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Venerdì, 13 Dicembre 2019

Articoli filtrati per data: Mercoledì, 20 Novembre 2019 - nelPaese.it

Dal I al 3 dicembre Elea Teatro, la compagnia teatrale di Industria Scenica, sale sul palco dell’Everest per portare in scena la sua ultima produzione “Che forma hanno le nuvole?”, uno spettacolo dedicato alla fascia 6-9 anni, liberamente ispirato al romanzo Le avventure di Jacques Papier di Michelle Cuevas, che indaga il momento in cui si saluta con tristezza e stupore l’infanzia per diventare adulti.

La compagnia con questo spettacolo si confronta per la prima volta con la drammaturgia per bambini , proponendo un viaggio magico tra poesia e momenti rocamboleschi, in quel sottile confine in cui i bambini diventano grandi e abbandonano qualcosa per poter crescere. La rappresentazione parla al pubblico con semplicità e con una poetica delicata che si muove fra un linguaggio buffo, leggero, fragile e una scenografia imponente, animata da proiezioni, illustrazioni e giochi di luci . L’indagine più profonda della narrazione esplora un mondo invisibile, innescando complicità relazionali fra quello che succede in scena e i giovanissimi spettatori. Lo fa, in particolare, mettendo al centro del racconto due personaggi - Vera e Nemo - alla ricerca di sé e del loro spazio nel mondo. Partendo dallo spunto narrativo dell’ amico immaginario di Vera, Nemo, i nvisibile ai più, ma molto importante per lei, lo spettacolo propone una riflessione sulla crescita dell’individuo, sul passaggio dall’infanzia all’adolescenza e, più in generale, sull’importanza delle nostre azioni nei confronti degli altri, intese come mezzo per lasciare qualcosa al prossimo.

Come nelle edizioni passate, riprendendo la modalità tipica dell’ambito musicale (in cui l’esibizione dell’headliner è preceduta da quella dei cosiddetti “gruppi spalla”), gli spettacoli di compagnie e attori affermati saranno spesso preceduti da estratti di spettacoli di compagnie emergenti, inseriti nella sezione Apripista . Durante questo appuntamento, ad aprire le rappresentazioni di Elea Teatro saranno domenica 1 dicembre il Gruppo Teatrale NonSoloMamme con una performance il Gruppo Favoleggiamo con una mostra e lunedì 2 dicembre la Compagnia Teatro Ex Drogheria con lo spettacolo The Shake.

Dopo questa rappresentazione saranno altri quattro gli spettacoli in programma nel ricco cartellone della Stagione Teatrale Autunno/Inverno 2019/2020 dell’Everest creato grazie al contributo del Comune di Vimodrone , del Ministero per i Beni e le Attività Culturali , di Regione Lombardia , del Circuito Regionale Multidisciplinare C.L.A.P.Spettacolodalvivo , di Fondazione Cariplo e di BCC (filiale di Vimodrone).

La Stagione Teatrale dell’Everest è anche occasione di incontro delle Associazioni della zona per collaborare e cooperare. Per questo motivo gli argomenti degli spettacoli che l’Everest ospita fanno riferimento a tematiche di attualità, cercando anche di accogliere le richieste del proprio pubblico. Nasce così il progetto “Adotta uno spettacolo”, all’interno del quale gli enti coinvolti, insieme ai gruppi e le Associazioni di Vimodrone, prendono a cuore uno spettacolo, promuovendolo e sostenendolo insieme a Industria Scenica. Questa produzione, in particolare, e stata adottata dal Gruppo NonSoloMamme e dal Gruppo Favoleggiamo.

Una stagione teatrale che, già dal titolo della campagna che intende comunicarla, L’Arte e nelle tue mani , vuole distinguersi non solo in quanto programmazione di spettacoli, ma come una vera azione di Partecipazione Culturale , in cui è lo stesso territorio a essere coinvolto in prima persona e a scegliere una proposta di espressioni artistiche per i suoi abitanti e non solo: portare il teatro in un luogo che da sempre è stato punto di incontro rappresenta la grande sfida di far rivivere e rigenerare uno spazio particolare, un ex dopolavoro, al fine di trasformare l’Everest in una “piazza al coperto” dove varie forme d’arte possano sempre di più incrociarsi e contaminarsi.

Pubblicato in Lombardia

In occasione del sisma dell’agosto 2016, le Cooperative aderenti a Legacoop hanno istituito un fondo destinato alle popolazioni colpite dal terremoto e alle Cooperative presenti nei territori oggetto della catastrofe. Nel cratere sismico laziale, parte di questi aiuti sono stati destinati alla Cooperativa Rinascita 78 di Illica e alla Cooperativa Agricola Zootecnica Grisciano, situata nell’omonima frazione del Comune di Accumoli, che ha subito ingenti danni alle proprie strutture ricettive e di ricovero degli animali.

Il prossimo 6 dicembre Legacoop Nazionale e Legacoop Lazio realizzeranno, presso la sede della Cooperativa Grisciano, una giornata di approfondimento sul tema della ricostruzione post sisma nell’Italia centrale, seguita dall’inaugurazione delle nuove strutture donate alla Cooperativa.

Intervengono tra gli altri  Claudio Di Berardino, Assessore Lavoro e nuovi diritti, Formazione, Scuola e diritto allo studio universitario, Politiche per la ricostruzione della Regione Lazio; Enrica Onorati, Assessore Agricoltura, Promozione della Filiera e della Cultura del Cibo, Ambiente e Risorse Naturali della Regione Lazio; Mauro Lusetti, Presidente Legacoop Nazionale; Antonio Fontanella, Sindaco di Amatrice; Franca D’Angeli, Sindaco di Accumoli; Massimo Pelosi, Responsabile Legacoop Lazio Distretto Lazio Nord; Anna Vettigli, Responsabile Legacoopsociali Lazio.

Nel corso della giornata verrà inoltre presentato il progetto “Comunità in Gioco” di CoopAID, la Task force intercooperativa Legacoop dedicata al sostegno psico-sociale post emergenze.

 

 

Pubblicato in Lazio

Nuovo appuntamento del tavolo di coprogettazione avviato dal progetto Prima I, selezionato da impresa sociale Con i bambini nell'ambito del Fondo a contrasto della povertà educativa minorile, a Crotone. L'incontro tra diversi esponenti della "comunità educante" serve a perseguire l'obiettivo di creare ulteriori reti a supporto degli obiettivi progettuali e non solo.

La riunione si terrà il 29 novembre alle ore 16, nella sede Arci LeCentoCittà  in Via M. Alicata 18. Si tratta del secondo tavolo di coprogettazione promosso dai partner calabresi di Prima I che in una nota invitano tutti i soggetti interessati a partecipare.

"Con questo secondo incontro si intende proseguire lo spazio di confronto tecnico apertosi il 13 giugno durante il 1° incontro, rilanciando il ruolo della scuola - spiegano i partner di Crotone-  all'interno del tessuto cittadino, come luogo che va oltre la dimensione dell'apprendimento ma può diventare luogo incontro. Un tavolo dove si possa immaginare una città a misura di bambino e dove tutti, dal terzo settore agli enti fino alle forze dell'ordine possano contribuire al miglioramento della qualità della vita e del ben-essere. Per questo motivo vi invitiamo a partecipare al Tavolo portando un vostro contributo/riflessione".

La partecipazione al tavolo di Prima I è aperta a tutti coloro che vogliano contribuire, ognuno nel proprio settore e con le proprie competenze, a creare una vera squadra che lavori in sinergia "per contrastare la povertà educativa, migliorare le condizioni di vita delle famiglie con bambini ed apportare benefici al territorio", aggiungono le realtà del terzo settore coinvolte nel progetto.

L'invito è esteso anche alla stampa che, all'interno della "comunità educante", ha un ruolo determinate nell'educazione/informazione dei cittadini sulle tematiche che saranno affrontate.

 

Pubblicato in Calabria

I risultati del progetto CrossCare, guidato dalla Cooperativa Itaca e recentemente concluso, sono stati presentati nei giorni scorsi a Isola (Slovenia) alla “Conferenza congiunta di progetti di cooperazione interistituzionale nel campo della salute nell’ambito del programma di cooperazione Interreg Italia-Slovenia 2014-2020”, svoltasi all’Università del Litorale – Facoltà delle Scienze della Salute. Nel corso dei lavori è emerso, quale punto cardine, come la cooperazione transfrontaliera sia necessaria per armonizzare politiche e pratiche che rivestono importanza fondamentale per comunità che vivono e lavorano a cavallo tra Italia e Slovenia.

La giornata ha visto la presentazione dei risultati dei progetti Integra, CrossCare, Memori.net e Salute-Zdravstvo. Per CrossCare sono intervenuti Luca Spagnol della Cooperativa Itaca su “Modello di assistenza integrata agli anziani” e Miha Kranic di Deos su “Un nuovo modello transfrontaliero dal punto di vista degli utenti diretti”.

CrossCare ha promosso azioni in Friuli Venezia Giulia, Veneto e Slovenia volte a supportare una presa in carico innovativa degli anziani fragili over 65 e delle loro famiglie, puntando su un nuovo modello. Il progetto ha, infatti, elaborato uno specifico Protocollo di cooperazione transfrontaliera CrossCare che è stato sottoscritto da tutti i partner e dai partner associati, seguendo un modello congiunto transfrontaliero per la presa in carico integrata e personalizzata dell’anziano fragile. Il Modello CrossCare, sperimentato nei PSA – Punti Servizi Anziani delle Residenze protette partner di Sacile attraverso Cooperativa Itaca, Itis a Trieste, Francescon a Portogruaro (Ve), Odu Koper a Capodistria (Slovenia) e Deos a Lubiana (Slovenia), ha coinvolto oltre 350 beneficiari.

Tra i punti cardine della sperimentazione CrossCare la definizione chiara che la prevenzione precoce e la qualificazione del servizio domiciliare siano elementi chiave nelle strategie di invecchiamento attivo, nonché l’assunto che la presa in carico debba basarsi sulla diagnosi sociale e sull’individuazione di indicatori utili alla misurazione delle relazioni sociali, oltre che dei parametri strettamente clinici, in stretta connessione con la rete di servizi territoriale.

Rispetto alla sostenibilità degli obiettivi raggiunti, le politiche regionali si stanno evolvendo in Friuli Venezia Giulia verso un sistema integrato per la gestione dell’invecchiamento della popolazione con una forte attenzione all’assistenza a domicilio, di cui CrossCare ha fornito un esempio concreto. Prevenzione e invecchiamento attivo sono riconosciuti, in questa prospettiva, come fattori fondamentali per lo sviluppo delle future politiche in tema di invecchiamento. In questo contesto, assumono particolare significato sia il fatto che il Protocollo CrossCare sia stato sottoscritto da 14 firmatari, compresi i principali attori istituzionali in Italia e Slovenia, sia che la Cooperativa Itaca sia stata invitata a partecipare al Tavolo permanente per l’aggiornamento continuo del Val.graf, strumento per la valutazione multidimensionale longitudinale degli anziani.

Il futuro non può prescindere, pertanto, da una maggiore integrazione (orizzontale) dei servizi legati all’invecchiamento e all’assistenza sociale, come anche da una maggiore integrazione (longitudinale) del sistema in termini di prevenzione. Va proseguito il monitoraggio dell’invecchiamento della popolazione, ma vanno parimenti stimolati sia l’invecchiamento attivo nella società, sia la crescita di una comunità più consapevole sui temi dell’invecchiamento, sempre nell’ottica della priorità dell’assistenza domiciliare rispetto a quella residenziale.

Nell’ambito della conferenza si è tenuta, infine, una tavola rotonda con i rappresentanti di diverse organizzazioni governative, non governative e partner progettuali, alla quale per la Regione Friuli Venezia Giulia era presente Massimiliano Mahnic della Direzione per la salute e il benessere sociale della Regione Friuli Venezia Giulia (partner associato di CrossCare), dalla quale è emerso come sia fondamentale che le parti politiche mettano a fattor comune quegli ambiti e quelle tipologie di servizi dove è concretamente possibile intervenire, e su quegli ambiti concentrare sforzi e risorse nella prossima programmazione.

Guidato dalla Cooperativa sociale Itaca (lead partner), “CrossCare. Approccio integrato transfrontaliero nella cura dell’anziano” ha riunito in partenariato Asp Itis Trieste, Residenza per anziani Giuseppe Francescon di Portogruaro, Regione Friuli Venezia Giulia – Direzione centrale salute, politiche sociali e disabilità, Regione del Veneto – Direzione Servizi Sociali, Azienda Assistenza Sanitaria n. 5 Friuli Occidentale di Pordenone, Azienda Unità Locale Socio Sanitaria n. 4 Veneto Orientale, Città di Sacile e Servizio Sociale dei Comuni Livenza Cansiglio Cavallo; in Slovenia di Odu Koper-Casa costiera del pensionato Capodistria, società Deos, Irssv – Istituto nazionale sloveno per il welfare, Ministero del Welfare della Repubblica di Slovenia, Ministero della Salute della Repubblica di Slovenia e Casa della sanità di Capodistria.

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

La Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap ha adottato come centrale nella propria piattaforma politica il tema della discriminazione e della violenza contro le bambine, le ragazze e le donne con disabilità. Nell’ultimo Congresso (2018) ha approvato una mozione specifica che rappresenta anche la strategia della FISH. Nei mesi seguenti ha promosso, fra le altre azioni, una ricerca specifica VERA (acronimo per Violence Emergence, Recognition and Awareness) in collaborazione con Differenza Donna, i cui dati, analizzati dalla ricercatrice Lucia Martinez si presentano pubblicamente il 20 novembre 2019.

La Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap si assume “responsabilmente il ruolo di stimolare e informare e, come in questa occasione, raccogliere e diffondere quei dati che promuovano la consapevolezza e l’adozione di politiche e strategie adeguate”.

L’indagine VERA - Violence Emergence, Recognition and Awareness approfondisce la tematica della violenza sulle donne con disabilità: sono stati compilati 519 questionari da parte di altrettante donne con disabilità, che vanno dai 16 agli 81 anni. 171 donne su 519 intervistate (pari al 33% del totale) dichiarano di aver subito violenza in qualche forma da parte del partner attuale o di un ex, di un familiare, di un conoscente, di uno sconosciuto o di un operatore. Notevole però è la differenza tra la violenza percepita e la violenza realmente subita. A fronte della domanda esplicita e generica, a rispondere affermativamente sono appunto il 33%.

Ma se si considerano le più dettagliate domande inerenti le singole forme di violenza rispondono affermativamente, quindi dichiarano di averle subite, 339 donne, pari al 65,3% delle intervistate. Ciò ad indicare che molto spesso le donne stesse faticano a riconoscere e definire come “violenza” un atto che le danneggia, se non è di natura strettamente fisica o sessuale. Complessivamente la forma di violenza più ricorrente è la violenza psicologica subita dal 54% delle donne; segue la molestia sessuale - che include anche le violenze 1 a sfondo sessuale che si verificano attraverso il web (37%); la violenza fisica (24%) e la violenza economica (7%). I differenti tipi di violenza possono presentarsi isolatamente, ma più spesso sono combinati insieme tra loro: nel gruppo di donne intervistate coloro che hanno subito violenza l’hanno subita mediamente in tre forme diverse.

L’autore delle violenze nell’80% dei casi è una persona nota alla vittima, con diversi gradi di prossimità. Nel 51% dei casi si tratta di una persona affettivamente vicina, ossia il partner, attuale o passato, o un altro familiare; nel 21% si tratta di un conoscente e nell’8% di un operatore (con questo termine si intende una persona che assiste professionalmente la donna con disabilità). Nel restante 20% dei casi l’autore della violenza è uno sconosciuto. n L’incidenza della violenza subita varia anche a seconda della condizione e della disabilità delle donne. Fra le intervistate, dichiarano di aver subito almeno una forma di violenza l’82% delle donne con una limitazione cognitiva/intellettiva e l’85% di quelle con una disabilità psichiatrica.

Le donne con una disabilità plurima hanno subito violenza nel 74% dei casi, rispetto al 64% registrato tra quelle con un solo tipo di limitazione. Le donne assistite dai servizi sociali subiscono più spesso violenza (75%) rispetto alle donne non assistite dai servizi sociali (63%). Le donne che abitano da sole, o con il loro assistente, dichiarano più sovente violenza (73%) rispetto a quelle che vivono col partner o con i genitori (rispettivamente 60% e 64%). n Solo il 37% delle donne che dichiarano di aver subito una qualche forma di violenza tra quelle indicate afferma di aver reagito. Nella maggior parte dei casi (37%) le donne hanno reagito contestualmente all’atto di violenza, fermando il maltrattante; nel 27% dei casi hanno denuncia la violenza (nel senso più lato del termine; quindi non intendono solo la denuncia alle forze dell’ordine); il 16% delle donne ha allontanato il maltrattante e il 7% ha abbandonato la casa – della famiglia di origine o del partner – in cui si svolgeva la violenza. Una quota più residuale di donne ha deciso di confidarsi, in cerca di aiuto, con la propria rete di familiari e amici (6,5%) o si è rivolta al servizio competente, ossia ad un Centro antiviolenza (5,6%).

 

Pubblicato in Nazionale

Il Collettivo Curatoriale, composto dagli studenti della IX edizione del Luiss Master of Art, Master Universitario di I livello della Luiss Business School, con la supervisione scientifica di Achille Bonito Oliva, presenta HABITAT. Relazioni trasversali, mostra che riflette sul tema dell’habitat contemporaneo in relazione alla pratica artistica. Dal 3 dicembre 2019 al 14 gennaio 2020 negli spazi della Casa delle Letterature, in piazza dell’Orologio 3 a Roma.

Il concetto di Habitat è rappresentato dalle opere di artisti di diversa generazione e linguaggio attraverso tre declinazioni del tema: Naturale, Urbano, Virtuale.  Riflettono l’habitat naturale le opere di Giorgio Andreotta Calò, Gohar Dashti e Roberto Ghezzi. Quello urbano, Ugo La Pietra, Margherita Moscardini e Superstudio.  L’habitat virtuale Carola Bonfili, Carolin Liebl con Nikolas Schmid-Pfähler e Guido Segni.  Pittura, scultura, fotografia, video e installazioni sono dislocate negli spazi interni ed esterni del prestigioso complesso borrominiano della Casa delle Letterature.

In mostra anche le opere di Giulia Berra, Maria Di Stefano e Elena Mazzi, finaliste della IV edizione del Premio Internazionale Generazione Contemporanea istituito dalla Luiss Business School per promuovere l’arte contemporanea italiana e straniera, sostenere gli artisti under 35 e dare vita alla collezione permanente d’arte contemporanea della Scuola.

Durante l’inaugurazione sarà annunciato il vincitore scelto da una giuria presieduta da Achille Bonito Oliva. Il Collettivo Curatoriale ha compiuto tutti i passaggi progettuali e organizzativi della mostra, dal concept alla scelta degli artisti, dagli allestimenti alla comunicazione, fino alla redazione di un catalogo. Il volume si articola in quattro fascicoli che ripercorrono ed espandono i contenuti della mostra sottolineando la divisione teorica in Naturale, Urbano e Virtuale.

“Habitat è uno stato attivo. Un meccanismo di funzionamento delle cose, che deve essere dinamico per poter evolvere. Come l’uomo. A ben guardare, la specie umana è l’unica in grado di creare delle condizioni endogene che facilitino la vita in un certo luogo, e allo stesso tempo, di adeguarsi alle condizioni allogene che si trova a dover affrontare: l’umanità non solo si adatta all’habitat in cui si trova, ma lo modifica in modo da renderlo più funzionale. Questo si sviluppa come una fitta trama di interconnessioni di diversa natura che, compenetrandosi, si influenzano e si alimentano a vicenda. Relazioni trasversali che toccano più piani dell’esistenza: Naturale, Urbano, Virtuale. Nella traduzione nel linguaggio dell'arte contemporanea, queste tre ramificazioni vogliono mettere in risalto come questi habitat differenti ma complementari, siano dispensatori di risvolti estetici e possano rivestire un ruolo attivo nella definizione dell'opera d’arte”.

Anche la scelta della sede espositiva è coerente alla complessità del tema. La Casa delle Letterature di Roma Capitale, diretta da Maria Ida Gaeta, è uno dei più importanti centri di interazione tra le letterature, le arti e i linguaggi della comunicazione culturale. La mostra sarà accompagnata, nell’arco della sua durata, da un ciclo di tre conferenze con l’intento di indagare il tema dell’habitat con un approccio interdisciplinare: martedì 10 dicembre l’intervento del critico e studioso dei rapporti tra arte, cinema e media Valentino Catricalà, giovedì 18 dicembre di MeP - Movimento Emancipazione della Poesia e giovedì 9 gennaio di Paolo d’Angelo, professore di Estetica all’Università di Roma Tre. Nel corso della serata inaugurale del 3 dicembre si svolgerà la performance “Oh boy! Body Nobody” di Jacopo Miliani.

Il Collettivo Curatoriale è composto da: Laura Bertani, Maristella Burchietti, Giulia Caropreso, Stefania Catapano, Maria Anna Chiatti, Giulia Chiocchio, Cristina Corbò, Carolina Di Giacomo, Eugenia Formisano, Virginia Fungo, Arianna Gabrielli, Iris Gentili, Alice Lo Curcio, Flavia Lorusso Caputi, Silvia Mangia, Martina Margioni, Ilaria Marra, Margherita Meda, Costanza Mirto, Costanza Morera, Davide Silvioli, Giulia Sorani, Carlotta Spinelli, Adriana Talia, Anastasia Vicari, Francesca Ziroli Aprile.

La mostra è organizzata con il contributo di Accademia Filangieri - Della Porta e 3E, Environment Energy Economy, e con la collaborazione di Casale del Giglio.

 

Pubblicato in Cultura

Circa 20.000 persone sono arrivate in Bosnia quest'anno nella speranza di continuare il loro viaggio verso nord e cercare protezione in altri paesi europei. Le sempre più restrittive misure di sicurezza lungo i confini balcanici, le durissime condizioni di vita aggravate dall'inverno in arrivo e le testimonianze di violenti respingimenti dalla Croazia rendono la Bosnia uno dei nodi più difficili lungo le rotte della migrazione in Europa. Lo vedono ogni giorno le équipe di Medici Senza Frontiere (MSF) che forniscono cure mediche e psicologiche lungo il confine.

"Due settimane fa ho provato il 'gioco', come diciamo quando proviamo ad attraversare il confine. Ma la polizia croata ci ha scoperto e ha preso me e tutti gli altri. Ci hanno picchiati, hanno preso le nostre giacche, borse, telefoni, soldi e scarpe. Poi ci hanno rimandati a Velika Kladusa, in Bosnia. Nel mio gruppo c'erano anche bambini di dodici anni, la polizia ha picchiato anche loro. Succede sempre" racconta Khaan*, che si è presentato con altre 30 persone al centro medico del villaggio di Zavalje, dove MSF fornisce assistenza medica quattro volte a settimana.

Di notte, con temperature vicino allo zero, quasi 4.000 persone dormono in edifici abbandonati e ripari di fortuna intorno alle città di confine di Bihac e Velika Kladusa o nelle tende del campo di Vucjak. Il campo doveva essere una soluzione temporanea offerta dalle autorità locali per cercare di dare un riparo alle persone lasciate fuori dai campi ufficiali. Ma non risponde a nessuno standard umanitario e si trova in un'area disseminata di mine, il cui terreno è contaminato dal metano, gas altamente infiammabile. Nonostante questo, il 13 novembre le autorità hanno annunciato che il campo rimarrà così per tutto l'inverno e verrà usato per ospitare i nuovi arrivi.

"Qui la situazione è terribile. Non ho mai dovuto dormire in una tenda prima d'ora", racconta Muhallil*, originario del Pakistan, che da due mesi vive a Vucjak con il fratello di 16 anni. "Durante la notte, il gelo penetra attraverso la tenda e quando piove entra l'acqua. Il cibo è cattivo, i bagni sono così sporchi che non possiamo usarli e l'acqua delle docce è gelata".  

"Il campo di Vujcak è un posto pericoloso e disumano. Nessun essere umano dovrebbe vivere così" dichiara Nihal Osman, vice coordinatore di MSF nell'area. "Le persone arrivano alla nostra clinica in ciabatte, senza calze né giacche, molti di loro soffrono di infezioni respiratorie e malattie della pelle dovute alle terribili condizioni in cui vivono. Ci si spezza il cuore a vedere e curare queste persone, sapendo che a fine giornata dovranno tornare alle loro tende e dormire per terra. È inaccettabile che questo campo rimanga aperto. Dovrebbero chiuderlo ora".

Da agosto, in collaborazione con il Ministero della Salute della Bosnia, MSF ha rilanciato le proprie attività mediche in due località al confine per rispondere ai bisogni medici di migranti e richiedenti asilo al di fuori dei centri ufficiali, in particolare vittime di violenza e violenza sessuale. Da allora le équipe di MSF hanno fornito circa 1.200 consultazioni mediche a persone che altrimenti non avrebbero ricevuto cure. Molti dei pazienti di MSF sono minori non accompagnati.

"Le persone che non sono registrate in campi ufficiali non hanno accesso ad alcun tipo di servizio e sono più esposte al rischio di violenza" conclude Osman di MSF. "Con le nostre attività vogliamo raggiungere queste persone, che sono le più vulnerabili. Se le autorità non forniranno a queste persone ripari sicuri, appropriati e adatti ad affrontare l'inverno, temiamo sia solo una questione di tempo e le persone inizieranno a morire."

 

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Il 20 novembre è la giornata internazionale del ricordo transgender, il TdoR. Dal 2008 al 30 settembre 2019, negli ultimi 11 anni, 3314 trans sono state uccise. In Europa sono state 149, nel Nord America e in Sud America 251, in Asia 276, in Africa 17 e in Oceania 9.

Siamo di fronte a una vera e propria mattanza. Nel nostro Paese Napoli rappresenta la città che nel 2016 registrò il record negativo di omicidi di persone trans ma al tempo stesso è anche luogo vivo di denuncia e mobilitazione transgender con l’associazione Transnapoli.

E oggi come ogni 20 novembre è previsto l'appuntamento al palazzetto Urban dove alle 17 saranno proiettati tre video a cui seguirà un dibattito. Successivamente è prevista una fiaccolata lungo via Toledo in memoria delle vittime della violenza contro le persone transessuali.

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