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Venerdì, 13 Dicembre 2019

Articoli filtrati per data: Mercoledì, 23 Ottobre 2019 - nelPaese.it

Una giornata di alto livello scientifico in cui esperti del settore del CNR-IBBA di Pisa hanno affrontato ed approfondito la tematica del microbiota intestinale, la sua interazione con la salute dell’individuo ed il rapporto tra questo e l’alimentazione.

Durante l’evento sono state portate alla luce le ultime ricerche scientifiche, evidenziando come ormai la prevenzione sia prioritaria rispetto all’intervento terapeutico e in quest’ottica test mirati e specifici diventano uno strumento di lavoro indispensabile per i professionisti nel percorso di prevenzione dei loro pazienti.

Per l’ONB ha presenziato all’evento la Dr.ssa Papa ed in collegamento telefonico il Presidente dell’Ordine il Dr. Vincenzo D’Anna, il quale ha evidenziato l’importanza della professione del biologo in vari ambiti di lavoro.

 Link alla pagina dell'evento: http://bit.ly/2BwT6eW - Visita il sito ACSIAN: http://new.acsianonlus.it

 

 

Pubblicato in Toscana

“Legare e slegare. L’esperienza della mediazione a scuola” è il tema dell’incontro previsto a Sacile nella sede di Palazzo Ragazzoni lunedì 28 ottobre dalle 16 alle 19.15. Organizzato da Cooperativa sociale Itaca e Città di Sacile, in collaborazione con gli Istituti comprensivi di Sacile, Jacopo di Porcia di Porcia, Torre e Pordenone Sud di Pordenone, rappresenta l’evento conclusivo del progetto “Ge.Co. Soluzioni per la gestione dei conflitti in ambito scolastico”. Importanti i numeri del progetto che, da ottobre dell’anno scorso, ha coinvolto 24 classi, sensibilizzando 500 studenti tra gli 11 e i 14 anni e fornendo supervisione a 30 studenti mediatori.

La giornata sarà strutturata in due momenti: dalle 16 alle 18 l’Atelier di Mediazione aperto a studenti, genitori, personale docente e non docente e famiglie, sarà uno spazio per sperimentare concretamente l’approccio proposto nei percorsi di mediazione, a cura della Rete dei Centri di giustizia riparativa del Veneto con interventi dell’associazione La Voce di Conegliano e Odv Koiné di Padova; dalle 18.15 alle 19.15 la restituzione del progetto Ge.Co. con le testimonianze di insegnanti e alunni mediatori. A moderare i lavori il prof. Marco Di Benedetto, coordinatore del Centro di giustizia riparativa e mediazione penale di Padova per Odv Koiné. Info e iscrizioni: Sara Dall’Armellina – Cooperativa sociale Itaca – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.<mailto:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.>, tel. 366 6435104, 0434 504000.

Finanziato attraverso il Piano di interventi per lo sviluppo dell’offerta formativa anno scolastico 2018-2019 della Regione Friuli Venezia Giulia, il progetto si inserisce nell’area tematica legata alla promozione dell’integrazione sociale, al contrasto alla discriminazione e all’educazione alla gestione dei conflitti.

Ge.Co. nasce da una serie di esperienze significative di informazione, sensibilizzazione e formazione alla mediazione scolastica già sviluppate negli anni scorsi all’interno del progetto Medes, finanziato dal programma Erasmus + dell’Unione Europea, che aveva promosso la mediazione scolastica come metodologia innovativa per la prevenzione dell'abbandono scolastico e dei conflitti, all’interno di un partenariato tra le autorità educative locali europee guidato dal Comune spagnolo di Vila-real, e inserito nell’ottica più ampia del gemellaggio con il Comune di Sacile, di cui facevano parte per l’Italia anche Cooperativa Itaca e Istituto comprensivo di Sacile.

Il Medes, aveva coinvolto la scuola Balliana Nievo con l’obiettivo comune di alunni, insegnanti e famiglie di radicare, collegare e diffondere lo stile e la mediazione dei conflitti come strumenti utili per prevenire e gestire le conflittualità all’interno della comunità scolastica. È recente il rifinanziamento del progetto per la fase due (Adtrans Medes) che vedrà coinvolte, oltre alle municipalità di Sacile e di Vila-Real, anche La Reole e Novigrad, per continuare nella disseminazione di questo strumento.

Il progetto Ge.Co. si è inserito in questo filone e ha proseguito, di fatto, il grande lavoro iniziato con il Medes, ma con la finalità più specifica di favorire l’interiorizzazione di modelli di riferimento positivi per la costruzione di stili di vita nelle classi partecipanti volti a promuovere la convivenza sociale, il rispetto reciproco, la promozione di comportamenti prosociali e di aiuto. Ge.Co., grazie alla formazione di cui si sono occupate Sara Dall’Armellina e Barbara Pitton, educatrici della Cooperativa Itaca, con il supporto dei mediatori umanistici dell’associazione La Voce, ha offerto a ciascun partecipante - alunno, docente o famiglia - l’opportunità di maturare la capacità di fermarsi, ascoltarsi e ascoltare, confrontarsi a vicenda in uno spazio volontario, confidenziale, in cui il non giudizio e il riconoscimento reciproco sono la base fondante.

I numeri di Ge.Co.

Della durata di un anno, tra ottobre 2018 e settembre 2019 Ge.Co. ha coinvolto 24 classi, sensibilizzando 500 studenti 11-14 anni dei quattro Istituti comprensivi. È stata svolta attività di supervisione dell'aula a 12 studenti mediatori di Sacile (formatisi all’interno del progetto Medes), che hanno fatto mediazioni nell'anno scolastico 2018-2019, e a 18 studenti mediatori (formatisi con un progetto Pon) sempre di Sacile e che in questi giorni inizieranno a fare mediazioni per l'anno scolastico in corso. Fondamentale il supporto degli alunni mediatori all’interno delle sensibilizzazioni fatte con le prime classi dei comprensivi di Sacile e Lozer-Torre, nel corso delle quali hanno raccontato la loro scelta ed esperienza in formazione e in mediazione.

Gli insegnanti formati sono stati 23 di cui 16 del comprensivo di Sacile, 50 quelli sensibilizzati direttamente, oltre a chi è stato presente ai percorsi in classe, mentre i genitori incontrati sono stati 50. Con il supporto di Ge.C.o è stata implementata l'aula di mediazione alla scuola Balliana Nievo di Sacile, mentre alla Lozer di Torre di Pordenone i casi di mediazione vengono seguiti attraverso la formazione ricevuta grazie a un progetto nazionale legato all'Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza.

I dodici mesi di progetto si sono sviluppati in quattro fasi, le cui attività hanno seguito i tempi necessari ad ogni singolo Istituto comprensivo coinvolto. Si è partiti con la fase di informazione per introdurre alunni, insegnanti e famiglie alla disciplina della mediazione in particolare quella scolastica; a seguire la fase di sensibilizzazione rivolta ad alunni e insegnanti, e specifica sulla mediazione dei conflitti; terzo passaggio la fase di formazione dei mediatori che ha consentito di formare docenti e alunni allo strumento della mediazione scolastica. L’ultima fase ha visto l’avvio in alcuni Istituti comprensivi dell’Aula di mediazione dei conflitti ponendo in atto azioni per favorirne la diffusione.

Tutti gli enti del partenariato hanno già sottolineato la volontà di ritrovarsi anche extra GeCo per una rilettura costruttiva delle esperienze fatte, che permetta una eventuale co-progettazione sul futuro dello sviluppo della mediazione nella scuola, nel rispetto e nella complementarietà dei ruoli di ciascuno.

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

Maxi installazioni fotografiche, performance di danza e una mostra con 15 scatti d’autore per combattere la psoriasi. È in occasione del World Psoriasis Day (29 ottobre) che a partire dal 26 ottobre la Fondazione Corazza Onlus Psoriasi&Co e l’Associazione Psoriasici Italiani Amici della Fondazione Corazza (APIAFCO) scendono in campo nelle città italiane per sensibilizzare la popolazione e incoraggiare i pazienti a non nascondersi, a superare l’impatto che questa malattia cronica della pelle ha su circa 2 milioni di italiani.

“La bellezza nell’imperfezione” è la mostra fotografica aperta al pubblico che dal 26 al 31 ottobre, dalle ore 11.00 alle 20.00, colorerà gli spazi di Confcommercio ASCOM Bologna. 12 i fotografi di fama internazionale chiamati a raccontare la psoriasi attraverso Carlotta, affascinante modella per l’occasione, affetta da psoriasi e portabandiera della Fondazione, e la sua pelle, mostrata senza remore nonostante le lesioni. Un invito a non temere: grazie agli importanti progressi della ricerca scientifica, oggi è infatti possibile convivere con questa patologia, affrontarla e persino vincerla.

Non solo mostra: domenica 27 ottobre, dalle 10.00 alle 18.00, gli scatti d’autore si trasformeranno in maxi installazioni fotografiche di 5 metri “irrompendo” in cinque città italiane: Milano presso la Galleria Vittorio Emanuele, Roma nella prestigiosa Galleria Alberto Sordi, Bologna in Piazza Re Enzo, Torino e Napoli presso la Galleria Umberto I.

Ad animare l’intera giornata sarà un flashmob con 25 ballerini in ogni piazza, che danzeranno sulle note di un brano memorabile quale “You Make Me Feel”. Obiettivo della performance è quello di sensibilizzare anche coloro che hanno uno sguardo ancora diffidente nei confronti di chi mostra innocue macchie ed aumentare l’awareness sulla patologia.

Una coreografia che accoglie nella prima parte il conflitto interiore del paziente che sogna di vivere una vita senza macchie, lontana dalla preoccupazione asfissiante di non essere accettato. Ma di maggiore impatto sarà il momento finale, quello della rinascita, un crescendo di emozioni che inscena quella voglia di libertà e di godere appieno della vita, nonostante la psoriasi. Ed è a questo punto che i passanti saranno chiamati ad unirsi al ballo dimostrando la volontà di abbattere ogni barriera. I primi 20 che si uniranno alla coreografia, improvvisandosi ballerini, saranno premiati con la t-shirt dell’evento.

“Un forte messaggio di partecipazione, quello lanciato in occasione della Giornata Mondiale della Psoriasi, per chi ha trovato un’inseparabile compagna di vita in questa patologia - ha dichiarato Valeria Corazza, Presidente Fondazione Corazza Onlus Psoriasi&Co e APIAFCO -. Il nostro obiettivo è quello di ‘scuotere’ gli animi e sensibilizzare su una patologia troppo spesso sottovalutata. Abbiamo scelto la fotografia perché consente di ‘mettere a nudo’ la pelle così com’è con la malattia. Attraverso la danza e una musica coinvolgente, invece, intendiamo ‘far rumore’ ed invitare le persone con psoriasi a mostrare la volontà di partecipare, di uscire allo scoperto, di essere soggetti delle scelte che li riguardano e non essere solo persone al centro delle cure come oggetto. Oggi, infatti, rivolgendosi al dermatologo è possibile individuare il percorso di cura più idoneo alla propria condizione e migliorare la qualità di vita. Uno degli scopi è far capire a chiunque che nessuno è solo e può contare sulle Associazioni; la vita è una e deve essere vissuta con i problemi che ci vengono posti, ma si può vivere pienamente anche con questo scomodo fardello.”

Causata da un processo infiammatorio e di tipo immunologico, la psoriasi può manifestarsi in associazione a varie patologie. “Attenzione a non considerarla solo una malattia cutanea – ha messo in evidenza il Professor Piergiacomo Calzavara Pinton, Presidente Società Italiana di Dermatologia e Direttore Clinica Dermatologica, Università di Brescia –. Numerosi studi hanno infatti evidenziato come il paziente con psoriasi sia gravato da numerose comorbidità, quelle ‘condizioni mediche coesistenti con la patologia primaria’, difficilmente ipotizzabili in termini di quantità e gravità, che necessitano di un appropriato inquadramento diagnostico-terapeutico. Le lesioni cutanee rappresenterebbero, quindi, solo la punta di un iceberg. Tra le comorbidità rientrano, oltre alla nota artropatia, malattie infiammatorie croniche intestinali, patologie oculari, disturbi psicologici, malattie cardiovascolari e malattie metaboliche. Per questo oggi si raccomanda un percorso diagnostico-terapeutico a carattere multidisciplinare, ovvero un approccio olistico che coinvolga quelle figure specialistiche a seconda delle comorbidità presenti”.

La più nota associazione è con l’artrite psoriasica, una particolare forma di artropatia che colpisce una porzione variabile dal 10% al 30% dei soggetti con psoriasi. Non solo. Disturbi cardiovascolari come coronaropatia, infarto miocardico acuto e ictus cerebrale sembrano avere, nelle persone con psoriasi da moderata a grave, una prevalenza del 20% superiore rispetto alla popolazione generale.

Non meno importante l’impatto della patologia sulla sfera psicologica. Imbarazzo, rabbia, tristezza, isolamento e rassegnazione i sentimenti frequentemente suscitati dalla psoriasi. “Le persone con psoriasi hanno una maggiore probabilità di soffrire di depressione rispetto al resto della popolazione – ha concluso Vera Tengattini, Specialista in Dermatologia e Venereologia, Assegnista di Ricerca presso l’Università di Bologna, Fondatrice Progetto "Psopsiche" di Fondazione Corazza -. Una conseguenza della psoriasi può essere, inoltre, la cosiddetta ‘pathological worrying’, ovvero una preoccupazione eccessiva per il peggioramento della patologia che, se estrema, può avere un effetto significativo e dannoso sull’outcome terapeutico. Per questo, le persone con psoriasi da moderata a grave dovrebbero ricevere maggiore attenzione clinica e un supporto psicologico fin dal momento della diagnosi”.

Nelle cinque città verrà distribuito materiale informativo che sarà possibile scaricare pure dal sito www.giornatamondialedellapsoriasi.it online dal 27 ottobre. Disponibili anche gli scatti d’artista e video delle performance di danza. L’iniziativa ha ricevuto il patrocinio della International Federation of Psoriasis Associations (IFPA), Società Italiana di Dermatologia Medica, Chirurgica, Estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse (SIDeMaST), Associazione Nazionale Malati Reumatici (ANMAR), Associazione Dermatologi-Venereologi Ospedalieri Italiani (ADOI), Regione Emilia Romagna, Comune di Bologna, Comune di Napoli, Comune di Milano, e il supporto non condizionato, tra gli altri, di Lilly e UCB Pharma.

 

Pubblicato in Salute

Nasce da una rete di partenariato molto giovane il progetto Needle Scampia risultato vincitore del concorso Creative Living Lab II edizione del MIBACT e DGCCRU. L’associazione Jolie Rouge, insieme alle associazioni BandaBaleno, Stella Rossa 2006 e gli architetti di Needle Napoli, presentano il progetto Needle Scampia, giovedi 24 Ottobre dalle ore 11 nella sala consiliare dell’VIII Municipalità di Napoli in Viale della Resistenza Comparto 12.

Il progetto di questa giovane rete prevede la rigenerazione dello spazio urbano attraverso l’autocostruzione di arredi progettati in maniera partecipata con la comunità territoriale in un’area di Scampia, uno dei quartieri più verdi della città di Napoli. Seguendo gli approcci dell’urbanismo tattico e dell’agopuntura urbana l’obiettivo è identificare gli spazi abbandonati e/o sottoutilizzati del quartiere, rifunzionalizzarli a partire dai bisogni della comunità e assicurarsi la manutenzione e cura degli stessi e degli arredi progettati da parte degli abitanti.

Il processo arriva alla realizzazione dell’arredo urbano attraverso l’espletamento di 3 fasi: mappatura condivisa; progettazione partecipata; autocostruzione. Le tre fasi sono strutturate in workshop e tavoli di confronto con la rete del progetto e gli abitanti del quartiere. La rete collaborerà inoltre anche con altre realtà di Scampia che contribuiranno alla realizzazione del progetto, tra cui l’associazione Aquas ed il Centro Hurtado, dove si terrà il laboratorio di fotografia insieme ai giovanissimi fotografi e videomakers del centro territoriale: il gruppo A.Vi.Sca.Ri (attimi vissuti, scatti ripetuti), e nella fase di mappatura ed inchiesta, con le studentesse e gli studenti del Liceo delle Scienze Umane e Sociali Elsa Morante di Scampia.

Alla presentazione, dopo i saluti del Presidente della Municipalità Apostolos Paipais, interverranno: - Professor Sergio Pone, responsabile scientifico del progetto Needle Scampia; - Needle Napoli, gruppo di “Agopuntura Urbana”; - la Prof.ssa Cerreta, docente di estimo del DiARC, dipartimento di architettura dell’Università Federico II di Napoli; - l’ A.p.s. Jolie Rouge, l’A.s.d. Stella Rossa 2006 e l’A.p.s. BandaBaleno.

Dall’indagine, alla mappatura, dall’idea alla costruzione, associazioni, giovani ed abitanti per la riappropriazione dello spazio pubblico

Pubblicato in Campania

Da sabato a martedì un team di Medici Senza Frontiere (MSF), formato da un psicologo e un mediatore interculturale, ha fornito supporto psicologico a 13 superstiti - 6 donne della Costa d’Avorio e 7 uomini della Tunisia - dell’ultimo naufragio di Lampedusa, assistendoli durante il riconoscimento dei corpi di familiari e amici.   

La testimonianza di Dario Terenzi, psicologo di MSF

“La fase del riconoscimento dei corpi, durata circa 3 ore, è stato un momento di dolore e angoscia. Tutti erano tesissimi e alcuni tremavano al terrore di rivedere i corpi dei compagni di viaggio. Ho sentito le loro vibrazioni gli attimi prima in cui avrebbero visto le foto che ritraevano ciò che resta dei loro familiari o amici. I corpi dei naufraghi sono straziati. Una ragazza ci ha chiesto perché alcuni fossero diventati bianchi. L’acqua marina ha corroso i corpi fino a trasformare il colore della pelle. Il mare li ha trasformati a tal punto da stravolgere le fattezze dei volti. E così il riconoscimento è avvenuto tramite un capo di abbigliamento o un segno particolare. 

Come per una ragazza ivoriana che ha riconosciuto il compagno perso in mare dalla felpa che indossava quel giorno. Era terrorizzata, ma ha voluto rivedere il suo compagno. È crollata un attimo dopo sciogliendosi e scomparendo dentro un lungo pianto di straziante dolore e disperazione. L’abbiamo assistita e poi accompagnata nella sua camera dove lentamente, anche grazie all’aiuto insostituibile delle sue compagne di viaggio, si è ripresa. Prima di andar via ci ha timidamente salutati e, abbozzando un sorriso, ha pregato affinché dio ci benedicesse.

Tutti i nostri pazienti hanno raggiunto un livello appena sufficiente di tranquillità, non certo di serenità. Quando li abbiamo incontrati il primo giorno avevano lo sguardo fisso, erano rigidi, alcuni non parlavano affatto. Ancora oggi molti di loro hanno incubi, difficoltà ad addormentarsi, paura a rimanere soli, c’è chi non dorme da giorni, non hanno fame, e hanno raccontato di essere sopraffatti da immagini e pensieri intrusivi, rivedono e rivivono in continuazione le immagini del naufragio. Prevale ed è palpabile un forte senso di disagio, estrema sofferenza e frustrazione. Infatti, molti continuano a domandarsi perché siano ancora vivi, perché loro ce l’hanno fatta.

Abbiamo accolto e abbracciato questi sentimenti, li abbiamo condivisi e in qualche modo abbiamo cercato insieme a loro di renderli più tollerabili e almeno in parte comprensibili al loro pensiero e al loro cuore. Posso provare a immaginare che sbiadire il ricordo e sciogliere l’angoscia richieda un arco di tempo molto più lungo di questi giorni e ancora tanta fatica. Queste persone hanno bisogno di essere trasferite, di allontanarsi da Lampedusa. Ci hanno detto chiaramente che non vogliono stare più qui. Sentono addosso la tragedia che li ha travolti. Continuano a domandarsi perché vengono tenuti ancora qui dove sono morti i loro cari.

MSF ha chiesto alle autorità competenti che le due comunità, le 6 donne ivoriane e i 7 uomini tunisini, non vengano divise e che i due gruppi vengano lasciati uniti e trasferiti negli stessi centri di accoglienza. Non separarli è un piccolo, ma utilissimo, fattore di protezione che abbiamo visto in passato aiutare significativamente i superstiti. Il naufragio è qualcosa che ti lega a vita. La Prefettura ha accolto la nostra richiesta e non è escluso che continueremo a seguire queste persone nell’immediato futuro.

Siamo felici di aver portato sollievo a queste persone, ma resta profonda amarezza in noi. Ogni volta che ritorniamo a casa ci auguriamo e speriamo che sia stato davvero l’ultimo intervento di questo tipo. Purtroppo le persone continuano a morire in mare e questo è inaccettabile”.

 

 

Pubblicato in Migrazioni
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