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Giovedì, 25 Aprile 2019

Articoli filtrati per data: Lunedì, 04 Febbraio 2019 - nelPaese.it

“Riteniamo sicuramente positiva la proposta del presidente della Camera Roberto Fico di aprire un tavolo con le ONG e il Governo per affrontare insieme i flussi migratori. Del resto anche il Forum del Terzo Settore, all’indomani dell’incontro proficuo avuto con il presidente del Consiglio Conte e con i rappresentanti del Governo, aveva chiesto l’apertura di un tavolo inter-istituzionale permanente di confronto per fronteggiare le sfide legate all’immigrazione oltre l’emergenza.”

È quanto dichiarato da Luca De Fraia, coordinatore della consulta Europa, Mondo e Cooperazione internazionale del Forum Terzo Settore in merito alla proposta del Presidente della Camera Roberto Fico di istituire un tavolo Ong-Governo.

“Un tavolo – continua De Fraia – aperto alla società civile, che avrebbe come scopo principale quello di costruire un modello di governo delle migrazioni coerente con lo sviluppo sostenibile dell’Italia e dei Paesi di origine e transito e che includa un piano di azione nazionale e piani territoriali integrati e universali. Siamo infatti convinti che sia questa l’unica via percorribile per affrontare il fenomeno migratorio con efficacia e tempestività.”

Pubblicato in Economia sociale

Si chiama Volontarixnatura il progetto che lancia oggi Legambiente con l'obiettivo di avvicinare le giovani generazioni all'ambiente attraverso un progetto di monitoraggio scientifico partecipato.  Acqua, aria, legalità, arte, e biodiversità sono i campi d'azione in cui dovranno cimentarsi i "volontarixnatura"; il progetto si rivolge principalmente a under 36 e al mondo della scuola.

I primi monitoraggi sono partiti negli scorsi giorni e per lo più hanno riguardato l'inquinamento dell'aria in diverse città, tra queste Palermo, Napoli, Pescara, Bari, Milano, Venezia, Bologna, Parma e Genova, dove oggi e domani sarà presente un tecnico che effettuerà monitoraggi dell'aria (Pm10, Pm2.5 e Pm1) in diverse zone della città. 

"Siamo convinti che il volontariato ambientale possa dare un contributo molto importante alla conoscenza del territorio con campagne di raccolta dati e azioni di sensibilizzazione, come dimostrano le tante esperienze che Legambiente ha già messo in campo in questi anni - spiega Santo Grammatico Presidente regionale dell'associazione ambientalista mentre racconta in cosa dovranno impegnarsi i volontari:

"Ognuno sceglie il campo di attività che preferisce, collegandosi a volontaripernatura.it. Chi vive in città può effettuare il monitoraggio "SOS aria", mappando i luoghi sensibili, scuole, ospedali, mercati, esposti a una cattiva qualità dell'aria, oppure partecipando a "Smog" appendendo le federe alle finestre in strade molto trafficate, oppure censire con "Traffico" i percorsi più intasati che richiedono interventi urgenti di mobilità alternativa, o misurare le concentrazioni di polveri sottili e altri inquinanti nei punti critici della città con "Hot spot". Il campo legalità prevede l'impiego di una semplice app (Gaiaobserver), scaricabile dal sito, per segnalare con foto e georeferenziazione, discariche abusive e casi di maltrattamento di animali. I monitoraggi nel campo dell'Arte puntano invece a verificare l'accessibilità e l'esposizione ai rischi naturali dei beni culturali; mentre quelli dell'acqua riguardano la segnalazione di scarichi sospetti, il censimento del beach litter, ossia i rifiuti sulle spiagge e l'analisi delle acque dei fiumi".

I dati raccolti nelle cinque aree di monitoraggio saranno sintetizzati in dossier informativi finali, utili per analizzare le criticità ambientali rilevate e definire indicazioni operative per affrontarle e risolverle. Nel 2019 sono previsti 30 Summer camps sulla cittadinanza attiva che coinvolgeranno circa 450 volontari, organizzati in tutte le regioni. 

Volontarixnatura è un progetto nazionale di Legambiente finanziato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali e cofinanziato dal Parco nazionale dell'Aspromonte.  Per informazioni è disponibile la sede di Legambiente Liguria a Genova in Via Caffa 3/5b il martedì e il giovedi dalle 16,30 alle 19,30.

 

Pubblicato in Ambiente&Territorio

CSVnet è stato riconosciuto come “ente terzo” autorizzato per la formazione professionale continua dei giornalisti italiani. Lo ha comunicato il presidente dell’Ordine nazionale (Odg), Carlo Verna, dopo aver ricevuto il parere favorevole del ministero della Giustizia alla richiesta inoltrata dallo stesso Ordine lo scorso settembre.

Grazie a questo riconoscimento i Centri di servizio per il volontariato potranno ridurre sensibilmente i tempi per l’organizzazione dei seminari di formazione che danno diritto a crediti formativi: non dovranno più, infatti, inoltrare la richiesta al proprio Ordine regionale di riferimento ma - tramite CSVnet – potranno farlo direttamente al comitato tecnico scientifico dell’Odg nazionale, che si riunisce periodicamente per approvare le proposte pervenute e decidere il numero di crediti da riconoscere a ciascuna. Gli Ordini regionali potranno naturalmente continuare ad essere partner degli eventi come accaduto fino ad oggi.

I Csv hanno organizzato negli ultimi anni numerosi seminari per i giornalisti, in alcuni casi anche prima che la formazione, nel 2014, diventasse obbligatoria anche per questa professione. Al centro di questi incontri sono ovviamente i temi trattati dai Centri e dalle associazioni che ad essi si rivolgono: il volontariato, il terzo settore e le principali aree del disagio sociale in cui il variegato mondo del non profit è quotidianamente impegnato.
In queste occasioni i Csv fanno valere la competenza acquisita nella formazione a tutto campo per le associazioni (più di 32 mila ore all’anno) – una delle aree principali in cui sono chiamati dalla legge ad erogare i propri servizi gratuiti. Una competenza che da alcuni anni ha condotto alla costituzione della “Università del volontariato”, un intenso programma formativo per giovani e adulti realizzato in collaborazione con ben nove atenei dai Csv di sei città italiane (Milano, Treviso, Bologna, Ferrara, Salerno, Cosenza).

“L’autorizzazione concessa dall’Ordine dei giornalisti, - ha commentato il presidente di CSVnet Stefano Tabò, - oltre a valorizzare la funzione formativa propria dei Centri di servizio, arriva in un momento molto opportuno: l’entrata in vigore della riforma del terzo settore richiede infatti al mondo del giornalismo l’acquisizione di nuove nozioni, terminologie e chiavi di lettura per raccontare al meglio le attività e il ruolo sociale delle varie espressioni dell’impegno non profit. A questo scopo l’esperienza dei Csv sarà messa sempre più a disposizione della categoria”.

 

Pubblicato in Cultura

L’istituto Ramazzini ha ottenuto l'autorizzazione dal Ministero della Salute per condurre lo studio globale sul glifosato e il suo più comune formulato. Ad anunciarlo è Fiorella Belpoggi, direttrice dell’Istituto di ricerca, cooperativa sociale che conta 27mila soci.

“Entro l'anno – annuncia Belpoggi - vogliamo partire con lo studio sugli effetti cancerogeni ed sugli effetti tossici che riguardano sviluppo e sistema nervoso. Il nostro studio indipendente potrà finalmente fare luce sulle incertezze che finora hanno coinvolto la discussione sui rischi di questo erbicida diffuso a livello planetario”.

“Nel 2022 i nostri risultati potranno essere valutati prima di procedere ad una nuova autorizzazione. E' di questi giorni l'articolo del Sole 24 ore che accusa lo IARC di aver falsificato la sua valutazione di ’probabile cancerogeno per l'uomo’. È un'accusa assolutamente inconsistente, ma di sicuro potremmo andare avanti decenni con questa discussione se agli studi dell'industria non venissero contrapposti i risultati di studi indipendenti” aggiunge la ricercatrice.

“È la nostra occasione: istituzioni pubbliche, associazioni e cittadini sono chiamati a procedere nella ricerca della verità insieme a noi. Verrà costituito un tavolo di "osservatori" della conduzione dello studio perché esso possa avere tutte le garanzie per essere valutato dalle agenzie regolatorie. Chiedo a tutti coloro che sempre manifestano fiducia nel lavoro dell'Istituto Ramazzini di darci una mano”, conclude Belpoggi

Pubblicato in Nazionale

Per la prima volta da quando è stata inclusa nelle convenzioni internazionali sulle droghe, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha deciso di raccomandare la modifica dello status della cannabis. Dopo un lungo lavoro di review della ricerca scientifica sugli usi terapeutici e sugli eventuali danni e pericoli derivanti dal suo uso, l'OMS ha inviato in questi giorni il suo parere all'ONU.

Il processo era iniziato a maggio scorso, quando anche Forum Droghe, Associazione Luca Coscioni, DRCNET e Società della Ragione avevano inviato una notarispetto all'esperienza italiana. L'esito era atteso nello scorso dicembre, ma nella sorpresa generale l'OMS si era preso qualche altra settimana definendo ancora "riservato" il rapporto finale. L'esito del processo, reso ora pubblico da FAAT – il Think Tank che più di tutti ha seguito l'iter - è molto positivo: riconosce le applicazioni mediche di Cannabis e cannabinoidi, di fatto li reintegra in farmacopea, equilibra i danni fatti in questi anni dalla proibizione e sconfessa la precedente posizione dell'OMS del 1954 che chiedeva "sforzi verso l'abolizione della cannabis da tutte le pratiche mediche legittime".

Nel documento l'OMS raccomanda in primis la rimozione della cannabis dalla tabella IV della convenzione del 1961, ovvero quella che contiene le sostanze particolarmente dannose e di valore medico o terapeutico estremamente ridotto e l'inserimento di determinate preparazioni farmaceutiche a base di cannabis nella tabella III della stessa convenzione, quella delle sostanze con valore terapeutico e con basso rischio di abuso. Inoltre il THC viene rimosso dalla Convenzione del 1971 e ricondotto alla sola tabella I della convenzione del 1961. Infine l'OMS esplicita che le preparazione di cannabidiolo puro, con meno dello 0,2% di THC, non devono essere sotto controllo internazionale.

Questa presa di posizione della massima autorità sanitaria mondiale rappresenta un importante passo avanti nella politica internazionale della Cannabis e una chiara vittoria delle prove scientifiche sull'ideologia. Ora i decisori politici, a livello globale e nazionale dovranno tenerne conto, una volta recepite dalla Commission on Narcotics Drug (CND) dell'ONU. 53 Paesi delle Nazioni Unite ora dovrannoo approvare le raccomandazioni dell'OMS in sede di CND, modificando così le tabelle delle Convenzioni, con un voto a maggioranza semplice.

La decisione era inizialmente pianificata per marzo 2019 a Vienna, ma è ora del tutto possibile che il ritardo di due mesi nella pubblicazione dei risultati rimandi il voto fino a marzo 2020. E' evidente che non solo si aprono le strade per una maggiore diffusione degli usi terapeutici, ma si incoraggia la ricerca scientifica sulla cannabis e si tolgono ombre da quei paesi, che proprio in questi anni, stanno promuovendo riforme rispetto alla regolamentazione della cannabis.

Per Maria Stagnitta, Presidente di Forum Droghe, "si tratta di un passo in avanti, finalmente basato sulle evidenze scientifiche e non sull'ideologia. Avevamo auspicato, con il documento presentato a maggio scorso, che venissero finalmente riconosciute da un lato le proprietà terapeutiche della cannabis e dall'altro posto fine all'assurda collocazione all'interno della tabella delle sostanze più pericolose. Ora aspettiamo di capire chi rappresenterà l'Italia all'appuntamento di Vienna 2019, e se intende, come fatto dai precedenti governi, avere un rapporto franco e aperto con le organizzazioni che si occupano di politiche sulle droghe".

Per Leonardo Fiorentini, direttore di Fuoriluogo "la decisione dell'OMS dovrà ora trovare seguito all'ONU. Speravamo che già nella sessione di marzo 2019 si potesse arrivare ad una ridefinizione della cannabis nelle tabelle, ma forse non sarà così. Ci auspichiamo che i Governi, a partire dal Governo italiano, non intralcino un processo di riforma che trova le basi nella scienza e sull'efficacia delle politiche. Solo l'oscurantismo ideologico può ora impedire che anche il nostro paese affronti il tema della cannabis con rigore scientifico e pragmatismo. A partire dagli usi medici, che sono ancora in Italia un percorso ad ostacoli per troppi pazienti. Infine è importante la raccomandazione di non sottoporre ad alcun controllo previste dalle convenzioni dei preparati di CBD che contengono meno dello 0,2% di THC. Salvini, Fontana e Serpelloni se ne dovranno fare una ragione."

 

Pubblicato in Salute
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