Sant’Anastasia e sarà nuovamente un’occasione per discutere delle Terre dei Fuochi italiane, dell’importanza della scrittura come medium divulgativo, della centralità della campagna come luogo di cultura e, più nello specifico, come luogo di cultura ambientale.

All’interno dell’evento sono previsti una raccolta fondi per Riace, dove dal 1998 si fa esperienza di comunità con immigrati di diversa provenienza e cultura. E la consegna di una targa di ringraziamento all’imprenditore Mimmo Vergara per la cospicua donazione al Progetto Veritas

Ad anticipare la premiazione sarà un dibattito condotto dal direttore di nelpaese.it Giuseppe Manzo con gli interventi di Gianluca Di Matola (scrittore), Maria Clara Esposito (associazione Alt), Raniero Madonna (Rete Stop Biocidio) e Enzo Tosti (Rete cittadinanza e comunità), Miriam Corongiu (L’Orto conviviale) per i saluti finali.

La manifestazione e l’intero concorso nascono con la partecipazione di Rete di Cittadinanza e Comunità, Stop Biocidio, ALT, Mio Nonno è Michelangelo – libreria indipendente per bambini, Pomigliano, Little Free Library (biblioteca pubblica per il book crossing) di Marianna De Stefano, Saviano, L’Orto Conviviale, Agri-Cultura e Tempo Ritrovato – Sant’Anastasia (Napoli)

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Circa 8,6 milioni di studenti delle scuole statali e paritarie sono pronti a tornare sui banchi. La maggior parte di loro, oltre 7 milioni, frequenta la scuola statale. Alcuni sono già in classe da qualche giorno, come a Bolzano, altri finiranno le vacanze solo il 20 settembre, come in Puglia. Nel Lazio la data fissata ufficialmente è quella del 17 settembre, ma alcuni istituti riapriranno gia' questa settimana: a partire da oggi.

Per il 2018/2019 le studentesse e gli studenti delle scuole statali sono 7.682.635, per un totale di 370.611 classi. Di questi, 919.091 frequentano la scuola dell'infanzia, 2.498.521 la scuola primaria, 1.629.441 la secondaria di I grado, 2.635.582 la secondaria di II grado. Il numero totale di alunni è in leggero calo: lo scorso anno erano 7.757.849. Tra le quattro regioni con il decremento più consistente, le prime tre sono del Sud: -15.534 studenti in Campania, -12.487 in Sicilia, -11.977 in Puglia, -5.972 in Piemonte.

Gli alunni disabili

Sempre nella scuola statale, sono 245.723 le alunne e gli alunni con disabilità, un anno fa erano 234.658. Di questi, 21.434 frequentano la scuola dell'infanzia, 89.029 la primaria, 66.823 la secondaria di I grado, 68.437 la secondaria di II grado. Nella secondaria di II grado, 1.294.890 ragazzi frequentano un indirizzo liceale, 827.990 un indirizzo tecnico, 512.702 un indirizzo professionale. Studentesse e studenti della paritaria sono circa 880.000 (dato al 2017/2018). Le scuole sono 8.290, per un totale di oltre 40.000 sedi scolastiche presenti sul territorio nazionale. I posti del personale docente, tra organico dell'autonomia e organico di fatto, sono 822.723, di cui 141.412 di sostegno.

Alunni stranieri

Gli studenti con cittadinanza non italiana nelle scuole statali sono quasi 788 mila (per la precisione 787.936), così distribuiti: 109.833 nella scuola dell'Infanzia, 304.100 nella scuola Primaria, 178.270 nella scuola Secondaria di I grado e 195.733 nella scuola Secondaria di II grado. Il numero più alto di studenti con cittadinanza non italiana si trova in Lombardia (202.210), seguita da Emilia Romagna (95.703), Veneto (84.230), Piemonte (73.795), Lazio (72.451) e Toscana (71.186).
In Molise (1.332) e Basilicata (3.280) la presenza minore.

(Fonte: Redattore Sociale)

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

In una società sempre più arrabbiata ed egoista i volontari hanno il compito di alzare la voce e mettere in circolo narrazioni credibili e positive. Dal seminario di formazione civile che si è svolto a Lucca, alla Villa del Seminario di Arliano, nel fine settimana -organizzato dal Centro Nazionale per il Volontariato e dalla Fondazione Volontariato e Partecipazione- arriva un decalogo per contrastare odio, fake news, rancore ed egoismo sociale e far crescere la comunicazione del volontariato e la cultura della solidarietà.

“Vox populi - per una pedagogia del bene e un rimedio al rancore” era il titolo, e la sfida, posta a Lucca e i relatori che hanno animato le sessioni hanno costruito un quadro spietato, ma pieno di speranza e possibilità: quello di una società che rischia di perdere progressivamente i valori positivi che il volontariato ha sempre coltivato. Ma nella quale lo spazio per educare al bene è vasto e va praticato. Per questo i partecipanti si sono messi al tavolino ed hanno condiviso riflessioni e idee per “contrattaccare”.

Il contesto parla chiaro: c’è una perdita di fiducia nella società anche nei confronti del volontariato, un’erosione dovuta anche al fatto di essere visti come un’emanazione del pubblico e dello Stato, nonché per il fatto di prendersi cura di tutti, senza esclusioni. Di fronte a questo serve una reazione forte per costruire giorno dopo giorno una nuova credibilità e una forza attrattiva per i giovani, per educarli e avvicinarli al mondo della solidarietà. 

Comunicare di più e meglio è la strada, ma non solo. Serve anche essere migliori, lavorare meglio e in modo più incisivo. Dai dialoghi con i relatori che hanno animato le sessioni (il presidente del Cnv Pier Giorgio Licheri, Mons. Gastone Simoni, Il giornalista di Avennire Paolo Lambruschi, Francesco Marsico di Caritas Italiana, lo scrittore Fabrizio Silei, il sociologo Ivo Lizzola, Mariano Galizia di Csa, il giornalista Gianluca Testa, il giurista Leonardo Bianchi, il direttore del Cesvot Paolo Balli) ne è nata una guida in dieci punti che il Cnv vuole condividere con tutto il terzo settore. 

In dieci punti la guida per una nuova credibilità del volontariato

Non fare di più, ma fare meglio. Frammentazioni, steccati, gelosie e individualismi non sono più concessi. La credibilità inizia dalla qualità dell’agire: più collaborazione, più lavoro di rete e maggiore coordinamento per leggere i bisogni della società.

Coerenza fra apparire ed essere. I volontari sono orientati da valori costituzionali, valori positivi e importanti: anche nella loro comunicazione di tutti i giorni devono essere coerenti con questi valori.

Respingere il falso. I volontari sono persone come tutte le altre, ma hanno in mano la responsabilità di generare comunicazione associativa e personale pulita e costruttiva, non prestando il fianco a falsità, disinformazione, ambiguità e luoghi comuni.

Prevenire il discredito. Per uno che sbaglia paga la reputazione di tutti: con la sua forte connotazione etica il volontariato è vittima del clima di ostilità e sfiducia in modo ancora più forte. Una comunicazione costante e continuativa può generare gli anticorpi per non essere vittime di errori altrui.

Meno presidenti, più presenti. Fare volontariato è agire insieme: una comunicazione personalistica di presidenti e leader mette in secondo piano l’azione collettiva e il senso della servizio che si fa. Serve più concretezza e meno personalismo.

Semplicità e immediatezza. Comunicazione pulita, messaggi chiari, semplici e limpidi favoriscono l’accesso dell’opinione pubblica alle attività del volontariato e magari anche l’ingresso dentro le associazioni. Comunicare in modo più semplice e diretto è la chiave del cambiamento

Più comunità e più community. Crescono le associazioni, diminuiscono i volontari: non siamo capaci di parlare ad una voce sola? L’entusiasmo, alla base della viralità e della credibilità, nasce dal gioco di squadra e dalla capacità di costruire comunità di sostegno intorno.

Più ironia e storie positive. Le storie sono la risorsa più grande del volontariato: comunicarle più e meglio e con impatto positivo è la chiave per generare empatia e partecipazione. Con tutti gli ingredienti necessari allo storytelling di qualità (ironia, emozione, fiducia, multimedialità, etc. ).

Popolare di bene i social media. Luoghi di influenza della cultura sociale, i social sono anche i luoghi in cui praticare -e non solo predicare- i valori del volontariato: non avere paura ed essere presenti su più piattaforme, condividendo tutta la comunicazione positiva che viene generata. 

Più formazione, più capacità. Con nuovi e vecchi volontari costruire momenti di formazione e autoformazione sull’identità associativa, la sua storia, i suoi linguaggi, i suoi valori. Per trovare forme di comunicazione all’esterno condivise ed efficaci.

Queste le idee che dalla Summer School Cnv/Fvp di Lucca vogliono arrivare a tutti i volontari: per continuare ad essere generatori di coesione sociale e di cultura solidale.

Pubblicato in Cultura

Presentata l’anteprima digitale del “Rapporto Coop 2018” (Il Rapporto è parte integrante di Italiani.coop, il portale di ricerca e analisi sulla vita quotidiana degli italiani curato dall’Ufficio Studi COOP e consultabile all’indirizzo www.italiani.coop) con la collaborazione scientifica di REF Ricerche, il supporto d’analisi di Nielsen, e i contributi originali di Iri Information Resources, GFK, Demos, Nomisma. Pwc, Ufficio Studi Mediobanca. Il Rapporto, anche quest’anno in versione digitale, indaga i mutamenti delle famiglie, analizza l’andamento dei consumi, approfondisce le scelte alimentari degli italiani e rende conto dell’evoluzione del retail.

Nel mondo globalizzato si avvicinano le sorti dei Paesi emergenti e di quelli già industrializzati,  ma aumentano a dismisura le distanze sociali interne e tornano a fare capolino istanze del passato  (il neoprotezionismo commerciale e migratorio, la protesta anti-elite, vecchi e nuovi populismi) a fianco di minacce già conosciute e sempre più urgenti (la sovrappopolazione e i cambiamenti climatici).

La ripresa per pochi, consumi al palo

L’Italia è un caso emblematico, dopo quasi 5 anni, la sempre più lenta ripresa (+1,2% la variazione attesa del Pil nel 2018 contro 1,5% effettivo del 2017), va a vantaggio di pochi, non risolleva le sorti della classe media e addirittura spinge ancora più in basso le condizioni delle famiglie in maggiore difficoltà. In sostanza chi è povero rimane tale: il 62% degli italiani che si trova nel 20% inferiore nella distribuzione del reddito è tale anche dopo 4 anni, una percentuale superiore di 5,5 punti percentuali rispetto alla media dei 36 Paesi Ocse.  Da premesse simili arrivano dati non incoraggianti sui consumi.

L’Italia del 2017 resta il fanalino di coda in Europa con una riduzione dei consumi delle famiglie rispetto al 2010 di oltre il 2% (-2,2%) a fronte di un solido +12,7% tedesco, di un +10,2% francese e di una sostanziale stabilità spagnola (0,1%). E anche nell’ultimo anno il dato italiano (+0,7%) è il più basso tra le grandi economie europee. Le famiglie benestanti spendono 4 volte di più rispetto a quelle con bassa capacità di spesa e tra una famiglia trentina e una calabrese il differenziale all’anno è pari a 17.000 euro.

Tendenze tra ambientalismo e digital

Polarizzati e divisi, gli italiani adottano comportamenti diversi a seconda delle disponibilità economiche, ma anche del luogo in cui vivono, dell’età e dell’occupazione che hanno, del livello di istruzione e del loro stesso approccio alla vita. Il 17% degli italiani (18-65enni) sono “esploratori”. Espressione piena della società postmoderna hanno comportamenti – e spesso valori – liquidi, si trovano a loro agio in una sperimentazione continua del nuovo, qualche volta senza un concreto, reale costrutto.

Alla polarità opposta si collocano i “nostalgici” (26% del campione) che, complice una condizione economica più incerta, mostrano una netta insoddisfazione per il lavoro e la vita in generale. Contemporanei almeno quanto gli esploratori, sono parte della classe media che ha sperimentato gli effetti più duri della crisi. Nel mezzo sta il Paese: un magma fluido ancora incerto sull’indirizzo da prendere. A unificare un Paese così teso e frantumato i valori di sempre (la famiglia, il lavoro, la salute, il cibo) e le nuove priorità (l’ambiente e internet).

Quanto a coscienza verde gli italiani non sono secondi a nessuno. 9 italiani su 10 ritengono che vivere in un ambiente salubre è condizione fondamentale per conseguire una elevata qualità della vita (83% in Francia e solo 72% in Germania). E nel carrello i prodotti ecologici e responsabili hanno raggiunto nel primo semestre 2018 quota 2 mld di euro nelle vendite (contro i 3,6 mld di tutto il 2017).

Internet e più in generale tutto ciò che lì ruota, estendendo il concetto alla tecnologia digitale, sono ancora in cima ai pensieri degli italiani che però mostrano se non scetticismo certo una maggiore consapevolezza nel loro uso. Non è un caso che un italiano su 3 riconosca di aver contratto una forma di dipendenza dal suo smartphone (peraltro i consumi continuano a crescere: + 3,6 %). E che sui social la piazza piccola ma sicura di Whatsapp abbia superato la ben più affollata Facebook (82,9% vs 68,8% la percentuale di utilizzo quotidiano).

In fatto di cibo gli italiani confermano la loro indiscutibile supremazia. Primi per spesa alimentare in Europa e nel mondo (19% la quota di spesa destinata a cibo e bevande, il massimo dell’ultimo decennio), sono stati anche precursori verso una dieta bilanciata e salubre e ancora oggi privilegiano gli acquisti di frutta e verdura (+ 8,6% la crescita a volume dell’ortofrutta confezionata), pane e cereali rinunciando sempre più a zuccheri e grassi. Il salutismo, trend vincente degli ultimi anni a tavola, mostra però i primi segni di rallentamento dovuti con buona probabilità a una saturazione raggiunta almeno in certi segmenti di mercato: il carrello della “salute” cresce ancora nel primo semestre di un +2,3% ma era il +5% nel 2017. E anche tra i veg & veg che fino a poco tempo fa sembravano essere un trend dominante in fatto di cibo compaiono i primi pentiti: a fronte di un 8,3% ancora allineato, il 9,7% dichiara di esserlo stato e di averci rinunciato.

Il fenomeno del momento in fatto di cibo è sicuramente il “ready to eat” (pronto da mangiare). Non è un caso che tra i carrelli, il pronto faccia registrare un + 6% e che l’e-food sia sempre più un’alternativa diffusa tra gli italiani. Solo nei primi tre mesi del 2018, 3,5 milioni di italiani (+ 80% rispetto al 2017) sono ricorsi al food delivery, +34% gli acquisti alimentari on line nei primi 6 mesi dell’anno. Modernità che va ancora una volta di pari passo con la tradizione, il senso di appartenenza che continua a indirizzare i consumatori italiani verso prodotti italiani (+3%), privilegiando i piccoli brand (+4,3%) alla grande marca. Solo l’apposizione della scritta “100% italiano” fa schizzare le vendite di un +9%. Previsioni e proposte di Coop- “Stiamo vivendo una fase di grandi tensioni in ambito sociale ed economico. La crescita si è quasi fermata e i consumi reali del primo semestre sono in calo (GDO montante ad agosto -0,8%).

Gli scenari

“L’incertezza e il malessere riguardano una parte sempre più consistente della società italiana –spiega Marco Pedroni, Presidente Coop Italia- Se guardiamo al mercato della grande distribuzione in Italia è evidente che è uno dei più complessi d’Europa, non solo perché cresce di meno ed è il più affollato, ma anche perché è sottoposto a oscillazioni anche repentine dei comportamenti dei consumatori. Coop mantiene la barra diritta, riteniamo di essere un presidio e un modello per molti anche dei nostri stessi competitor. La nostra sfida è quella di offrire un cibo buono e sicuro per tutti i consumatori, accessibile anche alle fasce più deboli. Le sfide sull’etica o sulla trasparenza dei prodotti sono per noi temi affrontati, sui quali siamo da sempre precursori; per stare alle attività più recenti si pensi alla filiera agricola di Buoni&Giusti Coop contro il lavoro nero in agricoltura, al superamento dell’uso degli antibiotici negli allevamenti degli animali, al progetto per la riduzione di tutte le plastiche nei prodotti Coop. Offriamo garanzie come nessun altro e non abbasseremo certo la guardia. Lavoriamo quotidianamente su questi ambiti facendo sì che i nostri prodotti a marchio (festeggeremo i 70 anni con una mostra/evento in Triennale a Milano a partire dal prossimo novembre) raggiungano a quantità oltre un terzo delle nostre vendite entro fine anno. Inoltre puntiamo a chiudere il 2018 con vendite complessive in linea con quelle del 2017, dopo un primo trimestre in cui avevamo registrato un rallentamento. Al Governo chiediamo di evitare l’aumento dell’Iva in particolare sui generi alimentari; una misura ingiusta per le famiglie e disastrosa per i consumi”. 

“Le differenze che il RapportoCoop 2018 evidenzia sono riflesse anche nei diversi andamenti delle singole cooperative a dimostrazione di quanto la componente territoriale sia un elemento discriminante. Siamo un mondo cooperativo fatto di esperienze imprenditoriali diverse e di risultati diversi. Operiamo in un mercato nel quale si affacciano nuovi competitor, i più temibili sono i discount di nuova generazione –afferma Stefano Bassi, Presidente Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori)- Le nostre cooperative sono impegnate nel consolidare i risultati positivi delle gestioni caratteristiche e continuare i processi di ristrutturazione, là dove necessario, per ritornare a produrre ricchezza e quindi sostenere politiche di convenienza per i consumatori. Oltre a evitare l’aumento dell’Iva è urgente favorire il reddito della parte più debole del Paese con la detassazione del lavoro e con altre forme di sostegno. E a proposito dell’impegno di Coop sul versante della legalità delle filiere la lotta al caporalato sul cui rafforzamento si è espresso nei giorni scorsi il vicepresidente Di Maio è un atto di civiltà che condividiamo e in questo senso accogliamo favorevolmente la volontà del ministro Centinaio di convocare quanto prima la distribuzione al tavolo di confronto. Sempre su questo fronte è necessario però che si inizi a attuare i necessari distinguo ed è corretto che lo faccia anche il presidente di Coldiretti. Coop sostiene buone pratiche nell’interesse dei produttori e dei lavoratori occupati nel mondo agricolo e non dall’altroieri. Quanto all’ambiente guardiamo con favore all’annuncio di una legge per salvaguardare il mare dall’inquinamento da plastica e chiediamo al ministro Costa di dare seguito concreto. Noi stiamo facendo esperienze importanti in questa direzione. In Toscana il progetto “Arcipelago Pulito” partito a aprile ha già raccolto 16 quintali di rifiuti”.

La versione integrale del Rapporto Coop 2018 è visionabile e scaricabile su http://www.italiani.coop

 

 

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