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Lunedì, 27 Maggio 2019

Articoli filtrati per data: Mercoledì, 13 Febbraio 2019 - nelPaese.it

 

The FundRaising School, promossa da AICCON - Associazione Italiana per la promozione della Cultura della Cooperazione e del Non Profit – dal 1999 si dedica alla professionalizzazione di chi decide di addentrarsi nel complesso settore della raccolta fondi, e accompagna in un percorso di crescita e specializzazione i fundraiser che vogliono colmare lacune teoriche e pratiche per stare al passo con un contesto che evolve velocemente.

Sono oltre 5mila le persone che hanno partecipato ai corsi a catalogo della Scuola, per la maggior parte donne (68,3%) di età compresa tra i 35-50 anni (55%) e provenienti prevalentemente dal Nord-Est Italia (40%).

Come sottolinea Stefano Zamagni, Presidente della Commissione Scientifica di AICCON: “Oggi non basta più declinare il principio del dono sull’asse del dare – donare a chi si trova nel bisogno. Occorre portarsi sulla dimensione dell’essere, perché l’agire donativo mira al compimento della persona che dona, alla sua fioritura (l’eudaimonia aristotelica) e perciò alla sua generatività.”

The Fund Raising School lancia per il 2019 il nuovo catalogo dei corsi con l’obiettivo di promuovere la crescita e la cultura del fundraising in Italia, prevedendo un programma formativo che spazia da corsi base per fundraiser alle prime armi a corsi specialisti per aree di intervento e LAB di una giornata dedicati agli strumenti del fundraising.

A partire dal CORSO BASE – Principi e Tecniche di Fundraising (Bertinoro, 27-29 marzo 2019), quest’anno sono in programma due corsi avanzati unici nel loro genere​: ​CORSO AVANZATO - Il Piano Strategico per il Fundraising (Forlì, 11-12 aprile 2019) e CORSO AVANZATO - La Campagna di Fundraising (Forlì, 9-10 maggio 2019).

Partecipando a 3 corsi, sarà possibile ottenere il Certificato: ​Certificato in Fundraising Management (XIX edizione), che attraverso un percorso graduale permetterà di acquisire le competenze indispensabili per operare e specializzarsi nella raccolta fondi. Certificato in Digital Fundraising (VI edizione),  ideato per imparare a progettare la strategia di comunicazione e raccolta fondi online, dai social media al crowdfunding.

Per chi ha già mosso i primi passi nel mondo del fundraising o è interessato a focalizzarsi su un tema specifico, The FundRaising School propone corsi specialistici su impatto socialeimpresa sociale, social media e crowdfunding , culturafondazioni internazionali.

Tra le novità di quest'anno ci sono tanti nuovi LAB, workshop di una giornata volti approfondire conoscere e mettere subito in pratica strumenti specifici di fundraising come il Corporate Fundraising, il 5×1000, i lasciti, Ad Words e Google Ad Grants e Digital Fundraising e Inbound Marketing.

I corsi sono rivolti non solo a chi vuole intraprendere questa carriera, ma anche a lavoratori con esperienza pregressa e a professionisti che vogliono continuare la loro formazione, specializzarsi e aggiornarsi. La durata dei corsi, che va da 1 a 3 giorni, è stata infatti pensata per permettere anche a chi lavora di poter partecipare.

I corsi sono aperti ad un numero limitato di partecipanti, per iscriversi basta compilare la scheda online.

www.fundraisingschool.it

Per informazioni e iscrizioni:  The FundRaising School | t. 0543.374694

Pubblicato in Lettera al Direttore

Sono andate bene nel 2018 le donazioni di plasma, componente del sangue fondamentale per la preparazione di farmaci salvavita. La raccolta è aumentata rispetto all’anno precedente, e sono stati centrati gli obiettivi del Programma Nazionale Plasma, che detta il percorso per avvicinarsi maggiormente all’indipendenza strategica dal mercato nordamericano entro il 2020. Per raggiungerla, avvertono però il Centro Nazionale Sangue, il Civis, coordinamento delle associazioni dei donatori, e l’Associazione Italiana Immunodeficienze Primitive (AIP Onlus), per i cui pazienti i farmaci plasmaderivati sono salvavita, serve un piccolo sforzo di tutti gli attori del sistema.

I dati

Nel 2018 sono stati conferiti alle aziende che lavorano il plasma circa 840mila chilogrammi di plasma, 4mila in più rispetto all’anno precedente. Quasi tutte le Regioni sono in linea con gli obiettivi dettati dal Programma, con alcune come le Marche e la Sicilia che li hanno superati. Ha raccolto meno dell’80% di quanto programmato, invece, il Molise. Le Regioni in cui si dona più plasma sono le Marche, il Friuli Venezia Giulia e la Val D’Aosta, che sfiorano o superano i 20 chilogrammi ogni mille abitanti. Più distanti dagli obiettivi, invece la Campania, la Calabria e il Lazio, con le ultime due che però hanno aumentato la raccolta in linea con le richieste.

L’obiettivo dell’autosufficienza

“I risultati ottenuti dal sistema italiano, che a differenza di quelli di paesi come Usa e Germania anche per il plasma si basa sulla donazione totalmente volontaria e non remunerata, sono notevoli, e ci permettono di garantire più del 70% del fabbisogno per tutti i plasmaderivati necessari ai pazienti italiani – commenta Giancarlo Maria Liumbruno -. Per arrivare agli obiettivi del Piano dovremmo aumentare la raccolta di circa 20mila chilogrammi entro il 2020, uno sforzo che è alla portata del sistema sangue italiano. Basti pensare che i nostri risultati sono ottenuti con 2,1 donazioni di plasma in media l’anno per ogni donatore che effettua questo tipo di donazioni, una cifra largamente inferiore a quella di altri paesi. Per raggiungere i 20 mila chilogrammi in più basterebbe che ogni in centro di raccolta si facessero tre donazioni di plasma in più ogni settimana”.

Il ruolo delle associazioni di donatori

I buoni risultati in fatto di donazioni di plasma dipendono anche dal ruolo attivo del volontariato del sangue. “Lavoriamo insieme al CNS – spiega il coordinatore protempore del CIVIS, Gianpietro Briola – e alle altre istituzioni sanitarie affinché i donatori percepiscano che ogni tipologia di donazione, a seconda delle necessità di programmazione e delle caratteristiche del donatore, è importante per i nostri malati. Per conseguire questi obiettivi, tuttavia, è fondamentale che il sistema trasfusionale sappia organizzarsi in modo efficace, incentivando le aperture pomeridiane e sopperendo a quelle situazioni di carenza di personale che esistono in alcune zone d’Italia”.

“Le Associazioni – conclude Briola – sono anche la garanzia che in Italia il sistema si mantenga etico e solidale. I farmaci plasmaderivati sono una risorsa per il Paese e devono rimanere patrimonio pubblico. Il recente articolo del New York Times sui cittadini americani poveri che vendono il plasma ci fa riflettere su quanto l’Italia sia all’avanguardia, con un sistema che tutela donatore e ricevente impedendo che il corpo umano possa essere fonte di profitto”.

I pazienti ringraziano

I pazienti per i quali i prodotti plasmaderivati sono salvavita ringraziano per il gesto volontario e gratuito dei milioni di donatori. “Sono stati ottenuti grandi risultati grazie a chi con un gesto libero e gratuito ha dato la possibilità a molti dei nostri pazienti di avere disponibili cure salvavita”, dichiara Alessandro Segato, Presidente di AIP Onlus. “Non verrà mai meno il ruolo di AIP a sostegno di CNS e CIVIS per compiere ulteriori passi per sostenere il ruolo sociale e la rilevanza etica della donazione di plasma, come gesto di solidarietà e di senso di appartenenza ad una comunità coesa e responsabile. Tanto è stato fatto, ulteriori piccoli grandi passi verso l’autonomia, che darebbe maggiori sicurezze e garanzie ai pazienti, possono essere compiuti.”

Per maggiori informazioni sulla donazione del plasma www.italiaplasma.it

Avis e “gialloplasma” al Carnevale di Viareggio

La centralità della donazione di plasma è confermata da alcune iniziative specifiche della nostra Associazione. Negli ultimi mesi, ad esempio, AVIS ha lanciato la campagna ‘Da quest’anno va di moda il giallo’, che nei prossimi giorni sarà anche promossa nell’ambito della sfilata del Carnevale di Viareggio del 17 febbraio.

 

Pubblicato in Nazionale

Centinaia fra mutande e magliette, una montagna di calzini, canottiere, pigiami e  camicie da notte, senza contare salviettine, ciabatte monouso e kit per l’igiene orale.

E’ quanto contiene l’Armadio dei Pigiami di Treviglio (Bergamo), un servizio di donazioni per creare una scorta di oggetti essenziali di prima necessità, da distribuire ai pazienti  dell’ospedale che si trovano in condizioni di difficoltà. Un aiuto concreto per far sentire vicino alle persone più fragili e bisognose, la solidarietà e l’impegno di un’intera comunità.

“L’iniziativa è stata promossa dall’ Azienda Socio Sanitaria Territoriale Bergamo Ovest  con sede presso l’Ospedale di Treviglio –  racconta il presidente dell’Auser Giuseppe Delevati -  ed è stata accolta con entusiasmo dall’Auser e dalla  Consulta del Volontariato. Con i nostri volontari ci siamo immediatamente mobilitati. Presso la nostra sede abbiamo raccolto direttamente diverso materiale come pantofole monouso, spazzolini da denti e capi di biancheria intima che abbiamo poi consegnato all’Ospedale”. 

Auser ha poi organizzato una raccolta di due giorni presso l’Ipercoop di Treviglio che ha permesso di portare all’Armadio dei pigiami oltre 1300 indumenti. La raccolta prosegue chi volesse donare altri indumenti può portarli alla sede Auser di Treviglio in largo La Marmora  2 o consegnarli direttamente all’Ospedale.

 

 

 

Pubblicato in Economia sociale

Due piani, due azioni. Il primo piano della Rsa di Pescaiola ha festeggiato il primo anno di attività con Koinè, Asl, ospiti, familiari e operatori. Il secondo piano della stessa struttura è adesso pronto a dare ulteriori risposte alla popolazione anziana di Arezzo: sono a disposizione 25 posti di residenza per anziani non autosufficienti e 6 posti per il centro diurno.

La "candelina" di compleanno l'hanno accesa i familiari. "Non mi sono mai sentita sola - ha ricordato la parente di un'ospite scomparsa a fine anno. Ho sentito vicino tutto il personale  che ha dimostrato grandissimo rispetto per gli anziani". Un'altra parente: "mia mamma è qui e io mi sento finalmente tranquilla". Un'educatrice di un servizio per l'infanzia ha aggiunto: "qui trovo lo stesso clima che c'è in un nido. Da una parte c'è in primo ingresso in una comunità e dall'altra l'ingresso in una comunità diversa da quella conosciuta finora ma egualmente accogliente".-

Il futuro del piano terra della struttura di via Alessandro dal Borro l'hanno annunciato la Presidente e il Direttore di Koinè, Grazia Faltoni e Paolo Peruzzi: "avremo 25 posti di residenza e 6 per il centro diurno. Auspichiamo che questa struttura possa sviluppare le attività di cure intermedie in collaborazione con la Usl Toscana sud est. Sarebbe un'esperienza appropriata e innovativa ad un problema reale, a quello degli anziani che vengono dimessi dall'ospedale ma non sono ancora pienamente nelle condizioni di tornare nella loro abitazione". Grazia Faltoni, citando l'esperienza realizzata al primo piano della Rsa, ha sottolineato il valore della collaborazione con l'Asl: "la gestione attraverso la titolarietà del servizio è una perla rara nel panorama sanitario regionale.

Lavorando insieme siamo stati capaci di rendere concreto un concetto essenziale: questa è la casa delle persone che vi vivono".Una valutazione ripresa da Gabriella Terziani, coordinatrice Koinè della struttura: "questo per noi non è solo un luogo di lavoro ma anche di vita. Lavoriamo ma siamo anche amiche e amici delle persone che sono qui; conosciamo le loro ansie e le loro gioie e siamo consapevoli dei loro problemi ma anche delle loro potenzialità".

La qualità del rapporto tra Usl e Koinè è stato sottolineato anche dai responsabili Asl. Evaristo Giglio, direttore della zona distretto aretina: "altrove, in strutture di questo tipo, si sente la pesantezza e la difficoltà della situazione. Qui si respira una sensazione di benessere e di sollievo".  Donatella Frullano, responsabile Ufai della zona aretina: "questa Rsa riesce a creare sentimenti importanti: sentirsi a casa, sentirsi al sicuro. E' la dimostrazione di quali risultati si possono ottenere quando si lavora tutti insieme: familiari, operatori, Asl".

"La storia di questa Rsa - ha aggiunto Luisella Bolgi, direttrice della struttura - rappresenta l'intreccio di umanità e professionalità. Si uniscono due bellezze: quella dell'immobile e degli arredi e quella delle relazioni che qui vengono costantemente create".

Dall'incontro di ieri sera è quindi uscita confermata la collaborazione tra la cooperativa Koinè e l'Usl Toscana sud est. Paolo Peruzzi ha ringraziato il direttore generale Enrico Desideri: "la sua presenza e la sua attenzione ai temi degli anziani è stata garanzia della collaborazione di questi anni. Le strade si sono unite anche perché la finalità di Koinè è quella di generare comunità e non profitti. Siamo una cooperativa di qui e qui vogliamo operare perché questa comunità è la nostra casa".

Koinè ha annunciato la sperimentazione, in questa Rsa e in quella di Cortona, del metodo montessoriano che "farà di Arezzo un elemento di eccellenza nazionale".

 

Pubblicato in Toscana

Il 12 febbraio il Garante dei detenuti per le regioni Lazio e Umbria, Stefano Anastasìa, il Garante dei detenuti della Regione Toscana, Franco Corleone, e il Prof. Andrea Pugiotto, ordinario di diritto costituzionale nell'università di Ferrara, sono stati ricevuti al Quirinale dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

L'incontro è stata l'occasione per presentare al Capo dello Stato il volume Costituzione e clemenza, da loro curato per Ediesse e La Società della Ragione (Roma, 2018). Il libro contiene una ragionata proposta per un rinnovato statuto costituzionale degli istituti di amnistia e indulto, frutto di un seminario svoltosi al Senato della Repubblica il 12 gennaio 2018.

Le ragioni e la necessità di una riforma del vigente articolo 79 della Costituzione sono state illustrate dai curatori al Presidente. La conversazione ha riguardato anche gli atti di clemenza (grazia e commutazione delle pene) di titolarità del Quirinale.

Sullo sfondo della proposta la necessità di recuperare le misure di clemenza, individuale e collettiva, come tassello essenziale del disegno costituzionale delle pene, in un momento storico in cui il sovraffollamento carcerario, tornato a livelli preoccupanti, rimette in discussione il divieto di pene contrari al senso di umanità e la loro finalità rieducativa.

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione
Mercoledì, 13 Febbraio 2019 11:07

Oltre gli argini della cooperazione sociale

Identità, innovazione, comunità. Sono questi i temi che hanno attraversato “Oltre gli argini della cooperazione sociale”, l’assemblea dei delegati di Legacoopsociali. A introdurre la giornata che ha avuto luogo ieri a Roma è stata la presidente nazionale Eleonora Vanni. 

Pubblicato in Video

Dopo il successo riscosso durante la Stagione Teatrale 2017/2018, torna anche quest’anno Cinemovel Foundation in occasione della serata che Industria Scenica dedica alla lotta contro le mafie. Per l’appuntamento il 22 febbraio alle 21 la grande sala Everest (piazza al coperto di Vimodrone) è pronta a trasformarsi nuovamente in un cinema-arena prima per una performance multimediale durante la quale il disegno prenderá vita sul grande schermo.

La serata è un work in progress cinematografico che mostra la storia dell’angosciante panorama riguardante i rifiuti, un mondo silenzioso sopraffatto dall’illegalità. Una narrazione coraggiosa, quella di Cinemovel Foundation, che prende forma attraverso la sperimentazione di più linguaggi artistici in dialogo: il disegno fumettistico di Vito Baroncini animato dall’utilizzo di una lavagna luminosa, il supporto tecnologico capace di rendere l’arte visiva un mezzo culturale interattivo e assai coinvolgente.

Ad accompagnare la performance Enrico Fontana, membro della segreteria nazionale di Legambiente. Ad aprire la serata la Compagnia Errare Persona che ci guiderà in un viaggio immaginario attraverso i paesi e le tradizioni storiche passate che si legano al Mar Mediterraneo. La performance si presenta come un concerto che naviga onde astratte con l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico circa la dolorosa situazione che coinvolge i migranti dei paesi più prossimi al nostro. L’appuntamento si inserisce nella Stagione di Industria Scenica come proposta culturale legata a soddisfare le richieste del proprio pubblico e del territorio, dando vita a una vera azione di Partecipazione Culturale. Legambiente sostiene lo spettacolo di Cinemovel Foundation.

La Stagione Teatrale dell’Everest si rivolge al pubblico di Vimodrone e della Martesana e si propone, anche in modo più trasversale, a tutti i cittadini (adulti, giovani e famiglie) della Città Metropolitana di Milano interessati a un’offerta teatrale di qualità.

Rifiutopoli

«Cosa c'è di più banale di un sacchetto di plastica? Di quelli usa e getta, che non sai quanto costano, durano giusto il tempo di fare la spesa e poi te ne liberi subito, come capita. Eppure per un sacchetto di plastica si può morire. E in nome di un sacchetto di plastica si può fare una rivoluzione».

Rifiutopoli. Veleni e antidoti porta in scena le parole scritte e narrate da Enrico Fontana e le immagini trasformate dall’artista Vito Baroncini con la sua lavagna luminosa, per raccontare il ciclo illegale dei rifiuti, i traffici della cosiddetta ecomafia, ma anche il cambiamento concreto che i nostri gesti quotidiani possono generare.

Enrico Fontana, membro della segreteria nazionale di Legambiente e direttore del mensile La Nuova Ecologia, inizia a raccontare il mondo di Rifiutopoli nel 1984: «scoprendo che i rifiuti venivano abbandonati anche nei luoghi più belli, dove ti aspetti di vedere solo le farfalle. E invece ci trovavo di tutto: frigoriferi, lavatrici, macerie, pneumatici fuori uso, che bruciano e avvelenano l’aria». Le farfalle, che trasformano i rifiuti organici in “nettare”, diventano il filo conduttore di una narrazione che non dimentica le tante buone storie di raccolta, riuso e riciclo del nostro Paese.

Questa è l’altra faccia di Rifiutopoli, che esiste grazie alle nostre scelte e alle nostre responsabilità. Perché in fondo non produrre rifiuti dovrebbe essere anche nella nostra natura, come quella della Terra che ancora ci ospita. Dedicato a Ilaria Alpi, Miran Hrovatin, Natale De Grazia, Michele Liguori, Roberto Mancini e a tutte le vittime innocenti dell'ecomafia, Rifiutopoli. Veleni e antidoti rappresenta la denuncia, ma anche la risposta, la reazione, la cultura e la creatività al servizio di un nuovo umanesimo.

Pubblicato in Cultura

La maggior parte delle cooperative sociali di tipo B è nata per rispondere ad un’esigenza ben precisa, offrire una occasione lavorativa ai lavoratori svantaggiati, così come definiti dalla 381/91, ma anche tenendo conto di altri tipi di svantaggi.

Difficilmente le nostre cooperative sono nate sulla base di un’idea imprenditoriale, valutata espressamente perché capace di stare sul mercato, perché innovativa o per rispondere a ricerche di mercato o per soddisfare specifiche esigenze dei consumatori. Le valutazioni prevalenti riguardavano il lavoratore più che il cliente: facciamo il verde perché fa bene ai nostri ragazzi. L’unico cliente preso in considerazione era la pubblica amministrazione nelle sue esigenze primarie: il verde, le pulizie, l’ambiente e poco altro.

Quasi immediatamente ci si accorse che non era sufficiente dare un’occasione lavorativa alle persone svantaggiate, ma che occorreva una complessa azione educativa e formativa, oltre a procedure di mantenimento delle capacità lavorative, per avvicinarle al mondo del lavoro, renderle produttive e concorrere in maniera attiva allo sviluppo dell’impresa. Pertanto, gran parte dell’attenzione è stata spostata sui metodi per favorire l’inserimento lavorativo, l’apprendimento delle competenze necessarie, dei ritmi lavorativi, le misure per mantenere il lavoratore svantaggiato attivo e produttivo. Poco o nulla si è fatto in termini di marketing e di creazione di nuove occasioni lavorative.

Oggi le condizioni sono fortemente mutate. Le pubbliche amministrazioni sembrano sempre meno propense ad applicare in maniera corretta e sistematica la legge 381/91 e anche quando si riesce ad aggiudicarsi delle commesse pubbliche, risultano sempre più precarie e poco orientate alla qualità del lavoro, grazie anche al principio della rotazione nella assegnazione delle commesse. Nonostante gli sforzi del legislatore, il nuovo codice degli appalti, possibilità di fare gare riservate ai laboratori protetti anche sopra soglia, assegnazione di punteggi per chi assume lavoratori svantaggiati, resta comunque difficile la partecipazione alle gare e non sempre le condizioni degli appalti consentono alle nostre cooperative di garantirsi una gestione economicamente compatibile ed eticamente accettabile.

Più in generale, si avverte l’esigenza di una maggiore apertura verso il mercato, per diversificare le attività lavorative, in modo che siano attraenti per i lavoratori svantaggiati e remunerative per le cooperative. Bisogna puntare sulla qualità dei prodotti e dei servizi offerti, magari combinando l’innovazione tecnologica con l’apporto di manodopera che può venire dalle nostre organizzazioni.

Dobbiamo prendere in considerazione con grande attenzione quelle attività, che proprio perché richiedono manodopera ed impegno diretto di personale anche non altamente qualificato, che vengono dismesse da produttori che non riescono a gestire il costo del personale, ma che forse nelle nostre cooperative di inserimento lavorativo è possibile gestire meglio.

Spesso facciamo attività di assemblaggio per conto terzi, ma perché non fare assemblaggio di prodotti di alta gamma direttamente ideati e prodotti da noi? Occorre pensare l’innovazione in stretta relazione con le nostre caratteristiche. Gran parte dei processi produttivi ideati e realizzati per tutto il 900 e ancora adesso, sono stati pensati e messi in atto per eliminare la presenza, giudicata troppo costosa, dei lavoratori. Proviamo ad invertire la tendenza, pensando a prodotti e servizi innovativi, che abbiano una propria capacità di stare sul mercato e di soddisfare bisogni ed esigenze di specifiche fasce di popolazione, ma che al contempo richiedano l’impiego di manodopera tale da scoraggiare l’intervento di altre imprese, con ogni probabilità è possibile trovare spazi imprenditoriali che fino questo momento ci sono stati preclusi o ai quali non abbiamo mai pensato.

Si tratta di muoversi in due direzioni fondamentali: attivare Startup interne; acquisire imprese esistenti, magari destinate alla scomparsa. Su ambedue i fronti è possibile trovare incentivi e sostegni finanziari o fiscali nella legislazione nazionale e sicuramente anche in molte leggi regionali.

Nelle Startup di cui si sente parlare normalmente sembrano due gli elementi caratterizzanti: l’innovazione tecnologica e il fatto che siano nuove imprese, magari nate in ambiente universitario. In realtà, non sempre questi fattori devono essere necessariamente presenti. Molte Startup sono interne alle aziende, dove viene aperto un nuovo settore, che usufruisce dei servizi generali dell’organizzazione, ma al tempo stesso accede alle agevolazioni finanziarie del caso. Qualora il tentativo non abbia a funzionare, si chiude l’esperienza, magari con qualche possibilità in più di assorbire il personale in altri settori.

Come ben sa chi fa impresa l’innovazione non necessariamente deve essere tecnologica, molto più spesso è di processo e di prodotto, in altri casi riguarda la scelta dei mercati a cui presentarsi e le modalità distributive.

Quante delle nostre cooperative hanno messo su un negozietto, imbucato nella più improbabile campagna, per vendere le due ceramiche, magari di ottima qualità e pregevole fattura, prodotte nel centro diurno per disabili gravi? Perché non aprire un negozio in via Monteleone con prodotti di alta gamma e all’ultima moda, dove proporre anche il servizio da caffè in ceramica, dipinto a mano dai poveri disabili, alle signore della Milano bene?

In molti casi gli ambienti universitari sono delle macchine succhia soldi, che nella migliore delle ipotesi ti danno in cambio una manciata di prestigio. Tuttavia, soprattutto negli ultimi tempi, possono offrire anche elementi importanti di innovazione, favorire la sperimentazione ed il lancio sul mercato. Il rapporto con le università ha riguardato soprattutto gli aspetti assistenziali ed educativi, molto meno l’innovazione e le tecnologie. Dobbiamo invertire questa tendenza, perché ai lavoratori svantaggiati serve l’intero mondo e non solo la formazione e l’accompagnamento. Inoltre, dobbiamo cercare di sottrarre, per quanto ce lo consentono le nostre forze, l’innovazione alla speculazione e al profitto fine a sé stesso.

Le imprese esistenti, anche quelle di tipo artigianale, destinate alla dismissione o alla semplice vendita sul mercato, possono essere un’importante occasione per diversificare la nostra offerta di attività lavorative da proporre ai lavoratori svantaggiati. Al contempo sono un’occasione per stare in modo diverso sul mercato, partendo dalle esigenze dei consumatori e delle imprese, non solo per far lavorare i nostri ragazzi.

Occasionalmente ci sono state acquisizioni di imprese esistenti da parte di nostre cooperative: un genitore che cede la propria attività per garantire il futuro al figlio, il componente di una associazione che trasforma l’impresa familiare in una cooperativa sociale per dare lavoro ai figli degli associati, per non parlare di altre casistiche sempre fortuite e dovute al caso.

Si tratta ora di ricercare in maniera più sistematica occasioni per acquisire imprese esistenti, all’occorrenza rilanciarle ed adattare i processi produttivi alle nostre esigenze, per quanto possibile. Occorre prendere contatto con le cooperative di altri settori e verificare la disponibilità a cedere rami d’impresa per loro poco interessanti. Stessa cosa deve essere fatta con le associazioni imprenditoriali, con particolare riferimento a quelle che organizzano artigiani, visto che in molti casi tali attività vanno ad esaurirsi con l’interruzione dell’attività lavorativa del titolare.

Dobbiamo proporre alla campagna promozionale denominata “Pubblicità Progresso” di farsi carico di una azione comunicativa che potrebbe avere il seguente slogan: “Cedi la tua impresa ad una cooperativa sociale per darle un futuro solidale e di successo”.

Maurizio Cocchi - presidente Virtualcoop 

 

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