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Venerdì, 06 Dicembre 2019

Articoli filtrati per data: Giovedì, 24 Ottobre 2019 - nelPaese.it

Rapimenti, estorsioni, violenze sessuali, sono i principali pericoli che ogni giorno corrono le persone bloccate nello stato di Tamaulipas, in Messico, in attesa che la loro richiesta di asilo venga esaminata. I protocolli statunitensi sulla migrazione, in vigore dallo scorso gennaio, impongono a queste persone di restare in Messico durante l’elaborazione delle loro richieste, costringendole di fatto a vivere in campi improvvisati dove sono esposti alla violenza dei gruppi criminali.

Il campo nella città di Matamoros è arrivato a ospitare oltre 1.500 persone, obbligando Medici Senza Frontiere (MSF) a rafforzare gli interventi medico-umanitari nell’area. Nelle ultime tre settimane, le équipe di MSF hanno effettuato nel campo 178 visite mediche per patologie come diarrea, ipertensione, diabete e problemi di salute mentale. La maggior parte dei pazienti (48% donne, 52% uomini, più della metà con meno di 15 anni) presentava anche problemi respiratori e malattie della pelle legate alle insalubri condizioni di vita nel campo sovraffollato.

Dal 2017 MSF fornisce assistenza alle vittime di violenza nelle periferie di Tamaulipas, fornendo cure mediche e assistenza psicologica e sociale. “Abbiamo un team composto da un dottore, psicologi, operatori sociali che si occupano di problematiche come l’ansia e lo stress postraumatico, conseguenze dello stato di incertezza di queste persone che non sanno cosa sarà del loro futuro” dichiara Anneli Droste, coordinatore del progetto di MSF nel nord del Messico.

Dopo essere fuggiti all’insicurezza a sud del Messico, le persone arrivano nel nord del paese pensando di attraversare il confine con gli Stati Uniti. Invece sono costrette ad aspettare in pericolose città, come Reynosa, Matamoros e Noevo Laredo, con un alto livello di insicurezza a causa della criminalità organizzata e con inadeguata capacità di assicurare assistenza sanitaria. “Vediamo donne e uomini da soli, ma anche famiglie che giungono in una città che non ha alcuna capacità di accoglierli” dichiara Anayeli Flores, operatrice di MSF a Reynosa. “Arrivano in uno stato di forte vulnerabilità, dopo aver affrontato pericoli lungo la rotta migratoria messicana, come rapimenti, estorsione, violenza sessuale, danni per la salute mentale e fisica”.

La politica di contenimento migratoria, introdotta dal governo americano e implementata dal governo messicano, impone un limite al numero di richieste di asilo che può essere fatto ogni giorno in queste città di confine. Questo ha un impatto diretto sulle vite delle persone che sono costrette a rimanere in luoghi insicuri, dove ogni giorno si verifica almeno uno scontro con arma da fuoco tra gruppi di bande criminali.

“Fino a qualche tempo fa i flussi migratori erano conosciuti. Ora, a causa delle politiche repressive, questi flussi non sono affatto diminuiti, sono solo diventati invisibili, rendendo le persone più vulnerabili. Hanno perfino paura di uscire per andare dal dottore, gravitano solo intorno ai network di trafficanti. Queste sono politiche di persecuzione, politiche che uccidono” dichiara Carol Bottger, da poco rientrata da un anno di missione in Messico con MSF come coordinatore medico.

MSF continua ad esprimere profonda preoccupazione per le condizioni umanitarie dei richiedenti asilo al confine tra Messico e Usa e chiede ancora una volta che i governi del Messico e degli Stati Uniti di mettere al primo posto le vite e il benessere di queste persone.

 

Pubblicato in Dal mondo

Una riflessione sul tema delle modalità di affidamento dei servizi pubblici in Salute Mentale, che incidono in maniera determinante tanto sulla qualità dei servizi erogati agli utenti quanto sul lavoro di operatrici e operatori. L'occasione per un confronto in materia fra cooperazione sociale, giuristi ed esperti è stata data dal palcoscenico di Màt con un convegno organizzato da Legacoopsociali dal titolo "Affidamenti di servizi in salute mentale". 

"Quella di Modena - ha spiegato Gian Luigi Bettoli, Legacoopsociali Friuli Venezia Giulia –  è la terza tappa di un percorso che abbiamo intrapreso sui territori assieme a REVES, la Rete europea delle città e regioni dell'economia sociale, per mettere a confronto i diversi modelli di affidamento che vengono utilizzati dalle Pubbliche Amministrazioni, ed estrapolare gli elementi più efficaci per il raggiungimento dei nostri obiettivi, che sono l'autonomizzazione delle persone e la salvaguardia della loro autodeterminazione e libertà di scelta: noi non gestiamo "depositi" di persone, bensì residenze collettive con valore terapeutico."

Da quattro anni Legacoopsociali aderisce al "Progetto Visiting CTD" (comunità terapeutiche democratiche), che nasce con l'obiettivo di certificare formalmente la qualità dei servizi residenziali di salute mentale non sulla base di parametri predefiniti ma attraverso il coinvolgimento diretto delle categorie interessate: utenti, familiari, operatori, ma anche soggetto pubblico, cui si vuole dare un ruolo che non sia solo quello burocratico di mero assegnatore dell'appalto sulla base dei requisiti di accreditamento previsti. 

Il tema delle procedure di affidamento dei servizi sociali di interesse generale è stato affrontato partendo dal livello europeo grazie al contributo di Luigi Martignetti, Segretario Generale della Rete Europea delle Città e Regioni dell'Economia Sociale: "Esiste una direttiva europea specifica sugli appalti nel settore dei servizi di salute mentale, oggi siamo qui per capire come l'Italia ha trasposto le norme europee, soprattutto per quanto riguarda il rapporto partenariale fra PA e imprese sociali. La Commissione europea ha prodotto un quadro volontario di riferimento che contiene indicazioni importanti, come l'esclusione del massimo ribasso nelle gare pubbliche di affidamento dei servizi sociali, perché riconosce il ruolo prioritario della qualità del servizio erogato. La domanda è: questo quadro, tutto sommato positivo, come viene tradotto a livello nazionale?"

A questa domanda ha dato una prima risposta l'Avvocato Stefano Rossi, esperto legale dell'iniziativa della Commissione Europea Buying for social impact: "Il codice nazionale dei contratti pubblici riprende la direttiva europea, pur usufruendo dei margini previsti a beneficio degli Stati membri per l'attuazione di questo tipo di delibere. Sicuramente il terreno di elezione per l'aggiudicazione di servizi sociali è quello dell'offerta economicamente più vantaggiosa, ossia del miglior rapporto fra qualità e prezzo." 

Ma ci sono anche forme e modalità di affidamento alternative al codice dei contratti pubblici, come ha sostenuto l'avvocato Luciano Gallo, membro del gruppo tecnico sul codice dei contratti pubblici di Anci nazionale: "Quello che noi proponiamo è un modello alternativo all'utilizzo del codice dei contratti pubblici per la regolamentazione degli affidamenti competitivi, ed è quello fornito dagli strumenti del codice del Terzo Settore, che valorizzano pilastri come la creazione – previa evidenza pubblica - di un rapporto di collaborazione fra pubblico e privato, la condivisione e co-responsabilizzazione delle parti rispetto alle finalità pubbliche perseguite, e infine una co-progettazione degli interventi. In questo modo non ci sono controparti, non c'è un rapporto di subordinazione del privato sul pubblico, c'è invece una missione unica e collettiva – molto più vicina ai bisogni dell'utente finale – perseguita attivamente da tutte le parti in causa. A partire dalla fase iniziale di coprogettazione, fino alla fase finale di attuazione dell'intervento."

Sul tema dell'importanza di nuove forme di interlocuzione fra pubblico e privato sociale, e fra imprese cooperative e utenti, che consentano di riposizionare e valorizzare un pilastro fondamentale per il nostro Paese qual è il Terzo Settore, sono intervenuti anche Andrea Benini, Presidente di Legacoop Estense, nel suo saluto di apertura, l'Assessore all'Urbanistica e Politiche abitative del Comune di Modena Anna Maria Vandelli, e Fabrizio Starace, Direttore del DSM di Modena, presidente della SIEP e componente del Consiglio Superiore di Sanità. Quest'ultimo ha sottolineato come dal convegno organizzato da Legacoop siano usciti elementi tecnici molto importanti per poter avviare da subito sul territorio dei percorsi di sperimentazione di queste nuove modalità di co-progettazione e affidamento dei servizi. 

 

 

 

 

 

Pubblicato in Salute

Dopo tre anni, le campane del Comune di Muccia tornano a suonare, si terrà il 25 Ottobre alle ore 15:00 nell’Area SAE Pian di Giove l’inaugurazione della nuova chiesa di San Biagio, donata dal CNS al Comune di Muccia. Un piccolo gesto per un ritorno alla normalità, un centro di aggregazione indispensabile in un territorio che ha subito i danni del terremoto.

Per il Sindaco del Comune di Muccia Mario Baroni “E’ un momento importantissimo, si ritorna indietro di tre anni, un passo verso il ritorno alla normalità. Voglio ringraziare il CNS, che ci è stato molto vicino e che ha donato, insieme alle proprie imprese, la Chiesa di San Biagio alla nostra gente. Sarà un giorno di festa, i tagli dei nastri sono importanti perché significa che si riparte”

“Abbiamo accolto con grande piacere la proposta del Sindaco- afferma Francesco Cantarella-Responsabile del CNS per l’appalto SAE- conosciamo molte bene queste zone, dopo il grande lavoro svolto con la gestione dell’appalto SAE ci sembrava giusto donare un centro di aggregazione per la popolazione, ci siamo attivati immediatamente, coinvolgendo tutte le imprese che hanno partecipato alla costruzione delle casette, siamo veramente contenti di contribuire in piccola parte alla ricostruzione del Comune di Muccia, che ha subito gravi danni dal terremoto.”

Il CNS ha contribuito per il 50% alla realizzazione della chiesa, la parte restante è stata coperta dalle imprese socie: Briganti Soc. Coop., Conscoop Soc. Coop. Cosp Tecno Service Soc. Coop., Eulero Engineering, Gesta S.p.A., Kineo Energy e Facility S.r.l., L’Internazionale Soc. Coop.
Officerà la cerimonia di consacrazione S. Ecc.za Mons. Francesco Massara- Arcivescovo di Camerino. Saranno presenti il Presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli, l’Assessore alla Protezione Civile Angelo Sciapichetti, il Commissario Straordinario di Governo alla ricostruzione per le zone del terremoto Piero Farabollini,il Capo Dipartimento della Protezione Civile Angelo Borrelli,

Il Presidente del Consiglio di Gestione del CNS Alessandro Hinna.

 

 

Pubblicato in Umbria

Bobo Rondelli presenta a Terranuova Bracciolini il suo libro "Cos'hai da guardare", edito da Mondadori. Appuntamento domenica 27 ottobre, alle ore 17 nella sala consiliare di Terranuova Bracciolini. Insieme ad Enzo Brogi, Presidente del Corecom, parlerà della sua vita, dei suoi amori, della sua arte e dei suoi dolori. Con la beffarda, dolente, orgogliosa eredità umana e politica della sua Livorno. Parole ma anche musica con alcune delle sue canzoni.

Saranno presenti il Sindaco di Terranuova, Sergio Chienni e il Presidente di Betadue, Gabriele Mecheri. "La nostra cooperativa è legata da molti anni a Bobo – ricorda Mecheri. Ricordo che si è reso disponibile a raccontare la sua storia all'interno del nostro libro "Il cielo è di tutti". Titolo di una poesia di Rodari ma anche di una canzone di Bobo Rondelli".

"In Cos'hai da guardare – ricorda la Mondadori - Rondelli fa i conti con chi l'ha messo al mondo, con la città che lo ha visto crescere, con le donne – beatitudine e dannazione -, con la solitudine, con l'alcol e la droga, con la musica – sfida e bellezza. Attraverso uno sbilenco andare e venire di immagini e un benefico disordine degli affetti tornano la dolce figura della madre, lo sguardo interrogativo del padre, i fantasmi dell'apprendistato sessuale, le prime grandi avventure musicali (i Beatles, Lou Reed, Iggy Pop ma anche Guccini, e naturalmente il faccia a faccia con l'altro grande livornese, Piero Ciampi), il premere del mondo a cavallo del millennio, il dolce sgomento di avere figli a cui passare il testimone.

Lo vediamo farsi portare in galera per "atti osceni", patire la morte dell'amico bassista Alessandro, suonare per ragazzini leucemici, ricominciare sempre da una donna, vivere la nicchia preziosa della propria arte come la vera salvezza. Bobo Rondelli, ovvero una storia esemplare, una storia con tante aperture e nessun finale possibile: solo la nettezza di quella domanda senza punto interrogativo, "Cos'hai da guardare"."

Roberto Bobo Rondelli è nato a Livorno nel 1963, e lì continua a vivere, nel quartiere del Pontino. Ha inciso album che hanno ricevuto sempre un grande apprezzamento da parte della critica, come Figlio del nulla (2001), Disperati, intellettuali, ubriaconi (2002), Per amor del cielo (2009), L'ora dell'ormai (2011) con la partecipazione del poeta milanese Franco Loi, Bobo Rondelli canta Piero Ciampi (2016) e Anime storte (2017). Ha recitato in alcuni film, tra i quali Sud Side Stori di Roberta Torre, La prima cosa bella e La pazza gioia, entrambi di Paolo Virzì. Dalla stagione 5 è presente nella serie I delitti del BarLume.

Pubblicato in Cultura

Forum Droghe e Fuoriluogo, insieme a Associazione Luca Coscioni, Radicali Italiani, la Società della Ragione, A Buon Diritto, Antigone e tanti cittadini hanno partecipato alla manifestazione Meglio Legale per riaprire il dibattito in Parlamento sulla legalizzazione della cannabis a partire dalla legge di iniziativa popolare su cui si sono raccolte oltre 67.000 firme nel 2016.

Una delegazione ha incontrato il Presidente della Camera Fico, per consegnare le 25.000 firme raccolte on line per chiedere l'inizio della discussione parlamentare composta da esponenti delle associazioni promotrici e da Walter De Benedetto, il paziente toscano che nelle settimane scorse ha subito il sequestro delle piante che coltivava per curarsi.

Hassan Bassi, segretario nazionale di Forum Droghe, ha dichiarato: "le situazioni come quella di Walter De Benedetto sono troppe e sono la cartina di tornasole di un sistema che sembra predilige colpire la sostanza meno pericolosa. Negli ultimi 10 anni, mentre le operazioni delle Forze dell'ordine contro la cannabis sono aumentate di quasi il 36%, al contrario le operazioni con oggetto l'eroina sono diminuite addirittura del 46%. Dal 1990 quasi un milione di persone è poi stato segnalato per mero uso di cannabis, quasi l'80% del totale dei segnalati. Un'intera generazione, per lo più giovani, la cui vita è stata segnata, spesso con pesanti sanzioni, per aver consumato una sostanza che è meno pericolosa di alcol o del tabacco. Siamo al paradosso che chi coltiva la propria pianta per evitare di foraggiare le narcomafie viene colpito con pene spesso spropositate, come potrebbe succedere agli amici di Walter. Addirittura nel suo caso vengono colpiti i malati proprio mentre continuano  i problemi di approvigionamento che si susseguono. E' necessario porre fine all'ipocrisia ed avviare una seria riflessione sulla valutazione delle politiche sulle droghe, a partire dalla cannabis. Per questo, mentre a fine ottobre siamo ancora in attesa della relazione che doveva essere depositata a giugno, da troppi anni chiediamo - inascoltati dalla politica - che sia riconvocata la conferenza nazionale sulle droghe. Ci auguriamo che l'appello che abbiamo portato al presidente Fico sia raccolto, e che nelle prossime settimane si riapra finalmente la discussione per una riforma delle politiche sulle droghe pragmatica ed efficace".

Per Leonardo Fiorentini, Direttore di Fuoriluogo.it e tesoriere de la Società della Ragione, che ha fatto parte della delegazione che ha incontrato il Presidente Fico "è importante che si cominci a parlare nelle sedi della politica dell'inefficacia e dei danni delle attuali politiche repressive. Non solo non servono a nulla, perchè le sostanze circolano liberamente nelle nostre strade, ma provocano ulteriori danni, a partire dallo stigma nei confronti di chi le sostanze le usa. La legge attuale mira ai pesci piccoli, con i quali riempe le nostre carceri, mentre è inefficace contro i grandi narcotrafficanti e a ridurre offerta e domanda di sostanze illegale. Laddove si è deciso di regolare legalmente un mercato come quello della cannabis - che oggi in Italia è più libero che mai - i risultati sono molto promettenti. Sia in termini di politiche di informazione e prevenzione degli abusi, finalmente attuabili senza tabù, che in termini di riduzione della criminalità e di recupero di ingenti risorse economiche per lo Stato. Addirittura si verifica una riduzione dei consumi dei più giovani e la nascita di un intero settore produttivo. Occorre che il Parlamento cominci a mettere in discussione le attuali politiche, a partire dai dati della realtà e della scienza. Per questo chiediamo che cominci subito la discussione in commissione delle proposte di legge sulla regolamentazione legale della cannabis."

Forum Droghe, fondata nel 1995, si occupa di politiche sulle droghe a livello nazionale ed internazionale. E mombro dell'International Drug Policy Consortium e della Coalizione Italiana per i Diritti e le Libertà Civili ed è ONG accreditata con status consultivo all'ONU. Fuoriluogo è la testata edita da Forum Droghe.

Pubblicato in Nazionale

Anche la Corte Costituzionale si pronuncia contro l'ergastolo ostativo. Il giudizio arriva a due settimane di distanza dalla sentenza della Grande Chambre della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che aveva definito inumana e degradante una pena che non prevedesse una possibilità di rilascio.

Ieri i giudici della Consulta hanno ribadito questo principio, sostenendo l'illegittimità costituzionale dell'articolo 4 bis, comma 1 dell'Ordinamento penitenziario, laddove preveda la concessione di permessi premio solo in caso di collaborazione con la giustizia, escludendo di fatto altri elementi quali la reale partecipazione ancora in essere con l'associazione criminale e il pericolo del ripristino di collegamenti con la criminalità organizzata, ciò quando il condannato abbia dato piena prova di partecipazione al percorso rieducativo.

"E' una sentenza di straordinario valore questa della Corte Costituzionale. I giudici pongono un limite al potere di punire e ribadiscono un principio fondamentale della nostra carta costituzionale: sempre e comunque la pena deve tendere alla rieducazione del condannato". A dirlo è Patrizio Gonnella, presidente di Antigone. "In attesa di leggere nel dettaglio le motivazioni della sentenza, la Corte ribadisce anche l'importanza del ruolo delle istituzioni penitenziarie e della magistratura di sorveglianza. Nessun mafioso infatti uscirà - sottolinea ancora Gonnella. Con questa decisione, così come con quella della Cedu, si restituisce alla magistratura il potere di decidere, caso per caso, se per un detenuto condannato per reati di mafia sussista ancora il criterio di pericolosità sociale e quindi se possa essere idoneo o meno ad usufruire di permessi premio". 

Per assumere questa decisione la magistratura di sorveglianza - come si legge nel comunicato della Corte Costituzionale - dovrà basarsi sulle relazioni del carcere, nonché sulle informazioni e i pareri di varie autorità, dalla Procura antimafia o antiterrorismo al competente Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica.

"Ci auguriamo che questa doppia decisione della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo e della Corte Costituzionale venga recepita dai decisori politici in nome del principio di legalità costituzionale", conclude Patrizio Gonnella.

Pubblicato in Nazionale
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