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Domenica, 21 Luglio 2019

Articoli filtrati per data: Martedì, 19 Febbraio 2019 - nelPaese.it

"Abbiamo segnalato questa pratica che ritenevamo scorretta da parte di Sky in estate -scrive in una nota il Presidente Nazionale U.Di.Con. Denis Nesci – è saltata subito all'occhio dei nostri esperti la poca chiarezza in merito a quanto pubblicizzato dall'emittente televisiva privata, che, di fatto, indicava l'acquisizione dei diritti televisivi del campionato di Serie A per la stagione in corso, tutto sulla stessa piattaforma, senza alcuna variazione. Di modifiche, invece, ne erano state fatte tante, gli abbonati di Sky non avrebbero visto più del 70% delle partite del campionato ed allo stesso prezzo dell'anno precedente. Per recuperare il restante 30% avrebbero dovuto abbonarsi al nuovo servizio DAZN con un aumento dei costi clamoroso".

L'Antitrust ha deciso di multare Sky per condotte illecite in materia di consumo. Sette milioni, l'importo della multa che è stata inflitta dall'autorità all'emittente televisiva che ha a più riprese mostrato pubblicità in estate, in cui sembrava essere in possesso della totalità dei diritti televisivi per il Campionato di Serie A 2018-2019.

"La vittoria, oggi, è di tutti i consumatori e non possiamo che essere soddisfatti del lavoro che è stato fatto dalla nostra struttura nazionale, che ha portato avanti la voce di quei cittadini che hanno capito di aver subito un torto con l'evoluzione che ha preso quest'anno il tema dei diritti per la Serie A – conclude Nesci – ora vogliamo andare avanti, perché la battaglia è appena iniziata, chiederemo infatti alla società Sky di prevedere un rimborso per gli utenti abbonati al pacchetto calcio già dalla passata stagione".

Pubblicato in Nazionale

A 80 anni dalla promulgazione delle leggi razziali e a 40 anni dalla promulgazione della legge 180, il progetto “Dove ci portate? Wohin bringt ihr uns? Kam nas peljete?” vuole raccontare un’altra storia, quella della psichiatria italiana e tedesca tra fascismo, nazionalsocialismo e riforma democratica. Udine 22 febbraio ore 18 Palazzo Morpurgo inaugurazione della mostra “Schedati, perseguitati, sterminati” (scarica l’invito all’inaugurazione della mostra). Udine 23 febbraio ore 9.45 Castello convegno “Una storia che ci appartiene… come l’ombra alla luce” (scarica la locandina del convegno).

“Dove ci portate?” parte da una ricerca storica e sociologica transfrontaliera che tratta della deportazione di alcuni pazienti psichiatrici (come ancora venivano definite le persone con sofferenza mentale) della Val Canale nell’ambito delle “opzioni” del 1939. Nel maggio del 1940, otto persone appartenenti alle comunità di lingua tedesca e slovena della Val Canale furono portate dall’Ospedale psichiatrico di Udine all’Istituto di Zwiefalten (Germania). Questa la conseguenza delle cosiddette “opzioni” del 1939: la popolazione interessata fu chiamata a scegliere se diventare tedesca trasferendosi nel Terzo Reich o se rimanere italiana integrandosi e rinunciando ad essere riconosciuta come minoranza linguistica.
La mostra che verrà inaugurata il 22 febbraio e che resterà aperta sino al 31 marzo è stata realizzata dalla Società Tedesca di Psichiatria, Psicoterapia e Psicosomatica, in collaborazione con la Fondazione Memoriale per gli Ebrei Assassinati d’Europa, e vede il coinvolgimento dell’Italia grazie alla collaborazione della Società Italiana di Psichiatria.

“Schedati, perseguitati, sterminati: malati psichici e disabili durante il nazionalsocialismo”, nata dal lavoro di ricerca condotto in Germania, viene integrata dalla sezione “Malati, manicomi e psichiatri in Italia: dal ventennio fascista alla seconda guerra mondiale”, curata dal Comitato Storico Scientifico della SIP.

Il progetto, che prende spunto dalla persecuzione e dallo sterminio di persone con disabilità psichica e fisica attuato in Germania e nei paesi occupati nei periodi fascista e nazionalsocialista, si prefigge di promuovere la cultura della memoria storica inclusiva pluralistica e di analizzare la storia della psichiatria e la sua trasformazione nei diversi contesti storici e politici del XX secolo, diventando un’importante occasione di rielaborazione delle vicende storiche europee e locali, spesso dimenticate.

Strettamente collegato alla mostra, il convegno “Una storia che ci appartiene… come l’ombra alla luce”, previsto a Udine il 23 febbraio, affronta la drammatica storia della psichiatria durante il nazionalsocialismo e il fascismo, richiamando l’attenzione sul nesso poco esplorato tra deportazione e psichiatria. Interverranno relatori tedeschi e italiani, fra cui il prof. Michael von Cranach (già direttore della Clinica psichiatrica di Kaufbeuren, Monaco) e la prof.ssa Chiara Volpato (professoressa ordinaria di Psicologia sociale, Università Milano Bicocca). Parteciperanno inoltre i rappresentanti degli enti titolari della mostra Christian Kieser (psichiatra, DGPPN Potsdam), Paolo Peloso (psichiatra, membro del Comitato Etico della SIP, Genova), Annelore Homberg (psichiatra, presidente Netforpp Europa, Roma). Per Itaca Berenice Pegoraro della Comunità Nove di Udine interverrà su “Percorsi di memoria, percorsi di salute nel Parco di Sant’Osvaldo – ex Opp di Udine”. Il Nove si occuperà, altresì, della realizzazione di laboratori interattivi con le scuole che visiteranno la mostra.

Il progetto “Dove ci portate?” è guidato dalla Cooperativa sociale Guarnerio come ente capofila e vede il coinvolgimento nel partenariato di Regione Friuli Venezia Giulia, Comune di Udine, Anpi sezione di Udine, Duemilauno Agenzia Sociale, Associazione culturale 47/04, Consorzio Operativo Salute Mentale, Cooperativa sociale Itaca, Dsm dell’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Udine, Società italiana di Psichiatria curatore e proprietario della Sezione italiana della mostra, Network europeo per la ricerca e la formazione in Psichiatria e Psicodinamica, Uti Canal del Ferro – Val Canale con il Museo etnografico di Malborghetto, Cooperativa Varianti, Associazione culturale Don Cernet, Sächsisches Psychiatriemuseum di Lipsia (Germania), consulenza scientifica di Dipartimento degli Studi umanistici e del Patrimonio Culturale, Università degli Studi di Udine.

Fabio Della Pietra

Pubblicato in Cultura

Minori e sessualità, tra tabù e scuola assente. Un adolescente su tre a 16-17 anni ha già avuto un rapporto sessuale completo (35% dei maschi e 28% delle femmine). Ma su sesso e fertilità in oltre 8 casi su 10 si informano online. E' quanto emerge dallo Studio nazionale fertilità, promosso dal Ministero della Salute e coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità (Iss) con l'obiettivo di raccogliere informazioni sulla salute sessuale e riproduttiva in Italia.

Nello specifico, la parte dell'indagine relativa agli adolescenti è stata condotta in ambito scolastico su un campione di 16.063 studenti di 941 classi terze di 482 scuole superiori su tutto il territorio nazionale. In generale i ragazzi intervistati credono di saperne più di quanto in realtà non sappiano e il 94% ritiene che debba essere la scuola a garantire l'informazione sui temi della sessualità e riproduzione.

Eppure, proprio la scuola è la 'grande assente' in questo campo. Nella maggior parte dei casi (89% i maschi e 84% le femmine) cercano, infatti, informazioni su internet e in famiglia difficilmente affrontano argomenti importanti per la loro salute quali "riproduzione", "malattie sessualmente trasmissibili" e "metodi contraccettivi". Il 23% di loro non utilizza i preservativi e non si protegge quindi contro infezioni quali Hpv e Hiv.
 Rimangono infine pochi i contatti con i medici specialisti, e ancor meno quelli con i consultori familiari.

(Fonte: Ansa)

Pubblicato in Nazionale

Deve fare un vaccino, ha una disabilità ma trova l’ascensore rotto nell’Asl in provincia di Caserta: la famiglia rinuncia. A denunciarlo la Fish Campania: “qualche settimana fa avevamo ricevuto la segnalazione da parte di una famiglia residente in provincia di Caserta che nella sede dell’Asl di Pietravairano era fuori servizio l’ascensore, ciò non consentendo al proprio figlio con disabilità di effettuare il vaccino. A rendere ancora più grave l’accaduto, è che già qualche mese prima lo stesso ascensore non era in funzione e la famiglia è stata costretta a fare 4 piani portando il proprio figlio in braccio”.

Difronte al ripetersi dell’episodio i familiari hanno sporto denuncia ai Carabinieri. “Come associazione – continua la Fish - abbiamo raccolto la segnalazione da parte della famiglia e portato a conoscenza dell’episodio di discriminazione il consiglio regionale: l’onorevole Gianpiero Zinzi , che ha accolto il nostro appello e ha presentato il 15 febbraio  un’interrogazione scritta chiedendo al presidente della Giunta Regionale i motivi del non funzionamento dell’ascensore e di intervenire immediatamente per ripristinare il funzionamento”.

La Fish Campania si augura che “attraverso la stessa interrogazione la Regione Campania avvii un monitoraggio in tutte le strutture pubbliche di propria competenza, affinché vengano evitati episodi di discriminazione nei confronti di cittadini con disabilità”.

Pubblicato in Campania

Gli italiani vogliono l’acqua pubblica. E anche la sua gestione non deve essere privata. I privati, invece, possono collaborare con gli enti locali per l’efficienza. È questa la sintesi del sondaggio di Swg PoliticApp di questa settimana ed arriva nel pieno dello scontro all’interno della maggioranza di governo.

In questi giorni si è riaperto il dibattito dopo la proposta di legge della deputata Federica Daga (M5S) per l’attuazione del referendum del 2011. In Commissione Ambiente è arrivata la reazione della Lega Nord che ha bersagliato di emendamenti la proposta.

Per il 53% la gestione deve essere in capo a un’azienda pubblica, di questa percentuale il 31% vede una possibile collaborazione di privati che solo il 16% vedrebbe protagonisti di una gestione totale. Si parla di azienda pubblica perché solo il 22% vedrebbe una gestione diretta dei Comuni e una maggiore efficienza.

Sempre il 53% vuole le infrastrutture idriche su scala comunale o provinciale divisi equamente e con l’ausilio di piccole imprese del territorio. Per il 20% che invece vede il ruolo positivo di grandi aziende per la capacità di avere strutture e risorse più adeguate.

 

 

Pubblicato in Ambiente&Territorio

È stata presentata oggi alla Sala Stampa della Camera (https://youtu.be/TsqHnZRu1e0) la lettera aperta al Governo inviata dalle organizzazioni della Società Civile italiana che si occupano di politiche sulle droghe in vista del prossimo vertice ONU di Vienna.

La Società della Ragione, Forum Droghe, Associazione Luca Coscioni, CNCA, LILA e CGIL, con l'adesione di Antigone, Arci, A Buon Diritto e Legacoopsociali chiedono "che il Governo avvii un confronto con la società civile in merito al prossimo Segmento ad Alto Livello della 62^ sessione della Commission on Narcotic Drugs (CND), durante il quale ministri e capi di stato dei paesi membri delle Nazioni Unite discuteranno della politica globale della droga." Le associazioni, richiamando il documento finale di UNGASS 2016 che riconosceva come "le rappresentanze degli organismi della società civile dovrebbero essere messe in grado di svolgere un ruolo partecipativo ...a supporto della valutazione delle politiche e dei programmi circa le droghe" chiedono al Governo un'occasione di dialogo pubblico in preparazione di Vienna 2019.

Nel documento si avanzano anche alcune considerazioni sui temi da affrontare: la piena conformità di tutti gli aspetti del contrasto alla droga - dalla riduzione dell'offerta alla riduzione della domanda - "con gli scopi e i principi delle Nazioni Unite, del diritto internazionale e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani".Una maggiore coerenza all'interno del sistema ONU fra lo United Nations Office on Drugs and Crime (UNODC) e le altre agenzie, in specie la WHO, UNAIDS, lo UNDP (United Nations Development Programme) e l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani.

Il collegamento (e la compatibilità) fra gli obiettivi di contrasto alla droga e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals - SDG), questi ultimi centrati sulla promozione della pace, della sicurezza, del benessere delle comunità. 

L'incremento degli sforzi a livello internazionale e nazionale per risolvere il grave problema dell'insufficiente disponibilità di sostanze psicoattive a uso medico.

"Quanto al raggiungimento degli obiettivi stabiliti dieci anni fa, alla CND 2009 - si legge nel documento - è evidente che l'obiettivo di "eliminare, o significativamente ridurre, la disponibilità di droga entro dieci anni", stabilito una prima volta a UNGASS 1998 e reiterato alla CND 2009, non è stato raggiunto." Per i sottoscrittori della lettera aperta "a distanza di più di venti anni, è giunta l'ora di riconsiderare questo obbiettivo, a valenza più ideologica che pragmatica, per trovare invece obiettivi più ragionevoli e realistici, nonché più misurabili: in modo da permettere una valutazione effettiva delle politiche (sulla base di indicatori di esito e non solo di "processo", utili solo a considerare gli sforzi fatti e non la validità degli obiettivi proposti). Un esempio di nuovi obiettivi potrebbe essere, nell'ambito della salute, la riduzione delle morti droga correlate e la riduzione dell'incidenza di HIV e HCV; nell'ambito delle politiche penali, la riduzione dei tassi di incarcerazione." Per questo scopo, come proposto dalle reti internazionali della Società Civile, nel documento si chiede "che il governo italiano sostenga l'istituzione di una commissione - cui la società civile partecipi - per la revisione e l'adeguamento degli indicatori di valutazione delle politiche globali."

L'appuntamento di marzo rischia però di tradursi in un semplice adempimento burocratico. Per le organizzazioni della Società Civile italiana non si possono "ignorare i cambiamenti che stanno avvenendo in diverse parti del mondo: dal consolidamento di quello che viene comunemente chiamato il "modello europeo", basato sullo spostamento di enfasi e risorse dalla repressione alla salute, con lo sviluppo di nuove strategie sociosanitarie di riduzione del danno; alle innovazioni legislative di riduzione dell'impatto penale e carcerario, in specie con la decriminalizzazione dell'uso personale di droga; all'estendersi di sperimentazioni di regolamentazione legale della cannabis in Uruguay, in diversi stati degli Usa, e di recente in Canada."

La lettera si conclude con un auspicio che l'Italia giochi un ruolo importante, in primo luogo confermando la propria collocazione all'interno del "modello europeo" quello che ha abbandonato la "guerra alla droga" per un "approccio bilanciato", fra penale e sociale. "L'Italia ha una lunga storia di sviluppo della normativa sulla droga" concludono i promotori e "può dunque portare una riflessione circa l'impatto di diversi orientamenti penali in tema di droga sui sistemi della giustizia e del carcere; così come sul rapporto fra droghe e salute, sulla base di un consolidato sistema integrato di servizi per le dipendenze, rafforzato dall'introduzione della riduzione del danno nei Livelli Essenziali di Assistenza; e sul rapporto fra droghe e diritti umani, battendosi per l'abolizione della pena di morte per i reati di droga e per l'eliminazione di tutte le pratiche contrarie alla dignità umana."

Contesto

A Marzo 2019 si terrà un appuntamento molto importante per le politiche globali sulle droghe. A Vienna, sede dell'UNODC (l'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa del controllo delle droghe), è prevista infatti dal 18 al 22 marzo la 62esima sessione della Commission on Narcotic Drugs (CND), l'organo politico dell'ONU incaricato di gestire le convenzioni internazionali sugli stupefacenti. Alla CND partecipano 53 Stati, a turno in rappresentanza delle aree geografiche fra quelli che hanno aderito alle Convenzioni. Fra questi c'è anche l'Italia. Gli Stati membri delle Nazioni Unite hanno anche deciso di tenere un "Segmento Ministeriale di alto livello" immediatamente prima (14-15 Marzo) della sessione ordinaria della CND "per fare il punto sull'attuazione degli impegni presi per affrontare congiuntamente e contrastare il problema mondiale della droga, in particolare nel luce della data prevista per il 2019" che miravano a sradicare o ridurre in modo significativo la portata complessiva del mercato della droga illegale. È evidente che questo obiettivo è stato largamente disatteso e che la "War on Drugs" rilanciata a New York nel 1998 sia fallita. Nel corso della CND 2019 si potrebbe anche esaminare la raccomandazione di riclassificazione della cannabis recentemente licenziata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il ritardo nella sua trasmissione potrebbe però fare rinviare la decisione al prossimo anno. Maggiori info nello speciale di Fuoriluogo: https://www.fuoriluogo.it/vienna2018

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Secondo Grazia Zuffa (la Società della Ragione) "le Nazioni Unite, nel 1998, si erano date l'obiettivo di cancellare o ridurre in modo significativo le droghe dal pianeta. A oltre 20 anni da quella dichiarazione di intenti ci ritroviamo al punto di partenza, con un mercato delle sostanze illegali più florido che mai ma ingenti danni collaterali provocati dalla War on Drugs. Basti pensare allo sradicamento delle coltivazioni illegali nei paesi produttori, con conseguenze tragiche di inquinamento dei territori e di impoverimento dei contadini. Oppure l'approccio quasi esclusivamente penale nei paesi consumatori, a scapito di quello sociosanitario. Ciò ha portato spesso i consumatori in carcere, e allo stesso tempo ha impedito di contenere emergenze gravi come le infezioni da HIV e HCV. Oggi è il tempo di valutare le politiche internazionali sulle droghe con indicatori di "esito" ed in modo pragmatico, attraverso la partecipazione della Società Civile come le stesse Nazioni Unite richiedono”.

Per Hassan Bassi (Forum Droghe) "il percorso di avvicinamento a UNGASS 2016 (la sessione speciale sulle droghe svoltasi a New York) vide l'Italia distinguersi per il coinvolgimento della Società Civile prima e durante quell'importante vertice all'ONU. Oggi purtroppo non vediamo alcun tentativo di aprire una discussione sulla posizione che sarà portata a Vienna dalla delegazione italiana”.

Marco Perduca (Associazione Luca Coscioni) aggiunge che coinvolgere “chi segue da decenni leggi e politiche sulle droghe a livello nazionale e all'ONU è una misura di riduzione del danno. Anche se con opinioni radicalmente opposte a quanto il Ministro Fontana propone dall'inizio del suo mandato, l'esperienza di chi segue costantemente i danni della proibizione possono evitare un aggravamento della penalizzazione di reati senza vittima ed evitare ulteriori isolamenti del nostro paese in consessi multilaterali".

Alessandro Metz (LegacoopSociali) sostiene che “la richiesta di avviare un confronto con la società civile in merito al prossimo Segmento ad Alto Livello della 62^ sessione della Commission on Narcotic Drugs (CND), durante il quale ministri e capi di stato dei paesi membri delle Nazioni Unite discuteranno della politica globale della droga, auspichiamo possa essere anche una ripresa del confronto nel nostro Paese per arrivare finalmente a convocare quella Conferenza Nazionale sulle droghe che manca oramai da 11 anni".

Infine Denise Amerini (CGIL) afferma che “il segmento ad alto livello della 62° sessione CND è una importante occasione di valutazione delle politiche all'interno delle quali è necessario lavorare affinché il diritto alla salute ed alla sicurezza di tutti i cittadini, consumatori e non, venga garantito. Per questo come CGIL, Organizzazione Sindacale che ha come fine la tutela e la promozione dei diritti individuali e collettivi, e dei diritti umani, riteniamo importante spostare il focus della discussione, a tutti i livelli, compreso quello internazionale, dalla repressione alla promozione della salute, sia individuale che pubblica”.

 

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Più di 35.000 rifugiati nigeriani hanno attraversato il confine con il Camerun nelle ultime settimane dopo l’acuirsi delle violenze nei dintorni della città di Rann, in Nigeria nord-orientale. Ora si trovano nel villaggio di Goura, nel profondo nord-ovest del Camerun, dove hanno bisogno urgente di cibo, acqua e ripari. Lo denuncia Medici Senza Frontiere (MSF), che ha lanciato una risposta d’emergenza nell’area.

“Si sono messi in cammino all’alba – donne, bambini e anziani” spiega il dott. Silas Adamou Moussa, vice coordinatore di MSF per le emergenze. “Quando sono fuggiti, hanno dovuto lasciare indietro i familiari più anziani e malati. Hanno portato con sé quello che potevano, ma a Goura non hanno né acqua, né un rifugio per dormire. Sono stati abbandonati a loro stessi e costretti ad arrangiarsi.”

Dalla fine di gennaio, i rifugiati vivono in un grande campo informale a Goura. La maggior parte di loro dorme all’aperto, anche se è la stagione delle tempeste di sabbia e le temperature scendono drasticamente durante la notte. Non è certo se i rifugiati saranno ricollocati o rimpatriati in Nigeria e questo non permette all’assistenza umanitaria di essere efficace e completa come dovrebbe.

MSF ha allestito una clinica nel campo. Nelle ultime due settimane, le équipe mediche di MSF hanno effettuato più di 400 consultazioni, il 35% delle quali per infezioni dell’apparato respiratorio, seguite da diarrea e congiuntivite, tutte patologie legate alle precarie condizioni di vita dei rifugiati.

L’accesso all’acqua potabile è uno dei problemi principali nel campo. MSF ha progressivamente aumentato la fornitura di acqua potabile, insieme ad altri attori, a 240.000 litri al giorno. Questo equivale a 7 litri a persona al giorno, che è ancora molto al di sotto dello standard minimo per le emergenze, pari a 15 litri.

“Non è la prima volta che le persone devono fuggire da Rann verso il Camerun” dice il dott. Moussa di MSF. “La prima volta, alcuni sono poi tornati a casa, ma stavolta no. Non vogliono tornare se non sono certi di poter vivere al sicuro, ma purtroppo anche qui il loro futuro è incerto. Hanno paura. I loro figli sono spaventati.”

Msf in Nigeria

MSF lavora in Nigeria dal 1996 e oggi fornisce cure mediche salvavita con progetti regolari in 9 stati all’interno del paese, mentre équipe di emergenza rispondono allo scoppio di epidemie e altri bisogni umanitari urgenti. Nel 2018, in collaborazione con il Ministero della salute, MSF ha trattato 21.955 casi di colera dopo l’esplosione di diversi focolai in alcuni stati e ha fornito supporto per contenere la febbre di Lassa negli stati di Ondo e Ebonyi. Dal 2014 MSF fornisce assistenza medica negli stati di Borno e Yobe, nel nord-est della Nigeria, dove due milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle loro case a causa delle violenze.

MSF gestisce progetti a Maiduguri, Damaturu, Bama, Ngala, Pulka e Gwoza. Tra gennaio e ottobre 2018, le équipe di MSF nel nord-est del paese hanno effettuato più di 98.000 visite mediche, ricoverato circa 32.000 pazienti, curato 12.300 bambini gravemente malnutriti, di cui 6.300 ricoverati in strutture di MSF.

Nello stato del Sokoto, in collaborazione con il Ministero della salute nigeriano e il Noma Children’s Hospital, MSF si occupa del trattamento chirurgico specialistico per i pazienti colpiti da Noma, infezione che porta alla distruzione dei tessuti della bocca, inviando gruppi di specialisti internazionali tra cui alcuni italiani. In Niger MSF ha avviato un programma di supporto ai lavoratori delle miniere, con particolare attenzione per l’avvelenamento da piombo. Nel Cross River State MSF gestisce una risposta di emergenza per fornire assistenza ai rifugiati provenienti dal Camerun e alle comunità che li ospitano.

 

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