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Venerdì, 23 Agosto 2019

Articoli filtrati per data: Giovedì, 28 Febbraio 2019 - nelPaese.it

Si allarga il fronte per la manifestazione del 2 marzo a Milano: prima le persone, io ci sarò. Questo lo slogan dell’appuntamento nazionale a cui ha aderito anche la cooperazione sociale. E sui social aumenta il tam tam della rete con i trend su twitter #iocisarò e #primalepersone. Aderisce anche il Forum Terzo Settore della Lombardia, che riunisce 32 organizzazioni del territorio in rappresentanza di oltre 52mila realtà, espressione di circa 75mila lavoratori e quasi un milione di volontari, aderisce all'appello "People - Prima le persone" e alla manifestazione di domani, 2 marzo, a Milano.

"In primo luogo -spiega Valeria Negrini, portavoe del Forum- vorrei sottolineare che lo slogan della manifestazione, 'prima le persone’, va inteso non solo rispetto all’accoglienza: perché solo le società aperte sono in grado di avere un reale sguardo sul futuro che vada al di là dell'egoismo dei singoli. In secondo luogo, le realtà che fanno parte del Forum Terzo Settore Lombardia -associazioni, fondazioni etc- comprendono e sono convinte che ci sia necessità sociale, economica e demografica nell'accogliere stranieri nel nostro Paese. Crediamo fermamente, e ce ne convinciamo tutti i giorni operando nei servizi o nella rappresentanza su questi temi, che nella diversità ci siano risposte condivise, la capacità di conciliare le necessità di tutti, e che così si riesca davvero a esercitare i propri diritti e assolvere ai propri doveri".

L'appello

 “Il nostro è un appello a tutte e a tutti: diamo vita a una grande iniziativa pubblica per dire che vogliamo un mondo che metta al centro le persone.La politica della paura e la cultura della discriminazione viene sistematicamente perseguita per alimentare l’odio e creare cittadini e cittadine di serie A e di serie B. Per noi, invece, il nemico è la diseguaglianza, lo sfruttamento, la condizione di precarietà”, è scritto nell’appello.

“Inclusione, pari opportunità – continua - e una democrazia reale per un Paese senza discriminazioni, senza muri, senza barriere: per questo promuoviamo a Milano il prossimo 2 marzo una mobilitazione nazionale.
Perché crediamo che la buona politica debba essere fondata sull’affermazione dei diritti umani, sociali e civili”.

“Perché pensiamo che le differenze – legate al genere, all’etnia, alla condizione sociale, alla religione, all’orientamento sessuale, alla nazione di provenienza e persino alla salute, non debbano mai diventare un’occasione per creare nuove persone da segregare, nemici da perseguire e ghettizzare o individui da emarginare.Noi siamo per i diritti e per l’inclusione. Noi siamo antirazzisti, antifascisti e convinti che la diversità sia un valore e una ricchezza culturale.E nel ribadire Prima le Persone diciamo che servono, in Italia e in Europa, politiche sociali nuove ed efficaci, per il lavoro, per la casa, per i diritti delle donne, per la scuola e a tutela delle persone con disabilità”, si legge ancora.

“Noi ci battiamo per il riscatto dei più deboli e per scelte radicalmente diverse da quelle compiute sino a oggi in materia di immigrazione, politiche di inclusione, lotta alle diseguaglianze e alla povertà.
Vogliamo mobilitarci insieme per un’Italia e un’Europa più giuste e aperte. Un’Europa nella quale venga sconfitta la spinta del neonazionalismo che porta nuove barriere, che fomenta la violenza, che fa del migrante un capro espiatorio. Noi siamo per un’Europa che voglia scommettere con convinzione su una rivoluzione delle politiche economiche, sociali e del lavoro a tutela di tutte le persone.
Perché ciascuno di noi è prima di tutto persona. Noi vogliamo un Paese del quale tornare a essere orgogliosi senza dimenticare mai le grandi sfide di chi l’aveva immaginata, diversa, da come è oggi”, conclude l’appello.

Pubblicato in Nazionale

Le principali Ong in Turchia hanno presentato un appello congiunto per chiedere che vengano fatte cadere le assurde accuse rivolte a Osman Kavala e ad altri 15 rappresentanti di spicco e la fine della crescente repressione e criminalizzazione della società civile.

La lettera aperta, firmata da diverse organizzazioni tra cui Amnesty International, Human Rights Watch e altre otto Ong, chiede la fine della campagna orchestrata di intimidazioni e vessazioni giudiziarie contro gli attivisti della società civile in Turchia.

Il testo

“In reazione alle assurde accuse rivolte contro Osman Kavala e Yiğit Aksakoğlu, entrambi detenuti in attesa di processo, e contro altri 14 esponenti della società civile tutti accusati di “aver tentato di rovesciare il governo”, noi, le organizzazioni dei diritti umani di seguito elencate, chiediamo di porre fine alla crescente repressione e criminalizzazione della società civile.  

In Turchia negli ultimi cinque giorni, nell’ambito di una coordinata campagna di disinformazione, i presunti dettagli di un’accusa contro questi 16 attori della società civile sono trapelati tramite i mezzi di informazione ufficiali. Secondo alcune informazioni trapelate dall’incriminazione e ancora non a disposizione degli avvocati della difesa, le accuse si concentrano sulle proteste del 2013 di Gezi Park, un movimento di protesta estremamente pacifico che venne represso dal governo con diffuse violazioni commesse dalla polizia.

Un gruppo molto più numeroso di esponenti della società civile continua a essere indagato all’interno della stessa indagine. Sia quelli sotto inchiesta sia quelli rinviati a giudizio non sono responsabili delle proteste di Gezi Park, che devono essere considerate un esercizio della libertà di espressione, né colpevoli di alcun altro crimine. La corte dovrebbe respingere qualsiasi atto di accusa basato su cospirazioni assurde e non supportate da alcuna prova significativa e Osman Kavala e Yiğit Aksakoğlu, che sono stati imprigionati per 16 e 3 mesi, dovrebbero essere rilasciati immediatamente.

Questo ultimo attacco alla società civile arriva in un momento in cui i difensori dei diritti umani e altri attivisti della società civile affrontano sempre più detenzioni, azioni giudiziarie e carcerazioni semplicemente per aver denunciato violazioni dei diritti umani e per aver chiesto verità, giustizia, cambiamenti.

La settima udienza del processo “Büyükada” ai danni di 11 difensore e difensori dei diritti umani si terrà il prossimo mese. In questo processo non è stata presentata alcuna prova a sostegno delle accuse inventate di terrorismo, che si basano esclusivamente sulle attività degli accusati in difesa dei diritti umani.

Oggi, i difensori dei diritti umani Şebnem Korur Fincancı, Erol Önderoğlu e Ahmet Nesin compaiono tribunale per rispondere alle accuse di “propaganda terroristica” per aver partecipato a un’azione di solidarietà per l’ormai chiuso quotidiano Özgür Gündem. Anche i giornalisti che lavoravano per Özgür Gündem si trovano ad affrontare una campagna di persecuzione giudiziaria. Due mesi fa Şebnem Korur Fincancı è stata condannata per aver fatto “campagna terroristica” e condannata a due anni e mezzo di carcere per aver firmato la “Petizione per la pace”. Per la condanna è stato presentato ricorso in una corte d’appello regionale. Tuttavia, in precedenti sentenze queste corti d’appello non sono riuscite a dimostrare di essere indipendenti dal governo. La difensora dei diritti umani Eren Keskin, coeditrice di Özgür Gündem come forma di solidarietà con il giornale, è sotto processo in più di 100 procedimenti. Nel frattempo, 29 persone di Accademici per la pace sono state condannate alla reclusione. Venticinque di loro saranno imprigionati se la corte d’appello regionale confermerà le condanne negli appelli in corso.

La solidarietà a Özgür Gündem e ad Accademici per la pace durante i processi è tra le motivazioni a cui fa ricorso il governo per reprimere e mettere a tacere centinaia di attivisti della società civile in Turchia. Questa situazione è emersa proprio mentre i tribunali hanno emesso pene detentive sempre più severe per atti analoghi di legittimo dissenso.

I trattati internazionali ratificati dalla stessa Turchia pongono un importante accento sul ruolo svolto dai difensori dei diritti umani, dalla società civile e dalla libertà di stampa nel garantire il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. L’effettiva tutela della libertà, della sicurezza, della dignità e dell’integrità fisica e psicologica dei difensori dei diritti umani è anche una condizione preliminare per il diritto di difendere i diritti umani.

Il diritto internazionale insiste anche sul fatto che la responsabilità fondamentale della protezione dei difensori dei diritti umani appartiene allo stato. Lo stato è in definitiva responsabile della protezione di tutti i diritti di cui godono i difensori dei diritti umani: dai diritti alla libertà di pensiero e di espressione ai diritti, alla libertà di associazione e riunione pacifica.

Noi, le organizzazioni firmatarie, siamo unite contro questi sforzi per annientare la società civile indipendente in Turchia, chiedendo la fine dell’orchestrata campagna d’intimidazione e vessazione giudiziaria degli attivisti della società civile in Turchia, e ancora una volta ricordiamo alle autorità i loro obblighi di proteggere le persone che difendono i diritti umani secondo il diritto internazionale”.

Difensori dei diritti civili 

 

Associazione per il monitoraggio dei diritti di uguaglianza (Eşit Haklar İçin İzleme Derneği) 

Centro per la memoria (Hakikat Adalet Hafıza Merkezi) 

Iniziativa dei diritti umani (Hak İnisiyatifi Derneği) 

Associazione diritti umani (İnsan Hakları Derneği) 

Associazione agenda dei diritti umani (İnsan Hakları Gündemi Derneği)

Reporters senza frontiere (Sınır Tanımayan Gazeteciler) 

Fondazione turca dei diritti umani (Türkiye İnsan Hakları Vakfı) 

Citizens’ Assembly Turchia (Yurttaşlık Derneği

Amnesty International (Uluslararası Af Örgütü) 

 

Pubblicato in Nazionale

Ne abbiamo parlato più volte su questo giornale, qualche giorno fa l'Onu ha lanciato l'allarme su scala planetaria e ora la conferma arriva dagli 007 italiani.  C'è il rischio concreto che in vista delle elezioni Europee in programma a maggio possano aumentare gli episodi di intolleranza nei confronti degli stranieri. L'allarme arriva dai Servizi Segreti che nella Relazione consegnata al Parlamento ricordano che già si sono registrati comportamenti "marcatamente razzisti e xenofobi" da parte di formazioni di estrema destra e "episodi di stampo squadrista".

Nell'ambito delle attività di cyber-sicurezza - si spiega nella relazione - l'intelligence ha istituito agli inizi del 2018 "un esercizio ad hoc teso a cogliere - all'interno del perimetro definito dal quadro normativo vigente - eventuali indizi di influenza, interferenza o condizionamento del processo elettorale del 4 marzo. Tale esercizio è stato riattivato nel mese di novembre in vista dell'appuntamento per il rinnovo del Parlamento europeo".

Le campagne di disinformazione, attuate prevalentemente tramite l'uso dei social network, si legge nella Relazione, "rappresentano uno degli strumenti attraverso cui attori ostili tentano di orientare l'opinione pubblica, interferendo finanche con processi fondamentali per la vita democratica, come le elezioni".

(Fonte: Ansa)

Pubblicato in Nazionale

Cambio della guardia alla guida dell'Alleanza delle cooperative italiane delle Marche, coordinamento composto dalle associazioni Agci, Confcooperative, Legacoop. Gianfranco Alleruzzo, presidente di Legacoop Marche, è stato nominato dal comitato esecutivo di Aci Marche alla guida dell'Alleanza subentrando a Massimo Stronati, presidente di Confcooperative Marche. Il mondo dell'Alleanza Marche è composto da 900 cooperative con 350 mila soci e 24 mila dipendenti, con un fatturato di circa tre miliardi di euro.

"L'Alleanza delle cooperative è un soggetto determinante del sistema economico e sociale delle Marche – ha detto Alleruzzo -, e il nostro ruolo, come rappresentanti del mondo cooperativo, è determinare una strategia che contribuisca ad accompagnare la regione verso una nuova stagione di sviluppo e di solidarietà, partendo dal nostro documento programmatico 'Cambiare le Marche cooperando'. Assumo questo incarico in un periodo denso di sfide per le comunità, i cittadini e le cooperative e il nostro impegno è volto a rafforzare la ripresa economica e allargare il numero degli occupati".

Altro caposaldo su cui lavorare, come Alleanza, è l'accordo sottoscritto con la Regione Marche un anno fa. "A livello nazionale – ha detto Stronati -, c'è la netta conferma al progetto dell'Alleanza con la rinnovata volontà di operare insieme nei singoli comparti di settore. Nelle Marche, abbiamo già temi condivisi su cui continuare a lavorare insieme specie per le cooperative di lavoro, welfare e agroalimentare".

Stefano Burattini, presidente Agci Marche, ha aggiunto che "per rafforzare il ruolo dell'Alleanza dobbiamo puntare anche su un sistema di servizi per le cooperative, all'organizzazione in rete e alla promozione del modello cooperativo".

 

 

Pubblicato in Marche

Un “patto per il lavoro e l’impresa” nell’area fiorentina che contribuisca, attraverso l’impegno e le idee di tutti i soggetti interessati, a qualificare lo sviluppo e a migliorare le condizioni dei lavoratori.

È la proposta lanciata ieri dal presidente di Legacoop Toscana Roberto Negrini ai rappresentanti istituzionali e delle categorie economiche presenti alla Camera di Commercio di Firenze per l’incontro “Profili sociali dello sviluppo economico dell’area fiorentina” organizzato da Legacoop Toscana. Nella città metropolitana di Firenze sono presenti 190 cooperative che operano in vari settori e contano più di 566 mila soci. Il valore della produzione è di oltre 2 miliardi di euro e il totale degli occupati è di quasi 15 mila persone.

“In un Paese che fatica e in una Toscana che vediamo avere due velocità, Firenze, per mantenere il proprio tenore di vita, si deve interrogare su tre questioni principali - ha detto il presidente di Legacoop Toscana Roberto Negrini - la struttura della popolazione, che invecchia sempre più, i salari che non crescono e la fuga di tanti giovani che si rivolgono altrove per trovare opportunità di lavoro soddisfacenti. Apriamo un percorso per un patto per il lavoro e l’impresa nell’area fiorentina, finalizzato alla qualificazione dello sviluppo, come ad esempio introdurre nelle filiere e negli appalti un reddito minimo”.

Un percorso per un patto che, nell’idea di Legacoop Toscana, potrebbe partire proprio da Firenze e dalla Toscana centrale, con l’auspicio di potersi estendere in prospettiva a tutta la regione. Insieme a Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, la Toscana è infatti secondo l’ultimo Rapporto annuale Irpet tra le regioni più dinamiche, pur in un quadro di bassa crescita, con la Toscana del centro che fa da traino allo sviluppo. Quanto incide in questo trend il sistema locale fiorentino e quali sono i profili sociali che lo contraddistinguono?  Urbano, plurispecializzato, con produttività e costo del lavoro elevati, elevata apertura commerciale e vocazione all’export, alta occupazione e bassa disoccupazione. Sono alcuni dei tratti caratteristici del sistema locale fiorentino delineati oggi nel corso dell’iniziativa dal direttore dell’Irpet Stefano Casini Benvenuti. “È un sistema aperto e ad alto potenziale – ha spiegato Casini Benvenuti - in cui tutti gli indicatori, dal valore aggiunto procapite a quello per unità di lavoro, dai consumi interni all’export all’estero, dalle unità di lavoro al numero di turisti, risultano maggiori rispetto al dato regionale”.

Alla tavola rotonda moderata da Ernesto Ferrara, giornalista di Repubblica Firenze, hanno preso parte Dario Nardella, sindaco di Firenze, Daniela Mori, presidente Unicoop Firenze, Luigi Salvadori, presidente Confindustria Firenze, Alberto Marini, direttore Confesercenti Firenze, Paola Galgani, segretaria generale Camera del lavoro metropolitana CGIL Firenze e Massimo Muratori, presidente Arca cooperativa sociale.

I dati Irpet

Dai dati presentati dal direttore dell’Irpet Stefano Casini Benvenuti emerge che quello fiorentino è un sistema in cui il valore aggiunto va ricercato soprattutto nei settori del commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (21.7%), industria manifatturiera (18.3%), attività professionali (13.7%), amministrazione pubblica, istruzione, sanità (13.7%), attività immobiliari (13.3%) (dati al 2016).

Con un diverso ruolo dei comuni che ne fanno parte: Calenzano e la stessa Firenze hanno il tasso di occupazione più elevato, oltre il 50%. La manifattura incide di più in alcuni comuni rispetto a altri (Calenzano, Scandicci e Campi Bisenzio), la pubblica amministrazione incide soprattutto su Firenze, alberghi e pubblici esercizi a Firenze Calenzano e Fiesole.

Nel Sistema locale fiorentino gli stranieri incidono per il 13,4% sul totale dei residenti, una famiglia è composta in media da 2,2 componenti, le famiglie composte da giovani single sono il 4,1%, le famiglie composte da un anziano solo il 13.4%. Se si guarda al capitale umano e mercato del lavoro, il tasso di occupazione 15-64 anni nel sistema locale fiorentino risulta pari al 67.2% (vs 64.5% Toscana), con un tasso di occupazione femminile nella stessa fascia di età pari al 61.7% (vs 56.8%).

Il tasso di disoccupazione è pari a 6,5% (vs 8,1% Toscana), il tasso di disoccupazione giovanile al 24,1% (vs 27,2%). L’incidenza delle professioni ad alta/media specializzazione è del 37.2% (vs 31.5% Toscana), quella delle professioni artigiane, operaie o agricole del 17% (a fronte del 22.5%). Gli adulti con un titolo di studio superiore sono il 63.2% (vs 56.4%), i giovani laureati sono il 31.8% (vs 24%). Le abitazioni di proprietà incidono per il 72.7% (vs 74.5% dato regionale). Nell’area fiorentina le giornate di presenza dei turisti in un anno sono state 11.620.000 a fronte di 44.733.000 dell’intera Toscana (dato 2017).

Per quanto riguarda il lavoro, la struttura sociale nell’area fiorentina è composta in prevalenza da lavoratori dipendenti (70.5%) seguita dagli indipendenti (25.4%). Tra questi ultimi, i liberi professionisti sono il 6.9%, i lavoratori in proprio il 12%. I soci lavoratori di cooperativa sono lo 0,9%. Infine, i movimenti pendolari da e per l’area fiorentina riguardano soprattutto Prato (33.690 persone), Montevarchi (12.560) ed Empoli (11.549). All’interno del sistema locale fiorentino i Comuni che fanno registrare i maggiori movimenti pendolari sono Firenze (157.727 persone), Sesto Fiorentino (46.257), Scandicci (44.544).

Le dichiarazioni

"Questa idea del patto del lavoro è assolutamente sostenibile dalle Istituzioni pubbliche, che possono lavorare insieme ai soggetti privati e cominciare dal privato sociale – ha detto il sindaco di Firenze Dario Nardella -. Lo scorso anno abbiamo siglato, con vari soggetti del mondo della cooperazione tra cui anche Legacoop Toscana, un accordo importante di supporto alle cooperative di tipo B. Siamo stati i primi in Italia. L'accordo consisteva nell'usare la leva degli appalti per aiutare i soggetti socialmente svantaggiati. Il Comune di Firenze è disponibile a lavorare al patto per il lavoro che orienta verso la sfida del lavoro e della qualità dello stesso".

"Unicoop Firenze è una cooperativa di consumatori che opera nella Gdo, con l’obiettivo di soddisfare le esigenze dei nostri soci e con una vocazione territoriale - ha detto Daniela Mori, presidente del consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze - Stare sul territorio per noi significa essere al servizio di 1 mln di soci, ma anche attivare 13mila posti di lavoro in Toscana fra diretti e indiretti, oltre a rifornirsi da oltre 1000 produttori locali, di 300 piccoli e piccolissimi, che sono il doppio della media dei nostri concorrenti. La cooperativa lavora perché il territorio possa acquisire ulteriore valore e attraverso le sue politiche commerciali centrate su convenienza e qualità dei prodotti è impegnata per salvaguardare il potere di acquisto dei toscani, che possono approfittare di prezzi della grande distribuzione più bassi rispetto alla media nazionale”.

“Il manifatturiero è il nostro antidoto alla crisi, va valorizzato adeguatamente unendo le forze, perché pur seguendo un generale trend di rallentamento, conserva ancora il proprio ruolo di traino dell’economia dell’area metropolitana fiorentina – sottolinea Luigi Salvadori, presidente di Confindustria Firenze -. È necessario scommettere di più sulle nostre ricchezze produttive, come l’industria alimentare, rimuovendo tutti i vincoli competitivi che ne ostacolano lo sviluppo e ne diminuiscono l’attrattiva anche verso investitori internazionali, a cominciare dal sistema infrastrutturale”.

"Il legame con il contesto urbano e il territorio è, per la piccola impresa, un elemento competitivo molto importante - ha affermato Alberto Marini, Direttore Confesercenti Firenze - risulta quindi necessario attuare politiche di nuova generazione, capaci di trasformare i nostri centri in città intelligenti, agendo sulla qualità dell'abitare, dei servizi, della mobilità, e con la messa in rete delle risorse economiche e culturali".

 

“Il tema principale per noi sta nel valore del lavoro nello sviluppo, a partire dalle questioni degli appalti pubblici e privati, dei diritti e del salario delle lavoratrici e dei lavoratori – ha detto Paola Galgani, segretaria generale CGIL Firenze -. Per uno sviluppo socialmente sostenibile è inoltre necessario investire sulla formazione, a maggior ragione con i cambiamenti che l’innovazione produce. Quanto al salario, per noi ci sono i Contratti nazionali e vorremmo che questa fosse una priorità anche per le associazioni delle imprese”.

 

“Quello sociosanitario ed educativo è uno dei settori dove maggiore è stato l’impoverimento dei salari reali negli ultimi dieci anni – ha detto Massimo Muratori, presidente di Arca cooperativa sociale – Tariffe bloccate, gare d’appalto al massimo ribasso, spezzettamento dei servizi e delle prestazioni, assenza di finanziamenti per investimenti. Il CCNL delle coop sociali è fermo al 2012. È chiaro che occorre una netta svolta redistributiva che ricrei le condizioni minime per gli operatori del settore”.

 

 

Pubblicato in Toscana

Agrigento stravince nella promozione della cultura del benessere equo e sostenibile. Nella Sala Giunta della Regione Piemonte, in piazza Castello a Torino, il 27 febbraio, sono stati presentati alla stampa i vincitori del Premio Bezzo.

A conquistare il primo premio è stato Ginger-People&Food di Agrigento, seguito da un altro ristorante della Città dei Templi, Terracotta. A ritirare il riconoscimento sono stati Carmelo Roccaro con la chef Mareme Cisse, per Ginger, e Salvo Ciulla, per Terracotta. Erano presenti, tra gli altri, l'assessora regionale delle Pari Opportunità e dell'Immigrazione, Monica Cerutti, i presidenti di AREGAI e PLEF, Giorgio Borgiattino e Emanuele Plata, la sindaca di Casale Monferrato, Titti Palazzetti, e l'assessore all'economia, Marco Rossi, la coordinatrice del Premio, Enza Laretto.

Nel corso della cerimonia è stata data lettura di un messaggio del sindaco di Agrigento, Lillo Firetto, in cui ha lodato le due eccellenze della ristorazione per i rispettivi progetti e riferito della recente riapertura della Cattedrale di San Gerlando, dell'ormai prossima manifestazione del Mandorlo in Fiore, oltreché delle celebrazioni, nel 2020, dei 2600 anni di storia della città.

La selezione dei ristoranti partecipanti è stata facilitata dai rispettivi Comuni e l'innovativo approccio metodologico previsto dagli organizzatori ha fatto sì che, a compimento di tutte le fasi, siano risultati finalisti nove esercizi, che hanno potuto esprimersi con ricche argomentazioni sulle loro attività accanto ai più di cento giudizi raccolti dai loro avventori e alla valutazione tecnica finale della giuria. Alla fine delle tre valutazioni sul podio si sono collocati due ristoranti di Agrigento e uno di Parma, determinando anche il premio al Comune di Agrigento, città vincitrice grazie al ristorante Ginger People&Food che, a sua volta, potrà beneficiare di un completo processo di certificazione per una filiera di fornitura, consentendo gratuitamente formazione e visibilità grazie alla disponibilità dei partner, il laboratorio STILLAB, l’associazione AiFOS e l’ente di certificazione RINA S.p.A .

Terracotta vince un’attività di coaching on the job svolta da AiFOS per la valutazione di igiene degli alimenti e da AREGAI per la valutazione della sostenibilità e la sua comunicazione con la SMART LABEL LICET ® . Tutti i ristoratori partecipanti saranno inseriti in una tesi con il Prof. Scamuzzi dell’Università di Torino e una pubblicazione che sarà utilizzata per raccontare l’esperienza alle scuole e diffusa ai consumatori consapevoli.

Il Comune di Agrigento, da parte sua, disporrà di uno studio specifico sulla propria comunità finalizzato sempre alla determinazione del livello di benessere, grazie ad un sondaggio rappresentativo della popolazione con la metodologia seguita a livello nazionale sulla percezione del benessere soggettivo, specificatamente focalizzato sulla rilevanza che l'alimentazione riveste nel territorio. L'assegno di ricerca verrà fornito al Polo Didattico di Agrigento dell'Università di Palermo, e formerà come ricercatori sul campo, professori e studenti con la supervisione di AIQUAV.

Gli assegni di ricerca sono disponibili grazie alla donazione del sistema cooperativo CRAI, in cui Giuseppe Bezzo è stato per anni riferimento piemontese e che corrisponde allo spirito e alla vocazione di amministratori di questo millennio consapevoli che lo sviluppo non si misura solo con la ricchezza, ma anche con la qualità della vita.

(Fonte: Agrigento 2020)

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