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Venerdì, 06 Dicembre 2019

Articoli filtrati per data: Giovedì, 21 Novembre 2019 - nelPaese.it

Dopo una prima risposta d'emergenza alle alluvioni che hanno inondato la Somalia, causando oltre 270.000 sfollati, Medici Senza Frontiere (MSF) ha avviato cliniche mobili per portare cure in diverse aree del distretto di Beledweyne, uno dei più colpiti.

Dopo alcuni giorni senza pioggia l'acqua si sta ritirando, ma decine di migliaia di sfollati vivono ancora in ripari di fortuna nelle zone più elevate della città. I danni a strade e infrastrutture sono visibili. Acque di fogna e alluvionali si sono mischiate, contaminando i pozzi. Le riserve di cibo sono state spazzate via e pozze stagnanti sono ovunque, creando ambienti perfetti per la proliferazione delle zanzare, che diffondono malaria e altre malattie. L'ospedale distrettuale è stato inondato e le consultazioni mediche sono state interrotte. Da tre settimane la struttura è fuori uso e pochissime forniture mediche potranno essere utilizzate.

Con l'aeroporto locale chiuso per diversi giorni, MSF ha portato via terra scorte di cibo terapeutico, acqua potabile, tende e beni di prima necessità come coperte, secchi e utensili per cucinare, e ha costruito latrine e servizi igienico-sanitari. Le équipe mediche stanno trattando malattie trasmesse dalle zanzare come la malaria, diarrea e febbri di origine sconosciuta. I bambini arrivano con infezioni del tratto respiratorio come la polmonite, e i livelli di malnutrizione, già alti prima delle alluvioni, stanno peggiorando.

MSF è preoccupata per possibili picchi di malaria ed epidemie di malattie trasmesse dall'acqua contaminata, come il colera, come racconta Mariano Lugli, supervisore dei progetti di MSF in Somalia, in questo VIDEO. Per MSF servono sforzi concertati e coordinati tra le organizzazioni umanitarie e le autorità locali per continuare a mobilitare l'assistenza necessaria e garantire che gli aiuti raggiungano le persone in tempo. È cruciale migliorare con urgenza le condizioni igienico-sanitarie a Beledweyne e facilitare l'accesso all'acqua pulita per evitare la diffusione di malattie.

Ecco la testimonianza di Mohamed Kalil, esperto di affari umanitari per MSF in Somalia e Somaliland, che ha partecipato all'intervento di emergenza nelle aree alluvionate.

"Beledweyne è una grande città della Somalia centrale, con palazzi alti e una vibrante attività commerciale. È spesso interessata da piogge stagionali, ma questa volta il fiume Shabelle si è gonfiato a tal punto per l'acqua proveniente dagli altipiani dell'Etiopia, che a fine ottobre i suoi argini si sono rotti e la città si è quasi completamente allagata. Siamo arrivati con un piccolo team a Beledweyne il 31 ottobre. Quello che doveva essere una valutazione si è subito trasformata in una risposta di emergenza date le enormi necessità. Le inondazioni hanno colpito tutti, ricchi e poveri, con una forza che le persone del luogo non ricordano di aver mai visto. Tutti sono stati costretti a lasciare le loro case e luoghi di lavoro. Nel quartiere degli uffici, il livello dell'acqua era così alto da non poter essere nemmeno misurato. Alcune persone si sono spostate sui tetti e sono rimaste isolate, altre sono state messe in salvo dalle barche che hanno raggiunto le loro case."

Vediamo molta sofferenza. La maggior parte delle persone vive in ripari di fortuna, spesso semplicemente vestiti tesi intorno a bastoni di legno o legati agli alberi, e ci vorrà molto tempo perché possano rientrare a casa. Sono in condizioni di tale vulnerabilità che spesso è un dilemma decidere chi ha più bisogno. Ho visto adulti e bambini fare a turni per usare le tende. Ho visto donne partorire in condizioni igieniche terribili e una madre malnutrita disperata che aveva perso il marito e non riusciva ad allattare i suoi gemelli appena nati. Un giorno, mentre visitavamo un'area per valutare i bisogni, ho visto una donna molto anziana che cercava rifugio in un riparo estremamente precario. Giorni dopo, quando siamo tornati per portarle una tenda, era troppo tardi, la donna era morta.

Gli aiuti distribuiti finora sono stati una goccia nell'oceano. Alcune famiglie si dividono addirittura il PlumpyNut, il cibo terapeutico che diamo ai bambini durante i trattamenti per malnutrizione. Altre hanno finito per bere acqua piovana. Moltissimi non hanno adeguata protezione per le giornate molto calde e le fredde notti ventose."

MSF lavora in Somalia dal 1991. Nel 2013, a causa di gravi attacchi al proprio personale, è stata costretta a ritirare le proprie équipe dal paese, dove ha riavviato le attività mediche nel maggio 2017. Oggi MSF supporta due ospedali regionali a Baidoa e Galkayo, gestisce programmi nutrizionali e prepara la risposta a epidemie in diverse aree del paese. Nel Somaliland MSF supporta diagnosi e trattamento di pazienti affetti da Tubercolosi resistente ai farmaci. Nel 2018 le équipe di MSF in Somalia e Somaliland hanno effettuato 86.600 visite mediche, curato 1.540 bambini malnutriti e assistito 690 parti. 

 

Pubblicato in Dal mondo

Cile, torna l’incubo Pinochet. Mentre sui social network rimbalza l’ipotesi di una morte atroce per la mimo Daniela Carrasco, trovata impiccata lo scorso 20 ottobre, con la denuncia di movimenti femministi su una tortura e poi uccisione della 36enne artista di strada, Amnesty International presenza la sua indagine: ecco i crimini delle forze di sicurezza cilene contro i manifestanti. E gli attivisti.

Le forze di sicurezza sotto il comando del presidente Sebastián Piñera – principalmente le forze armate e i carabineros (la polizia nazionale) – sono responsabili di attacchi generalizzati e dell'uso di una forza non necessaria ed eccessiva con l'obiettivo di colpire e punire i manifestanti. Queste azioni hanno finora causato cinque morti, mentre migliaia di persone sono state torturate, sottoposte a maltrattamenti o ferite in modo grave.

Lo ha dichiarato oggi Amnesty International, al termine di una missione di ricerca in Cile. "Le intenzioni delle forze di sicurezza cilene sono chiare: colpire chi manifesta per disincentivare la partecipazione, ricorrendo all'atto estremo di praticare la tortura e la violenza sessuale contro i manifestanti. Invece di prendere misure per fermare la gravissima crisi dei diritti umani, le autorità sotto il comando del presidente Sebastián Piñera appoggiano questa politica della punizione da oltre un mese, col risultato che le vittime di violazioni dei diritti umani aumentano ogni giorno", ha dichiarato Erika Guevara-Rosas, direttrice di Amnesty International per le Americhe.

"La responsabilità penale individuale non può limitarsi a processare gli autori materiali delle violazioni dei diritti umani. Garantire la giustizia e la non ripetizione implica sanzionare coloro che hanno dato gli ordini nella piena consapevolezza dei crimini commessi o li hanno tollerati", ha aggiunto Guevara-Rosas.

Secondo l'Istituto nazionale dei diritti umani, almeno cinque persone sono morte per mano delle forze di sicurezza e oltre 2300 sono state ferite: di queste, 1400 sono state raggiunte da colpi di arma da fuoco e 220 hanno subito gravi traumi agli occhi. La Procura ha registrato oltre 1100 denunce di maltrattamenti e tortura e 70 denunce di violenza sessuale a carico di pubblici ufficiali. Secondo i carabineros, nessun pubblico ufficiale è stato ucciso e vi sono stati circa 1600 feriti – 105 in modo grave – tra le forze di sicurezza.

Le manifestazioni, iniziate a metà ottobre per protestare contro l'aumento delle tariffe del trasporto pubblico, si sono poi estese alla richiesta di una società più giusta in cui lo stato garantisca diritti quali quelli alla salute, all'acqua, all'educazione e alla qualità della sicurezza sociale, in un paese profondamente iniquo.

Amnesty International ritiene che le violazioni dei diritti umani e i crimini di diritto internazionale commessi dalle forze di sicurezza non siano fatti isolati o sporadici ma, invece, costituiscano una costante del modus operandi praticato in tutto il paese principalmente dai carabineros. Il livello di coordinamento richiesto per sostenere la repressione violenta delle proteste nel corso di un mese fa ragionevolmente concludere che vi siano responsabilità ai più alti livelli per aver ordinato o aver tollerato la repressione. Ciò, naturalmente, dovrebbe essere chiarito attraverso indagini indipendenti e imparziali.

La decisione del presidente Piñera di dispiegare l'esercito nelle strade a seguito della proclamazione dello stato d'emergenza ha avuto conseguenze catastrofiche. Sia coloro che hanno deciso di affidare all'esercito il controllo delle manifestazioni con l'uso della forza letale, sia coloro che hanno sparato contro le persone che manifestavano, causando morti e feriti gravi, devono essere sottoposti a indagini e, ove vi siano prove sufficienti, essere giudicati da un tribunale indipendente e imparziale.

Durante e dopo lo stato d'emergenza i dirigenti dei carabineros, così come coloro con funzioni superiori, invece di esercitare un controllo effettivo per prevenire o reprimere la commissione di atti di violenza hanno permesso che tutto ciò continuasse col conseguente aumento delle denunce di maltrattamenti, torture e danni oculari irreversibili. La mancata prevenzione di queste azioni, quando in presenza dell'obbligo di farlo, è motivo di responsabilità individuale secondo il diritto internazionale.

Finora, Amnesty International ha documentato 23 casi di violazioni dei diritti umani nelle regioni di Valparaíso, Tarapacá, Bío-Bío, Antofagasta, Coquimbo, Maule e Araucanía e in 11 comuni della regione metropolitana di Santiago, verificatisi tra il 19 ottobre e l'11 novembre. Attraverso i suoi esperti, l'organizzazione per i diritti umani ha convalidato oltre 130 contenuti fotografici e video sull'uso non necessario ed eccessivo della forza.

Crimini di diritto internazionale e gravi violazioni dei diritti umani, commessi in modo intenzionale e generalizzato

Uso letale della forza

Amnesty International ha potuto documentare cinque uccisioni a carico delle forze di sicurezza cilene durante lo stato d'emergenza proclamato dal presidente Piñera il 19 ottobre: quattro ad opera delle forze armate, uno dei carabinieri. Due delle vittime sono state uccise da armi per uso militare. Attraverso l'analisi delle immagini ricevute, Amnesty International ha potuto confermare che le forze armate hanno usato armi letali in modo indiscriminato contro manifestanti privi di armi in almeno quattro casi. Si è identificato l'uso di fucili semiautomatici Galil Ace e Famae Sg 540 e di pistole semiautomatiche munite di proiettili letali. Sono stati osservati agenti della Polizia investigativa cilena e carabineros mentre sparavano proiettili veri. Gli standard internazionali vietano l'uso di armi del genere per disperdere le proteste.

Romario Veloz, un cittadino ecuadoriano di 26 anni, è stato colpito al collo da un proiettile esploso da un soldato mentre partecipava a una piccola manifestazione nella città di La Serena. Appena arrivato nelle vicinanze di un parco, l'esercito ha iniziato a sparare indiscriminatamente contro i manifestanti. Le immagini mostrano che, quando è stato colpito, Romario Veloz stava camminando tranquillamente con le mani in tasca.

Nella stessa occasione Rolando Robledo, 41 anni, è rimasto ferito al torace da un colpo esploso da un soldato. Ha trascorso vari giorni in coma con prognosi riservata. Secondo i testimoni oculari, le autorità non hanno aiutato i feriti e, anzi, hanno continuato a sparare contro altri manifestanti intenti a prestare i primi soccorsi. A Curicó, José Miguel Uribe, 25 anni, è morto dopo che un militare gli ha sparato al torace. Stava prendendo parte a un corteo spontaneo di giovani che avevano temporaneamente bloccato la circolazione stradale. I soldati arrivati sul posto hanno iniziato a sparare contro chiunque. Secondo i testimoni oculari, nessun militare presente ha prestato soccorso a José Miguel.

Maltrattamenti e torture

Una delle principali forme di repressione nei confronti dei manifestanti è stato il ricorso ai maltrattamenti e, in misura minore, alla tortura: si tratta di crimini di diritto internazionale. Oltre a un caso di morte a seguito di maltrattamenti, Amnesty International ha documentato finora tre casi di tortura, anche di tipo sessuale. La morte di Alex Nuñez, 39 anni, ad opera dei carabineros è stata la conseguenza di un pestaggio selvaggio. Alex stava attraversando una manifestazione per fare una consegna a Maipú, nella regione metropolitana di Santiago, quando è stato bloccato da tre carabineros che lo hanno gettato a terra e preso a calci alla testa e al torace. È morto il giorno dopo.

Fino a questo momento, la Procura cilena ha ricevuto 16 denunce di violenza sessuale da parte delle forze di sicurezza. Una di queste riguarda Josué Maureira, violentato con un bastone mentre si trovava in custodia di polizia. Alcuni carabineros lo hanno ferito ai glutei con un oggetto tagliente e lo hanno offeso per via del suo orientamento sessuale.

Un altro caso riguarda una persona picchiata brutalmente in piazza Ñuñoa, a Santiago. Questa persona, che ha chiesto l'anonimato, è stata aggredita da 12 carabineros mentre stava manifestando pacificamente facendo rumore con una pentola e un cucchiaio. Ha perso la vista da un occhio, ha subito una frattura al setto nasale, la lussazione di una spalla, la rottura di tre costole e lesioni a un polmone.

Un ulteriore caso ha avuto luogo a Isla de Maipo, nella regione metropolitana. I carabineros hanno arrestato Cristóbal Alexis "Flen", 30 anni, e lo hanno picchiato durante le ore di detenzione. Un ufficiale dei carabineros ha impedito a un medico di prendere nota di tutte le ferite, una prassi che è stata frequentemente segnalata ad Amnesty International e che presuppone che si cerchi di occultare la commissione di reati. Quando Amnesty International ha incontrato l'uomo, 19 giorni dopo, questi presentava ancora segni di emorragia a entrambi gli occhi ed ematomi su diverse parti del corpo.

Amnesty International ha anche documentato nove casi di investimento, o tentato investimento, di manifestanti da parte dei carabineros e delle forze armate, lungo le strade di Colina, Quilpué, Santiago, Viña del Mar e Valparaiso. Un soldato ha ucciso in questo modo Manuel Rebolledo, 23 anni, a Talcahuano. Oltre ai casi documentati, Amnesty International ha verificato oltre 30 contenuti audiovisivi in cui si vedono carabineros e soldati accanirsi ingiustificatamente e senza ragione apparente contro i manifestanti. Questo è accaduto nei confronti di persone già fermate e rese inoffensive, per sgomberare proteste pacifiche e persino contro bambini e adolescenti nelle città di Valparaiso, Viña del Mar, Antofagasta e Concepción.

Ferimenti gravi e uso di armi potenzialmente letali

Nonostante il diritto internazionale esiga che le armi da fuoco con munizioni potenzialmente letali (compresi i proiettili di gomma) siano usate solo in casi eccezionali, quando vi sia un immediato pericolo per la vita o l'incolumità di una persona e comunque a condizione che si causi il minor danno possibile, Amnesty International ha registrato l'uso costante dei fucili a pallettoni nel corso delle proteste.

Oltre al caso di un manifestante ucciso a colpi d'arma da fuoco, Amnesty International ha documentato 14 casi di danni all'integrità fisica – sette dei quali implicanti lesioni oculari irreparabili – e ha verificato attraverso le immagini quasi 20 operazioni di questo tipo. I carabineros hanno usato fucili Benelli M3 ed Escorts Aimguard con munizioni potenzialmente letali in modo ingiustificato, generalizzato, indiscriminato e mirando alla testa.

Kevin Gómez, 24 anni, è morto il 21 ottobre a Coquimbo per, secondo il referto medico, "una ferita toracico-polmonare causata da più proiettili". Secondo testimoni, un soldato ha improvvisamente aperto il fuoco contro l'uomo, che era privo di armi, senza preavviso e da breve distanza.

A Cerrillos, nella regione metropolitana, una ragazza di 15 anni è stata ripetutamente colpita durante una manifestazione pacifica da un agente che le ha sparato da una camionetta in movimento. È stata raggiunta all'occhio sinistro, alla fronte, sul collo e a una spalla.

Un altro caso riguarda un uomo di 24 anni colpito 18 volte da un carabinero in una strada di Santiago. Nelle immagini si vede l'uomo protestare contro i carabineros che avevano aggredito un suo amico; uno di loro gli spara a bruciapelo colpendolo alle gambe, alle braccia, al torace, sul naso e a un occhio, provocandogli lesioni oculari gravi. In almeno 11 casi Amnesty International ha registrato l'uso inadeguato e in quantità allarmante dei gas lacrimogeni all'interno di ospedali, università, negozi e persino scuole, coinvolgendo bambini, adolescenti e altre persone che richiedevano al contrario particolare attenzione.

Un carabinero ha lanciato un candelotto lacrimogeno contro Natalia Aravena, 24 anni, senza preavviso e mentre stava manifestando pacificamente. Anche lei è entrata nel gruppo di persone che hanno riportato gravi danni agli occhi a causa dei candelotti lacrimogeni o dell'uso dei cannoni ad acqua.Amnesty International ha riscontrato anche l'uso di granate fumogene con possibile contenuto di esacloroetano, un agente chimico estremamente tossico e pericoloso che viene usato nei conflitti armati ed è vietato durante le manifestazioni. Il 14 novembre a Temuco un gruppo di soccorritori è stato attaccato con granate fumogene e cannoni ad acqua mentre stata prestando le prime cure mediche a persone ferite.

Limitazioni al lavoro dei difensori dei diritti umani

Durante la crisi un'infinità di movimenti e organizzazioni per i diritti umani hanno cercato di assistere le persone ferite, di pretendere il rispetto delle persone arrestate e di aiutare a sporgere denunce.

In varie occasioni le autorità hanno ostacolato il lavoro di avvocati, difensori dei diritti umani e personale medico impedendo loro l'accesso a commissariati e ospedali. Il 21 e il 22 ottobre rappresentanti dell'Istituto nazionale dei diritti umani si sono visti impedire l'ingresso al pronto soccorso dell'ospedale "Posta Central", dove si trovavano decine di feriti. Amnesty International ha documentato casi di persone colpite dai proiettili mentre prestavano i primi soccorsi e di attivisti e difensori dei diritti umani minacciati per impedire loro di svolgere il loro lavoro.

Il 29 ottobre Jorge Ortiz, un funzionario dell'Istituto nazionale dei diritti umani, è stato colpito da sei proiettili mentre stava monitorando lo svolgimento di una manifestazione a Santiago. Nonostante indossasse la divisa dell'Istituto, un carabinero gli ha sparato senza alcun motivo e poi ha rifiutato di soccorrerlo.

"La situazione in Cile non può andare avanti in questo modo. Le autorità devono vigilare affinché coloro che difendono i diritti umani e le organizzazioni della società civile possano svolgere il loro lavoro liberamente, senza alcun tipo di pressione, minaccia o rappresaglia", ha dichiarato Ana Piquer, direttrice generale di Amnesty International Cile. "Purtroppo le violazioni dei diritti umani commesse durante questa crisi non sono una novità ed erano già state denunciate da noi così come dal resto della società civile cilena negli ultimi anni. Questa tragica pagina della storia cilena deve servire una volta per tutte per arrivare a quelle riforme istituzionali e strutturali che la società chiede, come la riforma delle forze di polizia e la garanzia dei diritti sociali", ha concluso Piquer.

Un biscotto fatto con il cuore, che fa nascere il futuro. Arriva dall’incontro fra un aspirante pasticcere, Jacopo Corona, e un operatore sociale, Gianluca Di Lorenzo, con la vita di una mamma di un ragazzo con disabilità, Silvia Spegne, l’idea di creare il microbiscottificio Frolla, con sede ad Osimo (Ancona), dove produrre biscotti speciali fatti, “con il sorriso”, da persone speciali. Queste persone, che oggi sono cooperatori sociali, hanno presentato, e soprattutto fatto assaggiare, le loro specialità nel buffet organizzato per l’assemblea regionale di Legacoopsociali Marche, che si è svolta all’Istao di Ancona.

“L’attenzione ad innovare, l’apertura di nuovi servizi per noi hanno sempre un filo conduttore: le risposte ai bisogni della comunità – ha detto Fabio Grossetti, direttore Legacoop Marche e responsabile Legacoopsociali Marche, raccontando questa esperienza durante l’assemblea di Legacoopsociali Marche -, la cooperativa sociale di inserimento lavorativo Frolla, che abbiamo voluto per il nostro appuntamento assembleare, dimostra che è possibile realizzare progetti innovativi e di qualità finalizzati all’integrazione sociale di persone svantaggiate, riducendo in questo modo le condizioni che possono determinare situazioni di emarginazione”.

Il biscottificio della cooperativa Frolla, ha detto Grossetti, “realizza un prodotto di pasticceria di alto livello: un biscotto fatto come una volta, con farine esclusivamente locali. È conosciuto, è sul mercato e oggi ci sono 13 ragazzi disabili che lo producono. Questa è solo una delle decine di cooperative sociali impegnate nelle nostre comunità. Per questo continueremo a sostenere e sviluppare progetti che danno senso, forza ed entusiasmo al nostro fare, per andare assieme oltre questo “tempo delle crisi””.

 

Pubblicato in Marche

La crisi della salute mentale e della cura psichiatrica: da Napoli parte una proposta nazionale. Il 26 novembre alle ore 16, all'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, in via Monte di Dio 14, sarà presentata la proposta di legge del Forum Diritti e Salute riguardante l'istituzione di un Garante Nazionale della Salute Mentale. 

"Per contrastare la drammatica sperequazione dei livelli di salute mentale tra le regioni italiane e prendere in carico l'estrema fragilità dei pazienti psichiatrici, che penalizzano in modo particolare il meridione d'Italia, è oramai ineludibile l'istituzione di un Garante Nazionale della Salute Mentale - afferma Francesco Blasi, direttore della Unità Operativa di Salute Mentale della Asl Napoli 1 centro - in questa occasione verrà presentata una proposta di legge in tal senso, che sostengo con forza insieme alla totalità dei miei colleghi".

A promuovere l’iniziativa è anche Francesco Maranta, portavoce del Forum Diritti e Salute: “Un garante sulla salute mentale perché ormai è sotto gli occhi di tutti che non c’è una carenza di legislazione, a partire dalla 180, che garantisce cura e tutela a chi ha un crisi psichica. Queste cure e tutele, però, mancano in una regione come la Campania e in tante altre regioni italiane, tranne qualche eccezione. In questa situazione di disparità la figura di un Garante che osserva e faccia osservare la legislazione è necessaria”.

“Centinaia di casi – aggiunge Maranta - dimostrano che l’assistenza psichiatrica è la cenerentola della sanità e provoca aumenti di Tso, oltre a uno stato di prostrazione delle famiglie dei pazienti. Tutto ciò deve terminare: accendiamo questo faro sulle condizioni della psichiatra e coin

Interverranno familiari, operatori, utenti, associazioni del campo della salute mentale. Introduce Massimiliano Marotta, presidente dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, interverranno Franco Maranta, portavoce del Forum Diritti e Salute e Blasi, direttore salute mentale della Asl Napoli 1 centro. Modera la giornalista Amalia De Simone. 

 

Pubblicato in Salute

Braccialetti azzurri al polso per scendere in campo contro l'omofobia. Arcigay lancia il progetto "Italia in campo contro l'omofobia" con l'obiettivo di sensibilizzare al tema dell'omofobia e dell'odio in tutte le sue forme il mondo dello sport, che tanto può e deve dare in termini di educazione, rispetto e amicizia. 

L'iniziativa si svilupperà durante tutto il campionato 2019/2020 e si articolerà come segue: chiederemo a società sportive di aderire, donando loro un braccialetto di color azzurro, il colore della nazionale Italiana, con la scritta "Italia in campo contro l'omofobia", braccialetti donati da Gestalt Eventi, un'agenzia che ha deciso di scendere in campo per i diritti civili.

Il braccialetto verrà indossato dagli allenatori e dalle allenatrici durante il campionato come testimonianza di una presa di posizione direttamente sui campi da gioco. In considerazione del fatto che lo sport è composto da squadre, società sportive e tifosi, il progetto si rivolge anche alle tifoserie che potranno aderire. In questa seconda ipotesi, i braccialetti verranno regalati a tutti i tifosi, che potranno indossarlo e fotografarsi durante le partite, per poi condividere le immagini attraverso i propri social network usando gli hashtag #ItaliaInCampoControLomofobia #ScendoInCampo. 

Tutte le società sportive e le tifoserie aderenti verranno caricate in una mappa specifica del progetto posizionata sul sito www.arcigaysport.it cosi da avere sempre aggiornamenti sul numero di adesioni.

"Crediamo profondamente che lo sport, inseme alle famiglie e alla scuola, sia uno dei luoghi in cui una persona venga formata al rispetto e al valore delle differenze - spiega Marco Arlati, responsabile Sport di Arcigay.- Purtroppo nel 2019 lo sport è ancora uno degli ambienti in cui  fare coming out risulta molto difficile ed è per questo che il nostro progetto non ha come scopo solo abbattere l'omofobia in campo, ma diffondere un segnale forte a tutti i giocatori, che vorrebbero fare coming out, ma a causa della paura di conseguenze negative, non effettuano questo passo.La discesa in campo da parte di società sportive e tifosi sono dei segnali forti del loro posizionamento nei confronti delle tematiche dei diritti civili e del rispetto della persona, indipendentemente dal suo orientamento sessuale e dell'identità di genere". 

Società sportive, squadre o gruppi di tifosi possono aderire inviando la  richiesta a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Pubblicato in Sport sociale

Si è aperto mercoledì 20 novembre, con un evento ospitato a partire dalle 9:30 nella Sala della Giunta di Palazzo San l'undicesimo Festival Del Cinema dei Diritti Umani di Napoli, dedicato al tema dell'ambiente come da titolo "Il Clima che verrà".

Nell'occasione è stato lanciato l'appello per l'immediata liberazione di Silvia Romano, la giovane cooperante rapita un anno fa in Kenya mentre lavorava come volontaria per la ONLUS Africa Milele. Obiettivo primario è non far calare il silenzio sulla sua scomparsa. A lanciare l'appello da Napoli i rappresentanti delle Ong e delle associazioni umanitarie internazionali (come Amnesty ed Emergency), protagoniste del primo giorno del Festival. La giornata è stata un'occasione per parlare del lavoro della Organizzazioni Non Governative (ONG). 

Nel pomeriggio il Festival si è spostato nella sua "casa naturale", lo Spazio Comunale Piazza Forcella per due appuntamenti di valore internazionale. Alle 18.30 Francesco Quatrano, attivista e collaboratore della regista Lara Lee, presenterà il movimento Cultures of Resistance e l'ultimo film della cineasta sull'affondamento delle Isole Salomone, "Wantoks - Dance of Resilience in Melanesia" in anteprima nazionale.

A seguire - inserimento dell'ultimo minuto nel già ricco calendario di questa edizione del Festival - la terza proiezione in Italia (anticipata solo da Roma e Milano) di Interdependence. Il film, introdotto da Lorenza Faessler Pascuzzo, (responsablile degli affari giuridici dell'Ambasciata Svizzera in Italia), è in realtà l'unione di 11 corti realizzati da 11 diversi registi di fama internazionale che hanno unito le loro forze per sensibilizzare le persone rispetto ai problemi ambientali più pressanti e agli effetti del cambiamento climatico, contribuendo ad un film unico nel suo genere.

Composto da corti tra i 7' e gli 11' (docu-fiction, drammi, commedie, fantascienza, videoarte), i film non Illustrano soltanto gli impatti negativi del degrado ambientale e dell'irreversibile dissesto climatico attraverso storie di vita vera e fiction realistica, ma accennano a possibili soluzioni. Interdepedence è una Produzione ART for The World (ONG associata al Dipartimento ONU della Pubblica Informazione, fondata da Adelina Cüberyan von Fürstenberg), con il patrocinio - tra gli altri - delle Nazioni Unite, sede di Ginevra.

Pubblicato in Cultura

È fondamentale che si ricostituisca al Parlamento Europeo l’inter-gruppo “Economia Sociale e Terzo settore”, uno strumento politico che può giocare un ruolo importantissimo per costruire davvero una nuova Europa più sociale e più sostenibile”. È l’appello della portavoce del Forum Terzo Settore Claudia Fiaschi rivolto agli eurodeputati in occasione dell’evento promosso dalla rete di associazioni europee Social Economy Europe organizzato ieri a Bruxelles presso il Parlamento Europeo.

Per regolamento un inter-gruppo europeo può essere formato con il parere favorevole di almeno 3 forze politiche diverse “Numeri sui quali possiamo già contare – spiega Fiaschi – ma che potrebbero non essere sufficienti se la proposta di formazione di questo inter-gruppo, già presente nella scorsa legislatura, non risultasse fra le più votate. Ecco perché siamo a Bruxelles, per rivolgere un forte appello a tutto il Parlamento attraverso il racconto di una esperienza Made in Italy concreta e unica in Europa per radicamento e biodiversità.”

“L’incontro di Bruxelles – continua Fiaschi – è stata infatti l’occasione per condividere i risultati di politiche efficaci e sperimentate nel nostro Paese che hanno fatto perno su una economia sociale basata sullo stretto rapporto tra Pubblica Amministrazione e Terzo settore per creare misure di sostegno e sviluppo delle comunità.”

Strumenti collaborativi come la co-programmazione e la co-progettazione hanno permesso a numerose amministrazioni pubbliche di ridefinire i propri servizi sui territori grazie alla stretta collaborazione con il Terzo settore. I risultati positivi sono evidenti in tema di sostenibilità ambientale e soddisfazione dei cittadini coinvolti nei nuovi processi decisionali dell’ente pubblico. Un sistema che è stato poi normato dalla stessa riforma del Terzo settore.

“Per questo motivo – conclude Fiaschi – è importante che l’Italia, con questo bagaglio di esperienza, sia partecipe, non in modo solo formale, alla costruzione di una nuova Europa. Auspichiamo quindi che siano in primis gli europarlamentari italiani a farsi promotori della formazione e riconferma di questo inter-gruppo, che rappresenta una importante opportunità per comprendere il nuovo orizzonte di sviluppo di un’Europa capace di raccogliere le sfide del futuro.”

 

Pubblicato in Nazionale

Il gioco, il divertimento, lo studio, la salute, ma anche i diritti negati, la povertà, lo sfruttamento, la guerra. Mercoledì 20 novembre a Bologna, in occasione della Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, inaugura la mostra fotografica “Children”, in programma all’Auditorium Enzo Biagi della Biblioteca Salaborsa (piazza del Nettuno 3) fino a lunedì 6 gennaio. Promossa da Legacoop Bologna e da Legacoopsociali, e curata da Monica Fantini e Fabio Lazzari con fotografie a cura di Biba Giacchetti, la mostra presenta, per la prima volta insieme, gli scatti di Elliot Erwitt , Steve McCurry - Official Page e Dario Mitidieri tre autori profondamente diversi dal punto di vista espressivo, ma accomunati dalla volontà di testimoniare in prima persona la partecipazione emotiva alle vicende dei bambini che hanno incontrato negli angoli più remoti del mondo, laddove il diritto primario all’esistenza e quelli irrinunciabili all’uguaglianza, alla giustizia, alla libertà e alla pace, vengono calpestati nel silenzio e nell’oblio.

“Il gioco e la negazione del gioco sono il tema della mostra, in cui le fotografie di McCurry, Elliott e Mitidieri, in dialogo con la scenografia di Peter Bottazzi, ci conducono a riflettere sul primario diritto alla spensieratezza dei bambini e sul nostro dovere come adulti di garantire loro un ‘tempo buono’ in cui possano crescere uguali – dicono i curatori –. Una mostra che guarda l’universale della popolazione per riposizionarla proprio all’altezza dei più piccoli: ossia al futuro”.

Le immagini di Steve McCurry sono sempre a colori e producono un senso di stupore e di meraviglia per l’eccezionalità espressiva del momento e l’intensità degli sguardi che l’autore è riuscito a catturare. Nel caso di Dario Mitidieri, la scelta di utilizzare il bianco e nero e l’apparente normalità delle scene producono un tipo di partecipazione emotiva diversa ma ugualmente forte, rendendo in modo efficace quella che Hannah Arendt definiva “la banalità del male”.

Elliott Erwitt scandisce invece nell’infanzia il tempo nel suo scorrere, nel suo farsi futuro e storia insieme. Tema prevalente di tutti gli autori è quello del gioco, spesso senza il sorriso e la spensieratezza che dovrebbero accompagnare questa attività fondamentale per la crescita e lo sviluppo delle bambine e dei bambini. E al gioco si richiama anche la scenografia di Peter Bottazzi, che colloca le immagini di McCurry, Mitidieri ed Erwitt su strutture che rimandano alle giostre, ai blocchi di legno per le costruzioni e a un abaco, simboli del diritto al divertimento, alla fantasia e all’istruzione.

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

Nelle cooperative aderenti a Legacoop continua ad essere improntato al pessimismo, seppur in lieve miglioramento rispetto al quadrimestre precedente, il sentiment riguardo all’andamento a breve del sistema Paese, mentre prevale l’ottimismo sulla ripresa della domanda dei propri prodotti/servizi. È quanto emerge dall’ultima rilevazione congiunturale, relativa agli andamenti del secondo quadrimestre 2019 e alle prospettive per i prossimi 4/5 mesi, effettuata nel mese di ottobre dall’Area Studi di Legacoop, in collaborazione con SWG, su un panel rappresentativo di cooperative di varie dimensioni e settori di attività che a fine anno realizzavano un fatturato di quasi 23,6 miliardi (il 37% di quello complessivamente realizzato da tutte le cooperative Legacoop) ed impiegavano oltre 156mila addetti (pari al 40% dell’occupazione complessiva). 

“Le nostre cooperative colgono qualche piccolo segnale di miglioramento pur in un contesto di sostanziale stagnazione dell’economia -sottolinea Mauro Lusetti, Presidente di Legacoop- e confermano, come del resto è accaduto negli anni peggiori della crisi, una buona capacità di tenuta, e in molti casi di crescita, in particolare sul fronte dell’occupazione e degli investimenti. Prosegue anche l’impegno per l’innovazione, dal punto di vista sia del ricorso alle agevolazioni di industria 4.0 sia sociale, con quasi un terzo delle cooperative che sperimenta forme di conciliazione vita/lavoro.Vorremmo che il nostro contributo alla crescita del Paese trovasse un sostegno nelle misure della legge di bilancio: per questo auspichiamo che nell’iter parlamentare possa essere migliorata, per evitare il rischio di appesantire l’attività delle imprese con ulteriori oneri economici e complicazioni burocratiche”.

Le prospettive a 4/5 mesi: peggiora il sentiment sull’andamento a breve del Sistema Paese; più ottimismo sulla ripresa della domanda dei propri prodotti/servizi, sull’occupazione e sulla dinamica degli investimenti La rilevazione registra il permanere di un sentiment improntato al pessimismo dei cooperatori riguardo all’andamento a breve del Sistema Paese rispetto alla congiunturale precedente. La quota di chi prevede un ulteriore ribasso dell’economia italiana (il 18,8% del campione) è infatti nettamente superiore a quella di chi si aspetta un aumento (il 5,8%).

Decisamente più ottimistico, invece, il sentiment dei cooperatori circa la ripresa della domanda dei propri prodotti/servizi, in misura, tra l’altro, più marcata rispetto al quadrimestre precedente: le attese favorevoli si attestano al 20,3% delle risposte. A livello settoriale si prevede una risalita della domanda soprattutto nel settore cultura-turismo-media, seguito dalla cooperazione agroalimentare e dalla cooperazione sociale. Per quanto riguarda il lavoro, nei prossimi mesi quasi il 70% delle cooperative intervistate prevede di mantenere invariati i livelli occupazionali. Tuttavia le previsioni di crescita dell’occupazione (18,8% del campione) continuano ad essere più elevate rispetto a quelle di diminuzione (11,5%). Questo saldo positivo interessa sia le grandi che le pmi

Riguardo agli investimenti, le previsioni sono positive In misura superiore rispetto al quadrimestre precedente: il 23,3% del campione prevede, infatti, un aumento degli investimenti contro l’11,5% che invece li ridurrà. Nelle grandi cooperative, nessuna delle quali ridurrà la quota dei propri investimenti, le aspettative di crescita sono superiori rispetto alle piccole e medie. In aumento, infine, la quota (il 18,8%) delle cooperative che utilizzeranno le agevolazioni di Industria 4.0.Il superammortamento, l’iper ammortamento, il credito d’imposta alla ricerca e la nuova Sabatini sono le agevolazioni che più delle altre saranno utilizzate.

Il quadro complessivo del 1° quadrimestre: migliora l’andamento della domanda, l’occupazione cresce in linea con le aspettative, crescono le politiche di sostegno alla conciliazione Nel secondo quadrimestre dell’anno le cooperative aderenti a Legacoop registrano un miglioramento della domanda ed una crescita dell’occupazione in linea con le aspettative.

Per quanto riguarda la dinamica della domanda interna, la rilevazione registra, al contrario del quadrimestre precedente,un numero di imprese che hanno dichiarato una ripresa (il 15,2%)più alto rispetto a quelle che hanno riscontrato un ulteriore calo (il 13%). Male, invece, la domanda estera, dove prosegue il rallentamento già registrato nei mesi scorsi: sono il 23,3% le cooperative che registrano una flessione della domanda contro il 13,3% di quelle che indicano una ripresa.

Di segno sicuramente positivo i dati relativi all’occupazione. Nelsecondo quadrimestre le indicazioni di aumento dell’occupazione hanno infatti trovato conferma in linea con le aspettative: il 20% del campione ha incrementato il numero degli occupati. La più alta concentrazione di imprese chehanno aumentato i propri dipendenti si registra nei comparti delle cooperative culturali, dei servizi e sociali.Da segnalare che il 29% del campione delle cooperative (in aumento del 4% rispetto al quadrimestre precedente) ha attivato o programmato politiche a sostegno della conciliazione vita/lavoro.

 

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Il blogger e critico musicale Luca D'Ambrosio prosegue il suo viaggio alla scoperta della musica con un nuovo e insolito progetto editoriale a metà strada tra il racconto e il saggio. Si intitola Musica migrante. Dall'Africa all'Italia passando per il Mediterraneo (Arcana, 2019) e vede le prefazioni dell'artista africana Angélique Kidjo e del giornalista Valerio Corzani. 

Prendendo spunto dalle drammatiche testimonianze dei migranti arrivati in Italia all'inizio del terzo millennio, l'autore di questo libro decide di partire alla scoperta delle musiche di un intero continente: l'Africa. È un viaggio narrativo intrapreso con curiosità, entusiasmo e persino un pizzico di incoscienza che, tuttavia, riesce a mettere in evidenza alcuni aspetti umani, storici, culturali e finanche statistici di un universo musicale estremamente vasto e multiforme. È il background di una nuova generazione costretta ad abbandonare la propria terra, giovani africani che hanno attraversato prima il deserto e poi il Mediterraneo nel rischioso tentativo di trovare un futuro migliore, portandosi dietro un bagaglio di suoni e memorie che viaggiano sempre di più sulla Rete. 

Musica migrante è un libro sui generis che racconta e analizza con semplicità e leggerezza la "musica africana", fra tradizione e nuove contaminazioni, alla luce di una società e di un mercato discografico sempre più globalizzati e digitali. «È veramente importante oggi raccontare la storia della nostra musica mentre si segue la migrazione dei popoli africani» Angélique Kidjo

«D'Ambrosio prova a occuparsi delle musiche di un bacino vasto come quello dell'Africa settentrionale e dell'Africa subsahariana. Parte, come giusto, dalle fondamenta per arrivare anche ai nuovi generi di musica popolare urbana. Si concede anche lo sfizio di approfondire alcuni temi apparentemente marginali come gli archivi digitali africani e i musicisti di seconda generazione in Italia» Valerio Corzani

Luca D'Ambrosio (Sora, 1970) è un blogger con la passione per la musica. Ideatore e responsabile di Musicletter.it e della Targa Mei Musicletter (Premio nazionale per il giornalismo musicale sul web), ha scritto per webzine (Sentireascoltare, Extra! Music Magazine) e riviste («Il Mucchio Selvaggio», «Gazzetta Italia», «La Rivista»). È stato consulente musicale di due programmi radiofonici della Rappresentanza in Italia della Commissione europea. È membro della giuria delle Targhe Tenco. Nel 2018 ha pubblicato per Arcana La musica, per me.

 

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