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Domenica, 24 Marzo 2019

Articoli filtrati per data: Mercoledì, 09 Gennaio 2019 - nelPaese.it

A Crotone torna l'incubo delle trivelle. E protestano associazioni e enti del terzo settore della città calabrese. “L'ennesimo regalo alle multinazionali dell'energia arriva da coloro che avevano costruito la loro campagna elettorale sulla difesa del nostro territorio.  Ma le promesse da marinaio, si sa, hanno le gambe corte. E così è accaduto che i 5 stelle, dopo aver sostenuto il referendum contro le trivelle si sono venduti al potere del dio petrolio”. Questo è quanto dichiarano  Associazione Terra e Libertà – verità democrazia e partecipazione, Arci Crotone, Associazione Il Barrio, M.D.D.C. – Movimento per la difesa dei diritti dei cittadini, Coop. sociale Agorà Kroton, Le Lampare Bassojoniocosentino, MGA – associazione nazionale forense, Associazione Nonostante tutto resistiamo, Associazione Gli Spalatori di nuvole.

“Un'azione, questa – aggiungono le organizzazioni sociali - che pesa su una provincia devastata da decenni da chi ha scavato fosse ed interrato rifiuti tal quali, guadagnando decine di milioni di euro, e dall'ENI. Un territorio stuprato  più  volte, anche da chi ha scelto la facile via dell'attaccare solo la multinazionale e non trova il coraggio di dire la verità sulle imprese del territorio che lucrano ed inquinano l'ambiente”.

E la note si conclude con la richiesta delle dimissioni di due parlamentari elette nel collegio crotonese: “le due parlamentari indigene Margherita Corrado ed Elisabetta Barbuto, cosa dicono? Continuano a difendere imperterrite questo governo bugiardo.  Lo hanno fatto votando il decreto sicurezza, continuano a farlo oggi, propinando menzogne su menzogne  in merito alla vicenda delle autorizzazioni alla ricerca con l'Air-gun. Alle due parlamentari  novelle Pinocchio ribadiamo, nuovamente, la richiesta di rimette il mandato, dimettersi dall'incarico lautamente retribuito e liberare questo territorio dalla loro inutile presenza”.

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Lettera del presidente del Sis 118 Mario Balzanelli al presidente di Ferrovie Gianluigi Vittorio Castelli per chiedere subito un sistema di soccorso sui treni italiani. Lo rende noto l'agenzia stampa Ansa. 

"Ogni giorno 5 milioni di persone prendono il treno, chiedo di assicurare ai cittadini, con carattere uniforme su tutto il territorio nazionale, di standard adeguati di cardioprotezione con la collocazione sui treni, di defibrillatori semiautomatici (DAE) e di personale formato".

Il presidente del 118 spiega l'importanza sui convogli di personale addestrato alle competenze della rianimazione cardiorespiratoria di base (certificazione BLSD): "In caso di arresto cardiaco improvviso, evento che può colpire chiunque anche senza la comparsa di sintomi premonitori, in qualsiasi fascia d'età, tra i milioni di persone che ogni giorno viaggiano sui treni, il soccorso immediato entro e non oltre i primi 3 minuti fa la differenza tra la vita e la morte".

E aggiunge: "In questi casi, la tempestività e l'appropriatezza del soccorso sono fondamentali, poichè l'intervento di soccorso dell'ambulanza del 118 territoriale trova in questi casi, come oggi accade di norma, condizioni cliniche del paziente caratterizzate da bassissime possibilità di recupero alla vita".

(Fonte: Ansa)

Pubblicato in Nazionale

"Il ministero si occupa della giustizia italiana, non di casting per film o documentari. Dal nuovo insediamento, questo ministero non si è mai sottratto a eventuali critiche. Ma queste devono essere sensate e non fini a se stesse". Così il ministero della Giustizia risponde alla denuncia del sindacato di polizia penitenziaria Sappe contrario all'autorizzazione delle riprese di un film al carcere di Poggioreale per la presenza di un attore ex detenuto che interpreta un agente penitenziario.

Gli uffici del dicastero di Alfonso Bonafede fanno sapere all’agenzia stampa Dire di aver dato il nulla osta alla casa circondariale di Napoli il 4 gennaio scorso. La richiesta è stata avanzata dalla casa di produzione Archimede di Matteo Garrone per il film Nevia. Il documentario, girato principalmente in Campania con la regia di Nunzia De Stefano, e' realizzato con il contributo del Mibac e, tra i temi trattati, affronta anche quello della vita tra le sbarre.

Il ministero della Giustizia fa sapere che "la scena autorizzata è "ambientata in esterno, prevede la presenza di una fila di persone intente ad accedere all'interno della struttura per visitare i propri cari e prevede l'accesso della protagonista e di alcune figurazioni all'interno dell'androne", così come si legge nella richiesta della societa' di produzione. Con il nulla osta alle riprese veniva autorizzato anche il sopralluogo preventivo e null'altro".

La scena risulta essere effettivamente stata girata sabato 5, "appositamente in un giorno prefestivo, meno impegnativo per il personale poiché a Poggioreale il sabato non è programmato lo svolgimento dei colloqui".

"Prima di rilasciare l'autorizzazione alle riprese cinematografiche - precisa il dicastero - vengono da sempre richieste alla casa di produzione, e vagliate attentamente, copia della sinossi e della sceneggiatura del film, con particolare riguardo alle scene da ambientarsi all'interno dell'istituto penitenziario. Tuttavia, il ministero della Giustizia, in nessuna delle sue articolazioni, ha o può avere competenza nella scelta degli attori dei film che vengono girati in carcere, nè ha mai chiesto documentazione sul casting degli interpreti perchè si tratterebbe di un'indebita ingerenza. Sugli attori, così come nei confronti di ogni persona che entri in un istituto penitenziario, vengono soltanto effettuati gli ordinari controlli nel cosiddetto Sdi, Sistema D'Indagine"

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Reggio Emilia, il Cda della cooperativa L'Olmo ha scelto il suo nuovo presidente, dopo un percorso che ha visto ampio consenso e un voto unanime intorno alla figura di Rosita Magnanini.

La nomina di Rosita Magnanini segna un passaggio importante dopo sette anni di presidenza di Mirco Verzani, il quale rimane all'interno del Consiglio d'Amministrazione come socio volontario, che lascia una realtà cooperativa che si è rafforzata per dimensioni e per ruolo territoriale. Altra novità all'interno del Consiglio della cooperativa è Andrea Di Pietro, nominato vicepresidente e responsabile commerciale della tipolitografia.

La cooperativa L'Olmo, attiva dal 1984, gestisce il Centro Socio Riabilitativo Semiresidenziale "Le Samare" che ospita utenti diversamente abili e che, con l'aiuto di educatori e volontari, sviluppano percorsi di integrazione sociale e lavorativa accrescendo creatività, responsabilità e personalità.

La cooperativa gestisce, inoltre, la tipolitografia L'Olmo (nella foto un’immagine) - certificazione di stampa FSC® (Forest Stewardship Council®) - che offre servizi di grafica, prestampa, stampa litografica, stampa digitale e confezione: un'esperienza lunga più di trent'anni, un laboratorio sociale che produce innovazione e valore umano.

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

Non hanno toccato terra ma in Europa è stato trovato un accordo per i 49 migranti a bordo di Sea Watch. "Dopo cinque giorni dal nostro appello allo sbarco immediato dei 49 migranti a bordo delle navi Sea Watch e Sea Eye, bambini, donne e uomini non hanno ancora toccato terra e restano ostaggio di una disputa tra Stati. Per questo motivo chiediamo con urgenza al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte un incontro per chiarire i passi intrapresi dall'Italia per sbloccare la situazione e la posizione del nostro Paese sulla vicenda".

Questo il messaggio inviato in una lettera al Premier da parte delle Organizzazioni - A Buon Diritto Onlus, Acli, ActionAid, Amnesty International Italia, Arci, ASGI, Avvocato di Strada, Focus - Casa dei Diritti Sociali, CNCA, Centro Astalli, CIR Consiglio Italiano per i Rifugiati, Comunità di S. Egidio, Emergency ONG, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia - FCEI, Salesiani per il Sociale, INTERSOS, Medici Senza Frontiere, Médecins du Monde Missione Italia, Medici per i Diritti Umani, Oxfam Italia, Save The Children Italia, SenzaConfine, Terre des Hommes - che lo scorso 3 gennaio avevano lanciato un appello all'Italia e ai Paesi membri dell'Unione Europea per sollecitare lo sbarco immediato dei migranti a bordo delle due navi bloccate da oltre 17 giorni nel Mediterraneo.

"Le condizioni delle persone a bordo delle due navi stanno peggiorando di ora in ora e non è più possibile attendere oltre. Per questo motivo la priorità assoluta per tutti dovrebbe essere quella di lavorare affinché tutti i migranti possano toccare terra il prima possibile e non lasciarli altro tempo in mare, dando loro tutte le cure e l'assistenza umanitaria di cui hanno diritto".

L’annuncio: parte dei migranti anche in Italia

Il premier maltese Joseph Muscat ha annunciato il via libera all'accordo europeo sui migranti delle navi delle ong Sea Watch e Sea Eye, da settimane in mare con 49 migranti. Malta trasferirà sulle proprie navi i migranti che saranno redistribuiti tra otto paesi Ue, tra cui l'Italia.

"L'operazione per trasferire i migranti sulle navi delle nostre forze armate - ha detto Muscat - inizierà il prima possibile". Gli 8 paesi che contribuiranno al ricollocamento dei migranti a bordo della Sea Watch sono, secondo quanto riferito da Muscat, Germania, Francia, Portogallo, Irlanda Romania, Lussemburgo, Olanda e Italia.

(Fonte: Ansa)

Pubblicato in Nazionale

Sono molto vivi e montanti la delusione e lo sconcerto fra le persone con disabilità e le famiglie a fronte delle aspettative “verosimilmente deluse” dall'imminente decreto su reddito e pensione di cittadinanza. Lo scrive la Federazione Italiana Superamento Handicap – Fish onlus.

“Sono sentimenti più che giustificati e alimentati da reiterate dichiarazioni, in particolare dal Capo politico della forza di maggioranza relativa nonché Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, che davano per fatto l'aumento delle pensioni alle persone con disabilità. Da 280 euro a 780”, aggiunge Fish.

“In realtà – continua la Federazione - oltre a non trovare traccia alcuna di questo aumento nella legge di bilancio appena approvata, l'affermazione non ha nessun riscontro nelle bozze del decreto che sta per approdare in Consiglio dei Ministri. La pensione di cittadinanza spetterà solo agli ultrasessantacinquenni che vivano da soli o con un coetaneo e a condizione che rientrino in limiti reddituali e patrimoniali assai stringenti”.

Quanto alle previsioni per il reddito di cittadinanza, “non contemplano alcun aumento dei trattamenti assistenziali per le persone con disabilità: i loro nuclei familiari saranno trattati alla stessa stregua degli altri senza considerare, quindi, che la disabilità sia un fattore di impoverimento, di maggiore spesa, di ulteriore esclusione”.

“Ma vi è anche un altro sconcertante risvolto – denuncia Fish - nel computo del reddito da considerare quale limite di accesso al reddito di cittadinanza e per il calcolo del suo ammontare, vengono conteggiate anche le pensioni di invalidità, cecità, sordità, oltre alle pensioni sociali”.

Inoltre nessun coefficiente aggiuntivo viene previsto nel caso nel nucleo vi sia una persona non autosufficiente o con grave disabilità. Infine ma non ultima questione: “dai previsti Patti di inclusione e per il lavoro sono escluse le persone con disabilità e chi li assiste. Forse si preferisce comunque farle permanere in un ambito assistenziale anziché sfruttare questa occasione per favorire ciò che FISH richiede da sempre: la reale inclusione e le pari opportunità”.

Oltre ad esprimere disappunto per “le dannose modalità propagandistiche di comunicazione” che impattano su persone spesso in stato di disagio o disperazione, FISH “tenterà in tutti i modi di modificare il corso e i contenuti di questo provvedimento, pur essendo cosciente che i margini per ottenere il giusto miglioramento sono assai risicati”.

 

Pubblicato in Nazionale

Un’altra vicenda di frode fiscale e di sfruttamento dei lavoratori che porta alla luce, grazie al lavoro della Guardia di Finanza, un caso di falsa cooperazione. La commenta così Adriano Rizzi, presidente di Legacoop Veneto: «Esprimiamo tutta la nostra profonda amarezza e condanniamo aspramente, ancora una volta, l’utilizzo improprio e fraudolento dello strumento imprenditoriale e giuridico della cooperazione al fine di godere di benefici e perseguire obiettivi illeciti». «La falsa cooperazione guasta il settore, in questo caso quello della logistica, e storpia pesantemente le regole del mercato e della libera e sana concorrenza – continua –, nonché lede gravemente la dignità del lavoro e i diritti dei lavoratori».

Le false cooperative sono infatti imprese che lavorano sottocosto e scavalcano le regole, facendo concorrenza sleale e creando dumping sociale. E spesso, perseguendo finalità completamente estranee a quelle mutualistiche, si intersecano con l’illegalità come in questo caso.

È una battaglia, quella contro le false cooperative e l’illegalità, che in questi ultimi anni ha visto il mondo della cooperazione compatto contro gli abusi della forma cooperativa. A livello nazionale anche la promozione di una campagna unitaria di raccolta firme (“Stop alle False cooperative”), lanciata nel 2015 per sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare a firma dell’Alleanza delle Cooperative Italiane (Aci) e conclusasi con centomila firme raccolte, di cui oltre duemila solo da parte di Legacoop Veneto. Nel febbraio 2016, quella proposta è divenuta disegno di legge: confidiamo che possa fare rapidamente il proprio corso, così come lo stesso ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro ha promesso nel suo recente incontro con l’Alleanza delle Cooperative Italiane.

Oltre a ciò forte e costante sono l’impegno in termini di cultura e sensibilizzazione, ma anche l’intensa attività di ispezione e controllo da parte di Legacoop, attività che però riguarda, evidentemente, le cooperative associate e non le non associate, come quelle coinvolte in questa indagine.

Il presidente di Legacoop Veneto Rizzi sottolinea infine: «Analogo impegno, tuttavia, deve riscontrarsi in tutte le committenze, a partire da quelle pubbliche, con le quali operano le cooperative. Troppo spesso gli appalti al ribasso, l’accettazione di costi del lavoro poco plausibili e il successivo mancato controllo sull’applicazione di quanto previsto nelle stesse procedure di gara, mettono fortemente in dubbio il rispetto dei contratti di lavoro e dei diritti delle persone e aprono, di fatto, le porte a comportamenti “opachi” e all’illegalità. La filiera delle responsabilità deve riguardare, anzitutto, la committenza, pubblica e privata».

 

Pubblicato in Lavoro
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