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Domenica, 24 Marzo 2019

Articoli filtrati per data: Giovedì, 21 Febbraio 2019 - nelPaese.it

Discriminazioni e illogicità nel Decreto sul Reddito di Cittadinanza. Questa è l’accusa dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) che pubblica un documento sul proprio sito.

L’approfondimento, oltre a segnalare l’illogicità di un sistema molto rigido “a doppio canale” che rischia di non fornire alle famiglie straniere quel sostegno “multidimensionale” di cui hanno bisogno, ribadisce il contrasto con la giurisprudenza Costituzionale e con quella del diritto dell’Unione di molte norme introdotte con l’esplicita finalità di limitare l’accesso degli stranieri alla prestazione.

In particolare si contesta: “l’esclusione dalla prestazione degli stranieri titolari del permesso unico lavoro che sono spesso proprio quelli in condizioni economiche più difficili; l’esclusione dalla prestazione dei rifugiati politici e dei titolari di protezione sussidiaria; l’introduzione del requisito di dieci anni di residenza che contrasta con una consolidata giurisprudenza della Corte di Giustizia europea e della Corte costituzionale, oltre che con l’art. 45 del Trattato sul funzionamento del’Unione.

“La scelta  è dunque, ancora una volta – scrive Asgi - quella di escludere il numero più elevato possibile gli stranieri per i quali evidentemente non vale l’obiettivo di “eliminazione della povertà” che il Governo dichiara di perseguire. Ciò anche esponendo le norme varate ad una probabile bocciatura da parte della Corte Costituzionale o della Corte di Giustizia dell’Unione europea con la conseguente lesione dei principi di buon funzionamento della amministrazione e di certezza del diritto”.

Asgi chiede quindi con forza che “in sede di conversione del decreto vengano cancellate le limitazioni e garantito un trattamento uguale a italiani e stranieri in coerenza con i principi costituzionali e con l’obiettivo della coesione e della giustizia sociale”.

 

 

 

 

Pubblicato in Economia sociale

“I problemi che alcuni minorenni manifestano con comportamenti violenti o devianti non possono essere trattati con il ricorso al carcere, ma piuttosto con politiche e interventi sociali ed educativi appropriati”, dichiara Liviana Marelli, responsabile Infanzia e adolescenza del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA).

“Il disegno di legge presentato alla Camera dei deputati che intende abbassare l’età imputabile da 14 a 12 anni, è inaccettabile per diversi motivi. In primo luogo, contrariamente a quanto dichiarato nella relazione di accompagnamento al ddl, non c’è alcuna emergenza criminale che riguardi i minorenni: il tasso di minorenni denunciati nel nostro paese è molto più basso di quanto riscontrato in parecchi altri paesi europei e il livello della recidiva minorile in Italia risulta essere fra i più bassi d’Europa. E’ inopportuno e sbagliato affrontare casi specifici, e circoscritti, che hanno colpito l’opinione pubblica chiedendo un cambiamento di sistema che non trova alcuna giustificazione e che non tiene conto dell'esperienza condotta in questo ambito sia dalla magistratura minorile sia dagli operatori del settore.”

“È evidente, poi”, continua Marelli, “che la gran parte delle situazioni che hanno rilievo sui media evidenziano le gravissime responsabilità dello stato circa l'assenza o l'insufficienza di investimenti per le politiche sociali a favore di minorenni, famiglie e contesti sociali determinati, in materia di prevenzione, inclusione, educazione. La colpevole assenza di sostegno alle comunità locali, agli ambienti di crescita, all’educazione (scuola in primis), alla formazione, e l’assenza di futuro e di prospettive credibili che si riscontrano in particolar modo in alcuni contesti non si può risolvere fomentando paure e ricorrendo a pseudo-risposte di ordine penale – punitive e detentive – per bambini di 12 e 13 anni.”

“Infine,” conclude Marelli, “va ricordato che già esistono oggi, nell’ordinamento, forme di intervento per i bambini di età inferiore ai 14 anni che manifestano difficoltà o atteggiamenti a rischio sociale, come l’inserimento in comunità educativa. Invece di prevedere misure punitive per i bambini, occorre piuttosto sostenere gli adulti nel loro ruolo educativo e ampliare il ricorso a forme alternative alla detenzione e di giustizia riparativa per tutti i minorenni inseriti nel circuito penale.”

 

 

Pubblicato in Nazionale

Il 21 Febbraio 2001 è nata Redattore sociale, l’Agenzia di informazione sociale (on line, giornaliera, nazionale). “L’idea arrivava da una citazione - non ricordo dove l’abbia letta – che affermava che le nuove proposte non provengono dall’azione, ma dalle idee”, dice Don Vinicio Albanesi.

“La nostra Comunità di Capodarco agiva già da oltre trent’anni – aggiunge Albanesi un’esperienza di condivisione molto partecipata e diffusa. Eravamo partiti dall’accoglienza per disabili; nel tempo si era allargata all’accoglienza di minori, di malati psichiatrici, di giovani tossicodipendenti. Erano stati abbattuti stereotipi, fino allora vigenti, sui fenomeni del disagio sociale. Negli anni ’80 era sorto il Coordinamento delle Comunità di accoglienza che raggruppava molte nuove esperienze attente soprattutto alla tossicodipendenza. Diverse scuole di pensiero orientavano tempi, metodi, strumenti per la liberazione dalla dipendenza”.

“Gli strumenti di comunicazione sociale (giornali, radio, tv) – ricorda il fondatore della Comunità di Capodarco - allora raccontavano soprattutto cronaca nera. Con linguaggi che oggi fanno rabbrividire. Bisognava offrire un aiuto a far conoscere il nostro mondo. Uno strumento capace di leggere, di accogliere e di dare risposte al disagio. 

Gli interlocutori, fin dall’inizio, furono i giornalisti: sia coloro che comunicavano notizie, sia coloro che le recepivano. Già da sette anni era iniziato, sempre a Capodarco, il seminario destinato a loro. Sono passati in Comunità oltre 7 mila giornalisti tra professionisti, pubblicisti, addetti stampa. I frutti si sono visti: linguaggi più appropriati, lettura delle cause, risposte nuove e vecchie”. 

“I fenomeni sociali, non solo devianti, nel tempo sono cambiati. E’ cambiato anche il modo di comunicare. Una cosa è certa: occorre seguire, entrare nei mondi della convivenza, saper scandagliare e suggerire risposte. Il clima oggi sembra oppositivo, rinchiuso nella difesa del proprio sopravvivere. Anche per questo l’Agenzia è ancora più necessaria. I fenomeni sociali si intrecciano e coinvolgono la popolazione tutta: dalle abitazioni al lavoro, dalla povertà al clima, dall’invecchiamento al futuro dei giovani dalla salute alla malattia. All’Agenzia interessa il benessere di tutti: materiale e immateriale, di vita vissuta e di pensiero, di sport e di cultura, di problemi immediati e di futuro. Non spetta ad un’agenzia prediligere soluzioni. Sicuramente si occupa e continuerà ad occuparsi di tutto quanto può rendere la vita meno difficile e più felice, senza distinzioni di lingua, di ceto, di età, di religione. Siamo convinti dell’utilità del nostro lavoro: una prospettiva che offre le ragioni per un impegno ancor più professionale e utile”, conclude Don Vinicio

 

Pubblicato in Cultura

Il 22 febbraio approda al Liceo Petrarca di Trieste, la scuola dove ha studiato Giulio Regeni, la sperimentazione europea di "Free to Choose", il gioco da tavolo che vuole aiutare ragazze e ragazzi 16-29 anni a scegliere senza condizionamenti di genere il loro percorso educativo e professionale.

Protagonisti saranno i 24 studenti della 2^A, quarto anno del liceo classico, che per un'intera mattinata sperimenteranno in prima persona come sia possibile decodificare, riconoscere e superare gli stereotipi di genere anche giocando.

Inserito all'interno dell'omonimo progetto guidato dalla Cooperativa sociale Itaca e co-finanziato dal programma Rights, Equality and Citizenship dell'Unione Europea, Free to Choose mira a promuovere un cambiamento culturale e comportamentale nei giovani 16-29 anni e negli adulti-chiave coinvolti nelle fasi di transizione e orientamento dalla scuola secondaria all'istruzione superiore o al mercato del lavoro, portando a una diversa visione delle professioni e delle opportunità lavorative.

In Europa, come anche in Italia e in Friuli Venezia Giulia, sono ancora poche le ragazze che scelgono studi o professioni a carattere scientifico, tecnologico, di ingegneria o matematica. "La sperimentazione europea Free to Choose farà conoscere ai nostri studenti tutte le opportunità per il loro futuro e li aiuterà a riconoscere e a rifiutare gli stereotipi di genere - commenta la dirigente scolastica Cesira Militello -. È proprio per questo che abbiamo aderito con entusiasmo alla proposta della Cooperativa sociale Itaca, che ringraziamo".

"Viviamo in una società in continuo mutamento, dove le donne sono sempre più a rischio di doppia marginalizzazione. Il nostro impegno - afferma Orietta Antonini, presidente della Cooperativa Itaca - è anche quello di costruire una società in cui le donne, come gli uomini, possano essere libere di scegliere, una società che dagli stereotipi di genere passi alle pari opportunità reali. Per questo siamo particolarmente lieti che il Liceo Petrarca di Trieste abbia accolto la nostra proposta di far parte della sperimentazione di Free to Choose e ci auguriamo che possa essere il primo passo di future collaborazioni".

In Free to Choose sono coinvolte una decina di organizzazioni di cinque Paesi europei, oltre alla capofila Cooperativa sociale Itaca, Regione Friuli Venezia Giulia Assessorato al lavoro, formazione, istruzione, ricerca, università e famiglia, Ires Fvg, Università di Modena e Reggio Emilia per l'Italia, e poi Mcbit e Nefiks (Slovenia), Opciònate e Università di Valencia (Spagna), Apload (Portogallo) e Mediterranean Institute for Gender Studies MIGS (Cipro).

 

 

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

Sono 12 i giovani selezionati per i progetti di Servizio Civile presentati dalle cooperative sociali aderenti a Legacoop Emilia Ovest. Giovedì 20 febbraio è stato inaugurato ufficialmente il percorso che porterà le ragazze e i ragazzi a intraprendere un’importante esperienza che li avvicina al mondo della cooperazione, del lavoro, dell’integrazione e della socialità. Erano presenti il presidente Legacoop Andrea Volta e la responsabile del S.C. Vanessa Sirocchi.

I progetti in cui verranno inseriti i giovani sono: “A piccoli passi”, “Autodeterminazione della qualità della vita” e “Stimol-azione in casa residenza” della cooperativa Proges, “Azioni, relazioni e territorio” della cooperativa Cabiria. Si tratta di iniziative in cui i volontari avranno l’opportunità di mettersi in contatto con realtà socialmente proattive e di rilevanza per la nostra comunità in particolare per le fasce più deboli: assistenza agli anziani, attività educative per le famiglie con figli 0-6 anni, partecipazione a laboratori, visite e incontri per persone disabili.

Il Servizio Civile Universale è rivolto ai giovani dai 18 ai 28 anni. Tutti i progetti hanno durata di 12 mesi, si articolano su 30 ore settimanali e prevendono un rimborso di 433,80 euro al mese, oltre che CFU per studenti universitari. Durante la mattina inaugurale i giovani hanno ricevuto la maglietta realizzata da Legacoop con la scritta “Orgoglio volontario”, un modo per incoraggiare lo spirito con cui i volontari si avvicinano al mondo della cooperazione sociale, mettendo a frutto la loro energia, passione e intelligenza.

Pubblicato in Emilia-Romagna
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