Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Martedì, 25 Giugno 2019

Articoli filtrati per data: Mercoledì, 23 Gennaio 2019 - nelPaese.it

 "Nel titolo di prima pagina con cui il quotidiano Libero è uscito in edicola questa mattina, c'è il tentativo becero di insinuare un legame tra due fenomeni, il calo del Pil e l'aumento della visibilità delle persone lgbti, che evidentemente non hanno alcun rapporto diretto di causa effetto": lo dichiara Gabriele Piazzoni, segretario generale Arcigay.

"Già soltanto parlare di aumento degli omosessuali significa fraintendere l'informazione che Libero stesso pubblica a pagina 3 – prosegue Piazzoni - nell'articolo a firma della giornalista Giovanna Cavalli, dove si  parla correttamente di aumento della visibilità (e non del numero) delle persone lgbti,  riportando con precisione dati e analisi assolutamente rispettabili, che scattano una fotografia interessante del nostro presente. Ma a costo di squalificare il lavoro degli stessi colleghi, il direttore ha scelto di puntare, nel titolo in prima pagina, sull'ambiguità e di insinuare ciò che l'articolo non dice mai e che è impossibile anche solo tratteggiare. Nel farlo, chissà se ne rende conto, oltre a dire una falsità, crea un retropensiero, ammicca a un rapporto di causalità assolutamente strampalato (saranno i gay a far calare il Pil? O le crisi economiche rendono le persone omosessuali? O i gay speculano sulle crisi economiche?) e istiga all'odio, perché qualsiasi lettura si dia di quel titolo, il sapore che resta è sempre amaro”.

“Libero, d'altronde, usa metodicamente l'hate speech come titolo sensazionalistico: lo ha fatto contro i migranti, i musulmani, le donne, le persone lgbti. Tuttavia, proprio perché a questi titoli corrisponde evidentemente una strategia, non siamo disposti a tollerarli né tantomeno a normalizzarli. Per questo, invieremo oggi stesso un esposto al Consiglio di disciplina dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia affinché intervenga", conclude Piazzoni.

Detto, fatto. Il presidente nazionale Odg Carlo Verna ha inviato la segnalazione al Consiglio di disciplina per avviare la pratica di una sanzione. Sullo sfondo resta il collaudato meccanismo di questo giornale in grave crisi di vendita che prova a farsi pubblicità con titoli razzisti, sessisti e anti-meridionali.

Pubblicato in Parità di genere

Nelle ultime due settimane, le équipe di Medici Senza Frontiere (MSF) in Libia hanno osservato un netto aumento del numero di persone trattenute nei centri di detenzione a Misurata e Khoms, dopo una serie di sbarchi che hanno visto rifugiati, migranti e richiedenti asilo intercettati o recuperati in mare e riportati sulle coste libiche, in piena violazione del diritto internazionale. Il numero di persone nei centri di detenzione dell’area è passato dai 650 all’inizio dell’anno ai 930 attuali.

Due giorni fa, 106 persone sono sbarcate a Khoms da una nave commerciale. Si teme che almeno 6 siano annegate mentre il gruppo tentava la traversata. “Allo sbarco, diverse persone avevano bisogno di cure urgenti e siamo intervenuti per fornire assistenza medica”, spiega Julien Raickman, responsabile delle attività di MSF a Misurata, Khoms e Bani Walid. MSF ha organizzato il trasferimento di 10 persone in un ospedale vicino, ma un ragazzo di 15 anni è morto poco dopo il ricovero. Ieri altre 144 persone soccorse da una nave mercantile sono sbarcate a Misurata.

Tra le 250 persone sbarcate complessivamente a Misurata e Khoms, ci sono donne, di cui alcune incinte, neonati e bambini sotto i 7 anni, tutti trasferiti nei centri di detenzione dell’area. Solo pochi giorni prima, 117 persone sono annegate in un naufragio, un chiaro segno della deliberata negligenza da parte delle autorità europee nel garantire la necessaria capacità di ricerca e soccorso per salvare vite nel Mediterraneo centrale.

 Le persone riportate in Libia in questi giorni si trovano ora bloccate in sovraffollati centri di detenzione. La capacità di affrontare nuovi arrivi è al limite e questo peggiora ulteriormente le già drammatiche condizioni della detenzione. Le persone non hanno praticamente alcuna possibilità di uscire all’aria aperta e hanno scarso accesso ad acqua pulita e cibo. Il cibo è del tutto insufficiente e inadeguato a rispondere ai bisogni nutrizionali di persone in gravi condizioni mediche, donne e bambini. Tra le persone trattenute ci sono pazienti affetti damalnutrizione, ipotermia, diarrea. Alcuni raccontano che prima di tentare la traversata del Mediterraneo erano stati tenuti in cattività dai trafficanti per settimane, a volte mesi, senza cibo, sistematicamente abusati e torturati.

“Queste persone sono disperate, sono state riportate nel paese da cui cercano di fuggire. Devono essere assistite e protette, non rimandate indietro nel drammatico circolo della detenzione” dichiara Julien Raickman di MSF.

Anche nei centri di detenzione a Tripoli si registra un aumento delle persone trattenute. La maggior parte delle strutture non ha un adeguato isolamento contro il freddo e questo provoca malattie dovute alla prolungata esposizione al clima invernale. In un centro di detenzione nella capitale, le équipe di MSF hanno osservato pazienti con pericolose perdite di peso dovute alla scarsità di cibo. Oltre a questo, i recenti combattimenti a Tripoli hanno causato 14 morti e 58 feriti, secondo i rappresentanti dell’OMS in Libia. I civili più volte si sono trovati in trappola nella zona di conflitto, tra cui circa 228 rifugiati, migranti e richiedenti asilo trattenuti arbitrariamente nel centro di detenzione di Qasr Bin Gashir, sulla linea del fronte. La pompa idraulica del centro ha subito un’interruzione di corrente e le persone sono rimaste senza acqua pulita finché MSF è riuscita a realizzare una fornitura d’acqua di emergenza. Le équipe di MSF hanno visitato il centro due volte nelle ultime 48 ore per fornire consultazioni e cure mediche, in particolare ai pazienti di tubercolosi.

La Libia non è un posto sicuro dove riportare rifugiati e migranti, i livelli di violenza a cui sono esposti nel paese sono ben documentati. “Sono molto oltre il cinismo l’Unione Europea e i suoi Stati membri, compresa l’Italia, che continuano a implementare politiche basate sull’intercettazione e il ritorno forzato di persone vulnerabili nella detenzione in Libia, mentre in mare ostacolano deliberatamente le navi impegnate nelle attività salvavita di ricerca e soccorso, ancora disperatamente necessarie nel Mediterraneo centrale” dice Claudia Lodesani, presidente di MSF.

MSF lavora in Libia dal 2011. Da circa due anni, fornisce cure mediche a rifugiati e migranti nei centri di detenzione che rientrano formalmente sotto l’autorità del Ministero dell’Interno del paese e del suo Dipartimento per combattere l’immigrazione illegale (DCIM) a Tripoli, Khoms e Misurata. 

 

Pubblicato in Nazionale
  1. Popolari
  2. Tendenza
  3. Commenti

Articoli Correlati

Calendario

« Gennaio 2019 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
  1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30 31