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Giovedì, 25 Aprile 2019

Articoli filtrati per data: Mercoledì, 16 Gennaio 2019 - nelPaese.it

Al Campidoglio irrompe la questione roghi e rifiuti. Al consiglio comunale straordinario sull’emergenza rifiuti di ieri, hanno trovato faticosamente spazio anche i comitati cittadini. Dopo una lunga attesa all’ombra del Marco Aurelio una delegazione dei comitati cittadini è riuscita ad entrare in Campidoglio per assistere alla seduta. Tra loro Comitato Parco Centocelle, A Sud, Cdca, Legambiente, i comitati Torre Spaccata, Tor Pignattara, Cinecittà e Osservatorio Tmb Salario.

Alle proteste dei sindaci e delle opposizioni si è aggiunta quella dei comitati di quartiere e delle associazioni, una protesta discreta ma sentita, basata sulla constatazione della realtà cittadina e portavoce di proposte concrete. Solo negli ultimi due anni numerosi episodi hanno portato su Roma nubi tossiche, spesso cariche di diossina, i cui effetti sulla salute umana sono devastanti anche se emergono a lungo termine. Solo per citarne alcuni: Deposito rifiuti AMA TMB Salario, via Salaria il 12/12/2018; Autodemolitore di Laghetto, Comune di Monte Compatri il 20/08/2018; Deposito rifiuti Service Lazio a Pomezia il 25/08/2017; Autodemolitore in via Maurizio Busnengo a Civitavecchia il 31/07/2018; Autodemolitore in Via Centocelle il 22/05/2018; Autodemolitore in via dell'Almone il 21/11/2017; Autodemolitore in via della Tenuta della Cervelletta il 09/08/2017; Autodemolitore in Via Centocelle il 16/07/2017; Autodemolitore in via di Pietralata il 04/07/2017;Autodemolitore in Via Maria Battistini il 01/06/2017; Deposito rifiuti E.Giovi a via Malagrotta il 25/05/2017; Deposito rifiuti Eco X a Pomezia, il 05/05/2017.

A ciò si aggiungono i numerosi roghi tossici – addirittura quotidiani in alcuni quartieri – dovuti alla combustione di discariche abusive, pratica criminale purtroppo diffusa nella città di Roma e che tiene in ostaggio interi quartieri, soprattutto nel settore est della Città. Proprio di ieri la notizia stampa “Traffico di rifiuti e roghi tossici nel Lazio: 57 indagati”.

“Cosa ancora più preoccupante – dichiarano i comitati - è l’assenza di procedure di protezione civile post incidente per la messa in sicurezza della cittadinanza, che viene lasciata a se stessa senza che questa Amministrazione sia mai riuscita ad andare oltre al “chiudete le finestre”. In particolare il Parco Archeologico di Centocelle, circondato da tre Municipi (V, VI, VII) densamente popolati, oltre a essere un Parco di 126 ettari mai realizzato, sta diventando un’altra delle tante bombe ad orologeria disseminate per la città, con rifiuti interrati, suoli contaminati e la presenza di 25 autodemolitori a rischio incendio”.

“Per questo chiediamo a questa Amministrazione, per il Parco Archeologico di Centocelle e per tutta la città di Roma: messa in sicurezza di tutti gli impianti di raccolta, trattamento e smaltimento rifiuti, compresi gli autodemolitori, verifiche del rispetto della normativa antincendio; predisposizione di procedure di emergenza da inserire nel Piano Generale di Emergenza di Protezione Civile relative ad incidente in impianti di raccolta, trattamento e smaltimento rifiuti, compresi gli autodemolitori;bonifica immediata di tutte le discariche abusive e delle aree contaminate a rischio incendio e roghi tossici”, scrivono i comitati.

Le opposizioni si sono dichiarate disponibili come primo passo a sollecitare l’amministrazione comunale attraverso la convocazione di una Commissione capitolina Trasparenza dove si renda conto delle misure prese a tutela della salute pubblica e per la messa in sicurezza dell’area del Parco Archeologico di Centocelle.

 

Pubblicato in Lazio

I manicomi erano luoghi non di cura della malattia, ma di oppressione e violenza, che non garantivano nemmeno la sicurezza per i cittadini “sani”. Quarant’anni fa, con la legge 180/78, si comprese che la libertà è terapeutica: la malattia mentale può e deve essere trattata nel contesto sociale. I risultati per il paziente e per la società sono infinitamente migliori, ma non mancano le sfide.

Come rispondere al bisogno di sicurezza dei cittadini di fronte alla differenza di condizione? Come rapportarsi con le comunità, le istituzioni, il sistema della giustizia, di fronte a percorsi di cura che non sono più di segregazione, ma di apertura?

Se ne parlerà venerdì 18 gennaio a Forlì con lo psichiatra triestino Peppe Dell’Acqua, considerato uno degli eredi di Franco Basaglia, in occasione del convegno intitolato “Fragilità e Giustizia. Uguali nella differenza: esercizio dei diritti e sicurezza della società”, organizzato da Legacoop Romagna e cooperativa sociale Tragitti.

L’appuntamento è alle 9,30 alla sala Nassiryia della Provincia, in piazza Morgagni. A confrontarsi con uno dei protagonisti della rivoluzione della legge 180/78, che portò alla chiusura dei manicomi, ci sarà il mondo delle istituzioni, delle imprese e della salute pubblica. Saranno presenti il sottosegretario alla Giustizia, Jacopo Morrone e Paolo Zoffoli, presidente della commissione della Regione Emilia-Romagna per le Politiche per la Salute e le Politiche Sociali, mentre il punto di vista di Ausl Romagna sarà portato dal direttore del Dipartimento Salute Mentale di Forlì,  Claudio Ravani.

Per le cooperative interverranno la presidente di Tragitti, Patrizia Turci e il presidente di Legacoop Romagna, Guglielmo Russo. I lavori saranno aperti dal saluto del Sindaco Davide Drei. Modera il giornalista Emilio Gelosi.

Pubblicato in Emilia-Romagna

Dal 18 al 27 gennaio al Teatro Europa di Parma si svolgerà il festival “Urla dal silenzio”, progetto itinerante biennale ideato e prodotto dal quotidiano online Gaiaitalia.com Notizie realizzato in collaborazione con Onlus Svoltare ed Europa Teatri, con il patrocinio del Comune di Parma, direzione artistica del regista e drammaturgo Ennio Trinelli.

Il festival nasce con l’obiettivo di dare voce a chi voce non ha perché c’è sempre qualcuno che vuole il silenzio e che le voci vuole zittire. Giovani richiedenti asilo insieme ad italiani appassionati di teatro e a giovani attori, si mettono in scena dando vita a spettacoli, incontri, narrazioni, nuovi percorsi di inclusione capaci di esprimere l'incontro di culture differenti, voci che narrano facendo memoria.

Ad aprire il Festival venerdì 18 gennaio alle ore 18.00 all’Auditorium del Palazzo del Governatore (Piazza Garibaldi) sarà la conferenza di presentazione “Insieme senza muri a Parma, trame d'inclusione sociale” con interventi di Laura Rossi, Assessore al Welfare del Comune di Parma, Katya Lucà, Delegato all'inclusione sociale Comune di Parma, Emilio Rossi, Presidente Associazione CIAC Onlus di Parma, Flavia Fratello, giornalista e conduttrice di LA7, Davide Demichelis, autore e conduttore di "Radici, l'altra faccia dell'immigrazione" Rai3. L’incontro è ad ingresso libero, rivolto a tutta la Cittadinanza.

Il programma artistico del Festival si svilupperà nell’arco di due fine settimana

Sabato 19 gennaio alle ore 21.15 (con replica il 20 gennaio alle ore 17.00) “Non à la Guerre”, 70’ di teatro fisico contro ogni forma di conflitto, coreografie e regia di Ennio Trinelli, in collaborazione con Michela Piviero. Lo spettacolo rappresenta un attacco in tempo di pace ad una città e la devastazione che la guerra provoca nella vita degli esseri umani. La drammaturgia è costituita dalla musica e scandisce gli eventi narrati attraverso la forma del teatro no-word che non è danza, non è recitazione, non è mimo, ma è tutto questo insieme.

Domenica 20 gennaio alle ore 21.00 (con replica il 27 gennaio alle ore 17.00) “Le jeux de sable” con Guaniou Ibrahim, drammaturgia basata su sue improvvisazioni, regia di Ennio Trinelli. Lo spettacolo è un gioco con la sabbia che i bambini del Togo fanno tra loro con un mucchietto di sabbia e sette bastoncini. Dal ricordo infantile di Guaniou Ibrahim, straordinario attore ventenne del Togo, nasce il racconto del viaggio verso la speranza dal suo paese, dove viene perseguitato per futili questioni familiari, fino all’arrivo in Italia, un viaggio di settimane tra pericoli del deserto, ricatti dei doganieri e violenze dei trafficanti di uomini libici.

Sabato 26 gennaio alle ore 21.00 “Guinea Konakry, Altrimenti Guinea Francese” con Pierre Panival Bangoura, drammaturgia basata su sue improvvisazioni, regia di Ennio Trinelli. Il racconto della sua infanzia, migliaia di chilometri in autobus, il padre ucciso perché colonnello dell’esercito e la conseguente persecuzione della famiglia per motivi politici, corruzione e paura, mancanza d’acqua e di cibo, le violenze della prigioni libiche: il giovane Pierre Panival Bangoura ci guida alla scoperta della Guinea francese tra ebola e corruzione e danze locali di fantastica energia e dinamicità.

Domenica 27 gennaio alle ore 21.00 viene presentato “Cucina”, progetto sociale d’integrazione promosso da Svoltare Onlus in collaborazione con Europa Teatri, direzione, progetto e regia di Gigi Tapella con la collaborazione artistica di Sylviane Onken. Un’esperienza formativa per 12 richiedenti asilo che, in 70 ore di laboratorio, hanno appreso le regole della rappresentazione a più voci. Lo spettacolo, che prende spunto da “La cucina” di A. Wesker, rappresenta la vita di una cucina, un microcosmo della nostra società nel quale cuochi, camerieri e aiutanti parlano della difficile relazione umana con l’ambiente di lavoro. Migranti, provenienti da Senegal, Costa d’Avorio, Nigeria, Togo, Mali, Eritrea e Guinea Conakry, cittadini italiani appassionati al teatro e giovani attori in formazione, sono protagonisti di una rappresentazione della vita quotidiana in una cucina di un grande ristorante in cui esperienze, nazionalità e competenze restituiscono fatti reali e personaggi concreti, tutti con una storia alle spalle e un futuro da costruire.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in Cultura

Le autorità dello Zimbabwe devono garantire che le forze di sicurezza esercitino moderazione e rispettino i diritti delle persone che protestano contro i massicci rincari del prezzo del carburante, ha dichiarato Amnesty International il secondo giorno dello "sciopero" nazionale. 

A seguito del giro di vite, almeno otto persone sarebbero state uccise dalle forze di sicurezza e 200 detenute arbitrariamente. Secondo quanto appreso, le forze di sicurezza hanno utilizzato armi da fuoco e lacrimogeni contro le persone che protestavano per l'aumento del 150 per cento dei prezzi del carburante, nelle città di Harare e Bulawayo. A Epworth, secondo quanto riportato dai media, una donna è stata gravemente ferita dopo essere stata colpita da armi da fuoco vicino a una stazione di polizia, mentre andava al lavoro. Un altro ragazzo è stato colpito allo stomaco, a Mbare. 

"Anni di cattiva gestione politica ed economica hanno messo in ginocchio l'economia dello Zimbabwe. Milioni di cittadini dello Zimbabwe sono terrorizzati dagli effetti a catena che i rincari della benzina avranno sulla loro vita quotidiana, compresi quelli per il cibo e l'assistenza sanitaria", ha dichiarato Muleya Mwananyanda, vice direttrice di Amnesty International per l'Africa australe. 

"Le autorità dello Zimbabwe devono garantire che le persone siano in grado di esprimere le proprie opinioni in modo libero e sicuro e devono tempestivamente investigare in modo indipendente e imparziale le accuse di sparatorie della polizia da parte dei manifestanti, devono usare la forza solo quando strettamente necessario, esercitare la moderazione in ogni momento e utilizzare il più basso livello di forza necessario. Le armi da fuoco possono essere utilizzate solo come ultima risorsa e, quando strettamente necessario, per proteggere la vita". 

Amnesty International esprime inoltre preoccupazione per le misure repressive che il governo ha adottato in risposta alle proteste, inclusa la chiusura di Internet per impedire alle persone di sostenere o organizzare proteste. Secondo quanto riferito, anche la polizia e i militari hanno sottoposto persone che protestavano a percosse e altre forme di maltrattamento. 

Il 13 gennaio, il portavoce del governo, Nick Mangwana, ha promesso di reprimere "gli elementi intenzionati a sfruttare le attuali carenze di carburante per causare e promuovere disordini e instabilità nel paese". Le forze di sicurezza sono state dispiegate in gran numero nelle strade delle principali città, compresa la capitale Harare. 

"Le autorità devono porre fine alla pratica di detenere arbitrariamente persone che stavano prendendo parte alle proteste, mentre quelli detenuti devono essere accusati prontamente di un'offesa riconoscibile o rilasciati", ha aggiunto Muleya Mwananyanda. 

Il Congresso dei sindacati dello Zimbabwe (ZCTU), un'organizzazione locale del lavoro, ha chiesto uno sciopero nazionale, dicendo che gli aumenti dei prezzi del carburante erano "insensibili e provocatori". Il governo ha anche accusato gli organizzatori dello sciopero nazionale e delle organizzazioni della società civile di essere intenzionati a destabilizzare il paese e lavorare con "stranieri" per raggiungere questo obiettivo. Da allora le autorità hanno lanciato minacce velate contro questi anonimi organizzatori "stranieri", incluso revocare loro il visto e deportarli dallo Zimbabwe. 

"Gli organizzatori dello sciopero nazionale non sono una minaccia per nessuno - tutto ciò che hanno fatto è chiedere alla gente di rimanere a casa come un modo per protestare pacificamente contro i rincari del carburante", ha concluso Muleya Mwanayanda. 

"Invece di minacciare coloro che criticano il governo, le autorità dovrebbero concentrarsi sull'affrontare le cause profonde che stanno portando le persone nelle strade e concentrarsi sulla costruzione di un'economia inclusiva per tutti gli abitanti dello Zimbabwe".  Ci sono state anche notizie di stazioni di polizia date alle fiamme, negozi saccheggiati, proprietà private distrutte e il quartier generale del principale partito di opposizione, MDC, incendiato. 

Il contesto

Il 12 gennaio, il presidente Emmerson Mnangagwa ha annunciato gli aumenti dei prezzi del carburante, che sono entrati in vigore il 13 gennaio. I prezzi del gasolio e della benzina, i principali mezzi per il trasporto di persone e beni di consumo nello Zimbabwe, sono aumentati del 150%. 

Lo Zimbabwe ha sofferto di cronica penuria di dollari USA, che sono stati adottati come valuta ufficiale dopo che il paese ha abbandonato il dollaro dello Zimbabwe nel 2009 a causa dell'iperinflazione. Il paese ha sofferto di carenze di beni di consumo negli ultimi mesi, con alcuni negozi che chiudono le porte a causa della carenza di dollari USA. 

Pubblicato in Dal mondo

Nel corso dell'ultima puntata di "Sereno Variabile", nuovamente nel Guinness dei primati mondiale per i suoi 40 anni ininterrotti di longevità televisiva, il conduttore Osvaldo Bevilacqua ha premiato la Cooperativa Giancarlo Siani con la medaglia della trasmissione di Rai 2. 

Domenica 13 gennaio, lo storico programma Rai ha portato i suoi telespettatori tra le bellezze dei comuni vesuviani. Un viaggio che, a partire da Napoli, ha mostrato i tesori di Portici e Torre Annunziata, facendo tappa a Ercolano, in corso Resina 62 nella sede di Radio Siani, il cui impegno sociale e culturale in quanto radio della legalità ha indotto Bevilaqua a insignire della medaglia "Sereno Variabile" i membri della Cooperativa, nella persona del Presidente Giuseppe Scognamiglio. 

Dieci anni di informazione libera e tre come agricoltori specializzati nella produzione del Pizzino Vesuviano, il pomodorino del piennolo giallo e rosso tipico del territorio, su un terreno confiscato alla camorra, hanno portato lo storico conduttore e la trasmissione a esortare la Cooperativa G. Siani a perseverare nel proprio lavoro sulla zona del vesuviano. 

"Siamo felici che il nostro lavoro sul territorio venga raccontato e compreso da media nazionali e internazionali- afferma Giuseppe Scognamiglio, Presidente della Cooperativa G. Siani -. La presenza a Radio Siani di Osvaldo Bevilacqua rappresenta un segno importante rispetto al lavoro che stiamo portando avanti tra comunicazione, recupero sociale di categorie protette e svantaggiate, agricoltura e apicoltura sociale".

 

Pubblicato in Ambiente&Territorio

In Italia, il naloxone, farmaco salvavita in caso di overdose da oppiacei, è farmaco da banco. Può essere acquistato da ogni cittadino in farmacia senza ricetta e può essere somministrato da ogni cittadino in caso di emergenza.

Grazie a questa normativa, da vent'anni i servizi di Riduzione del Danno (RDD) italiani distribuiscono Naloxone ai consumatori, li informano sulle corrette modalità d'uso, così creando una capillare rete di intervento sul territorio. L'Italia è, sotto questo profilo, l' esperienza più avanzata in Europa e la più lunga e continuativa nel mondo.

La campagna Mai senza naloxone, che Itardd ha lanciato il 31 agosto 2018 in occasione del World Overdose Day – Giornata mondiale per la prevenzione delle overdose celebrata in tutto il mondo, intende rimuovere i limiti di attuazione del pur virtuoso modello italiano, e si muove su due questioni che sono legate fra loro dal filo delle overdose da eroina: prevenire le overdose fatali è un obiettivo che si può raggiungere con la distribuzione capillare del Naloxone ai consumatori e facilitando la richiesta di soccorsi in caso di bisogno.

Ci sono ancora molte città italiane nelle quali il Naloxone non è accessibile come dovrebbe e potrebbe. Il nostro obiettivo è di promuovere un dibattito negli assessorati regionali alla salute, nei servizi per le dipendenze (SerD), nella società civile perché il Naloxone sia disponibile ovunque e sia consegnato alle persone che usano droghe perché intervengano in soccorso di chi è vittima di overdose: perché in 8 casi su 10 è un altro consumatore a intervenire per primo e salvare una vita!

Nell'ambito della campagna promuoviamo una Carovana, composta da consumatori, operatori di strada, ricercatori e medici, che toccherà 5 tappe in tutta Italia e sosterrà la consegna del Naloxone come buona pratica per la prevenzione delle morti di overdose e la riduzione del danno.

Parleremo con i Direttori dei Dipartimenti per Dipendenze, le associazioni della società civile e quelle dei consumatori, con i medici e con i dirigenti regionali per promuovere la distribuzione del Naloxone nella maniera più ampia e garantita su tutto il territorio nazionale. Tutti gli incontri saranno raccontati sui canali social della campagna e su una pagina web nella quale saranno raccolti i materiali che documentano e confermano come la consegna del Naloxone sia determinante nella prevenzione delle morti da overdose (https://maisenzanaloxone.fuoriluogo.it)

Prima tappa della Carovana  Mai senza Naloxone a Firenze, 17 gennaio, al Centro Giovani JAVA, via FIESOLANA ang Via Pietrapiana: 10.00-12.00 Incontro pubblico con la Carovana, 18.00-23.00 Aperitivo gratuito alcool free, Djset, Performances. 

A cura di JAVA, CAT, CNCA, CTCA Maggiori informazioni su www.infojava.it. Alla campagna hanno aderito SITD e Federserd ed è co-promossa da Forum Droghe. Info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Pubblicato in Nazionale

Bombe a Napoli e nella sua provincia. Contro commercianti e imprenditori esplosi ordigni che mettono in ginocchio gli ultimi frammenti di economia al Sud. Stanotte quello deflagrato contro la famosa pizzeria Sorbillo in via Tribunali al centro storico della città. Poi ci sono ben 8 bombe nella sola Afragola, l’ultima l’altro giorno contro un autosalone.

Furioso e desolato è Luigi Cuomo, presidente di Sos Impresa: “la prima cosa che mi è venuta in mente è che questo governo non è in grado di garantire la sicurezza di cittadini e imprenditori distratto da altri obiettivi. Quella contro Sorbillo avviene in un territorio esposto a una guerra tra bande e questa esibizione di muscoli serve a una di queste. Dopo settimane dove ad Afragola il livello di attenzione è salito nel silenzio dello Stato mentre do atto a polizia e carabinieri di essersi attivati”.

“È necessaria la collaborazione dei cittadini – aggiunge Cuomo - ma quando lo Stato non appare autorevole non si può appellare all’impegno di commercianti e cittadini onesti che di fronte alle bombe si trovano soltanto una sicurezza che sarebbe minacciata dai migranti. Al di là delle promesse di tutti i governi di mandare altri poliziotti, perché non è un problema di aumentare uomini, questi fenomeni non hanno attenzione politica che invece ha la caccia al nero e non quella alla camorra”.

La mobilitazione ad Afragola

Una violenza assurda e inaccettabile: ad Afragola sono esplose otto bombe in venti giorni. La città è quella della nuova stazione Tav, dei centri commerciali e delle discariche epicentro della “terra dei fuochi”. Però è anche cuore di una cittadinanza che si mobilita da sempre per difendere ambiente e diritti.

“Sono le mani del racket, è la violenza di un gruppo di sciacalli che provano a spaventare un'intera città: ma noi non ci lasceremo intimidire, e anzi vogliamo dire con forza che queste persone non valgono nulla. Sabato mattina dalle 9:30 saremo nelle strade e nelle piazze di Afragola per dire che le strade della città appartengono alle persone per bene, a chi lavora, a chi vive onestamente, a chi rivendica il diritto di vivere in questa terra senza avere paura. Sarà un'occasione per tutte e tutti noi per rialzare la testa e la voce, per dare una prova di orgoglio: la nostra città non appartiene a questi quattro sciacalli, appartiene a noi”.

Questo l’appello lanciato dalla Masseria Antonio Ferraioli Esposito, un terreno confiscato che è stato recuperato ed è punto di riferimento per associazioni, sindacati e cittadinanza: “nelle prossime ore pubblicheremo il percorso della manifestazione, che si svolgerà nel centro di Afragola. Chiediamo a cittadine e cittadini, studentesse e studenti, parrocchie, gruppi scout, associazioni, organizzazioni, movimenti e comitati, di partecipare, di esserci, di scrivere insieme questa pagina di riscatto del popolo afragolese”.

Pubblicato in Nazionale
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