Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Mercoledì, 19 Giugno 2019

Articoli filtrati per data: Mercoledì, 30 Gennaio 2019 - nelPaese.it

Il prossimo 3 febbraio Annarita Tomasso e Claudia Micillo dell’Associazione Italiana Persone Down della sezione di Caserta partiranno alla volta di Peschiera del Garda (Verona) per un’esperienza lavorativa dalla durata di 3 settimane presso l’Aqualux Resort Bardolino.

Le due giovani lavoratrici saranno accompagnate da Gianfrancesco Palmieri, referente del progetto nazionale “Chi Trova un lavoro Trova un Tesoro” della sezione casertana. Claudia lavorerà nel reparto bar mentre  Annarita nel reparto spa presso la reception dell’area di accoglienza in qualità di aiutante degli assistenti bagnanti.

Entrambe le ragazze saranno seguite dal tutor Gianfrancesco Palmieri. Questa azione rientra nel progetto “Chi trova un lavoro, trova un tesoro”, promosso dall’Aipd Nazionale e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali .art. 72 del Codice del Terzo Settore, D. Lgs N.117/2017-annualità 2017.Il progetto è partito nel luglio del 2018 ed ha come obiettivo quello di preparare ed avviare al lavoro circa 100 persone con la Sindrome di Down provenienti da 26 sedi Aipd, compresa quella di Caserta.

“L’Aipd di Caserta, dichiara la Presidente, ha come obiettivo quello di coinvolgere sempre più i ragazzi e ragazze in progetti di inserimento lavorativo, in sinergia con l’Aipd Nazionale”.

Pubblicato in Campania

Di fronte all'incessante aumento delle vittime civili in Afghanistan, Amnesty International ha sollecitato il governo a impegnarsi maggiormente per assicurare protezione ai difensori dei diritti umani del paese. 

La settimana scorsa, in occasione dell'Esame periodico universale sull'Afghanistan, gli stati membri del Consiglio Onu sui diritti umani hanno sottolineato che il governo dell'Afghanistan deve fare di più nel campo dell'istituzione di un meccanismo per proteggere i difensori dei diritti umani, dell'applicazione delle leggi esistenti, della partecipazione delle donne e della tutela dei civili nel conflitto. 

"C'è stato qualche passo avanti in materia di diritti umani ma l'Afghanistan deve fare ancora molto per onorare i suoi impegni rispetto al diritto internazionale dei diritti umani", ha dichiarato Samira Hamidi, campaigner sull'Asia meridionale di Amnesty International. 

"Un tema di forte preoccupazione è la condizione dei difensori dei diritti umani, che affrontano una situazione più precaria che mai e minacce crescenti nei loro confronti. C'è anche urgente bisogno di uno sforzo maggiore nel campo delle indagini e dei procedimenti giudiziari, vitali per assicurare che i responsabili delle violazioni dei diritti umani siano chiamati a renderne conto. Il processo di pace in corso deve assicurare il rispetto dei diritti umani e dei diritti delle vittime di crimini di diritto internazionale e di altre gravi violazioni dei diritti umani", ha aggiunto Hamidi. 

Nei primi nove mesi del 2018, secondo la Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan, 2798 civili sono stati uccisi e altri 5252 sono rimasti feriti, soprattutto a causa di attacchi dei gruppi armati ma anche di attacchi aerei del governo e delle forze internazionali. 

Nonostante il numero delle vittime civili abbia raggiunto livelli record, gli stati europei proseguono i rimpatri forzati di cittadini afgani, in violazione del principio di non-respingimento, ponendo queste persone a rischio di subire gravi violazioni dei diritti umani. 

Secondo dati resi noti nel maggio 2018 dall'Organizzazione internazionale delle migrazioni, gli sfollati interni in Afghanistan sono oltre tre milioni e mezzo. Una persona su sei, nel paese, è uno sfollato interno o una persona rimpatriata. 

"È fondamentale che il governo afgano faccia della protezione dei civili e del sostegno agli sfollati una priorità, cessi di cooperare coi rimpatri forzati, dica chiaramente che le persone rimpatriate corrono gravi rischi per la loro vita e solleciti la comunità internazionale a sospendere questi rimpatri immediatamente". 

Pubblicato in Dal mondo

Dopo i risultati incoraggianti del Rapporto Istat le cooperative italiane chiudono la Biennale a Roma il I febbraio. Lo faranno con il premier Conte che interverrà al teatro Eliseo davanti alla platea di cooperatori e cooperatrici di tutto il Paese.

Il Rapporto Istat

Sono poco più di 59 mila le cooperative attive in Italia (59.027 pari all’1,3 per cento delle imprese attive a livello nazionale), danno lavoro a oltre 1,2 milioni di persone, di cui il 52,2% sono donne. Generano un valore aggiunto di 28,6 miliardi di euro (il 4% del valore aggiunto delle imprese). Circa 6 su 10 sono attive in 5 settori: costruzioni, servizi di supporto alle imprese, sanità e assistenza sanitaria, trasporti e magazzinaggio, manifatturiero. A livello territoriale, oltre la metà delle cooperative è concentrata in 5 regioni: Lazio, Lombardia, Puglia, Sicilia, Campania. Ma per valore aggiunto sono più capaci di produrre ricchezza quelle attive al Nord.

Nel periodo della crisi le cooperative sono aumentate di numero (da 50.691 nel 2007 a 59.027 nel 2015) e hanno aumentato il numero di dipendenti (+17,7% contro la flessione del 6,3% registrato dalle altre imprese). Tra le cooperative attive spiccano quelle di lavoro (il 49,8% del totale), seguite da quelle sociali (il 24,2%), quelle di utenza e consumo (il 6,5%) e quelle di produttori del settore primario (il 3%). 

Le cooperative di lavoro e quelle sociali, oltre a registrare il maggior numero di imprese, sono anche quelle che hanno generato il maggiore valore aggiunto: 12,9 e 8,1 miliardi di euro pari al 73,4% del valore aggiunto dell’intero settore cooperativo nel 2015. Tra le rimanenti tipologie da segnalare i produttori del primario che con 2,6 miliardi di euro contribuiscono al 9,2% al valore aggiunto complessivo.

Biennale: arriva Conte per la chiusura

Doppio appuntamento con l’Alleanza delle Cooperative Italiane, che dopo l’ultima tappa della Biennale della Cooperazione, in programma domani, si prepara ad accogliere il presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel corso dell’assemblea elettiva di venerdì 1 febbraio.

Per la prima giornata, giovedì 31 gennaio, al Palazzo della Cooperazione di via Torino 146 a Roma, la cooperazione guarda al futuro con i primi Stati generali delle start up cooperative: focus su innovazione, giovani e imprenditorialità femminile, con il confronto tra le nuove cooperative che negli ultimi anni hanno aderito alle 3 centrali. I lavori si aprono alle ore 10.30 con l’intervento del presidente di Alleanza delle Cooperative Maurizio Gardini e i saluti di Mattia Affini, coordinatore di Alleanza delle Cooperative Giovani. Dalle ore 11 cinque cooperative che hanno superato la fase di start up, racconteranno i problemi e le soluzioni per “scalare” e svilupparsi. Alle ore 12 tocca a Enrico Giovannini portavoce dell’Asvis (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile), seguito dal dialogo su innovazione e partecipazione tra Diego Ciulli (public policy manager di Google Italia), Alex Giordano (fondatore di Ninja Marketing e di Societing) e Stefano Epifani (presidente del Digital Transformation Institute).

Seconda sessione su “Open innovation e B2C” al via alle ore 14.30. Quattro i tavoli di lavoro dedicati ai 4 pilastri – insieme al quinto, la sostenibilità, che fa da cornice generale – del Manifesto della Cooperazione “Cambiare l’Italia cooperando”: legalità, innovazione, lavoro e welfare. In ogni gruppo saranno presenti i responsabili delle cooperative che hanno partecipato la mattina e di alcune imprese “senior”, che insieme a esperti e a professori universitari immagineranno il futuro del mondo cooperativo. Alle ore 17.30 la restituzione dei lavori di gruppo.

Venerdì 1 febbraio invece, al Teatro Eliseo (via Nazionale 183), Alleanza delle Cooperative Italiane presenta al Governo le proprie proposte di evoluzione e cambiamento del Paese con gli Stati generali della cooperazione italiana. Evento che, in chiusura della prima Biennale della Cooperazione, ne diventa in realtà un nuovo punto di partenza per l’attivazione pratica delle idee per lo sviluppo raccolte durante il suo tour.

Alle ore 9.30 l’apertura dei lavori, che saranno moderati dal co-presidente di Alleanza delle Cooperative Brenno Begani. La relazione del presidente di Alleanza delle Cooperative italiane Maurizio Gardini sarà seguita dall’intervento del presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Alle ore 11.45, infine, si riunisce in forma riservata l’Assemblea dell’Alleanza delle Cooperative, che eleggerà il nuovo presidente del coordinamento delle centrali Confcooperative, Legacoop e Agci.

 

Pubblicato in Nazionale

“Oltre 1 milione di minori vive oggi in condizione di povertà assoluta nel nostro Paese. Un dato allarmante che grazie al Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile si sta cercando di arginare. Il Fondo rappresenta una grandissima opportunità per i nostri giovani ed una sfida importante per il Paese: quella di rifondare una cultura educativa che guidi i ragazzi ed i minori verso il futuro, migliorando la vita delle nostre comunità. Il Terzo settore è pronto ad accompagnare questo cambiamento ed esprimiamo la nostra piena gratitudine al Presidente Mattarella che ieri ci ha ricevuti.”

Così Claudia Fiaschi, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, ricevuta ieri dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella insieme alla delegazione del Comitato di Indirizzo Strategico del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Una delle poche date del tour italiane, dopo il debutto a Pechino il 21 dicembre scorso, arriva al Teatro Comunale di Casalmaggiore venerdì 1 febbraio alle ore 21 la Compagnia Nazionale dell’Opera di Pechino con “Turandot”, una produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro Metastasio di Pratoe China National Peking Opera Company, atteso appuntamento della Stagione Teatrale 2018-2019 diretta da Giuseppe Romanetti, realizzata dal Comune di Casalmaggiore con il sostegno della Regione Lombardia nell’ambito di Circuiti Teatrali Lombardi, con il contributo di AFM Casalmaggiore srl.

Favola, per antonomasia, dell'esotismo orientale, “Turandot” è divenuta nel tempo, da Gozzi a Puccini, l'emblema del nostro immaginario sulla grande Cina. Per la prima volta, ora, il regista italiano Marco Plini, proprio rivisitando la novella del principe Calaf e della principessa Turandot, si confronta con la tradizione e il fascino dell'Opera di Pechino.

Lo spettacolo è un sottile gioco di specchi tra due mondi, lontani in apparenza, ma reciprocamente attratti e affascinati l'uno dall'altro, perché entrambi eredi di civiltà antiche, sofisticate e misteriose a un tempo. Da un lato, dunque, la raffinata arte attoriale dell'Opera di Pechino, sublime mescolanza di recitazione, danza e canto, tesa a una continua perfezione del gesto artistico, dall'altra lo sguardo prospettico d'invenzione tutta italiana, il gusto visionario e la lunga sapienza d'ordire, scene illusionistiche, abilità divenuta patrimonio del teatro europeo.

Un lavoro teatrale lontanissimo dall’opera di Puccini che tutti conosciamo: qui siamo in Cina, quella vera, non quella vagheggiata o raccontata, e solo una parte della storia (che risale addirittura al medioevo persiano) ha qualche similitudine. Anche sul piano musicale, il confronto avviene con una tradizione secolare come quella dell’Opera di Pechino, con i suoi attori e musicisti, con il suo retaggio musicale. In questa “Turandot” viene posto in essere un incontro fra musica elaborata da un’autrice cinese a partire da melodie della tradizione dell’opera di Pechino (per 8 voci, jing hu, er hu, yue qin e percussioni cinesi) e musica originale composta da due autori italiani (per contrabbasso, percussioni, chitarra elettrica ed elaborazione elettronica in tempo reale e differito). Gli strumentisti italiani e quelli cinesi, suonando insieme, creano una dimensione altra, fatta di scambi e relazioni.

"Ho immaginato di portare il pubblico europeo a entrare in un sogno bellissimo e colorato - scrive il regista - che non possiamo capire fino in fondo, ma le cui immagini ci attraggono e risucchiano in un vortice di colori brillanti e suoni rumorosissimi, che man mano prendono un senso profondo, atavico, che ci colpisce nel profondo ma a cui non riusciamo a dare un nome. Come i principi che si recano a palazzo per cercare di risolvere gli enigmi nella speranza di poter sposare la principessa di incomparabile bellezza, restiamo stregati da un’immagine che incanta. Ma Turandot è una favola nera, fatta di sangue, teste tagliate, vendette e paure".

Un dialogo tra due civiltà teatrali antiche, un banchetto meticcio di oriente e occidente è l’opera cinese che, come scrive il drammaturgo Wu Jiang, è il ‹‹simbolo della cultura cinese, una vivace espressione di bellezza e amore. È anche un “oggetto” a cui guardano con interesse e desiderio tutti gli artisti nella società moderna››.

La storia

La storia è quella della principessa cinese, Turandot, che per vendicare la zia, rapita dagli stranieri e costretta a prendere marito contro la sua volontà, si presentò al popolo annunciando: “sposerò l’uomo che riuscirà a svelare i tre indovinelli da me proposti; ma chi fallirà sarà decapitato”. I tanti pretendenti giunti alla sua corte persero la vita, uno dopo l’altro. In quel tempo Calaf, principe straniero esiliato in Cina, ritrovò a Pechino suo padre Timur e la serva Liù. Assieme e in incognito assisterono all’esecuzione di uno dei principi usciti sconfitti dalla prova, giustiziato sotto lo sguardo glaciale di Turandot. Impressionato dalla bellezza della principessa, Calaf decise di affrontare la sfida, nonostante l’opposizione del padre e di Liù.

Il giovane, pur senza rivelare la sua identità, risolse gli enigmi, ma Turandot si rifiutò, comunque, di sposarlo. Allora Calaf, con sorpresa di tutti, le propose a sua volta una sfida: se la principessa, prima dell’alba, fosse riuscita a scoprire il suo nome e dunque chi fosse, lui avrebbe rinunciato al matrimonio. In preda al furore, la principessa fece arrestare Timur e Liù, per torturarli e farsi così svelare da loro quel nome. Liù finì addirittura suicida pur di difendere il segreto di Calaf. Turandot, impressionata dalla fedeltà dell’amore di Liù e messa di fronte a quel gesto disperato, fu come folgorata: il suo cuore gelido si sciolse, colmato da un caloroso amore per Calaf. La forza dell’amore vinse, superando la crudeltà e il male.

 

 

 

 

Pubblicato in Cultura

La Rsa di Pescaiola compie un anno e la cooperativa sociale Koinè, insieme all'Usl Toscana sud est e al Comune di Arezzo, organizza un pomeriggio di riflessione e confronto dedicato agli operatori del settore, alle famiglie, alle organizzazioni sociali di territorio. Per valutare il suo funzionamento e per annunciare che tra poco saranno attivati anche i locali a piano terra.

Attualmente la Rsa – a titolarità Usl e gestione Koinè - ospita gli anziani che erano nella Rsa Ninci. E lo fa in una struttura moderna, di elevatissimo livello qualitativo e la cui attivazione ha anche costituito elemento essenziale della strategia del Comune di Arezzo per il contrasto del degrado nelle periferie urbane. L'intervento – progettato e realizzato da Koinè - ha potuto usufruire anche dei finanziamenti  del bando periferie della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Il primo anniversario della RSA di Pescaiola sarà occasione di verifica di questo primo anno di esperienza. Quindi la valutazione dell'impatto che il trasferimento ha prodotto sui livelli di benessere delle persone e di prima analisi oggettiva dell'interazione tra qualità dell'ambiente e benessere organizzativo ed assistenziale. Sarà poi presentato il secondo e ultimo elemento dell'intervento: la struttura a piano terra, adesso autorizzata ai sensi di legge e in via di attivazione, ospiterà servizi per le persone anziane e l'ipotesi, concordata tra Usl e Koinè, è che i destinatari siano i pazienti dell'ospedale che hanno bisogno di cure intermedie prima di rientrare nelle loro case.

L'incontro si terrà giovedì 31 gennaio, con inizio alle ore 17, nella Rsa di via Alessandro dal Borro. I primi interventi saranno quelli di Donatella Frullano, Responsabile Ufai Zona Distretto Aretina; Luisella Bolgi, Direttore RSA e Gabriella Terziani, Coordinatore gestione RSA. A Paolo Peruzzi, Direttore Koinè, il compito di raccontare il primo anno di attività. Lo farà con Enrico Desideri, Direttore Generale Azienda USL Toscana Sud Est; Evaristo Giglio, Direttore Zona Distretto Aretina  e Lucia Tanti, Assessore Politiche Sociali del Comune di Arezzo

Alle 18, concluderà l'incontro Grazia Faltoni, presidente Koinè, che presenterà la nuova struttura a piano terra, recentemente autorizzata, nella quale sono previsti 25 posti letto e 6 posti di ospitalità diurna che andranno ad ampliare e diversificare la gamma dei servizi agli anziani nel nostro territorio.

 

Pubblicato in Toscana
  1. Popolari
  2. Tendenza
  3. Commenti

Articoli Correlati

Calendario

« Gennaio 2019 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
  1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30 31