Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Lunedì, 06 Luglio 2020

Mercoledì, 27 Novembre 2019 - nelPaese.it

“Quando la politica si separa dalla cultura anche l'istituzione si allontana dalla società. I bisogni allora si disperdono in soluzioni d'emergenza, lasciando alla nostalgia il desiderio di una comunità sociale. Si resta allora soli e chiusi nella gabbia della rabbia e della ribellione dell'istante. Napoli non può essere lasciata all'immagine della città ribelle, del malumore, della camorra e dell'abbandono. Napoli ha bisogno di una rivoluzione culturale perché la città si faccia scuola dei propri valori di partecipazione. Napoli è una città interiore”. Così il filosofo Giuseppe Ferraro presenta Filosofia Fuori le Mura.

 Filosofia Fuori le Mura è una pratica educativa sui luoghi d'eccezione, sui confini interni alla Città, confini di voci, escluse, recluse o perdute. Vuole fare della Città una Scuola e ritrovarne i suoi sentimenti, abitarla dei legami che la sostengono e la liberano.

Venerdì 29 novembre alle ore 17.30 nell'Aula San Tommaso in San Domenico Maggiore, incontro sulla Città che diventa scuola, presentazione della Scuola Pubblica per la Politica e del Manifesto per la Città. Incontro aperto a ingresso gratuito.

 

Pubblicato in Campania

Nell'udienza del 27 novembre, la pubblica accusa ha chiesto fino a 15 anni di carcere per Taner Kiliç, e Idil Eser - rispettivamente, presidente onorario ed ex direttrice di Amnesty International Turchia - e per altri quattro difensori dei diritti umani per reati di terrorismo.

"Questa vendicativa richiesta ignora le prove d'innocenza e sfida ogni logica", ha dichiarato Marie Struthers, direttrice di Amnesty International per l'Europa. "Le accuse di terrorismo contro Taner, Idil e gli altri quattro imputati sono state ripetutamente confutate durante le precedenti nove udienze ed è evidente oggi, come lo era fin dall'inizio, che i cosiddetti '10 di Istanbul' e Taner sono finiti sotto processo unicamente per il loro lavoro in favore dei diritti umani. Devono essere assolti", ha aggiunto Struthers.

Se condannati, i sei imputati rischiano fino a 15 anni di carcere. La prossima, e presumibilmente, ultima udienza, si terrà il 19 febbraio 2020.

Nel dettaglio, la pubblica accusa ha chiesto la condanna di Taner Kiliç per "appartenenza a un'organizzazione terroristica" e di Idil Eser, Günal Kurşun,  Özlem Dalkıran, Nejat Taştan e Veli Acu per "appoggio a un'organizzazione terroristica senza farne parte". La pubblica accusa ha chiesto l'assoluzione per Ali Gharavi, İlknur Üstün, Nalan Erkem, Peter Steudtner e Şeyhmus Özbekli.

Pubblicato in Dal mondo

La Giunta regionale del Piemonte ha presentato un disegno di legge che introduce delle regole draconiane per i cittadini di etnia rom che vivono nei "campi" formali della Regione. Associazione 21 Luglio,  Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione (ASGI)  e il Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC) considerano discriminatorie le misure incluse in questo disegno di legge oltre a rappresentare un'ulteriore violazione dei diritti umani per i rom che vivono nei cosiddetti "campi nomadi" in Italia.

Il disegno di legge intitolato "Norme in materia di regolamentazione del nomadismo e di contrasto all'abusivismo" è stato approvato dalla Giunta l'8 novembre 2019 dopo essere stato presentato dalla Lega, formazione politica che controlla quasi la metà dei seggi nel consiglio.

Il disegno di legge mira all'abolizione dei "campi rom" formali, senza fornire percorsi di inclusione adeguati, né alternative abitative. Il disegno di legge stabilisce inoltre che i cittadini rom potranno rimanere nelle "aree di transito" formali per un periodo massimo e non superiore ai tre mesi. Questa misura impone de facto il nomadismo su una fascia di popolazione rom già di per sé vulnerabile e socialmente fragile e su delle comunità rom che nella maggior parte dei casi non sono definibili come "nomadi", se non nei soli casi in cui risultano oggetto di sgombero forzato.

Alma Azovic, un'attivista rom che vive a Torino, letto il disegno di legge ha affermato: "Un disegno di legge del genere è abominevole perché va indietro invece di andare avanti. Parliamo sempre di campi e nient'altro! " Ulteriori misure vengono previste inoltre per i cittadini rom che vogliono vivere nelle "aree di transito", e nello specifico l'obbligo di presentare il numero di immatricolazione e l'assicurazione dei veicoli di proprietà al Comune di riferimento, nonché l'applicazione obbligatoria del microchip per gli animali domestici al fine di poter accedere ad un alloggio. Tali requisiti non sono richiesti per la presentazione delle richieste di accesso alle case di edilizia residenziale pubblica e di housing sociale che coinvolgono i "non rom".

E ancora, secondo il disegno di legge i rom potranno essere allontanati da dette aree nel caso in cui abbiano rifiutato una proposta di inserimento lavorativo o di frequenza scolastica dei bambini irregolare.

Inoltre, in base al nuovo disegno di legge, le nuove "aree di transito" rom saranno monitorate attraverso degli impianti di sorveglianza. Il presidente di ERRC Ðorđe Jovanović ha dichiarato che "il disegno di legge dimostra una comprensione assolutamente equivoca delle comunità rom, qualificate come nomadi, che vivono in Italia e tale documento evidenzia che qui non vi è in realtà alcuna intenzione di attuare politiche che mirano effettivamente a favorire l'inclusione dei rom. Se le autorità vogliono effettivamente proteggere i diritti e migliorare la vita dei rom in Piemonte, dovrebbero investire risorse ed energie in soluzioni integrate che forniscano percorsi di inclusione dei rom nell'istruzione, nel settore abitativo, nel lavoro e nei servizi sociali".

Il presidente di Associazione 21 luglio, Carlo Stasolla ha affermato che "a partire dagli anni '80, si è sedimentata l'errata convinzione che i rom in Italia appartenessero a una cultura nomade; tale concezione ha consentito la creazione dei cosiddetti "campi nomadi". Una vasta letteratura scientifica, supportata anche dalla Strategia Nazionale, ritiene invece che il fenomeno del nomadismo debba essere relegato ad un lontano passato. Per tale motivo, questo disegno di legge, oltre ad essere discriminatorio e incostituzionale, si basa su una totale mancanza di conoscenza della questione dei rom in Italia e nella regione Piemonte".

La proposta di legge regionale appare di dubbia legittimità costituzionale e internazionale, anche sotto un profilo della competenza legislativa regionale. Inoltre la proposta di legge viola l'art. 120, comma 1 della Costituzione italiana che vieta ad ogni regione di prevedere provvedimenti che ostacolino la circolazione e il soggiorno delle persone e il loro lavoro.

Nel 2018 nella Regione Piemonte risultavano insistere sul territorio diciannove "campi nomadi" formali nei quali vi abitano 2.175 rom, la maggior parte dei quali sono cittadini italiani. Questo disegno di legge si rivolge alle suddette comunità rom trattandole come dei criminali imponendo loro controlli, sanzioni e sorveglianza, misure quest'ultime contrarie ai loro diritti fondamentali in quanto cittadini italiani e in quanto esseri umani.

Associazione 21 Luglio, ASGI ed ERRC ritengono che questo disegno di legge sia "di natura discriminatoria e non soddisfi le esigenze e i bisogni dei rom in Piemonte. Se implementato, questo disegno di legge che parla di nomadi, sgomberi e campi come le uniche soluzioni per i rom ivi dimoranti avrà come effetto un'ulteriore segregazione delle comunità rom presenti sul territorio e continuerà e perpetrare il ciclo vizioso di sgomberi forzati, persecuzione e povertà". Le organizzazioni stanno vagliando tutte le opzioni, comprese le vie legali, per contestare questo disegno di legge discriminatorio.

 

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Ottenere sinergie per erogare servizi che mirino a ottimizzare l’offerta attuale nell’assistenza socio sanitaria e siano in grado di recuperare risorse da reinvestire nell’offerta. Questi gli obiettivi principali del protocollo siglato da Confindustria Dispositivi Medici, Federazione di Confindustria che rappresenta le imprese dei dispositivi medici e Legacoopsociali,  l'Associazione Nazionale che raggruppa le cooperative e le imprese a margine del workshop “Innovazione nell’offerta dei servizi per la domiciliarità: nuove partnership pubblico privato” nell’ambito del Forum Risk Management.

Di fronte all’aumento dei cittadini che richiedono prestazioni socio sanitarie, a una loro crescente complessità data anche dall’incremento dei pazienti con più patologie, e alla modifica dei fabbisogni che ha visto spostare i trattamenti offerti dal sistema di welfare dal presidio ospedaliero al domicilio è fondamentale che i servizi siano sempre più coordinati, integrati tra loro e vicini alle esigenze delle persone. Il protocollo mira, infatti, all’efficientamento e  alla sostenibilità dei servizi sociosanitari per liberare risorse umane e finanziarie da reinvestire nel sistema, attraverso una serie di azioni pratiche.

In particolare, prevede la definizione di un sistema di classificazione dei servizi offerti attraverso una piattaforma informatica congiunta, per ottenere una più efficiente mappa dello stato dell’arte in termini di offerta,  la condivisione del patrimonio informativo disponibile relativo  alla domanda socio assistenziale e l’analisi dei fabbisogni per trecciare modelli dell’evoluzione della domanda e  formulare proposte ai soggetti istituzionali. A questi obiettivi saranno aggiunti percorsi formativi  specifici che possono contribuire a rendere i sistemi più capaci di rispondere ai cambiamenti in atto nel mondo dell’assistenza sociosanitaria.

 “Siamo orgogliosi di questo accordo che  rappresenta un esempio virtuoso di collaborazione tra mondo imprenditoriale e cooperativo e sottolinea l’indispensabilità dei servizi nella pratica quotidiana di assistenza domiciliare - ha dichiarato Fabio Faltoni, Presidente dell’Associazione Servizi e Telemedicina di Confindustria Dispositivi Medici. In questa direzione va anche la nascita all’interno di Confindustria Dispositivi Medici di Home and Digital Care, associazione che raccoglie le imprese fornitrici di servizi per la cura e l’assistenza delle persone a livello territoriale e domiciliare e che, forte del proprio know how, si pone l’obiettivo di contribuire in modo determinante allo sviluppo di un sistema socio sanitario e assistenziale più efficiente nella convinzione che l’industria debba sempre più rispondere alle esigenze dei pazienti con una offerta all’altezza delle diverse situazioni sanitarie in cui si trovano – ha concluso Faltoni.

“Universalità, equità, accessibilità, qualità e appropriatezza dei servizi di cura – ha dichiarato Eleonora Vanni, Presidente nazionale di Legacoopsociali – è sulla condivisione di questi obiettivi che si basa l’accordo di collaborazione tra imprese profit e non profit che sperimenterà progettazioni integrate e innovative per un welfare della sostenibilità economica e sociale”

Pubblicato in Nazionale

Sulle isole greche è in atto una crisi umanitaria deliberatamente creata dalle politiche di contenimento dell'Europa, che costringono circa 38.000 persone, tra cui 12.000 bambini, a una vita senza speranza. È la denuncia fatta questa mattina dal nuovo presidente internazionale di Medici Senza Frontiere (MSF), il dottore Christos Christou, appena rientrato dalla Grecia. In una conferenza stampa a Bruxelles, il dr. Christou ha presentato la lettera aperta inviata ai leader europei perché si assumano la responsabilità di fornire assistenza e protezione alle persone bloccate sulle isole greche e porre fine alle politiche di contenimento per evitare sofferenze non necessarie.

 Testo integrale della lettera

 "Sono appena tornato dalle isole greche e sono scioccato da ciò che ho visto e dalle testimonianze che ho ascoltato dai miei colleghi che lavorano lì. Mi hanno raccontato di un bambino di 12 anni arrivato nella nostra clinica pediatrica di Moria dopo essersi ripetutamente ferito tagliandosi la testa con un coltello. E mi hanno detto di una bambina di 9 anni con gravi ferite causate dall'esplosione di una bomba in Afghanistan. Sorrideva ancora prima di arrivare in Grecia. Ma nei mesi che ha trascorso intrappolata sull'isola di Lesbo, ha smesso di parlare e di mangiare e si è completamente isolata dalla vita.

Sono sopravvissuti alla guerra e alle persecuzioni, ma il tempo prolungato vissuto in luoghi miserabili e insicuri come Moria ha portato molti dei nostri piccoli pazienti oltre il limite, fino all'autolesionismo e ai pensieri suicidi. È per questi bambini, e per tutte le persone che continuate a intrappolare sulle isole greche, che oggi mi sento obbligato a inviarvi questa lettera.

 I bambini non sono i soli a essere vulnerabili. Persone sopravvissute alla tortura devono condividere la loro tenda per mesi con degli estranei. Sopravvissuti a violenze sessuali raccontano ai nostri operatori nel campo di Vathy, sull'isola di Samos, che hanno paura ad usare i bagni di notte. Le nostre équipe hanno individuato queste persone, ma molte di loro non vengono considerate vulnerabili dalle autorità greche, così i loro bisogni scompaiono nelle crepe di farraginose procedure amministrative.

 Nel 2016 avete deciso di intrappolare queste persone sulle isole greche come fosse una misura necessaria e temporanea. Vi avevamo avvertito delle conseguenze umanitarie che avrebbe avuto il vostro accordo con la Turchia. Abbiamo anche deciso di smettere di accettare fondi dagli stati membri dell'Unione Europea in segno di protesta. Oggi vediamo il risultato di quella decisione: uno stato di emergenza cronica e un ciclo continuo di sofferenza umana.

 Negli ultimi quattro anni, la situazione umanitaria è peggiorata, anziché migliorare. Solamente negli ultimi tre mesi, una donna, un bambino e un neonato di nove mesi sono morti a causa delle pericolose e spaventose condizioni di vita a Moria e la mancanza di cure adeguate. Cercavano sicurezza in Europa, hanno trovato la morte in un centro di accoglienza europeo.

 La situazione è paragonabile a quanto vediamo dopo disastri naturali o in zone di guerra in altre parti del mondo. È vergognoso vedere questa situazione in Europa, un continente teoricamente sicuro, e sapere che sono il risultato di scelte politiche deliberate.

 Invece di riconoscere il costo umano delle vostre scelte, continuate a chiedere una più forte implementazione dell'accordo UE-Turchia. State addirittura considerando misure più brutali, come i piani recentemente annunciati dal governo greco per convertire gli hotspot in centri di detenzione di massa e accelerare le espulsioni.

 Fermate questa follia.

 Dopo quattro anni, dovrebbe esservi chiaro che politiche che cercano di dissuadere le persone dal venire in Europa porteranno solo più morti e sofferenze.

 Dal caos che avete creato nel Mediterraneo, con il ciclo di intercettazioni in mare, torture e detenzioni arbitrarie in Libia, ai violenti respingimenti nei Balcani, dove migliaia di persone vivono in condizioni disumane con l'inverno alle porte, il male che queste politiche stanno producendo è incommensurabile. Tanto di più che tutte queste misure di respingimento, contenimento, detenzione arbitraria, discriminazione e abusi, vengono sempre di più replicate su scala globale.

Nessun argomento politico può giustificare misure che infliggono deliberatamente e consapevolmente danni alle persone. E vi abbiamo ripetutamente detto che queste politiche lo fanno. Smettete di ignorarlo, smettete di fingere che non sia così.

 Come medico che rappresenta un'organizzazione medico-umanitaria, sono indignato nel vedere come avete giustificato e normalizzato questa sofferenza, come se fosse un prezzo accettabile da pagare per tenere quante più persone possibile fuori dall'Europa.

 Come MSF non possiamo accettare questa palese disumanizzazione. Qualunque cura medica riusciamo a fornire ai nostri pazienti, dobbiamo rimandarli nelle stesse condizioni che li hanno resi malati, condizioni che voi avete deliberatamente creato.

 C'è poco che le nostre équipe possono fare per fermare questo ciclo di sofferenza. Per questo non abbiamo cure. Spetta a voi. Dovete trovare la volontà politica di agire, ora.

Questa tragedia umana deve finire. Fermate questa deliberata punizione collettiva contro persone che cercano sicurezza in Europa. Evacuate urgentemente le persone più vulnerabili da questi centri e date loro una sistemazione sicura in altri stati europei. Mettete fine alle politiche di contenimento. Spezzate, una volta per tutte, il ciclo di sofferenza sulle isole greche".

 

 

 

Pubblicato in Nazionale

Il Piccolo Atelier di  pittura,  alunni delle scuole medie e un mammuth, con loro familiari, amici, operatori Usl e Koinè. Quella di venerdì 29 novembre sarà una straordinaria mattina al museo. In questo caso al Paleontologico di Montevarchi che ospiterà la quarta iniziativa che la cooperativa sociale Koinè dedica al rapporto tra arte e salute mentale, all'arte quale strumento di creatività e benessere. Gli altri tre appuntamenti sono stati al museo archeologico Mecenate di Arezzo, al Cassero di Castiglion Fiorentino e al Dovizi di Bibbiena. Occasioni diverse per diverse forme di arte.

L'evento del 29 novembre sarà articolato in tre sezioni. Nella prima, con inizio alle ore 9.30,  le persone che partecipano all'atelier di pittura del centro di socio riabilitazione psichiatrica (a titolarietà Usl con gestione Koinè) e gli alunni  della scuola media Mochi di Levane realizzeranno insieme la sagoma di un elefante che sarà donata al Museo.

La seconda sezione sarà dedicata al  tema del rapporto tra arte e disabilità con il confronto, che inizierà alle ore 11, tra Elena Gatteschi, vice Presidente Koinè; Elena Facchino, Direttrice del Museo Paleontologico di Montevarchi; Elisabetta Truglia, Responsabile UFSMA Zona Valdarno della Azienda Usl Toscana Sud Est; Marzia Boncompagni, assistente sociale della stessa unità funzionale; Enrica Claudi, referente attività ludico espressive socio riabilitazione psichiatrica Koinè ed Enzo Chiosi, Presidente Associazione Aldebaran.

 L'associazione Aldebaran dal 2005 favorisce a Montevarchi l'integrazione di giovani con problematiche psichiche attraverso attività di teatro e pittura e promuove progetti di auto-aiuto rivolti ai loro familiari. Molte sono le  attività realizzate durante l'anno e centrali rimangono quelle legate all'espressività e all'arte quali strumenti per riconquistare autonomia, benessere e creatività.

Il Museo Paleontologico di Montevarchi fa parte del patrimonio dell'Accademia Valdarnese del Poggio ed è nei locali dell'antico convento francescano di San Lodovico. Raccoglie circa 2600 reperti, provenienti quasi esclusivamente dal Valdarno Superiore e di età compresa fra il Pliocene superiore e il Pleistocene inferiore. Nella raccolta si distinguono i fossili vegetali, come le noci di Junglans tephrodes e le foglie di Platanus aceroides, e una ricca collezione di fossili animali. Tra questi vanno segnalati l'Elephas meridionalis, proboscidato di dimensioni imponenti che poteva superare i 4 metri al garrese e raggiungere i 200 quintali di peso, e il cranio del Machairodus meganteron, la cosiddetta tigre dai denti a sciabola.

Pubblicato in Toscana

In un nuovo rapporto sull'Egitto diffuso oggi, Amnesty International ha accusato la Procura suprema per la sicurezza dello stato - responsabile delle indagini sulle minacce alla sicurezza nazionale - di abusare regolarmente delle norme antiterrorismo per annullare le garanzie sul giusto processo e perseguire migliaia di persone che hanno criticato il governo in modo pacifico.

Il rapporto, intitolato "Stato d'eccezione permanente", rivela le complicità della Procura suprema nelle sparizioni forzate, nella privazione arbitraria della libertà, nei maltrattamenti e nelle torture. La Procura ha imposto lunghi periodi di carcere a migliaia di persone sulla base di accuse inventate e privando in modo evidente i detenuti del diritto a un processo equo.

"La Procura suprema ha ampliato la definizione di 'terrorismo' fino a comprendere le proteste pacifiche, i post sui social media e le legittime attività politiche. Il risultato è che chi critica in modo pacifico il governo è considerato un nemico dello stato. La Procura suprema è diventata uno strumento fondamentale della repressione. Il suo compito principale pare essere quello di ordinare arresti arbitrari e intimidire le voci critiche, il tutto in nome della lotta al terrorismo", ha dichiarato Philip Luther, direttore delle ricerche sul Medio Oriente e l'Africa del Nord di Amnesty International.

"Molte delle persone incriminate dalla Procura suprema erano manifestanti pacifici o difensori dei diritti umani che non avrebbero mai dovuto finire agli arresti", ha aggiunto Luther.

Il rapporto di Amnesty International descrive decine di casi di difensori dei diritti umani e persone che hanno criticato in modo pacifico il governo, portate di fronte alla Procura suprema.

L'elenco comprende Zyad el-Elaimy, avvocato per i diritti umani ed esponente del Partito socialdemocratico egiziano, arrestato per aver cercato di fondare una coalizione parlamentare chiamata "Coalizione della speranza" per partecipare alle elezioni parlamentari del 2020; e Abeer el-Safty, una giornalista arrestata per essersi opposta alla richiesta della polizia di votare in un referendum del 2019.

L'ascesa della Procura suprema

Dalla salita al potere del presidente Abdel Fattah al-Sisi nel 2013, il numero dei casi trattati dalla Procura suprema è aumentato di tre volte: da 529 nel 2013 a 1739 nel 2018.

Questo straordinario aumento ha consentito alle autorità di trattenere, teoricamente in detenzione preventiva per lo sviluppo delle indagini, persone sospettate di aver commesso reati; di fatto, molte persone sono detenute per mesi se non per anni senza alcuna prova nei loro confronti, unicamente sulla base di indagini segrete della polizia e senza che sia possibile opporre ricorso.

In questo modo le autorità hanno ripristinato la prassi della detenzione amministrativa in vigore sotto lo stato d'emergenza dell'era Mubarak, poi giudicato incostituzionale nel 2013.

Da allora, la Procura speciale ha ampiamente abusato dei suoi poteri per prendere di mira gli oppositori del governo, nel contesto di sei anni di una repressione senza precedenti. Un nuovo stato d'emergenza è stato proclamato nel 2017 e da allora è stato continuamente rinnovato.

"La Procura suprema, insieme all'Agenzia per la sicurezza nazionale, una forza speciale di polizia, e ai tribunali antiterrorismo costituiscono un sistema di giustizia parallelo che ha l'obiettivo di arrestare, interrogare e processare dissidenti pacifici. La normalizzazione della Procura speciale come perno di uno stato di eccezione permanente significa che i diritti alla libertà personale, a un processo equo e alla libertà dalla tortura sono sospesi nei confronti di chiunque sia accusato di 'terrorismo'", ha sottolineato Luther.

Il rapporto di Amnesty documenta 138 casi di persone arrestate dalla Procura suprema dal 2013 al 2019. Si basa su oltre 100 interviste, sulla revisione di atti giudiziari e verbali di polizia, su referti medici, video e rapporti di organizzazioni non governative e delle agenzie delle Nazioni Unite.

Di questi 138 casi, 56 riguardano persone arrestate per aver preso parte a proteste o per aver fatto dichiarazioni sui social media e 76 persone arrestate sulla base delle loro attività politiche o in favore dei diritti umani recenti e passate; infine, sei persone sono accusate di essere state coinvolte in atti di violenza.

Nella maggior parte dei casi, queste persone risultano indagate per l'accusa di militanza o favoreggiamento del terrorismo o di altri gruppi illegali. In realtà, molte di loro sono detenute solo sulla base di prove segrete emerse dalle indagini della polizia, che la massima corte egiziana ha stabilito nel 2015 non rappresentare di per sé delle prove, o sulla base di contenuti diffusi online che criticano le autorità egiziane ma non costituiscono incitamento.

Prolungate detenzioni arbitrarie

Il rapporto di Amnesty International denuncia che la Procura suprema abusa regolarmente dei poteri speciali affidatile dalla legislazione egiziana, che consente la detenzione preventiva di una persona sospettata di aver commesso un reato per un massimo di 150 giorni. Contro il rinnovo è possibile fare ricorso ma la decisione su chi debba esaminarlo - un giudice o un membro della Procura suprema - è lasciata alla discrezionalità di quest'ultimo organismo.

Dopo i primi 150 giorni, la Procura suprema chiede ai "tribunali speciali antiterrorismo" di rinnovare la detenzione preventiva per periodi di 45 giorni. Anche in questa fase è la stessa Procura suprema a decidere chi dovrà esaminare il ricorso. Persino quando un giudice ordina il rilascio di un detenuto, la Procura suprema aggira la sentenza ordinando la detenzione della persona interessata per una nuova diversa accusa.

In questo modo, la Procura suprema è riuscita a trattenere arbitrariamente in carcere per mesi e a volte per anni migliaia di persone per vaghe accuse di "terrorismo". Dalle ricerche di Amnesty International è emerso che la detenzione preventiva dura in media 345 giorni e che in un caso si è estesa per 1263 giorni, al termine dei quali è avvenuto il rilascio senza rinvio a processo. In questo periodo, è raro che i detenuti vengano interrogati più di una volta.

Il giornalista di "al-Jazeera" Mahmoud Hussein, accusato di aver trasmesso notizie false, è detenuto dal 23 dicembre 2016. La detenzione preventiva è stata via via rinnovata sia dalla Procura speciale sia da un giudice. Nel maggio 2019 è stata disposta la libertà provvisoria ma la Procura ha ignorato la sentenza ordinando la detenzione sulla base di nuove accuse.

Complicità nella tortura e nelle sparizioni forzate

Il rapporto di Amnesty International accusa la Procura suprema anche di complicità nelle sparizioni forzate e nella tortura. La Procura suprema rifiuta sistematicamente di disporre indagini sulle denunce di sparizione forzata e tortura e presenta ai processi delle confessioni estorte con la tortura. In alcuni casi, imputati giudicati colpevoli sulla base di questo genere di prove sono stati messi a morte.

Il rapporto documenta 112 casi di sparizione forzata per periodi fino a 183 giorni, prevalentemente per responsabilità dell'Agenzia per la sicurezza nazionale.
L'avvocata per i diritti umani Hoda Abdelmoniem è stata sottoposta a sparizione forzata per tre mesi. Durante questo periodo è comparsa di fronte alla Procura speciale per denunciare che la polizia la stava trattenendo in un luogo ignoto ai suoi legali e ai suoi familiari ma i procuratori non hanno preso alcuna iniziativa per indagare né hanno ordinato che venisse trasferita in un centro regolare di detenzione se non dopo 90 giorni di sparizione forzata.

Il rapporto denuncia inoltre che la Procura suprema non ha indagato su 46 casi di maltrattamenti e torture sollevati da Amnesty International. L'attivista per i diritti umani Esraa Abdelfattah ha denunciato alla Procura speciale che uomini dell'Agenzia per la sicurezza nazionale l'avevano rapita, picchiata e torturata, cercando anche di strangolarla. Ma sulla sua denuncia non è stata avviata alcuna indagine.

La Procura speciale, infine, omette sistematicamente di informare i detenuti sui loro diritti, nega loro l'accesso agli avvocati e li sottopone a interrogatori coercitivi in cui i detenuti sono bendati, trattenuti in condizioni inumane e minacciati che subiranno ulteriori interrogatori e torture da parte dell'Agenzia per la sicurezza nazionale.

"Suona oltraggioso che un'istituzione che dovrebbe favorire la giustizia attraverso procedimenti legali violi così clamorosamente il suo dovere di garantire processi equi e si renda invece complice di torture e sparizioni forzate dei detenuti", ha commentato Luther.

"Le autorità egiziane devono istituire una commissione pubblica d'inchiesta sul ruolo della Procura suprema nelle detenzioni arbitrarie prolungate, nella violazione del diritto al giusto processo e nella complicità nelle torture e nelle sparizioni forzate", ha chiarito Luther.

Gli avvocati che rappresentano gli imputati indagati dalla Procura suprema hanno a loro volta denunciato di aver subito minacce, intimidazioni, arresti e periodi di carcere a causa del loro lavoro. I difensori dei diritti umani e avvocati Mahienour el-Masry e Mohamed el-Baqer sono stati entrambi arrestati all'interno degli uffici della Procura suprema mentre difendevano i loro clienti.

Nascondere la repressione

Due mesi fa le autorità egiziane hanno reagito a una rara ondata di proteste con una massiccia serie di arresti, oltre 4000, per lo più eseguiti a caso nel giro di poche settimane. La Procura speciale ha aperto indagini sulla maggior parte degli arrestati per il loro presunto coinvolgimento nelle proteste e per accuse relative a fatti di "terrorismo".

"A livello globale, le autorità cercano di nascondere la repressione della libertà di espressione sostenendo che stanno combattendo il 'terrorismo'. In realtà stanno considerando 'terrorismo' anche l'opposizione pacifica e l'espressione delle opinioni. La comunità internazionale non dev'essere tratta in inganno da questa ingannevole retorica. Gli alleati dell'Egitto non devono sacrificare i loro principi basati sui diritti umani sull'altare degli affari e dei legami di sicurezza.
Devono sollecitare le autorità egiziane a riformare la Procura suprema e a rilasciare tutte le persone in carcere per aver espresso pacificamente le loro idee o per aver difeso i diritti umani", ha concluso Luther.

Pubblicato in Nazionale

Parlano alcune donne che hanno lottato per i loro diritti attraverso l’impegno per l’accesso ad una pratica sportiva senza discriminazioni. Anche il fatto stesso di uscire di casa per praticare atletica o ginnastica, raccontano, oppure la scelta di fare l’arbitra di calcio, hanno rappresentato tappe di emancipazione e di affrancamento in un Paese tradizionalmente maschilista come il nostro.

In occasione della Giornata contro la violenza sulle donne l’Uisp ha deciso di mettere in rete un video realizzato nel 2018, in occasione dei 70 anni dell’associazione, che sino ad oggi era stato proiettato nelle scuole o in occasione di incontri pubblici. Si tratta di un documentario di 25 minuti, con la regia di Francesca Spanò, che mette in fila voci ed esperienze che dai primi anni ’50 alla metà degli anni ’80 raccontano la loro battaglia di dignità e di rispetto all’interno del mondo sportivo e dell’Uisp.

Sette protagoniste danno vita ad un racconto unico, uno spaccato di storia ed una lezione di educazione, rivolta in particolare a donne e ragazze, affinchè dignità e libertà siano diritti di tutti e di tutte da difendere sempre. Le dirigenti Uisp intervistate nel documentario attraversano la storia dell'Italia e dell'Uisp nell'arco di quarant'anni, a cominciare da Franca Caiani classe 1933 (scomparsa lo scorso anno) sino a Gigliola Venturini che negli anni '80 fu protagonista, insieme ad altre donne Uisp della scrittura della Carta dei diritti delle donne dello sport. In mezzo le storie di Maria Grazia Pinna, la prima arbitra di calcio italiana negli anni '70, di Luigia Introini, Teresa Vitale, Ansalda Siroli e Margherita Biagini.

“In occasione del settantesimo Uisp, nel 2018, abbiamo deciso di raccontare l’esperienza di donne che, nell’ambito dello sport e dell’Uisp in particolare, avevano fatto scelte coraggiose e di dare voce alla loro storia – dice Manuela Claysset, responsabile politiche di genere e diritti Uisp – Oggi come allora i cambiamenti li realizzano persone che fanno scelte importanti, anche in ambito sportivo. Ed oggi c’è ancora bisogno di molto impegno e lavoro. Infatti, da questo documento emerge quanto sia ancora un tema molto attuale, i diritti delle donne hanno più visibilità ma c’è ancora tanta strada da fare”.

 

Pubblicato in Sport sociale

“Immediato annullamento del c.d. del Memorandum d’intesa con la Libia, firmato nel 2017 dall’allora premier italiano Gentiloni e dal capo del governo di Tripoli Al Sarraj, con il quale l’Italia ha finanziato, equipaggiato e formato la cd. guardia costiera libica al fine di bloccare le persone straniere in fuga verso l’Europa, sottoponendole alla detenzione senza termine nelle terribili carceri libiche”. Questo è l’incipit della prima delle 10 proposte presentate dall’Associazione studi giuridici sull’Immigrazione (Asgi)

“L'incapacità delle istituzioni pubbliche e della politica di comprendere la realtà migratoria scrive Asgi in una nota - che caratterizza l'Italia oramai da oltre 40 anni e l'irrazionale gestione del fenomeno (a partire dall'incontro a distanza dell'offerta e della domanda di forza lavoro, attraverso l'irragionevole sistema dei decreti flussi, peraltro di fatto inesistenti da vari anni) hanno prodotto effetti devastanti nella società, in primo luogo, sulle persone straniere, legittimando un clima di ostilità sociale (quando non di vero e proprio odio) utile esclusivamente alla politica e che ha allontanato i cittadini stranieri dal quadro costituzionale entro cui doveva essere determinata la loro condizione”.

La stagione politica che ha determinato una contrazione diffusa dei diritti ha finito “per produrre una significativa torsione nella nostra democrazia, messa in pericolo in particolare dall'attacco generalizzato ai diritti dei cittadini stranieri”.

E non si fa riferimento soltanto a quanto determinato dal governo precedentemente in carica perché la stagione della riduzione generalizzata dei diritti dei cittadini stranieri ha origine ben prima, “coinvolge numerose forze politiche, istituzioni e attori non governativi e perciò richiede un cambiamento strutturale e articolato”.

“Non ci si può dunque limitare a una parziale riforma della normativa introdotta nell'ambito degli ultimi due cd. decreti legge su sicurezza ed immigrazione”, prosegue la nota.  


ASGI ritiene che sia “urgente una netta discontinuità rispetto alla gestione normativa delle politiche migratorie degli ultimi anni e indica le dieci principali urgenze sulle quali intervenire per invertire la rotta tempestivamente e ripartire verso nuove riforme legislative organiche in materia di immigrazione, asilo e cittadinanza”.

Pubblicato in Migrazioni

“Esprimiamo tutta la nostra soddisfazione per la ricostituzione al Parlamento Europeo dell’inter-gruppo per l’Economia Sociale e il Terzo Settore. Una notizia che evidenzia un’attenzione, trasversale a tutte le forze politiche, anche a livello europeo sui temi relativi all’economia sociale e al ruolo che il terzo settore svolge per la coesione sociale delle nostre comunità.” Così Claudia Fiaschi, portavoce nazionale del Forum del Terzo Settore, commenta la creazione dell’inter-gruppo parlamentare Economia Sociale anche in questa legislatura; per la nascita dell’organismo era necessario il parere favorevole di almeno tre forze politiche diverse.

“L’inter-gruppo è uno strumento politico importantissimo per costruire davvero una nuova Europa più sociale e più sostenibile. Ringraziamo tutte le forze politiche e i parlamentari che hanno aderito e sostenuto la ricostituzione dell’inter-gruppo, con un particolare ringraziamento al Comitato economico e sociale europeo e alla rete del Social Economy Europe. A tutti rinnoviamo la disponibilità ad una piena collaborazione“, conclude Fiaschi

Pubblicato in Economia sociale
  1. Popolari
  2. Tendenza
  3. Commenti

Articoli Correlati

Calendario

« Novembre 2019 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30