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Venerdì, 18 Ottobre 2019

Articoli filtrati per data: Giovedì, 17 Gennaio 2019 - nelPaese.it

Diverse migliaia di persone sono fuggite da Rann nel nord-est della Nigeria a seguito di un violento attacco alla città avvenuto il 14 gennaio. Il giorno dopo, hanno iniziato ad arrivare a piedi nella località di Bodo, in Camerun, a circa 7 km di distanza. L’organizzazione medico-umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF) ha iniziato subito a fornire loro assistenza. Un’équipe composta da personale medico e logistico stadistribuendo cibo e acqua e fornendo assistenza medica di emergenza.

Hugues Robert, responsabile dei progetti di MSF in Nigeria, ha dichiarato: “Il nostro personale a Bodo stima che circa 8.000 persone siano arrivate il primo giorno e che ne arriveranno altre migliaia. Ci stiamo preparando ad assistere 15.000 persone fornendo cibo, acqua e cure mediche. Molti erano in stato di shock e chiaramente scioccati da quello che hanno vissuto. Hanno perso tutto ciò che avevano e ora hanno bisogno di tutto”.

Nei dintorni di Bodo, le persone dormono all'aperto perché non ci sono rifugi. Tra loro anche bambini e molte donne in allattamento e in stato di gravidanza.

A Rann, molte parti della città sono state bruciate, incluse case e rifugi. Anche il mercato e i negozi di generi alimentari sono stati distrutti. Il magazzino, l'ufficio e la farmacia di MSF sono stati saccheggiati e rasi al suolo. MSF è riuscita a evacuare un uomo ferito sul posto, ma molti altri sono fuggiti nel vicino Camerun.

“Tutto ciò è davvero devastante per le persone di Rann”, continua Robert, “subiscono violenze senza fine. E ora devono rimettersi in piedi ancora una volta. Quanto ancora potranno resistere? Il popolo dello Stato del Borno continua a pagare il prezzo di questa spietata violenza. Tutte le parti in conflitto devono rispettare la sicurezza dei civili”.

 

Pubblicato in Nazionale

L'Europa è sotto attacco. Il Regno Unito della Brexit è a un passo dal “no deal”, l'uscita dalla Ue senza alcun accordo. L’egoismo sovranista e le nostalgie autarchiche in diversi Paesi - Italia compresa - mettono in discussione l’Unione europea, l’euro e l’idea stessa di Europa, con le elezioni europee alle porte. La retorica dei suoi detrattori la addita come istituzione “matrigna” e, in maniera del tutto aprioristica, origine di tutti i mali nazionali.

Ma in realtà ci sono ottime ragioni per restare europeisti, seppur in modo critico e costruttivo. Alessandro Volpi, docente al Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa, le spiega nel libro “Perché non possiamo fare a meno dell'Europa”, dal 31gennaio in libreria per Altreconomia edizioni. Un saggio che affronta - con successo - la complessità del tema e contrappone la forza dei fatti alla vacuità degli slogan, smontando le visioni nostalgiche delle monete nazionali, le tesi autarchiche, le derive protezionistiche e la logica dei muri eretti contro i migranti.

La storia, la geografia e soprattutto la logica economica affermano, con chiarezza, che l’Europa e la sua moneta sono indispensabili. L’autore affronta punto per punto 10 grandi questioni legate all’Europa: le dure ripercussioni di un’eventuale uscita del nostro Paese dall’euro e l'assurdità della nostalgia per la lira; le condizioni a cui si possono tenere sotto controllo il debito pubblico e i suoi interessi; il ruolo fondamentale della BCE; il rapporto tra le politiche industriali e gli investimenti pubblici, necessari per far partire la ripresa; il delicato nodo della spesa sociale e della lotta alla povertà, che dovrebbe andare ben oltre i proclami dei politici; le conseguenze negative del protezionismo in termini sociali e ambientali; il “punto caldo” delle migrazioni; le oscillazioni tra principio di rappresentanza e un'infantile “democrazia diretta” fatta dai cosiddetti “popoli”. 

Con un occhio attento alla consultazione del prossimo maggio. “In maniera paradossale l’idea di Europa (…) - argomenta Volpi - è diventata il cuore del dibattito politico, attorno a cui aggregare visioni e famiglie di partiti e movimenti altrimenti inconciliabili. L’“inesistente” Europa è riuscita a occupare la scena tanto da fare delle prossime elezioni europee forse la prima consultazione di tal genere in cui l’essere a favore o contro l’Europa in modo del tutto generico definisce la sostanza della appartenenza e del consenso nazionale, e non più viceversa”. 

Scrive infine l'autore sulla necessità dell'Europa: “Il perché sta, in estrema sintesi, nella sua indispensabilità, pur contestata e negata. Alla prova dei fatti, senza moneta comune e senza una per quanto flebile idea di Europa, i singoli Stati affonderebbero rapidamente (...)”. E conclude con un appello: “Si possono fare campagne elettorali perenni contro il Vecchio Continente, esaltando le piccole-grandi patrie, ma poi non è possibile chiamarsene fuori perché agli Stati europei non è concessa, dalla storia, dalla geografia, dall’economia, una ‘”normale” vita da separati. La politica dovrebbe capirlo”. 

 Perché non possiamo fare a meno dell'Europa. Contro la retorica anti-euro di sovranisti e populisti”, di Alessandro Volpi. Altreconomia edizioni, 144 pagine, 13,50 euro. In libreria e sul sitoaltreconomia.it

Alessandro Volpi è dottore di ricerca in Storia contemporanea ed è docente di Storia contemporanea, di Storia del movimento operaio e sindacale e di Storia sociale presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. 

 

Pubblicato in Economia sociale
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