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Lunedì, 21 Gennaio 2019

Articoli filtrati per data: Venerdì, 11 Gennaio 2019 - nelPaese.it

Fiaba e la Biblioteca e Associazione Culturale "Angelo Maria Palmieri", in collaborazione con l'Ordine dei Giornalisti d'Abruzzo, organizzano la VIII edizione del premio nazionale di giornalismo intitolato ad Angelo Maria Palmieri scomparso a soli 30 anni nel 2011.

Il concorso è ispirato ai valori che hanno contraddistinto la vita del giovane giornalista: la correttezza e l'obiettività nell'informazione e l'impegno sociale. Infatti, saranno premiati i primi tre migliori articoli o servizi radio radio-televisivi, che abbiano affrontato tematiche importanti per la diffusione dei valori etici della professione come la tutela dei diritti umani, il superamento di tutte le barriere, le pari opportunità, il femminicidio, il bullismo e cyberbullismo, l'integrazione sociale, le nuove povertà, la convivenza civile.

Il concorso è riservato ai giornalisti professionisti, pubblicisti, freelance e praticanti, nonché agli studenti iscritti alle scuole e master di giornalismo riconosciuti dall'Ordine nazionale dei giornalisti. 

Il bando prevede la pubblicazione o la trasmissione degli articoli nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2018 e il 15 marzo 2019 e dovranno essere inviati entro il 15 aprile 2019. Gli elaborati saranno esaminati da una giuria di esperti della stampa nazionale e della cultura. La cerimonia di premiazione sarà ad Avezzano nel mese di maggio 2019. 

 

 

Pubblicato in Abruzzo
Venerdì, 11 Gennaio 2019 12:08

BOLOGNA: CADIAI DIVENTA IMPRESA SOCIALE

CADIAI si arricchisce di nuove possibilità in un’ottica di crescita in linea con la propria natura. L’Assemblea dei soci – alla fine di dicembre - ha votato le modifiche di Statuto che hanno consentito alla Cooperativa di diventare anche impresa sociale di fatto, sulla base di quanto previsto dalla legge 112/2017.

Un’importante novità che arriva in coincidenza del 45esimo anno dalla fondazione e che porterà ad implementare ulteriormente la tipologia delle attività svolte e a individuare nuovi investimenti in linea con i principi fondanti, da sempre orientati al sociale e all’interesse collettivo. “La decisione - sottolinea Franca Guglielmetti, Presidente CADIAI - è il frutto di un percorso condiviso e partecipato che ha raccolto, attraverso incontri e dibattiti, l’opinione di tutto il mondo CADIAI. Ancora una volta è emersa la voglia di cambiare, di evolvere e di esplorare nuovi orizzonti, al punto che il numero delle possibili nuove attività inserite nello Statuto è via via cresciuto nel corso del confronto.

Alcune attività sono per noi di grande interesse, come la possibilità di occuparci di istruzione scolastica, formazione professionale, ricerca scientifica, alloggio sociale, turismo sociale; altre possono comunque rappresentare nuove opportunità, per esplorare nuovi ambiti o per collaborare a progetti innovativi”.

CADIAI con il 2019 ha quindi inaugurato una nuova stagione che, nel tempo, porterà numerosi ma graduali sviluppi. “Non è nostra intenzione - sottolinea Guglielmetti - percorrere da subito tutte le strade che si sono aperte perché ogni innovazione comporta l’acquisizione di conoscenze e di competenze, richiede la consapevolezza ed il rispetto di regole e normative diverse, ci porta ad affrontare dinamiche di mercato nuove ed inesplorate. Occorreranno quindi tempo e investimenti che dovranno come sempre esser ben ponderati e ragionati affinché portino ad uno sviluppo duraturo”.

 

Pubblicato in Economia sociale

La prigione militare di Guantánamo Bay resta una macchia nella storia dei diritti umani degli Stati Uniti d'America e continuerà, fino a quando resterà operativa, a essere luogo di violazioni dei diritti umani. È quanto ha dichiarato Amnesty International Usa alla vigilia del 17° anniversario dell'apertura del centro. 

"Quando ha revocato l'ordine di chiusura emesso dal presidente Obama, Donald Trump ha aperto la strada a un'intera nuova epoca di orribili violazioni dei diritti umani", ha dichiarato Daphne Eviatar, direttrice del programma Sicurezza e diritti umani di Amnesty International Usa. 

"La prigione avrebbe dovuto essere consegnata alla storia degli Usa da lungo tempo. Invece, a 17 anni dalla sua apertura, continua a essere un simbolo dell'islamofobia, frutto della fabbrica della paura e della xenofobia che caratterizzano la presidenza Trump", ha aggiunto Eviatar. 

A Guantánamo si trovano attualmente 40 detenuti di religione musulmana, molti dei quali sono stati torturati nel corso degli anni. Alcuni di loro sono ancora detenuti nonostante il loro rilascio sia stato stabilito da anni. 

Tra questi c'è Toffiq al-Bihani, torturato da funzionari della Cia prima del trasferimento a Guantánamo, risalente al 2003. Avrebbe dovuto essere rilasciato già nel 2010. 

"È fin troppo facile immaginare che Guantánamo resterà il luogo di violazione dei diritti umani sotto un presidente che pensa in modo crudele ed erroneo che la tortura sia accettabile. Perché questa vergognosa istituzione sia chiusa una volta per sempre, i detenuti di cui è stato disposto il rilascio dovranno essere trasferiti immediatamente e tutti gli altri prigionieri dovranno essere incriminati e sottoposti a un processo equo oppure rilasciati", ha concluso Eviatar. 

Amnesty International Usa e altre organizzazioni per i diritti umani hanno manifestano per la chiusura di Guantánamo l'11 gennaio a Washington, a partire dalle 14.30 presso il parco Lafayette. 

Pubblicato in Nazionale

“Dove Bisogna Stare” il film-documentario diretto da Daniele Gaglianone, scritto con Stefano Collizzoli, prodotto da ZaLab in collaborazione con Medici Senza Frontiere (MSF), dopo essere stato presentato alla 36ma edizione del Torino Film Festival, uscirà nelle sale cinematografiche dal prossimo 17 gennaio, con un tour di proiezioni “evento” organizzate in tutto il territorio nazionale. La tournée di proiezioni sarà accompagnata da presentazioni degli autori e delle protagoniste del film e da discussioni e dibattiti, grazie anche alla partnership con MSF.

Il film sarà a Torino presso il Cinema Massimo, a Roma presso l’Apollo 11 e a Milano al Cinema Beltrade. Sono previste altre proiezioni su tutto il territorio nazionale e molte se ne stanno aggiungendo. L’elenco è consultabile su www.zalab.org oppure www.facebook.com/zaLab

“Dove Bisogna Stare” segue quattro donne italiane che hanno deciso di impegnarsi spontaneamente e gratuitamente nella cura e nell’accoglienza di persone migranti. Georgia, ventiseienne, faceva la segretaria. Un giorno stava andando a comprarsi le scarpe; ha trovato di fronte alla stazione della sua città, Como, un accampamento improvvisato con un centinaio di migranti: era la frontiera svizzera che si era chiusa. Ha pensato di fermarsi a dare una mano. Poi ha pensato di spendere una settimana delle sue ferie per dare una mano un po’ più sostanziosa. È ancora lì. Lorena, una psicoterapeuta in pensione a Pordenone; Elena, che lavora a Bussoleno e vive ad Oulx, fra i monti dell’alta Valsusa, e Jessica, studentessa a Cosenza, sono persone molto diverse; sono di età differenti, e vengono da mondi differenti. A tutte però è successa la stessa cosa: si sono trovate di fronte, concretamente, a una situazione di marginalità e di esclusione e non si sono voltate dall’altra parte. Sono rimaste lì, dove sentivano che bisognava stare.

“Dove Bisogna Stare”, non racconta l’immigrazione dal punto di vista di chi sceglie di partire o è costretto a farlo: “È innanzitutto un film su di noi, sulla nostra capacità di confrontarci con il mondo e di condividerne il destino” afferma il regista Daniele Gaglianone, che si è messo in ascolto dei volontari e delle volontarie della società civile impegnati a costruire un'Italia che accoglie. “In un periodo in cui chi opera per salvare le vite di persone costrette a fuggire dalla guerra e dalla miseria subisce forti pressioni e chiari episodi di criminalizzazione, questo documentario vuole cambiare la narrazione dominante sulla percezione che hanno gli italiani sulla presenza di persone migranti nel nostro Paese” dichiara Claudia Lodesani, medico infettivologo e presidente di MSF in Italia. “Alla base dell’aiuto spontaneo di queste donne a favore di migranti in difficoltà nel nostro paese, c’è lo stesso gesto umanitario che compiono ogni giorni i nostri operatori umanitari in oltre 70 paesi al mondo”.

Sono migliaia le persone in Italia, in prevalenza richiedenti asilo e rifugiati, che vivono senza un tetto, cibo sufficiente e un adeguato accesso alle cure mediche, come denunciato da MSF nel rapporto “Fuori campo”, frutto di un lavoro di monitoraggio compiuto nel 2016 e nel 2017 in circa 50 insediamenti informali in tutta Italia.

MSF lavora in Italia dal 2002 con diversi progetti di assistenza sanitaria e psicologica a migranti, rifugiati e richiedenti asilo. A Roma MSF gestisce un centro di riabilitazione per i sopravvissuti a tortura e per le vittime di trattamenti crudeli e degradanti. A Torino, nelle palazzine dell’ Ex Moi, e  Palermo, nel quartiere Ballarò, MSF promuove l’accesso di rifugiati e migranti al servizio sanitario nazionale, superando le barriere linguistiche e amministrative.

“Dove bisogna stare” è stato realizzato con il sostegno di Medici Senza Frontiere e Piemonte Doc Film Fund - fondo regionale per il documentario - Piemonte Film Commission.

Per avere aggiornamenti sulle proiezioni e sulle sale in cui il film sarà programmato: www.zalab.org oppure www.facebook.com/zaLab

 

 

Pubblicato in Cultura

A seguito di sei azioni di accesso civico inoltrate al Ministero dell’ interno ed al Ministero delle infrastrutture e Trasporti in merito alla dichiarata chiusura dei porti italiani nelle vicende riguardanti la nave militare “Diciotti” e le navi della ONG Proactiva Open Arms, ASGI ha ottenuto dai predetti Dicasteri risposte che confermano che essi non hanno adottato alcun provvedimento formale di chiusura dei porti. 

"Deve ritenersi chiarito anche formalmente, come già emerso in via informale - scrive l'Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione - che alcun atto amministrativo sia stato emanato in tale senso.Ciò determina che le navi che soccorrono i migranti nel mar Mediterraneo avrebbero potuto accedere ai punti di sbarco in Italia senza violare alcun atto governativo e che ad oggi non vi è alcun ostacolo giuridico opponibile alle navi delle organizzazioni umanitarie in relazione all’attracco sulle nostre coste".

L’esito dell’accesso civico conferma, inoltre, che" l’attuale politica del Governo italiano di gestione dei soccorsi nel Mediterraneo si muove al di fuori della legalità interna ed internazionale".

"Si confida, pertanto - conclude Asgi - che le autorità competenti, anche quelle portuali, vogliano indirizzare le loro azioni al più rigoroso rispetto della normativa nazionale ed internazionale in vigore, in ossequio al principio di legalità e trasparenza dell’azione amministrativa, tenendo in considerazione esclusivamente ordini formalmente e sostanzialmente legittimi disposti dalle competenti Autorità e non mere affermazioni che, pur provenienti dal Governo, siano prive dei suddetti requisiti".

 

 

Pubblicato in Nazionale

"Un pioniere e un luminare al quale dobbiamo tutti moltissimo": così Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay, commenta la scomparsa del professor Fernando Aiuti, immunologo e presidente onorario di Anlaids.

"Negli anni in cui nel nostro Paese si iniziò a parlare di Aids - prosegue Piazzoni - la tenacia e gli studi del professor Aiuti furono un contributo fondamentale per rompere il silenzio e per iniziare a organizzare la battaglia, non solo  contro il virus ma anche contro i pregiudizi che la società produceva (e ancora produce) nei confronti di chi lo contrae.In questo senso, Aiuti ha rappresentato il medico che tutti vorremmo incontrare sulla nostra strada, interessato tanto ai progressi della ricerca e delle cure, quanto alla qualità della vita dei malati e all'impatto sociale e culturale delle patologie”.

“La sua voce è stata per anni il simbolo di questa battaglia e nel suo lavoro abbiamo sempre trovato un forte alleato. Purtroppo il professore ci lascia quando ancora i dati sul contagio da Hiv allarmano, così come l'impatto dello stigma sulle persone sieropositive. La sua scomparsa deve corrispondere perciò a una responsabilizzazione: il miglior modo per ricordare il suo operato è senza dubbio trarne insegnamento e far sì che la lotta che aveva iniziato più di 30 anni fa ci veda alla fine vincitori. Con tristezza e profonda gratitudine inviamo la nostra vicinanza e il nostro cordoglio ai familiari e ai tanti che lo hanno incontrato sul proprio cammino", conclude. 

Pubblicato in Parità di genere

“Positivo e costruttivo”, Claudia Fiaschi, portavoce del Forum del Terzo Settore, riassume in questo modo il vertice a Palazzo Chigi fra la delegazione del Forum e altri importanti rappresentanti di enti religiosi e laici del Terzo settore del Paese con il Governo.

“Il Presidente del Consiglio Conte e il sottosegretario Durigon a nome del Governo – spiega Fiaschi – hanno dato al Terzo Settore un segnale importante nel metodo e nel merito. Nel metodo perché è stato aperto un canale di comunicazione e confronto da noi apprezzato, che non sarà una tantum e diventerà strutturale. Nel merito abbiamo apprezzato il riconoscimento da parte del Governo del valore del Terzo settore per il Paese, l’opportunità di aprire una ampia discussione sulle priorità dell’agenda sociale e la disponibilità all’apertura di un tavolo di collaborazione strutturale.”

“Abbiamo poi – continua Fiaschi – preso atto degli impegni assunti dal Presidente del Consiglio e dal sottosegretario per una rapido completamento dei provvedimenti attuativi della riforma del Terzo settore, in primis la definizione di attività secondarie e strumentali, le linee guida per la raccolta fondi e per il bilancio sociale e le circolari sugli obblighi di pubblicità relativa ai contributi pubblici. E’ stata condivisa l’urgenza di completare e, dove necessario, rafforzare strutture di vigilanza degli Ets per evitare abusi e premiare, sostenere e incentivare il Terzo settore virtuoso e meritevole. Vogliamo poi esprimere la nostra soddisfazione anche per l’assicurazione dell’immediato insediamento della cabina di regia, la revisione della sua composizione, dell’attivazione entro l’anno del registro unico e di quella dei tavoli interministeriali per l’armonizzazione normativa.”

“L’incontro – aggiunge la Portavoce del Forum del Terzo settore – è stata anche l’occasione per esprimere apprezzamento per quanto fatto dal Governo in merito ai correttivi della Riforma e al rafforzamento di alcuni stanziamenti in campo sociale nella manovra finanziaria. Abbiamo concluso riaffermando come stato fatto fin dall’inizio, le preoccupazioni relative alla misura di abrogazione dell’Ires agevolata per gli enti non commerciali in merito alla quale il Governo ha riconfermato la volontà di correggere in pochi giorni la manovra. Restiamo quindi in attesa dei dettagli dell’azione correttiva per valutarne la piena efficacia.” Conclude Fiaschi

 

Pubblicato in Nazionale

Rahaf Mohammed al-Qunun, la diciottenne saudita fermata il 5 gennaio nello scalo thailandese di Bangkok mentre era diretta in Australia, ha ottenuto dalle Nazioni Unite lo status di rifugiata. Il dipartimento per gli Affari interni australiano ha successivamente annunciato che valuterà il ricollocamento della ragazza nel paese. 

"La storia di Rahaf ci affida un messaggio importante: il potere delle persone che in ogni parte del mondo si sono mobilitate per appoggiare la sua richiesta di protezione ha prevalso su coloro che cercavano di perseguitarla. In pochi giorni la vicenda di questa ragazza, che ha corso rischi incredibili fuggendo dalla sua famiglia e dall'oppressivo sistema della tutela maschile, è diventata fonte d'ispirazione per milioni di persone e ha messo in evidenza il grande coraggio e i sacrifici di chi, ovunque nel mondo, cerca salvezza fuori dal suo paese", ha dichiarato Samah Hadid, direttrice delle campagne sul Medio Oriente di Amnesty International. 

"Apprezziamo la leadership mostrata in questo caso dalle autorità thailandesi, anche se va ricordato che spesso in passato esse hanno violato i loro obblighi nei confronti dei richiedenti asilo e dei rifugiati. Hakeem al-Araiby, un rifugiato bahreinita sopravvissuto alla tortura che risiedeva in Australia, è trattenuto da settimane in Thailandia in attesa dell'esito della richiesta di estradizione da parte del Bahrein. L'umanità mostrata nel caso di Rahef deve valere sempre", ha concluso Hadid. 

Rahaf Mohammed al-Qunun ha raccontato di essere fuggita dalle violenze, dai pestaggi e dalle minacce di morte da parte della sua famiglia. All'arrivo a Bangkok ha incontrato un funzionario dell'ambasciata saudita che le ha sequestrato il passaporto. Inizialmente le autorità thailandesi hanno impedito a Rahaf di proseguire il viaggio verso l'Australia, sostenendo che avrebbero dovuto "agire in coordinamento con l'ambasciata dell'Arabia Saudita". 

Dopo che, il 7 gennaio, ha iniziato a raccontare in tempo reale su Twitter quanto le stava accadendo, Rahaf ha ottenuto un permesso temporaneo di residenza sotto la protezione delle Nazioni Unite.

Pubblicato in Dal mondo

Nella sezione “Open data” del sito Inail si possono trovare i dati che riguardano la sicurezza sul lavoro. Tra gennaio e ottobre 2018 sono state presentate all’Inail 534.605 denunce di infortunio sul lavoro (+0,2%rispetto allo stesso periodo del 2017), 945 delle quali con esito mortale (+9,4%). Le patologie di origine professionale denunciate sono state 49.760 (+1,9%): siamo di fronte a un aumento di infortuni e morti di persone che si trovavano solamente sul loro posto di lavoro.

"Ogni giorno 5 milioni di persone prendono il treno, chiedo di assicurare ai cittadini, con carattere uniforme su tutto il territorio nazionale, di standard adeguati di cardioprotezione con la collocazione sui treni, di defibrillatori semiautomatici (DAE) e di personale formato". Lo ha scritto in una lettera presidente del Sis 118 Mario Balzanelli al presidente di Ferrovie Gianluigi Vittorio Castelli per chiedere subito un sistema di soccorso sui treni italiani. Una situazione agghiacciante se si considera il disastro delle tratte regionali e ad alta velocità con ritardi quotidiani che intrappolano per ore i viaggiatori

I reati sono tutti in diminuzione nel periodo compreso tra agosto 2016-luglio 2017 e agosto 2017-luglio 2018. Aumentano solo i crimini contro le donne che sono la maggioranza delle vittime nei delitti di partner e in ambito familiare. Questo è il dato diffuso dal Viminale lo scorso agosto. 

L'aumento dei suicidi, la crescita del sovraffollamento, ed una "riformina" dell'ordinamento penitenziario. Sono questi alcuni dei tratti salienti che hanno caratterizzato il 2018 per quanto riguarda il sistema carcerario italiano. Al 30 novembre, dopo 5 anni, i detenuti sono tornati ad essere oltre 60.000, con un aumento di circa 2.500 unità rispetto alla fine del 2017. Il 2018 ha inoltre visto crescere il numero dei suicidi avvenuti dietro le sbarre. Sono stati 63 (4 nel solo istituto di Poggioreale a Napoli), il primo avvenuto il 14 gennaio nel carcere di Cagliari e l'ultimo il 22 dicembre in quello di Trento.

E poi abbiamo il dissesto idrogeologico, la questione dei roghi di impianti di rifiuti (quasi 300 in 3 anni) che mettono a rischio la salute, la crisi della sanità pubblica. E ancora le aggressioni fasciste e criminali contro i giornalisti all'ordine del giorno. Sono tutte questioni e dati relativi al concetto di “sicurezza”. Un concetto questo su cui gli italiani non hanno una posizione omogenea, spaccati in due sulle "paure": il 50% si sente più insicuro con un rafforzamento della legittima difesa che farebbe rischiare un "far west"

Eppure l’agenda politico-mediatica e quella del ministro dell’Interno prevede che la nostra sicurezza sia a rischio per i migranti: nel 2018 da 119mila gli sbarchi sono calati a 23mila. E non possono essere 49 persone a bordo della Sea Watch un rischio per l’Italia, tra cui anche bambini. Lo dimostrano i cittadini di Torre Melissa, provincia di Crotone, che con il loro sindaco si sono catapultati sulla spiaggia a soccorrere 51 persone rimaste in mare dopo che l'imbarcazione si è incagliata tra gli scogli. O ancora la Chiesa Valdese che ha aperto le sue porte, senza fondi pubblici, ai migranti della Sea Watch. 

No, non è questo bimbo ripreso nella foto di Federica Mameli un pericolo per la nostra sicurezza. Al contrario negargli un porto compromette solo la nostra umanità. E nel giorno del ventennale della scomparsa di un poeta come Fabrizio De Andrè vale la pena ricordare alcuni suoi versi: "Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno/Non si guardò neppure intorno/Ma versò il vino e spezzò il pane Per chi diceva ho sete, ho fame".

 

 

Pubblicato in Editoriale
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