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Sabato, 07 Dicembre 2019

Articoli filtrati per data: Martedì, 19 Novembre 2019 - nelPaese.it

Gli Adriano Community Days sono una festa aperta a tutta la città che ha luogo nel quartiere Adriano. Il 23 e 24 novembre le comunità e i cittadini festeggiano con un calendario di eventi che si svolgono tra l’Adriano Community Center a cantiere quasi concluso e altri luoghi del quartiere: tutti rigorosamente gratuiti, inclusivi e promossi dal basso. Il festival rappresenta un ulteriore passo di un percorso di rigenerazione urbana che vede i cittadini protagonisti nel rendere migliore il quartiere e la città tutta. Cultura, Comunità e Benessere sono le tre parole chiave della manifestazione, organizzata da Proges con il supporto ideativo e gestionale di Shifton, e coprogettata nell’ambito di Lacittàintorno di Fondazione Cariplo.

Gli Adriano Community Days rientrano anche tra le iniziative di Milano Partecipa, evento che dal 22 al 24 novembre trasformerà la città in un laboratorio per raccogliere le sfide della contemporaneità e interrogarsi sul futuro della democrazia nell’era digitale.

Le attivatrici e gli attivatori del festival, tra cui anche l’artista Simone Fugazzotto, gli spazi e i promotori si presentano al pubblico e alle istituzioni. Proseguono i rappresentanti delle istituzioni con una riflessione sull'iniziativa. Opening della mostra fotografica di Toni Thorimbert. GLI SPAZI Gli eventi si svolgono tra l’Adriano Community Center e altri luoghi del quartiere. Sono 20 gli spazi a disposizione del festival: case private, negozi, bar, palestre e officine, sedi di associazioni hanno aderito all’iniziativa ospitando una o più attività. Alcuni spazi hanno comunicato direttamente la loro disponibilità all’organizzazione, altri si sono lasciati convincere dall’entusiasmo contagioso di attivatrici e attivatori. Nuove connessioni e relazioni sono nate, e l’intero quartiere si è mobilitato per accogliere gli Adriano Community Days!

Gli eventi

Più di 60 gli eventi in programma, nati dalla diretta partecipazione del quartiere e delle associazioni di tutta Milano, che hanno risposto con entusiasmo alla call for ideas lanciata dal 23 settembre al 23 ottobre. Dalla danza al teatro, passando per laboratori di arte e lettura per i più piccoli, sessioni di yoga, concerti, incontri con gli autori, a costruire un calendario fittissimo. Qui un assaggio: //Danza e fotografia. Nell’auditorium dell’Adriano Community Center ha luogo In/Finito, un progetto di Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto che arriva a Milano nell’ambito di Lacittàintorno. Sei coreografi, tutti giovanissimi, hanno creato delle micro-performance di cinque minuti per singolo danzatore, che dialogano con il suggestivo allestimento fotografico di Toni Thorimbert. Un confronto tra la dimensione effimera del movimento danzato e la fissità della sua rappresentazione fotografica. //Teatro.

In scena lo spettacolo “Restare umani” di Teatro Officina. Un mix inedito di improvvisazione e impegno civile, dove è il pubblico in sala a decidere la scaletta dello spettacolo, selezionando i temi... da un menù! Da Calamandrei a Pasolini, fino alla nuova coscienza ecologista. Teatro over 60 organizzato da Spazio LaGobba e spettacolo “Un minuto di silenzio”, a cura di Sanpapié. //Arte.

Nel cuore del quartiere è allestito un laboratorio di quartiere di serigrafia aperto a tutti. Per imparare l’arte della stampa su tessuto e personalizzare i propri materiali con le grafiche appositamente ideate per il quartiere dall’artista Sarah Edith. E poi laboratori artistici di quartiere con Simone Fugazzotto e Bros, promossi da Fondazione Maimeri. //Benessere. Per il benessere del corpo e della mente, non mancano le sessioni di yoga per tutti: aperte a principianti, famiglie, anziani, persone con difficoltà motorie. Ci sono anche la corsetta mattutina per il quartiere “CorriAdriano”, organizzata dall’associazione ViviAdriano, sedute pratiche alla scoperta dello shiatsu, la biciclettata collettiva per il quartiere a cura di Milano Bicycle Coalition, presentazioni sportive nella palestra Pirouettes, percorsi di mindfulness. //Musica. Palco aperto e concerti presso l’associazione Sonomusica, dj set a cura di Tramonto Volume, laboratorio di scrittura rap per ragazze e ragazzi con Jack The Smoker. //Libri. Si parla di periferie, evoluzioni delle città, utopie urbanistiche nell’incontro “La metropoli e i suoi margini” con lo scrittore Alessandro Bertante e l’antropologo Andrea Staid, a cura della rivista La Balena Bianca. Si va invece alla scoperta della natura negli spazi urbani con l’incontro-performance “FoResta in città”. //Film. L’auditorium ospiterà alcune proiezioni. Tra queste, Prossima fermata via Padova, documentario di Giulia Ciniselli, sulla memoria condivisa e la vita quotidiana tra via Padova, Crescenzago e Adriano. A basket, sport e inclusione a Milano è dedicato il cortometraggio Playground Addiction di Marzio Mirabella. E ancora: letture e incontri per le più piccole e i più piccoli. Street food a km zero, mercato del riciclo alternativo, spettacoli teatrali itineranti, mostre fotografiche, performance, lezioni di musica e danza, laboratori di artigianato e design. Il quartiere Adriano si anima di tutte le energie delle sue comunità! Per il programma completo: www.adrianocommunitydays.it

Milano partecipa

Gli Adriano Community Days si inseriscono anche tra le iniziative di Milano Partecipa, evento che dal 22 al 24 novembre trasformerà la città in un laboratorio per raccogliere le sfide della contemporaneità e interrogarsi sul futuro della democrazia nell’era digitale. Dibattiti, incontri, tavole rotonde affronteranno i temi dello stato di diritto e del governo della cosa pubblica al fine di rendere partecipi i cittadini a una iniziativa plurale e aperta al dialogo che contribuisca a fornire gli strumenti per interpretare la realtà attuale e che, attraverso percorsi condivisi, recuperino il senso di appartenenza alla collettività. Un percorso che vede il quartiere Adriano presenza significativa grazie alla vivace e articolata proposta di eventi. www.milanopartecipa.com

Gli Adriano Community Days si innestano nella complessa storia del quartiere Adriano a Milano con i suoi sviluppi più recenti. Da un lato la Ricerca Dastu Adriano per Lacittàintorno (in via di pubblicazione) segnala la rarefazione delle connessioni e dei punti nodali delle relazioni e degli spazi pubblici in una delle aree più verdi e più giovani di Milano. Dall’altro il Comune, investendo importanti risorse, sta provvedendo a completare il piano urbanistico - incompiuto a causa del fallimento dell'operatore privato - portando le infrastrutture che mancano nel quartiere. Di fronte a tutto questo il quartiere appare rafforzato nel suo tessuto sociale esistente.

I risultati si vedono in una rete più viva e presente che del prendersi cura fa la propria bandiera, grazie alle nuove realtà di attivismo civico e a un intensificarsi di produzione sociale e culturale. Tutto ciò anche grazie al lavoro svolto in questi ultimi anni da molte realtà radicate o impegnate in questo quartiere tra cui Fondazione Cariplo che, con l’avvio del programma Lacittàintorno, ha dato un personale apporto alla rigenerazione urbana di quest’area sostenendo soggetti nuovi ed esistenti nell’ingaggio comunitario e in una produzione di attività segnata da qualità e accessibilità. In linea con tutto ciò Proges, con il supporto di Shifton, società esperta in processi di innovazione sociale, sta sviluppando un altro progetto ambizioso per il quartiere: la trasformazione di una residenza sanitaria per anziani in un centro di comunità, l’Adriano Community Center, aperto a tutta la cittadinanza e connesso al tessuto del quartiere (in linea con i principali dispositivi di attivazione del programma di Lacittàintorno, i Punti di comunità).

In continuità con quanto realizzato da Lacittàintorno e per preparare il terreno all’ACC di Proges, gli Adriano Community Days sostengono l’attivazione di comunità anche tramite iniziative dal basso, ma soprattutto preparano l’apertura di uno spazio ibrido comunitario . “È proprio in questo contesto che si inserisce il festival. Con gli Adriano Community Days vogliamo contribuire a riscrivere la narrativa delle periferie: non più definite nella loro lontananza da un centro, ma come polo aperto, permeabile e in dialogo con gli altri centri della città,” conclude Luigi Regalia, Project Manager ACC di Proges.

Pubblicato in Lombardia

Una insolita "visita guidata" per mostrare il lavoro della scuola a favore dei giovanissimi di Ponticelli, quartiere della periferia orientale di Napoli. Questa mattina l'assessore con delega alla scuola, Annamaria Palmieri, ha fatto visita alle Face Zone, le tre location realizzate nell'ambito di FA.C.E. Farsi Comunità Educanti, un progetto nazionale che vede capofila la Fondazione Reggio Children e, qui a Napoli, in partnership con l’istituto comprensivo 70 Marino Santa Rosa, l’associazione Atelier Remida Campania e l’Assessorato all’Istruzione del Comune di Napoli.

Il progetto è nato per rispondere alla povertà educativa della periferia orientale e potenziare l’accesso ai servizi educativi attraverso una serie di attività, assolutamente gratuite, che possano rispondere ai bisogni dei bambini: è destinato, infatti, ai piccoli da zero a sei anni accompagnati da genitori e/o nonni. Ogni sabato mattina bambini e adulti di Ponticelli scoprono le sorprese del mondo digitale, si lasciano affabulare dalla lettura e dal canto; si divertono con la “scienza semplice” e attraverso costruzioni con la carta. Insomma imparano e manipolano i linguaggi artistico-espressivi e scientifici con l’obiettivo finale di un apprendimento quanto più trasversale possibile. Le realtà coinvolte nei laboratori sono le associazioni Ayekantun, Nati per leggere, Aporema e Scienza Semplice. A lavoro anche gli esperti digitali della scuola e le operatrici dell'Atelier Remida.

Una serie di incontri territoriali nei mesi scorsi hanno permesso di elaborare una progettazione condivisa con genitori, docenti e realtà associative. Le speciali "lezioni" del sabato mattina coinvolgono genitori, nonni e bambini per migliorare la vita della comunità attraverso la promozione di un’educazione e una didattica inclusive e innovative. Le Face Zone di Ponticelli sono tre: nella sede centrale IC 70 Marino Santa Rosa, nel plesso Lotto O dello stesso istituto e presso il centro Remida in via Curzio Malaparte. Alle attività, iniziate lo scorso 12 ottobre, partecipano oltre 140 famiglie. Queste seguono tre percorsi: digitale, esplorazione e narrazione.

Non solo Ponticelli a Napoli. Coinvolte anche Palermo, Reggio Emilia e Teramo riunite in una rete nazionale, di cui è capofila la Fondazione Reggio Children - Centro Loris Malaguzzi di Reggio Emilia che vanta una esperienza e un prestigio internazionale. Numerosi incontri locali e nazionali si sono tradotti in servizi pilota che vedono la scuola come presidio della comunità educante, capace - grazie all’importante partecipazione delle amministrazioni comunali e più in particolare degli assessorati all’educazione e istruzione, delle associazioni e delle famiglie - di aprire le porte a una nuova esperienza. Un articolato e costante lavoro di team che ha permesso di intercettare i bisogni dei genitori dell’oggi, nei vari contesti territoriali coinvolti, e di trasformarli in risposte concrete. Risposte che si sono tradotte in un servizio pilota che intende sollecitare curiosità, aprire nuovi scenari, porsi domande, partendo dalla possibilità creativa dei materiali di scarto, dal realizzare originali esperimenti scientifici, dal conoscere laboratori elettronici, “giocattoli” educativi, software e attrezzi digitali. Scoprendo che l’interazione tra creatività, lettura, musica, scienze e tecnologia costituisce un approccio moderno all’apprendimento anche nella prima infanzia.

«Da anni siamo impegnati nel territorio per contrastare la dispersione scolastica», dichiara  Nino Marchesano, preside dell’IC 70 Marino - Santa Rosa. «Con questo progetto partiamo dalla fascia più debole, quella dello 0 - 6 anni, cominciando un lavoro di accoglienza e di qualità didattica che vede impegnati i docenti della scuola e le associazioni con metodologie innovative per favorire la crescita e la conoscenza di bambini competenti».

«Il progetto Face rappresenta una bella sfida per tutti i partner – così Massimiliano Massimelli, Responsabile Comunicazione Fondazione Reggio Children – nel promuovere una vera coprogettazione, partecipata, dal basso, a partire dalle famiglie, in tutti i territori coinvolti nel progetto, ovvero oltre a Napoli, Palermo, Reggio Emilia e Teramo. E dopo 18 mesi stiamo raccogliendo i primi risultati che ci incoraggiano nel continuare con questo impegnativo percorso che si sta muovendo verso la creazione di vere e proprie comunità educanti».

 

Pubblicato in Campania

Delusi, arrabbiati. Tra radicalismo rivoluzionario e fascinazione verso il totalitarismo sono contro il modello capitalista. Questo è il ritratto dei giovani europei in un sondaggio diffuso da Swg con la sua PoliticApp settimanale. I paesi interessati dal sondaggio sono stati Austria, Italia, Germania, Spagna, Francia e Polonia.

Per i giovani dei singoli paesi regna la delusione per lo stato in cui versa la rispettiva nazione. I più delusi sono i polacchi e gli spagnoli, a seguire i francesi. Per i ragazzi italiani il 26% regna la delusione e il 19% la rabbia mentre la speranza riguarda il 23%.

Alcuni ritengono che per cambiare veramente le cose nel suo Paese ci vorrebbe una rivoluzione, altri pensano che occorra andare sulla strada delle riforme. Ma la percentuale di una radicalizzazione dell’opinione politica è in aumento. Ancora una volta polacchi e francesi mostrano il volto più radicale mentre i giovani italiani si fermano al 19% per una soluzione rivoluzionaria all’attale situazione.

“A volte sarebbe più auspicabile avere governi totalitari che governi democratici”. Su questa affermazione le percentuali maggiormente positive riguardano i giovani francesi (40%), tedeschi (36%) e polacchi (33%). Per gli italiani, invece, la percentuale indica una minoranza del 12% mentre il 73% è in totale disaccordo con una soluzione totalitaria.

A trovare d’accordo la maggioranza dei giovani di questi paese, eccetto gli spagnoli, è lo slogan del “prima noi” con gli italiani al 53% e addirittura un 72% per i polacchi e un 69% per i francesi. Sulla distribuzione dei flussi migratori e sull’integrazione la maggioranza dei giovani di questi paesi europei concorda ad eccezione dei polacchi che con il 70% vuole frontiere chiuse e respingimenti.

Sul fronte dell’economia tra i giovani europei va in crisi la fiducia nel capitalismo. La maggioranza vuole un sistema misto capitale-modello economico alternativo o un nuovo sistema economico diverso da quello profit. Solo per un minoranza il modello capitalista gode di fiducia: per il nostro Paese solo il 15%.

Sono numeri e percentuali che raccontano di un malessere crescente tra le generazioni 2000. Questi giovani si sono trovati nel bel mezzo di una crisi economica, sociale e culturale. Oggi chiedono un cambiamento radicale tra le opportunità di un’alternativa riformista o rivoluzionaria e il rischio crescente di una deriva totalitaria e sovranista.

 

Pubblicato in Editoriale

Dopo aver analizzato la sentenza emessa il 14 ottobre dalla Corte suprema spagnola, Amnesty International ha espresso il parere che la condanna per sedizione nei confronti di Jordi Sànchez e Jordi Cuixart ha violato i loro diritti alla libertà di espressione e di manifestazione pacifica. L'organizzazione per i diritti umani ha pertanto chiesto il loro rilascio immediato.

Le condanne inflitte ai due leader della società civile catalana e ad altri sette funzionari sono derivate dall'applicazione della generica definizione del reato di sedizione nel codice penale spagnolo e dall'interpretazione eccessivamente ampia e pericolosa che di tale definizione ha dato la Corte suprema.

"Jordi Sànchez e Jordi Cuixart devono essere rilasciati immediatamente e le loro condanne per sedizione vanno annullate", ha dichiarato Daniel Joloy di Amnesty International.

"Dalla nostra analisi non è emerso alcun elemento da cui si possa definire il processo ingiusto nel suo complesso, ma è chiaro che l'interpretazione della Corte suprema sul reato di sedizione è stata eccessivamente ampia e l'ha spinta a criminalizzare atti legittimi di protesta", ha aggiunto Joloy.

Come privati cittadini e leader di organizzazioni della società civile, Jordi Sànchez e Jordi Cuixart avevano il diritto di esprimere le loro opinioni e di organizzare manifestazioni pacifiche a sostegno del referendum e dell'indipendenza della Catalogna.

Anche se lo scopo di alcune di queste manifestazioni era quello di impedire l'esecuzione di un'ordinanza giudiziaria, la disobbedienza civile è protetta dal diritto internazionale. Reagire con accuse eccessivamente dure ad atti di disobbedienza civile limita indebitamente il diritto di manifestazione pacifica e rappresenta una violazione del diritto internazionale.

Avendo osservato l'intero svolgimento del processo, Amnesty International è giunta alla conclusione che la condanna a nove anni per sedizione inflitta a Jordi Sànchez e Jordi Cuixart rappresenta una sproporzionata limitazione dei loro diritti alla libertà di espressione e di manifestazione pacifica. Per di più, la Corte suprema non ha saputo dimostrare che l'imposizione di condanne così dure fosse proporzionata rispetto alle azioni pacifiche di cui erano accusati i due imputati.

"Le condanne di Jordi Sànchez e Jordi Cuixart costituiscono chiaramente un'eccessiva e sproporzionata restrizione dei loro diritti alla libertà di espressone e di manifestazione pacifica", ha ribadito Esteban Beltran, direttore generale di Amnesty International Spagna. "Il parlamento deve urgentemente rivedere la definizione del reato di sedizione onde evitare di criminalizzare atti di disobbedienza civile o di restringere indebitamente la libertà di espressione e di manifestazione pacifica", ha aggiunto Beltran.

Amnesty International si è detta inoltre preoccupata per il fatto che la Corte suprema abbia collegato la gravità del reato al fatto che l'opposizione all'esecuzione di un'ordinanza giudiziaria fosse stata "massiccia o generalizzata". Così facendo, la Corte ha aperto la porta alla possibilità che le autorità spagnole impongano un tetto illegale al numero di persone che possono esercitare contemporaneamente il diritto di manifestare pacificamente.

La mancanza di chiarezza sul reato di sedizione nel codice penale spagnolo, così come interpretato dalla Corte suprema, consente dunque l'imposizione di indebite restrizioni ai diritti alla libertà di espressione e di manifestazione pacifica. In questo modo, un'ampia serie di azioni dirette nonviolente vengono erroneamente criminalizzate. La vaghezza della definizione del reato di sedizione e l'interpretazione eccessivamente ampia che ne ha dato la Corte suprema mettono anche in discussione le condanne inflitte ai leader politici catalani il 14 ottobre.

"Mentre i leader politici catalani potrebbero aver commesso reati perseguibili legittimamente sul piano giudiziario in considerazione del loro ruolo ufficiale, la loro condanna per sedizione basata su una definizione del reato troppo vaga costituisce una rottura del principio di legalità. Le autorità devono porre immediatamente adeguato rimedio a questa situazione", ha commentato Adriana Ribas, coordinatrice di Amnesty International per la Catalogna.

"Ognuno ha il diritto di sapere se il suo comportamento può costituire un reato. Invece, la sentenza della Corte suprema dimostra che la vaga definizione del reato di sedizione consente il suo uso in modo eccessivo. L'interpretazione della Corte suprema potrebbe avere un effetto paralizzante, tale da impedire alle persone di partecipare a manifestazioni pacifiche senza timore di subire conseguenze", ha aggiunto Ribas.

Pubblicato in Nazionale

Il prosciutto di grigio e i tortelli alla lastra del Casentino; il pecorino a latte crudo con miele bio e il salame di cinta della Valtiberina. I sindaci italiani potranno assaggiare queste eccellenze delle due vallate aretine nel corso dell’Assemblea nazionale Anci ad Arezzo Fiere e Congressi.

Il 20 novembre la rete di produttori MEET Appennino presenterà così il valore delle azioni congiunte per lo sviluppo territoriale. All’interno dello stand di Anci Toscana, nello spazio dedicato alle buone pratiche e alle esperienze territoriali virtuose. Meet Appennino risponde alle necessità delle cosiddette aree interne di uscire dall’isolamento con la creazione di una Rete d’imprese e di un brand territoriale per promuovere più efficacemente l’intero sistema territoriale del Casentino-Valtiberina Toscana.

Rete d’imprese ad oggi costituita da 14 realtà unite dall’eccellenza, dal rispetto per le antiche tradizioni, per i luoghi, per i tempi di produzione naturali e dai metodi di allevamento sostenibili.Un brand territoriale, MEET APPENNINO e l’estensione di MEET TUSCANY all’area dell’Appennino Toscano, che vuole accompagnare l’agricoltura tradizionale verso nuove tecnologie di vendita online (agricoltura digitale) senza perdere il forte legame con il territorio e rafforzandone, al contrario, l’identità.

I sindaci italiani potranno quindi assaggiare il prosciutto di grigio di Selve di Vallolmo (Pratovecchio), i tortelli alla lastra della cooperativa di comunità Vallesanta (Corezzo); il pecorino a latte crudo della cooperativa Montemercole (Anghiari) con miele bio di Bioapi (Sansepolcro) e Apicoltura Zuccari (Poppi) e il salame di cinta senese  dell’azienda agricola Carlo Fontana (Caprese Michelangelo).

Pubblicato in Toscana

Lo scorso 12 novembre si è tenuta a Roma presso il Ministero della Salute la "Consensus Conference Italiana su UequalsU". L'incontro è stato promosso da SIMIT (Società di Malattie Infettive e Tropicali) e ICAR (Italian Conference on Aids and antiviral Research) e dalle associazioni di lotta all'HIV per lanciare un documento di consenso nazionale sulla validità del concetto che una persona HIV positiva in terapia da almeno sei mesi e con carica virale non rilevabile, non può infettare il/la proprio/a partner.

Lo sottolineano in una nota Anlaids, Arcigay, Asa, Arcobaleno aids, Cica, Cnca, Comitato per i diritti civili delle prostitute, Lila, Mario Mieli, Nadir, Nps Italia, Plus, I ragazzi della panchina

L'evidenza della non contagiosità nella sfera dei rapporti sessuali è frutto “di solidissime ricerche che definiscono a rischio zero un rapporto sessuale senza preservativo con una persona in trattamento efficace e viremia soppressa”. Dalla prima affermazione di questo dato scientifico dalla Coorte Svizzera nel 2009, la ricerca ha fornito dati rilevati su migliaia di persone fino al 2018, anno della definitiva conferma di U = U con la pubblicazione degli studi PARTNER.

Ugualmente l'assenza di infezioni da HIV a seguito di incidenti con scambio di sangue in contesti lavorativi sanitari tra pazienti/operatori con HIV, ma in terapia efficace e carica virale non rilevabile, e pazienti/operatori HIV-negativi fornisce l'evidenza che anche in ambito diverso da quello sessuale, una persona con HIV in terapia da almeno sei mesi e con viremia non rilevabile (< 200 copie/ml) non deve essere oggetto di precauzioni particolari o di limitazioni alla propria attività lavorativa.

Con la collaborazione delle organizzazioni di lotta all'HIV, SIMIT ha predisposto un corposo documento di consenso che elenca le fattispecie di rischio/evidenza che anche in Italia sarà fonte di messaggi e campagne mirate alla diffusione del concetto U = U.

"Tutte le persone che vivono con l'HIV hanno diritto a informazioni accurate sulla loro salute sociale, sessuale e riproduttiva", ha detto la dotoressa Carrie Foote alla Conferenza sui retrovirus e le infezioni opportunistiche (CROI 2019) a Seattle. Inoltre, U=U incoraggia l'acceso al test e alle cure precoci fornendo una forte argomentazione di salute pubblica per eliminare gli ostacoli all'assistenza universale.

La netta presa di posizione di SIMIT e del panel di esperti che ha partecipato ai lavori lancia le basi per diffondere il messaggio di U = U, concetto scientifico che assume valore sociale, politico e giuridico in favore della prevenzione, del test e della terapia, contro la discriminazione e la criminalizzazione delle persone con HIV, permettendo alla popolazione generale di conoscere e approfondirne il concetto e la sua validità contribuendo quindi al superamento di paure e stigma ancora molto forti nel nostro paese.

“Affermiamo quindi – concludono le associazioni - in modo chiaro e fermo che il principio UequalsU combatte la discriminazione e pregiudizio e favorisce l'accesso al test per l'HIV, negarlo o ignorarlo crea un danno sociale gravissimo a partire dalle troppe diagnosi tardive che ancora si registrano nel nostro paese”.

 

 

Pubblicato in Salute

Per quasi 9 italiani su 10 la diffusione della povertà educativa è un fenomeno grave e per l’83% degli intervistati le azioni di contrasto sono importanti per lo sviluppo del Paese. Questi tra i dati significativi emersi dall’indagine demoscopica realizzata da Demopolis per l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, in vista della Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 20 novembre.

Per l’opinione pubblica è la disattenzione dei genitori (76%) la principale causa del fenomeno. Due intervistati su tre citano le condizioni di disagio sociale (67%), di svantaggio economico (64%), di conflittualità familiare (62%). Il 59% segnala il degrado dei quartieri di residenza fra le cause della povertà educativa. Inoltre, circa uno su due segnala la frequenza scolastica irregolare, gli stimoli inadeguati, le scarse occasioni culturali e del tempo libero, l’uso eccessivo dei social network. Tutte dimensioni rappresentate anche nei progetti di contrasto realizzati con il Fondo.

L’indagine demoscopica è stata presentata a Roma presso la sede di Acri. “La povertà educativa è strettamente legata a quella economica, come viene percepito anche dal 64% dei cittadini, ma il fenomeno ha una portata più ampia. Il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile rappresenta una forte innovazione per il Paese, per dare un futuro a minori e famiglie – ha dichiarato il vice ministro Stefano Buffagni, Presidente del Comitato di Indirizzo Strategico del Fondo – E’ inaccettabile che un milione e 200 mila minori siano costretti a vivere sotto la soglia di povertà e che in numero ancora maggiore abbiano negate le opportunità di costruire un domani migliore. Stiamo lavorando come Governo per permettere alle tante famiglie di uscire fuori da questa condizione con interventi concreti sul territorio rafforzando il ruolo delle comunità educanti. Come Mise anche attraverso il rilancio delle imprese per garantire lavoro e sviluppo. Il punto però, e qui scatta la complementarietà, è che non si può attendere che i genitori abbiano trovato lavoro per garantire l’educazione e il futuro ai propri figli”.”.

Il 68% degli italiani dichiara di aver sentito parlare di povertà educativa minorile, anche se il 25% degli intervistati ammette di non sapere effettivamente di che cosa si tratti. Appena un quarto degli intervistati cita tra i fattori di causa il mancato accesso agli asili nido ed ai servizi per l’infanzia. Le apprensioni dei cittadini si focalizzano sull’evoluzione emergenziale del fenomeno, sui casi estremi in cui gli esiti della povertà educativa, negli anni dell’adolescenza, si manifestano in fenomeni di violenza, dipendenze o fallimenti. Del resto, le maggiori preoccupazioni avvertite dagli italiani, con riferimento ai minori, sono fenomeni per lo più adolescenziali: la dipendenza da smartphone e tablet (66%); bullismo o violenza (61%); la crescente diffusione della droga (56%), l’aggressività nei comportamenti (52%).

In un contesto in cui le disuguaglianze sociali ed economiche continuano ad aumentare, per il 63% degli italiani intervistati da Demopolis le probabilità di un ragazzo nato da una famiglia a basso reddito di avere successo sono oggi più basse rispetto a 20 o 30 anni fa. Neanche la scuola basta più da sola. Del resto, secondo l’indagine, solo l’11% degli intervistati concorda sull’assunto che la scuola sia l’unica istituzione deputata alla crescita dei ragazzi, mentre emerge una nuova consapevolezza, in seno all’opinione pubblica, almeno in termini di dichiarazione di principio: la responsabilità della crescita dei minori è di tutta la comunità (46%).

“I dati dell’indagine di Demopolis confermano che tra gli italiani è largamente diffusa la consapevolezza che il contrasto alla povertà educativa minorile è cruciale per lo sviluppo del Paese – ha commentato Francesco Profumo, Presidente di Acri – Questa è una delle idee alla base dell’avvio del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, promosso da Fondazioni di origine bancaria, Governo e Forum Nazionale del Terzo settore, che proprio su questo fronte ha stabilito di intervenire. Perché lo sviluppo sostenibile passa dall’intreccio di dinamiche economiche, sociali e ambientali. Offrire ai giovani opportunità concrete per formarsi e crescere liberi, coinvolgendo le comunità, è la chiave su cui puntare per contribuire a contrastare la povertà”.

Per far crescere bene gli attori del futuro, servirebbe maggiore protagonismo: dal genitore al cittadino senza figli che può animare e tutelare un quartiere, passando per la scuola, le associazioni, le interazioni amicali, tutto incide sulla crescita dei bambini. Accanto alla popolazione italiana nel suo complesso e ad un target importante di insegnanti e di rappresentanti istituzionali e del Terzo Settore impegnati nel contrasto alla povertà educativa, è stato intervistato anche un segmento significativo di genitori italiani con figli minorenni.

“Una delle questioni più gravi che riguardano bambini e ragazzi di oggi è la mancanza di pari opportunità nell’accesso ai servizi–  ha commentato Claudia Fiaschi, Portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore- I numeri sulla povertà educativa minorile nel nostro Paese sono allarmanti ed in forte crescita. Nel 2005 era assolutamente povero il 3,9% dei minori di 18 anni, un decennio dopo la percentuale di bambini e adolescenti in povertà è triplicata, e attualmente supera il 12% (dati Openpolis- Con i Bambini) .Il Terzo settore ha un ruolo di primo piano nel rifondare una cultura educativa che accompagni l’inserimento delle nuove generazioni nelle comunità, offrendo loro un miglioramento delle condizioni di vita ed una prospettiva di futuro.”

L’approfondimento di indagine ha confermato i limiti effettivi che bambini ed adolescenti scontano in Italia nell’accesso alle più compiute esperienze di crescita. L’unica dimensione di apprendimento non curriculare dichiarata dalla maggioranza degli intervistati (60%) è lo sport. Solo metà dei ragazzi, negli ultimi 12 mesi, ha partecipato a spettacoli, presso cinema o teatri. Il 58% dichiara che i figli, nell’ultimo anno, non hanno letto libri. Il 72% non ha potuto fruire del tempo pieno a scuola. Meno di un quinto, infine, ha frequentato l’asilo nido: un servizio di primaria importanza per il funzionamento delle dinamiche familiari e per la compensazione delle disuguaglianze anagrafiche.

“Abbiamo promosso questa indagine- ha spiegato Carlo Borgomeo presidente di Con i Bambini- per confrontarci non solo con ii dati rilevati dal nostro Osservatorio e con la domanda che arriva prepotentemente dai territori, ma anche con la percezione del fenomeno nell’opinione pubblica. Il fatto che per la quasi totalità degli intervistati la povertà educativa minorile sia un fenomeno grave e che incide direttamente sullo sviluppo del Paese ci fa capire che, anche se con alcune sfumature, il livello di preoccupazione sulla dimensione del problema è ampiamente diffuso e sentito. Credere però che sia un fenomeno che riguarda solo il Sud (63%) o gli adolescenti (56%) è un errore prospettico: la povertà educativa, seppur marcata in molte aree meridionali e tra i giovanissimi, come dimostrano i tanti progetti avviati sul territorio nazionale, anche se con diversa gravità riguarda tutto il Paese e intacca il futuro dei ragazzi già dalla prima infanzia. E’ proprio da qui che dovremmo affrontare e che affrontiamo il fenomeno”.

Il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile nasce da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD.

In tre anni, grazie al Fondo sono stati avviati 355 progetti in tutta Italia con un contribuito complessivo di circa 281 milioni di euro. Gli interventi interessano oltre 480.000 bambini e ragazzi, insieme alle loro famiglie, che vivono in condizione di disagio, coinvolgendo direttamente circa 8.000 organizzazioni, tra Terzo settore, scuole, enti pubblici e privati. Con i Bambini inoltre ha promosso con openpolis l’Osservatorio sulla povertà educativa minorile, per qualificare il dibattito e fornire ai decisori dati e informazioni importanti sul fenomeno in Italia. www.conibambini.org

 

Pubblicato in Nazionale

Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI), nell'ambito dei progetti Sciabaca e Oruka, ha presentato al Governo italiano una richiesta di accesso alle informazioni riguardanti il finanziamento di un milione di euro erogato all'UNHCR per un'azione straordinaria di evacuazione verso il Ruanda di richiedenti asilo e rifugiati detenuti nei campi di detenzione in Libia. Si tratta di un'operazione senza precedenti, in quanto coinvolge un paese, il Ruanda, diverso da quelli di origine, di transito e di destinazione.

“Vista l'instabilità del contesto libico e l'estrema vulnerabilità delle persone interessate, ASGI intende verificare con attenzione, alla luce delle informazioni e dei documenti richiesti al Governo, quali siano le attività svolte e soprattutto le garanzie per i diritti fondamentali dei beneficiari”.

Il finanziamento è parte del c.d. "Fondo Africa", attraverso il quale a partire dal 2017 l'Italia ha finanziato una serie di misure volte a limitare i flussi migratori provenienti dalla Libia. Negli ultimi anni, “ASGI ha ripetutamente utilizzato la legge sull'accesso civico o FOIA (Freedom of information Act) per esercitare il proprio diritto in quanto società civile di promuovere la trasparenza dell'operato della pubblica amministrazione, particolarmente in merito ad attività che riguardano la Libia”.

ASGI confida “nell'accoglimento della richiesta e nella tempestiva trasmissione di tutte le informazioni richieste, tutt'al più con l'esclusione, debitamente motivata, di dati particolarmente sensibili che potrebbero compromettere la sicurezza o le relazioni internazionali”.   

 

 

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