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Venerdì, 26 Aprile 2019

Articoli filtrati per data: Martedì, 29 Gennaio 2019 - nelPaese.it

Una vera e propria venerazione rimasta però, finora, nascosta. Lo scrittore e regista Pier Paolo Pasolini era letteralmente abbagliato da Rafael Alberti, il poeta spagnolo esule in Italia. Tanto da definire se stesso al suo confronto soltanto "un poeta apprendista". A far conoscere la profonda ammirazione da lui nutrita è Francesca Coppola, ventinovenne napoletana e dottoranda di ricerca in letteratura spagnola all'Università di Salerno, che ha trovato un dattiloscritto autografo inedito di Pasolini, con correzioni a mano, fra le sue carte custodite all'Archivio Contemporaneo "A. Bonsanti" del Gabinetto Scientifico letterario G. P. Vieusseux di Firenze.

Il testo di Pasolini è dedicato alla celebre silloge "Sobre los ángeles" di Alberti, tradotta in Italia da Vittorio Bodini per la collana Bianca di Einaudi con il titolo "Degli Angeli" nel 1966. La scoperta ha una caratteristica singolare: Francesca Coppola, impegnata nella tesi dottorale su Alberti, è riuscita a trovare quello che il poeta spagnolo aveva confessato di cercare invano e avrebbe voluto conservare. È chiaro il perché: "Lo guardo come un negro, che non ha mai visto un bianco, guarda un bianco" dice Pasolini abbinando stupore ed elogio. Come rileva Francesca Coppola: per lui "la lirica dell'autore spagnolo è insieme sorpresa e rivelazione".

L'inedito pasoliniano ha trovato finalmente un suo spazio nelle pagine del saggio "Su Rafael Alberti: un dattiloscritto autografo (e inedito) di Pier Paolo Pasolini", sulla pubblicazione scientifica "SigMa: rivista di letterature comparate, teatro e arti dello spettacolo" dell'Associazione Sigismondo Malatesta, edita da Federico II University Press e diretta dalla docente di letteratura spagnola Flavia Gherardi.

Nel suo saggio, la dottoranda Francesca Coppola ricostruisce le fasi dell'interesse di Pasolini per la poesia spagnola e offre uno studio con edizione critica del testo: inedito nato come intervento da tenere in pubblico e oggi divulgato con l'autorizzazione dell'erede e cugina Graziella Chiarcossi. L'intellettuale lo lesse senza consegnarlo a nessuno in occasione della presentazione di "Degli Angeli" avvenuta il 30 maggio del 1966 in via Veneto 56 a Roma, nei sotterranei della Libreria Einaudi, chiusa da tempo. Oltre a lui e all'autore, erano presenti Bodini, l'ispanista Ignazio Delogu e il poeta Gianni Toti.

Pasolini, sorpreso dallo straordinario livello del poeta spagnolo, a sua volta sorprende con l'inedito: parlando di Rafael Alberti tende a far rimpicciolire il proprio valore intellettuale. Come osservato da Francesca Coppola, "non legge la poesia in quanto poeta ma – è egli stesso a scriverlo nell'autografo dedicato a <Degli Angeli> – lo fa come un filologo, come un linguista". Pertanto, continua Coppola, "la sua analisi è quella di uno specialista all'opera che sente il suo mestiere ingenuamente e al tempo stesso come un dovere": "alla spontaneità della vocazione si accompagna la ricerca obbligata, percepita quale vincolo a cui tener fede". Insomma, "dinanzi alla incalcolabile diversità della poesia albertiana" il "dovere si riduce a un compito inapplicabile, come a volersi difendere dal cadere in errore".

D'altra parte, aggiunge la ricercatrice, "la statura lirica di Alberti era effettivamente grande: non solo per la varietà delle modalità stilistiche da lui adottate o dei temi trattati che ne scandirono il prolifico poetare, ma anche per ciò che il più longevo membro di una stagione mitica – la Generazione del '27 – rappresentava". Quella generazione unica sotto il profilo letterario di cui faceva parte anche Federico Garcia Lorca, suo amico fraterno. Oppositore instancabile della dittatura di Francisco Franco e simbolo dell'ideale repubblicano, Alberti fu costretto a vivere 38 anni lontano dalla sua Spagna (dove morì nel 1999).

Davanti alla qualità del poeta spagnolo, Pasolini riconosce: "Credo che non ci sia razza di poeta più diversa da me di quella di Rafael Alberti". Proprio per questo vuole far tesoro del suo talento: "Tutto quello che so della poesia, non vale infatti per conoscere Alberti. Tutto quello che so l'esaurisco per fare poesia io stesso, e per farne esperienza nel leggere, da critico, gli altri poeti che un po' mi somigliano. Ma la più bella cosa del mondo è continuare ad apprendere. Chi di noi non desidererebbe essere sempre apprendista, ragazzo di bottega? È così che mi sento leggendo Alberti. Come un ragazzo che entra a imparare il lavoro a una bottega, e vede il maestro intento all'opera: un'alta montagna di cristallo".

Rafael Alberti appare quindi per Pasolini, è ancora Francesca Coppola a rilevarlo nel saggio su "Sigma", come "il maestro di fronte al quale ogni giudizio è superfluo". L'inedito scovato dalla ricercatrice nelle cartelline del Vieusseux (datato con esattezza soltanto grazie alle ricerche compiute successivamente) rivela lo sguardo denso di meraviglia di Pasolini, contemporaneamente sia modesto nell'ammettere la grandezza di Rafael Alberti che critico eccezionalmente capace di far risaltare tutta l'essenza della sua poesia. Ci riesce con ben ventotto interrogativi, tutti volti a sondare l'afflato lirico di Alberti: "Dunque tu fai poesia così? E sei poeta? Ma come è possibile, se a me pare che ci sia un unico modo di esser poeta, il mio?".

Dalle valutazioni mirate, dedicate alla raccolta "Degli Angeli", Pasolini allarga sistematicamente le sue riflessioni allo spessore generale dell'opera di Alberti. Ma i suoi angeli lo colpiscono non poco. Al punto da chiedersi il perché dell'allontanamento del poeta spagnolo dalla descrizione del reale.

 

 

 

Alternativa sia all'impresa capitalistica sia all'impresa pubblica e alla pubblica amministrazione, l'impresa di comunità poggia su due pilastri: la partecipazione della società civile alla produzione e alla gestione di beni e servizi; il perseguimento dell'interesse generale per una determinata comunità locale.

In Italia queste nuove imprese svolgono un ruolo importante, perché contribuiscono alla rivitalizzazione di aree rurali a rischio spopolamento, nonché al recupero di aree urbane degradate oppure segnate da fenomeni di marginalità sociale. Come funzionano le imprese di comunità e quali sono i loro tratti fondanti? A partire da un'analisi empirica condotta da Euricse - European Research Institute on Cooperative and Social Enterprises di Trento, il volume ne illustra le principali caratteristiche – governance, forme giuridiche, aspetti finanziari, rapporti con gli enti pubblici locali – e ne analizza l'efficacia come strumento di sviluppo locale.

Il libro verrà presentato il 31 gennaio alle ore 18.00 in collaborazione con Città Slow International a Orvieto a Palazzo dei Sette ed il 1 febbraio alle ore 17,00 a Castiglione del Lago presso la libreria Libri Parlanti. Alle presentazioni parteciperanno Jacopo Sforzi, ricercatore di Euricse, autore e curatore del volume e Andrea Bernardoni, autore del volume e responsabile cooperative di comunità in Legacoop Umbria.

Cos'è esattamente oggi l'impresa di comunità? Perché sorge? In quali forme concrete si manifesta? Sono queste le prime basilari domande a cui il libro cerca di rispondere. "È importante - afferma Jacopo Sforzi - chiudere il gap tra il rinnovato interesse per l'impresa di comunità e le ancora limitate conoscenze circa le sue potenzialità. È del tutto evidente, infatti, come, pur in presenza di una disposizione favorevole del pubblico e di una crescente domanda di istituzioni di questo genere, la mancanza di nozioni e strumenti possa frenare fortemente il processo".

"Il libro – continua Andrea Bernardoni - vuole mettere a disposizione dei cittadini, policy maker e ricercatori desiderosi di approfondire questo tema alcune nozioni e informazioni di base che li possano aiutare a capire ed eventualmente agire. Abbiamo collaborato con entusiasmo alla realizzazione del volume e siamo molto felici di poterlo presentare in Umbria. Le presentazioni saranno l'occasione per discutere di partecipazione e di sviluppo locale dal basso". 

 

Pubblicato in Economia sociale

“A poco più di un mese dalla conversione in legge del Decreto Sicurezza, il C.A.R.A. di Castelnuovo di Porto, il secondo più grande d’Italia, è in via di chiusura. Da martedì 22 gennaio inizieranno infatti gli spostamenti di 300 rifugiati in tante regioni italiane, a cui si aggiungeranno le uscite obbligatorie dei titolari di protezione umanitaria, ormai senza più diritto all’integrazione prevista dalla seconda accoglienza. In un colpo solo saranno spazzati via non solo anni di impegno e buon lavoro per un’accoglienza fatta di progetti educativi, inserimento scolastico, corsi ricreativi, iscrizioni alle associazioni sportive del territorio, collaborazioni volontarie e lavori socialmente utili, portata avanti dal Comune insieme alla Prefettura di Roma, ma andranno persi anche 107 posti di lavoro dei dipendenti del gestore del Centro.”

Iniziava così il comunicato del Comune di Castelnuovo di Porto, salito alla ribalta delle cronache perché teatro del primo grande sgombero successivo al Decreto Sicurezza, approvato dal presente Governo a fine 2018. Entro il mese di gennaio il C.A.R.A. chiuderà, gli ospiti saranno smistati negli SPRAR di altre regioni: questa la comunicazione giunta con appena 48 ore di preavviso al Comune.

Anche il blitz è scattato all’improvviso, con i militari a smistare i richiedenti asilo in partenza immediata da quelli che, almeno, avranno modo di congedarsi degnamente dalla comunità che li ha accolti. I titolari di protezione umanitaria, che non hanno più diritto all’accoglienza, sono lasciati in strada al gelo e sotto la pioggia.
“Centinaia di persone – scrive in una nota Legacoop Lazio - giunte nel nostro Paese in cerca di aiuto, hanno improvvisamente visto negata la propria dignità. Donne, uomini e bambini trattati come nomi su una lista, come “incombenze” da smistare lungo la penisola. Non si sa dove andranno queste persone, come verranno suddivise, quali centri le accoglieranno, quale sarà il loro futuro. Non si sa che fine faranno quelli rimasti senza un tetto sulla testa e senza alcun supporto.
Tutto questo è inaccettabile: la ‘sicurezza’ non si raggiunge con atti di forza, ma con seri ed efficaci progetti di inserimento e integrazione”.

“Lo straniero – aggiunge Legacoop Lazio - al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge. Sempre che ci si ricordi, almeno in Italia, di garantire agli stranieri quelle libertà democratiche sancite dalla nostra Costituzione”.

Pubblicato in Migrazioni

Non c’è solo una Terra dei Fuochi, quella campana, balzata alle cronache per la devastazione di ciò che un tempo era felix e che oggi è oggetto di sversamenti di rifiuti industriali, roghi, abbandono. Ce ne sono mille in ogni regione d’Italia, ognuna con la sua specifica criticità. Dalla Val di Susa alla Sicilia, però, è uno soltanto il modello economico che replica all’infinito le Terre dei Fuochi fagocitando diritti e vite: un paradigma di sviluppo incapace di futuro, basato sul profitto a tutti i costi, mafie, pezzi di Stato deviati e soprattutto sui delitti d’impresa. 

Eppure, per ogni regione, è possibile individuare una reazione uguale e contraria fatta di cittadini che resistono alle tragedie causate da un ambiente malato: gente che si organizza, elabora proposte alternative, protesta con forza e dice NO. Sono le comunità che non si riconoscono nel “sistema” o che dal sistema sono state private di tutto.

“Cercate l’antica madre”, scritto da Miriam Corongiu e Vincenzo Tosti - attivisti in Terra dei Fuochi, è dunque il racconto personale, profondamente umano, di queste donne e uomini “di troppo” che un giorno si trovarono a dover vivere diversamente e che presero a combattere per amore dei propri cari e della propria terra.

Del libro, che si fregia di due prefazioni d’eccezione scritte da Amalia De Simone (giornalista del Corriere della Sera e Cavaliere della Repubblica) e da Marco Armiero (storico dell’ambiente e direttore del Environmental Humanities Laboratory del Royal Institute of Technology di Stoccolma) si parlerà il prossimo 6 febbraio, ore 17.30, a Napoli insieme al sindaco Luigi De Magistris, la sindaca NO TAV Loredana Bellone e gli autori. Questo primo importante incontro sarà impreziosito dalla moderazione di Amalia De Simone.

 

 

 

 

 

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Dopo la Terra dei fuochi ecco un nuovo libro del giornalista Nello Trocchia: stavolta è la Roma criminale al centro del nuovo volume in libreria “Casamonica - Viaggio nel mondo parallelo del clan che ha conquistato Roma” per Utet (pa.192, 16 euro).

È il 20 agosto 2015 quando per la prima volta l’Italia si accorge dell’esistenza del clan Casamonica. I petali piovono sul piazzale davanti alla chiesa di San Giovanni Bosco, mentre le note del Padrino accompagnano l’arrivo di una carrozza funebre scortata dai vigili urbani. Sulla facciata della chiesa, c’è un grande ritratto di Vittorio Casamonica su cui campeggia la scritta “Re di Roma”. Da allora, abbiamo visto al telegiornale video di pestaggi efferati, giornalisti minacciati e percossi, ruspe e abbattimenti nelle periferie romane.

Eppure a Roma tutti conoscono i Casamonica già da decenni. Sono sempre stati lì, piccoli faccendieri durante il dominio della Banda della Magliana, amici di boss che arrivavano dal sud in cerca di un porto sicuro all’ombra del Cupolone, o di politici e uomini dello spettacolo bisognosi di droga o di un prestito. Per tutti sono i Nullatenenti, gli zingaracci.

Mentre le istituzioni si limitavano a derubricarli a fenomeno minore, i Casamonica prosperavano: sulle minacce e la violenza cieca hanno edificato un impero fatto di discoteche, locali, palestre, concessionarie di lusso e ville sontuose. Si sono accreditati come agenzia criminale di servizi, vera e propria cerniera tra il mondo di sotto, della periferia disagiata, e il mondo di sopra, dei circoli esclusivi ai Parioli e dei salotti bene di Via Veneto.

Partendo da testimonianze inedite e resoconti giudiziari, Nello Trocchia costruisce un’inchiesta unica: il primo ritratto della famiglia criminale a capo di Roma. Districandosi nel complesso albero genealogico raccoglie le storie di boss pittoreschi e spietati, e di donne feroci e manesche; di vittime coraggiose e di uomini che, nonostante abbiano perso tutto, vivono ancora nel terrore della famiglia. Il risultato è una radiografia impietosa di una città in fin di vita, invasa di metastasi in ogni organo, in ogni tessuto: una malattia estesa, a cui lo Stato non sembra capace di trovare rimedio.

L’autore

Nello Trocchia è cronista, inviato del programma tv Piazzapulita. Ha lavorato a Nemo per Rai 2, scritto inchieste per “il Fatto Quotidiano” e “l’Espresso”. Ha pubblicato Federalismo Criminale. Viaggio nei comuni sciolti per mafia (2009), menzione speciale al premio Giancarlo Siani; La Peste. La mia battaglia contro i rifiuti della politica italiana (con Tommaso Sodano, 2010); Roma come Napoli. Il malaffare di politica e signori della monnezza che mette in ginocchio il Lazio e la capitale (con Manuele Bonaccorsi e Ylenia Sina, 2012); e Io, morto per dovere. La vera storia di Roberto Mancini, il poliziotto che ha scoperto la terra dei fuochi (con Luca Ferrari e Monika Dobrowolska Mancini, 2016). Nel 2015 ha ricevuto il premio Paolo Borsellino e il premio Articolo21 per la libertà di informazione. Per le sue inchieste ha subito minacce ed è sottoposto a vigilanza da parte dei carabinieri.

Pubblicato in Lazio

"È ormai di urgenza improrogabile che i minori e tutte le persone presenti a bordo possano toccare terra nel più vicino porto sicuro e non restare ostaggio di dispute politiche alle quali, siamo certi converrà, il rispetto degli esseri umani e dei loro basilari diritti va sempre anteposto".

Questa il messaggio contenuto nella lettera inviata oggi al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte da oltre 50 organizzazioni e associazioni a diverso titolo impegnate per i diritti dei minori. Nella lettera in particolare si chiede al Presidente Conte che si dia seguito oggi stesso alla richiesta della Procura presso il Tribunale per i minorenni di Catania di far sbarcare i minori, sottolineando che "le disposizioni della Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, del diritto internazionale del mare, della Convenzione Europea sui diritti umani, della nostra Costituzione e delle leggi interne di tutela dei minori di 18 anni rendono lo sbarco un atto dovuto, sinora ritardato senza comprensibili motivi".

La richiesta al premier Conte da parte delle associazioni è di intervenire immediatamente ed "esercitare quanto nelle Sue responsabilità per far sì che questo ulteriore penoso episodio si concluda oggi stesso con lo sbarco di tutti e l'opportuna e immediata presa in carico dei minori loro malgrado coinvolti. Si tratta di persone che hanno già subito violenze e privazioni durante il viaggio, la loro sofferenza si è prolungata sin troppo ed è responsabilità delle Istituzioni italiane porvi fine".

La lettera è stata firmata da: A Buon Diritto Onlus Acli, ActionAid, AISMI - Associazione italiana per la Salute Mentale Infantile, Amnesty International Italia, Arci, Arciragazzi, ASGI, Associazione Agevolando, Associazione Antigone, Associazione Culturale Pediatri (ACP), Associazione ALI per giocare, Associazione bambini cerebrolesi Associazione L'abilità, Associazione L'albero della vita ONLUS Associazione Ligustrum Leuc, Associazione per l'Accoglienza, l'Affido e l'Adozione, Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus, Associazione Saveria Antiochia Osservatorio antimafia (SAO),Associazione 21 Luglio, Camera Minorile Milano Cammino - Camera Nazionale Avvocati per la persona, le relazioni familiari e i minorenni, Cnca, Centro Astalli, Centro per la salute del bambino Onlus, CIAI - Centro Italiano Aiuti all'Infanzia, CIR Consiglio Italiano per i Rifugiati CISMAI - Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l'Abuso dell'Infanzia Cittadinanzattiva, Comunità di S. Egidio, Cooperativa Sociale E.D.I. Onlus, Cooperativa Sociale Tuttinsieme, Coordinamento Genitori Democratici Onlus, Emergency ONG, Focus - Casa dei Diritti Sociali, Fondazione Arché Onlus,Fondazione Mission Bambini, Fondazione Roberto Franceschi Onlus, Geordie Onlus Gruppo nazionale Nidi e Infanzia, Salesiani per il Sociale, Ibfan Italia,INTERSOS, L'Accoglienza Coop. Soc. Onlus L'altro diritto Onlus, La Gabbianella e altri animali Onlus Legambiente, MAIS - Movimento per l'autosviluppo, l'interscambio e la solidarietà, MAMI - Movimento Allattamento Materno Italiano Medici Senza Frontiere, Médecins du Monde Missione Italia Mediterranean Hope - Programma migranti e rifugiati FCEI Oxfam Italia, Salesiani per il Sociale, Save The Children Italia Società Italiana di neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza (SINPIA), SOS Villaggi dei bambini Onlus Tavolo inter associativo SaltaMuri - Educazione sconfinata per l'infanzia, i diritti, l'umanità Terre des Hommes e Unione Nazionale Camere Minorili

Pubblicato in Nazionale

“All’inizio di marzo scadrà la proroga concessa dal ministro per lo Sviluppo economico per la presentazione del piano industriale e del progetto operativo Rai: ad un anno dall’approvazione del Contratto di servizio Rai 2018-2022, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 marzo 2018. Una delle annunciate novità fu quella di una ‘particolare attenzione alle offerte che favoriscano la coesione sociale”. Così Claudia Fiaschi, portavoce del Forum del Terzo Settore e Stefano Tabò, presidente di CSVnet chiedono alla più grande azienda culturale italiana di mettere al centro la promozione della solidarietà.

“Nei principi generali del Contratto di servizio, all’articolo 2, – ricordano Fiaschi e Tabò –  si parla della necessità ‘di raggiungere le diverse componenti della società, prestando attenzione alla sua articolata composizione in termini di genere, generazioni, appartenenza etnica, culturale e religiosa, nonché alle minoranze e alle persone con disabilità, al fine di favorire lo sviluppo di una società inclusiva, equa, solidale e rispettosa delle diversità e di promuovere, mediante appositi programmi ed iniziative, la partecipazione alla vita democratica.’ È quindi fondamentale garantire l’impegno perché tutto questo venga effettivamente soddisfatto”.

“In particolare all’articolo 25 (lett. o), quello riguardante gli obblighi specifici del servizio pubblico – proseguono – si chiede alla Rai di ‘dotarsi di un sistema di analisi e monitoraggio della programmazione che sia in grado di misurare l’efficacia dell’offerta complessiva in relazione agli obiettivi di coesione sociale’. Consideriamo questo tema, così come è stato autorevolmente richiamato più volte dal presidente Mattarella, un obiettivo nevralgico del servizio pubblico radiotelevisivo, in grado di ‘ricucire l’Italia’ e dare fiducia ai cittadini. Riteniamo pertanto che la messa in atto del sistema permanente di misurazione previsto dalla norma citata sia necessario e urgente”.

“Come rappresentanti della stragrande maggioranza delle realtà del volontariato, dell’associazionismo e delle imprese sociali che quotidianamente operano per il benessere del nostro Paese, ci auguriamo quindi di essere ascoltati su questo strumento di analisi e monitoraggio. Auspichiamo inoltre la costituzione del Comitato previsto dall’art.23 del Contratto di Servizio, ‘quale sede permanente di confronto fra il Ministero e la Rai che con carattere consultivo esprime pareri e avanza proposte in ordine alla programmazione sociale e alle iniziative assunte dalla Rai’ nei confronti delle persone con disabilità”, concludono Claudia Fiaschi e Stefano Tabò.

 

Pubblicato in Cultura
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