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Lunedì, 26 Ottobre 2020

Giovedì, 19 Dicembre 2019 - nelPaese.it

Nel 1995 Alda Merini, invitata dalla cooperativa Il Margine di Torino a un’iniziativa del Centro Sociale Basaglia all’interno dell’ex ospedale psichiatrico di Collegno, ha voluto lasciare alla cooperativa una poesia nata sull’emozione di quella serata.

È una poesia inedita che allude alla follia e ai fiori liberi che, comunque, nascono e fioriscono anche in manicomio; che parla di dolore, ma anche della bellezza indistruttibile della vita.

Oggi quella poesia è diventata il tredicesimo mese del calendario 2020 del Margine che chiude il 2019, anno del quarantennale della cooperativa, ma che vuole rappresentare un mese di tempo infinito dove chi lavora nel sociale può ritrovare lo slancio per continuare a lasciare la propria cifra sui territori in cui lavora. A partire dai soci.

Perché è proprio qui il senso dell’agire cooperativo: stare nei territori, contribuire a trasformarli, creare reti, lavorare alla costruzione di comunità solidali, che non temono di misurarsi con chi richiede cura e protezione, perché più fragile.

Ed è proprio questa sfida che, quest’anno, vi invitiamo a mettere al primo posto nella lista dei buoni propositi per il 2020. Continuare a costruire presidi di senso e lavoro all’interno dei nostri territori.

Qualche numero. Secondo gli ultimi dati forniti da ACI Piemonte, l’8% del Pil regionale è rappresentato dal lavoro cooperativo. In termini di persone, questo significa circa un milione di soci e oltre 70.000 addetti (prevalentemente donne e prevalentemente a tempo indeterminato).

Tra le cooperative piemontesi si contano tra le più grandi realtà del nostro paese, cooperative longeve, con una storia importante. Nella sola provincia di Torino, sono presenti realtà che da settant’anni (pensiamo alla cooperativa Astra di Torino), quaranta (il Margine, Valdocco, Educazione Progetto, La Nuova Cooperativa, Frassati…), più di trenta (Progetto Muret, Progest, Il Sogno di una cosa, Chronos…) continuano a immaginare percorsi innovativi nell’ambito   dell’integrazione sociale e sanitaria e nel welfare di comunità, nell’inserimento lavorativo di fasce deboli del mercato del lavoro.

Un lavoro continuativo, attento, che ha messo radici e che, oggi, è un patrimonio importante che merita cura e manutenzione costante.

Facciamone tesoro nel 2020.

Coop sociale Il Margine

 

 

 

Pubblicato in Piemonte

È Arisa la madrina dell'edizione 2020 del Premio Bianca d'Aponte di Aversa, il contest italiano per cantautrici ormai diventato un appuntamento di grande prestigio nel panorama musicale italiano. L'annuncio è stato dato in una serata speciale del Premio, tenutasi a Roma mercoledì sera al Teatro Eduardo De Filippo dell'Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini, serata in cui è stato anche presentato il nuovo bando di concorso.

Ad Arisa spetterà il compito di presiedere la giuria nella prossima edizione del concorso, prevista al teatro Cimarosa di Aversa il 23 e 24 ottobre 2020, e di cantare e incidere un brano di Bianca d'Aponte, la cantautrice a cui è dedicato il Premio.

Il Premio Bianca d'Aponte, che si avvale della direzione artistica di Ferruccio Spinetti, arriverà nel 2020 alla sua 16a edizione. Il bando di concorso e la scheda di iscrizione sono disponibili su www.premiobiancadaponte.it . La partecipazione è come sempre gratuita, mentre la scadenza è fissata al 28 aprile.

Arisa segue altre esponenti di rilievo della musica in Italia che hanno svolto il ruolo di madrine nelle precedenti edizioni: Rachele Bastreghi dei Baustelle, Rossana Casale, Ginevra di Marco, Cristina Donà, Irene Grandi, Elena Ledda, Petra Magoni, Andrea Mirò, Simona Molinari, Nada, Mariella Nava, Brunella Selo, Tosca, Paola Turci e Fausta Vetere.

Nella serata di Roma si sono alternati sul palco la vincitrice assoluta del 2019 Cristiana Verardo, quella del premio della critica "Fausto Mesolella", Lamine, e le altre finaliste di quest'anno Chiara Bruno, Eleonora Betti, La Tarma, Martina Jozwiak, Rebecca Fornelli, Giulia Ventisette e ChiaraBlue. In veste di ospiti, si sono invece esibiti Tosca, Musica Nuda, Giuseppe Anastasi, Alessio Bonomo, Giuseppe Barbera e Luigi Salerno. A condurre è stata Carlotta Scarlatto.

Intanto, su Sardegna 1 TV ogni sabato alle ore 21.15 fino al 28 dicembre stanno andando in onda quattro speciali dedicati all'ultima edizione del Premio, curati da Ottavio Nieddu, con la realizzazione televisiva e la regia di Nino Gravino. Le trasmissioni sono fruibili in Sardegna sul canale 19 del digitale terrestre e ovunque in streaming sul sito www.sardegna1.it

 

Pubblicato in Parità di genere

L'European Pink Floyd Experience dei Pink Sonic è il tour che vede la band esibirsi live per la prima volta sui palchi dei principali teatri italiani. Prossima tappa sabato 21 dicembre a Roma all'Auditorium Parco della Musica Sala Sinopoli (Viale Pietro de Coubertin, 30 – inizio concerto ore 21.00).

I Pink Sonic portano live uno spettacolo fresco ed emozionante, della durata di 140 minuti, con un puro approccio rock alla musica della band inglese. La riproduzione fedele dello stile di Gilmour, l'intesa e l'interazione tra i musicisti, le luci, i laser e l'immancabile schermo circolare di 5 metri fornito di 32 luci rendono gli show dei Pink Sonic un'esperienza unica della musica pinkfloydiana dal vivo, non solo per i virtuosismi tecnici dei singoli artisti ma anche per l'utilizzo meticoloso della stessa strumentazione musicale.

La band è composta da: Francesco Pavananda (chitarra, voce principale), William Moor (batteria), Michele Lavarda (basso e voce), Gioel Stradiotto (tastiere), Gabriele Andreotti (sassofono), Marco Marinato (chitarra ritmica), Valerie Buckley (voce), Manuela Milanese (voce), Nicole Stella (voce).

I Pink Sonic sono una band veneta nata nel 2011 da un'idea di Francesco Pavananda, il frontman del gruppo. Hanno all'attivo oltre 200 concerti sia in Italia che all'estero e sono stati protagonisti nel 2013 di una tournée che ha visto la partecipazione di Lorelei e Durga Mc Broom – le due famose coriste dei Pink Floyd che si sono ritrovate a cantare in Italia dopo oltre 20 anni dal loro ultimo concerto con la formazione originale a Venezia nel 1989. I Pink Sonic sono una celebrazione della musica dei Pink Floyd. La fortuna di questo progetto si basa sul preciso studio fatto da Pavananda nel tentativo di ricreare, quasi filologicamente, le medesime sonorità e le spettacolarizzazioni dei Pink Floyd, trasformando lo spettacolo in uno show unico nel suo genere.

I biglietti per le date del tour sono disponibili in prevendita sul sito ufficiale dei Pink Sonic: www.pinksonicshow.com

 

Pubblicato in Cultura

Quella dal Venezuela alla Colombia rappresenta la seconda più ampia migrazione di massa al mondo, ma la comunità internazionale continua ad ignorare la situazione disperata di migranti e richiedenti asilo nel paese. La risposta umanitaria resta ampiamente limitata, in particolare nelle aree rurali colpite dal conflitto armato e dalle violenze della criminalità.

Negli ultimi anni più di 1,6 milioni di venezuelani ha attraversato il confine colombiano, fuggendo da una crisi politica ed economica che impedisce l’accesso ai mezzi fondamentali di sopravvivenza. Questo dato sottostima la reale dimensione di questa crisi visto che molte persone non sono registrate dalle autorità per mancanza di accesso alla documentazione. Inoltre, tra il 25 e il 75% della popolazione entra in modo irregolare in Colombia, rendendo difficile avere un dato ufficiale.

I migranti venezuelani in Colombia devono affrontare una situazione senza precedenti rispetto ai massicci movimenti di popolazioni degli ultimi anni. La maggior parte di loro ha lasciato una situazione difficile nel paese d’origine, ma una volta attraversato il confine non ha trovato un luogo sicuro, soprattutto se si sono stabiliti in aree periferiche e remote del paese. Rischiano di essere reclutati da gruppi armati o di finire a lavorare nelle coltivazioni illegali, subiscono discriminazioni, violenze sessuali e prostituzione forzata.

A differenza di molti paesi nell’area, la Colombia ha tenuto i suoi confini aperti per accogliere i venezuelani, anche se il paese non ha esperienza né risorse adeguate per rispondere ai loro bisogni. Molti migranti dormono in strada al loro arrivo, poi si sistemano in baraccopoli o case sovraffollate. Difficili condizioni di vita, mancanza di accesso all’acqua e scarse condizioni igieniche hanno un impatto diretto sulla loro salute.

Dalla fine del 2018 Medici Senza Frontiere (MSF) ha avviato tre progetti di salute primaria e mentale per i migranti venezuelani nei dipartimenti di confine di La Guajira, Norte de Santander e Arauca. In circa un anno le équipe di MSF hanno effettuato più di 50.000 visite mediche. Nonostante questi numeri non rappresentino la portata della crisi, indicano le enormi difficoltà che queste persone devono affrontare per accedere a cure mediche, cibo adeguato, alloggio e protezione.

Per quanto riguarda l’accesso alle cure mediche, la risposta offerta ai migranti dal sistema pubblico è limitata soltanto a emergenze, parti e vaccinazioni. Ma i bisogni sono decisamente più ampi rispetto a questi servizi. I pazienti che soffrono di malattie croniche hanno bisogno di cure continue, ma le cure specialistiche adeguate non vengono garantite. Inoltre, non esistono servizi di assistenza psicologica per chi ne ha bisogno. 

L’accesso limitato all’assistenza medica riproduttiva e sessuale è un problema grave. Circa il 68% delle risorse totali allocate nel 2019 per questa crisi migratoria in Colombia venivano dagli Stati Uniti. Ma la politica statunitense nota come la legge del “bavaglio globale” (o “Mexico City Policy”) ha tagliato i fondi per progetti all’estero che includano attività legate agli aborti, incluse le attività di sensibilizzazione delle donne sulla salute riproduttiva. Molte organizzazioni in Colombia hanno tagliato servizi legati a questo ambito per evitare di perdere i fondi, hanno ridotto i servizi medici sulla salute riproduttiva e sessuale per mancanza di accesso ai fondi da altre fonti, o sono stati costretti a terminare entrambi i tipi di assistenza.

I servizi legati alla salute riproduttiva, incluso l’aborto sicuro, sono molto richiesti dalle donne migranti venezuelane. Nei progetti di MSF nelle aree di confine, per esempio, circa una visita su cinque è legata a questo aspetto.

MSF chiede un impegno maggiore da parte della comunità internazionale per rispondere a questa crisi umanitaria. Stiamo assistendo all’esodo di più di 4,7 milioni di persone dal Venezuela, circa un terzo dei quali si trova in Colombia, un paese che non ha le risorse adeguate per rispondere in modo adeguato a questa crisi. È urgente smettere di minimizzare le sofferenze di migranti e richiedenti asilo venezuelani e assicurare un impegno finanziario più ampio senza condizioni per dare una risposta costante e coerente a questa crisi.

Niente “valige augurali” a Capodanno e altre storie

Il Capodanno in Venezuela si festeggiava con diversi rituali: uva e lenticchie, biancheria gialla, una manciata di soldi e, dopo mezzanotte, si prendeva una valigia e si faceva un giro dell’isolato per attirare opportunità di viaggi e avventure.

Ma i venezuelani non festeggiano più la fine dell’anno con le valigie. Per chi rimane nel paese, sono diventate emblemi di tristezza e di separazione familiare. Per chi è stato inghiottito dalla crisi politica, sociale ed economica del paese, sono simbolo di una realtà dolorosa. Dolorosa perché hanno dovuto lasciare la loro famiglia, la casa e il lavoro ma anche per la quasi assenza dell’assistenza sanitaria nei paesi ospitanti.

Elias* ha 51 anni e soffre di retinopatia diabetica, una malattia che gli ha danneggiato la vista. È arrivato a Tame (Arauca) due settimane fa con la sua valigia, il desiderio di riunirsi con le figlie e di ricevere la dialisi di cui aveva bisogno. Ha quattro figlie, la più grande è rimasta in Venezuela mentre le altre tre di 19, 17 e 24 anni vivono con lui in Colombia. “In Venezuela, i test medici sono cari, tutto è trasformato in dollari e manca ogni tipo di fornitura” racconta. “Le attrezzature mediche non funzionano bene, si rompono e non vengono più riparate. Anche lo staff medico e tecnico ha abbandonato il paese”.

Elias, un commerciante in Venezuela, è venuto nella clinica di MSF a Tame per capire come poter fare la dialisi. La Colombia non garantisce cure ai venezuelani affetti da patologie croniche. L’unica soluzione per lui sarebbe richiedere asilo per disabilità, ma può essere un processo lungo. “Almeno da MSF mi hanno visitato e mi hanno detto che sono stabile” racconta. Se gli verrà concesso lo stato di rifugiato, non potrà tornare in Venezuela, dove vive la sua figlia maggiore.

“In Venezuela mia figlia stava morendo di malnutrizione” racconta Juan Marcos*, giovane padre di tre figli. “Prima di lasciare morire una bambina di fame in Venezuela, ho preferito mille volte portarla qui. Almeno qualcuno le darà un biscotto e potrà mangiare.” In Venezuela era meccanico, ora ricicla la spazzatura che riesce a recuperare e vive per strada.

Victoria*, 21 anni, di Valencia con due figli, è stata convinta a lasciare il Venezuela ed è una delle tante donne che spinte dalla necessità e mancanza di lavoro si sono ritrovate costrette a prostituirsi in Colombia. In questo modo possono guadagnare qualcosa e inviare i soldi alle famiglie. “Mi hanno detto che qui potevo vivere dignitosamente, mangiare bene e mandare i soldi nel mio paese. Non immaginavo fosse così dura”, racconta la giovane madre.

Dopo aver subito maltrattamenti e violenze ha perso peso arrivando a 45 chili, a causa di febbre e vomito. Ora si sta riprendendo, ma non potendo lavorare non sta più mandando i soldi alla famiglia rimasta in Venezuela.

Jesús ha 27 anni e vive Saravena (Aruaca), gli è stato diagnosticato l’HIV cinque anni fa e quando ha lasciato il Venezuela ha dovuto interrompere il trattamento della malattia. È riuscito a rimediare qualche scorta di medicinali come pillole dal mercato nero. “Sono andato in una clinica mobile di MSF per fare accertamenti sullo stadio della mia malattia. Vorrei avere i soldi per curarmi in Venezuela ma il mio paese è al collasso. Sono venuto qui anche per ricevere assistenza psicologica a causa dei traumi che ho vissuto nella mia vita. Oggi riesco a ricevere i trattamenti per l’HIV solo a Cúcuta e andare lì significa investire tanto tempo e soldi” racconta Jesús.

In Colombia MSF fornisce trattamenti gratuiti in due centri a Cúcuta e Bogotá, e nelle prossime settimane, dopo aver raggiunto un accordo con la Fondazione per la cura dell’AIDS del Colombia, fornirà i trattamenti anche a Tibú e Tame.

 

 

Pubblicato in Dal mondo

Dopo gli eventi sismici che hanno interessato la zona di Casamicciola dell'Isola d'Ischia nell'estate del 2017, la comunità scientifica ha ritenuto necessario concentrare la propria attenzione sul fenomeno naturale che, in realtà, si era già presentato più volte nei secoli scorsi con conseguenze a volta drammatiche, come il terremoto del 1883 che causò oltre 2300 vittime.

Tuttavia, la comprensione dell'attività sismica ad Ischia è stata da sempre ostacolata dalla natura vulcanica dell'isola che, con caratteristiche estremamente diversificate, complica notevolmente i fattori da considerare. Ischia è, infatti, uno dei vulcani italiani più complessi, caratterizzato tra l'altro da un impressionante sollevamento di circa un migliaio di metri, a partire da 55 mila anni fa, e da decine di eruzioni più recenti, l'ultima delle quali avvenuta nel 1302.

Raccogliendo la sfida di comprendere tale sismicità in un ambiente tanto complesso, su impulso anche della Protezione Civile Nazionale, un team internazionale di vulcanologi dell'Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia (INGV), dell'Università degli Studi Roma Tre (UniRoma3) e dell'Université de Genève in Svizzera (UNIGE) ha unito le competenze diversificate in materia di monitoraggio, di modellistica e di comprensione dei processi magmatici nello studio 'Magma Degassing as a Source of Long‐Term Seismicity at Volcanoes: The Ischia Island Case', appena pubblicato nella rivista Geophysical Research Letters.

I vulcanologi hanno così compreso che, paradossalmente, è proprio la complessa natura vulcanica dell'isola a spiegarne la sismicità, ma in modo relativamente semplice. Infatti, dati di monitoraggio raccolti per decenni mostrano che il forte sollevamento che nel passato ha portato all'emersione della cima più alta dell'isola, il Monte Epomeo, è attualmente sostituito da un lento e continuo abbassamento. 

Pertanto, i terremoti osservati a Casamicciola costituiscono episodi di accelerazione di tale abbassamento, innescati dalle stesse strutture sismiche che avevano causato il precedente sollevamento dell'isola.

La causa dell'abbassamento di Ischia, e quindi dei terremoti di Casamicciola, è imputabile all'emissione di gas dallo stesso magma che da circa 6000 anni ha prodotto almeno 45 eruzioni, fino all'ultima del 1302. Tale degassamento, infatti, diminuisce la pressione nel sistema magmatico superficiale, abbassando di fatto l'isola.

I risultati della ricerca non solo permettono di comprendere finalmente l'origine della disastrosa sismicità di Ischia, ma anche di prevedere, attraverso estrapolazioni modellistiche, che il prolungarsi del degassamento del magma possa continuare per almeno diverse centinaia di anni. 

Secondo gli autori, l'abbassamento in atto a Ischia potrà quindi continuare a generare sismicità nell'area di Casamicciola con caratteristiche analoghe a quanto osservato negli ultimi secoli

Pubblicato in Ambiente&Territorio
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