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Giovedì, 25 Aprile 2019

Articoli filtrati per data: Lunedì, 17 Settembre 2018 - nelPaese.it

Natalben con Bandiera Azzurra di FIDAL e ANCI promuove a Roma  la camminata durante la gravidanza. Una linea diretta per tutto il mese di settembre con l’ex campione olimpico Maurizio Damilano e lezioni “guidate” per aiutare mamme in attesa e neo mamme a rimanere in forma

Natalben, l’integratore per la gravidanza è sponsor ufficiale della tappa di Roma del Tour Bandiera Azzurra, inserita all’interno degli eventi di Run Fest, il villaggio che per alcuni giorni proporrà attività per gli amanti della corsa e del cammino e che è collegato all’organizzazione della Half Marathon Via Pacis.

Una delle iniziative principali all’interno di Run Fest sarà l’attività del progetto Bandiera Azzurra, promosso da FIDAL (Federazione Italiana di Atletica Leggera) e ANCI (Associazione Nazionale Comuni d’Italia), che ha la finalità di assegnare ogni anno  un riconoscimento ad alcune Città che si siano distinte per un particolare impegno nella promozione della corsa e della camminata come strumenti di benessere fisico e salute, con la creazione di percorsi pubblici adeguati e certificati FIDAL, spazi verdi qualificati, eventi e attività.

Natalben, in occasione della manifestazione, propone una linea diretta con gli istruttori fitwalking, il progetto di cammino veloce ideato e guidato dal campione olimpico di Mosca 1980 Maurizio Damilano, per aiutare mamme in attesa e neo mamme a rimanere in forma per una gravidanza felice e un post partum sereno.

“La camminata in gravidanza ha l’obiettivo di favorire la salute e l’umore di mamma e bambino – commenta Maurizio Damilano - e il Fitwalking, attraverso la sua tecnica che permette di valorizzare la normale camminata, è lo sport ideale sia in gravidanza che dopo il parto perché non è traumatico, allena tutte le fasce muscolari schiena compresa, è facilmente modulabile in base alle esigenze e, dopo il parto, con i debiti adattamenti, può essere praticato con il bambino. Il cammino va inoltre, come ricordano gli esperti e i ginecologi, ad agire naturalmente sul pavimento pelvico con un’azione di rinforzo. I benefici a livello psico-fisico e lo scarico delle tensioni e dello stress provocate dall’attività fisica a passo di Fitwalking, aiutano nel dopo parto a prevenire e combattere i pericoli e problemi della depressione post partum”.

Proprio per imparare queste tecniche ecco il programma proposto da Natalben. Linea diretta con gli istruttori del fitwalking di Maurizio Damilano, nelle due settimane che precedono l’evento a partire da martedì 11 Settembre sino a venerdì 21 Settembre dalle ore 10 alle ore 14 chiamando il numero 0175/248132, per rispondere a domande e dare informazioni per affrontare al meglio la manifestazione. Sarà disponibile per tutto il mese di settembre anche la mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  dove lo stesso Damilano ed altri esperti potranno rispondere direttamente alle domande delle mamme.

Inoltre sabato 22 settembre Natalben alle 10.30 e alle 16.30 organizza “Mamme in cammino” dove istruttrici esperte di fitwalking accompagneranno le mamme a Villa Borghese per una camminata in compagnia.

 

 

Pubblicato in Salute

Il 29 Settembre, a partire dalle 19, l'Ardita Due Mari è inaugurerà la propria sede sociale, spazio culturale per tutti. In questa occasione, sarà possibile sottoscrivere la tessera di affiliazione (necessaria per attraversare la sede), al costo di 5 euro. Il nome della sede è dedicata a un grande portiere del ‘900. Lev Yashin è stato un calciatore sovietico che ha difeso i pali della Dinamo Mosca e dell'Urss.

Nel corso della sua lunga carriera sportiva, costellata di numerosi successi sportivi, tra cui il primo ed unico Pallone D'oro assegnato ad un portiere, Lev è stato insignito di diverse onoreficenze dal suo Paese. Dopo aver praticato, sempre nel ruolo di portiere, anche l'hockey sul ghiaccio, intraprese definitivamente il suo percorso nel mondo del calcio, assumendo presto il soprannome di "Ragno nero", per via sia della divisa che indossava e sia perché, a detta degli attaccanti, sembrava fosse dotato di più di due braccia.

Lev Yashin cresce in una famiglia di operai metallurgici. Sarà assunto presso una fabbrica dell'industria pesante e, proprio lì, entrato a far parte della squadra aziendale, sarà notato dalla Dinamo Mosca. “Ma per comprendere appieno la grandezza dell'esempio trasmesso dalla sua vita da agonista – scrive in una nota la quadra popolare tarantina - bisogna necessariamente fare riferimento al contesto politico-sociale nel quale ha vissuto.Nei paesi del blocco socialista, infatti, lo sport era un elemento centrale del processo di formazione del cittadino, al pari dell'istruzione”.

L'importanza che venne attribuita alla cosiddetta "cultura fisica" era orientata, a differenza di quanto avviene nei Paesi a sviluppo capitalistico, a veicolare valori anti individualistici e che si contrapponevano alla mercificazione dello sport. Non a caso, anche per via della portata universale del diritto a praticare attività fisica, i paesi socialisti sono stati per anni delle vere e proprie potenze sportive.
Ai giorni d'oggi siamo abituati agli ingaggi milionari dei calciatori che indossano le maglie dei grandi club.

Nell'Unione Sovietica, un calciatore poteva arrivare a guadagnare fino a massimo il doppio di un salario medio. Vi era, inoltre, un forte attaccamento alla squadra e molto difficilmente si assisteva a cambi di casacca.

“Emblematica, in tal senso, la carriera di Lev Yashin, le cui prestazioni furono ad esclusivo appannaggio della Dinamo Mosca e della nazionale. Per quello che ha rappresentato la vita privata e sportiva di Lev Yashin, niente poteva risultare più attinente della sua personalità per incarnare ciò che giornalmente pratichiamo, in una realtà che ci vede operare nel più grande centro operaio del Mezzogiorno. Di qui la scelta di intitolare la nostra sede al grande campione sovietico”.

Il progetto dell'Ardita due Mari, squadra popolare antifascista e antirazzista, unisce impegno sociale ad esperienze aggregative, al fine di promuovere una diversa visione dello sport e della sua accessibilità. “Viviamo in una città, Taranto, caratterizzata dall'atavica mancanza di strutture sportive pubbliche funzionanti e funzionali alle esigenze di una cittadinanza di duecentomila abitanti. Alla nota piaga della disoccupazione dilagante che interessa l'intera nostra provincia, si aggiunge l'assoluta carenza di politiche sociali inclusive. Per questa ragione, praticare sport popolare può e deve essere la giusta chiave per combattere il disastro sociale riversato nei quartieri, sempre più privati di ogni forma di servizio o diritto e destinati all'abbandono e all'esclusione”.

Nasce da queste condizioni la necessità di rendere accessibile a tutti la possibilità di praticare sport. Diventa dirimente, quindi, il tema della riqualificazione e della gestione degli spazi pubblici in disuso. A fronte della proliferazione sul territorio “di strutture private che, di fatto, negano la possibilità ad una larga fetta di popolazione di praticare una qualsivoglia disciplina sportiva, vi sono spazi pubblici lasciati all'incuria o che vengono mal gestiti”.

Rendere uno sport "popolare" significa, innanzitutto, renderlo accessibile a tutte le fasce sociali. Per questa ragione è fondamentale offrire strutture all'altezza, a quote popolari. “Perché, al degrado imposto dalle politiche anti popolari, sempre più aggressive nei confronti delle condizioni di vita dei cittadini, il mezzo rappresentato dell'attività sportiva può essere un utilissimo antidoto per abbattere ogni forma di disgregazione sociale e per respingere ogni istanza xenofoba o di intolleranza”.

Pubblicato in Sport sociale

A due anni dall’attribuzione, la Cooperativa sociale CADIAI di Bologna raggiunge – in fase id rinnovo - la terza stelletta del Rating di legalità, massimo punteggio conferito dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato alle imprese virtuose con elevati standard di legalità.

Nella riunione dello scorso 13 settembre, l’Autorità ha esaminato la richiesta di rinnovo inoltrata dalla Cooperativa lo scorso luglio e, sulla base della documentazione presentata, ha deliberato l’assegnazione delle tre stellette.

«Il raggiungimento del massimo punteggio era il nostro obiettivo, ben consapevoli che la Cooperativa CADIAI risponda pienamente a tutti i requisiti previsti dal Regolamento del Rating di legalità - afferma Franca Guglielmetti, Presidente CADIAI -. Far parte dell’elenco delle imprese con questo riconoscimento è molto importante come ulteriore certificazione dell’attività svolta in maniera corretta e trasparente».

 

Pubblicato in Economia sociale

Secondo Amnesty International l'incapacità delle autorità brasiliane di identificare tutti i responsabili dell'omicidio della difensora dei diritti umani Marielle Franco, a sei mesi dal suo brutale omicidio a colpi di arma da fuoco, solleva preoccupazioni riguardo all'impegno a rendere giustizia per questo atroce crimine e garantire un ambiente sicuro per i difensori dei diritti umani nel paese. 
  
Marielle Franco e il suo autista Anderson Gomes sono stati uccisi nella loro auto a Rio de Janeiro il 14 marzo. A lei hanno sparato quattro colpi in testa. Quanto riportato dalla stampa suggerisce che l'uccisione sia stata pianificata con attenzione, e che abbia coinvolto agenti dello stato e le forze di sicurezza. 
  
"Oggi, tristemente, segna l'anniversario di sei mesi dell'omicidio di Marielle. Segna anche la persistente incapacità e l'apparente mancanza di volontà delle autorità a indagare adeguatamente sul caso. È assolutamente inaccettabile che sia passata una metà dell'anno e non siamo affatto più vicini a scoprire chi sia il responsabile delle morti insensate di Marielle e Anderson", ha dichiarato Jurema Werneck, direttrice generale di Amnesty International Brasile. 
  
"Le autorità non possono accettare l'impunità come opzione. Le autorità federali e statali del Brasile e il suo sistema di giustizia penale hanno tutti l'obbligo di garantire un'indagine approfondita, indipendente e imparziale su questi terrificanti omicidi". 

In seguito alle pressioni di Amnesty International e di altre organizzazioni della società civile, ad agosto l'ufficio del pubblico ministero brasiliano ha annunciato che investigatori specializzati erano stati incaricati di lavorare sul caso di Marielle insieme a una nuova squadra del Gruppo speciale sul crimine organizzato (Gaeco) che ha preso in carico l'inchiesta a settembre. 

Amnesty International ha affermato che questo è un passo nella giusta direzione, ma ha anche invitato le autorità a coinvolgere il Gruppo speciale di azione di pubblica sicurezza (Gaesp) nelle indagini. Questa unità specializzata ha il compito di indagare sugli abusi della polizia e assicurarsi che la polizia conduca indagini professionali. 

"Inoltre, deve essere istituito un gruppo composto da esperti, avvocati e altri specialisti, totalmente indipendente dallo stato, per supervisionare l'indagine e garantire che tutto il processo si svolga regolarmente", ha aggiunto Jurema Werneck. 

In un incontro con la famiglia di Marielle e Amnesty International, il 20 agosto, il segretario di Stato per la sicurezza del Brasile, Richard Nunes, ha dichiarato di sostenere la proposta di consentire a un gruppo indipendente di monitorare qualsiasi influenza indebita o negligenza nelle indagini. 

Le autorità devono ancora verificare quanto riportato dalla stampa, ossia che le telecamere di sicurezza direzionate verso la scena del crimine erano state disattivate alla vigilia della sparatoria, e che i proiettili sparati facevano parte di una partita venduta alla polizia federale del Brasile. Fra le altre domande prive di risposta c'è quella sul tipo di arma utilizzata per uccidere Marielle e Anderson, se fosse un fucile mitragliatore ad uso esclusivo delle forze di sicurezza. Armi dello stesso modello erano state dichiarate disperse dall'arsenale della polizia civile. 

Secondo quanto sostengono i media, il modo in cui sono stati compiuti gli omicidi e la precisione dei colpi sparati suggeriscono che alcuni degli esecutori potrebbero aver avuto un addestramento specializzato. 
  
"Dietro l'omicidio di Marielle potrebbe esserci un potente gruppo che pensa di avere la facoltà di agire impunemente. Le autorità devono dimostrare loro che hanno torto e assicurare che tutti coloro che sono coinvolti in questo crimine siano consegnati alla giustizia in un giusto processo", ha affermato Jurema Werneck. 
  
L'impegno di Marielle Franco per i diritti umani 
  
Nata e cresciuta nella favela di Maré di Rio, Marielle era una sociologa con un master in amministrazione pubblica; ha iniziato a lavorare nel campo dei diritti umani nel 2000, dopo che un amico era stato ucciso in una sparatoria nel loro quartiere. 
  
Per oltre un decennio, Marielle ha lavorato per difendere i diritti umani di giovani neri, donne, residenti di favela e persone Lgbti. Ha anche denunciato le esecuzioni extragiudiziali e le altre violazioni dei diritti umani commesse da agenti di polizia e altri agenti dello Stato.  Poco prima di essere uccisa, Marielle, che era anche consigliera comunale di Rio de Janeiro, era stata nominata relatrice della commissione del consiglio comunale per monitorare l'intervento federale nella sicurezza pubblica di Rio. 

"Ogni giorno che passa il riconoscimento internazionale dell'esempio dato da mia figlia cresce e si trasforma in una lotta per la giustizia, che chiede conto allo stato brasiliano di ciò che è accaduto", ha detto Marinete da Silva, madre di Marielle Franco.  "Marielle era una leader naturale. Ogni volta che prendeva parte a un progetto, era sempre con lo scopo di aiutare il prossimo, con la convinzione che un'organizzazione collettiva basata sulla solidarietà potesse cambiare il mondo. Fare qualcosa per gli altri la faceva stare bene. La mia famiglia non si darà pace finché non avrà trovato la risposta al perché di questo crimine". 

Soltanto nel 2016, 66 difensori dei diritti umani sono stati uccisi in Brasile. Eppure la maggior parte delle uccisioni di attivisti per i diritti umani non sono oggetto di indagine e raramente si trovano i responsabili.  "L'uccisione di un difensore dei diritti umani è un tentativo di intimidire e mettere a tacere non solo lui, ma tutta la società. È un attacco ai diritti umani. Le autorità brasiliane devono fare tutto ciò che è in loro potere per proteggere coloro che denunciano le ingiustizie e assicurarsi che possano lavorare senza paura di rappresaglie", ha concluso Jurema Werneck. 

Pubblicato in Dal mondo

I rappresentanti delle centrali cooperative riunite nell'Alleanza delle Cooperative di Bologna Metropolitana e i segretari generali di Cgil Cisl e Uil, si sono incontrati per avviare un confronto finalizzato ad approfondire tematiche di interesse comune, con l'intento di promuovere accordi finalizzati al miglioramento dell'occupabilità, dell'occupazione e della qualità del lavoro sul territorio metropolitano.

All'interno  della cornice dell'intesa raggiunta dalle rispettive rappresentanze regionali nel marzo scorso, e dei diversi protocolli territoriali sottoscritti in ambito di promozione della crescita, dell'occupazione e del welfare, cooperative e sindacati hanno condiviso l'utilità di un confronto su temi fondamentali per lo sviluppo locale quali i nuovi settori di sviluppo, la trasformazione produttiva determinata dall'introduzione delle tecnologie digitali, i nuovi profili di competenze, le strategie per l'orientamento formativo e l'inserimento lavorativo dei giovani.

Fondamentale è ritenuta “l'individuazione di nuove azioni a tutela della legalità e di qualificazione ed innovazione della relazione tra pubblico e privato, sia nel settore degli appalti pubblici, sia in tutti gli ambiti della programmazione pubblica destinati alla definizione delle strategie di sviluppo locale”.

In materia di opportunità per lo sviluppo, la qualità e la sicurezza dei cittadini e del territorio, già in occasione di questo primo confronto le parti sottolineano “con decisione la necessita imprescindibile degli investimenti in infrastrutture per l'accessibilità e la mobilità dell'area metropolitana”.

Occorre, “senza ulteriori ambiguità e indeterminatezze”, procedere nella realizzazione di interventi fondamentali quali “il Passante metropolitano, la Complanare nord, la Cispadana e le altre opere viarie e trasportistiche già da tempo oggetto di studio e progettazione, fondamentali per garantire la vitalità delle imprese di un'area produttiva assai più vasta di quella metropolitana e l'agibilità dei cittadini che qui vivono e lavorano”.

Le parti, inoltre, considerano “incomprensibile ed inaccettabile la soppressione delle risorse destinate ai progetti di riqualificazione urbana previste dal cd. Decreto Periferie, su cui Bologna ha articolato una progettazione fondamentale per la riqualificazione di aree di degrado e insicurezza e per la promozione di servizi finalizzati al miglioramento della qualità della vita civile ed economica del territorio”.

In questo senso cooperative e sindacati rivolgono un chiaro invito al Governo affinché “rispetti gli impegni assunti, nell'interesse generale, al di fuori di ogni logica di parte”.

Pubblicato in Emilia-Romagna

Più di 200 persone riunite a tavola e un assegno da 20mila euro staccato a favore del progetto MeyerPiù: sono i numeri del pranzo “stellato” organizzato da Legacoop Toscana e Coop Unione Amiatina che si è svolto sabato 15 settembre a Seggiano (Gr) nel suggestivo Giardino di Daniel Spoerri.

I partecipanti all’evento benefico “A pranzo per il Meyer”, tra cui tanti soci delle cooperative aderenti a Legacoop Toscana e soci di Coop Unione Amiatina, arrivati da tutta la Toscana, hanno potuto dapprima ammirare le meravigliose opere esposte all’interno del parco di arte contemporanea, vero e proprio museo a cielo aperto con 113 installazioni di diversi artisti mondiali, per poi gustare il menù realizzato appositamente per l’occasione da Roberto Rossi, chef del ristorante Silene, che è anche gestore del Giardino.

Tra loro anche il presidente di Legacoop Toscana Roberto Negrini, il presidente di Coop Unione Amiatina Fabrizio Banchi, il presidente della Fondazione Meyer Gianpaolo Donzelli e la presidente di Unicoop Firenze Daniela Mori.

“La provincia di Grosseto e l’Amiata sono un territorio con una tradizione e una presenza importanti per quanto riguarda il movimento cooperativo – hanno spiegato Negrini e Banchi – vogliamo aumentare sempre di più il legame che esiste tra cooperazione, comunità e territorio. Il Meyer è un’istituzione che riguarda tutti e questa iniziativa è stata un importante momento di solidarietà da parte di questo territorio”

“Cooperative e Meyer insieme per affrontare le battaglie contro le malattie gravi e vincerle – ha commentato Donzelli – è importante riuscire a creare sinergie  per acquisire tecnologie sempre più avanzate per il nostro ospedale, per i nostri i professionisti di eccellenza e per preparare i giovani medici a diventare dei grandi clinici. La nostra vita diventa bella se facciamo buoni incontri e quello di oggi è certamente un buon incontro”

Il progetto MeyerPiù, per il quale Unicoop Firenze si è impegnata a donare un milione e mezzo di euro in tre anni attraverso iniziative realizzate in collaborazione con la Fondazione Meyer, è finalizzato all’ampliamento dell’ospedale pediatrico fiorentino Meyer. L’area attuale pari a circa 30mila metri quadrati, verrà ampliata fino a 40mila metri quadrati e verranno acquisiti 7 ulteriori ettari di spazio verde. Il tutto con l’obiettivo di garantire ai bambini toscani e non solo un ospedale ancora più efficiente e accogliente.

 

Pubblicato in Toscana
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