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Sabato, 20 Ottobre 2018

Articoli filtrati per data: Lunedì, 03 Settembre 2018 - nelPaese.it

Quando l'amica più importante della sua vita sembra essere scomparsa senza lasciar traccia, Elena Greco, una donna anziana che vive in una casa piena di libri, accende il computer e inizia a scrivere la storia sua e di Lila, la storia di un'amicizia nata sui banchi di scuola negli anni 50. Ambientato in una Napoli pericolosa e affascinante, inizia così un racconto che copre oltre sessant'anni di vita e che tenta di svelare il mistero di Lila, l'amica geniale di Elena, la sua migliore amica, la sua peggiore nemica.

Dopo la presentazione in anteprima alla 75. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, arrivano al cinema in anteprima esclusiva come evento speciale solo l'1, 2 e 3 ottobre (elenco delle sale a breve su www.nexodigital.it) i primi due episodi della serie firmata da Saverio Costanzo e tratta dal best seller di Elena Ferrante, edito da Edizioni E/O. Un appuntamento unico per i fan per vivere per la prima volta sul grande schermo e condividere con tutti gli altri appassionati la saga che ha conquistato oltre dieci milioni di lettori in tutto il mondo.

In scena oltre 150 attori e 5000 comparse. Un casting durato otto mesi, durante i quali sono stati provinati oltre 8000 bambini e 500 adulti provenienti da tutta la Campania. Attori professionisti e non professionisti, bambini e ragazzi reclutati nelle scuole di tutti i quartieri. A interpretare Elena e Lila bambine, Elisa Del Genio e Ludovica Nasti. Mentre Elena e Lila adolescenti saranno, rispettivamente, Margherita Mazzucco e Gaia Girace. Imponente il lavoro di ricostruzione del Rione, il set principale della serie: la troupe tecnica, composta da 150 persone, ha creato 20 mila metri quadrati di set costruiti in oltre 100 giorni di lavorazione. Sono state costruite inoltre 14 palazzine, 5 set di interni, una chiesa e un tunnel. I costumi sono circa 1500, tra realizzazioni originali e di repertorio.

L'evento al cinema è distribuito in esclusiva da Nexo Digital solo l'1, 2 e 3 ottobre con i media partner Radio DEEJAY e MYmovies.it.

L'AMICA GENIALE è una serie HBO-RAI Fiction e TIMVISION, prodotta da Lorenzo Mieli e Mario Gianani per Wildside e da Domenico Procacci per Fandango, in collaborazione con Rai Fiction, TIMVISION e HBO Entertainment, in co-produzione con Umedia. Tutti gli episodi sono diretti da Saverio Costanzo. Il soggetto e le sceneggiature sono di Elena Ferrante, Francesco Piccolo, Laura Paolucci e Saverio Costanzo. Paolo Sorrentino e Jennifer Schuur sono i produttori esecutivi. FremantleMedia International è il distributore internazionale in collaborazione con Rai Com. Prossimamente la serie sarà su Rai 1, HBO e TIMVISION.

 

Pubblicato in Cultura

"Sconcerto e perplessità destano le notizie di stampa sulla circolare del Viminale in ordine agli sgomberi di immobili occupati abusivamente che, a una prima lettura, presenta forti e numerose criticità per il merito e per il metodo con cui è stata resa nota".

È quanto si legge in una nota del presidente dell'Ordine degli assistenti sociali Gianmario Gazzi. "La più evidente tra tutte le criticità è quella che – di fatto - assegna ai Servizi sociali dei Comuni e quindi alla figura professionale dell’assistente sociale, un ruolo che molto si avvicina a quello dell’agente di pubblica sicurezza, elemento questo del tutto incompatibile con i principi della professione disegnati dalla legge che la regola oltre che dal discendente codice deontologico”.

“Ci riserviamo – prosegue Gazzi - una approfondita lettura e analisi del testo della circolare lamentando che essa sia stata predisposta senza consultare – come sarebbe stato doverosamente opportuno - gli attori istituzionali che operano professionalmente in materia di sgomberi come per l’appunto la rappresentanza della professione degli assistenti sociali. Così come ci riserviamo di attivare il coinvolgimento di quegli altri soggetti coinvolti quali il Garante nazionale infanzia e adolescenza e l’Anci, l’associazione dei comuni d’Italia. Non si comprende, tra l’altro, quali siano le risorse ulteriori messe a disposizione delle comunità locali per rispondere alle esigenze delle persone vulnerabili e i minorenni coinvolti in queste situazioni”.

“Ribadiamo, infine, che la soluzione del problema abitativo - che va contemperato, da un lato, con il dovere di interventi pubblici a favore dei soggetti più fragili e in condizioni di disagio, e, dall’altro, con il rispetto del principio del diritto di proprietà – non può passare tramite la sola e mera stesura di una circolare che, a nostro avviso, sposta solo il problema. Non si affronterà nulla senza un piano credibile e forte di sviluppo di politiche abitative e di contrasto dell’esclusione sociale dei soggetti fragili”. 

(Fonte: Redattore Sociale)

 

 

 

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

All’apertura degli asili nido nel nostro Paese, Save the Children sottolinea come, in base agli ultimi dati disponibili, nonostante le nascite al minimo storico, solo 1 bambino su quattro potrà frequentare un servizio dedicato alla prima infanzia, tasso che comprende i servizi a titolarità pubblica, quelli in convenzione e quelli a titolarità privata.

Il dato risulta ancor più grave in alcuni territori dal momento che, in base agli ultimi dati elaborati dall’Istituto degli Innocenti, si registrano ancora profonde diseguaglianze su scala nazionale. A parte alcune eccezioni virtuose come Valle d’Aosta, Emilia Romagna, Toscana e Umbria, che hanno registrato i tassi di copertura più alti, in alcuni casi anche superiori all’obiettivo europeo del 33%, tutta l’Italia del centro-nord ha percentuali di copertura appena superiori al 20%, percentuale che si abbassa drasticamente per il mezzogiorno dove solo circa 12 bambini su 100 riusciranno ad accedere agli asili nido o ai sevizi alternativi. La situazione più critica in Campania dove nemmeno 1 bambino su cento ha la possibilità di accesso (6,8%).

“Frequentare un asilo nido di qualità è un elemento chiave per il corretto sviluppo del bambino, sia dal punto di vista della salute che su quello educativo. Questo vale ancor di più per i bambini delle famiglie più svantaggiate, dove la frequenza al nido – è dimostrato – abbatte fortemente il rischio di non raggiungere, a quindici anni, le competenze minime in matematica e in lettura e allo stesso modo riduce il tasso di dispersione scolastica”, ha commentato Raffaela Milano, Direttrice Programmi Italia Europa di Save the Children

“Allo stesso tempo, l’asilo nido è un indispensabile strumento di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro ed è grave che le Regioni con il più basso tasso di occupazione femminile siano anche quelle dove gli asili nido di fatto non sono disponibili”. Mentre fino a qualche anno fa, in questa stagione le cronache registravano interminabili liste di attesa per l’accesso ai nidi ovunque in Italia, oggi in molti casi le liste sono scomparse, ma questo non significa che il numero dei bambini che usufruiscono del servizio sia cresciuto. Semplicemente, le famiglie hanno rinunciato al servizio pubblico, spesso a causa dei costi troppo elevati.

Se si vuole contrastare efficacemente la povertà minorile – in un Paese dove sono in povertà assoluta più di un milione e 200mila minori – è fondamentale partire dai più piccoli, investendo in modo continuativo sulla rete dei servizi per la prima infanzia. A questo scopo è innanzitutto urgente impiegare efficacemente le risorse (209 milioni) stanziate dalla L. 107/2015 (cd. Buona Scuola) e assegnate alle Regioni con il Piano di azione per l’attuazione del sistema integrato. I Fondi, erogati direttamente ai Comuni dal Miur, devono assicurare il progressivo sviluppo stabile della rete, a costi accessibili per tutte le famiglie.  Ad oggi, nonostante le dichiarazioni di intenti, nei fatti siamo purtroppo lontani dall’obiettivo di garantire che l’accesso all’asilo nido o ad altri servizi educativi per la prima infanzia sia un diritto soggettivo, equiparabile agli altri gradi di istruzione in Italia.

Save the Children è attivamente impegnata, in Italia, nella cura dei bambini 0-3 con gli “Spazi mamme”, presenti in zone di periferia delle grandi aree urbane e in realtà come San Luca, nella Locride, e Casal di Principe nel casertano. Nell’ambito del programma di contrasto alla povertà educativa “Con i bambini” è inoltre impegnata con l’associazione “Pianoterra” e altre organizzazioni territoriali, in una sperimentazione, avviata a Milano, Roma, Napoli e Bari, di centri per la prima infanzia come veri “hub eucativi” a disposizione delle famiglie e delle comunità locali.

 

Pubblicato in Nazionale

In Italia quest'anno si sta registrando un notevole incremento di casi di West Nile rispetto all'anno precedente. Alla data del 30 agosto 2018 i casi segnalati (Fonte: Cnapps - Istituto Superiore di Sanità) sono 334, di cui 131 manifestati in forma neuro invasiva. Nel 2017 erano stati, complessivamente, 27 i casi gravi di West Nile.  Ad oggi, i decessi attribuibili al virus West Nile sono 12, nella gran parte dei casi persone debilitate, anziane o con gravi patologie pregresse.

Le Regioni più interessate dalla diffusione del virus sono state Emilia-Romagna e Veneto. Il territorio provinciale di Bologna è quello in cui si è registrato il maggior numero di casi gravi di West Nile tra tutte le province italiane interessate dalla diffusione del virus: 29 casi manifestati con forme neuro invasive.

La diffusione del virus West Nile si può contenere attraverso una attività preventiva di controllo della zanzara Culex pipiens (la zanzara comune), con trattamenti larvicidi più efficaci, e soprattutto senza nessun impatto ambientale, rispetto ai trattamenti "adulticidi", che intervengono a diffusione avvenuta. Una lotta integrata che deve passare da un nuovo impegno dei Comuni nel contrasto agli insetti vettori di malattie gravi per l'uomo.

È l'appello di CAA, il Centro Agricoltura Ambiente "G.Nicoli", società di eccellenza nel campo della lotta alle zanzare, con 30 anni di esperienza in campo nazionale e internazionale. CAA dal 2011 è Collaborating Centre dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica di Vienna nel campo dello sviluppo della tecnologia del maschio sterile contro le zanzare nocive.

"Abbiamo una certezza: esistono gli strumenti e il know how per limitare la diffusione di un virus pericoloso per l'uomo, attraverso il controllo della popolazione delle zanzare, ma serve maggiore consapevolezza e un nuovo protagonismo dei Comuni - dichiara Paolo Ceccardi, presidente di CAA - Gli interventi in emergenza hanno efficacia limitata e sono dannosi per l'ambiente. La diffusione del virus West Nile si limita con una attenta programmazione, con il monitoraggio delle zanzare e, soprattutto, con interventi preventivi larvicidi che non hanno nessun impatto sull'ambiente, sulla salute pubblica e sulle produzioni agricole. Le tecniche che abbiamo sviluppato in oltre trent'anni di attività, si muovono in questa direzione e nel solco dell'intuizione originaria dei fondatori di CAA, cioè dare sempre più valore alla gestione ambientale per migliorare salute e qualità della vita delle nostre comunità".

In Lombardia nessun rischio per le donazioni di sangue

“Nessun rischio per le donazioni di sangue in Lombardia”, lo conferma Oscar Bianchi, Presidente di Avis Regionale Lombardia. “Anzi in qualche caso proprio dalle analisi sul sangue donato si è potuta individuare la presenza della Febbre del Nido e intervenire con celerità”. Tra le regioni promotrici del Nucleic Acid Test (NAT) anche la Lombardia. ll test NAT va effettuato contestualmente alla donazione di sangue e permette di rilevare la presenza del West Nile Virus (WNV) e di evitare così la trasmissione trasfusionale dell’infezione.

A spiegarlo è proprio Avis Regionale Lombardia: “I donatori e le donatrici verranno sottoposti al Test NAT qualora avessero soggiornato per almeno una notte nelle aree interessate dalla segnalazione del West Nile Virus. Potranno quindi comunque donare e verrà loro prelevata una piccola provetta per il Test. Non occorre preoccuparsi e nemmeno autosospendersi, basta avvisare il medico del Punto di Raccolta”.

Sarà il Test a verificare la necessità di sospendere il donatore, solo nel caso vi sia evidenza di infezione. Quindi nessun problema per la salute dei donatori e dei riceventi.

 

 

Pubblicato in Salute

Dancing Everest: la storica balera di Vimodrone riapre la sua sala da ballo.  L’Everest è uno spazio storico di Vimodrone. Nato quarant’anni fa con l’idea di essere un punto di incontro post-lavoro, è diventato in breve tempo una “casa” per tutte le persone che lo hanno frequentato. Dal 2014 è la sede di Industria Scenica, la Cooperativa Sociale ONLUS che ne gestisce la programmazione di eventi: appuntamenti in balera il sabato sera, spettacoli teatrali, interventi di drammaturgia di comunità e numerosi progetti educativi.

L’Everest è anche residenza artistica multidisciplinare riconosciuta dal Ministero e quindi anche una casa per le compagnie teatrali che abbiano voglia di studiare e preparare nuove regie. Luogo di cultura, arti performative e spettacoli, sull’immaginaria cima dell’Everest si scorge un panorama che tesse relazioni e muove la condivisione culturale di Vimodrone. E’ il punto di riferimento della cittadina, una piazza al coperto che si mette a disposizione della collettività dando nuova vita al territorio, rigenerandolo. Dancing Everest L’Everest nacque come Dancing Everest circa quarant’anni fa. Fin dall’inizio fu utilizzato come sala da ballo per poi diventare una discoteca. Dopo un breve periodo di inattività, tornò a essere il punto di ritrovo della cittadina di Vimodrone e, negli Anni Settanta, venne preso in gestione dalla Cooperativa dei Lavoratori Uniti.

Lo spazio ospitava eventi e serate di ballo liscio con orchestra dal vivo, era ben frequentato da una clientela variegata e di diverse età. Dopo trent’anni di attività ed eventi, lo spazio fu chiuso. Venne riaperto nel 2014, quando Industria Scenica lo ha rilevato rendendolo di nuovo uno spazio, punto di riferimento per la comunità di Vimodrone e offrendo una proposta culturale che oggi incrocia la storia della sala con le necessità attuali del contesto in cui si trova.

Per questo motivo l’Everest ha mantenuto la sua natura di balera con orchestre dal vivo, ma si è anche rinnovato prestandosi ad accogliere proposte culturali e spettacoli. Industria Scenica ​nasce nel 2012 con l’idea di progettare e realizzare percorsi che integrano le arti performative con il sociale, la formazione con lo sviluppo personale e ricreativo del singolo e della collettività. Negli anni è rimasta coerente con il suo percorso, credendo in una drammaturgia di comunità e nella produzione di spettacoli teatrali a partire da tematiche sociali. Per farlo, si serve di uno spazio storico e alternativo, un ex post-lavoro dell’età di quarant’anni, una balera, che ha accolto migliaia di persone di passaggio e non, l’Everest.

L’Everest è sede di Industria Scenica dal 2014 e le cinque menti artistiche che l’hanno fondata - Andrea Veronelli, Serena Facchini, Isnaba Miranda, Ermanno Nardi e Francesca Perego - tutt’oggi la fanno crescere scalandone la vetta. Oggi Industria Scenica collabora con numerose compagnie teatrali, produce spettacoli di sperimentazione, lavora su interventi di drammaturgia di comunità e coesione sociale, progetti di peer education, media education, percorsi di formazione teatrale e video, performance interattive e visite di tourism theatre. Ha anche una sua compagnia, Elea Teatro​, con dieci anni di esperienza e spettacoli all’attivo. Per la stagione teatrale 2017/2018, Industria Scenica collabora con: Comune di Vimodrone, Mibact, Circuito Ministeriale Multidisciplinare della Lombardia C.L.A.P.Spettacolodalvivo, Regione Lombardia e Fondazione Cariplo.

Ecco gli appuntamenti di settembre: sabato 22 settembre ore 21.00 Everest Via Sant'Anna, 4 Vimodrone Milano Festa di apertura Serata di balera con l’orchestra Roby e la torpedo blu; sabato 29 settembre ore 21:00 Everst Via Sant’Anna, 4 Vimodrone Milano Serata di balera con Martino Band. 

 

Pubblicato in Lombardia

Vulcanologi di tutto il mondo si sono dati appuntamento oggi a Napoli per l'apertura del congresso Cities on Volcanoes (COV 10) - Millenni di stratificazione tra Vita dell'Uomo e Vulcani: strategie per la coesistenza, l'evento internazionale in programma fino al 7 settembre, organizzato dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) in collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile (DPC), la Regione Campania, il Comune di Napoli, il Parco Nazionale del Vesuvio, l'Università di Napoli "Federico II" e l'Associazione Nazionale di Vulcanologia. All'apertura del congresso, che si è tenuta oggi presso la Mostra d'Oltremare di Napoli, hanno partecipato, tra gli altri, il Presidente dell'INGV Carlo Doglioni, il Direttore Generale dell'INGV Maria Siclari, il Sindaco di Napoli Luigi De Magistris, il Sindaco di Pozzuoli Vincenzo Figliolia e il Sindaco di Ercolano Ciro Buonajuto.

Il Convegno offre l'opportunità di promuovere un collegamento tra comunità scientifica vulcanologica e chi si occupa della pianificazione territoriale e della gestione delle emergenze, con l'obiettivo di costruire un luogo di confronto e integrazione di esperienze tra le città sui vulcani.  Organizzato sotto l'egida dell'Associazione Internazionale di Vulcanologia IAVCEI (International Association of Volcanology and Chemistry of Earth Interiors), il congresso si tiene ogni due anni, sempre in una località esposta al rischio vulcanico. Quest'anno torna in Italia, vent'anni dopo la prima edizione che fu organizzata a Roma e Napoli.

La manifestazione prevede ben 13 workshop, di cui uno direttamente sul Vulcano di Stromboli e 2 field trip per visitare i principali vulcani attivi italiani quali Vesuvio, Campi Flegrei, Eolie ed Etna, strettamente legati agli obiettivi della Science and Technology Roadmap a supporto di quanto prevede il documento Sendai Framework per la Riduzione del rischio catastrofi 2015-2030. Più di 1100 gli abstract organizzati all'interno di 55 Sessioni e 3 Symposia.

"Il congresso Cities on Volcanoes 10", afferma Roberto Isaia, Presidente dello Steering Committe COV 10 e ricercatore INGV "offre l'opportunità a circa 1000 partecipanti, tra scienziati, operatori di Protezione Civile, giornalisti ed educatori di oltre 50 paesi del mondo, di confrontarsi sulle strategie volte a promuovere una convivenza virtuosa tra uomo e vulcani. La presentazione di ricerche multidisciplinari e di esperienze dirette, tra cui il racconto della recente eruzione avvenuta alle Hawaii, porranno l'attenzione sulla resilienza dell'uomo al rischio vulcanico e come i vulcani abbiano rappresentato, e possono rappresentare, una risorsa più che un problema".

La Città Metropolitana di Napoli, con più di 3 milioni di persone e una densità di popolazione di circa 2,700 abitanti/km2, è la Città sui Vulcani per eccellenza. Con due vulcani esplosivi attivi, Vesuvio e Campi Flegrei, e l'isola vulcanica di Ischia, l'area napoletana è una delle regioni caratterizzate dal rischio vulcanico più alto al mondo.

"Il COV 10 a Napoli rappresenta un importante appuntamento per la comunità internazionale che si dedica agli studi di pericolosità e rischio vulcanico", afferma il Presidente dell'INGV Carlo Doglioni. "Il Congresso, infatti, vuole porre l'attenzione sui meccanismi di accumulo e risalita dei magmi che provengono dal mantello terrestre e che producono in superficie una varietà di fenomeni vulcanici controllati in particolare dalla composizione chimica, temperatura e viscosità dei fusi mantellici. Ogni vulcano comporta una diversa pericolosità e necessita di una resilienza specifica dell'uomo. È quindi necessario monitorare con sempre maggiore attenzione le aree vulcaniche con tutte le tecniche analitiche moderne a disposizione, dai movimenti registrabili dalle stazioni sismiche, i dati GPS (sistema di posizionamento globale),  l'interferometria satellitare, l'idrogeochimica e le temperature dei fluidi, fino alla petrologia dei magmi, la stratigrafia eruttiva e la tettonica, per arrivare a produrre modelli evolutivi affidabili. Napoli è un laboratorio dove la ricerca scientifica è indispensabile per una coabitazione consapevole con il rischio vulcanico, un'area in cui la storia millenaria di convivenza con il Vesuvio, i Campi Flegrei e Ischia hanno profondamente inciso nella cultura e nell'arte, determinando una peculiare filosofia di vita, dove il fatalismo ha contribuito a generare poesia, musica, gioia e malinconia nei suoi abitanti".

Il programma scientifico del congresso prevede quattro giorni di lavori in sessioni parallele, e una giornata di studi sul terreno, nel corso della quale i partecipanti avranno l'occasione di visitare i diversi vulcani campani e di coglierne le complesse relazioni con il territorio. I ricercatori si confronteranno sui processi decisionali e la pianificazione dell'emergenza, sul tema dei vulcani in fase di riposo, e di come i lunghi periodi di quiete influenzino la consapevolezza delle comunità residenti e le strategie di mitigazione del rischio; si parlerà di pianificazione urbana e di vulnerabilità in aree che, come Napoli, sono densamente popolate ed esposte al rischio vulcanico. Si discuterà anche di comunicazione della scienza in relazione al rischio vulcanico e del ruolo di scienziati, autorità territoriali e mass media. 

A fianco del programma scientifico, il programma parallelo che prevede: l'incontro fra il sindaco di Napoli e quello di Kagoshima, in Giappone, a suggellare un gemellaggio scientifico fra due grandi città esposte al rischio vulcanico; l'esposizione di lavori prodotti dagli studenti delle scuole nell'ambito di percorsi di educazione al rischio promossi dal Dipartimento della Protezione Civile e dalla Regione Campania; la mostra sulla distruzione di Mascali ad opera dell'eruzione dell'Etna del 1928. I congressisti potranno inoltre visitare la sala di sorveglianza dell'Osservatorio Vesuviano.

"Il convegno", conclude il Presidente dell'INGV Carlo Doglioni, "è anche l'occasione per importanti collaborazioni con altri enti culturali napoletani: presso la Città della Scienza si svolgerà un incontro di approfondimento, rivolto agli insegnanti, sulla famosa eruzione vesuviana del 79 d.C. e sul rapporto uomo-vulcano nella preistoria; al Museo d'Arte Contemporanea MADRE, invece è stato possibile inserire informazioni a carattere vulcanologico a commento della mostra temporanea Madre Pompei@Madre. Materia Archeologica. Le Collezioni (prorogata dal 24 settembre 2018 al 7 gennaio 2019)".

Pubblicato in Ambiente&Territorio

La barbarie delle guerre, delle torture, delle violenze estreme, l'efferatezza di una guerra totale fomentata dall'Occidente attraverso politiche economiche e conflitti creati ad arte, non sembra turbare le coscienze sopite di questa parte del mondo. Coscienze allarmate, invece, solo dal nazionalistico timore di ospitare sui propri territori persone dal colore della pelle diverso.

Uomini, donne e bambini che intraprendono il "viaggio per la vita" – quel viaggio che sempre più spesso si tramuta in "viaggio della morte" - pagano un prezzo salatissimo: annegamenti, respingimenti, reclusione nei "limbi della pseudoaccoglienza", privazione e negazione dei diritti più elementari. È questo l'inferno dei "graziati", di coloro che non finiscono nelle bare di stato, nelle fosse comuni di Lampedusa o sepolti in fondo a quel cimitero a cielo aperto che si chiama Mediterraneo. Welcome refugees, benvenuti nella civiltà! La civiltà di un'Europa miope, indifferente, ripiegata sul proprio egoismo.

 “La Campagna "LasciateCIEntrare" – è scritto in una nota - denuncia, da anni, il malaffare che sta dietro all'accoglienza emergenziale. Infinite volte abbiamo toccato con mano il lerciume che sta dietro agli appalti milionari sulla pelle dei migranti. Sempre abbiamo denunciato. Consapevoli delle ritorsioni che, inevitabilmente, sarebbero sopraggiunte. Incuranti delle minacce, delle intimidazioni, dei ricatti, a volte dal sapore vagamente mafioso”. 

“La notizia delle denunce pervenute nei confronti di un nostro grande amico ed ex attivista, Maurizio Alfano, nell'esercizio del suo incarico istituzionale, quale coordinatore della consulta regionale sui Msna, e della giornalista RAI Maria Elena Scandaliato, ci indigna fortemente.

Ci indigna il fatto che – continua il comunicato - in un momento storico in cui i diritti fondamentali dell'essere umano vengono costantemente e consapevolmente annullati in nome di nuovi e feroci nazionalismi di mussoliniana memoria, ledendo qualsivoglia norma giuridica e di civiltà/umanità, due persone vengano denunciate semplicemente per aver svolto il proprio lavoro e aver adempiuto al loro dovere di essere umani”.

“Denunciati per aver portato alla luce i soprusi perpretati sulla pelle di minori stranieri non accompagnati in un centro di accoglienza del vibonese. Soprusi che la Campagna LasciateCIEntrare aveva segnalato al Garante dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza della Regione Calabria, in seguito a numerose segnalazioni”, sottolinea LasciateCIEntrare.

“Siamo, quindi, vicini a Maurizio e Maria Elena, così come saremo sempre vicini a chi, in maniera seria, coraggiosa e determinata si impegna a lottare, sempre e comunque, contro gli abusi e le angherie dei carnefici della terra. Ribadiamo ancora una volta, a sciacalli e affaristi, che non cederemo mai il passo all'indifferenza. Ribadiamo ancora una volta, a tutti i fabbricanti di odio e intolleranza, che non arretreremo nella difesa di chi non ha voce”, conclude la nota.

 

 

 

 

 

Pubblicato in Migrazioni

Il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) ha avviato una collaborazione con Pepe Mujica, ex presidente dell'Uruguay, e il suo movimento. CNCA e Mujica hanno concordato di attivare progetti di servizio civile internazionale, per giovani residenti in Italia, presso esperienze di lavoro sul territorio in Uruguay; organizzare occasioni di scambio tra organizzazioni appartenenti alle due reti impegnate nel campo dell'agricoltura sociale; promuovere una riflessione condivisa sul tema della riconversione ecologica, provando anche a costruire proposte e progettualità concrete con altri soggetti pubblici, privati, del terzo settore.

"E' stata una gioia e un privilegio per noi incontrare una persona della levatura e dell'umanità di Pepe Mujica", dichiara don Armando Zappolini, presidente del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA). "Sono tante le cose che condividiamo. In primo luogo, la priorità assegnata alle relazioni umane, che non possono essere subordinate alla logica del profitto. Questo non significa cadere nel pauperismo, ma lavorare per un'economia 'sobria' - come la definisce Mujica -, un'economia che rispetti le persone ma anche l'ambiente. E, certamente, CNCA e Mujica intendono partecipare a questo grande cambiamento culturale ed economico non solo con le prese di posizione, le occasioni di formazione, i convegni, ma dando vita a tanti laboratori di nuova economia e nuove relazioni sociali, che facciano pressione sulle istituzioni per un radicale ripensamento delle politiche pubbliche."

Il rapporto tra il CNCA e Mujica è nato nel 2015, quando l'ex presidente dell'Uruguay è stato invitato al convegno che ogni due anni la nostra Federazione organizza a Spello. In quell'occasione parteciparono Daniel Placeres e Heber Bousses del MPP (Movimento di partecipazione popolare)-MLN (Movimento di liberazione nazionale). Nel 2017, poi, una delegazione del CNCA si è recata in Uruguay per incontrare Mujica e conoscere le tante esperienze promosse dal MPP e dal MLN Tupamaros: le fabbriche autogestite, le attività di microcredito, il lavoro di mediazione sociale nelle strade, i progetti di autocostruzione della propria casa per le famiglie meno abbienti. Il 27 agosto scorso, infine, Mujica stesso è venuto a Grottaferrata (Rm), presso una struttura gestita da Agricoltura Capodarco, per partecipare a un incontro pubblico, promosso dalla nostra Federazione, che ha emozionato tutti i presenti. 

"All'incontro di Grottaferrata", conclude don Zappolini, "questo grande leader uruguaiano ha detto che mentre aspettiamo un mondo migliore, dobbiamo lavorare per un mondo migliore. Noi lo facciamo da quando siamo nati. E ora vogliamo farlo insieme a Pepe Mujica." 

L'incontro con Legacoop

«Oggi abbiamo l’esigenza di contrastare l’abuso e la concentrazione eccessiva della ricchezza, che coincide anche con la concentrazione del potere politico. Se è vero che in natura tutto ha un limite anche l’accumulazione della ricchezza deve avere un limite. Dobbiamo costruire una società più equa e la cooperazione ci aiuta a fare questo. L’economia cooperativa avvicina le persone, migliora la distribuzione delle risorse, premia lo sforzo individuale e mitiga gli abusi».

Pepe Mujica, ospite di Legacoop Romagna e Deco Industrie il 30 agosto a Bagnacavallo, non si è tirato indietro di fronte alla domanda diretta sull’importanza dello strumento cooperativo: «Come genere umano abbiamo un’unica arma superiore, la cooperazione».

L’ex presidente dell’Uruguay di fronte a un numeroso gruppo di cooperatori romagnoli ha toccato i temi che lo hanno accompagnato nella sua vita politica, da militante della sinistra sudamericana: ha affrontato non solo l’esigenza di riscoprire il valore della collettività, con una politica che si occupi del bene comune, ma anche l’urgenza di occuparsi dell’ambiente, «Trent’anni fa gli scienziati ci hanno messo in guardia contro i fenomeni avversi all’ambiente, ma la politica, per interessi economici, non ha voluto prendere le misure necessarie per risanare il mondo. Se non facciamo qualcosa quando i giovani avranno la mia età fronteggeranno un olocausto ambientale ed economico».

All’iniziativa erano presenti i presidenti nazionale e regionale di Legacoop, Mauro Lusetti e Giovanni Monti, mentre Legacoop Romagna era rappresentata dal presidente Guglielmo Russo e dal direttore generale Mario Mazzotti, che ha coordinato i lavori. Proprio Russo ha ricordato che «la Romagna è un luogo speciale per la cooperazione. Nel 1883 nasce la prima cooperativa di, braccianti, grazie all’impegno di Nullo Baldini e oggi il movimento cooperativo produce l’8 per cento del Pil nazionale. I nostri principi sono gli stessi di allora, eredi dell’umanesimo socialista. Noi nasciamo dalla terra e ne condividiamo i valori, come Lei, Presidente. Sappiamo che per creare cambiamento servono il supporto delle persone, servizi che funzionano, la convinzione dei soci, la capacità di superare i momenti difficili e di unire solidarietà ed efficienza».

Pubblicato in Economia sociale

Viviamo un momento storico molto difficile, l’idea sovranista e populista sta emergendo, i vari politici che ci governano approfittano del disagio che il popolo sta vivendo per alimentare paure e pericoli di invasione di migranti che modificherebbe la nostra identità di italiani.

Tutto falso e i dati invece ci dicono che l’Italia in Europa è al terzultimo posto per accoglienze e nel 2018 ci sono stati 17.929 migranti sbarcati, di cui 12.088 provenienti dalla Libia. Dato che paragonato ai precedenti delinea un quadro specifico. Nello stesso periodo dello scorso anno erano 93.359 e 82.602 nel 2016. Quindi rispetto al 2017 oggi si ha un calo degli arrivi dell’80,80% e del 78,29% rispetto al 2016.

Eliminato il ragionamento sulla falsa invasione e sul pericolo di perdere l’identità italica, da Salvini ai piccoli politicanti crotonesi non fanno altro che attaccare le cooperative e le associazioni di volontariato che gestiscono l’accoglienza tacciandoli di lucrare sulla sofferenza. Evidentemente chi dice questo non conosce il mondo del terzo settore crotonese, fatto di organizzazioni cattoliche (molte) e laiche. Questo mondo è formato di persone che della centralità della persona hanno fatto la loro scelta di vita, lo slogan che li accomuna e li rappresenta è “prima chi ha bisogno”.

Le organizzazioni del terzo settore in questa provincia, infatti, agiscono nell’aiutare chiunque, senza distinzione di colore, razza e religione. Per conoscenza personale, posso assicurare, che chi vi opera non ha una vita agiata, anzi impegnarsi nel sociale molte volte per loro è costato e costa tanti sacrifici e rinunce.

Ma per tornare all’oggetto di questo comunicato, vorrei spiegarvi come vengono spesi i soldi per la gestione dei centri SPRAR in capo agli enti locali. Tolto l’euro e sessantauno ai migranti (avete capito bene 1 euro e 61 centesimi) tutto il resto viene speso per pagare operatori, i tanti fornitori di abbigliamento, alimentari, tasse, IVA, fitti a proprietari italiani, utenze e oneri contributivi per il personale che deve ed è regolarmente assunto.

La gestione di un centro Sprar è regolamentata dalle Linee Guida del Servizio Centrale del Ministero dell’Interno sia per quanto attiene la parte operativa che economica. I fondi triennali vengono erogati a fronte di spese effettivamente sostenute, con una rendicontazione dettagliata e tracciabile.  L’Ente locale inoltre è chiamato ad avvalersi di un Revisore contabile indipendente che ha l’incarico di effettuare tutte le verifiche amministrativo-contabili di tutti i documenti di spesa.

Non ci vuole una grande capacità intellettiva o una specifica competenza in economia per capire che i soldi al 99% ritornano agli italiani.  Allora perché accanirsi così con chi in questo territorio dà dignità non solo a chi accoglie ma anche alle tante professionalità quali Educatori, Psicologi, Assistenti Sociali, Mediatori, OSS, Operatori Legali, Insegnanti di Lingua Italiana.

Perché, mi chiedo, c’è chi cerca di far passare il messaggio che i soldi destinati alla gestione dei centri Sprar, aggiudicati attraverso regolare procedura pubblica, devono essere usati per gli italiani, quando è a conoscenza che i fondi sono stanziati dal Ministero dell’interno-Fondo Nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo nel quale confluiscono i finanziamenti del fondo europeo per i rifugiati?

Forse perché alla base loro agire c’è la voglia di farsi spazio nella politica per fare carriera e superare le loro personali paure “dell’altro diverso da loro”.  Noi, invece siamo diversi da voi. Noi, sia che veniamo dal mondo laico o dal mondo della fede, abbiamo l’idea dell’accoglienza, del confronto, della contaminazione, della pace, della dignità e dell’amore come riferimento, come indica anche Papa Francesco e tanti Vescovi italiani. Voi no.

Pino De Lucia Lumeno - responsabile Immigrazione Legacoop Calabria

Pubblicato in Calabria

Dal prossimo 5 settembre, in 12 città italiane, sarà sperimentata la pistola taser. Ad annunciarlo è stato il Ministro dell'Interno Salvini. È importante tuttavia sapere cosa è accaduto negli Stati Uniti che, primi fa tutti, hanno introdotto l'uso di questo dispositivo di elettroshock. 

Secondo le indagini effettuate da Amnesty International e dall'agenzia di stampa britannica Reuters, a partire dal 2000, anno di introduzione del taser, sarebbero stati circa 1.000 i morti a causa di questo tipo di pistola. Molti studi medici hanno certificato che per persone con precedenti disturbi neurologici o cardiaci la pistola taser ha rischi mortali. La stessa azienda produttrice americana è stata costretta ad ammettere che nello 0,25% dei casi c'è rischio di morte. Una percentuale allarmante.

"Vari organismi internazionali - sottolinea Patrizio Gonnella, presidente di Antigone - hanno espresso pareri fortemente contrari all'uso del taser. Come la pratica di polizia ha dimostrato negli Stati Uniti, il taser non ha ridotto l'utilizzo delle armi da fuoco da parte delle forze dell'ordine ma è divenuto invece uno strumento alternativo principalmente alle manette, in particolare per immobilizzare persone in stato di agitazione e principalmente con disturbi psichiatrici". "Va ricordato - prosegue Gonnella - che la legge che introduce il taser è stata approvata nella precedente legislatura e che fin da allora avevamo espresso la nostra contrarietà. Infine, Taser è il nome di una multinazionale americana. Immaginiamo che questa operazione avrà costi significativi". 

"Riteniamo che il prezioso lavoro delle forze dell'ordine potrebbe essere meglio supportato in altro modo, ad esempio attraverso un serio supporto alle tecnologie investigative piuttosto che all'acquisto di armi potenzialmente letali" conclude il presidente di Antigone.

Amnesty scrive al Capo della polizia

In occasione dell'inizio del periodo di sperimentazione delle pistole elettriche Taser in 12 città, il direttore generale di Amnesty International Italia Gianni Rufini ha scritto al prefetto Franco Gabrielli, capo della Polizia, esprimendo una serie di preoccupazioni riguardo all'introduzione di tale misura. 

Una sperimentazione analoga a quella in programma in Italia e svolta in Olanda nel 2017 ha rivelato come in circa la metà dei casi, le persone siano state colpite dalla Taser quando erano già ammanettate, dentro un veicolo o una cella di polizia e in celle separate negli ospedali psichiatrici, in ogni caso senza che il loro comportamento costituisse una seria minaccia. 

Alla luce di questi dati, Rufini ha chiesto al prefetto Gabrielli se, prima di mettere a disposizione delle forze di polizia le Taser, sia stato effettuato uno studio sui rischi per la salute e garantita una formazione specifica e approfondita per gli operatori che ne verranno dotati, in linea con gli standard internazionali e in particolare con i Principi guida delle Nazioni Unite sull'uso delle armi da fuoco da parte degli agenti di polizia. 

"La conseguenza più grave che vediamo nel lungo termine è che le Taser vengano usate come arma di routine per far rispettare la legge in assenza di una minaccia di lesioni gravi o morte, dunque in modo non conforme agli standard internazionali sui diritti umani", conclude nella lettera Rufini. 

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