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Venerdì, 06 Dicembre 2019

Articoli filtrati per data: Mercoledì, 30 Ottobre 2019 - nelPaese.it

Una famiglia media italiana, con un bimbo al nido, spende al mese 303€ nell’anno in corso 2019/2020, +0,9% rispetto al 2018/19. Italia divisa su tariffe, posti disponibili, agevolazioni per le famiglie: al Nord si registrano le rette più alte, ma anche maggiori misure di agevolazione per le famiglie; il Sud invece più contenuto sui costi, seppur in aumento rispetto all’anno precedente, pecca sulla disponibilità di posti.

La retta più alta in Trentino Alto Adige, pari a 472€ in media, quella più bassa in Molise, 169€. Le regioni settentrionali si caratterizzano per una spesa media per le famiglie più elevata, ma in decremento rispetto all’anno precedente, stabile la spesa al Centro e in aumento invece nelle regioni meridionali (+5,1%).

 Lecco il capoluogo più costoso con 515€ di spesa media a famiglia, Catanzaro il più economico con 100€. Ad Andria incremento boom del 105,5% (si passa dai 146€ del 2018/19 ai 300€ dell’anno in corso). Trova posto in un asilo nido poco più di un bimbo su cinque, ma la copertura è assai variegata fra le diverse Regioni: si va dal 34,3% dell’Umbria al 6,7% della Campania e ben sei regioni sono sotto la media nazionale (21,7%).

Questi i dati dell’Osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva, realizzato nell’ambito del progetto “Consapevolmente consumatore, ugualmente cittadino”, finanziato dal Ministero dello Sviluppo economico (DM 7 febbraio 2018).  “Questi servizi concorrono a garantire pari opportunità di educazione e di cura e a ridurre le disuguaglianze territoriali, economiche, etniche e culturali. Di conseguenza, un'offerta così eterogenea in termini di disponibilità, accessibilità economica, qualità risulta essere un ostacolo ad un uguale accesso, non solo a servizi ma anche a diritti costituzionalmente garantiti, quali quello al lavoro delle donne e alla crescita delle nuove generazioni che dovrebbero essere assicurati a livello nazionale, indipendentemente da differenze geografiche, economiche e socioculturali. Ci troviamo in un contesto in cui l’incompatibilità tra l’occupazione lavorativa e le esigenze di cura della prole, rappresenta un motivo di dimissioni e risoluzioni consensuali delle lavoratrici madri per il 36% dei casi su un totale di 35.963 provvedimenti (Ispettorato del lavoro - Relazione annuale Anno 2018). La fotografia che emerge dal nostro dossier evidenzia che, sul fronte dell'offerta del servizio di asili nido comunali,  ancora tanti passi devono essere fatti per contribuire concretamente a ridurre le diseguaglianze e accelerare il perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile del nostro paese”, ha dichiarato Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva.

Tutti i dati su tariffe, agevolazioni, qualità e tutela, per singolo capoluogo di provincia,  sono disponibili sulla piattaforma interattiva INFORMAP al link www.cittadinanzattiva.it/informap. Da oggi online le informazioni sugli asili nido, a seguire sugli altri servizi pubblici locali: rifiuti, trasporti, acqua.

 Le rette di asili nido per singoli capoluoghi di provincia

L’indagine ha interessato le rette applicate al servizio di asilo nido comunale in tutti i capoluoghi di provincia, con riferimento ad una famiglia tipo composta da tre persone ( due genitori e un minore di età 0-3 anni) e con un indicatore ISEE pari a 19.900€. le rette rilevate fanno riferimento all’ anno educativo in corso 2019/2020 e riguardano gli asili nido a tempo pieno, ove presenti, con frequenza per cinque giorni a settimana. Nel calcolo non sono state considerate né le eventuali agevolazioni attivate dai Comuni in virtù dei provvedimenti regionali, né quelle di derivazione nazionale.

Offerta pubblica e privata e livello di contribuzione delle famiglie

11.017 i nidi in Italia, di cui 6.767 privati e 4.250 pubblici; i posti disponibili sono 320.296, distribuiti fra 153.316 privati e 166.980 pubblici. Notevoli le differenze regionali: più forte la prevalenza di posti nei nidi pubblici in Basilicata, Emilia Romagna, Molise, Piemonte, Sicilia, Toscana, trentino Alto Adige; nei nidi privati invece in Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Puglia, Sardegna, Veneto; equilibrata nelle altre regioni.

La percentuale di copertura a livello nazionale è pari al 21,7% della potenziale utenza (bambini residenti sotto i 3 anni di età), ma con notevoli differenze tra le singole regioni: in negativo si distingue la Campania, con una copertura pari appena al 6,7%, in positivo l’Umbria con il 34,3%; sotto la media nazionale sei regioni: Campania (6,7%), Calabria (8,8%), Sicilia (9,3%), Puglia (13,6%), Basilicata (14,2%), Abruzzo (19,9%). Dunque tutte le regioni meridionali sono ben al di sotto della media di copertura, fa eccezione la Sardegna che raggiunge il 26,1%.

Tra il 2004 e il 2012 le risorse messe a disposizione dai Comuni per gli asili nido sono cresciute del 47%, passando da 1,1 a 1,6 miliardi di euro; tra 2012 e 2014 si è registrata una contrazione della spesa, nel triennio 2014-2016 una stabilizzazione, con una spesa complessiva per i servizi per l’infanzia nel 2016 di circa 1 miliardo e 475 milioni di euro.

La quota a carico degli utenti sul totale della spesa è passata dal 17% del 2004 al 20% del 2013, mentre dal 2015 si attesta al 19,4%. La quota percentuale a carico delle famiglie è più elevata della media in dieci regioni, in vetta il Veneto dove le famiglie contribuiscono del 26,2% rispetto alla spesa complessiva, all’estremo opposto la Sicilia le cui famiglie contribuiscono per una quota pari al 6,3%.

Agevolazione per le famiglie e rilevazione della qualità                                                                                                                                                                                                            

A livello comunale, il 48% prevede esenzioni dal pagamento della retta per le famiglie in stato di disagio economico e già seguite dai servizi sociali. A livello regionale, dieci regioni quasi esclusivamente del Centro Nord (Emilia Romagna, FVG, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Valle d'Aosta) hanno emanato disposizioni per contenere o abbattere i costi a carico delle famiglie.  

In relazione alle Carte dei servizi, essa è presente nell'81% delle amministrazioni prese in esame, ma anche questo dato mostra molte discrepanze territoriali: la carta è assente nel 40% dei capoluoghi di provincia del Sud, nel 12,5% di quelli del Centro e nel 6% dei capoluoghi del Nord. Sono previsti strumenti per rilevare la soddisfazione delle famiglie nell'80% delle Carte dei servizi dei capoluoghi settentrionali, nel 67% di quelli dell'Italia centrale e nel 43% dei capoluoghi del Sud.

Con riferimento al rapporto numerico fra educatori e bambini, le singole leggi regionali stabiliscono misure differenti: ad esempio, nella fascia 0-12 mesi si va da 1 educatore ogni 5 bambini in 8 regioni, ad 1/6 in sette regioni, 1/7 in due regioni, fino ad arrivare ad 1/8 in quattro regioni.

 

 

Pubblicato in Nazionale

«Odio il tennis, lo odio con tutto il cuore, eppure continuo a giocare, continuo a palleggiare tutta la mattina, tutto il pomeriggio, perché non ho scelta. Per quanto voglia fermarmi non ci riesco. Continuo a implorarmi di smettere e continuo a giocare, e questo divario, questo conflitto, tra ciò che voglio e ciò che effettivamente faccio mi appare l'essenza della mia vita...».

Sono parole di Andre Agassi, star del tennis, racchiuse nell’autobiografia pubblicata nel 2009 e diventata un best seller, vero e proprio romanzo di formazione di grandissima profondità, uno dei libri più appassionati contro lo sport che siano mai stati scritti da un atleta, e che la compagnia Invisibile Kollettivo, composta da Nicola Bortolotti, Lorenzo Fontana, Alessandro Mor, Franca Penone/Debora Zuin, Elena Russo Arman, porta in scena in “OPEN-La mia storia” al Teatro Elfo Puccini di Milano dal 5 al 17 novembre.

Dopo L'Avversario di Emmanuel Carrère, Invisibile Kollettivo, nel più assoluto rispetto del testo originario, tenuto in scena come oggetto sempre presente, in questa seconda lettura scenica - il cui debutto è avvenuto a giugno al Napoli Teatro Festival - torna a scandagliare un percorso di formazione faticoso e avvincente e cerca di illuminare piste sorprendenti e inattese che hanno portato Andre Agassi a trovarsi, e a riconoscersi, attraverso un processo di abbandono delle maschere a lui attribuite prima dalla famiglia, poi dai fans e dallo star system, che hanno fatto di lui un’icona degli anni ‘90.

Un padre ossessivo e brutale che lo vuole numero uno al mondo, allenamenti disumani contro il “drago sputapalle”, una carriera lunga 20 anni e 1000 match, imprese memorabili, parabole discendenti, quella di Agassi è la favola contemporanea di un bambino che ha fatto della sua vita l'incarnazione del sogno americano.

La storia, collocata a metà tra il sogno americano e un che di favolistico, racconta tutto per blocchi: il padre, l’incontro con l’allenatore, le prime crisi, la caduta dei capelli, gli avversari storici come Pete Sampras e la scelta del ritiro nel 2006.  Assieme a questa conflittualità c’è il punto di arrivo del libro, quando Agassi scrive: “Non mi sono trasformato nel corso del tempo, mi sono formato”. Il suo percorso è la scoperta di un destino, che per lui si attua quando il tennis diventa finalmente un gioco e non più un’imposizione.

La definizione "lettura scenica", lungi dal riferirsi a una resa improntata alla staticità, vuole indicare un lavoro che rinuncia sia alla mediazione di una "lettura registica" sia al ricorso ad un adattamento drammaturgico dei testi, puntando a rendere tridimensionale la parola scritta solo attraverso i corpi e le interpretazioni degli attori; in quest'ottica diventa fondamentale la presenza fisica dell'oggetto-libro in scena, vera e propria "maschera" posta tra l'opera letteraria e il lavoro attoriale.

Invisibile Kollettivo nasce nel 2017 dal “reincontro” tra Elena Russo Arman, Franca Penone, Alessandro Mor, Lorenzo Fontana e Nicola Bortolotti.

Formatisi come attori negli stessi anni (tra il '91 e il '95), chi allo Stabile di Torino, chi al Piccolo Teatro di Milano, dopo aver incrociato i loro percorsi individuali con maestri indiscussi delle scene (da Ronconi a Strehler, da Stein a Cobelli, da De Capitani e Bruni, da Lavia a Mauri a Martone, per citarne alcuni) e aver avuto esperienze anche nell'ambito della regia, alla soglia dei cinquanta, decidono di mettersi insieme attratti dalla possibilità di realizzare in teatro romanzi, o comunque testi che non nascono direttamente per la scena, in spettacoli basati sulla centralità degli attori e animati da una piccola utopia: la ricerca di democrazia nello spazio meno democratico del mondo, il palcoscenico. Nasce, così, un dittico sul tema dell'identità formato dalle letture sceniche dei romanzi "L'Avversario" di Emmanuel Carrère e "Open" di Andre Agassi, spettacoli entrambi prodotti dal Teatro dell'Elfo. 

 

Pubblicato in Sport sociale

Coopbund sta promuovendo la costituzione di una cooperativa per la costruzione di 37 alloggi suddivisi in due edifici di 4 e 7 piani in via Maso della Pieve a Bolzano. Particolarità dell’iniziativa è che gli alloggi sono destinati alle persone appartenenti al cosiddetto “ceto medio” (il reddito del nucleo familiare deve essere tra la II e la V fascia di reddito).

Il progetto che viene proposto, oltre ad avere un interessante rapporto prezzo-qualità, offre ai futuri soci tempistiche di realizzazione molto più brevi rispetto all’edilizia agevolata “tradizionale” su terreni individuati dall’amministrazione comunale.

Infatti, nel Comune di Bolzano le zone di edilizia agevolata si trovano in un momento di stallo. Dopo la conclusione delle edificazioni nella zona “Prati di Gries”, giunta quasi a fine realizzazione, non si prevedono terreni destinati alle cooperative edilizie per i prossimi 10 anni.

 

Pubblicato in Trentino-Alto Adige

Ieri alla Ocean Viking è stato assegnato Pozzallo come porto sicuro in cui sbarcare i 104 naufraghi soccorsi in mare 11 giorni fa. Michael Fark, capomissione di MSF per Libia e Mediterraneo: "Siamo molto sollevati e apprezziamo che Francia, Germania e Italia abbiano finalmente trovato una soluzione per i 104 naufraghi soccorsi a bordo della Ocean Viking, che sbarcheranno a Pozzallo, e per i 90 a bordo della Alan Kurdi. Dopo giorni bloccati in mare e dopo aver sopportato condizioni orribili in Libia e nel corso del loro viaggio, finalmente queste persone verranno portate in salvo”.

“Questi stalli prolungati e disumani non devono continuare. È inaccettabile bloccare le persone in mare per giorni o settimane mentre gli Stati europei discutono se e come adempiere ai loro obblighi umanitari e legali. Dispiace che solo tre Stati facciano parte di questa soluzione. Tutti gli Stati europei devono essere all'altezza dei loro principi”, aggiunge.

“Questo significa trovare un accordo sull'attuazione di un meccanismo di sbarco prevedibile e umano per tutte le persone soccorse in mare, in cui anche le responsabilità siano condivise, alleggerendo l'onere degli Stati costieri in prima linea”, conclude Fark.

 

 

Pubblicato in Migrazioni

Un'immagine tridimensionale differenzia per la prima volta le strutture sepolte del settore più attivo dei Campi Flegrei, ricostruendo la configurazione profonda del vulcano Solfatara, caratterizzata da una forma a "imbuto" che favorisce l'accumulo di fluidi, e quella delle altre zone di emissioni idrotermali limitrofe, quali Pisciarelli e Agnano. È questo il risultato di uno studio condotto dai ricercatori dell'Osservatorio Vesuviano dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (OV-INGV) in collaborazione con i colleghi del Dipartimento di Scienze della Terra, dell'Ambiente e delle Risorse dell'Università "Federico II" di Napoli, recentemente pubblicato sulla rivista "Scientific Reports" di "Nature".

La ricerca, effettuata mediante l'uso innovativo della tomografia di resistività elettrica wireless, ha permesso di ottenere un modello 3D dei primi 500 metri del sottosuolo. "Il modello di resistività 3D del settore centrale della caldera", spiega Antonio Troiano, ricercatore INGV e co-autore dello studio, "è stato ricostruito con un rapporto costi-benefici senza precedenti, favorito da vari fattori tra cui l'uso di strumenti moderni, l'applicazione di criteri di acquisizione innovativi e di procedure originali nell'analisi dei dati, l'agilità delle procedure sul campo non invasive - nonostante l'uso di una sorgente di energia attiva - e la sensibilità della resistività elettrica nell'individuare, tra le strutture sepolte, le vie di risalita di liquidi e gas".

Il modello 3D utilizzato nello studio ha inoltre evidenziato un'ottima correlazione con gli ipocentri dei terremoti superficiali avvenuti tra il 2011 e il 2019, dando indicazioni più chiare sulle strutture e sulle faglie maggiormente attive nell'area studiata.

"Grazie al dettaglio con cui sono state definite per la prima volta le strutture di profondità del vulcano Solfatara, della zona di degassamento di Pisciarelli, della piana di Agnano e di altre strutture del settore", aggiunge Roberto Isaia, primo ricercatore INGV e co-autore dello studio, "la nostra ricerca rappresenta un importante elemento di novità nel quadro delle conoscenze strutturali della caldera dei Campi Flegrei".

I risultati ottenuti si sono rivelati di fondamentale importanza nella definizione degli elementi chiave per la comprensione della dinamica dei Campi Flegrei, probabilmente guidata dalle strutture più profonde presenti nel settore. "Il settore della caldera flegrea ricostruito dalla tomografia elettrica è considerato tra quelli con maggiore probabilità di apertura di nuove bocche eruttive in caso di ripresa dell'attività vulcanica", conclude Troiano, "i risultati di questa ricerca ci aiuteranno a fornire elementi utili per sviluppare e perfezionare modelli fisico-matematici volti a comprendere i fenomeni fumarolici, idrotermali e sismici attualmente in corso nonché la loro possibile evoluzione".

 

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Il 28 ottobre le forze di sicurezza irachene hanno ancora una volta fatto ricorso alla forza eccessiva e letale per disperdere una folla di manifestanti prevalentemente pacifici nella città meridionale di Kerbala, uccidendo almeno 14 persone e ferendone oltre 100. Dalle testimonianze oculari e dall'esame e geo-localizzazione delle immagini, Amnesty International ha verificato che le forze di sicurezza irachene hanno usato proiettili veri e gas lacrimogeni contro manifestanti pacifici che stavano prendendo parte a un sit-in in largo Tarbiya e diretto le camionette contro la folla.

"A Kerbala abbiamo visto scene orribili: le forze irachene hanno sparato proiettili veri contro i manifestanti e hanno usato forza eccessiva e spesso letale per disperderli in modo del tutto sconsiderato e illegale. Queste scene sono tanto più sconvolgenti dato che arrivano dopo che le autorità avevano assicurato che non avrebbero più fatto ricorso a quel livello estremo di violenza che aveva caratterizzato l'azione delle forze di sicurezza nel corso del mese", ha dichiarato Lynn Maalouf, direttrice delle ricerche sul Medio Oriente di Amnesty International.

"Secondo il diritto internazionale, le forze di sicurezza devono astenersi dall'uso delle armi da fuoco se non quando vi sia un'imminente minaccia di morte o di ferimento grave e non sia possibile ricorrere ad altri metodi. Le testimonianze oculari ci dicono chiaramente che non è andata così. Le autorità irachene devono tenere sotto controllo le loro forze di sicurezza per impedire ulteriori bagni di sangue", ha aggiunto Maalouf. Secondo l'Alta commissione indipendente per i diritti umani in Iraq, nella seconda ondata di proteste, iniziata il 24 ottobre a Baghdad e in altre province irachene, sono stati uccisi almeno 77 manifestanti e ne sono stati feriti 3654.

Un testimone oculare ha riferito ad Amnesty International che già nei giorni precedenti le forze di sicurezza avevano affrontato i manifestanti coi gas lacrimogeni e coi manganelli ma che, la notte del 28 ottobre, la violenza è stata assai peggiore.

"Le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco contro i manifestanti. Poi una camionetta ha iniziato a inseguire le persone che fuggivano lungo la piazza per investirle. È stato puro orrore. C'erano donne e bambini. I bambini urlavano di paura. Le forze di sicurezza hanno disperso la folla spingendola verso le vie interne", ha dichiarato l'uomo. Un medico in servizio presso l'ospedale al-Hussein di Kerbala ha raccontato che i manifestanti trasportati al pronto soccorso presentavano ferite da schegge e da armi da fuoco alle gambe, allo stomaco, agli occhi e alla testa. Nei giorni precedenti si erano presentate persone con ferite da pestaggio. Il 27 ottobre agenti in borghese delle forze di sicurezza erano entrati nell'ospedale portando via una cinquantina di presunti manifestanti.

"Hanno preso decine di persone dall'ospedale. Persino i minorenni. Uno di loro aveva 14 anni", ha dichiarato il medico. Un altro testimone oculare ha raccontato che inizialmente le forze di sicurezza hanno ammonito a voce i manifestanti affinché non superassero l'ingresso oltre il quale si trovano gli uffici governativi. Alcuni manifestanti hanno ignorato l'avviso e sono stati respinti coi gas lacrimogeni e le granate stordenti.

"Hanno usato tantissimi gas lacrimogeni. Persino i soldati stavano soffocando e si sono allontanati. Allora i manifestanti hanno iniziato a dare fuoco agli pneumatici e lanciare pietre. Alle 20 sono stati usati per la prima volta i proiettili veri, in modo sempre più massiccio", ha dichiarato il testimone. Alle 23 si sono palesati i veicoli della polizia antisommossa e hanno iniziato, come già fatto nel fine settimana, a puntare i manifestanti.

Un ulteriore testimone ha raccontato che, mentre stava prendendo parte a una manifestazione per lo più pacifica, ha sentito colpi d'arma da fuoco partire dall'area prossima agli uffici governativi. Di lì a poco uomini delle forze di sicurezza vestiti di nero hanno attaccato i manifestanti. "A un certo punto c'erano fino a 10 camionette lanciate verso i manifestanti e da dentro venivano sparati colpi in aria. Abbiamo arretrato. Sono rimasti feriti anche dei soldati. Hanno fermato dei manifestanti e li hanno picchiati in modo selvaggio. Hanno preso anche me e mi hanno colpito alla testa. Intanto proseguivano a sparare senza sosta. Tra i manifestanti c'erano anche ragazzini di 12 anni".

Un'altra testimonianza ha fatto luce sulle agghiaccianti condizioni di detenzione nella sede del reparto anticrimine della polizia di Kerbala. "C'era sangue su tutte le pareti. Tra i fermati c'erano anche dei minorenni. Sentivamo le urla dall'altra stanza", ha raccontato il testimone, che ha aggiunto di aver visto almeno un ragazzo perdere sangue dalla bocca dopo essere stato colpito al volto e un altro ferito cui venivano negate le cure mediche.

"Le autorità irachene devono ordinare un'inchiesta indipendente e imparziale su quanto accaduto la notte del 28 ottobre a Kerbala e assicurare che i responsabili siano chiamati a rispondere del loro operato", ha commentato Maalouf. Amnesty International chiede inoltre alle autorità irachene di porre fine agli arresti arbitrari e annullare il coprifuoco imposto in diverse province del paese, compresa la stessa Kerbala.

Pubblicato in Dal mondo

Arte e disabilità. Sono lontani gli anni dei tradizionali laboratori di pittura. Adesso l’arte è non solo uno strumento che crea autonomia ma si riconosce che la disabilità e in particolare la malattia mentale può anche essere un fattore capace di creare creatività. Non solo: viene cancellato il pregiudizio che una persona non vedente non possa apprezzare e comprendere un’opera pittorica.

Ieri al Museo archeologico di Arezzo e oggi al Cassero di Castiglion Fiorentino si conferma che se “Vivere è un’arte, l’arte è vivere”. Due giorni per una triangolazione museale tra Italia, Usa e Olanda e per mettere a confronto le esperienze realizzate nei musei di New York, Amsterdam, Firenze, Trento e Rovereto e, naturalmente, Castiglion Fiorentino. Qui è infatti nato il progetto VIVA, qui giovani con fragilità sono stati formati per essere guide museali, qui sono state costruiti reti di rapporti internazionali. Protagonisti Il Polo Museale e il Comune di Castiglion Fiorentino insieme a quelli della Valdichiana aretina, la cooperativa sociale Koinè e l’Usl Toscana sud est.

Al convegno di ieri che si è svolto in una delle sale del museo Mecenate di Arezzo e che è stato coordinato dal giornalista Mattia Cialini, sono intervenuti la Direttrice Maria Gatto; il Sindaco di Arezzo, Alessandro Ghinelli; il Sindaco e l’assessora alle politiche sociali del Comune di Castiglion Fiorentino, Mario Agnelli e Stefania Franceschini; la responsabile dei servizi sociali del Distretto dell’Usl Toscana sud est, Donatella Frullano e il Direttore della Fondazione Guido d’Arezzo, Roberto Barbetti.

“Il Progetto VIVA - ha ricordato Stella Menci, Direttrice del Polo Museale di Castiglion Fiorentino – è nato da un confronto tra Museo, Comune e Koinè: non una semplice attività laboratoriale ma un’attività che rendesse autonome le persone. Quindi guide museali: i ragazzi hanno espresso le loro inclinazioni. L’esperimento è pienamente riuscito: i ragazzi hanno fatto da guida agli alunni delle scuole elementari. Una bambina ha scritto: “ho capito tutti dei nostri antenati e i ragazzi sono stati bravissimi. Alla fine della visita, io ero più emozionata di loro”.

E Paolo Peruzzi, Direttore di Koinè, ha ricordato che “nei percorsi di abilitazione delle persone nei quali ci si pone il problema della presa in carico globale, la questione fondamentale è la personalizzazione: azioni non generiche ma specificatamente riferite alle condizioni di ognuno. In relazione non solo ai bisogni ma anche ai sogni della propria vita. E abbiamo realizzato esperienze in Valdichiana ma anche in Valdarno e Casentino. Sia nell’ambito della disabilità che della salute mentale. Abbiamo coinvolto le comunità locali. Con tutte le forme possibili: teatro, musica, pittura, scrittura creativa, poesia. Le persone vulnerabili hanno diritto anche alle rose e non solo al pane. E’ questo è il modo per rendere più forti le nostre comunità”.

Il convegno al Mecenate ha presentato alcune delle più avanzate esperienze internazionali. Laura Prins Phd Researcher Creativity and Mental Illnes, Amsterdam, ha approfondito il rapporto tra arte e malattia mentale ed ha affermato che “ci sono le prove che esiste un collegamento tra la creatività e la malattia mentale”.

Pamela Lawton del Metropolitan Museum di New York ha ricordato come oggi esistano nuove tecniche pittoriche per persone con disabilità mentali che puntano sulla sensorialità. Un tema sviluppato anche da Ornella Dossi, del museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto: “il museo non è solo un luogo dove conservare le opere ma una sede d’incontri, dove crescere e creare relazioni. Abbiamo guide in braille e accompagnatori a disposizione. Come far conoscere un quadro ad un non vedente? La forma e il contenuto sono strumenti di conoscenza e i ciechi possono appropriarsi di questi elementi. Non ci sono solo luce e colore. Per loro l’elemento sensoriale è il tatto: vedere con le mani”.

Miriam Eikelenboom del Van Gogh Museum ha dedicato la sua attenzione alle persone non udenti: “la lingua dei segni è la chiave per informare persone sorde perché è la loro lingua madre. E’ quindi importante che un museo abbia guide capaci di esprimersi con la lingua dei segni”.

Irene Bolzani, del Dipartimento educazione della Fondazione Palazzo Strozzi di Firenze: “aprire le porte non è sufficiente ma dobbiamo creare le condizioni per cui ogni persona si senta accolta e a suo agio. La nostra logica, rivolta a tutti, è che ‘questo posto è anche per te”. Concludendo il convegno di stamani, la vice Presidente di Koinè, Elena Gatteschi, ha sottolineato come l’insieme di queste esperienze dimostri che “si può fare”.  Ovviamente bisogna puntare su innovazione, creatività e volontà di fare rete: "la giornata di oggi è la rappresentazione di questa necessità e di questa volontà. Le istituzioni, l'Usl, la cooperazione sociale, il volontariato, le varie forma di espressione della comunità locale sono soggetti legati in maniera indissolubile. Nessuno è in grado di pensare da solo, nessuno è in grado di agire da solo. Se continueremo a lavorare insieme, otterremo risultati sempre migliori"

Dal museo Mecenate di Arezzo, quindi, un messaggio culturale e sociale che la cooperativa Koinè e la Direttrice Gatto hanno già messo in pratica: la responsabile del museo archeologico si è infatti trasformata in guida per il gruppo di socie e dipendenti Koinè che hanno preso parte al convegno di stamani e che hanno quindi visitato il museo archeologico.

La discussione continua domani a Castiglion Fiorentino, con inizio alle ore 9 nella Chiesa di Sant’Angelo al Cassero con la presentazione, in particolare, realizzate nel Polo Museale e nella vallata.

 

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