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Mercoledì, 20 Novembre 2019

Articoli filtrati per data: Martedì, 08 Ottobre 2019 - nelPaese.it

Ridisegnare i centri diurni come luoghi in cui affermare che la persona con disabilità è portatrice di desideri e di bisogni e come tutti ha diritto a coltivare un proprio progetto di vita: lo chiedono le stesse persone accolte e le loro famiglie, lo indica da tempo come necessario la cooperazione sociale. Sono le questioni al centro del convegno promosso dalla coop sociale La Rosa Blu di Chirignago (Venezia), in occasione del suo 40° anniversario, in collaborazione con Legacoop Veneto e il patrocinio del Comune di Venezia.

L’iniziativa, in calendario venerdì 11 ottobre alle ore 9.30 al centro culturale “Candiani” di Mestre (piazzale Candiani, 7) si intitola infatti “Quale futuro per i centri diurni per la disabilità?”: un’occasione per fare il punto sui centri diurni in Veneto e condividere esperienze e proposte innovative già sviluppate dal mondo cooperativo.

Aperto alla comunità, agli operatori e alle istituzioni, l’appuntamento intende promuovere un dibattito sugli obiettivi futuri dei servizi semiresidenziali per la disabilità, sollecitando la Regione del Veneto ad aggiornarne il modello, attualmente costruito anzitutto come risposta emergenziale, e a farsi carico delle istanze delle famiglie e delle cooperative sociali. Dal canto suo La Rosa Blu, forte di decenni di esperienza sul territorio nella cura delle persone con disabilità, contribuisce al confronto sui temi e a una visione innovativa con alcuni suoi modelli e proposte efficaci, che riconoscono e valorizzano l’identità e il ruolo sociale delle persone.

A introdurre i lavori sarà Marco Caputo, presidente di La Rosa Blu, a cui seguiranno i saluti istituzionali di un rappresentante della Direzione Coesione sociale del Comune di Venezia, Gianfranco Pozzobon, direttore dei Servizi sociali dell’Ulss 3 Serenissima, Adriano Rizzi, presidente di Legacoop Veneto, e Manuela Lanzarin, assessore alla Sanità e ai Servizi sociali della Regione del Veneto.

Poi l’intervento di Giovanni Facchinetto, amministratore delegato della cooperativa, e le testimonianze di alcune persone destinatarie dei suoi servizi assieme alle loro famiglie e agli operatori. Seguirà l’intervento “Cooperare per l’innovazione sociale” di Loris Cervato, responsabile del Settore Sociale di Legacoop Veneto. Si concentrerà sul tema “Scenari attuali e sfide future per i servizi semiresidenziali per la sostenibilità” il contributo dei ricercatori del Dipartimento di Pedagogia dell’Università Iusve Lorenzo Biagi ed Enrico Miatto.

Infine Giovanni Facchinetto concluderà i lavori con la presentazione dei nuovi progetti della cooperativa per il superamento dei centri diurni frutto della collaborazione con Iusve.

 

 

 

Pubblicato in Veneto

"Il rigetto del ricorso dell'Italia da parte della Grande Chambre della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, fa si che la decisione presa dai giudici della stessa Corte di Strasburgo lo scorso giugno, in merito all'ergastolo ostativo, sia definitiva. D'altronde già in altri casi e per altri paesi la Corte aveva sostenuto, legittimamente, che l'ergastolo senza prospettiva di rilascio violasse l'articolo 3 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti umani, nella parte in cui proibisce i trattamenti crudeli, inumani e degradanti". A dirlo è Patrizio Gonnella, presidente di Antigone e firmatario di un amicus curie a sostegno del ricorso presentato, contro l'ergastolo ostativo, dal Prof. Davide Galliani dell'Università di Milano.

"Viene così restituita finalmente ai giudici la possibilità di una valutazione discrezionale, cancellando quell'automatismo che trasformava questo tipo di ergastolo in una pena senza alcuna speranza di reintegrazione sociale, come invece la Costituzione impone". "Chiunque oggi paventa l'uscita di decine o centinaia di mafiosi crea un inutile allarme. La sentenza non produrrà infatti un risultato di questo genere, non essendosi pronunciata sul tema dell'ergastolo in generale ma solo dell'ergastolo ostativo" sottolinea ancora Gonnella secondo cui "si tratta di una decisione di civiltà giuridica che ci riporta al pari di molti altri paesi europei". 

"Ora - prosegue il Presidente di Antigone - attendiamo la decisione della Corte Costituzionale che entro il mese di ottobre si pronuncerà sullo stesso tema, affinché anche questa decisione possa restituire al nostro sistema penale e penitenziario quella flessibilità necessaria ad una valutazione individuale dei casi a tanti anni di distanza dalla commissione dei reati. Uno stato forte non teme se stesso e i propri giudici né la rimessione in libertà di persone che hanno scontato in carcere decenni di pena". 

"Lottare contro l'ergastolo, e in particolare contro l'ergastolo ostativo, non significa non avere a cuore la sicurezza del paese o non credere nella lotta contro le mafie. Del resto - conclude Gonnella - nessuno potrebbe accusare Papa Francesco, che ha abolito l'ergastolo dall'ordinamento vaticano, di non aver a cuore la lotta alla mafia".

Gli ergastolani in Italia lo scorso 30 giugno erano 1.776 di cui, quasi i due terzi, all'ergastolo ostativo.

 

Pubblicato in Nazionale

Invecchiamento, patologie croniche, spesa sanitaria out of pocket in costante aumento. Sono solo alcune delle sfide a cui anche le imprese di assicurazione dovranno rispondere innovando a tutto campo e facendo leva su un nuovo modo di fare assicurazione: non più solo rimborsi per i danni subiti, ma servizi integrati sui bisogni più importanti di protezione e risparmio.

E' quanto emerge da una tavola rotonda tenutasi questa mattina a Milano, all'interno dell'evento EMF -- Health & Medmal Insurance Summit 2019, dal titolo "Disrupting the Present, Building the Future. Dalle Polizze ai Servizi" cui hanno preso parte i principali operatori di settore tra cui UniSalute, leader di mercato nella sanità integrativa da 25 anni.

"Nell'ambito del Piano industriale del Gruppo Unipol - commenta Giovanna Gigliotti, Amministratore Delegato di UniSalute - ci stiamo muovendo da compagnia assicurativa che sviluppa asset distintivi, a leader assicurativo nell'ecosistema welfare, con un'offerta a 360° sulla salute. Questo significa che nei prossimi anni la nostra compagnia sarà coinvolta in una profonda evoluzione: non più solo assicurazione ma servizi integrati a tutto tondo per la tutela della salute, dalla prevenzione alla cura all'assistenza al benessere. Per le singole persone e per le imprese."

A conferma di quanto la Compagnia stia già lavorando in questa direzione, durante la cena di Gala che si è tenuta ieri sera, sono stati assegnati a UniSalute due prestigiosi riconoscimenti. A ritirare i premi la stessa Giovanna Gigliotti, Amministratore Delegato della Compagnia, che ha sottolineato quanto l'innovazione sia una leva fondamentale per il successo dell'azienda.

A "Monitor Salute" è stato assegnato il premio per la "qualità del servizio di monitoraggio a distanza delle patologie croniche" (diabete, ipertensione e broncopneumopatia cronica). Il servizio consente agli assistiti UniSalute di effettuare comodamente al domicilio le misurazioni dei parametri attraverso device che li rilevano e li trasmettono in tempo reale alla Centrale Operativa di UniSalute dove medici e infermieri specializzati li monitorano costantemente.

Alle Card SiSalute, che consentono di effettuare visite ed esami a tariffe scontate presso le strutture sanitarie convenzionate SiSalute, è stato assegnato il premio per lo "sviluppo di servizi innovativi per la salute". Le card rappresentano un nuovo strumento di protezione della salute per i singoli individui che consentono di accedere a strutture sanitarie di qualità, in tempi rapidi e a tariffe più basse rispetto al mercato.

Questi riconoscimenti attestano ancora una volta la capacità di UniSalute di intercettare le esigenze del mercato, offrendo risposte all'avanguardia e soluzioni innovative. Una capacità dimostrata nel tempo che ha sempre caratterizzato la storia di UniSalute e che sarà la leva dei prossimi sviluppi futuri della compagnia.

 

 

Pubblicato in Salute

Crollano le nascite e aumentano gli anziani, sempre più giovani cercano fortuna all'estero. Al tempo stesso, da un decennio abbiamo chiuso le porte agli immigrati regolari, nell'illusione che i disoccupati italiani possano svolgere le professioni manuali. Dimenticando che gli oltre 5 milioni di stranieri residenti oggi in Italia rappresentano una forza vitale per il nostro paese. Sono questi alcuni degli elementi chiave del nono Rapporto annuale sull'economia dell’Immigrazione a cura della Fondazione Leone Moressa, presentato oggi a Roma.

Il costo della fuga dei giovani

Secondo le elaborazioni della Fondazione su dati Istat, da circa un decennio l’Italia è tornata ad essere terra di emigrazione: in dieci anni abbiamo perso quasi 500 mila italiani (saldo tra partenze e rientri di connazionali). Tra questi, quasi 250 mila giovani (15-34 anni). Considerando le caratteristiche lavorative dei giovani in Italia, possiamo stimare che questa “fuga” ci sia costata 16 miliardi di euro (oltre 1 punto percentuale di Pil): è infatti questo il valore aggiunto che i giovani emigrati potrebbero realizzare se occupati nel nostro paese.

Il gap tra giovani italiani ed europei

Tra le cause di questo esodo vi sono sicuramente le (scarse) opportunità occupazionali che l’Italia offre ai propri giovani. L’Italia registra il tasso di occupazione più basso d’Europa nella fascia 25-29 anni (54,6%, contro una media Ue del 75%). Il tasso di disoccupazione italiano (19,7%) è il terzo più alto dopo Grecia e Spagna, dieci punti oltre la media europea (9,2%). Nella stessa fascia d’età, anche il tasso di Neet (chi non studia e non lavora) è il più alto d’Europa: 30,9%, media Ue 17,1%. Inoltre, il livello d’istruzione dei nostri giovani è molto basso: tra i 25 e i 29 anni solo il 27,6% è laureato, quasi 12 punti in meno rispetto alla media europea.

Il declino demografico dell’Italia

Secondo il rapporto in Italia si fanno pochi figli (mediamente 1,32 per donna) e il saldo tra nati e morti è negativo da oltre 25 anni. Quindi calano i giovani e aumentano gli anziani: l’Istat prevede che nel 2038 gli over 65 saranno un terzo della popolazione (31,3%). Ciò determinerà squilibri economici e finanziari, dato che proporzionalmente diminuiscono i lavoratori e aumentano i pensionati.

Identikit degli immigrati in Italia

La presenza straniera nel nostro Paese è stabile negli ultimi anni, con 5,2 milioni di stranieri residenti a fine 2018 (8,7% della popolazione). Il saldo migratorio rimane positivo (+245 mila), anche se la composizione dei nuovi arrivi è molto diversa rispetto al passato: prevalgono i ricongiungimenti familiari, si stabilizzano gli arrivi per motivi umanitari, mentre sono quasi nulli gli ingressi per lavoro. Vi è, complessivamente, una lieve prevalenza di donne (52%) e una netta dominanza di paesi dell’Est Europa (oltre il 45% del totale). Le prime nazionalità (23% Romania, 8,4% Albania, 8% Marocco) evidenziano che la maggior parte degli immigrati è qui da oltre dieci anni.

Il "valore" dell’immigrazione

Nel 2018 i lavoratori stranieri sono 2,5 milioni, pari al 10,6% degli occupati totali. La ricchezza prodotta da questi lavoratori è stimabile in 139 miliardi di euro, pari al 9% del Pil. Gli occupati stranieri si concentrano nelle professioni non qualificate (33,3%), mentre solo il 7,6% svolge mansioni qualificate (il restante 60% si divide quasi equamente tra operai / artigiani e commercianti / impiegati). Il contributo economico dell’immigrazione è inoltre dato da oltre 700 mila imprenditori nati all'estero (9,4% del totale) e, a livello fiscale, da 2,3 milioni di contribuenti. Da essi provengono un gettito Irpef di 3,5 miliardi di euro (su un ammontare di 27,4 miliardi di redditi dichiarati) e 13,9 miliardi di contributi previdenziali e assistenziali versati.

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in Nazionale

I detenuti lavoratori, così come i liberi cittadini, hanno diritto a percepire una remunerazione corrispondente alla quantità e alla qualità del lavoro prestato, al riposo settimanale e annuale, ai benefici previdenziali e in generale a un trattamento che deve essere mutuato su quello della società libera. A stabilirlo sono state, nel corso degli anni, diverse sentenze della Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale.

Tuttavia, nonostante queste pronunce, l'Inps, con il messaggio n.909 del 5.3.2019, ha instaurato la disdicevole prassi del mancato riconoscimento della Naspi (già indennità di disoccupazione) a detenuti ed ex detenuti che abbiano svolto lavoro alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria per i loro periodi di quiescenza dal lavoro.

Contro questa pronuncia l'associazione Antigone, alcuni garanti regionali (Lazio, Umbria, Emilia Romagna, Toscana) e il Patronato INCA si sono mossi, contestando tale prassi che illegittimamente diniega prestazioni previdenziali e ricorrendo contro le determinazioni negative assunte dall'INPS.

Antigone, CGIL e Inca CGIL, hanno elaborato un modello di ricorso gerarchico, a disposizione di tutti, per impugnare il rifiuto a veder riconosciuto il diritto alla naspi. Il ricorso va inoltrato attraverso la piattaforma web dell'INPS avendo cura di dotarsi di pin dispositivo. Solo agli avvocati accreditati è consentito di proporre ricorsi per terze persone poiché il pin è personale e legato alla propria posizione INPS. Per la presentazione del ricorso, è possibile conferire mandato al Patronato INCA CGIL.

In caso di diniego anche da parte del Comitato provinciale dell'INPS sarà possibile ricorrere al tribunale del lavoro. Il patronato INCA è disponibile nella proposizione di ricorsi in questa specifica materia per cui ci si può rivolgere agli sportelli del patronato al fine di proporre il ricorso sia gerarchico che giurisdizionale. Informazioni e aiuti alla compilazione si potranno richiedere anche al Difensore civico dell'Associazione Antigone.

 

Pubblicato in Lavoro
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