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Sabato, 20 Ottobre 2018

Articoli filtrati per data: Venerdì, 07 Settembre 2018 - nelPaese.it

Lo scorso 5 settembre una delegazione di sei docenti universitari guidati dal Professor Haruhito Shiomii dell’Universita di Nagoya, in Giappone, ha fatto visita alle cooperative sociali Gulliver e Coopernico, guidate dalla referente di settore di Legacoop EstenseCatia Toffanello. I professori stanno infatti conducendo studi e ricerche sulla cooperazione sociale, e hanno scelto l’Emilia-Romagna come una delle realtà più dinamiche e innovative per approfondire la conoscenza del settore.

“Nei nostri studi abbiamo constatato che la presenza di imprese del Terzo Settore è un fattore indicativo del livello di maturità di una società, in quanto sono tra le possibili soluzioni alle problematiche sociali del 21esimo secolo – ha sottolineato il Professor Shiomii–. Per questo abbiamo voluto conoscere da vicino alcune esperienze italiane e cogliere alcuni importanti stimoli per lo sviluppo del settore nel nostro Paese”.

Nel corso della mattinata la delegazione ha incontrato il presidente di GulliverMassimo Ascari nella nuova Casa Residenza Anziani O. Focherini e M. Marchesidi Soliera, per poi proseguire la visita nella sede di Coopernico insieme al presidente Emilio Bigi. “Gli incontri – sottolineano Ascari e Bigi – sono stati l’occasione per soffermarsi su alcuni aspetti di carattere normativo, nello specifico l’evoluzione della legge 381, e sulle principali sfide da affrontare: l’invecchiamento della popolazione, l’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate, i rapporti con le pubbliche amministrazioni per rispondere in modo efficace ai nuovi bisogni dei cittadini”.

“Ringraziamo il Professor Shiomiiper questa visita, che si è rivelata un momento importante di conoscenza reciproca – afferma Catia Toffanello di Legacoop Estense –. Auspichiamo di poter favorire sempre più momenti di scambio tra le esperienze cooperative di culture e Paesi diversi, come stimolo a percorsi di rinnovamento, con l’obiettivo di offrire servizi sempre migliori alle persone e alle comunità”.

 

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

Uno scopo benefico, un luogo suggestivo, un cuoco d’eccezione: sono gli ingredienti del “Pranzo per il Meyer”, che si svolgerà sabato 15 settembre alle ore 12.30 al Giardino di Daniel Spoerri di Seggiano (provincia di Grosseto), organizzato da Legacoop Toscana e Coop Unione Amiatina. Ai fornelli ci sarà lo chef stellato Roberto Rossi del ristorante Silene di Seggiano.

Il pranzo

Un nuovo evento di solidarietà attraverso cui Legacoop Toscana riconferma il proprio sostegno al progetto Meyerpiù, dopo la cena dello scorso 12 luglio a Firenze (in Piazza Bartali) che ha visto la partecipazione di oltre 800 persone. Ora anche Coop Unione Amiatina ha deciso di dare il proprio contributo a questo importante progetto, organizzando con Legacoop Toscana il pranzo di raccolta fondi del prossimo 15 settembre.

Tutti possono prendere parte al pranzo e contribuire così in prima persona alla realizzazione del progetto Meyerpiù. Per avere tutte le informazioni necessarie e per prenotare inviare una e-mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. entro il 12 settembre. La quota minima di adesione è di 50 euro. Chi parteciperà al pranzo avrà anche la possibilità di visitare il Giardino a partire dalle ore 10.

Il progetto Meyerpiù

Il progetto Meyerpiù, per il quale Unicoop Firenze si è impegnata a donare un milione e mezzo di euro in tre anni attraverso iniziative realizzate in collaborazione con la Fondazione Meyer, è finalizzato all’ampliamento dell’ospedale pediatrico fiorentino Meyer. L’area attuale pari a circa 30mila metri quadrati, verrà ampliata fino a 40mila metri quadrati e verranno acquisiti 7 ulteriori ettari di spazio verde. Il tutto con l’obiettivo di garantire ai bambini toscani e non solo un ospedale ancora più efficiente e accogliente.

Lo chef Roberto Rossi, il ristorante Silene e il Giardino di Daniel Spoerri

Appassionato di cucina fin da giovanissimo, Roberto Rossi diventa proprietario e chef nel 1992 dello storico ristorante Silene, aperto nel 1830. La radicata attenzione al territorio da parte di Roberto si rivela nella sperimentazione di cibi che vengono dalla tradizione contadina toscana. La semplicità, l'eccellenza delle materie prime, le tecniche di lavorazione e cottura rendono la sua cucina molto personale e focalizzata sui doni di natura della stagione. Cucina che si accompagna a un’ottima scelta di vini.

Il connubio con il cibo si sposa perfettamente con le meravigliose opere del Giardino di Daniel Spoerri, del quale Roberto è gestore. Un parco di arte contemporanea, con 113 installazioni di diversi artisti mondiali: un museo a cielo aperto.

Nel 2014 la passione viene premiata con una stella Michelin, un gioiello che brilla in un luogo altrettanto prezioso.

 

Pubblicato in Toscana

Si tiene martedì 11 settembre 2018 alle ore 16 presso il Multicinema Modernissimo in Via Cisterna dell'Olio49/59 a Napoli un'assemblea pubblica degli operatori sociali e socio-sanitari della Campania sui temi dell'integrazione tra pubblico e privato sociale e della crisi del sistema dei servizi sociali e socio-sanitari.

Il terzo settore negli ultimi trent'anni è stato protagonista, insieme al servizio pubblico, di un modello operativo nella gestione dei servizi socio-sanitari, in particolare quelli territoriali, orientato non solo alla cura delle persone ma anche alla loro emancipazione reale, progettando percorsi che hanno creato autonomia abitativa, lavoro concreto, percorsi di socializzazione e sostegno nelle relazioni.

È di questo modello che operatori sociali, utenti, famiglie e sindacati discuteranno al Modernissimo, per riaprire il dibattito sul welfare a due anni dall'ultima assemblea pubblica regionale e per cercare nuove strade di confronto e di collaborazione con l'amministrazione comunale di Napoli, la Regione e gli ambiti territoriali della Campania.

È attesa la partecipazione di circa mille persone da tutta la regione. Interverranno al dibattito il presidente di Gesco Sergio D'Angelo, il presidente di Federconsumatori Campania Rosario Stornaiuolo, la presidente della cooperativa L'Orsa Maggiore Angelica Viola, il referente dell'associazione Jonathan onlus Enzo Morgera, il presidente dell'Unione Ciechi e Ipovedenti di Napoli Mario Mirabile; il responsabile  nazionale di Psichiatria democratica Salvatore Di Fede; il referente di FishFederhand Giampiero Griffo; il presidente di Tutti a Scuola Toni  Nocchetti;la segretaria generale della Cisl Campania Doriana Buonavita; la segretaria regionale della Cgil Campania Ileana Remini. Modera Giacomo Smarrazzo presidente della cooperativa sociale Era.

Parteciperanno inoltre rappresentanti del Forum Terzo Settore Campania e di Legacoopsociali e di altre organizzazioni sociali, dei sindacati, delle famiglie e degli operatori.

 

Pubblicato in Campania

Il primo settembre, in maniera oramai rituale, si apre la caccia all'occupante. Nel 2017 il capo di gabinetto Morcone, braccio operativo del Ministro Marco Minniti, promulgò la circolare su "Misure in materia di occupazioni arbitrarie di immobili" il primo settembre. Nel 2018, sempre con lo stesso oggetto e nella stessa data, è il capo di gabinetto Piantedosi a replicare, per conto del Ministro Matteo Salvini, la circolare e le direttive.

Entrambe le direttive hanno una preoccupazione, salvaguardare la purezza dell'immobile sfitto. Nel caso del Ministro Salvini si parla chiaro, l'invito è pressante: "Con riguardo a questo aspetto specifico, si ravvisa l'opportunità che le SS.LL. svolgano una pressante opera di sensibilizzazione nei confronti degli enti pubblici proprietari di immobili temporaneamente inutilizzati e delle Associazioni rappresentative della proprietà fondiaria affinché si attivino per l'approntamento di tutte le misure di difesa passive o correnti alla tutela dei loro beni, volte a scoraggiare ogni forma di indebita intrusione negli stessi". Colpisce che non si invitino, in maniera pressante, gli enti pubblici proprietari di immobili inutilizzati a utilizzarli, a renderli abitabili, a presentare bandi per l'autorecupero a fini abitativi o di utilizzo sociale, metterli a disposizione di giovani, associazioni, cooperative sociali, insomma, renderli vivi. No, in maniera pressante, bisogna che attivino difese passive a tutela dei loro beni. Inutilizzati.

Da un Ministro all'altro l'impostazione non cambia, diventa solamente più marcato e rafforzato l'invito alla difesa della scatola vuota.

Quello che viene ampliato ed esplicitato meglio è il ruolo che dovrebbero avere gli operatori sociali, siano assistenti o operatori del privato sociale (pessimo modo di definire il terzo settore e il mondo della cooperazione sociale). Se nel 2017 la circolare chiedeva di coinvolgere la Croce Rossa e la Caritas nel "Comitato Metropolitano", "La sede propria ove i Prefetti possono acquisire gli elementi utili per avere un quadro complessivo della situazione", nel 2018 si parla in maniera più esplicita: "l'unica soluzione percorribile è quella di ogni possibile censimento degli occupanti, che deve essere condotto, anche in forma speditiva, sotto la regia dei Servizi sociali dei Comuni e, laddove occorra, con l'ausilio dei soggetti del privato sociale, nelle forme ritenute più adeguate in relazione alle singole fattispecie, in modo da acquisire un complessivo quadro della situazione e, in particolare, delle ricadute sul piano sociale e su quello della tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica derivanti dall'esecuzione dello sgombero".

Censimento anche in forma speditiva... le parole sono importanti, si diceva una volta.

Se le parole sono importanti, lo sono ancora di più le funzioni, i compiti e i lavori che si svolgono. Su questo bisogna essere chiari, le funzioni, i compiti e i lavori degli operatori sociali e delle cooperative sociali non sono e non possono essere quelli di "controllori sociali" che fanno spedizioni in cui si censiscono persone per fornire dati alle forze dell'ordine. Il nostro lavoro si basa sulla relazione, svolgiamo un ruolo di cura e di sostegno, percorsi educativi e forniamo strumenti di emancipazione per chi si trova momentaneamente in stato di bisogno e necessità.

Nella relazione, con il singolo o con le comunità, la fiducia è qualcosa che conquistiamo giorno dopo giorno, con fatica e credibilità. Il controllo sociale è qualcosa che non ci appartiene e i "dati sensibili" di cui veniamo a conoscenza devono servire per operare al meglio e produrre soluzioni di risposta ai bisogni. Il tentativo di parificare, per alcune fattispecie, gli operatori sociali ai pubblici ufficiali era già stato tentato con le leggi Minniti-Orlando, tentativo respinto dalla mobilitazione che si era innescata a seguito dell'articolo che prevedeva quella parificazione, che poi è stato effettivamente "sospeso" e quindi mai divenuto operativo.

Quella mobilitazione e quella contrarietà siamo pronti a riproporla, c'è tanta voglia di controllo sociale da parte dei diversi governi in questi anni, ma noi non siamo disponibili a esserne parte, la nostra mission e la nostra professionalità ce lo impediscono e, anche se non è più una parola che va tanto di moda, abbiamo un'etica, e nonostante i limiti e le tante difficoltà che incontriamo nel nostro operare quotidiano, intendiamo mantenerla. Per questo continueremo a lavorare per tentare di produrre risposte ai bisogni di chi è in difficoltà, e non saremo disponibili a "forme speditive e censimenti".

Alessandro Metz - operatore sociale

 

 

Pubblicato in Nazionale

In questi giorni, mentre le cronache riportano quotidianamente storie di femminicidi, di stupri, di violenze, di abusi in una sequenza cronicizzata di orrore, non solo continuiamo a sentir parlare del problema come di  un’emergenza sociale a dispetto dell’evidenza dei dati che dimostrano ampiamente come la violenza maschile contro le donne sia un problema strutturale e profondamente radicato nel nostro paese. Al tempo stesso arrivano proposte di legge contestate dalle associazioni contro la violenza di genere.

Dire – Donne in rete contro la violenza prende posizione contro il  il DDL 735, presentato dal senatore Pillon ed altri parlamentari lanciando una petizione on line e chiamando le donne in piazza a novembre. “Il Ddl – scrive Dire - rappresenta paradigmaticamente quanto sostanzialmente la sistematizzazione di un processo di riappropriazione del potere maschile minacciato dalle nuove norme transnazionali ed in particolare dalla Convenzione di Instanbul. Il disegno di legge “Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità“ intende dare attuazione a quanto previsto in materia nel contratto di governo introducendo modifiche normative riguardanti: la mediazione civile obbligatoria in tutte le separazioni in cui siano coinvolti i figli minorenni; l’equilibrio tra entrambe le figure genitoriali e tempi paritari nella cura e nell’educazione e quindi affidamento congiunto e doppio domicilio per i minori; il mantenimento in forma diretta dei figli, senza automatismi nel riconoscimento di un assegno da corrispondere al coniuge attribuendo a ciascuno specifici capitoli di spesa, in misura proporzionale al reddito e ai tempi di permanenza presso ciascun genitore del minore; il contrasto dell’alienazione genitoriale che, disconfermata dal mondo scientifico, rientra mal camuffata come supposta tutela dei “diritti relazionali” dei minori”.

“Il DDL – continua la nota - fa pensare che chi ha redatto il testo sia completamente decontestualizzato e non tenga conto di cosa accade nei tribunali, nei territori e soprattutto tra le mura domestiche. Il testo sembra quasi completamente ignorare la pervasività e l’insistenza della violenza maschile che determina in maniera molto significativa le richieste di separazioni e genera le situazioni di maggiori tensioni nell’affidamento dei figli che diventano per i padri oggetto di contesa e strumento per continuare ad esercitare potere e controllo sulle madri”.

Secondo l’associazione dei centri antiviolenza il Ddl “ignora inoltre il persistente squilibrio di potere e di accesso alle risorse proponendo un’equiparazione tra i genitori, il doppio domicilio dei minori, l’eliminazione dell’assegno di mantenimento e dando per scontate disponibilità economiche molto spesso impossibili da garantire per le donne in un paese con elevatissimi tassi di disoccupazione femminile, dove è ancora presente il gap salariale, che continua ad espellere dal mercato del lavoro le madri, ne penalizza la carriera e garantisce sempre meno servizi in grado di conciliare le scelte genitoriali con quelle professionali, mentre scarica i crescenti tagli al welfare sulle donne schiacciate dai compiti di cura”. 

Già oggi nei tribunali le donne incontrano difficoltà enormi nel denunciare le violenze subite, “non sono credute, devono affrontare una pesante ri-vittimizzazione da parte di un sistema giuridico e sociale che ancora tende a spostare la responsabilità degli atti violenti sulla vittima del reato piuttosto che sull’autore”. Inoltre “colpevolizza in ogni caso le madri, accusate di inadeguatezza genitoriale per non essere riuscite a tenere insieme la famiglia, per non aver tutelato i minori dalla violenza diretta e assistita o per non consentire ai padri di continuare a mantenere una relazione con i figli generando in essi “estraniazione”, “avversità”, “alienazione”.

La presenza di violenza rende sconsigliabile se non impraticabile secondo le normative attuali, ma anche secondo le diverse discipline scientifiche chiamate in causa, sia la mediazione familiare che l’affidamento congiunto così come è palesemente riconosciuta l’inefficacia di percorsi prescrittivi e coatti ampiamente previsti nella proposta di legge in questione.

“Un tale dispositivo normativo – aggiunge - se approvato, comporterebbe quindi per una gran parte delle donne, in particolare per quelle con minori opportunità e risorse economiche, l’impossibilità di fatto a chiedere la separazione e a mettere fine a relazioni violente determinando il permanere in situazioni di pregiudizio e di rischio in aperta contraddizione con l’attenzione alla sicurezza tanto centrale per questo governo”.

Il dispositivo proposto “appare una presa di posizione consapevole e di parte che alimenta il senso di frustrazione e di rivalsa dei padri separati, rischia di sostenere gli interessi della parte peggiore di ordini professionali, oltre che supportare una cultura patriarcale e fascista che, fingendo di mettere al centro la famiglia come istituto astratto e borghese, tenta di schiacciare la soggettività e la libertà delle donne ancorché dei minori”.

Per tutto questo “come centri antiviolenza con la nostra esperienza trentennale di lavoro con le donne, come movimento delle donne, come singole, riteniamo assolutamente inaccettabile che tale provvedimento possa procedere nel suo iter di approvazione e ci opporremo con tutte le modalità possibili per bloccarlo dichiarandone il suo vero intento liberticida e il pericolo che rappresenta”.

“Invitiamo in piazza a Roma il 10 novembre per una mobilitazione generale donne e uomini della società civile, del mondo dell’associazionismo e del terzo settore, gli ordini professionali e i sindacati e trasversalmente chi ritiene urgente in questa complessa fase politica ripristinare la piena agibilità democratica e contrastare la crescente negazione dei diritti e delle libertà a partire dalla libertà delle donne”, conclude il comunicato

 

Pubblicato in Parità di genere
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