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Domenica, 25 Agosto 2019

Articoli filtrati per data: Martedì, 08 Gennaio 2019 - nelPaese.it

«Ci rivolgiamo al Governo ed alle Commissioni Esteri e Bilancio della Camera e del Senato manifestando alcune preoccupazioni con l’auspicio che diventino oggetto di riflessione e decisione politica».

In un dettagliato documento di analisi, inviato oggi alle Commissioni parlamentari, al presidente del Consiglio ed al ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, la rete di Ong “LINK 2007” commenta i singoli commi e le tabelle finanziarie della legge di bilancio 2019 e delle previsioni per il 2020 e il 2021 relativi alla cooperazione internazionale allo sviluppo, evidenziando preoccupazioni e suggerendo interventi migliorativi.

«L’aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) dell’Italia ha avuto un andamento crescente negli ultimi anni, passando dallo 0,17% del Pil nel 2013 a quasi lo 0,30% (0,294) nel 2017». Tale progressione doveva continuare fino a raggiungere la media europea dello 0,5% del Pil, come indica la legge 125/2014 e come d'altronde il governo aveva programmato nella nota di aggiornamento al Def del settembre 2019. Invece «la legge di Bilancio 2019 inverte tale progressione fissando per il prossimo triennio un andamento decrescente».

Per LINK 2007 «una valutazione complessiva dell’impegno finanziario del governo italiano in materia di Aps nel triennio 2019-2021 potrebbe essere così sintetizzata: stazionario, senza ambizione, con trend negativo». «L’inattesa interruzione della progressione degli stanziamenti comporterà necessariamente un rallentamento nei rapporti di cooperazione e nella costruzione dei partenariati con paesi di interesse per l’Italia». «Una correzione finanziaria al rialzo, già durante l’esercizio 2019, rappresenterebbe un atto di responsabilità e lungimiranza politica del Parlamento e del Governo e sancirebbe il passaggio dalle parole ai fatti nelle politiche di dialogo e di cooperazione in particolare con l’Africa mediterranea e subsahariana ed il vicino e medio Oriente».

Anche «l’incoerenza e lo scollamento delle politiche rischia di rendere l’azione italiana di cooperazione internazionale meno efficace rispetto agli obiettivi che si vorrebbero raggiungere. Assicurare la programmazione ed il massimo coordinamento delle attività dei ministeri coinvolti «diventa una priorità per evitare incrinature politiche e facili sovrapposizioni». L’attenzione va in particolare al ministero dell’interno che, con la diminuzione dei richiedenti protezione internazionale, si trova ad avere disponibilità di risorse finanziarie «anche per progetti nei paesi della rotta migratoria nell’Africa mediterranea e subsahariana, entrando direttamente nell’ambito della cooperazione pubblica allo sviluppo». «Il Comitato interministeriale per la cooperazione allo sviluppo, con il supporto del ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, dovrebbe assumere il ruolo politico di programmazione e coordinamento di tutte le attività che la legge 125/2014 gli ha affidato, a partire dalla definizione del documento triennale di programmazione e di indirizzo della politica di cooperazione allo sviluppo».

In merito all'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, istituzione chiamata ad attuare le politiche di cooperazione, al pari delle altre Agenzie europee e internazionali, LINK 2007 ritiene che «lo stanziamento per il funzionamento delle sedi di Roma, di Firenze e delle venti sedi estere pare del tutto inadeguato, tenendo anche presente che l’attuale sede centrale è ormai insufficiente e pone problemi di spazi di lavoro tali da richiedere quanto prima lo spostamento in un edificio più adeguato per potere assicurare un lavoro efficiente e di qualità».

«Anche con limitate risorse - afferma il documento di Link 2007 - si possono realizzare iniziative di qualità, come dimostra l’esperienza italiana di cooperazione, ma si tratta di un’azione limitata rispetto a quanto viene richiesto a paesi avanzati come l’Italia dall'interconnessione dei fenomeni e dei problemi globali quali il degrado ambientale e gli eventi catastrofici, i conflitti, la migrazione forzata, la crescente mobilità umana, i divari demografici, gli squilibri economici e sociali, la pervasiva corruzione e criminalità, l’accresciuta coscienza e capacità di reazione a forme di sfruttamento e ingiustizie che perpetuano povertà ed esclusione, l’attrazione del terrorismo come catalizzatore di delusioni, umiliazioni e rancori, le tensioni politiche e commerciali, l’affievolirsi del multilateralismo, le minacce contro la pace…».

«Ci preme ribadire che la cooperazione allo sviluppo è anche un investimento per il rafforzamento delle relazioni politiche ed economiche del nostro paese, per uno sviluppo sostenibile condiviso, per affrontare in modo integrato il tema dei movimenti migratori e del loro governo, basato su accordi multilaterali e con i paesi di provenienza e di transito nella reciproca fiducia». Un messaggio alla Politica che LINK 2007 spera possa essere recepito.

Pubblicato in Economia sociale

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Pubblicato in Lettera al Direttore

È scattato il conto alla rovescia per “Matera 2019 capitale europea della cultura”. Tutto inizierà il 19 gennaio con la cerimonia d’apertura che darà il via a 48 settimane di eventi attorno allo slogan “Open future” e attirerà pubblico da tutto il mondo nella “città dei Sassi” patrimonio Unesco.

Una sfida nata dal basso e fondata sul volontariato. Infatti, la candidatura della città lucana a capitale europea (avvenuta nel 2008), fu possibile grazie a due persone comuni - Francesco Salvatore dipendente di un’azienda informatica e l’imprenditore Vito Epifania - che insieme ad altri amici, volontariamente e in modo gratuito decisero di intraprendere dieci anni fa il percorso che ha portato alla nascita dell’associazione culturale Matera 2019 e alla nomina avvenuta il 17 ottobre 2014.

La vera storia di Matera 2019” è il video che racconta questa vicenda insolita e poco conosciuta, realizzato da Tiziana Di Masi, attrice di teatro civile che proprio a Matera ha esordito con “#IOSIAMO” lo spettacolo dedicato al volontariato andato in scena lo scorso ottobre a margine della conferenza annuale di CSVnet - tra i soggetti sostenitori dell’opera.
Nel video Tiziana Di Masi svela come è nato il sogno di trasformare una città in crisi “dove non passa nemmeno la ferrovia” in una capitale d’Europa. Una “pazzia” che, grazie alla tenacia di un gruppo di persone animate dal solo interesse di fare qualcosa di utile per la propria comunità, diventa un movimento culturale capace di coinvolgere la società, la politica le istituzioni per lavorare, prima a livello locale e poi nazionale, su un obiettivo comune. Che il 19 gennaio diventerà realtà.

Il video è disponibile sul sito di CSVnet.

 

  

Pubblicato in Basilicata

Antonio Latella, attore, regista e drammaturgo, figura di spicco del teatro italiano ed europeo, direttore del Settore Teatro della Biennale di Venezia per il triennio 2017-2020, si confronta con Torquato Tasso e con la grandezza dei suoi versi, in “Aminta”, in scena al Teatro Comunale di Casalmaggiore sabato 12 gennaio alle ore 21, nell’ambito della Stagione Serale 2018-2019, diretta da Giuseppe Romanetti e realizzata dal Comune di Casalmaggiore con il sostegno della Regione Lombardia nell’ambito di Circuiti Teatrali Lombardi.

Opera composta dal celebre autore italiano nel 1573, “Aminta” è un dramma pastorale che racconta le vicende del pastore Aminta e del suo amore per la ninfa Silvia. Le suggestioni di Antonio Latella su Aminta portano stabilemobile (da lui fondata nel 2011) a confrontarsi con il grande autore italiano, partendo dalla compresenza in esso di due forze: la spregiudicata ricerca di innovazione linguistica e la tensione verso un classicismo da reinterpretare.

L’ambiente cortigiano, la censura, la lotta tra regola e natura (o tra regole e genio), l’attenzione alle questioni teoriche legate a letteratura e poesia, sono il terreno della crisi della seconda metà del Cinquecento, dove le regole accademiche alzavano un muro intorno alla libertà creativa.

Con Aminta, Tasso partecipò a una importante trasformazione dello spazio teatrale e dell’immaginario sociale del suo tempo che gli fecero avere uno straordinario successo nazionale e internazionale (60 edizioni in 70 anni con traduzioni in francese, spagnolo e inglese) che ebbe riflessi anche in altre espressioni artistiche come la musica e le arti figurative.

Nell’adattamento diretto dal regista campano, la cui scrittura drammaturgica è affidata a Linda Dalisi, il confronto con il rigore del verso di Tasso è diventato lo stimolo creativo, con la musica a fare da motore verso una ricerca in cui non è l’Amore in quanto scoperta il punto centrale, bensì la forma che esso assume in ogni essere umano.

In scena Michelangelo Dalisi, Emanuele Turetta, Matilde Vigna, Giuliana Bianca Vigogna; scene Giuseppe Stellato, costumi Graziella Pepe, musiche e suono Franco Visioli, luci Simone De Angelis, movimenti Francesco Manetti, una produzione stabilemobile in collaborazione con AMAT e Comuni di Macerata e Esanatoglia, nell’ambito di “MarcheinVita. Lo spettacolo dal vivo per la rinascita dal sisma” progetto di Mibact e Regione Marche coordinato da Consorzio Marche Spettacolo.

“L’amore esiste se non c’è inganno, di conseguenza Amore non esiste - scrive Antonio Latella - Il nostro tentativo è quello di lavorare sull’assenza dell’amore e sulla ricerca di esso, prendendo a prestito la grandezza dei versi di Torquato Tasso. Lavorare su questo piccolo teorema è stimolante soprattutto se per avvicinarsi ad esso si scelgono i versi, la loro spinta evocativa inarrestabile. È il verso che si fa dardo e la parola che si fa esperimento stimolando una trasparenza della regia; vorrei provare ad essere fuori dal gioco, non stabilire regole ma seguire regole che non vengono decise da me ma da chi ha scritto. Penso ad una regia che si affidi all'estetica stilistica della lingua, capace di una vertiginosa verticalità, piena di senso e non di analisi; un nuovo territorio di ricerca. Aminta di Torquato Tasso è un dramma pastorale che racconta le vicende del pastore Aminta e del suo amore per la ninfa Silvia. Il nome greco Amyntas deriva dal verbo greco amynein, "difendere, proteggere", traducibile con "colui che protegge"; in latino, Amyntor, Proteggere cosa? Proteggersi da chi? Difendersi? Difendere una forza creativa al punto da negarla, negare l'amore perché possa riprodursi in fonte di ispirazione assoluta, lontana dalla storiella dell’innamorato non corrisposto”.

Pubblicato in Cultura

Un’aggressione fascista ai danni di un giornalista e un fotografo durante la commemorazione al cimitero di Roma del Verano delle vittime di Acca Larentia. E’ quanto denuncia l’Espresso sul sito on line spiegando che alcuni esponenti di “Avanguardia Nazionale e il capo di Forza Nuova Roma” stamani hanno colpito “con calci e schiaffi il cronista Federico Marconi e il fotografo Paolo Marchetti de L’Espresso al Cimitero Monumentale del Verano di Roma”.

“Tra gli assalitori – scrivono – c’era anche il capo romano di Forza Nuova Giuliano Castellino, che nonostante sia sottoposto al regime di sorveglianza speciale si trovava sul luogo infrangendo il divieto imposto”. La Federazione nazionale della Stampa italiana e l’Ordine nazionale dei giornalisti esprimono solidarietà ai colleghi dell’Espresso Federico Marconi e Paolo Marchetti, aggrediti a Roma da aderenti ad Avanguardia Nazionale e Forza Nuova.

«Azioni che non sono degne di un Paese che si definisce civile e che rappresentano purtroppo solo l’ultimo episodio di violenza e intolleranza nei confronti di giornalisti ‘colpevoli’ solo di svolgere il proprio lavoro al servizio dei cittadini e del loro diritto a essere informati», affermano Fnsi e Cnog.

«Siamo convinti che i colleghi aggrediti, così come tutta la redazione dell’Espresso, continueranno con ancora più forza e determinazione a ‘illuminare’ un fenomeno, quello del riaffermarsi di frange di estrema destra e gruppi neofascisti in tutto il Paese, rispetto al quale, oltre ad una presa di posizione del Viminale, auspichiamo un’azione più incisiva da parte delle istituzioni», proseguono sindacato e Ordine. «Siamo e saremo al fianco di Federico Marconi e Paolo Marchetti – concludono – in qualsiasi iniziativa riterranno di voler intraprendere in difesa delle loro persone e della loro professionalità e ci auguriamo che forze dell’ordine e magistratura facciano in fretta chiarezza sull’accaduto, anche in relazione al divieto di ricostituzione del partito fascista».

"Articolo 21 è al fianco di tutti i giornalisti e le giornaliste e di tutte le vittime della violenza neofascista: questi criminali sono contro la Repubblica italiana e ci aspettiamo che, come tali, come eversori dei principi costituzionali, vengano colpiti da magistratura e Viminale. Ci aspettiamo l’impegno del governo tutto, e per primo del ministro dell’interno Salvini che dice di avere tanto a cuore la sicurezza del nostro Paese, per stanare i colpevoli e mettere la parola fine su questa deriva che è stata già condannata dalla storia", scrive Elisa Marincola, portavoce di Articolo 21.

Intimidazione a cronista in Campania

Intanto a Giugliano di Napoli, in Campania, un altro atto intimidatorio è stato rivolto nei confronti della giornalista Cristina Liguori. Le hanno bucato due ruote dell’auto parcheggiata nei pressi della caserma dei carabinieri a Giugliano mentre documentava l’arresto di alcuni uomini del clan Mallardo. La Federazione nazionale della Stampa italiana e il Sindacato unitario giornalisti della Campania esprimono solidarietà alla cronista e presidente della Commissione pari opportunità del Sugc e “la affiancheranno in qualsiasi azione vorrà intraprendere contro gli aggressori. Ci auguriamo che gli autori di questo vile atto di intimidazione vengano identificati e puniti”. Il caso verrà segnalato al coordinamento per la sicurezza dei giornalisti del ministero dell’Interno. 

 

Pubblicato in Nazionale

Italiani insicuri e preoccupati dalla criminalità? Non è proprio così, almeno non lo è per oltre la metà dei cittadini. A preoccupare di più, invece, è una possibile escalation da far west nel caso di un “rafforzamento” della legittima difesa. È quanto emerge dal sondaggio PoliticApp di Swg “Gli italiani e la sicurezza” diffuso oggi.

Ad oggi, rispetto al 2016, gli italiani si sentono più sicuri (51% rispetto al 47 di due anni fa) e negli ultimi 20 anni è cresciuta notevolmente la fiducia nelle forze dell’ordine dal 57% del 1997 al 74% del 2018.

Sul diritto a difendere la proprietà privata anche con le armi e mettendo in conto di ammazzare i ladri gli italiani si dividono ma la maggioranza rifiuta questa ipotesi. Per il 32% è giusto difendere ad ogni costo la proprietà privata mentre un complessivo 54% rifiuta l’idea di dover mettere in conto un omicidio per difendersi da un furto.

E su questo punto che è uno dei cavalli di battaglia della Lega Nord più della metà degli italiani ha grossi timori. Per il 52% la legittima difesa più “corposa” potrebbe trasformare il Paese in un Far West. Infine, sul decreto sicurezza firmato dal ministro Salvini e lo scontro con i sindaci “ribelli” il 43% dà fiducia al leader padano mentre il 38% sta con i primi cittadini. Sul fronte del governo “del cambiamento” si registra un primo leggero calo nei consensi per i due partiti di maggioranza

Pubblicato in Nazionale
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