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Mercoledì, 19 Giugno 2019

Articoli filtrati per data: Lunedì, 11 Febbraio 2019 - nelPaese.it

Si tiene oggi presso il tribunale distrettuale dell'Aja la prima udienza di un processo storico nei confronti di Shell, la compagnia petrolifera accusata di aver istigato una serie di terribili violazioni dei diritti umani commesse negli anni Novanta dal governo militare nigeriano contro la popolazione ogoni. 

Nel 2017 Esther Kiobel, Victoria Bera, Blessing Eawo e Charity Levula hanno portato in giudizio Shell di fronte al tribunale olandese per il ruolo svolto nell'arresto illegale, nell'imprigionamento e nell'impiccagione dei loro rispettivi mariti, al termine della brutale repressione nei confronti delle proteste degli ogoni contro il devastante inquinamento causato da Shell nella loro regione. 

"Per tutti questi anni, Shell ha cercato di impedire che questo caso non arrivasse in tribunale. Ha impiegato le sue risorse per combattermi anziché per dare giustizia a mio marito", ha dichiarato Esther Kiobel. Amnesty International, che sta sostenendo le ricorrenti e il loro team di avvocati, ha documentato in modo indipendente il ruolo di Shell nelle uccisioni, negli stupri e nelle torture di cui si rese responsabile il governo nigeriano durante la repressione delle proteste. 

Barinem Kiobel, Baribor Bera, Nordu Eawo e Paul Levula vennero impiccati nel 1995 al termine di un processo sommario. Le loro vedove chiedono ora un risarcimento e scuse pubbliche da parte di Shell. Altri cinque attivisti ogoni, tra cui il loro leader Ken Saro-Wiwa, furono a loro volta impiccati in quella che è passata alla storia come la "vicenda dei nove ogoni". 

"Per la prima volta, in una battaglia per la giustizia che va avanti da oltre 20 anni, Esther Kiobel e le altre ricorrenti hanno la possibilità di raccontare le loro storie di fronte a un tribunale. Queste donne credono che i loro mariti sarebbero oggi ancora vivi se Shell, per i suoi sfacciati interessi, non avesse incoraggiato la sanguinosa repressione delle proteste pur sapendo che avrebbe avuto costi umani", ha affermato Mark Dummett, ricercatore su Imprese e diritti umani di Amnesty International. 

"Nonostante numerose prove a suo carico, Shell è riuscita a evitare la giustizia per anni non rispondendo mai di fronte a un tribunale delle accuse nei suoi confronti. Oggi è una giornata storica di enorme importanza per tutti coloro che sono danneggiati dall'avidità e dalle azioni sconsiderate delle multinazionali", ha aggiunto Dummett. 

Portare a processo una potente multinazionale per i danni causati all'estero è un processo lungo e straziante. Il primo tentativo di chiamare in causa Shell, in un tribunale di New York, da parte di Esther Kiobel risale al 2002 e si è chiuso nel 2013 quando la Corte suprema degli Usa ha concluso che gli Usa non avevano competenza giuridica per esaminare il caso: in altri termini, i tribunali statunitensi non esamineranno mai nel merito le denunce mosse contro Shell. 

Le quattro ricorrenti accusano Shell di aver avuto un ruolo nell'arresto illegale e nella detenzione dei loro mariti, nella violazione della loro integrità fisica, del diritto a un processo equo e del diritto alla vita; e nel diritto delle une e degli altri alla vita familiare. Esse chiedono al tribunale di ordinare a Shell di consegnare oltre 100.000 documenti interni di grande rilevanza per il caso. Gli avvocati di Shell hanno finora rifiutato di farlo, anche se la stessa documentazione era stata già messa a disposizione in occasione della denuncia al tribunale di New York. 

"È venuto il momento di porre fine a decenni d'impunità per Shell. Il coraggio, la resilienza e la determinazione di queste donne per ripristinare la reputazione dei loro mariti e chiamare Shell a rispondere del suo operato è motivo di ispirazione. Loro sanno di avere il sostegno di tutti gli attivisti di Amnesty International nel mondo". 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Dopo il grande successo della scorsa stagione con “Il Sindaco del Rione Sanità” di Eduardo De Filippo per la regia di Mario Martone, la Compagnia Nest torna al Teatro di Roma dal 6 al 17  febbraio con il dittico di spettacoli: “12 Baci sulla bocca” con Francesco Di Leva, Ivan Castiglione e Andrea Vellotti; e “Gli Onesti della Banda” con Ivan Castiglione, Maria Chiara Centorami, Francesco Di Leva, Giuseppe Gaudino, Adriano Pantaleo, Luana Pantaleo, Anna Stabile, con la partecipazione di Ernesto Mahieux, entrambi con la regia di Giuseppe Miale Di Mauro.

Due settimane all’insegna dell’impegno civile e sociale, durante le quali la Compagnia Nest porterà, al Teatro India, il proprio “modo di fare teatro” in cui affondare l’occhio nel reale, per raccontare i meccanismi malati che spesso attanagliano la società, affinché il pubblico percepisca certe dinamiche come universali. Da sempre convinti che il cambiamento possa avvenire attraverso la solidarietà e l’agire sociale, inteso come risorsa creativa e agente di trasformazione, saranno portati in scena due temi importanti. Da una parte l’omosessualità, tratteggiata in una provincia napoletana degli anni 70’ bigotta e fascista, dall’altra il dramma del precariato e il filo sottile che divide l’onestà dalla disonestà, diluiti nei toni della commedia. 

12 baci sulla bocca

“E’ tutta la vita che mi nascondo, perché io nascosto ci sto bene. Mi sento al sicuro”. Nel testo non si tratta di fare outing, ma di interpretare l’alchimia di un sentimento che nasce inaspettato. La trama è pretesto per raccontare una storia d’amore, semplice ed emozionante come ogni storia d’amore è. E poco importa se i protagonisti di questa storia sono due uomini, perché Emilio e Massimo sono il simbolo di una libertà che negli anni settanta era pura utopia, e oggi è finta democrazia.

Siamo nella provincia soffocante e a volte disorientante napoletana degli anni 70’. Il conflitto politico e sociale che divide il paese sembra lontano da queste terre. In questo ambito nasce “12 baci sulla bocca” che racconta l’incontro-scontro tra Emilio, lavapiatti dai modi e dal linguaggio diretto e Massimo, fratello “ripulito” del proprietario di un ristorante. Massimo si sta per sposare con l’unica donna che ha avuto nella sua vita, è a quel punto della vita in cui o ti lasci o ti sposi, Massimo si sposa. Emilio è giovane ed è ricchione, perché era l’unico termine usato a Napoli per identificare un omosessuale. Emilio riesce a scardinare l’omosessualità assopita malamente da Massimo. I loro incontri sono violenti al limite dello scontro fisico. I due ragazzi si nascondono, ma quel rapporto così controverso, rappresenta, forse, l’unico momento di vero sentimento nella loro vita. Il loro è un ambiente in cui non è permessa alcuna diversità, vigono leggi sociali e di branco che non permettono nulla al di fuori di una prassi consolidata. Ma gli occhi di Antonio, fratello di Massimo, lo guardano dentro, sanno molto di più di quel fratello di quanto lui pensi. In quell’ambiente i problemi si risolvono in maniera spicciola ed uno come Massimo, non può certamente essere un “ricchione di paese”.

Gli onesti della banda

Gli onesti della banda, una commedia che parla di legalità sullo sfondo della periferia partenopea. La dura e cruda realtà è affrontata con leggerezza e toni moderni, andando a scavare negli intricati meccanismi e dinamiche che attanagliano la società. Una commedia brillante, con un profondo spessore, un’indagine sociale che parte da uno dei testi più celebri della tradizione, attualizzandolo e facendosi portavoce dei problemi del moderno precariato e di come anche i più onesti possano ritrovarsi coinvolti in dinamiche disoneste o poco legali. Una drammaturgia, alla quale ha collaborato anche lo scrittore Diego De Silva, in cui i personaggi si trovano a fare i conti con i propri errori e a doversi liberare dalla morsa tentacolare della disonestà, scontando la pena e le conseguenze delle loro ingiuste e scorrette scelte.

 

Protagonisti de “Gli Onesti della Banda” sono Tonino, laureato a pieni voti che, non trovando lavoro, decide di ereditare la portineria del defunto padre e il suo migliore amico Peppino, che gestisce la tipografia di famiglia, attanagliato dai debiti dopo aver comprato nuovi macchinari. L’amministratore del palazzo in cui Tonino lavora è il ragioniere Casoria, uomo sempre in bilico tra legalità e illegalità, che attenta continuamente all’onestà del giovane portinaio.

 

 

Pubblicato in Cultura

In Bangladesh, le équipe di Medici Senza Frontiere (MSF) hanno effettuato un milione di consultazioni mediche per i rifugiati Rohingya e le comunità locali nel distretto di Cox’s Bazar, tra agosto 2017 e dicembre 2018. Sono oltre 700.000 i Rohingya fuggiti dalle violenze in Myanmar che hanno trovato rifugio in Bangladesh, dove si sono uniti ai tanti che avevano già abbandonato il Paese in precedenza. Oggi circa un milione di rifugiati Rohingya vive in campi e insediamenti di fortuna, in condizioni estremamente precarie e senza alcuna certezza per il futuro.  

Nell’area, MSF fornisce cure mediche, assistenza psicologica e vaccinazioni grazie al lavoro di oltre 2.000 operatori e oltre 1.000 volontari in 4 ospedali, 5 strutture mediche di base, 8 punti sanitari e un centro di risposta alle epidemie allestiti da MSF. Ma molte emergenze rimangono, dai rischi di epidemie alle difficoltà di fornire cure materno-infantili.

“Siamo riusciti a raggiungere 1 milione di viste grazie alla fiducia che la comunità Rohingya ha riposto nei medici e infermieri di MSF. Meno quantificabili, ma altrettanto fondamentali, sono anche la promozione della salute, la prevenzione primaria e la gestione dell'igiene, attività fondamentali che miglioriamo la qualità della vita nei campi in termini di salute pubblica e dignità individuale” dichiara Giulia Maistrelli, ostetrica di MSF, appena tornata dal Bangladesh dopo una missione di 9 mesi. 

Ancora oggi i Rohingya restano confinati nei campi e la maggior parte della popolazione di rifugiati ha scarso accesso all'acqua pulita, alle latrine, all'istruzione, alle opportunità di lavoro e all'assistenza sanitaria. Uno studio retrospettivo sulla mortalità condotto da MSF a dicembre 2017 ha rivelato che almeno 6.700 Rohingya sono stati uccisi in Myanmar nel primo mese dopo lo scoppio delle violenze, tra loro 730 bambini al di sotto dei 5 anni. 

La testimonianza

“Le scarse condizioni igieniche in cui i rifugiati Rohingya sono costretti a vivere sono la causa principale delle patologie che abbiamo curato. Quasi il 9% delle visite effettuate (92.766) ha riguardato casi di diarrea acquosa acuta, in maggioranza per bambini al di sotto dei 5 anni, che sono particolarmente vulnerabili a questa condizione e possono morirne se non vengono curati. Se i casi più gravi richiedono il ricovero in ospedale, la maggior parte dei pazienti può tornare a casa dopo un trattamento di re-idratazione”. Parla  Jessica Patti, coordinatrice dello staff medico di MSF a Cox’s Bazar 

“La diarrea è legata al sovraffollamento e alle precarie condizioni di vita nei campi. Spesso i rifugiati vivono in piccoli ripari temporanei di plastica e bambù, insieme a molti membri della loro famiglia. L’accesso all’acqua potabile e la disponibilità di latrine pulite sono fattori chiave per prevenire la diarrea, così come le attività di promozione della salute volte a migliorare le pratiche igieniche di base”. 

Nonostante le campagne di vaccinazione, il rischio di epidemie rimane. “Nei primi mesi dell’emergenza – continua Patty - le organizzazioni mediche e il Ministero della Salute del Bangladesh hanno affrontato diverse epidemie, segno della bassa copertura vaccinale e del limitato accesso dei rifugiati Rohingya alle vaccinazioni di routine nello Stato di Rakhine, in Myanmar. Da agosto 2017, le équipe di MSF hanno curato 6.547 persone colpite da difterite e 4.885 casi di morbillo. Pur rappresentando solo l’1% del totale delle nostre visite, la risposta immediata alle epidemie è stata fondamentale per fermarne la diffusione. Da allora, abbiamo anche condotto numerose campagne di vaccinazione per difterite, morbillo e colera”. 

Con un futuro così incerto, l’assistenza psicologica diventa cruciale. “La maggior parte dei Rohingya ha vissuto esperienze traumatiche. Molti hanno subito o assistito a violenze, o hanno perso familiari e amici. Molti vorrebbero tornare a casa, ma sanno che non sarà possibile e si sentono senza speranza. Fin dall’inizio delle nostre attività, l’assistenza psicologica è stata una priorità. A oggi le consultazioni psicologiche rappresentano il 4,7% (49.401) delle nostre visite totali”, aggiunge Patty. 

Malattie croniche e cure materne restano ancora parzialmente scoperte. “Le malattie croniche, come il diabete e l’ipertensione, sono piuttosto comuni tra i nostri pazienti, soprattutto quelli più anziani. Ma queste malattie non trovano un’adeguata risposta. Quando riceviamo pazienti con malattie croniche, li stabilizziamo e li indirizziamo ad altre organizzazioni mediche che forniscono trattamenti a lungo termine. Tra i bambini, c’è un’alta prevalenza di talassemia, una malattia congenita difficile da curare che richiede trasfusioni di sangue”. 

Da una situazione di emergenza ad una crisi prolungata. “All’inizio della nostra risposta di emergenza, abbiamo trattato persone per ferite dovute alle violenze in Myanmar e le cure mediche più richieste erano quella di base. Oggi, gli episodi di violenza di cui curiamo le conseguenze avvengono principalmente nelle comunità o all’interno del nucleo familiare. I bisogni principali riguardano assistenza medica secondaria, compresa la cura di malattie non trasmissibili. Come all’inizio dell’emergenza, anche se adesso per ragioni diverse, le violenze sessuali restano un aspetto cruciale da affrontare. Sono ancora tante le donne che arrivano presso le nostre strutture con infezioni contratte sessualmente e non curate per lungo tempo”, conclude Patty. 

La presenza continua di MSF nel distretto di Cox’s Bazar sta anche portando “ad un incremento nel numero delle visite mediche tra i membri della comunità locale, soprattutto nelle strutture mediche che non sono localizzate all’interno dei campi”. 

 

 

 

Pubblicato in Nazionale

Si parlerà anche di esposizione degli adolescenti e pre-adolescenti ai discorsi d'odio tramite i social media nel convegno Tecnologia e competenza sociale  che si terrà sabato 16 febbraio 2019 dalle ore 9 alle 18 presso la Sala Vasari del complesso monumentale Sant'Anna dei Lombardi a piazza Monteoliveto a Napoli. Nel corso del convegno, organizzato dall'associazione Social Skills in collaborazione con il gruppo Gesco e con l'Accademia di Formazione Ceripe  saranno infatti presentati i risultati di una ricerca condotta da Maura Striano che ha evidenziato quanto il fenomeno dei discorsi d'odio sia diffuso tra i ragazzi e le ragazze di età compresa tra gli 11 e i 16 anni e quanti adolescenti siano vittime o fautori di discorsi di odio veicolati dai social network e dalle chat.

L'innovazione e il cambiamento portano con sé innegabili opportunità, ma altrettante minacce. Con l'aiuto di esperti, il convegno mira ad approfondire cause ed effetti, vantaggi e rischi dell'utilizzo delle tecnologie  e dei  nuovi media.

Il convegno si rivolge in particolar modo a insegnanti, assistenti sociali ed educatori ed è accreditato presso il MIUR - Ministero Della Pubblica Istruzione e l'Ordine Assistenti Sociali Regione Campania. Ha ottenuto il gratuito patrocinio da: Comune di Napoli, Città Metropolitana, Associazione Professioni Pedagogiche, Regione Campania.

Il programma prevede: alle ore 9 la registrazione dei partecipanti; alle 9.30 i saluti del sindaco di Napoli Luigi de Magistris e del presidente di Gesco Sergio D'Angelo; a partire dalle 10 l'inizio vero e proprio dei lavori, moderati dal giornalista Antonio Musella.

Sono previsti gli interventi di: Rosa Chiapparelli, presidente dell'associazione Social Skills, su "Le ricadute sociali dell'era digitale"; Annamaria Schiano, presidente del Ceripe, su "Dall'aula 2.0 all'aula 3.0: una rivoluzione copernicana per una scuola efficace";  Simona D'Agostino, pedagogista, su "Nuove dipendenze e competenza digitale"; Vincenzo De Luca dell'Unità di Ricerca e Sviluppo dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II su "L'innovazione tecnologica e l'evoluzione dei fabbisogni di benessere e salute";  Salvatore Pace, docente di filosofia e vicesindaco della Città Metropolitana di Napoli, su "Pedagogia e neuroscienza. Gli effetti della digitalizzazione nel vissuto giovanile". Alle ore 12 è previsto il coffee break a cura del ristorante Il Poggio. Alla ripresa dei lavori alle ore 12.15 interviene Maura Striano, professoressa di Pedagogia Generale e Sociale alla Federico, che presenterà i risultati della ricerca universitaria sull'esposizione di adolescenti e pre adolescenti ai discorsi d'odio. Seguirà l'intervento di Annunziata Muto dirigente scolastico dell'Istituto Tecnico Industriale "Enrico Medi" di San Giorgio a Cremano su "Le piattaforme e-learning nella formazione docenti".

Alle ore 13 pausa pranzo a cura del ristorante Il Poggio e alle 14.30 visita guidata al complesso monumentale riservata ai partecipanti al convegno. Seguirà alle 15 una tavola rotonda condotta da Ferdinando Tramontano, presidente di Vision - Osservatorio di Vittimologia e Docente di Marketing & Comunicazione e dalle 16 alle 18  un workshop guidato da Annamaria Schiano e Giuseppe Galetta, dottore di Ricerca in Processi Formativi ed esperto in nuove metodologie didattiche.

 

Pubblicato in Campania

Una legge regionale per la cooperazione sociale: è la 58 dello scorso anno. Verrà presentata giovedì 14 febbraio nei locali del Centro Convegni Sant’Agostino di Cortona (Arezzo). Inizio ore 16. L'iniziativa è del consorzio Coob che riunisce oltre 30 cooperative sociali di tipo B della Toscana  e dell'Umbria e il Consorzio Sociale Comars di Monte San Savino(AR) che riunisce oltre 15 cooperative Sociali di tipo B e di tipo A  con il patrocinio del Comune di Cortona e in collaborazione con Legacoop Toscana, Confcooperative Toscana e Agci Solidarietà.

"Norme per la cooperazione sociale in Toscana": con questa normativa – il cui percorso è stato interamente condiviso con le Centrali Cooperative del settore sociale – la Regione Toscana ha inteso quel ruolo di guida delle politiche sociali che aveva avuto fino alla fine degli anni ’90. A seguito delle recenti modifiche del Codice degli Appalti e della Riforma del Terzo Settore e dell’Impresa Sociale si è avvertito un bisogno ancora più profondo di riforma della precedente LR 87/1997, anche per cogliere appieno le opportunità derivanti dalle nuove norme nazionali e comunitarie sia sul versante della cooperazione di inserimento lavorativo di persone svantaggiate (cooperative di tipo B), sia sul versante della cooperazione sociale finalizzata alla gestione dei servizi socio sanitari assistenziali ed educativi (cooperative di tipo A).

Il Sindaco di Cortona, Francesca Basanieri e Andrea Bernardini, Assessore del Comune di Cortona con delega alle Politiche Sociali, Sanità, Ambiente e Sport apriranno il confronto. Il provvedimento verrà presentato dall’assessore regionale alla salute Stefania Saccardi. Seguiranno gli interventi di Legacoop Toscana, Confcooperative Toscana e AGCI – Solidarietà Toscana, dell’Avvocato Luciano Gallo, esperto di rapporti fra P.A. e Terzo Settore, membro del gruppo tecnico sul codice dei contratti di Anci nazionale e i saluti di Lucia De Robertis , vicepresidente del Consiglio regionale.

 

 

 

Pubblicato in Toscana
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