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Domenica, 09 Dicembre 2018

Articoli filtrati per data: Venerdì, 14 Settembre 2018 - nelPaese.it

Il governo siriano, sostenuto dalla Russia, ha intensificato gli attacchi illegali contro la popolazione civile del governatorato di Idlib utilizzando bombe a grappolo, vietate dal diritto internazionale, e barili bomba privi di guida, nel preludio della ampiamente prevista offensiva militare contro la regione nel nord della Siria. 

È quanto denunciato oggi da Amnesty International, che ha riferito di almeno 13 attacchi portati a termine tra il 7 e il 10 settembre nella parte meridionale del governatorato. I bombardamenti hanno colpito i villaggi di al-Tah, Jerjanaz, al_Habeet, Hass, Abadeen e i dintorni di Khan Sheikhoun, provocando 14 morti e 35 feriti tra i civili. 

"Il governo siriano ha regolarmente fatto ricorso alle bombe a grappolo e ai barili bomba in tutte le offensive militari nel paese per infliggere danni e sofferenze terribili ai civili. Ora, stanno usando questa tattica anche a Idlib e non vediamo alcuna ragione per cui debbano smettere", ha dichiarato Diana Semaan, ricercatrice di Amnesty International sulla Siria. 

"Di fronte all'imminente offensiva su Idlib, la comunità internazionale deve agire con urgenza per assicurare che la popolazione civile della zona sia protetta da questi attacchi deliberati e indiscriminati. Un'ulteriore escalation di attacchi del genere da parte del governo siriano, dei gruppi armati e dei loro alleati non farà altro che aumentare il numero delle vittime civili ed esasperare ulteriormente la crisi umanitaria", ha aggiunto Semaan. 

Gli attacchi sono iniziati lo stresso giorno in cui Russia, Iran e Turchia si riunivano nella capitale iraniana per un vertice sulla Siria. 

Testimonianze terribili 

Undici persone residenti nel governatorato di Idlib hanno denunciato ad Amnesty International che per alcuni giorni le forze siriane hanno sganciato barili bomba e lanciato razzi contenenti bombe a grappolo su centri abitati, danneggiando scuole e abitazioni. 

Gli esperti in materia di armi di Amnesty International hanno esaminato le immagini inviate dagli abitanti che mostrano i resti delle bombe a grappolo a seguito degli attacchi del 10 settembre contro al-Tah e Jerjanaz. Le immagini mostrano chiaramente frammenti di razzi 9M27K di produzione russa aventi un calibro di 220 mm e contenenti bombe a grappolo della serie 9N235. Un'altra immagine proveniente sempre da al-Tah mostra una bomba a grappolo della stessa serie, inesplosa e che rischia di causare gravi danni ai civili, soprattutto ai bambini, anche a lungo termine. 

Due soccorritori hanno raccontato ad Amnesty International che l'8 settembre una decina di loro colleghi sono finiti sotto attacco mentre stavano spegnendo un incendio provocato da un attacco aereo russo che aveva colpito una azienda produttrice di patate situata lungo una grande arteria stradale, un chilometro e mezzo a nord di Khan Sheikhoun. 

Uno dei soccorritori stava lavorando all'interno dell'azienda quando ha avvertito il suono di un aereo di sorveglianza in avvicinamento: 
"Sono corso fuori per avvisare i colleghi. Non ho neanche finito la frase quando c'è stata un'esplosione in cielo e la bomba è caduta su di noi. Ci sono state delle piccole esplosioni e poi sono finito a terra, svenuto. In ospedale mi hanno tolto le schegge che si erano conficcate in entrambe le cosce". 

Dalle numerose testimonianze raccolte da Amnesty International è emerso che le forze siriane hanno lanciato molti razzi 9M27K di fabbricazione russa, ognuno dei quali può contenere 30 bombe a grappolo, sui villaggi di Jerjanaz, al-Tah e Hish tra le 8 e le 8.30 del mattino del 10 settembre. 

Tre persone residenti a Jarjanaz hanno riferito che quel giorno il centro abitato è stato colpito da almeno quattro razzi, che hanno danneggiato varie abitazioni e due scuole e ferito 11 civili. 

Un abitante la cui casa è a circa 900 metri dalla zona colpita, ha raccontato di aver udito diversi tipi di esplosione:  "Prima di tutto, sono andato a vedere la scuola che era stata colpita. Ho visto due alunne ferite dalle schegge. Quando c'è stato l'attacco erano fuori ma il resto degli studenti era dentro. Il cortile era ricoperto di bombe inesplose. Le mura della scuola erano piene di schegge e c'erano dei fori nel pavimento. Poi mi sono recato nel centro abitato, dove c'erano diversi feriti a terra, in attesa dei soccorsi". 

Tre persone del villaggio di Habeet hanno raccontato che il 10 settembre le forze siriane hanno sganciato numerosi barili bomba. Queste munizioni prive di guida, contenenti almeno quarantacinque chilogrammi di materiali esplosivi, sono notoriamente imprecise e il loro uso ha causato la distruzione di abitazioni civili in tutta la Siria. 

La comunità internazionale deve agire con urgenza 

Amnesty International sta chiedendo alla comunità internazionale di usare tutta la sua influenza perché sia posta immediata fine a questi attacchi illegali e siano prevenute ulteriori perdite civili. 

"Il governo siriano ha ripetutamente mostrato un crudele disprezzo per le vite dei civili. Russia e Iran devono garantire che le forze siriane pongano termine a questi crimini di guerra e proteggano i civili di Idlib. La Turchia, dal canto suo, ha la responsabilità di assicurare che i gruppi armati rispettino il diritto internazionale umanitario", ha sottolineato Semaan. 

"Occorrono pressioni coordinate da parte della comunità internazionale per salvare le vite dei civili e impedire le gravi violazioni dei diritti umani cui abbiamo già assistito in altre zone della Siria, come Aleppo Est e la Ghuta orientale", ha aggiunto Semaan. 

Amnesty International ha chiesto alla Turchia anche di aprire i suoi confini per consentire l'ingresso dei civili che vogliono fuggire dagli attacchi contro Idlib e alla comunità internazionale di aiutare la Turchia ad accogliere eventuali rifugiati. 

"Per coloro che vogliono recarsi nelle zone controllate dal governo, la Russia deve garantire che il governo siriano non attui ritorsioni, come ad esempio le detenzioni arbitrarie e le sparizioni forzate di adulti e ragazzi, il confinamento delle persone evacuate nei campi irraggiungibili da parte degli aiuti delle agenzie umanitarie delle Nazioni Unite, come già accaduto nel caso della Ghuta orientale", ha concluso Semaan. 

La situazione

Nella zona di Idlib vivono due milioni e mezzo di persone, tra cui 700.000 sfollati interni provenienti da altre parti della Siria, 300.000 dei quali arrivati dall'agosto 2017. Secondo le agenzie umanitarie delle Nazioni Unite, oltre due milioni di persone hanno disperato bisogno di cibo, acqua e cure mediche. 
La maggior parte degli sfollati si trova in campi sovraffollati nei pressi del confine turco, senza adeguate infrastrutture o sufficiente accesso alla corrente elettrica e all'acqua potabile. Le opportunità di lavoro sono scarse. Per questo motivo la maggior parte della popolazione della zona di Idlib fa affidamento agli aiuti umanitari per la propria sopravvivenza. 

Pubblicato in Nazionale

Dal mese di giugno Forum Droghe effettua un monitoraggio quotidiano sul sito del Dipartimento per le Politiche Antidroga, in attesa della relazione annuale al Parlamento sullo stato della dipendenze in Italia. Questo è lo strumento programmatico e di indirizzo per le politiche sulle droghe previsto dalla legge in vigore, il DPR 309/90, che all'articolo 131 pone l'obbligo di presentazione al Parlamento entro il 30 giugno di ogni anno.

"Sono passati 75 giorni dal termine di legge ed ancora la relazione annuale al Parlamento sulle droghe non è comparsa sul sito del Dipartimento" commenta Maria Stagnitta, Presidente di Forum Droghe. "In compenso sullo stesso sito compare una dichiarazione, assolutamente fuori contesto oltre che discutibile nel merito, del Ministro Fontana di commento alle parole di Michelle Bachelet, Alto commissario Onu per i diritti umani sui timori sul razzismo in Italia."

"Si tratta di un uso personalistico ed assolutamente fuoriposto di un sito istituzionale" incalza Hassan Bassi, Segretario Nazionale di Forum Droghe. "La nostra sorpresa, oltre per il tema non certo inerente alle attività del Dipartimento Antidroga, riguarda l'utilizzo di un sito governativo, pagato con i soldi dei cittadini, per esternazioni di propaganda personale del Ministro."

"Che fine ha fatto la relazione?" torna sul punto Leonardo Fiorentini, Direttore di Fuoriluogo.it. "E' ancora chiusa nel cassetto del Ministro o si sta sciaquando insieme ai panni in Adige? Eppure ormai un mese fa il Ministro ha usato dati evidentemente provenienti da quel testo per un post sulla sua pagina Facebook. Insomma il Ministro usa il sito del Dipartimento Antidroga per diffondere il proprio pensiero contro i "globalisti filo-immigrazionisti", mentre usa i dati che per legge dovrebbe render noti da settimane ai Parlamentari ed ai cittadini da mesi per acchiappare like sulla propria pagina Facebook. E' cosa normale?"

Pubblicato in Nazionale

Medici Senza Frontiere (MSF) è profondamente delusa dalla decisione di oggi dell'Ufficio europeo dei brevetti di confermare il monopolio della Gilead Sciences sul Sofosbuvir, farmaco chiave contro l'Epatite C. 

Nel marzo 2017 MSF, insieme ad altre organizzazioni della società civile da 17 diversi paesi europei, aveva depositato un'opposizione al brevetto contro il monopolio della casa farmaceutica Gilead sul Sofosbuvir nel tentativo di rimuovere le barriere che impediscono a milioni di persone di ricevere il trattamento.

In Europa, Gilead fa pagare fino a 43.000 euro a persona, per un trattamento di 12 settimane con il Sofosbuvir. Nei paesi in cui MSF cura persone affette da Epatite C, tra cui Myanmar, Cambogia, India, Pakistan, Mozambico, Uganda e Kenya, il Sofosbuvir viene attualmente acquistato da diversi produttori di farmaci generici a circa 75 euro a persona per l'intero trattamento. Il prezzo esorbitante di questo farmaco, oltre a limitarne l'accesso, ha suscitato un intenso dibattito sulla determinazione dei prezzi dei farmaci brevettati in Europa.

A seguito dell'udienza odierna a Monaco, l'Ufficio europeo dei brevetti ha confermato il brevetto concesso a Gilead in relazione al Sofosbuvir, con alcune modifiche. La decisione consente a Gilead di conservare il brevetto sul componente farmacologicamente inattivo che appare durante la sintesi del Sofosbuvir. Il risultato è che il monopolio di Gilead persiste, non consentendo l'accesso a versioni generiche più economiche in Europa.

"Questa decisione è un chiaro esempio di come le multinazionali farmaceutiche come Gilead abusino del sistema dei brevetti in modo da eliminare qualsiasi concorrenza e continuare a imporre prezzi esorbitanti. Ci appelleremo alla decisione di oggi poiché crediamo fermamente che l'Ufficio europeo dei brevetti avrebbe dovuto revocare il monopolio" dichiara Gaelle Krikorian della Campagna per l'Accesso ai Farmaci di MSF. "Qualsiasi brevetto concesso in Europa influisce non solo sull'accesso ai farmaci per i cittadini europei, ma ha un impatto anche sulle persone in molti Paesi in via di sviluppo che non hanno le risorse per eseguire un'attenta analisi dei brevetti e, quindi, si basano sulle decisioni prese dall'Europa. Ciò richiede un esame estremamente approfondito da parte dell'Ufficio europeo dei brevetti su qualsiasi brevetto sui farmaci".

 

 

Pubblicato in Salute

“Vorremmo poter sentire solo storie di bambini che corrono felici tra i vicoli del paese, di anziani che giocano a carte davanti al bar e di giovani che si adoperano nel sociale, ma tutto ciò, in questo momento storico, è pura utopia”.

Esordisce così in una nota stampa il nascente Presidio Interterritoriale di Libera Valle Caudina e Valle Telesina in riferimento all’ennesimo atto intimidatorio davanti ad un esercizio commerciale di Bucciano. Il terzo in meno di un mese.

“Incendi sospetti, lettere minatorie, auto incendiate ed altri gesti intimidatori. In questi giorni abbiamo avuto modo, purtroppo, di leggere, di ascoltare, di incontrare e di vedere di persone, fatti e avvenimenti dal sapore malvagio e prepotente. L’aria che si respira è pesante. A tratti, se non spesso, si ha paura. Paura di parlare. Paura di esporsi. Paura di denunciare.

L’espressione “isola felice”, “riferita al nostro territorio, non c’è più da tempo ormai e noi siamo coscienti sia di ciò, sia del fatto che a qualcuno non sta bene che si ripeta di continuo questo reale concetto perchè fa rumore il solo dirlo”.

“Questo – prosegue la nota del nascente Presidio – è ciò che ci spinge oggi non tanto a fare un elenco dei casi scoppiati nelle ultime settimane, offrendo una doverosa solidarietà alle vittime e alle comunità tutte. Non vogliamo elencare fatti o avvenimenti che sanno di marcio, che sanno di bruciato, che sanno di violenza e di sopruso. Ma vogliamo chiamare per nome chi vuole impegnarsi in prima persona per la legalità. Vogliamo dire a te, persona che cerca ogni giorno di arrivare alla vetta della vita, realizzandosi e cercando di vivere con dignità, di non chiuderti nella paura. Non essere complice, né connivente, né indifferente. Il nascente Presidio di Libera è accanto alle persone che, come te, non vogliono arrendersi e non vogliono credere che le cose non possano cambiare. Siamo e saremo sempre accanto alle vittime. Siamo e saremo accanto anche a te che ti chiudi a riccio perché la paura ha preso il sopravvento. Siamo a saremo accanto a te che non vuoi fermarti davanti agli atti intimidatori. Siamo e saremo accanto a te che ti alzi la mattina, guardandoti nella profondità del tuo animo e decidi di scegliere di rimediare agli errori commessi. La tua vita vale molto di più di una paura, di un pregiudizio, anche di un errore . Le tue azioni valgono tanto più di un silenzio-assenso”.

Ed è per questo che tutte le associazioni presenti sul territorio della Valle Caudina e della Valle Telesina sono invitate a fare fronte comune, entrando a far parte e partecipando alle attività del nascente Presidio Interterritoriale di Libera”.

È possibile aderire al nascente Presidio e chiedere ulteriori informazioni, contattando i seguenti numeri di telefono: 3202863661 oppure 3246142466. C’è un impegno, c’è una forte volontà, c’è il dovere di fare memoria del dolore, c’è la forza della testimonianza. Il Presidio di Libera in Valle Caudina e Valle Telesina sta prendendo forma e colore. In una parola c’è sostanza. Che si sta già tramutando, in pochi mesi, in azione concreta.

 

Pubblicato in Economia sociale

Due settimane di sport al Beccaria nel bel mezzo dell'estate. È così che l'A.S. RUGBY MILANO, sostenuta da Banco Bpm ed Edison, ha deciso di festeggiare i dieci anni del progetto FREEDOM RUGBY, che si pone l'obiettivo di insegnare ai giovani detenuti dell'Istituto Penale Minorile Beccaria i principi tecnici ed etici della palla ovale.

Per due settimane, la prima dal 9 al 13 luglio e la seconda dal 6 al 10 agosto, l'A.S. Rugby Milano ha colmato il "vuoto" che vivono i ragazzi del Beccaria nei mesi estivi, grazie a tanto sport e solidarietà.

Il summer camp è stato anche l'occasione giusta per riportare serenità all'interno dell'Istituto, che nel corso dei mesi estivi ha vissuto momenti di particolare agitazione tra gli ospiti della struttura. Lo sottolinea il Direttore dell'IPM Beccaria Fiorenzo Cerruto, che in una nota commenta:"Con la presente desideriamo esprimere il nostro compiacimento e ringraziamento per l'esperienza realizzata quest'anno di campus sportivo nel luglio e poi replicato nell'agosto. La vostra presenza silenziosa ma fattiva in un mese quale quello di agosto, che vede refrattari i più, mostra nuovamente, seppure sotto altra veste, la vostra dedizione e sensibilità alla nostra realtà. In particolare non si può tacitare la prudenza ma allo stesso tempo la cura e lo spirito di collaborazione mostrato all'avvio del primo campus e cioè all'indomani di un evento critico che ha portato questo istituto agli onori della cronaca. L'umiltà e la sensibilità come pure lo spirito di squadra e di adattamento hanno contribuito significativamente a riportare gradualmente un clima di normalità all'interno dell'Istituto."

La pratica sportiva, specialmente in contesti "speciali" come quello dell'IPM Beccaria, si conferma ancora una volta un eccellente strumento di formazione e normalizzazione: "La proposta è nata in stretta collaborazione con associazioni sportive preparate, formate ed abituate a lavorare in questo particolare contesto" spiega Matteo Mizzon, responsabile dei progetti sociali biancorossi, "L'ottima sintonia con la Direzione e la costante presenza degli educatori dell'IPM, hanno fatto sì che l'occasione fosse un grande momento formativo".

Non solo rugby, ma anche calcio, basket, canottaggio, nuoto e judo in collaborazione con CSI Milano, F.C. Internazionale, Canottieri Milano, Filippo Genuizzi Basket, UISP Nuoto e Spartacus Judo Milano.

Federico Pozzi, educatore dei progetti sociali biancorossi afferma: "Il campus estivo all'interno del Carcere Beccaria ha permesso ai ragazzi di divertirsi mettendosi alla prova all'interno di un gruppo. Tramite lo sport, i ragazzi imparano «sul campo» l'importanza delle regole e il significato di lealtà, sacrificio, abnegazione e spirito di squadra. Per noi educatori è una sfida riuscire a portare della positività" continua Pozzi "in un posto dove non se ne respira molta."

Giovanni Tanca, educatore dei progetti sociali biancorossi, aggiunge: "Nonostante le difficoltà che un Istituto Penale Minorile possa presentare quotidianamente, son state due settimane molto positive, frutto della stretta e sincera collaborazione instaurata tra le diverse realtà che hanno contribuito alla riuscita del campus. L'attenzione del progetto, concentrata sulla sfera umana più che su quella sportiva, ha permesso di «lasciare» qualcosa ai ragazzi che speriamo li aiuti nel loro percorso di reinserimento sociale."

 

 

Pubblicato in Lombardia

Un casale toscano abbandonato da sette anni ha preso nuova vita al centro della campagna di San Miniato. Dai covoni di fieno, al grano dorato che cresce intorno, nuove pareti sono dipinte di bianco, mentre si immaginano murales a dare colore, e ogni giorno, si allargano sempre più i progetti pensati per rinnovare gli antichi spazi aprendoli a tutti, prendendo anche le misure per costruire una falegnameria e una ciclofficina, a partire da materiali di recupero. Tutto questo brulicare di idee e intenzioni creative nasce da un centro di accoglienza speciale (Cas) che ospita al momento quaranta giovani richiedenti asilo provenienti dall'Africa e dall'Asia.

È così che nascono le Officine Cavane, in via Cavane 114 a San Miniato (Loc. La Catena – Ventignano), immaginando di creare in uno spazio nuovo e aperto  un nuovo modello di accoglienza, fondato sull'inclusione sociale e la multiculturalità che ad oggi ha iniziato ad ospitare un laboratorio teatrale, un percorso di social media storytelling e un progetto di volontariato internazionale Erasmus Plus, tutto incluso nello stesso spazio in cui vivono i richiedenti asilo.

«Vogliamo intraprendere un’azione di resistenza, ma lo vogliamo fare con quello che ci contraddistingue: la cultura. Il teatro, l’arte, la musica, la poesia sono tra i pochi strumenti che sono rimasti ai cittadini per incontrarsi, condividere e progettare nuove strutture di società possibili, contrastare questo continuo senso di abbandono che ci accomuna e ritrovarsi nell’incontro» spiega Francesco Mugnari, regista, operatore sociale, tra i fondatori di Aps Tra I Binari.

Da qui nasce l'idea di inaugurare lo spazio delle Officine Cavane con una grande festa e la prima nazionale dello spettacolo teatrale “Tutti al matrimonio”, frutto del laboratorio teatrale che Tra i Binari sta portando avanti  dal mese di giugno 2018 collegando i richiedenti asilo del Cas con attori, artisti ed abitanti, con l'idea di creare un gruppo artistico aperto e permanente, che faccia delle Officine Cavane un luogo di ritrovo e aggregazione aperto a tutti, spazio sociale aperto all'arte e alla cultura. Proprio per riportare il teatro per le strade a far sentire la propria voce in attesa della grande inaugurazione di domenica 16 settembre, nei mesi precedenti le Officine Cavane hanno viaggiato paese per paese portando per le strade una “parata” di teatro urbano, dove gli attori della compagnia si sono presentati invitando tutti all'inaugurazione. Le parate, con una media di due performance a settimana a partire da agosto, hanno toccato tutti i paesi limitrofi di San Miniato per catturare curiosità e attenzione degli abitanti a Empoli, San Miniato, S. Croce sull’Arno, Montopoli Valdarno e Castelfranco di Sotto.

«Il teatro è la nostra occasione per celebrare le nozze tra l'Italia e il resto del mondo percorrendo le strade dei nostri paesi. Abbiamo pensato a questo spettacolo immaginando la nascita di una piazza internazionale sull'aia delle Officine Cavane, luogo di suoni, colori e danze per far tornare l'essere umano con i suoi diritti al centro della vita di ognuno» spiega Francesco Mugnari. La giornata del 16 settembre sarà ricca di appuntamenti e Tra i Binari Aps in questa occasione darà un importante annuncio su un nuovo progetto pronto a partire proprio dalle Officine Cavane.

Saranno numerose le performances per tutto l'arco della giornata, che conteranno anche il concerto di world music del musicista francese Sandro Joyeux, la performance musicale di Quartiere Tamburi e la presentazione del grande murale dell'artista Sara Panicci che guidando nell'operazione i richiedenti asilo delle Officine, ha creato un omaggio artistico che è una fusione tra gli elementi decorativi delle antiche case degli Etruschi e la casa di un capo tribù del Burkina Faso. Sandro Joyeux è parigino di nascita (1978) e giramondo per vocazione; la sua musica rappresenta un ponte tra l’Africa e l’Europa, non a caso è stato definito “griot bianco”. Ha percorso più di mezzo milione di chilometri con la chitarra sulle spalle per raccogliere tradizioni dialetti e suoni del Sud del mondo.

Canta in Francese, Inglese, Italiano, Arabo, e in svariati dialetti come il Bambarà, il Wolof, il Dioulà. È reduce da più di trecento concerti in giro tra l’Italia e l’estero negli ultimi anni, tra cui spiccano le partecipazioni al Forum Universale delle Culture a Napoli, al Festival Suona Francese 2014 a cura dell’Institut Français Italia e al World Refugee day Live organizzato dall’ Unhcr a Firenze. Nel 2012 ha ideato l’Antischiavitour, un tour a sostegno dei braccianti stagionali stranieri lungo tutta la penisola. Ha suonato alla tendopoli di Rosarno, al Gran Ghetto a Rignano, a Boreano, a Venosa, a Castelvolturno e a Saluzzo, in tutti i luoghi simbolo dello sfruttamento della manodopera migrante.

Quartiere Tamburi è un viaggio musicale in crescendo dove la primordialità dei tamburi si mescola alle sonorità elettroniche visionarie, minimali e industriali. Quartiere Tamburi ha partecipato alle musiche dal vivo nel carcere di Volterra, per lo spettacolo della Compagnia della Fortezza "Le parole lievi. Cerco il volto che avevo prima che il mondo fosse creato" - regia di Armando Punzo, luglio 2017. Attualmente il gruppo collabora con la Compagnia della Fortezza per il nuovo spettacolo "Beatitudo" e presenterà il nuovo Ep - Etranger -  uscito con Materiali Sonori nel Luglio 2018. Il gruppo è formato da: Marzio Del Testa (cassa, udu, tabla, timbale, campana, cembalo, electronics, loops), Iago Bruchi (timpano, block, cembalo), Riccardo Chiti (timpano), Andrea Taddeus Punzo de Felice (timpano, campanacci), Lucio Passeroni (timpano, balaphone).

 

 

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Pubblicato in Toscana

Un'imboscata in piena notte sul pianerottolo di casa, con taniche di benzina e svastiche e scritte omofobe sui muri esterni del palazzo ("Culatoni bruciate", "vi metteremo tutti nelle camere a gas"): è quanto è successo la scorsa notte a Stallavena, nella provincia veronese, a una coppia di coniugi omosessuali.

Verso le due di notte uno dei due, svegliato da rumori provenienti dal pianerottolo, ha aperto la porta di casa ed è stato colpito da un getto di benzina, senza riuscire a identificare l'aggressore. L'uomo è stato immediatamente soccorso dal marito, che ha trovato sul pianerottolo altre taniche di benzina e bombolette di vernice nera.

La coppia era stata già vittima, lo scorso agosto, di un'altra aggressione in piazza Bra, a seguito della quale diverse associazioni avevano dato vita a una manifestazione antifascista. Successivamente, nella loro buchetta delle lettere avevano rinvenuto messaggi omofobi di evidente stampo neofascista.

"Un'aggressione terribile, senza precedenti" commenta Gabriele Piazzoni, segretario nazionale Arcigay. "Stiamo assistendo a un crescendo gravissimo di violenza, in cui l'odio omotransfobico assume forme drammatiche e assolutamente allarmanti. I fascisti sono ormai fuori controllo, legittimati da una politica che usa i loro stessi argomenti e che li rende forti. In una Repubblica che si fonda su una Costituzione antifascista tutto questo è inaccettabile ed è più che sufficiente per motivare un intervento fermo e urgente del Governo. Non solo: chiediamo a tutta la comunità antifascista di questo Paese di mobilitarsi. Nelle prossime ore annunceremo la nostra reazione. Intanto trasmettiamo tutta la nostra vicinanza alla coppia colpita", conclude Piazzoni

Pubblicato in Parità di genere

Durante il Forum economico mondiale in corso in Vietnam, la consigliera di stato di Myanmar Aung San Suu Kyi ha difeso la recente condanna dei due giornalisti dell'agenzia Reuters Wa Lone e Kyaw Soe Oo. 

"È un vergognoso tentativo di difendere l'indifendibile. Sostenere che questo caso non abbia 'nulla a che vedere con la libertà di espressione' e che i due giornalisti 'non sono stati condannati in quanto giornalisti' è un deludente travisamento dei fatti", ha dichiarato Minar Pimple, direttore delle Operazioni globali di Amnesty International. 

"Wa Lone e Kyaw Soe Oo sono stati condannati sulla base di una legge durissima e risalente al periodo coloniale che è stata impropriamente utilizzata per bloccare la loro inchiesta sulle agghiaccianti atrocità in corso dello stato di Rakhine. Dal loro arresto alla condanna, non si è trattato altro che di un palese attacco alla libertà di espressione e al giornalismo indipendente in Myanmar", ha proseguito Pimple. 

"Affermare che la legge sia stata seguita alla lettera vuol dire non rendersi conto di cosa significa la sua applicazione, che peraltro ricorda il comportamento tenuto dai militari di Myanmar quando era la stessa Aung San Suu Kyi a essere privata della libertà. La condanna internazionale nei confronti dell'atteggiamento di Aung San Suu Kyi è assolutamente comprensibile. Lei dovrebbe vergognarsi", ha concluso Pimple. 

Il caso

Wa Lone e Kyaw Soe Oo, sono stati condannati il 3 settembre 2018 a sette anni di carcere per aver violato la Legge sui segreti di stato, una delle norme più repressive in vigore in Myanmar. 

Erano stati arrestati il 12 dicembre 2017 a Yangon, l'ex capitale di Myanmar, mentre stavano indagando sui crimini di guerra e contro l'umanità commessi dalle forze armate nel nord del paese contro la minoranza rohingya. 

Pubblicato in Dal mondo

Le procedure di assegnazione dei servizi sociali, sanitari, riabilitativi ed ausiliari dell’ASP ITIS e di trasporto sanitario dell’ASUITS di Trieste violano le norme sugli appalti e sugli affidamenti al Terzo Settore? Se lo chiedono in una nota congiunta Legacoopsociali, Federsolidarietà, Agci Solidarietà, Cgil, Cisl e Uil

Il Comitato che riunisce le parti sociali stipulanti il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro della Cooperazione Sociale (centrali cooperative e Cgil-Cisl-Uil) e che gli conferisce anche il compito di Osservatorio sugli appalti, “nelle settimane scorse ha scritto ai due enti per contestare le modalità di affidamento contenute nelle due procedure in quanto – pur differenti tecnicamente – sono accomunate da una significativa impostazione che – a nostro parere - lede pesantemente la libera concorrenza di mercato”, con conseguenze non secondarie, in termini di possibili violazioni del CCNL e dei diritti dei lavoratori, oltre che “di verosimile ed inevitabile scadimento del trattamento dell’utenza”.

 In breve sintesi emerge che “la gara dell’ITIS presenta delle barriere di accesso sproporzionate, che contrastano in maniera abnorme con quanto affermato dalla normativa e dalla giurisprudenza recente in materia di appalti che vuole favorire la massima partecipazione e concorrenza. È inoltre previsto l’inquadramento di tutto il personale assistenziale (gli OSS) al livello C1, il che è inferiore al livello C2 obbligatorio per CCNL, e la non corresponsione ai terapisti della riabilitazione dell’indennità di funzione. Questa norma determina una diminuzione sostanziale della base d’asta attorno al 25%, rendendo insostenibile il budget gestionale”.

“Quanto all’ASUITS, la procedura per l’assegnazione dei servizi di soccorso e trasporto con ambulanze viene effettuata, per l’ennesima volta, attraverso una procedura riservata ad Organizzazioni di volontariato od Associazioni di promozione sociale, violando così le regole di affidamento ad organismi del Terzo Settore. In particolare, pare non potersi riscontare la gratuità delle prestazioni del personale impiegato nel servizio, condizione normativa da sempre vigente e rafforzata sia dell’emanazione del Codice del Terzo Settore, che dal Consiglio di Stato che, in un recentissimo parere del 26 luglio scorso all’ANAC, ha ribadito senza ombra di dubbio, appunto, l’essenzialità della gratuità. Anche in considerazione delle risposte avute dagli Enti citati relativamente a quanto segnalato, che riteniamo assolutamente non adeguate, non ci rimane che denunciare quanto a nostra conoscenza all’opinione pubblica ed agli organismi preposti”.

Pubblicato in Lavoro
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