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Domenica, 25 Agosto 2019

Articoli filtrati per data: Martedì, 12 Febbraio 2019 - nelPaese.it

L’Avviso 42 strategico del Fondo di Rotazione “Sviluppo e innovazione del Terzo Settore” stanzia 3 milioni di euro su base nazionale per piani formativi pluriaziandali condivisi. Obiettivo dell’Avviso è sostenere percorsi di innovazione sociale delle organizzazioni di Terzo Settore promuovendo la nascita e il consolidamento di relazioni, di progettualità e iniziative condivise, finalizzate a rafforzare le capacità di analisi dei contesti di sviluppo e ridefinire strategie imprenditoriali. 

Le azioni ammesse per raggiungere le finalità dell’Avviso, da realizzare integrando attività formative e attività non formative, prevedono la valorizzazione e l’accrescimento di competenze ed abilità per: avviare analisi di bisogni complessi delle comunità locali e lo sviluppo di azioni di animazione economica finalizzate alla progettazione di interventi di filiera nell’ambito dei servizi di welfare e di comunità; instaurare un dialogo innovativo con le Pubbliche Amministrazioni e coprogettare insieme interventi di welfare nel territorio di riferimento; progettare nuovi strumenti finanziari finalizzati alla sviluppo delle organizzazioni del Terzo Settore; coinvolgere efficacemente le realtà imprenditoriali sensibili all’innovazione sociale; favorire processi di aggregazioni locali finalizzate alla costruzione di modelli di welfare generativo; sviluppare pratiche di valutazione  con approcci sperimentali alla misurazione dell’impatto e che includano utenti e stakeholder.

 “Questo Avviso – dichiara Stefania Serafini, presidente di Fon.Coop - sostiene le imprese e le organizzazioni che stanno avviando processi comuni di innovazione connessi alla Riforma del Terzo Settore. Come tutti i nostri Avvisi strategici – precisa la presidente - le imprese e le organizzazioni partecipanti hanno due opportunità: possono esprimere le proprie capacità progettuali per costruire partenariati di sviluppo, per individuare nuove strategie d’intervento e nuovi servizi di welfare coinvolgendo per esempio start up innovative per l‘innovazione tecnologica e le cooperative di comunità per l’innovazione delle relazioni, e al contempo sviluppare ed accrescere le competenze dei lavoratori coinvolti nei processi formativi”.

La Vice Presidente del Fondo, Francesca Mandato sottolinea: “L’Avviso 42 promuove la presenza attiva dei rappresentanti sindacali non solo nelle attività formative e di monitoraggio ma anche nelle fasi di analisi e di ricerca, a conferma che la bilateralità è fattore di innovazione sociale”. Roma, 12 febbraio 2019

Info: www.foncoop.coop

Pubblicato in Nazionale

Aiutare e accudire una persona con disabilità, in Italia, si rivela spesso un compito estremamente difficile. Ancora di più se si vive in una periferia estremamente disagiata, come quella di Torre Angela, nel settore est di Roma.

Per sostenere e supportare le famiglie in un impegno così arduo, però, a volte ci sono centri di vera eccellenza, con personale non soltanto estremamente qualificato ma anche mosso da passione e forza di volontà. È il caso, ad esempio, del Presidio di Riabilitazione Via Dionisio, gestito dalla Nuova Sair in convenzione con la Regione Lazio.

Ed emblematica è, in questo senso, la storia di Manuel (nome di fantasia, a tutela della privacy del protagonista), un ragazzo oggi ventitreenne con un grave disturbo dello spettro autistico, che una volta uscito dall’ambiente scolastico è rimasto a carico soltanto della propria famiglia. I suoi genitori, non trovando risposte o sostegno nelle istituzioni locali, avevano deciso di stravolgere la propria vita trasferendosi nel Nord Italia.

 A pochi giorni da questo ultimo e disperato passo hanno incontrato proprio il Presidio di Via Dionisio, che porta avanti da anni un lavoro di frontiera nei confronti delle persone con disturbo dello spettro autistico o con DSA, grazie al lavoro di operatori qualificati e attraverso l’utilizzo di metodologie innovative.
Sono stati proprio questi operatori a prendere in consegna Manuel, il quale ha condiviso con loro un percorso di riabilitazione attraverso il servizio semiresidenziale.

Il lavoro svolto dagli operatori, però, non si è fermato qui e, una volta completato il percorso con il ragazzo, hanno anche aiutato Manuel a trovare una casa-famiglia nella quale avesse potuto vivere, creando anche una connessione tra i suoi genitori e i responsabili della casa d’accoglienza per favorire questo passaggio così importante nella sua vita.

Questa è soltanto una delle tante storie che il Presidio di Via Dionisio affronta ogni giorno, in una realtà complessa come quella di Roma-Est, dove le persone in lista d’attesa con diagnosi di DSA o autismo, segnalati dalle ASL di competenza, sono oltre 600 e dove, sempre secondo i dati in possesso della Nuova Sair, il 70% delle famiglie con una persona disabile in casa ha un solo reddito.

“I nostri progetti per aiutare i ragazzi con autismo – ha dichiarato Amando Cancelli, direttore sanitario del Presidio di riabilitazione di Via Dionisio – sono molto articolati e settati per valutare e intercettare i bisogni individuali di ogni singola persona che prendiamo in cura. La nostra passione e l’attenzione che dedichiamo ai nostri pazienti, poi, fa sì che il nostro impegno non si fermi alla sola riabilitazione, ma prosegua anche dopo, come nel caso di Manuel, che oggi vive serenamente in una casa-famiglia grazie alla mediazione dei nostri operatori, che hanno anche aiutato i suoi genitori ad affrontare questo importante cambiamento”.

Pubblicato in Lazio

In fuga dai 5 Stelle. Questo è accaduto domenica scorsa alle elezioni regionali in Abruzzo. Astenuti, dirottati su Lega Nord e Partito democratico: queste le scelte di chi solo un anno fa aveva votato M5S. L’analisi del flusso elettorale arriva da Swg con la sua PoliticApp di questa settimana.

A Salvini è andato il 20% dei voti che avevano dato un plebiscito ai grillini nel 2018. Il 16% va invece al Pd. L’astensione sale al 46,9% e si rimpolpa di elettori 5 stelle. L’altro partito che subisce il drenaggio di voti verso leghisti e dem è Forza Italia.

In linea generale vince l’astensione che sfiora la metà degli aventi diritto. Sulla composizione dei votanti, invece, è ancora Salvini a fare incetta di voti diventando il primo partito tra le donne (31%), i babyboomers (33) e gli operai (38). In vetta per M5S resta il voto dei disoccupati (43%), millennials (20) e generazione Z (35).

Resta sul terreno, però, un solo vincitore: il non voto. Tutti i partiti hanno subito “l’abbandono” elettorale di chi li aveva votati un anno fa. Siamo all’alba di una democrazia per pochi intimi.

Pubblicato in Nazionale

Un protocollo d'intesa per valorizzare il workers buyout, la riattivazione di aziende da parte dei lavoratori, come strumento per la soluzione di crisi di impresa o per garantire la continuità aziendale in caso di mancanza di ricambio generazionale. E' l'obiettivo principale del protocollo d'intesa firmato ieri da Rita Ghedini, Andrea Benini e Alberto Vacchi, presidenti rispettivamente di Legacoop Bologna, Legacoop Estense e Confindustria Emilia Area Centro.

Le associazioni firmatarie creeranno un gruppo di lavoro paritario che, nei casi indicati dal protocollo, valuterà l'esistenza delle condizioni economico-finanziarie e sociali per la nascita di una nuova cooperativa, promossa dai dipendenti dell'impresa in crisi o senza ricambio generazionale.

I firmatari, inoltre, supporteranno le imprese cooperative nate da WBO nell'accesso agli interventi finanziari e di sostegno previsti nella legge dedicata alle "Misure per il credito e cooperazione - Misure urgenti a salvaguardia dei livelli di occupazione". Le nuove imprese potranno procedere alla doppia adesione alle associazioni di rappresentanza: Confindustria Emilia Area Centro e Legacoop del proprio territorio di riferimento.

"Sono due gli aspetti determinanti di questo protocollo: il primo è che il workers buyout è riconosciuto come uno strumento utile per la tenuta sociale, economica e occupazionale del territorio - dichiara Rita Ghedini, presidente di Legacoop Bologna - L'altro aspetto è l'importanza della forma cooperativa, assieme alla comune assunzione di responsabilità dei lavoratori, per conservare occupazione e capacità produttiva. Cioè creare benessere per le comunità".

Confindustria Emilia Area Centro si è impegnata a diffondere il protocollo tra i promotori di nuove iniziative imprenditoriali provenienti da proprie associate, che siano interessati al WBO, nell'ottica della tutela di azienda e occupazione.

"La firma di questo protocollo si inserisce nell'ambito di un dialogo territoriale costante e aperto con tutte le categorie e le istituzioni - ha dichiarato il presidente di Confindustria Emilia, Alberto Vacchi - Un dialogo volto a supportare le imprese, la loro crescita e la loro continuità e che passa anche da uno strumento come quello del workers buyout che può rivelarsi una risposta utile per risolvere situazioni di crisi aziendali o superare la mancanza di passaggio generazionale. Tutto quello che possiamo fare per non perdere imprese va fatto, sempre nell'ottica di salvaguardare lo straordinario patrimonio di conoscenze, ingegno e qualità che caratterizza il nostro territorio".

"Negli ultimi anni sono aumentate le esperienze di lavoratori che si costituiscono in cooperativa per proseguire l'attività della propria impresa, che rischierebbe la chiusura per mancato ricambio generazionale o per crisi - ha dichiarato Andrea Benini, presidente di Legacoop Estense -  Queste cooperative, che mantengono posti di lavoro e attività produttive sul territorio, hanno maggior successo quando possono contare, oltre che sulla determinazione dei soci lavoratori,  sulla collaborazione di Associazioni, Sindacati e Istituzioni. Il protocollo firmato oggi consente di coordinare e rendere stabile la collaborazione tra Confindustria e Legacoop, attivando a supporto dei progetti anche le risorse finanziarie dei fondi mutualistici e della Legge Marcora".  

 

In Emilia-Romagna, solo prendendo a riferimento le nuove cooperative nate da workers buyout associate a Legacoop, si sono registrate negli ultimi anni 26 operazioni di WBO, in prevalenza nei settori manifatturieri; 23 di queste sono attive e interessano 633 addetti, 585 dei quali sono soci.

Le 14 cooperative esito di WBO registrate al 2016 nel data base sui bilanci registrano nel complesso un valore della produzione di 78,5 milioni di euro ed un patrimonio netto di 11,4 milioni di euro.

Complessivamente in Emilia-Romagna il fenomeno dei WBO ha permesso negli ultimi anni la costituzione di 60 nuove cooperative e la salvaguardia di oltre 1.200 posti di lavoro.

 

Pubblicato in Economia sociale

Un cedimento del fianco nord-occidentale del vulcano Stromboli, nell'arcipelago delle Eolie, sarebbe la causa dei tre maremoti che hanno raggiunto le coste della Campania tra il 1343 e il 1456. 

A dirlo, lo studio Geoarchaeological Evidence of Middle-Age Tsunamis at Stromboli and Consequences for the Tsunami Hazard in the Southern Tyrrhenian Sea, recentemente pubblicato su Scientific Reports, a cui hanno partecipato l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), il Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Pisa, le Università italiane di Modena-Reggio Emilia e di Urbino, il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), la City University e l'American Numismatic Society di New York.

"L'identificazione di Stromboli come la sorgente dei maremoti avvenuti nel 1343, nel 1392 e il 5 dicembre 1456" - spiega Antonella Bertagnini, vulcanologa dell'INGV di Pisa e co-autrice del lavoro - "è stata possibile grazie ad un lavoro interdisciplinare che ha messo in campo competenze vulcanologiche e archeologiche. Era noto che l'isola di Stromboli fosse capace di produrre tsunami di piccola scala (analoghi a quello osservato il 30 dicembre 2002)" - prosegue l'esperta - "questo lavoro porta però alla luce, per la prima volta, la capacità del vulcano di produrre, anche in tempi relativamente recenti, tsunami di scala nettamente superiore e potenzialmente in grado di raggiungere aree costiere anche molto distanti".

Il principale dei tre eventi, avvenuto nel 1343, sarebbe la causa della distruzione dei porti di Napoli e di Amalfi, di cui fu testimone oculare d'eccezione il poeta Francesco Petrarca. Lo scrittore si trovava in missione come ambasciatore inviato nella città partenopea da Papa Clemente VI e raccontò l'accaduto in una lettera, descrivendo il maremoto come una misteriosa quanto violenta tempesta marina avvenuta il 25 novembre di quell'anno e che aveva causato l'affondamento di numerose navi nel porto di Napoli.

"Incrociando metodologie, tecniche e competenze diverse", prosegue Bertagnini, "lo studio ha permesso anche di rivelare come nella prima metà del 1300 l'isola di Stromboli fosse abitata e rivestisse un ruolo importante come snodo del traffico navale dei crociati provenienti dalle coste italiane, spagnole e greche. A seguito dei crolli responsabili della generazione delle onde di tsunami e di una contemporanea e particolarmente intensa attività eruttiva del vulcano, l'isola fu abbandonata a partire dalla metà del 1300 e fino alla fine del 1600, quando iniziò il suo ripopolamento. La scoperta conferma, quindi, il pericolo da tsunami generato da Stromboli nel Tirreno Meridionale, sebbene una sua precisa quantificazione richieda ulteriori studi mirati al riconoscimento e alla caratterizzazione di questo fenomeno su un periodo temporale più esteso".

La ricerca pubblicata ha una valenza essenzialmente scientifica, priva al momento di immediate implicazioni in merito agli aspetti di protezione civile.

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Riceviamo e pubblichiamo il nuovo racconto di Franco Mirabelli, vicepresidente dei Senatori Pd, sul suo viaggio nelle periferie di Milano

 

Via Gola non può certo essere, dal punto di vista geografico, definita come una “periferia”. Si trova nel cuore della zona dei Navigli, quella del divertimento serale, ricca di locali, a poche decine di metri da uno dei quartieri più “in” della città. Eppure la situazione di degrado e di abbandono in cui si trova il quartiere Aler è nota e proprio il contrasto con il resto della zona lo rende ancora più evidente.

Il degrado e l’abbandono spesso favoriscono il crearsi di una terra di nessuno, in cui le persone più fragili si sentono sole e impaurite e l’illegalità occupa tutti gli spazi. Il quartiere di via Gola ne è un esempio eclatante.

Dall’Alzaia del Naviglio Grande si gira a sinistra e si entra in via Gola, cento metri di strada pedonalizzata e cambia improvvisamente lo scenario: ai lati della strada vere e proprie discariche di oggetti accatastati di ogni tipo abbandonati da chi, per qualche soldo, sgombera cantine e appartamenti; davanti agli ingressi dei cortili interni delle case Aler stazionano persone che, come nei più tristemente noti quartieri dello spaccio, controllano chi arriva, controllano il territorio. Tutti gli stabili, esclusi i tre o quattro dove le ristrutturazioni sono state terminate, i cui appartamenti sono stati venduti, sono in condizioni di abbandono; le ristrutturazioni non sono state completate e, da molti anni, ci sono ponteggi, balconi pericolanti e si vive nel degrado.

Il comitato di via Gola e i pochi inquilini che hanno il coraggio di raccontare, spiegano che qualche anno fa la ditta che stava ristrutturando è fallita e da allora tutto è rimasto così, che in quelle case il 40% degli appartamenti sono occupati e che molti spacciatori arrivano lì dal proprio Paese, ci stanno qualche mese per poi lasciare spazio ad altri, attirati da una zona strategica per rifornire i locali del divertimento.

In questa realtà le istituzioni sono rappresentate da associazioni che gestiscono l’asilo nido e il servizio di custodia sociale oltre che dal comitato di cittadini “occupiamoci di via Gola” che non smettono di sollecitare le istituzioni con denunce mirate ma anche con proposte di intervento.

E’ grazie anche a loro e al Municipio 6 se sono stati messi in cantiere interventi utili, come la sistemazione e un nuovo arredo urbano per la via e la sistemazione, utilizzando un bando europeo, degli spazi comuni delle case popolari per creare luoghi di incontro e socialità soprattutto per bambini e anziani.

Ma, in via Gola, ancora una volta, emerge una situazione grave di degrado originata soprattutto dalla incuria e dalle mancanze di Aler. Anche qui chi gestisce il patrimonio pubblico non si occupa dei cittadini, ha consentito il 40% di occupazioni abusive, lascia che si viva tra balconi pericolanti e cumuli di masserizie. Serve un piano urgente di risanamento. Qualunque azione contro chi occupa abusivamente, pur necessaria, è inutile se non c’è un progetto che risolva il degrado urbano e se i vertici di Aler non decidono che fare. Serve un’idea che risani, da tutti i punti di vista, la situazione. È un tema che riguarda tutta la città e che non si risolve con la vendita in blocco degli appartamenti a qualche immobiliare, ma con un intervento sociale e urbanistico all’altezza.

Quindi mentre si mettono in cantiere, con il Comune è il Municipio, interventi utili sul piano sociale e della sistemazione della via, serve pensare al futuro. Non solo però. La necessità di affrontare alla radice le origini del degrado non toglie quella di non accettare che permanga una zona franca controllata dagli spacciatori: servono interventi significativi delle forze dell’ordine per combattere lo spaccio e segnare la presenza dello Stato, restituendo tranquillità a chi vive in quel quartiere. In questa direzione nei prossimi giorni farò un’interrogazione per chiedere al Ministro degli Interni interventi immediati di contrasto allo spaccio e all’illegalità.

Franco Mirabelli - senatore del Partito democratico

 

Pubblicato in Lombardia

Nella sede dell’Auser comunale di Siena, in via Tolomei 7, è partito il primo febbraio 2019 un nuovo Ambulatorio Sociale gestito dall’Auser. L’iniziativa, ispirata dalle esperienze già in corso a Borgomanero, Vercelli  e Cosenza, mira a costruire un presidio medico sul territorio destinato alle persone in difficoltà economica ed emarginazione sociale. Le prestazioni infatti sono completamente gratuite ed effettuate da dottori volontari che hanno deciso di impegnare il loro tempo libero per aiutare gli altri. 

L’iniziativa è  resa possibile grazie alla collaborazione con il comune di Siena, l’Azienda USL 7, la Società della salute, e la Caritas di Siena. L’idea nasce dal dottor Renato Scarinci, pediatra in pensione e volontario Auser, che ha deciso di mettere in piedi l’iniziativa.  “Dirigendo per molti anni un ambulatorio di pediatria” ci racconta “sono riuscito a costruire una rete di medici di base con cui avviare il progetto. Alcuni sono in pensione, altri sono ancora in attività ma hanno deciso di mettersi a disposizione per aiutare gli altri”.   

Così, l’ambulatorio Auser di Siena può già contare su un medico internista, una geriatra, una psicologa, una ginecologa oltre ovviamente di un pediatra.  E’ in programma anche la richiesta ad alcuni professionisti di intervenire in modo gratuito nelle cure odontoiatriche.  L’ambulatorio sarò presto dotato di un ecografo ed un elettrocardiografo per le indagini di base. 

Pubblicato in Salute

La cooperativa sociale Zerocento di Faenza presenta il suo progetto di innovazione digitale: la piattaforma web CoopMap per la condivisione delle buone prassi e la valorizzazione del comparto sociale italiano. 

Coopmap prende in carico la sfida della rivoluzione digitale e, attraverso veri e propri strumenti di lavoro quali il match tra domanda e offerta di lavoro nel settore e un aggiornamento professionale costante per gli operatori sociali, rilancia la presenza online del prezioso lavoro che piccole e grandi imprese sociali svolgono quotidianamente, in una logica di cultura e apertura collaborativa.

Il digitale sta plasmando sempre più la vita privata e professionale delle persone e le sue forti potenzialità possono rappresentare una grande occasione per il comparto cooperativo. Così, parole come aggregazione, comunità, inclusione, promozione, comunicazione diventano per Coopmap vere e proprie chiavi di lettura.  
La piattaforma sarà online a fine Febbraio e seguirà una campagna marketing sui principali social network.

CoopMap è stato illustrato in occasione dell'assemblea aazionale dei delegati di Legacoopsociali, tenutasi a Roma il 6 Febbraio scorso

 

Pubblicato in Nazionale

Saranno presentati giovedì 14 febbraio 2019 alle ore 10 presso la sede di Officine Gomitoli (in Piazza Enrico de Nicola, 46) a Napoli i risultati finali del  progetto Argini promosso da Inail Campania e realizzato dalla cooperativa sociale Dedalus.

Durato un anno e terminato lo scorso settembre, il progetto ha messo in campo azioni di informazione e promozione della salute, della sicurezza e dei diritti sui luoghi di lavoro con l'obiettivo di migliorare le condizioni dei lavoratori  migranti attraverso un'adeguata conoscenza delle normative e tutele vigenti in materia.

Il target principale del progetto sono stati i lavoratori impiegati nel "lavoro a giornata" soprattutto in edilizia e in agricoltura: lavoratori che, proprio per le condizioni di precarietà estrema, sono privi di qualsiasi tutela in rapporto alla salute e alla sicurezza sui luoghi di lavoro.

Nel corso dell'incontro, saranno proiettati gli spot multilingue di informazione e aggancio degli utenti sui temi del progetto, diffusi tramite canali ufficiali (social network e piattaforme) e reti di contatto informali (Whatsapp).

Interverranno: Adele Pomponio (direttore regionale vicario INAIL Campania),  Pasquale Addonizio (direttore Unità operativa territoriale di certificazione verifica e ricerca Napoli), Cinzia Massa (segretaria CGIL Napoli), Mariella Del Gaudio (operatrice FLAI CGIL Campania), Jean d'Hainaut (mediatore culturale cooperativa Dedalus), Luca Oliviero (operatore progetto Fuori Tratta Cooperativa Dedalus).

 

 

Pubblicato in Lavoro

Sono oltre 200 tra bambini, ragazzi e giovani adulti gli utenti seguiti in 20 anni di attività  dal Centro diurno per DSA di “Villa Porcelli”, gestito dalla Cooperativa Sociale G. Di Vittorio e facente parte dei servizi della UFSMIA e della UFSMA dell’Azienda Usl Toscana Nord Ovest (zona Livornese), che ne detiene la direzione sanitaria.

Il Centro, specializzato nel trattamento dei disturbi dello spettro autistico, venne inaugurato nella primavera del 1999 con un gruppo di 5 bambini della fascia di età 2/10 anni. Nel 2010 è nato il primo modulo per giovani adulti, seguito nel dicembre 2018 da un secondo modulo. Oggi segue 61 minori (a cui se ne aggiungono altri seguiti ma non inseriti nella struttura diurna) e 26 giovani adulti.

Sono alcuni dei numeri presentati stamani a Livorno dalla dottoressa Cristina Casella (neuropsichiatra infantile, coordinatrice del centro per i disturbi dello spettro autistico Villa Porcelli dell’UFSMIA) e dal dottor Simone Signori, psichiatra del centro per i disturbi dello spettro autistico Villa Porcelli dell’UFSMA), nel corso del convegno organizzato in occasione del 20° anniversario del Centro dalla Cooperativa Sociale G. Di Vittorio, in collaborazione con Azienda Usl Toscana Nord Ovest, Associazione Autismo Livorno onlus, Consorzio Pegaso Network, Dipartimento Area Welfare Legacoop Toscana, Legacoopsociali nazionale.

 “La nostra Cooperativa è presente all’interno del Centro di Villa Porcelli fin dalla sua apertura – spiega David Pasqualetti, responsabile del Settore Salute Mentale della Cooperativa sociale G. Di Vittorio -. Nel Centro il disturbo dello spettro autistico viene affrontato attraverso un trattamento psicoeducativo (individuale o di gruppo), psicomotorio e logopedico, sulla base di protocolli diagnostici multidisciplinari e specifici modelli di intervento. Particolare attenzione è rivolta anche ai progetti finalizzati alla transizione verso l’età adulta e quindi a incrementare le autonomie personali e sociali e le competenze di tipo socio comunicativo, di orientamento spaziale, educazione stradale e così via”.

In particolare, nel Centro dedicato ai giovani adulti si svolgono attività laboratoriali (giardinaggio, cucina, laboratorio occupazionale, uscite, laboratorio delle emozioni, laboratorio informatico, gruppo potenziamento al lavoro) ed attività rivolte ai familiari. Vi è una forte collaborazione in rete con altri soggetti, a partire dall’Associazione Autismo Livorno, formata dalle famiglie di ragazzi con disturbo dello spettro autistico.

Il convegno di oggi ha visto alternarsi nella mattinata numerosi interventi di rappresentanti istituzionali, dell’Azienda Usl Toscana Nord Ovest, delle famiglie degli utenti, della Cooperativa G. Di Vittorio e prosegue nel pomeriggio con l’intervento del professor Roberto Keller, specialista in psichiatria, neuropsichiatria infantile e psicoterapeuta, dirigente medico del Dipartimento Salute Mentale ASL Città di Torino, uno dei maggiori esperti a livello nazionale nella diagnosi e trattamento dei disturbi dello spettro autistico.

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in Salute
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