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Lunedì, 26 Ottobre 2020

Martedì, 03 Dicembre 2019 - nelPaese.it

Ieri nel teatro della “Comunità in dialogo Onlus” situato a Borgo San Rocco (Trivigliano, nel frusinate), la Cooperativa H-Anno Zero Onlus ha portato in scena uno spettacolo teatrale e musicale che ha visto protagonisti ragazzi con disabilità e persone normodotate.

In una location bella e suggestiva, che ha ospitato tanti cittadini di Trivigliano e dei paesi limitrofi, i ragazzi si sono esibiti sul palco in un musical intitolato “Beat Cafè Live”, che ha visto un susseguirsi di battute e sketch esilaranti e molto coinvolgenti. Non sono mancati anche momenti di canto e commozione, con i ragazzi che al termine della manifestazione sono saliti sul palco per ringraziare con inchini e saluti il pubblico presente in sala.

La Cooperativa H-Anno Zero opera da anni per favorire il miglioramento della qualità di vita delle persone in condizioni di svantaggio, attraverso la partecipazione e la condivisione di attività finalizzate all’inclusione. Oltre alle attività teatrali e musicali, la Cooperativa realizza servizi socio-assistenziali rispondenti alle mutevoli e dinamiche esigenze dei sistemi sociali contemporanei.

Le attività laboratoriali e artistiche, oltre alle finalità terapeutiche e di socializzazione, hanno inoltre lo scopo di rafforzare la consapevolezza e il senso di appartenenza alla Cooperativa tra i soci e i lavoratori tutti.

Pubblicato in Lazio

Dal 5 dicembre 2019 al 25 gennaio 2020, una squadra composta da scienziati francesi del CNRS, dell'Università Grenoble Alpes e da scienziati italiani del CNR e dell'INGV percorrerà 1318 km tra andata e ritorno in mezzo al plateau dell'Antartide, su una traversa organizzata dall'Istituto Polare Francese (IPEV) con la collaborazione del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), partendo dalla stazione italo francese Concordia in direzione Polo Sud. I principali obiettivi della spedizione EAIIST (East Antarctic International Ice Sheet Traverse), sono quelli di poter stimare l'aumento del livello dei mari attraverso lo studio degli archivi climatici. La spedizione è finanziata lato francese dall'Agence nationale de la recherche e dalla Fondation BNP Paribas, lato italiano dal PNRA, finanziato dal MIUR (Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca) e coordinato dal CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) per le attività scientifiche, e dall'ENEA (Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile) per l'attuazione operativa delle spedizioni.

Sul tema de cambiamenti climatici, una delle incognite maggiori riguarda l'impatto del riscaldamento globale in Antartide. Uno scioglimento accelerato della calotta polare è già stato rilevato dalla comunità scientifica, soprattutto nelle zone costiere, ma secondo alcuni modelli di circolazione atmosferica, il riscaldamento potrebbe essere accompagnato anche da precipitazioni più intense sul continente bianco. Se questa ipotesi fosse vera la perdita di massa della calotta glaciale potrebbe essere limitata e anche il fenomeno dell'aumento del livello dei mari risulterebbe moderato

Alcuni scienziati francesi, italiani e australiani cercheranno di verificare l'attendibilità di questa ipotesi controllando se sia realmente aumentato l'accumulo di neve sul plateau antartico. Per questo la traversa EAIIST esplorerà per alcune settimane una delle parti più aride, inospitali ed inesplorate del pianeta, essenziali per la regolazione del clima terrestre.

Nella regione che sarà attraversata, e che si trova a metà strada tra la stazione Concordia ed il Polo Sud, le scarsissime precipitazioni ed il regime dei venti portano alla formazione di strutture uniche sulla Terra dette 'megadune': superfici dall'apparenza vetrosa dove il ghiaccio è liscio e scoperto con ondulazioni su larga scala, invisibili a occhio nudo, ma rilevabili da satellite.  Comprenderne la formazione ed osservare come registrano la composizione dell'atmosfera è essenziale per interpretare i dati delle carote di ghiaccio che costituiscono gli archivi climatici. Queste regioni hanno caratteristiche analoghe a quelle esistenti durante le epoche glaciali, quando le precipitazioni erano molto scarse rispetto ai periodi più caldi.

Per affrontare questa sfida sono state messe insieme diverse competenze: fisica della neve, geofisica, geochimica, chimica dell'atmosfera, meteorologia. Ad ogni tappa gli scienziati preleveranno campioni di neve e carote di ghiaccio e realizzeranno dei profili radar per studiare la sovrapposizione dei vari strati di neve. Saranno inoltre installati anche strumenti automatizzati (stazioni meteorologiche, stazioni GPS e stazioni sismiche), per poter ottenere una registrazione dell'andamento stagionale del ghiaccio e delle precipitazioni nei diversi siti visitati. Queste misure al suolo saranno poi correlate con i dati da satellite e completate da studi di laboratorio.
La spedizione EAIIST rappresenta una sfida logistica, essendo totalmente autonoma. Il convoglio di 243 tonnellate percorrerà in 50 giorni 1318 km ad un ritmo di 8 km/h con temperature da -25 a -45 °C. Se si conta anche lo spostamento dei mezzi dalla costa, in totale i chilometri percorsi saranno circa 4000.

Tutto questo è reso possibile grazie all'aiuto e all'esperienza dell'IPEV e del PNRA con il supporto dell'Australian Antarctic Division. Delle 10 persone componenti l'equipaggio, quattro, di cui un medico, sono logistici.

Il direttore del progetto è Joël Savarino, ricercatore francese del CNRS. l'Institut des géosciences de l'environnement (CNRS/Université Grenoble-Alpes/IRD/Grenoble INP), per l'Italia il responsabile del progetto è Barbara Stenni dell'Università Ca' Foscari Venezia e saranno presenti in campo Andrea Spolaor (CNR-ISP) e Graziano Larocca (INGV). Oltre agli scienziati partecipanti alla spedizione, saranno circa 40 i ricercatori provenienti da una quindicina di laboratori italiani, francesi ed australiani che lavoreranno sui dati raccolti.

Il costo del supporto logistico, inclusi gli stipendi del personale, supera il milione di Euro. L'agenzia francese "Agence nationale de la recherche" e la Fondazione BNP Paribas hanno finanziato l'impresa con ulteriori 1,6 milioni di euro.

 

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Lo ha chiarito il 28 novembre 2019 il Tribunale di Roma che, applicando l'art. 10 della Costituzione italiana, a seguito di un'azione promossa da Amnesty International Italia con il supporto di Asgi e curata da un collegio di difensori, fra cui gli avvocati Cristina Laura Cecchini e Salvatore Fachile, ha accertato il diritto  di entrare sul territorio dello Stato allo scopo di presentare domanda di riconoscimento della protezione internazionale per 14 cittadini eritrei respinti in Libia il 1° luglio 2009 dalla Marina militare italiana oltre al diritto a risarcimento dei danni subiti. 

Questa sentenza storica riguarda quanto avvenuto tra il 2009 e il 2010 quando, a seguito della conclusione dell'Accordo con la Libia, l'Italia ha effettuato numerosi respingimenti. Tale prassi era stata ritenuta illegittima già dalla Corte europea per i diritti umani con la sentenza Hirsi Jamaa e altri c Italia, ma, nonostante la condanna all'Italia, molti richiedenti asilo sono rimasti in attesa del giusto risarcimento e, soprattutto, senza la possibilità di accedere a una forma di protezione.

La base di tale decisione, individuata dalla giudice Dott.ssa Velletti, della I Sezione del Tribunale civile di Roma emessa nell'ambito del procedimento RG 5615/2016 - si trova nell'art 10 comma 3 della Costituzione che riconosce allo straniero il diritto di asilo e che deve ritenersi applicabile anche quando questi si trovi fuori dal territorio dello Stato per cause a esso non imputabili.

La sentenza è estremamente rilevante e innovativa laddove riconosce la necessità di "espandere il campo di applicazione della protezione internazionale volta a tutelare la posizione di chi, in conseguenza di un fatto illecito commesso dall'autorità italiana si trovi nell'impossibilità di presentare la domanda di protezione internazionale in quanto non presente nel territorio dello Stato, avendo le autorità dello stesso Stato inibito l'ingresso, all'esito di un respingimento collettivo, in violazione dei principi costituzionali e della Carta dei diritti dell'Unione europea."

È evidente da tali poche righe la rilevanza e l'attualità della decisione e la sua potenziale ricaduta anche in termini numerici su tutti coloro a cui sia impedito nel proprio paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione e che, nel tentativo di entrare nel territorio dello stato per fare richiesta di asilo politico, sono quotidianamente respinti attraverso prassi illegittime dell'autorità italiana nelle zone di confine terrestri e marittime e di transito nei porti e negli aeroporti. 

In particolare, la decisione apre uno scenario estremamente interessante in relazione alle politiche di esternalizzazione della frontiera e di gestione della rotta mediterranea attuata attraverso la collaborazione con le autorità libiche. 

È evidente, infine, che ove fosse accertata una responsabilità delle autorità italiane nell'attuazione dell'insieme di misure che ha trasformato i respingimenti in una progressiva delega alla Libia per il blocco dei migranti, con i medesimi risultati in termine di mancato accesso alla protezione, migliaia di persone potrebbero essere interessate dai principi contenuti nella sentenza. 

 

 

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