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Mercoledì, 18 Settembre 2019

Articoli filtrati per data: Mercoledì, 05 Settembre 2018 - nelPaese.it

Il 20 settembre alle 19.30 al Palasport Carnera di Udine 1^ edizione di “Basket nel Cuore”, evento benefico organizzato da Cops - Comitato delle organizzazioni del Privato Sociale per l’assistenza residenziale e diurna delle persone con disabilità, che vedrà sul parquet le formazioni udinesi APU GSA e LBS Delser assieme alle associazioni di disabili intellettivi e fisici Il Mosaico di Codroipo, Schultz di Medea e Basket e Non Solo, che si cimenteranno anche in dimostrazioni di sport integrato, a dimostrazione di come lo sport permetta di unire e superare qualsiasi barriera, spesso più mentale che reale.

Lo sport permette di unire e superare le barriere, questa la filosofia della manifestazione organizzata da Cops che dal 2015 è impegnato per migliorare la qualità di vita delle persone con disabilità, favorendone l’inclusione anche attraverso lo sport, ed al contempo sensibilizzare la comunità sui temi della disabilità. L’incasso dell’evento benefico, realizzato in sinergia con la Federazione regionale e provinciale di basket, contribuirà a sostenere le 11 realtà aderenti al Comitato

Cops è attualmente costituito da undici realtà, Anfamiv - Udine, Insieme si Può - Reana del Rojale, Hattiva Lab - Udine, Il Mosaico - Codroipo, Il Samaritan - Ragogna, Cooperativa Sociale Itaca - Pordenone, La Pannocchia - Codroipo, Comunità del Melograno - Pradamano, Comunità Piergiorgio - Udine, Fondazione Pontello– Majano e la Comunità di Rinascita – Tolmezzo, che gestiscono Centri diurni e residenziali per persone con disabilità (circa duecento), in convenzione con le Aziende sanitarie.

Cops rappresenta un'importante rete di riferimento per gli enti istituzionali e i tanti attori coinvolti nel tema della disabilità, tra cui famiglie, operatori, società civile, chiamati a condividere e portare il proprio contributo nel perseguire l'obiettivo di migliorare la qualità di vita delle persone con disabilità, attraverso azioni ed iniziative che favoriscano l'inclusione sociale a trecentosessanta gradi.

La manifestazione è realizzata con il patrocinio e il sostegno del Comune di Udine, a cui si affiancano il Comitato Sport Cultura Solidarietà, la Fondazione Friuli, Radio Spazio 103 e Servizi per il Terzo Settore.

 

Pubblicato in Sport sociale

Fare teatro per il Teatro delle Ariette non significa solamente creare e presentare spettacoli ma, sempre più, concepire e realizzare progetti da coltivare con cura nel corso del tempo, farli crescere, lasciarli lievitare, da osservare e ascoltare nel loro manifestarsi in forme e modi imprevisti, a volte sorprendenti, quasi sempre inattesi. Così, è stato per il progetto, appena conclusosi, di Un’Odissea in Valsamoggia, che ha portato alla creazione di uno spettacolo in 5 puntate tratto dal poema omerico, esperimento per un teatro di comunità svoltosi in 5 piazze della Valsamoggia, dal 4 luglio al 1 agosto, quarta edizione di Territori da cucire che ha coinvolto 100 persone e raggiunto circa 1500 spettatori.

Fare teatro per il Teatro delle Ariette significa anche l’abbandono di forme consuete, quali la “stagione teatrale” o il “festival”, a favore di un’attività più articolata, forse meno appariscente ma ricca di relazioni, fatta di una paziente tessitura quotidiana. Fatti e inquietudini del nostro presente, incontri e confronti dettano il ritmo e i contenuti della nostra pratica teatrale produttiva e organizzativa, scrive Stefano Pasquini.

In questa prospettiva si inserisce l’edizione autunnale di A teatro nelle case intitolata Odissee, diretta dal Teatro delle Ariette, momento di riflessione comune sul nostro presente, che travalica il linguaggio teatrale stesso. Stando sui margini, sui confini, nella ricerca di un orizzonte ancora sconosciuto, il Teatro delle Ariette accoglierà artisti di origini differenti: italiani e stranieri, danzatori contemporanei e di hip-hop, rapper, attori, scrittori, poeti e videomaker guidati, come sempre, dal desiderio di essere e fare comunità.

Residenze creative, spettacoli, incontri, laboratori e proiezioni compongono la ventiduesima edizione di A teatro nelle case che dall’8 settembre al 14 ottobre si disseminerà in vari luoghi della Valsamoggia (Bologna), dal Teatro delle Ariette alla Libreria CartaBianca alle case private di cittadini di Valsamoggia, con il contributo di Regione Emilia-Romagna e Comune di Valsamoggia e con la collaborazione di Fondazione Rocca dei Bentivoglio e Libreria CartaBianca.

ODISSEE intese come intreccio di relazioni umane, che nel caso del Théâtre de Chambre portano nel Nord della Francia, dove hanno sede, un Nord mescolato a riflessi di Sud, Algeria, Mediterraneo, bagliori di Russia o di Portogallo. È il Nord di Christophe Piret, direttore artistico e regista del Théâtre de Chambre, amico e compagno di viaggio delle Ariette da più di un decennio, che l’8 settembre alle ore 21, al termine di una residenza creativa (dal 2 all’8), restituirà al pubblico il lavoro svolto, prima del debutto francese di VERSO BARBARESQUES opera apolide per quattro danzatori e un rapper.

Partendo dalla suggestione storica della Pirateria Barbaresca nel Mare Mediterraneo, Christophe Piret ha iniziato nel luglio 2016 un percorso di ricerca creativa sulla questione dell’estraneità, dello straniero, del conflitto, dell’avventura, dell’assimilazione nella nostra realtà contemporanea. Con una compagnia formata da danzatori hip-hop e contemporanei, un rapper e un poeta e, attraverso la programmazione di un laboratorio di creazione, presso la sede di Aulnoye-Aymeries, ha iniziato il percorso produttivo per la realizzazione di un’opera originale, all’incrocio tra la performance di danza urbana e la poesia epica, che debutterà nel novembre 2018 al festival VIA del Manege Scéne Nationale de Maubege (Francia) col titolo “Barbaresques. Ne sors plus de chez toi”. Ricerca che è proseguita nel novembre 2016 in Algeria alla ricerca di artisti, testimoni e partner del progetto e prosegue i laboratori di creazione ospite di diversi teatri francesi.

Sempre il Théâtre de Chambre il 9 settembre alle ore 17.30, in Piazza Garibaldi a Bazzano, all’interno dell’edizione INfestival 2018, presenta AUTOUR DE BARBARESQUES, performance di danza e musica con Christophe Piret, Andreia Afonso, Aziz El Youssoufi e Sofiane Chalal.

Relazioni che invece crescono molto vicino sono quelle nate dalla straordinaria esperienza dell’Odissea in Valsamoggia di cui si rifletterà in due appuntamenti. Il 12 settembre al Teatro delle Ariette alle ore 21 nell’incontro pubblico DOPO L’ODISSEA alla presenza di tutti i protagonisti del progetto, attori, spettatori, aiutanti, cuochi, tecnici, giovani, adulti, anziani, bambini.

Il 30 settembre, sempre alle Ariette, si svolgerà la giornata intitolata DA LIDO ADRIANO A VALSAMOGGIA Esperienze di relazioni interculturali che inizierà alle ore 16 con la proiezione in anteprima di CERCANDO ITACA il film di Paola Berselli, Carlotta Cicci, Stefano Massari, Stefano Pasquini, sezione cinema del progetto Un’Odissea in Valsamoggia.  Alle ore 17.30 seguirà AWA CHE VIVE DUE VOLTE il libro di Laura Gambi: dieci storie di donne immigrate a Lido Adriano (Ravenna) nei primi anni ’90 narrate da una donna. Una sintesi e metafora delle due e molte vite di queste donne provenienti da Albania, Marocco, Senegal. A seguire l’incontro con l’autrice. Alle ore 19 UN’ODISSEA IN VALSAMOGGIA nelle foto di Giovanni Battista Parente mentre alle ore 19,30 si concluderà la giornata con un aperitivo al tramonto.

Il 16 settembre alle ore 13 - con repliche il 13 ottobre alle 20.30 e il 14 ottobre alle 13 - il Teatro delle Ariette presenta il suo ultimo spettacolo ATTORNO A UN TAVOLO piccoli fallimenti senza importanza. Nella Cucina-Teatro delle Ariette la Compagnia tenta di creare, per il tempo effimero dello spettacolo, una comunità provvisoria, forse ancora possibile. Un grande tavolo al centro. Attorno tavoli da lavoro, forno, pentole, fornelli, taglieri e mattarelli. Paola, Stefano e Maurizio accolgono gli spettatori, li fanno accomodare attorno al tavolo e apparecchiano. Così, comincia la cena (o il pranzo) e i tre attori, servendo acqua e vino, focacce, formaggio, verdure e tagliatelle, raccontano, con leggerezza, senza drammatizzare, con la voglia di giocare, storie di vita (di teatro, di agricoltura, di paura di volare, di amici e di cinghiali), esperienze personali, piccoli fallimenti apparentemente senza importanza, inquietudini che attraversano il nostro presente.

‹‹Un esempio concreto di come arte e vita, pensiero e pratica, fatti e parole siano una cosa sola, un’esperienza preziosa di come l’arte possa modificare la realtà››: così, Paola e Stefano scrivono degli amici artisti Luigi Dadina e Laura Gambi, ai quali è dedicata la sezione FATTI E PAROLE arte e vita nel lavoro di Luigi Dadina e Laura Gambi composta da spettacoli, incontri e laboratori, che si svolgerà dal 29 settembre al 6 ottobre.

Fondatore nel 1983, insieme a Marco Martinelli, Ermanna Montanari e Marcella Nonni, del Teatro delle Albe, Luigi Dadina, autore e regista, ha preso parte a numerosi spettacoli scritti e diretti da Marco Martinelli; dal 1994 è guida dei laboratori non-scuola e dal 2001 segue con Il Lato Oscuro della Costa, gruppo rapper ravennate, il laboratorio con un gruppo di adolescenti italiani e stranieri a Lido Adriano. Laura Gambi ha lavorato presso servizi rivolti agli immigrati e si occupa di progetti di promozione culturale. Con Luigi Dadina ha pubblicato Lido Adriano, porta d'oriente (Danilo Montanari editore, 2008), Il pieno e il vuoto: storie di donne e uomini tra l'Emilia-Romagna e l'Argentina (in «Altreitalie», n. 36-37, 2008), Awa che vive due volte (Aiep, 1998, ripubblicato da Elle Unità Multimedia), I wolof del Senegal. Lingua e cultura (L'Harmattan Italia, 1995).

Una ‘dedica’ che inizia il 29 settembre alle ore 18 alla Libreria CartaBianca di Bazzano con la presentazione - con interventi di Luigi Dadina, Laura Gambi, Michele Pascarella, Massimo Ortalli e Cristina Valenti - dei tre libri ALLORA IO VADO di Laura Gambi (Ed. Pendragon, 2016), AMORE E ANARCHIA Uno spettacolo del Teatro delle Albe, a cura di Cristina Valenti (Ed. Titivillus, 2015), RACCONTI SU UN ATTORE OPERAIO Luigi Dadina nel Teatro delle Albe di Michele Pascarella (Ed. Titivillus, 2017).

 

L’ 1 e 2 ottobre alle ore 20 al Teatro delle Ariette Luigi Dadina curerà il laboratorio teatrale LA NARRAZIONE AUTOBIOGRAFICA mentre il 5 e 6 ottobre alle ore 21 il Teatro delle Albe sarà ospite in case private (il 5 ottobre alla Fattoria delle Querce di Bazzano e il 6 ottobre alla Cantina Bonfiglio di Monteveglio) con I FATTI l’aria infiammabile delle paludi. Una ballata blues per due sgabelli, un narratore, Luigi Dadina, e un bassista, Francesco Giampaoli. Musica e voce per tessere un racconto, fuori e dentro la biografia del narratore, storia di avvenimenti reali, immaginati o sognati, che una volta raccontati diventano più veri del vero. La narrazione si apre il 30 giugno 1916, il secondo anno della prima guerra mondiale, nel cuore dell’estate, sul monte Colombara dove muore Dadina Vincenzo Antonio, colono, e termina il 13 marzo 1987 con la tragedia della nave gasiera Mecnavi dove tredici persone persero la vita in uno dei peggiori incidenti sul lavoro in Italia.

 

Dall’8  al 12 ottobre al Teatro delle Ariette Alessandro Berti sarà impegnato nella residenza creativa VERSO BLACK DICK, nuovo lavoro che debutterà a fine ottobre a Bologna, a Gender Bender Festival. Uno spettacolo che tratta della storia dello sguardo del maschio bianco sul corpo del maschio nero. Un esercizio di memoria utile riguardo a qualcosa che diamo per scontato, naturale (in un senso o in un altro) e che invece ha una storia, precisa e tragica. 

 

Pubblicato in Cultura

Alla vigilia del vertice di Teheran tra Russia, Turchia e Iran, previsto nella capitale iraniana venerdì 7 settembre, interviene la direttrice delle campagne sul Medio Oriente di Amnesty International Samah Hadid: "la vita di milioni di persone a Idlib è nelle mani di Russia, Turchia e Iran, i tre paesi che hanno più influenza su tutte le parti in conflitto nella zona. In questo vertice decisivo, sta a loro assicurare che la popolazione civile sia protetta dagli incessanti attacchi che hanno caratterizzato buona parte di questo brutale conflitto". 

"Lo scioccante numero di civili uccisi e di crimini di guerra – continua Hadid - cui abbiano recentemente assistito in altre parti della Siria come Aleppo Est, la Ghuta orientale e Daraa non deve ripetersi a Idlib. È fondamentale che tutte le parti in conflitto non attacchino i civili, garantiscano passaggi sicuri a coloro che vogliono fuggire e assicurino, senza porre ostacoli, l'arrivo degli aiuti umanitari a tutti i civili che ne hanno bisogno". 

"La situazione umanitaria a Idli – aggiunge - con due milioni di abitanti e 700.000 profughi pervenuti da altre zone della Siria, è già drammatica: l'accesso a servizi fondamentali come cure mediche, acqua potabile e istruzione è scarso e la maggior parte della popolazione fa affidamento sugli aiuti. I residenti non potrebbero sopportare le conseguenze di un'ennesima offensiva col ricorso a tattiche vietate dal diritto internazionale come la riduzione alla fame i bombardamenti indiscriminati". 

"La comunità internazionale deve agire immediatamente per premere sul governo siriano, sui gruppi armati dell'opposizione e sui rispettivi alleati affinché sia rispettato il diritto internazionale umanitario e si eviti un'ulteriore catastrofe umanitaria", conclude la direttrice di Amnesty in MO. 

Pubblicato in Nazionale
Mercoledì, 05 Settembre 2018 14:04

BOLOGNA: OPEN DAY ALL'AGRIBOTTEGA PER I BAMBINI

L'AgriBottega dei Bambini dedica due giorni ad insegnanti, educatori ed esperti del settore. L'Open Day si terrà il 6 e 7 settembre nello spazio CADIAI di Fico Eataly World con incontri dedicati alla scuola primaria dalle 10 alle 12,30 e alla scuola d'infanzia dalle 16,30 alle 18,00.

Nei due giorni verranno presentati l'impianto metodologico dell'AgriBottega e i laboratori previsti per il 2018/19 rivolti sia ai bambini della scuola dell'infanzia che primaria. Tutti i partecipanti potranno partecipare, dopo la parte introduttiva, ai laboratori organizzati per mostrare le potenzialità dei materiali naturali che sono alla base dell'intero progetto CADIAI.

Pubblicato in Lettera al Direttore

"I fondi a disposizione per i progetti di rilevanza locale" per il Terzo settore si aggirano "intorno ai 60 milioni di euro nel 2019 e sono pronti". Lo annuncia il sottosegretario al ministero del Lavoro, Claudio Durigon, leghista, intervistato dalla Dire. "Vogliamo condividere e spendere al meglio queste risorse", spiega l'ex sindacalista dell'Ugl. "Per questo la prima fase sara' di ascolto, penso di convocare i primi incontri gia' a meta' settembre per sentire le associazioni, le Ong, le Onlus".

Il sottosegretario con delega al Terzo settore vuole innanzitutto "portare avanti progetti di sviluppo per il volontariato dei giovani, per cittadinanza attiva, i beni comuni" e magari "in sinergia" con il ministro della Famiglia Lorenzo Fontana. L'obiettivo e' quello di varare delle "linee guida entro novembre", conclude Durigon. 

 

Pubblicato in Economia sociale

Torna il 24 e 25 settembre a Roma, ospitato per le due giornate di lavori all'UNA Hotel di via Giovanni Amendola, l'importante convegno che radunerà giovani studiosi da tutta Italia per confrontarsi sul Linfoma.

"The young side of Lymphoma" è un evento nato nel 2016 a Reggio Emila da un'idea di Francesco Merli, attuale Vicepresidente della Fondazione Italiana Linfomi, la cui particolarità è che sia i docenti che i partecipanti  sono tutti medici con meno di 40 anni: giovani specialisti  con una esperienza già consolidata nella cura dei linfomi, conduranno infatti gli incontri con colleghi di pari età, privilegiando una modalità interattiva a partire da casi clinici reali.

L'iniziativa intende inoltre favorire la collaborazione in programmi di ricerca clinica fra giovani che provengono da centri aderenti alla FIL. In tutta la penisola questi centri sono ben 153, tra Ospedali, Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, Aziende Sanitarie Locali, Centri universitari). L'edizione 2018 di "The young side of Lymphoma" a Roma segue quelle di Torino (2017) e di Reggio Emilia (2016). Nell'ambito del convegno verranno analizzati casi di pratica clinica incentrati sui temi e le problematiche di maggiore attualità, che offriranno spunti di discussione per condividere esperienze e modalità di intervento così da comprendere come offrire al paziente un miglior percorso terapeutico.

Si discuterà anche dell'importanza della collaborazione tra ematologo e altre figure professionali, come l'emolinfopatologo nella diagnosi o il radioterapista nella decisione di un programma terapeutico. Inoltre, si parlerà delle nuove tecnologie e le nuove acquisizioni biologiche che diventano sempre più importanti per ampliare le opzioni terapeutiche.
"Questo meeting - spiega Maurizio Martelli, dell'Ufficio di Presidenza della Fondazione Italiana Linfomi, presentando l'evento di Roma - si propone come occasione di crescita intellettuale, di confronto e di nuove idee, in grado di arricchire scientificamente coloro che rappresentano il futuro della FIL".

Le sessioni di lavoro nelle due giornate saranno dedicate all'Immunologia e le sue potenzialità come nuova arma a disposizione dell'ematologo e al quadro attuale sul Linfoma di Hodgkin (nella giornata di lunedì 24 settembre), ai Linfomi indolenti e ai Linfomi aggressivi (nella giornata di martedì 25 settembre). Il parterre di relatori e moderatori del convegno riunirà giovani medici e studiosi da tutta Italia.

Pubblicato in Salute

Tornei di otto diverse discipline sportive (nuoto in acque libere; beach bocce; sitting volley; tennis tavolo; calcio balilla; tiro con l'arco; basket 3vs3 in carrozzina; burraco) in cui si cimenteranno, posti alle stesse condizioni, persone con differenti disabilità e normodotati. Il "cuore" del programma del "Parolimparty" ha una grande ambizione: abbattere le barriere tra sport e disabilità.

Gli appuntamenti dell'iniziativa, promossa da Mediterranea Eventi, Associazione Italiana Sclerosi Multipla e Associazione Bios, sono stati presentati nella sala consiliare del Comune di Milazzo durante una conferenza stampa a cui hanno preso parte il sindaco Giovanni Formica, il presidente di Mediterranea Eventi Alfredo Finanze, il presidente del coordinamento regionale AISM Angelo La Via, Giulia Colavecchio dell'Associazione Bios e l'assessore alle Politiche sociali del Comune di Milazzo Giovanni Di Bella. L'iniziativa, diventata realtà grazie ai tanti cittadini che hanno contribuito attraverso una raccolta fondi alla realizzazione della manifestazione e al supporto della Fondazione Vodafone attraverso il bando "OSO-Ogni Sport Oltre", avrà come "testimonial" Nadia Bala, già atleta della nazionale italiana di Sitting Volley, e Francesco Bonanno, presidente della Federazione Paralimpica Italiana di Calcio Balilla e nove volte campione del mondo.

Alla manifestazione faranno, inoltre, da cornice momenti dedicati ad attività di diving, flyboard e fitness, ma anche cinema, musica e comicità con la proiezione del film "Tiro libero" nella formula "Cinema sotto le stelle", uno spettacolo del duo comico "I Soldi Spicci" e un concerto del gruppo rock "Finley".

"Un progetto nato diversi mesi. Oggi siamo già contenti di dire che ci siamo riusciti" ha detto Alfredo Finanze. "Ringraziamo tutti i partner dall'amministrazione comunale di Milazzo all'Esercito italiano che ci  sta veramente supportando ed in particolare il colonnello Zizza. La mattina avremo delle sfide fra squadre di normodotati e diversamente abili nelle due discipline maggiormente conosciute che sono il sitting volley e il baskin. Avremo la nazionale Nadia Bala che ci racconterà la sua esperienza. Nel pomeriggio si svolgeranno gli otto tornei dedicati alle persone con disabilità".

"AISM è presente quando si parla di inclusione sociale ed integrazione: saremo al lido Open Sea, l'unico in Sicilia che permette la balneazione assistita" ha detto il presidente regionale di AISM, Angelo La Via. "Crediamo che dare la possibilità a tutti di praticare lo sport sia un'opportunità di piena inclusione perchè le persone con disabilità devono avere il diritto di fare tutto, anche praticare sport. Vogliamo che le persone normodotate si mettano in gioco e capiscano come una persona con disabilità affronta la propria quotidianità". "Noi abbiamo avuto il compito di intercettare i fondi che potessero servire per questa iniziativa – ha detto Giulia Colavecchio dell'associazione Bios - Fondi pubblici e privati devono essere messi al servizio della comunità per farne un patrimonio collettivo spendibile per tutti".

 

Pubblicato in Sport sociale

“L’anno 1918 e addì 27 ottobre, abbiamo comprato il mulo a Montegrosso” si legge tra le righe di un quadernino che Chiara tiene tra le mani. A scrivere ogni giorno dal 1890 al 1936 – mi spiega - era un tale Bernardo Nano, pastore che viveva sulle Alpi liguri e che registrava così ogni evento importante della sua vita. Tra le pagine, anche una lettera mai inviata al duce, la richiesta di un sussidio. “Lo scrivente è stato due volte ammogliato: dalla prima donna ebbe tre figli, uno dei quali morto all’età di anni 7. Dalla seconda ebbe sei figli, due morti in tenera età. Siamo in totale in dieci - in questo numero, anche la vecchia madre di 76 anni e un fratello - e ogni giorno devo procurare il pane quotidiano con il mio lavoro” scriveva sotto Natale, nel 1931. Di lui e di molti altri pastori che vivevano qui non sono rimasti che questi diari.  

“Quasi ogni famiglia nei paesini alle pendici del Monte Fronté, sulle Alpi liguri, ne conserva uno- racconta Chiara-. Alcuni risalgono al 1600”. Eppure lei, che ha poco più di 20 anni, mi spiega: “Mio padre ha vissuto per un periodo della sua vita da pastore, così come i miei nonni, e aveva le capre. Poi, è partito per fare il militare. E quando sono nata io tutto questo era sparito”. Cresciuta in città, a Pietra ligure, Chiara è tornata nel suo paesino e, insieme a un gruppo di giovani under 30, contribuisce alla creazione di opportunità di lavoro in queste valli, lavorando nella cooperativa di comunità Brigì.  

Paola, invece, è andata via solo per poco. Vivere lontano dalle sue montagne le era insopportabile. Tornata, ha fondato l’impresa, aderente a Legacoop, insieme a Maria e Francesco, per aiutare anche altri coetanei a rimanere sulle Alpi. “Non c’è niente che mi manchi qui, questa è la mia casa” dice. Ma interi pezzi di questo mondo stanno svanendo. “Quando eravamo piccoli noi c’era il pastore in paese- ricorda-. Sentivi il suono dei campanacci e adesso è tutta musica che non c’è. Quella che ascolti è dei pastori piemontesi che vengono qui in alpeggio ma non è il tuo pastore”. I paesi si stanno spopolando a ritmi crescenti. “La mancanza delle persone che vanno via è forte. I terreni che prima erano coltivati ora non lo sono più- spiega Paola, che per mantenersi lavora in cooperativa e contemporaneamente gestisce un’azienda agricola a Valcona-. Una volta, sentivi le voci arrivare dai campi. Lo scorso anno c’era un silenzio impressionante. Poi, ci fai l’abitudine”. 

Da quando è nata Brigì, nel 2015, il carico di lavoro si è raddoppiato per i dodici dipendenti e i cinque soci lavoratori della cooperativa. Bisogna gestire il rifugio, dividersi tra il parco avventura, il bar e i turisti, organizzare i corsi per le scuole all’antico mulino o i trekking e le guide someggiate, in compagnia di Pepe e Pinocchio, gli asinelli sardi che salgono insieme agli escursionisti fino alle cascate della Valle Arroscia, tra i sentieri pieni di piante e fiori, di ciliegie e di fragoline di bosco.“Pinocchio è il mio asino – racconta Paola-. Lo abbiamo salvato da una brutta fine. Quando ce lo hanno portato, aveva un capretto nano per compagnia ma all’epoca avevamo ancora una trentina di capre e un giorno ha deciso di unirsi al pascolo. Così Pinocchio si è offeso e da allora non lo ha più considerato”. Fortunatamente, poi, è arrivato Pepe. E ora vivono in simbiosi.

L’idea della cooperativa di comunità è subito stata messa alla prova. “Due anni fa, è scesa un po’ di pioggia- scherza Ludovico-. Un metro di acqua in una notte. Ci è crollato tutto addosso. Si sono sciolte le montagne e hanno iniziato a correre giù. E’ andata distrutta una intera frazione, la stazione sciistica di Monesi è rimasta isolata” spiega. Per fortuna, Mendatica, che significa ‘manda acqua’, è stata protetta da alcune pompe che tengono sotto controllo le falde acquifere ma alcune case hanno ancora le mura incrinate a causa della furia dell’acqua. Quel giorno, Valeria era ancora a letto, quando il suo ragazzo le ha detto di svegliarsi e di uscire subito fuori. “Non sapevo se saremmo mai tornati” racconta Valeria, tornata da poco a Mendatica. Per un periodo della sua vita, infatti, si è trasferita in Germania per fare la ragazza alla pari e imparare la lingua. “Dopo un anno, sarei potuta andare via, ma ho deciso di rimanere per frequentare una scuola che si chiama HausBildung come Hotel FachtFrau”. Oggi, anche lei, come Paola, sua sorella, fa due lavori: uno sui campi con l’azienda che produce l’aglio di Vessalico, l’altro in cooperativa. Ed è proprio dalla stanchezza per il duro lavoro cui costringe la montagna che negli anni 60 è iniziato lo spopolamento.

[Continua a leggere, vedere foto e video su questo link]

Angela Zurzolo per cooptelling

 

 

 

 

Pubblicato in Liguria

Sgomberi, taser e repressione. La ripresa dalla pausa estiva annuncia la ricetta del “governo del cambiamento” di fronte al disagio sociale. C’è da dire che molti dei provvedimenti sono in continuità con legislatura e governi precedenti. A questo aspetto, poi, bisogna si aggiunge la costante campagna anti-migranti del ministro Salvini in tutte le sue declinazioni: sbarchi, accoglienza, Ong, sicurezza. Poveri e migranti sono nel mirino della “bestia”, termine con cui è stata definita la strategia di comunicazione del ministro leghista e del suo staff. Sono disposizioni che si aggiungono all'intenzione di introdurre la flat tax ed entrano in corto circuito con il reddito di cittadinanza promesso nel 2019 dal ministro dello sviluppo economico Di Maio. 

Sgomberi

Ieri decine di agenti delle forze dell'ordine sono intervenuti per allontanare gli occupanti del Residence sociale “Aldo dice 26x1” dagli ex uffici di proprietà Alitalia, abbandonati da dieci anni, in piazza Mapelli a Sesto San Giovanni. È durata meno di 48 ore la loro ultima occupazione abitativa. Erano entrati nella notte fra sabato e domenica. Il sindaco di Sesto San Giovanni, Roberto Di Stefano (Forza Italia), che da due giorni chiedeva l'immediato intervento della forza pubblica.

Questo è il primo atto di un autunno che avrà, secondo Salvini, un unico faro: la difesa “della proprietà privata che è sacra”. Non solo gli occupanti di case finiscono nel mirino. A Lecce il Canaglia è primo centro sociale è caduto nella direttiva del Viminale.

Contro questa circolare si sono sollevate anche voci istituzionali come l’Anci. "Una circolare – dichiara Antonio Decaro, presidente Anci e sindaco di Bari - non può superare un decreto, una norma. E la norma prevede che lo sgombero avvenga in maniera pianificata, all'interno di un tavolo che e' il coordinamento metropolitano dove il prefetto insieme ai sindaci, alle forze dell'ordine, alla Regione programma e pianifica uno sgombero cercando di dare soluzioni alternative a chi vive una condizione di fragilita', a chi vive una condizione di disagio dal punto di vista economico e sociale".

Intanto l’Ordine degli assistenti sociali protesta perché vede nella figura del mediatore sociale un vero e proprio esecutore di “pubblica sicurezza”: “elemento questo del tutto incompatibile con i principi della professione disegnati dalla legge che la regola oltre che dal discendente codice deontologico”, dichiara il presidente Gazzi.

Taser

Dal 2000 ha provocato 1000 morti. È  nel mirino delle organizzazioni umanitarie per i danni neurologici permanenti. La stessa casa di produzione ha ammesso una percentuale preoccupante di rischio mortale. Questi i numeri del Taser, la pistola che rilascia scariche elettriche, in dotazione da oggi alla polizia italiana. La legge che ha adottato quest’arma è stata approvata nella precedente legislatura. Antigone ritiene che “il prezioso lavoro delle forze dell'ordine potrebbe essere meglio supportato in altro modo, ad esempio attraverso un serio supporto alle tecnologie investigative piuttosto che all'acquisto di armi potenzialmente letali”. Eppure è arrivata la proposta di introdurla anche nelle carceri: una proposta che il presidente Patrizio Gonnella reputa “una follia inutile e pericolosa

C’è da dire che quest’arma, nella stragrande maggioranza dei casi, viene usata per controlli e azioni di “routine” e non in operazioni sensibili (mafie, terrorismo) dove sono opportune le tradizionali armi in dotazione. Il rischio è quello di un suo utilizzo contro ladri di galline o soggetti contro cui si perpetra un uso spropositato della forza. Senza dimenticare che siamo in un Paese che non ha ancora metabolizzato i casi della Diaz, di Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi. E dove la contestatissima legge sulla tortura vuole essere resa ancora più “tiepida” da alcune forze politiche di destra.

Droghe e scuola

Un altro fronte caldo riguarda la circolare del 26 agosto contestata dal Forum Droghe. Riguarda disposizioni per videosorveglianza, polizia locale e daspo urbano contro lo spaccio e uso di sostanze fuori gli istituti scolastici. Alla parte repressiva manca completamente un riferimento sulla prevenzione di un fenomeno che riguarda la salute e il disagio giovanile. Per Maria Stagnitta, Presidente di Forum Droghe "la direttiva del Ministro Salvini mette in evidenza due cose: che per il Governo in carica i consumi giovanili di sostanze illegali si affrontano con telecamere e vigili urbani, e che sulle droghe questo Governo è a guida leghista. Che fine hanno fatto i Ministeri delle Politiche Sociali e della Salute che pure dovrebbero essere in prima linea sulle azioni di prevenzione degli abusi di droghe? E il Ministro dell'Istruzione, visto che si parla di scuole?”.

Senza casa, migranti, studenti e dipendenze. Il disagio sociale viene gestito come ordine pubblico e repressione. Questo avviene in un Paese dove lo stesso Viminale registra una diminuzione dei reati nel confronto tra le due ultime stagioni estive. Un Paese dove l’unico crimine che aumenta è quello contro le donne. Siamo di fronte alla “bestia” che muove la guerra contro i poveri perché "la proprietà privata è sacra". E perché il vero slogan è: prima gli italiani, ricchi.

Pubblicato in Editoriale

“I pazienti psichiatrici sottoposti a Trattamento Sanitario Obbligatorio (Tso) sono protetti dalla vigilanza del Garante nazionale delle persone private della libertà personale, come ricorda la recente Relazione al Parlamento dello stesso. Di più. Il controllo sui luoghi e sulle condizioni in cui si svolgono i Tso è segnalato come settore di intervento nuovo e privilegiato, insieme ad altri nello stesso ambito sanitario: riguardanti soggetti deboli (anziani come disabili), che, dietro lo schermo delle pretese cure, rischiano di scivolare in situazioni di limitazione o privazione della libertà”.

Lo scrive in un articolo Grazia Zuffa, psicologa e psicoterapeuta, su fuoriluogo.it: il portale del Forum Droghe.

Poi Zuffa aggiunge: “è un’indicazione che merita grande attenzione. L’impegno del Garante apre una nuova prospettiva in tema di salute e libertà, atta a svelare situazioni lesive della dignità delle persone, nascoste sotto l’ombrello rassicurante della “cura”.Il Trattamento Sanitario Obbligatorio poi è questione particolarmente delicata, legata com’è alla concezione del malato mentale, tuttora in evoluzione. La privazione della libertà è stata il cardine del modello manicomiale, per i soggetti “pericolosi a sé e agli altri”. Il passaggio al modello terapeutico, centrato sul “malato da curare” alla pari di altri, non ha sciolto del tutto le ambiguità. La “normalizzazione” del paziente psichiatrico si scontra col residuo di approccio manicomiale, connesso all’idea della “compromissione della capacità di intendere e decidere su di sé” quale caratteristica portante della patologia stessa. La stessa concezione all’origine della compressione dei diritti, secondo cui per questi malati non potrebbero valere le stesse regole di competenza e responsabilità legali dei non malati di mente”.

“Dunque – continua - la ribadita volontà del Garante di esercitare i propri compiti di vigilanza sul Tso è un grande contributo nel processo di normalizzazione dell’assistenza psichiatrica: richiama tutti, le autorità sanitarie e gli operatori in primo luogo, a considerare l’obbligatorietà della cura come una assoluta eccezione al principio costituzionale che stabilisce la libertà della persona di non sottostare alle cure (art.32). Se non per dispositivo di legge, come prosegue lo stesso articolo. Ma il rinvio alla legge va inteso come garanzia alla persona rispetto alla straordinarietà della procedura, e non come viatico alla ordinarietà della stessa”.

“Su questa linea garantista, la Relazione offre osservazioni e suggerimenti importanti: dall’allarme per la carenza di dati certi, all’invito a riflettere se alcuni reparti “a porte chiuse”(di stile segregativo) “siano tali da assicurare la tutela dei diritti fondamentali”;  alla sottolineatura della perniciosa sovrapposizione e confusione fra obbligatorietà del trattamento e contenzione (quanto mai indicativa di cascami di cultura manicomiale); fino alla richiesta di istituire un Registro Nazionale dei Tso, dove trovare informazioni fondamentali a garanzia dei diritti. Circa la contenzione, sono riprese le raccomandazioni del Comitato Nazionale di Bioetica alle autorità sanitarie, perché attivino programmi per la riduzione fino al superamento della contenzione e predispongano indici di qualità dei servizi,  promuovendo le pratiche no restraint, nei reparti che abbiano rinunciato ad applicare la contenzione.

Sono indicazioni corpose che presuppongono un lavoro capillare nei territori, di vigilanza, ma anche di interlocuzione con le autorità preposte, dagli assessori regionali alla Sanità, ai responsabili sanitari delle Asl e dei dipartimenti di Psichiatria. L’attivazione della rete dei Garanti regionali è perciò fondamentale. Mi permetto un suggerimento: perché non iniziare il confronto con le autorità citate proprio su quanto ha scritto il Garante delle persone private della libertà?”, conclude la psicologa.

 

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