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Lunedì, 26 Ottobre 2020

Mercoledì, 18 Dicembre 2019 - nelPaese.it

L'economia circolare, i numeri della raccolta differenziata, l'impegno per la riduzione della plastica, la chiusura del ciclo dei rifiuti, gli acquisti verdi nelle amministrazioni, le migliori pratiche in ambito di rifiuti, i comuni ricicloni e quelli rifiuti free che verranno premiati. Sono questi i principali temi che saranno discussi il 18 e 19 dicembre nel Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi a Genova in occasione dell'EcoForum Rifiuti, la campagna di Legambiente Liguria che ogni anno fa il punto insieme a amministratori locali, studenti, imprenditori, cittadini e alle associazioni del terzo settore su gestione dei rifiuti ed economia circolare nella nostra regione.

"Nell'analisi condotta, i comuni sopra i 15.000 abitanti rappresentano il vero e proprio ago della bilancia, trovandosi ancora oggi al di sotto del 50% di raccolta differenziata - spiega Santo Grammatico, presidente regionale dell'associazione ambientalista e indica uno dei problemi da affrontare con più urgenza -: Rapallo, Savona, Imperia, Genova e Ventimiglia rappresentano quasi la metà della popolazione ligure e il risultato di raccolta differenziata per il 2018 è peggiore del 2017. Evidentemente è necessario adeguare la pianificazione e le conseguenti azioni nel ciclo della raccolta e gestione dei rifiuti come hanno fatto comuni che in un paio di anni hanno visto salire la percentuale di raccolta anche del 30%".

"Obiettivo dell'EcoForum è anche tracciare quelle che sono le buone pratiche nella nostra Regione - aggiunge Federico Borromeo, direttore di Legambiente Liguria - per questo nei mesi scorsi abbiamo girato la Liguria e realizzato cinque video-racconti per fare emergere e dare spazio a chi si impegna". 

I dati del comune della Spezia restano positivi: la raccolta differenziata è passata da 62,51 per cento del 2017 al 67,43 per cento nel 2018 con un trend in crescita per l'anno in corso mentre Rialto con il 90,37 per cento resta al top dei comuni ricicloni, ovvero chi supera il 65% di r.d. "Abbiamo poi raccontato le azioni della grande distribuzione per ridurre gli imballaggi e dell'Università di Genova per diventare plastic free e abbiamo visitato la cartiera di Bosco Marengo dove la carta che ricicliamo da rifiuto diventa nuovo cartone.

"Per la nostra regione - conclude Grammatico - vogliano un futuro basato sull'economia circolare, che incentivi la creazioni di nuovi prodotti e processi che sappiano coniugare la qualità dell'ambiente con la qualità del lavoro e il rispetto della legalità".

Sintesi del Programma

Mercoledì 18 dicembre dalle 9.30 alle 13.30: la prima conferenza avrà come tema "La gestione dei rifiuti verso una Liguria plastic free" con interventi di Cecilia Brescianini e Andrea Baroni della Regione Liguria, Emilio Bianco dell'Osservatorio appalti verdi Legambiente; Nadia Galluzzo, Liguria Ricerche e Laura Muraglia, Regione Liguria; Luca Piatto, Responsabile Area rapporti con il territorio CONAI; Enzo Scalia, Direttore Relife Group e infine Tiziana Cattani, Responsabile Soci e Consumatori Coop Liguria.

In chiusura di mattinata Giacomo Raul Giampedrone, Assessore all'ambiente Regione Liguria, Stefano Ciafani, Presidente Legambiente
Laura Brambilla, Responsabile rifiuti Legambiente e Santo Grammatico, Presidente Legambiente Liguria premieranno i Comuni rifiuti Free e menzioni ai Comuni ricicloni. 

Ore 14.30 – 17.30 Tavola rotonda

Regione Liguria. Politica, economia, ambiente: obiettivo rifiuti 2020. Sono invitati a Intervenire Giacomo Raul Giampedrone, Assessore all'Ambiente Regione Liguria, Tiziana Merlino, Direttrice Amiu, Enzo Favoino, Coordinatore di Rifiuti Zero, Paolo Crosignani, epidemiologo, i Presidenti dei Gruppi consiliari Regione Liguria, i Segretari generali regionali dei Sindacati CGIL, CISL, UIL. Conduce il giornalista Luca Russo, introduce Santo Grammatico, Presidente Legambiente Liguria, conclude Stefano Ciafani, Presidente Legambiente.

giovedì 19 dicembre dalle 9.00 – 13.00: Tavola rotonda su Rifiuti e Legalità Coordina Federico Borromeo, Direttore Legambiente Liguria Introduce Stefano Busi, Referente regionale Libera. 

Parteciperanno: Stefano Bigliazzi, Presidente Nazionale Centro di Azione Giuridica Legambiente, Ermete Bogetti, Presidente Italia Nostra Genova, Michele Di Lecce, già Procuratore di Genova, Andrea Pietracupa, Comandante del Nucleo Operativo Ecologico Carabinieri di Genova, Nicola Carlone, Comandante della Direzione Marittima dell'alto Tirreno. Conclude Santo Grammatico, Presidente Legambiente Liguria

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Piccoli segnali di ripresa ma gli italiani vedono un futuro nero per quanto riguarda l’economia. È quanto emerge da un sondaggio di Swg nella PoliticApp di questa settimana. Nella sua quotidianità percepisce segnali di miglioramento riguardo alla situazione economica del Paese? A questa domanda risponde negativamente il 74% con “non c’è alcun segnale di miglioramento”.

Sul fronte occupazionale, invece, c’è una leggera fiducia in aumento con il 49% che pensa ci sia “un clima più disteso” e un 40 che “la gente sti facendo più acquisti”. Sono solo sensazioni che non eliminano la consapevolezza di avere una condizione economica familiare delicata: solo il 46% pensa di avere una situazione soddisfacente.

Rispetto al futuro sono tre le priorità per gli italiani: sicurezza, giustizia sociale e libertà economica. Resta minoritario il sentiment del “prima gli italiani” e della “difesa” con solo il 10% e il 5% rispettivamente.

Lavoro, diritti, uscire dalla crisi e dal timore costante di oltrepassare la soglia della fragilità economica e del disagio. Un Paese in bilico che attende un cambiamento reale mentre vive un cambiamento d’epoca.

 

 

Pubblicato in Nazionale

Nel decreto legge scuola, da oggi all’esame del Senato per la conversione che dovrebbe avvenire domani con voto di fiducia, sono contenute norme per l’internalizzazione dei servizi di pulizia con le quali il Governo e il Parlamento rischiano quattro autogoal. Questo è quanto dichiara l’Alleanza delle cooperative italiane che lancia un ultimo appello al presidente del Consiglio Giuseppe Conte: “apriamo un tavolo di confronto, per restituire dignità, lavoro e futuro a imprese e lavoratori”.

Gli autogoal

“Disservizi nelle pulizie delle scuole;11.000 lavoratori con una riduzione fino al 50% dello stipendio; esuberi per 5.000 lavoratori, molti dei quali delle categorie svantaggiate; un salasso da decine e decine di milioni di euro per le imprese.

Da diciotto anni le nostre cooperative, insieme con altre imprese, garantiscono servizi di pulizia di qualità in migliaia di plessi scolastici. Qualità che significa utilizzo di detergenti ecologici per rendere gliambienti puliti e sicuri, pulizie straordinarie, lavori di decoro e manutenzione, utilizzo di nuove tecnologie, formazione specifica e un’organizzazione del lavoro efficiente. Ma c’è un altro punto, altrettanto importante. Le cooperative impegnate nei servizi di pulizia hanno permesso di risolvere un problema sociale attraverso il lavoro e, grazie a percorsi di formazione, di rendere tale lavoro altamente professionale. Senza dimenticare i percorsi di inserimento lavorativo attivati per le categorie svantaggiate. Tutti posti di lavoro a tempo indeterminato.  Dal primo marzodel prossimo anno tutto questo non ci sarà più”. 

Internalizzare i servizi di pulizia delle scuole significa “togliere lavoro”. Dei 16.000 lavoratori impegnati ne verranno assunti solo 11.000: ne resteranno a casa 5.000, molti dei quali appartenenti a categorie svantaggiate. Molte imprese andranno in crisi, con ulteriori perdite di posti di lavoro; i presidi dovranno organizzare i servizi di pulizia.

“Internalizzare significa anche aumentare in modo esponenziale, negli anni, la spesa pubblica.  Non era forse più opportuno che il Governo dedicasse questo sforzo economico per stabilizzare ricercatori e figure di alta professionalità, spesso costrette ad anni di precariato o alla fuga all’estero? Perché il Governo, malgrado tutti gli appelli rivolti, si ostina ad andare avanti con questo provvedimento che produrrà soltanto danni?” 

 

Pubblicato in Lavoro

Debutta al Teatro Cavallerizza di Reggio Emilia venerdì 20 e sabato 21 dicembre alle ore 20.30 la nuova creazione di Festina Lente Teatro "UBU al Luna Park" liberamente tratta dall'Ubu Re di Alfred Jarry, regia di Andreina Garella, che cura il progetto di teatro e salute mentale insieme a Mario Fontanini, realizzato in collaborazione con Regione Emilia-Romagna AUSL Dipartimento di Salute Mentale di Reggio Emilia, Scandiano, Fondazione I TEATRI di Reggio Emilia, Associazione Sostegno e Zucchero.

Immaginato in un Luna Park, luogo di divertimento, magico e surreale, ma anche di distrazione, superficialità, noncuranza, spazio che diventa specchio del genere umano, lo spettacolo vede in scena un gruppo di persone con fragilità e disagio psichico, che con sensibilità e creatività, tra verità e finzione, contendono lo spazio scenico alle convenzioni sociali, alla prepotenza, all'egoismo, nel tentativo di liberarsi da imposizioni che imprigionano: Stefano Barbieri, Elena Beltrami, Francesco Campana, Marco Cavalli, Giovanni Coli, Antonio Cirillo, Carmine Cirillo, Marco Di Franco, Gaia Gambarelli, Giampaolo Gualtieri, Caterina Iembo, Giuliano Iembo, Paola Iotti, Patrizia Marcuccio, Stefano Marzi, Laura Nocca, Antonia Prandi, Igli Senka, Aurelio Vergai accompagnati dalle musiche travolgenti della Banda di Quartiere di Reggio Emilia diretta da Emanuele Reverberi.

Ubu vuole a tutti i costi diventare re e prendere il potere e, per fare questo, tutto è possibile. Ubu è grottesco e ingombrante, è vigliacco, vittima, carnefice, buffone, ma soprattutto feroce, fornisce una prospettiva sulla realtà, perché se di Ubu ce n'è uno solo, i suoi imitatori sono tanti e non hanno del suo modello la consistenza fantastica. Non c'è più differenza fra bene e male, giusto e ingiusto, onesto e disonesto, non c'è differenza tra i personaggi tronfi e ridicoli, folli e tragici, sul palcoscenico e quelli della vita reale. Forse siamo tutti diventati un po' Ubu?

«Ubu costringe a misurarci con una umanità ormai deformata, incapace d'empatia e di condivisione - scrive Andreina Garella -  Chi ci salverà? Ci salverà la luna, quella luna raggiunta da tanti viaggi poetici istantanei come dardi, senza implicazioni tecnologiche, consumata da analogie, riflessioni, sogni. Ci salverà la scienza delle soluzioni immaginarie che ci può fare vedere un universo fatto di eccezioni. Ci salveranno i lunatici, i fragili portatori di mille sensazioni piacevoli, quelli che manifestano ogni volta una dolce illusione, quelli che ci fanno volare nello spazio salvi e liberi di pensare, quelli che ci guardano come magnifico sogno, quelli che parlano alla luna e passeggiano nell'attesa di una poesia». 

Festina Lente Teatro da ormai numerosi anni propone un teatro attento alla società, indicatore di eventi e cambiamenti che modificano il modo di essere, un teatro in cui impegno artistico e impegno civile permettono di non sfuggire dalla responsabilità del presente. La necessità del fare teatro è l'urgenza del dire, per creare relazioni, scambi, incontri, per difendersi da un mondo che spesso spaventa e non riconosciamo.

È un teatro che fa drammaturgia con i racconti di donne migranti, con le visioni poetiche dei matti, con le storie di donne indigene, con i disagi, con i razzismi e le discriminazioni. Raccoglie nella grande discarica dei valori ciò che quotidianamente viene dispensato dalle relazioni tra gli uomini, fino ad entrare nell'animo dello spettatore attraverso i difetti di fusione del suo sentire.

La Banda di Quartiere è un laboratorio musicale aperto e rivolto a musicisti principianti, 20 elementi coordinati dal maestro Emanuele Reverberi che affrontano un repertorio che tocca varie geografie e tradizioni musicali: dalla tradizione popolare emiliana, ai colori dei Balcani, alle luci della musica ebraica, restituendo il tutto in una personalissima versione.

 

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

La storia della signora Alba dev’essere un monito alle istituzioni e a chi ha il potere di rendere possibile un cammino ed un esito diverso per i neogenitori, ma anche per chi è affetto da adrenoleucodistrofia, una malattia terribile per il suo decorso e per l’impatto devastante che ha sui pazienti e le famiglie che ne vengono totalmente coinvolte.

L’accidentato e doloroso percorso di Alba, con il fardello dell’Adrenolecodistrofia, comincia sul finire degli anni ’70, quando suo fratello di 11 anni a scuola manifesta disturbi comportamentali , perde spesso il controllo di sé: le insegnanti lo indirizzano ad un supporto psicologico.

In seguito, gli viene diagnosticato un sospetto di leucodistrofia e viene suggerito alla famiglia di fare ulteriori indagini, ma nessuno ne indirizza i componenti, non vi è una reale presa in carico, e quella parola rimane lettera morta. Quasi in concomitanza, dopo un evoluzione molto rapida della malattia, Alba perde il fratello e il suo piccolo Antonio, che di anni ne ha 8 , comincia a manifestare problemi comportamentali e motori: “si confondeva,  urtava contro i cancelli, dimenticava il percorso per andare a scuola”, ricorda con dolore.

Alba ha il timore che possa trattarsi della stessa malattia che ha portato via suo fratello così fa visitare il piccolo da un neuropsichiatra che gli diagnostica un’epilessia, anche se Antonio di convulsioni non ne ha.

Nel frattempo il senso di solitudine, di isolamento e di inadeguatezza cresce: forse è lei che si sta suggestionando, che sta proiettando la sua ansia sul figlio, come le viene detto da più parti, anche dagli stessi medici. Alba, durante una vacanza con la famiglia d’origine in Germania, nutre la speranza di poter far visitare Antonio da un ulteriore specialista. Lo incontra e gli racconta i sintomi ed è lì che le viene detto che probabilmente è una cosa davvero seria. Dopo un anno di peregrinazioni, Alba arriva finalmente al Vecchio Policlinico di Napoli. E’ lì che il prof. Cotrufo diagnostica al piccolo Antonio l’Adrenoleucodistrofia. Alba è disorientata: torna dal neuropsichiatra e gli comunica la diagnosi, ma lo specialista parla di un errore diagnostico, ne sminuisce l’importanza, diminuisce al piccolo la dose di antiepilettico da assumere. Antonio, i cui sintomi neurologici avanzano inevitabilmente, va in coma. Alba ne ottiene il ricovero al Santobono, poi torna a cercare un punto di riferimento al Vecchio Policlinico. E’ smarrita: sente che è qualcosa di troppo più grande di lei.

Avere una diagnosi già per suo fratello avrebbe voluto dire poter fare scelte basate su una consapevolezza diversa. Al Vecchio Policlinico incontra una professionista e prima ancora la persona che non la abbandonerà mai in tutto il suo percorso con Antonio: si tratta di Marina Melone, oggi direttore del Centro Interuniversitario di Ricerca in Neuroscienze, professore dell'Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche Avanzate  - Clinica Neurologica II e Malattie Rare.

“Ho cercato di procrastinare le dimissioni dall’ospedale – racconta – . Avevo letteralmente il terrore di essere sola a casa, ma la professoressa Melone mi promise che avrei potuto chiamarla in qualsiasi momento per qualsiasi problema, anche a casa,  e così è stato, l’ha fatto davvero. Lei mi ha dato la forza di andare avanti. Mi è sempre stata vicino e quando ero davvero disperata è venuta persino a casa per darmi indicazioni e supportarmi. Antonio ha vissuto con questa malattia per ben 23 anni e noi insieme a lui”.

Alba affronta tutto da sola, non chiede aiuto a nessuno: notte e giorno ad assistere Antonio, senza uscire di casa. Notti  lunghissime in cui suo figlio soffre, piega la schiena ad arco, suda anche d’inverno, si lamenta  e respira con difficoltà. Alba si inventa ogni cosa, lo culla con dolcezza, anche quando Antonio non è più un bimbo, ed a volte riesce a portargli sollievo.

Un giorno Alba, in tv, vede i coniugi Odone : sono diventati esperti mondiali della malattia  del suo Antonio, hanno creato persino una miscela di olii che ne rallenterebbe la progressione! Il loro figlio Lorenzo ne è affetto. E’ uno spiraglio. Li contatta e grazie a loro conosce un’altra mamma, Pompea, e suo figlio, il piccolo Giovanni. Vuole incontrarla, parlarle da vicino e conoscere gli effetti dell’assunzione dell’olio. Quindi un bel giorno monta in auto e parte alla volta di Formia, per raggiungerla.

La malattia di Antonio è troppo avanzata per assumere l’olio, ma Alba ha altri due figli! Anche Vincenzo, il secondogenito, ha la mutazione genetica e la malattia si esprime come adrenomieloneuropatia, una forma meno grave che coinvolge prevalentemente gli arti inferiori e lo condurrà a stare in sedia a rotelle. Per lui l’olio e la dietoterapia potrebbero fare la differenza, ma Vincenzo sente che è difficile, impossibile, accettare i cambiamenti profondi  che hanno letteralmente travolto la sua vita, i suoi progetti, i suoi orizzonti, le sue speranze.  L’ultima figlia di Alba, invece, che avrebbe potuto ereditare lo stato di portatrice, non ne è coinvolta. Ha fatto l’analisi genetica due volte: quando è arrivata la diagnosi per Antonio e quando ha deciso di sposarsi, con la prospettiva consapevole di diventare mamma.  

Oggi purtroppo Antonio  non c’è più, ma Alba non ha mai smesso di parlargli, neanche quando tutti le dicevano che era inutile, che era sordo e cieco e non poteva sentirla. Oggi, mentre cura una rosa in giardino, con il pensiero la porge al figlio, affinché, condividendola, possano sentirne finalmente  il profumo, vederne la bellezza e toccarne i petali delicati.

“Vorrei tanto – ribadisce Alba – che per il futuro e per gli altri le cose possano andare diversamente. Questa malattia coinvolge tutta la famiglia e distrugge tutto”.

Si avvia alla conclusione l’ultimo anno del progetto per l’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati nella città di Pordenone, che ha accolto, da gennaio 2016 a dicembre 2019, 84 persone straniere attraverso bandi aggiudicati successivi e rinnovati. Grazie a “CAS – Accoglienza cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale”, emanato dalla Prefettura di Pordenone (Cig 7248661848), gestito dalla Cooperativa sociale Itaca inserita nell’Ati guidata dalla Coop Nuovi Vicini, in questi anni sono state erogate circa 8000 ore di italiano come seconda lingua ad un numero di circa 200 studenti.

L’organizzazione della scuola

Itaca si è strutturata con un organico di sette insegnanti qualificati e certificati (Chiara Cipolat Mis, Marianna Colonello, Valeria Dirani, Davide Ermacora, Caterina Quadrio, Caterina Sokota, Rezarta Ujka) nell’insegnamento della lingua italiana come seconda lingua (la lingua straniera che si apprende nel contesto abitativo e residenziale) con il coordinamento attento e disponibile di Andrea Fregonese. 

Tra meno di un mese, con la conclusione dell’ultimo bando biennale, l’attività sarà totalmente sospesa, dopo che, a seguito delle indicazioni della Prefettura, da luglio 2019 era stata notevolmente ridotta. Ci sembra giusto lasciare traccia del lavoro svolto, sia all’interno di Itaca sia come parte del sistema Ati.

L’Associazione temporanea d’imprese si compone di nove cooperative (Acli, Baobab, Fai, Futura, Itaca, Karpos, Noncello, Nuovi Vicini, Piccolo Principe) che in questi anni, con Nuovi Vicini come capofila, ha svolto un’attività di confronto e uniformazione della proposta didattica, dal colloquio di accoglienza ai programmi da svolgere in classe. Oltre a ciò, con alcune cooperative si è creata anche una collaborazione per l’accoglienza nelle nostre classi di studenti che necessitavano di un livello specifico di apprendimento, non erogabile nella cooperativa d’accoglienza.

La scuola a pieno regime ha fornito, per ogni livello, lezioni di due ore al giorno dal lunedì al venerdì, per circa 6 gruppi di circa 15 iscritti ciascuno. Le lezioni si sono svolte nelle classi allestite in via San Francesco a Pordenone, a partire dal gruppo di non alfabetizzati nella lingua d’origine, che avevano bisogno di un sostegno nell’apprendimento della letto-scrittura in italiano, fino ad un livello B1 del Quadro comune europeo di riferimento per le lingue straniere del Consiglio d’Europa.

I corsi sono stati sempre condivisi da due insegnanti, questo ha offerto un doppio sguardo sul percorso di apprendimento degli studenti, un arricchimento continuo di stimoli differenti nell’interesse di una formazione linguistica accurata e approfondita. Al contempo, ha rispettato anche le peculiarità di apprendimento di ogni studente che, in quanto adulto, ha così potuto sperimentare metodi e modalità differenti pur nel rispetto della Teoria della processabilità dell’apprendimento e di un percorso didattico coordinato e organizzato.

La Cooperativa Itaca ha creduto molto nell’importanza di erogare con continuità e costanza i laboratori linguistici, in quanto l’apprendimento della lingua è il primo passaggio per una maggiore consapevolezza e una maggiore gestione del proprio destino, in autonomia, come sostiene Vedovelli nel testo Lingue e culture in contatto, citando lo studio di Franzina sulle condizioni delle comunità italiane all’estero: «vi è un rapporto fra grado di integrazione linguistica nella società ospite e formazione di gruppi criminali (nel caso italiano, ri-formazione di gruppi mafiosi)». Vedovelli sostiene che «da tale tesi deriva un’ulteriore ragione per promuovere misure davvero sistematiche e allargate per insegnare l’italiano agli immigrati. Coloro che vedono nell’immigrazione solo un problema di ordine pubblico e che pensano di risolverlo con l’esclusione dei migranti dai processi di piena integrazione sbagliano perché otterrebbero esattamente l’effetto contrario: niente lingua italiana, ovvero chiusura del gruppo e formazione di dinamiche criminali capaci di espandersi al suo esterno».

Le diverse attività svolte a scuola e fuori dalla scuola

Lo sforzo portato avanti in questi anni di progetto è andato proprio in questa direzione: eliminare l’isolamento dovuto alla mancanza di comprensione ed espressione in lingua italiana e di comprensione della lingua scritta. Il sistema comunicativo italiano ne è, infatti, impregnato, dalle comunicazioni sanitarie alle convocazioni dalla Questura, fino alla comprensione di cartelli e segnaletiche in città.

Ci siamo così impegnati per rendere autonomi gli studenti nelle comunicazioni di tutti i giorni, in forme corrette e comprensibili in termini di lessico, regole grammaticali e morfo-sintattiche. Proprio a questo scopo abbiamo creato dei percorsi di apprendimento incentrati sulla capacità di svolgere in maniera indipendente tutte le pratiche inerenti il vivere quotidiano con percorsi di cittadinanza e civiltà, con scelte oculate del lessico da insegnare, calibrate per livello. Esempi di attività sono stati: espletamento delle pratiche burocratiche, compilazione di moduli, esecuzioni di piccole mansioni in posta, in ospedale, al mercato o supermercato, in questura, o ancora abbonamenti – mezzi – gestione della casa – dei rifiuti, stesura di un CV e simulazioni di colloqui di lavoro.

A questo aspetto funzionale ed estremamente importante e necessario, si è aggiunta una parte dedicata alla nostra cultura e nello specifico alle offerte presenti sul territorio. Sono stati preparati dei percorsi ad hoc per la visita a mostre e musei della nostra città e dei dintorni. Ogni visita è stata oggetto di attività didattiche programmate o di riflessioni linguistiche che hanno seguito le uscite sul territorio. Sono state tutte stimolanti occasioni formative che hanno spaziato dalla storia, alla scienza, alla letteratura e al fumetto.

Siamo stati in visita a “Senza confini”, la mostra fotografica di Steve McCurry allestita nella Galleria Harry Bertoia nel 2016. Al Museo di scienze naturali di Pordenone, la visita è stata preceduta da un approfondimento sulle fasce climatiche, l’habitat degli animali a seconda del continente e della fascia climatica e di un percorso storico-scientifico (anche in chiave interculturale) sulla creazione del mondo e le ere evolutive del nostro pianeta. 

Un percorso di storia dell’uomo ha preceduto la visita al Museo archeologico di Torre di Pordenone.  Si segnalano poi la visita nel 2018 alla mostra percorso interattivo e didattico sugli stereotipi e i pregiudizi “Gli altri siamo noi”, ospitata al Centro residenziale di via Cadorna a San Daniele del Friuli; la visita nel 2018 alla mostra fotografica di Marco Aime “Il soffio degli antenati” allestita nei locali della Biblioteca civica di Pordenone nell’ambito di “Dedica Incontra”, con relativa visita anche alla Biblioteca e tesseramento degli interessati al sistema di prestito; la visita a “Defigurazione”, la mostra fotografica di Danilo De Marco allestita nel 2018 alla Galleria Harry Bertoia, con un successivo percorso in chiave interculturale di storia dal 1800 ai giorni nostri; un percorso di gestione della casa in accordo con le Coop Nuovi Vicini e Abitamondo e sulla gestione dei rifiuti, nonché un laboratorio sul recupero delle lattine; due visite con gruppi differenti a Udine e a Treviso per la conoscenza dei territori e delle offerte museali/culturali delle due città; un lungo percorso nel 2019, in chiave creativa-pittorica e laboratoriale, sul fumetto per la visita al PAFF Palazzo Arti Fumetto Friuli di Pordenone con la mostra “da Leonardo a Picasso viaggio a fumetti nella storia dell’arte” di Gradimir Smudja, cui è seguito un approfondimento linguistico.

L’attività del fumetto si è poi protratta con visite in città ai centri di riferimento cittadini per la vita lavorativa/abitativa e sociale (Comune, ufficio anagrafe, Inail, Inps, Centro per l’Impiego), con foto poi corredate di fumetto per spiegare le immagini attraverso brevi dialoghi. 

Oltre alle lezioni e alle attività sul territorio

All’interno del progetto abbiamo sviluppato, inoltre, percorsi individuali per la preparazione ad esami di certificazione di competenza nella lingua italiana, per l’esame di terza media e per il test teorico della patente grazie al prezioso aiuto di un gruppo di volontarie.

Il gruppo donne

Abbiamo, altresì, svolto un corso dedicato solo alle donne presenti sia nel progetto Itaca sia in accoglienza in tutta l’Ati. Il Gruppo donne è nato con l’obiettivo di sviluppare un percorso di autonomia e affermazione del sé tutto al femminile, promuovendo anche la relazione e l’integrazione tra le partecipanti e l’apprendimento della lingua italiana.

Il percorso ha promosso differenti attività e proposte, la sua peculiarità è stata proprio la diversificazione dei temi trattati o delle pratiche utilizzate e la libertà di decisione delle partecipanti, come segno della loro partecipazione attiva.

I temi affrontati sono stati molto diversi: dai concetti d’indipendenza femminile, autonomia, oppressione e violenza, al ruolo dei sentimenti, delle emozioni e dei propri sogni, desideri e obiettivi, fino a questioni più pratiche come i temi legati alla maternità, alla sessualità, al ruolo della donna come moglie, nella casa e nella società, o alla cura del sé come l’abbigliamento o il trucco.

Le attività pratiche e ludiche sono state incentrate soprattutto sul teatro e i giochi di gruppo che hanno avuto comunque una funzione educativa precisa: creare relazione, fiducia, autonomia e complicità nel superamento di ostacoli o diverse soluzioni a problemi. 

Abbiamo effettuato anche attività di disegno e pittura (ad esempio, rappresentazioni pittoriche delle proprie risorse interiori od esteriori, o delle situazioni avverse della vita che sono state superate). La relazione che si è instaurata nel gruppo è diventata sempre più forte e stabile; le donne hanno partecipato attivamente e con entusiasmo a tutte le attività.

Non Si Abita Un Paese, Ma Si Abita Una Lingua

Avviandoci alla conclusione di questo ricco, stimolante e intenso lavoro ci è sembrato giusto, come gruppo di insegnanti, darne notizia. Abbiamo avuto tanti riscontri positivi rispetto al progetto dagli studenti e dalle studentesse nell’arco di questi quattro anni, persone che hanno trovato un lavoro e una collocazione pacifica e serena nella nostra società. Noi abbiamo svolto l’insegnamento e tutte le attività collegate nella convinzione che, parafrasando Cioran, non si abiti in un Paese ma si abiti una lingua[3].

Chiara Cipolat Mis - Marianna Colonnello – Valeria Dirani – Davide Ermacora – Caterina Quadrio – Caterina Sokota – Rezarta Ujka

 

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