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Giovedì, 23 Gennaio 2020

Venerdì, 29 Novembre 2019 - nelPaese.it

Arriva all’Everest lo spettacolo di circo contemporaneo ​Sconcerto d’amore della  Compagnia Nando & Maila, un concerto-commedia all’italiana che condurrà il pubblico in  un crescendo di emozioni attraverso musica, canto, recitazione, acrobazie e cabaret.    Un ​concerto-spettacolo innovativo, che porta in scena una ​storia d’amore travagliata​, nella quale ognuno di noi può riconoscersi, attraverso l’​ironia​e le “Acrobazie Musicali” di una coppia  in disaccordo. Gli attori in scena, infatti, raccontano le​difficolt​à​di tenere in piedi una relazione  oggi giorno e lo fanno proprio tramite la​metafora delle acrobazie​, quelle che tutti, a seconda dei casi, compiamo per raggiungere, afferrare o allontanare l’altro.   

La particolarit​à della rappresentazione risiede nella ​scenografia che diventa ​fulcro dell’azione  scenica​. Durante lo spettacolo, infatti, ​la struttura autoportante dove sono appesi il trapezio e i  tessuti aerei ​si trasforma in un’imprevedibile orchestra di strumenti​: i pali della struttura  diventano batteria, contrabbasso, violoncello, arpa e campane che, insieme a strumenti come  tromba, bombardino, fisarmonica, violino e chitarra elettrica, creano un’atmosfera magica,  definendo un insolito mondo sonoro.   

Affermano gli artisti Nando & Maila in merito alla rappresentazione: “All’inizio volevamo fare uno  spettacolo sull’amore e sul mito, partendo da Cupido, poi ci siamo guardati in faccia e abbiamo  tradotto il detto ​«​L’amore non è bello se non è litigarello​» nei nostri diverbi musicali, teatrali e circensi. Ma non mancherà anche qualche momento pi​ù​ lirico e romantico.”    Come nelle edizioni passate, riprendendo la modalità tipica dell’ambito musicale (in cui l’esibizione dell’headliner è preceduta da quella dei cosiddetti “gruppi spalla”), gli spettacoli di compagnie e attori affermati saranno spesso preceduti da estratti di spettacoli di compagnie emergenti, inseriti nella sezione ​Apripista​. Durante questo appuntamento, ad aprire la rappresentazione di Nando&Maila ci sarà ​Fabrizio Palma Teatro che, in collaborazione con  Babilonia Edizioni​, presenterà il libro e lo spettacolo​Babbo Natale e il bambino che voleva tutto, tutto, tutto; ​ NonSoloBlues ​e ​La Goccia Onlus​, invece, proporranno una performance musicale.   

Dopo questa rappresentazione saranno altri ​tre gli spettacoli in programma nel ricco cartellone  della ​Stagione Teatrale Autunno/Inverno 2019/2020 dell’Everest creato grazie al contributo del Comune di Vimodrone​, del ​Ministero per i Beni, le Attività Culturali e il Turismo​, di ​Regione  Lombardia​, del ​Circuito Regionale Multidisciplinare C.L.A.P.Spettacolodalvivo​, di Fondazione Cariplo​ e di ​BCC ​(filiale di Vimodrone).   

L’appuntamento si inserisce nella Stagione di Industria Scenica come proposta culturale legata a soddisfare le richieste del proprio pubblico e del territorio, dando vita a una vera azione di Partecipazione Culturale. Per questo motivo la serata è organizzata in collaborazione con  l’Associazione La Goccia Onlus, l’Associazione NonSoloBlues e Babilona Edizioni, realtà solide e  affermate sul territorio della Martesana.    

La Stagione Teatrale dell’Everest si rivolge al pubblico di ​Vimodrone e della ​Martesana e si propone, anche in modo più trasversale, a tutti i cittadini (adulti, giovani e famiglie) della ​Città  Metropolitana di Milano​ interessati ad una proposta teatrale di qualità.  

Pubblicato in Cultura

Centinaia di migliaia di persone al mondo continuano a morire di infezione da HIV a uno stadio clinico avanzato, meglio noto come AIDS, perché molti paesi sono ancora impreparati a diagnosticare e curare le persone che soffrono delle conseguenze di questa malattia. Questa è la fotografia scattata dal nuovo rapporto di Medici Senza Frontiere (MSF), "Non c'è tempo da perdere", pubblicato in occasione della giornata mondiale di lotta contro l'AIDS.  

La mancanza di una risposta tempestiva ai fallimenti terapeutici e le interruzioni della cura stanno mettendo a repentaglio i recenti progressi cha hanno visto diminuire il numero di morti per HIV. Per questo MSF chiede ai paesi che registrano un alto livello di infezione e ai paesi donatori di mettere in atto urgentemente i protocolli raccomandati per prevenire, diagnosticare e curare l'HIV avanzato e l'AIDS a livello comunitario.

Il rapporto "Non c'è tempo da perdere" affronta la situazione in 15 paesi in Africa e Asia, analizzando le politiche sanitarie, le relative implementazioni e i finanziamenti stanziati per combattere l'HIV avanzato che nel 2018 ha ucciso 770.000 persone, di cui 100.000 bambini, in tutto il mondo. Nonostante l'OMS abbia stabilito delle linee guida sull'HIV avanzato sin dal 2017, l'impegno dei governi ad adeguare le proprie politiche nazionali è stato molto lento, conseguentemente l'implementazione di queste misure e i relativi finanziamenti risultano ancora più indietro.

Le linee guida dell'OMS raccomandano l'utilizzo di test rapidi di facile impiego per valutare lo stato del sistema immunitario dei pazienti (test per il conteggio delle cellule CD4) e diagnosticare le infezioni opportunistiche più comuni e letali causate dall'AIDS, come la tubercolosi (TB-lam test delle urine) e la meningite pneumococcica (CrAg test). Questi test possono dare risultati nel giro di poche ore e questo fattore, congiuntamente alla prossimità e al monitoraggio dei pazienti, consente di intervenire rapidamente, guadagnando giorni che fanno la differenza tra la vita e la morte delle persone.

Inoltre, MSF ha riscontrato che i test rapidi non sono quasi mai reperibili a livello comunitario, nonostante la diagnosi precoce possa salvare molte vite.

"L'obiettivo di contenere i decessi per AIDS al di sotto di 500.000 persone entro il 2020 non sarà raggiunto senza un'azione decisiva per migliorare l'adesione alla terapia e contro le interruzioni del trattamento che determinano un'alta mortalità" dichiara il dr. Ruggero Giuliani, vicepresidente di MSF e infettivologo. "In passato abbiamo visto che i pazienti gravemente malati erano quelli inconsapevoli di essere sieropositivi. Oggi vediamo un numero sempre maggiore di persone che è stato trattato in un primo momento ma che ha successivamente interrotto la cura, ammalandosi in maniera grave e altri per cui la cura non è più efficace".

Più dei due terzi dei pazienti con HIV avanzato curati nell'ospedale di Nsaje in Malawi, supportato da MSF, sono arrivati già gravemente malati e avevano precedentemente iniziato la terapia antiretrovirale interrompendola. Nell'ospedale di MSF a Kinshasa, in Repubblica Democratica del Congo, questo dato raggiunge il 71%. Di questi pazienti più di uno su quattro morirà perché la malattia era a uno stadio troppo avanzato al momento del loro arrivo in ospedale. Tutte queste morti si potevano evitare.

Da quando MSF ha reso disponibili i test rapidi nei centri di salute del distretto di Nsanje, il numero dei morti in ospedale è diminuito, passando dal 27% al 15%.

Solo otto paesi dei quindici esaminati dal report usano test rapidi per la tubercolosi su pazienti con HIV avanzato. In alcuni ospedali del Sudafrica vengono utilizzati, ma una maggiore e capillare diffusione a livello comunitario deve ancora avvenire. Il Malawi sta pianificando di adottarli in 230 centri sanitari nel 2020 e programmi pilota per introdurre questi test sono stati lanciati sia in Lesotho che in Nigeria. Un altro progetto pilota è stato completato recentemente in Kenya prima di una possibile estensione a livello nazionale.

Solo un terzo dei paesi presi in esame raccomanda l'uso del test rapido per la meningite pneumococcica (che rappresenta il 15/20% di tutte le morti legate all'HIV avanzato) su pazienti con un sistema immunitario molto debole e compromesso. In paesi come Kenya, Mozambico, Sudafrica, Sud Sudan, Uganda e Zimbabwe questa raccomandazione non è stata ancora implementata a livello comunitario. Attualmente nei 15 paesi oggetto del rapporto i test per la tubercolosi e la meningite pneumococcica sono disponibili a livello dei centri di salute primaria soltanto nei centri supportati da MSF.

L'obiettivo globale di UNAIDS "90-90-90" (il 90% delle persone affette da HIV sono a conoscenza del loro stato di salute, il 90% delle persone diagnosticate ha ricevuto la terapia antiretrovirale e il 90% delle persone sotto trattamento ha ottenuto la soppressione della carica virale) presuppone una successione lineare per gradi successivi ma la realtà è ben diversa e spesso  per molte persone si tratta di affrontare un modello circolare in cui devono ripetere il test e ricominciare il trattamento daccapo.

"Dobbiamo tutti essere consapevoli che il nostro lavoro non è finito una volta che le persone sono sotto trattamento e vedono migliorare il loro stato di salute. Dobbiamo accompagnarli durante tutto il loro percorso di cura" afferma il dr. Giuliani di MSF. "Non metteremo fine alle conseguenze devastanti dell'HIV scavando più tombe, ma facendo tutto il possibile per mantenere le persone sane, indipendentemente da dove vivano e da quali siano le loro condizioni di vita. Devono essere supportati a livello psicologico e sanitario il più vicino possibile al luogo in cui vivono".

Alcuni paesi come Lesotho, Malawi, Kenya e Uganda hanno iniziato a fare progressi nell'implementazione delle linee guida sull'HIV avanzato ma hanno bisogno di essere supportati economicamente. I donatori devono dare priorità alle politiche che riducono la mortalità causata dall'AIDS.

Quest'anno MSF ha lanciato la nuova campagna "Non chiediamo mica la luna" per celebrare i 20 anni della Campagna per l'Accesso ai Farmaci che nel caso della lotta all'HIV/AIDS ha portato alla riduzione dei prezzi del trattamento del 99% in un decennio, consentendo di curare oltre 22 milioni di persone. Nonostante molti risultati, ancora milioni di persone muoiono per malattie prevenibili e curabili, perché non riescono ad accedere a cure salvavita essenziali. Sul sito www.msf.it/spazioallecure è possibile sostenere la campagna nelle sue sfide attuali e future.

 Il metodo

MSF ha sviluppato un meccanismo di controllo (AHD- Advanced HIV Disease Dashboard) che documenta i progressi nell'implementazione delle politiche sanitarie sul controllo delle malattie legate all'HIV avanzato in 32 paesi. Questo strumento traccia e monitora lo status delle politiche nazionali e la loro applicazione pratica focalizzandosi su fattori che ne determinano l'effettiva messa in atto quali l'adozione delle linee guida dell'OMS per la gestione delle malattie legate all'HIV avanzato, la somministrazione tempestiva della terapia antiretrovirale nel paese, la presenza di un pacchetto di cure specifico, risorse per diagnosticare e curare l'HIV avanzato.

I 15 paesi (su 32 oggetto di studio) inclusi in questo rapporto sono: Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Swaziland, Guinea, India, Kenya, Lesotho, Malawi, Mozambico, Myanmar, Nigeria, Sudafrica, Sud Sudan, Uganda e Zimbabwe.  Questi paesi sono stati selezionati per il loro alto livello di infezione da HIV, per le morti causate dall'AIDS e per l'elevata percentuale di morbilità e mortalità determinata dalla tubercolosi e dalla meningite pneumococcica.

Si tratta inoltre di paesi in cui MSF lavora per implementare i progetti contro HIV e tubercolosi inclusi i pazienti con malattie legate all'HIV avanzato.

Pubblicato in Nazionale

Ha aperto i battenti oggi la 29esima edizione di JOB&Orienta, che ha visto al centro della cerimonia inaugurale il tema del futuro dei giovani e la necessità di un dialogo sempre più efficace tra mondo della formazione e mondo del lavoro. Un dialogo per il quale sono chiamati a raccolta tutti gli attori del sistema, le istituzioni e il mondo economico produttivo, che proprio a Verona si danno appuntamento ogni anno per fare un bilancio di quanto fatto e pianificare quanto ancora resta da fare accogliendo le nuove sfide. Promosso da VeronaFiere e Regione del Veneto, in collaborazione con Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca e Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, il salone è in Fiera a Verona fino a sabato 30 novembre 2019.

#illavorochevorrei: orientamento, innovazione, crescita sostenibile è il titolo di JOB&Orienta 2019, a sottolineare il cuore del dibattito più attuale sulle competenze da formare ossia quelle più utili e strategiche sia per i giovani che per le imprese: per garantire migliori chance di occupazione ai primi e, al contempo, maggiore competitività alle aziende, come anche l'Europa sta indicando da tempo.

All'inaugurazione è intervenuta Nunzia Catalfo, ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, che ha detto: «Orientamento e formazione stanno al centro dell'azione del Governo e delle Regioni, entrambe le azioni sono cruciali e decisive. La scelta del percorso di formazione è un momento fondamentale per i giovani. JOB&Orienta vuole aiutarli a comprendere la strada per inserirsi nel mondo del lavoro, e quindi in parte per costruirsi un progetto di vita». «Ho avuto modo recentemente di confrontarmi con il governo svizzero e i rappresentanti dell'Oil sui temi della formazione duale e della dispersione scolastica – ha continuato il ministro –, e ho potuto rilevare quanto sia sempre più decisivo il tema delle nuove competenze, utili ai nostri ragazzi e ai nostri lavoratori per essere socialmente più forti».

 «Al centro di JOB&Orienta il futuro, quello dei nostri studenti e quello del nostro Paese – ha evidenziato anche Anna Ascani, viceministra dell'Istruzione, dell'università e della ricerca -. Il focus scelto per questa edizione del Salone - richiama tutti a una sfida: la nostra società è attraversata da cambiamenti rapidi e ci troviamo ad affrontare questioni complesse e spesso inedite. Dobbiamo fornire alle nuove generazioni non solo le necessarie competenze di base, ma anche competenze trasversali, strumenti importanti per vivere con protagonismo il domani lavorativo». «Il nostro sistema di istruzione ha un compito fondamentale: aiutare i ragazzi a orientarsi e a fare scelte consapevoli. Dobbiamo formare cittadini responsabili, perché è da loro che dipende la crescita sostenibile del nostro Paese. Come Miur – ha concluso - stiamo lavorando in sinergia con tutti i soggetti coinvolti. Vogliamo una scuola all'altezza delle sfide che ci attendono, perché dalla scuola passa il futuro di tutti noi».

Tra le autorità istituzionali presenti all'inaugurazione anche Elena Donazzan, assessore all'Istruzione, la Formazione, il Lavoro e Pari opportunità della Regione del Veneto: «JOB&Orienta nasce 29 anni fa, proprio all'indomani della caduta del muro di Berlino che ha segnato un passaggio storico fondamentale per l'Europa – ha sottolineato –. Oggi ci troviamo di fronte a nuove e ulteriori sfide: quell'Europa l'abbiamo vista cambiare, e in questa Europa l'Italia ha un ruolo da protagonista, anche nell'ambito della formazione. Abbiamo eccellenze straordinarie, giovani che per i loro percorsi formativi vincono competizioni internazionali, e abbiamo un mondo economico che cerca competenze specializzate. Allora la domanda giusta da rivolgere a un giovane è: qual è il lavoro che vorrai? E le risposte arrivano anche da JOB&Orienta».

«Oggi più che mai ─ ha detto Maurizio Danese, presidente di VeronaFiere ─ a JOB&Orienta emerge l'esigenza che si concretizzano le azioni per lavorare a una connessione necessaria e imprescindibile tra gli universi scuola e lavoro. In questi quasi trent'anni Veronafiere ha sempre fatto la propria parte, nel riunire intorno a un progetto comune attori molto diversi. Un ruolo che con orgoglio vogliamo continuare a portare avanti».

«Mi piace pensare che a JOB&Orienta in tutti questi anni i ragazzi abbiano trovato la scintilla per decidere cosa fare nella loro vita professionale – ha detto Federico Sboarina, sindaco del Comune di Verona -. A loro auguro di arrivare alla domenica sera, quando tutti sono un po' intristiti perché l'indomani si va a lavorare, non vedendo l'ora che arrivi il lunedì mattina, perché significa che hanno trovato la loro dimensione e un lavoro che piace e appassiona».

Intervenuto alla giornata di apertura anche David Di Michele, vicepresidente della Provincia di Verona: «Il salone veronese dà ai giovani la possibilità di fare la scelta giusta dando loro una prospettiva concreta per capire dove puntare per costruirsi un futuro, soprattutto oggi davanti a un mercato all'avanguardia dal punto di vista tecnologico e sostenibile».

Pubblicato in Lavoro

Rita Ghedini è la nuova presidente pro tempore dell'Alleanza delle Cooperative Italiane di Bologna; prende il posto di Massimo Mota che, con Daniele Passini, assumerà il ruolo di copresidente dell'associazione che rappresenta le cooperative aderenti a Legacoop Bologna, Confcooperative Bologna e Agci Bologna.

Il passaggio di consegne è avvenuto nel corso dell'assemblea annuale dell'Alleanza delle Cooperative Italiane di Bologna, che ha avuto al centro il dibattito sul contributo della cooperazione alla qualità dello sviluppo del territorio.

"L'impegno principale dell'Alleanza delle Cooperative sarà quello di promuovere sviluppo sostenibile - dichiara Rita Ghedini - Un modello in grado di valorizzare il contributo delle persone e la qualità del lavoro, di operare per la riduzione delle disuguaglianze e la salvaguardia dell'ambiente, con particolare attenzione alle aspettative e ai diritti delle generazioni più giovani".

All'assemblea dell'Alleanza delle Cooperative Italiane di Bologna sono intervenuti, tra gli altri, il sindaco di Bologna, Virginio Merola; l'assessore regionale, Massimo Mezzetti; l'assessore comunale, Davide Conte; la sottosegretaria al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Francesca Puglisi e il presidente nazionale dell'Alleanza delle Cooperative Italiane, Mauro Lusetti.

L'Alleanza delle Cooperative Italiane di Bologna rappresenta 460 imprese cooperative, con 72.300 occupati e 2.742.000 soci. Le cooperative associate, nel 2018, hanno sviluppato un fatturato di 18,6 miliardi di euro.

Pubblicato in Economia sociale
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