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Sabato, 28 Novembre 2020

Giovedì, 12 Dicembre 2019 - nelPaese.it

Con i suoi 25 anni giunge a un traguardo significativo l’hotel ristorante GranCan di Pedemonte di San Pietro in Cariano (Verona), progetto di riabilitazione e inclusione attiva per persone con problemi di salute mentale che integra una visione sociale e sostenibile del turismo. Gestito fin dal 1994 dalla cooperativa sociale Azalea, è un luogo storico per la Valpolicella, spazio d’incontro e condivisione e integrazione, con spazi accessibili a 360 gradi, che ha l’obiettivo di promuovere pari opportunità per tutti.

Nato negli anni Settanta come struttura per soggiorni sollievo per anziani, negli anni si trasforma per rispondere a nuovi bisogni: oggi ospita due comunità alloggio, la Salgari e la Venchi, dove vivono persone con problemi di salute mentale coinvolte in vari laboratori e nelle attività del ristorante - in cucina e nel servizio in sala -, condividendo gli spazi con gli altri ospiti dell’hotel e prendendo parte alla vita quotidiana. Alcuni di loro inoltre sono protagonisti del progetto di artigianato “Azalea Home&Design” per cui producono lampade e oggetti in ceramica, altri sono impegnati nell’orto dove coltivano la verdura utilizzata nel ristorante. Oltre a ciò GranCan promuove un “turismo lento”, culturale ed enogastronomico, e per questo valorizza i prodotti locali.

A raccontare come il progetto si è evoluto, crescendo negli anni e tessendo relazioni con il territorio, farne un bilancio e insieme tracciarne la direzione per il prossimo futuro, sarà l’evento “25 anni di GranCan da luogo di cura a esperienza di inclusione”, in calendario venerdì 13 dicembre, alle ore 15.30 naturalmente presso la sua sede a Pedemonte di San Pietro in Cariano (via Campostrini, 60). Un’occasione per festeggiarne l’importante anniversario assieme ai cittadini, i soci della cooperativa, gli utenti e gli operatori, i partner istituzionali e non solo.

In apertura dei lavori, i saluti di Raffaele Grottola, direttore dei Servizi sociosanitari Ulss 9 Scaligera, e del sindaco di San Pietro in Cariano Gerardo Zantedeschi. A seguire, l’intervento di Linda Croce, presidente della cooperativa sociale Azalea, realtà che ha dato vita al progetto. Poi l’intervento di Franco Rotelli, medico psichiatra, protagonista assieme a Franco Basaglia della riforma psichiatrica in Italia.

A raccontare la vita del GranCan e il valore del suo progetto sociale, tramite i linguaggi del teatro, della musica e delle immagini,  sarà anche il reading “Come un albero di cachi”, che vedrà in scena l’attore e regista Loris Contarini di Top-Teatri Off Padova, autore dei testi, accompagnato dalle note del musicista Paolo Valentini, alla chitarra. La performance presenterà quanto emerso da un ciclo di interviste sul tema delle dinamiche di potere nei processi di cura e riabilitazione che ha coinvolto insieme operatori e utenti di GranCan e di altri servizi per la salute mentale di Azalea. A realizzarlo, insieme a Contarini, il regista e sceneggiatore veronese Matteo Maffesanti, che ha trasformato le interviste in un video.

Seguirà una tavola rotonda, con avvio alle 18, intitolata “Riflessioni del GranCan sul tema del potere” che vedrà in dialogo Francesco Cambiano, rappresentante della nascente associazione di utenti della salute mentale “Il cerchio aperto”, Vittorio Betteloni, volontario dell’associazione TerraViva, Diego Merina, operatore sociosanitario per le attività riabilitative e prelavorative delle comunità alloggio di GranCan, e Michele Moschini, psicologo e psicoterapeuta responsabile delle comunità alloggio di GranCan. A moderare, Antonio Lasalvia, medico psichiatra Aoui di Verona e professore associato del Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento dell’Università degli Studi di Verona, da sempre particolarmente attento anche a promuovere una cultura di contrasto al pregiudizio e allo stigma.  Concluderà la serata un momento conviviale e di festa, curato dall’hotel ristorante GranCan.

Nel 2019 sono stati 27 gli utenti presi in carico complessivamente dalle due comunità. L’hotel ha ospitato oltre 850 persone, provenienti da diversi Paesi, e il ristorante ha servito circa 80 pasti al giorno e organizzato 100 giornate di catering esterno.

Pubblicato in Economia sociale

Si è appena conclusa la prima edizione della Sustainability Week, iniziativa promossa da AIESEC Italia in 7 Università d’Italia. Durante la settimana, sono state coinvolte le città di Bari, Napoli, Palermo, Roma, Trento e Venezia attraverso un ciclo di eventi, lezioni interattive e workshop organizzati dai membri delle articolazioni territoriali di AIESEC e vari partner locali e nazionali, con l’obiettivo di sensibilizzare le giovani generazione sul cambiamento climatico ed il consumo responsabile.

I recenti disastri climatici in Italia hanno dimostrato quanto siamo ancora poco consapevoli e impreparati siamo sul tema dello sviluppo sostenibile. La Sustainability Week è nata come una chiamata all’azione: è arrivato il momento che tutti i giovani conoscano gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030, e siano consapevoli su come possono agire ogni giorno per il loro raggiungimento. Il focus principale sono stati gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile n. 12 e 13:  “Agire per il Clima” e “Consumo e Produzione Sostenibile”.  “Ci siamo resi conto che anche all’interno dell’Università, luogo di conoscenza e scambio di idee, in pochissimi conoscono l’Agenda 2030 dell’ONU per lo Sviluppo Sostenibile”, ci racconta Veronica Da Dalt, attuale presidentessa della sede locale AIESEC a Roma Tor Vergata, una delle Università coinvolte durante la settimana. “È importante far conoscere a tutti noi giovani, studenti e non, tali obiettivi. Troppo spesso sento persone che non conoscono questi problemi e mi chiedo, cosa possiamo insegnare alle generazioni future? Manifestare non basta, bisogna sensibilizzare e agire sui nostri comportamenti quotidiani.”

La settimana si è aperta Lunedì 2 Dicembre nell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, con una lezione che ha coinvolto due classi del Dipartimento di Economia sul tema dell’Economia Circolare e della produzione sostenibile nelle imprese. Nella stessa giornata, durante il pomeriggio si è tenuto presso il Politecnico di Bari il convegno “La ricerca in Puglia per la sostenibilità del pianeta”, che ha visto gli interventi di docenti, ricercatori ed esperti del Politecnico e dell’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari, oltre che dell’Assessore all’Ambiente, Igiene e Sanità del Comune di Bari.

Mercoledì è stato invece il turno di ben 4 eventi: la mattina è stato il turno del Sustainability Day di Venezia, con Fairtrade Italia, Extinction Rebellion e professori esperti dell’Università “Ca’ Foscari” di Venezia come ospiti. Nel pomeriggio, ci si sposta invece a Palermo, per l’evento “Ci avete rotto il Clima!”, in cui sono intervenuti professori esperti dell’Università Statale di Palermo, seguiti da workshop organizzati dai membri del comitato AIESEC del capoluogo siculo. A Trento si è svolto invece l’evento “Se non ora, quando? Se non noi, chi?”, in cui workshop organizzati da enti del terzo settore, come CLab, Legambiente, EarThink Festival, ed altri ancora, hanno dato spunti concreti di azione per i Global Goals ai giovani presenti. La giornata si conclude con l’evento organizzato nell’Università di Roma Tor Vergata, in cui i ragazzi di AIESEC si sono affiancati all’organizzazione “NeXt - Nuova Economia X Tutti” per parlare di lotta al cambiamento climatico ed economia circolare.

Giovedì 5 Dicembre si ritorna a Bari con la lezione “Vet Sustainability” dedicata al Dipartimento di Veterinaria dell’Università degli Studi “Aldo Moro”. Conclude gli eventi proprio Napoli, con una lezione concentrata sulla lotta al cambiamento climatico e la presentazione dell’Ateneo di Napoli “Federico II” e l’azienda campana SIBODEL come casi di buona pratica per la riduzione dell’impatto ambientale da parte di istituzioni ed imprese.

Ricapitolando questa prima edizione della Sustainability Week, i giovani partecipanti sono stati oltre 800, le Università coinvolte sono state 7 e locate 6 città differenti, e 22 partner hanno supportato le sedi locali di AIESEC Italia per l’organizzazione, tra cui la Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile. L’iniziativa è stata anche riconosciuta da ASviS (l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) come parte dei “Saturdays for Future”, l’insieme di eventi che promuovono il consumo e la produzione sostenibile.

Ma è stato anche solo il primo passo del progetto di quest’anno di AIESEC Italia per sensibilizzare le nuove generazioni per i Global Goals! Il prossimo appuntamento sarà il 27 Febbraio per la World’s Largest Lesson, che si svolgerà nelle scuole primarie e secondarie di 7 città d’Italia, e lo YouthSpeak Forum 2020 il 15 Maggio a Milano.

Maggiori informazioni sul sito www.aiesec.it/youthspeak-project-2020/

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Si è svolto a Roma presso il Ministero della Salute il convegno dal titolo “Screening neonatale: dai progetti pilota all’adeguamento del panel”, a cura dell’O.M.A.R. (Osservatorio Malattie Rare) .

Scopo: fare il punto sullo stato di attuazione dello screening neonatale esteso e valutare quanto emerso dai progetti pilota in vista di un ampliamento del panel relativo alle malattie sottoponibili a screening. Tra queste vi è l’Adrenoleucodistrofia, una malattia devastante che provoca gravi danni al sistema nervoso centrale con effetti altamente invalidanti, con un espressione clinica così eterogenea che attualmente la diagnosi è molto complessa e rischia di arrivare in ritardo. I tempi sembrerebbero essere maturi: infatti da una parte vi è la precisa volontà politica di adeguamento del panel, dall’altra l’impegno del mondo medico-scientifico e delle associazioni dei pazienti per raggiungere obiettivi comuni. Un allineamento di forze che si dispiega da Nord a Sud, con progetti pilota già avviati o in partenza, caratterizzati da un’ottica paziente-centrica, in cui è centrale lo screening neonatale, ma anche il percorso di presa in carico ed assistenza integrata long life: dalla Lombardia alla Toscana, passando per la Campania, senza dimenticare i passi in avanti fondamentali compiuti in Veneto e in Lazio.

Michele è un bambino di Rimini: verso i sette anni ha cominciato a scrivere fuori dal rigo del suo quaderno a scuola… a distrarsi. Le maestre hanno chiesto ai genitori di affidarlo ad un supporto psicologico perché aveva dei disturbi del comportamento. Michele ha cominciato dopo qualche mese a perdere l’equilibrio, poi a parlare sempre meno… Michele, come tanti Michele, come Lorenzo Odone, come tutti i Lorenzo, come Francesco, oggi in stato di ridotta coscienza, da cui tutta la storia dell’Associazione Italiana Adrenoleucodistrofia ha avuto inizio, forse avrebbero potuto avere una vita diversa, se la diagnosi fosse arrivata in tempo.

Ed invece oggi non parlano, non vedono, non si muovono, non si alimentano, se non per via enterale. Nonostante tanti passi avanti e tanti sforzi oggi sussiste ancora un vuoto di conoscenza diagnostica e assistenziale per l’Adrenoleucodistrofia. Si resta nelle mani della fortuna, che agisce proprio come una dea bendata, nella speranza di entrare, quasi per caso, in uno dei centri di riferimento della patologia che darà le indicazioni giuste e di farlo prima che intervengano gravi danni al Sistema Nervoso Centrale.

Ma potrebbe non essere più così. Questo grazie allo screening neonatale esteso, un percorso integrato e multidisciplinare che, introdotto con la legge 167/2016 , oggi consente di individuare precocemente ben 40 malattie metaboliche in tutti i nuovi nati sul territorio nazionale.

“Nessuna Regione deve rimanere indietro - sottolinea il viceministro della Salute Piepaolo Sileri -.  E’ importante l’uniformità di accesso e di attuazione su tutto il territorio nazionale, perché, dopo aver creato una legge sullo screening neonatale, non si possono fare passi indietro. C’è l’assoluta volontà politica di impegnarsi per l’estensione alle patologie neuromuscolari genetiche, alle immunodeficienze combinate severe e alle malattie da accumulo lisosomiale, valutando sia la fattibilità, sia i costi-benefici. A breve partirà un tavolo tecnico presso il Ministero della Salute. L'obiettivo è quello di valutare nello specifico le patologie da includere nei test e di definire la presa in carico migliore in caso di esito positivo”.

Ad oggi l’Italia è prima in Europa per numero di malattie sottoposte a screening. Si pensi ad esempio che Romania e Malta ne hanno appena 2 e la Francia solo 5.

“La legge 167/2016 – evidenzia la senatrice Paola Taverna, che ne è la promotrice è stata approvata già in fase deliberante, quindi all’unanimità. Scoprire tempestivamente una patologia, indirizzando ad una terapia, vuol dire dare ad un bambino la possibilità di avere una vita sana e felice, è indicatore di una sanità valida e consentirebbe un SSN sempre più sostenibile ed universale”.

A farle eco anche Domenica Taruscio, direttrice del Centro Nazionale Malattie Rare dell’Istituto Superiore di Sanità: “Lo screening neonatale - evidenzia - mette in sicurezza anche il Servizio Sanitario Nazionale. Abbiamo 9 laboratori attivi a livello regionale e 6 interregionali, con 29 centri clinici. Non è necessario, infatti ‘fare tutto in casa”, anzi è auspicabile che soprattutto le regioni con un bacino di utenza più piccolo attivino accordi interregionali”.

L’Adrenoleucodistrofia  è una patologia X  legata, trasmessa cioè dalle madri portatrici ai figli maschi (gli uomini affetti trasmettono solo lo stato di portatrice alle femminucce, che tuttavia svilupperanno neuropatie in età avanzata). L’ALD  ha un incidenza di  1 su 15-17mila nuovi nati, con un incremento atteso di 35-40 casi all’anno. I casi diagnosticati sono tra i 200 e i 300, ma si stima che ben 3500-4000 persone ne siano affette. Un recente studio dell’Università del Minnesota parla però di numeri 5 volte più alti di quelli attualmente ipotizzati.

“E’ una malattia –  sottolinea Valentina Fasano, presidente dell’Associazione Italiana Adrenoleucodistrofia – per la quale si contano  più di 900 mutazioni del gene ABCD1, senza correlazione genotipo-fenotipo, con grande eterogeneità nell’espressione clinica e differenti età di esordio della sintomatologia”.

Per riuscire ad intervenire precocemente e donare a tanti bambini una vita serena occorrerebbe agire nella cosiddetta finestra pre-sintomatica, prima che il sistema nervoso centrale riporti danni irreversibili.

“Abbiamo il test che è pronto e sicuro – continua la presidente AIALD  – e la malattia è una delle più semplici da screenare. Inoltre un recente studio condotto dall’Università di Sheffield ci dice che lo screening neonatale costituirebbe un vantaggio anche dal punto di vista economico, oltre che etico e morale”.

Proprio per l’Adrenoleucodistrofia arriva la notizia che è in fase di avvio, a partire dalla Toscana, un progetto pilota per raccogliere congrue evidenze scientifiche sull’efficacia del test di screening.

“E’ di fondamentale importanza applicare le tecnologie alle malattie rare – mette in risalto Giancarlo La Marca, presidente Simmesn e rappresentante della Conferenza Stato-Regioni -. Infatti lo screening permette che la diagnosi arrivi prima della manifestazione dei sintomi, quando la patologia è ancora asintomatica. Sono stati raggiunti risultati importanti: allo stato attuale circa il 96,5% dei nuovi nati viene sottoposto a screening per 40 patologie metaboliche. Ma io non sono ancora contento di questi numeri: manca all’appello la Calabria. Dobbiamo fare di più”.

Una malattia che riduce alla disperazione l’intero nucleo familiare

Migliore qualità della vita non solo per i pazienti ma anche per famiglie e caregiver.“Non si può immaginare il carico di fatica per chi assiste un malato di adrenoleucodistrofia – continua Valentina Fasano – che si traduce in una quotidianità equiparabile ad un vero e proprio calvario dal punto di vista fisico, emotivo, psicologico ed economico. Ve ne potrebbe parlare Caterina, con due figli che si si sono ammalati a distanza di 7 anni l’uno dall’altro. Bisognerebbe che conosceste Pompea che per 10 anni non ha messo un piede fuori casa, non ha più dormito nel suo letto, perché la sua vita era accanto a Giovanni, come nuovamente legati da un cordone ombelicale. Tutta la notte a tenerlo in braccio per alleviare le sue crisi, tutto il giorno ad alimentarlo con un cucchiaino di cibo”.

Ma non bisogna dimenticare chi non potrà accedere allo screening come ad esempio le persone adulte: l’obiettivo, secondo quanto ribadisce Fasano, dovrebbe essere quello di fornire un'assistenza completa, coordinata e continua, adattata allo sviluppo del paziente durante tutto l’arco di vita che risponda alle esigenze di una specifica alimentazione con cibi opportunamente supplementati, di assistenza domiciliare e di ausili necessari a garantire un’esistenza dignitosa.

La situazione dello screening neonatale in campania

In Campania lo screening neonatale ha avuto avvio nel 2007 con un progetto pilota. A marzo 2019 è arrivata una delibera finalizzata ad evidenziare con precisione chi fa cosa, cioè i ruoli e le competenze del sistema di screening neonatale.

L’informativa viene distribuita durante i corsi pre-parto, nei punti di accompagnamento alla nascita e nei centri nascita ed è stato anche avviato il dialogo con i pediatri.

“Nel 2020 – spiega Margherita Ruoppolo, responsabile del laboratorio di screening del Ceinge Biotecnologie avanzate – sono previsti corsi di formazione sulle modalità di raccolta dello spot ematico, rivolti ai centri clinici, e momenti di formazione per i pediatri di famiglia”.

Un progetto pilota in campania

Si sta svolgendo in Campania un progetto pilota sull’Adrenoleucodistrofia, ideato, realizzato e coordinato da Marina Melone, direttore del Centro Interuniversitario di Ricerca in Neuroscienze, professore dell'Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche Avanzate  - Clinica Neurologica II e Malattie Rare.

Il Progetto che prende il nome di MISSION-MEM è volto a creare un nuovo paradigma per dare voce ai pazienti affetti da adrenoleucodistrofia ed adrenomieloneuropatia e intende delineare un percorso organico ed efficace di assistenza long life che passi indispensabilmente attraverso Informazione/Formazione/Networking, Screening precoce fino a quello neonatale e Prevenzione.

“Il nostro centro universitario dalla metà degli anni ’80 ha individuato 10 famiglie affette dalla mutazione genetica ed attualmente abbiamo in follow-up circa 20 pazienti con quadro clinico AMN plus. Mission-Mem rappresenta un ulteriore passo in avanti che si pone in continuità col nostro impegno come centro di riferimento in Campania per la patologia e con la nostra missione a favore dei pazienti”.

In base a quanto afferma Melone, è essenziale la formazione di laboratori specializzati per le diagnostica delle malattie metaboliche in Campania, in particolare per l’adrenoleucodistrofia, un aspetto che consentirebbe di ridurre costi, indirizzando subito i pazienti verso un’assistenza adeguata.

"La stessa migrazione regionale di pazienti –  continua il direttore  del Centro Interuniversitario di Ricerca in Neuroscienze -  è un costo che dovrebbe essere abbattuto facendo sì che ogni paziente venga indirizzato al centro della sua regione, laddove presente, o della Regione territorialmente più vicina".

Fare rete con le altre associazioni dei pazienti

Da più parti viene ribadito come la legge debba agire da facilitatore, laddove esista già una terapia e  non trasformarsi in un limite,  diventando pastoia burocratica. I bambini non possono aspettare: avere una diagnosi efficace, infatti, equivale ad assicurare un’esistenza normale e non costellata da ricoveri in terapia intensiva o vissuta in stato di ridotta coscienza. Vari i momenti cruciali del percorso di screening: quello della conferma diagnostica; quello della consulenza genetica accompagnato da una comunicazione chiara e corretta; quello della presa in carico di tutta la famiglia, in particolare se con alto rischio genetico, che deve essere accompagnata nella quotidianità.

“Bisogna continuare a parlare di questi pazienti – rincara la dose la presidentessa AIALD -  per restituire loro la piena dignità di esseri umani”.

 

 

Pubblicato in Salute

Dialogo tra istituzioni, cooperative, terzo settore e famiglie, per costruire una "comunità educante" in grado di promuovere il diritto all'educazione, contrastare la povertà educativa, tutelare i minori. Questo l'obiettivo di "Visioni cooperative per una Comunità educante", un evento promosso da Legacoop Bologna e Legacoopsociali  in occasione del  60° anniversario della Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo e del 30° anniversario della Convenzione per i Diritti dell'Infanzia adottate dalla ONU.

Nel corso dell'evento è stato presentato il "Manifesto cooperativo per l'educazione e la tutela dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza" composto di 10 principi: Diritto educativo universale; Essere protagonisti del percorso di crescita e di sviluppo; Cooperare per costruire comunità; Educare e innovare in un mondo che cambia; Difendere i diritti negati; garantire l'accessibilità; Qualità dell'offerta educativa; Riconoscere la professionalità del lavoro di cura; Formarsi nel tempo per educare; Progetto educativo al centro di un gioco di squadra; Co-responsabilità della comunità educante.

"Garanzia e rispetto dei diritti, metodo cooperativo, impegno collettivo e continuo e una visione di lungo periodo, a questo richiama il manifesto di Legacoopsociali; perché accompagnare il processo di crescita di bambine, bambini, adolescenti oltreché una questione di giustizia, significa occuparsi del presente e del futuro della società", ha dichiarato la presidente nazionale di Legacoopsociali Eleonora Vanni.

L'evento, aperto dalla vicesindaca di Bologna Marilena Pillati e dalla presidente di Legacoop Bologna, Rita Ghedini, è stato soprattutto un momento di confronto e sulle best practice nella gestione di servizi dedicati all'infanzia e alla tutela dei minori e di valorizzazione dell'impegno delle cooperative sulle tematiche dell'educazione e dell'infanzia. Nel corso del dibattito, tra gli altri, ci sono stati gli interventi del presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini;  della Viceministro all'Istruzione, Anna Ascani; della sottosegretaria al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Francesca Puglisi;  del presidente nazionale di Legacoop, Mauro Lusetti.

"Nel sistema integrato dei servizi del nostro territorio - dichiara Rita Ghedini, presidente di Legacoop Bologna - l'apporto della cooperazione sociale bolognese è stata fondamentale nel rendere plurale e diffusa l'offerta dei servizi educativi e continueremo a metterci in gioco come partner del pubblico nella promozione e gestione dei servizi per la fascia 0-18 anni. Quello bolognese è un esempio virtuoso di rapporto tra pubblico, privato sociale e famiglie che ha visto al centro la crescita del bambino e dell'adolescente - conclude Ghedini -  Una "comunità educante" che, grazie a questa iniziativa, si è messa a confronto con le buone pratiche italiane e europee. Attraverso l'attività delle cooperative vogliamo continuare a portare una visione cooperativa e un modus collaborativo che renda concretamente accessibili i diritti del fanciullo sanciti dall'ONU".

A livello nazionale le cooperative sociali associate a Legacoop sono 2.421. Di queste 1.191 gestiscono servizi socio-sanitari-assistenziali ed educativi, 674 sono finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Il valore della produzione complessivo è pari a circa 4,5 miliardi di euro. Gli addetti sono circa 124.000 di cui: 74%  donne, 12.000  persone svantaggiate inserite al lavoro, l'82% soci della cooperativa in cui lavorano.

In Emilia-Romagna ci sono 915 cooperative sociali, con 43.000 addetti e un fatturato annuo di 2,2 miliardi di euro.

Le 130 cooperative sociali dell'Emilia-Romagna aderenti a Legacoop, costruiscono con circa 700.000 persone (utenti: minori, anziani, disabili, persone in difficoltà, multiutenza) comunità più coese, solidali e meno fragili, in cui vengono promossi i diritti della persona.

Legacoop Bologna, per sottolineare l'impegno della cooperazione a garantire i diritti dei bambini e la tutela del loro futuro con iniziative di promozione culturale ed educativa, ha promosso la mostra Children (fino al 6 gennaio in Sala Borsa, a Bologna) che attraverso le opere dei fotografi McCurry, Erwitt e Mitidieri mette in evidenza la condizione dei bambini e delle bambine nel mondo. I partecipanti all'evento "Visioni cooperative per una Comunità educante" hanno anche visitato la mostra Children, in un tour guidato dagli organizzatori di Legacoop Bologna.

 

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