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Giovedì, 25 Aprile 2019

Articoli filtrati per data: Mercoledì, 06 Febbraio 2019 - nelPaese.it

L'accordo militare Italia-Niger promosso dal governo Gentiloni nel 2017 è poco specifico, poco trasparente e presenta diversi vulnus legali. A denunciarlo oggi a Roma l'Associazione studi giuridici sull'immigrazione (Asgi), la Coalizione italiana per le libertà e i diritti civili (Cild) e Rete disarmo. I tre organismi in conferenza stampa hanno reso noto il contenuto del trattato militare stipulato tra Roma e Niamey il 26 settembre 2017, per la gestione dei flussi migratori e della sicurezza.

Il primo punto di criticità dell'accordo sollevato dai legali riguarda la forma. Il fatto che il governo aveva scelto di adottare un accordo in forma semplificata "ha permesso l'attuazione prima che arrivasse il via libera del parlamento" ha denunciato Francesco Vignarca, di Rete Disarmo. L'accordo quindi, ad oggi, non e' ancora entrato in vigore. Secondo l'avvocato di Rete Disarmo, "ciò ha comportato l'invio in Niger di circa 20 militari italiani sui 470 previsti prima che le Camere lo approvassero, o semplicemente conoscessero la natura della missione". Per gli esperti, è stato cosi' aggirato l'articolo 80 della Costituzione che per gli accordi internazionali prevede l'approvazione del parlamento.

Inoltre, ha denunciato Vignarca, l'accordo "è costituito da appena otto pagine, quindi e' poco dettagliato. Appare come un copia-incolla di trattati precedenti". Secondo l'avvocato di Rete Disarmo, il fatto che l'intesa sia poco dettagliata e' un nodo problematico "perchè lascia spazio a elementi non pertinenti". "Pensiamo ad esempio - ha sottolineato Vignarca - che questo accordo prevede l'accesso di navi, ma il Niger non ha neanche le coste". Infine, ancora Vignarca, l'intesa con Niamey "ha promosso" i prodotti della difesa: "Sembra che si voglia aprire una cooperazione industriale - peraltro monodirezionale - sfruttando un accordo nato invece per la gestione dei flussi migratori e della sicurezza. Questo si concretizza con la donazione di sistemi d'arma dall'Italia al Niger". Ma essendo l'Italia un acquirente di armi dalle aziende private, "ci sembra che col pretesto delle missioni all'estero per contenere le migrazioni, si voglia favorire il business delle aziende produttrici di armi", ha avvertito Gennaro Santoro, legale di Cild.

All'indomani dell'annuncio dell'intesa con Niamey, l'allora governo Gentiloni, adducendo ragioni di sicurezza e interessi bilaterali, si era rifiutato di renderne noti i contenuti. La legge italiana pero', e' stato ricordato oggi, riconosce ai cittadini il diritto di conoscere i testi degli accordi internazionali. Con un accesso civico quindi, Asgi e Cild hanno presentato istanza al Tar del Lazio non solo per conoscere il contenuto del trattato in questione, ma anche delle due lettere inviate dal governo del Niger all'Italia. Sul primo, le organizzazioni hanno ottenuto ragione dal Tar, che ha disposto che il ministero degli Esteri consegni il documento. Quanto alle lettere, il Tribunale ha opposto un rifiuto, sostenendo che non ci fossero gli estremi per accogliere l'istanza. 

(Fonte Redattore Sociale/Dire)

 

Pubblicato in Nazionale

Stellina e Piccolo Sole. I bambini di Loro Ciuffenna conoscono bene questi due nomi. Sono quelli dei nidi dove hanno trascorso (o trascorrono ancora) una parte significativa e fondamentale della vita. Piccolo Sole festeggia 10 anni di attività e la cooperativa sociale Koinè, insieme al Comune di Loro Ciuffenna, gli dedica il convegno che si terrà sabato 9 febbraio, con inizio alle ore 9.30, nella Filanda di via Ciuffenna: "Educere, educare: l'educazione ci prende per mano e ci rende migliori".

Apriranno il Sindaco e la vice Sindaca del Comune, Moreno Botti e Meri Agata Margiacchi. Seguirà il videomessaggio dell'assessore all'istruzione della Regione Toscana, Cristina Grieco. Sarà quindi la volta di Serena Magini, Coordinatrice dei servizi infanzia Koinè in Valdarno; Franco De Luca, Pediatra e Presidente del Centro Nascita Montessori di Roma; Roberta Baldini, Coordinatrice pedagogica e progettista servizi educativi; Paolo Peruzzi, Direttore di Koinè.

In programma un coffee break allestito da Tutticatering della cooperativa sociale Betadue.

Il nido Stellina ospita a Loro Ciuffenna 28 bambini, è aperto da settembre a luglio e dal lunedì al venerdì nella fascia oraria compresa tra le 7.30 e le 17.30. Il Piccolo Sole è nella frazione di San Giustino, è aperto con orario 7.30-13.30 e ospita 9 bambini.

 

Pubblicato in Toscana

Medici Senza Frontiere (MSF) è sconcertata dalle dichiarazioni della squadra incaricata dalla Coalizione guidata dall'Arabia Saudita e dagli Emirati (SELC) di indagare sul bombardamento del Centro di trattamento colera di MSF ad Abs, in Yemen, avvenuto l'11 giugno 2018, e chiede che i risultati dell'indagine vengano rivisti e che le false accuse contro MSF vengano ritirate.

In una conferenza stampa tenuta senza preavviso il 16 gennaio 2019, la piattaforma incaricata dalla SELC di investigare su questo genere di incidenti, la Joint Incidents Assessment Team (JIAT), ha fatto diverse dichiarazioni contraddittorie e inaccettabili, che dipingono MSF come responsabile, invece che vittima, del bombardamento.

Sebbene il rapporto riconosca la SELC come parzialmente responsabile del bombardamento, fallisce nel fare piena luce – e nell'attribuire chiare responsabilità – sull'ennesimo attacco contro l'azione medico-umanitaria in Yemen. Al contrario, il rapporto cerca di allontanare la responsabilità dell'attacco dalla SELC, dichiarando che MSF non aveva preso le misure appropriate per prevenire il bombardamento.

Per esempio, il rapporto afferma che MSF non aveva apposto emblemi distintivi sulla struttura e non aveva esplicitamente richiesto che fosse inserita in una lista di strutture da non bombardare. In realtà, nel compound in cui si trova il Centro di trattamento erano apposti tre loghi distintivi, e MSF aveva condiviso per iscritto la sua posizione almeno 12 volte con le autorità della Coalizione competenti.

"Secondo il diritto internazionale umanitario, le strutture mediche sono strutture protette e per legge non possono essere colpite, anche se non sono contrassegnate come tali o se le loro posizioni geografiche non sono state condivise con le parti in guerra. È unicamente responsabilità delle parti armate di un conflitto prendere tutte le misure necessarie per garantire che le strutture protette non vengano attaccate" dichiara Teresa Sancristoval, direttore delle operazioni di MSF. "L'onere non può ricadere sui civili e sullo staff medico."

Sebbene nessun paziente e nessun membro dello staff sia stato ucciso nell'attacco, i danni arrecati al Centro di trattamento, che era stato costruito da poco, lo hanno reso inagibile e hanno reso impossibile ricevere pazienti. Nell'area MSF fornisce servizi medici a una popolazione di oltre un milione di persone.

Le strutture di MSF sono state colpite cinque volte da bombardamenti aerei della Coalizione da marzo 2015. In tutto lo Yemen, solo la metà delle strutture sanitarie è pienamente funzionante e più di 11 milioni di persone hanno bisogni umanitari acuti – secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari. Con frequenti epidemie di colera e di altre malattie facilmente prevenibili, l'accesso alle strutture mediche di MSF è cruciale per tutta la popolazione civile.

Quello in Yemen è il più grande intervento di MSF in una zona di conflitto. Sono più di 2.200 gli operatori umanitari di MSF nel paese, che lavorano in 12 ospedali e centri sanitari, e forniscono supporto in altri 20. In totale MSF è attiva in 11 governatorati: Abyan, Aden, Amran, Hajjah, Hodeidah, Ibb, Lahj, Saada, Sana'a, Shabwa e Taiz. Dal marzo 2015 all'ottobre 2018 MSF ha assistito nelle sue strutture o in quelle supportate 973.095 pazienti, ha effettuato 76.436 interventi chirurgici e ha fatto nascere 64.032 bambini.

 

 

Pubblicato in Dal mondo

Ieri si è svolta a Bolzano una giornata di studio dell'intero movimento cooperativo regionale per esaminare le potenzialità e l'attuazione pratica di un modello innovativo di impresa.

E' stata la seconda fase di un ampio progetto realizzato dalla Commissione Regionale per gli Enti Cooperativi e dagli Uffici provinciali competenti delle Province Autonome di Bolzano e Trento, insieme a tutte le associazioni di rappresentanza di cooperative della regione. Si è esaminato se un modello innovativo di impresa, che già da anni opera con successo in altre aree d'Italia come "cooperativa di comunità", possa essere applicato in modo significativo nella nostra Regione e quali normative, riconoscimento e promozione siano necessari a tal fine.

Il workshop di ieri è stato preceduto da un viaggio di studio che ha portato numerosi rappresentanti di enti pubblici e associazioni di categoria nei luoghi in cui operano le cooperative di comunità già esistenti. Poiché tali esperienze hanno avuto origine principalmente in aree a rischio di spopolamento o strutturalmente deboli, i partecipanti al workshop hanno esaminato il possibile adattamento delle esperienze positive del resto d'Italia alla situazione specifica della nostra regione.

La mattinata è stata inaugurata dalla dott.ssa Manuela Paulmichl, direttrice dell'Ufficio per lo sviluppo della cooperazione della Provincia Autonoma di Bolzano, seguita dall'intervento della Prof.ssa Susanne Elsen della Libera Università di Bolzano. In seguito, gli interventi di Armin Berhard, presidente della cooperativa di comunità BGO di Malles, Stefano Moltrer, sindaco del comune Palù del Fersina e Oscar Kiesswetter che ha presentato il quadro normativo nazionale esistente. Al termine del workshop la dott.ssa Loretta Zanon della Regione Trentino Alto Adige – Südtirol ha sottolineato l'importanza della tematica per il nostro territorio in qualità di presidente della Commissione regionale per gli enti cooperativi.

In vari gruppi di lavoro, i partecipanti al workshop hanno elaborato proposte concrete per l'utilizzo delle cooperative di comunità nella regione e progettato l'interazione con le amministrazioni locali e la popolazione.

I risultati di questo incontro a porte chiuse saranno presentati ad un vasto pubblico in occasione di una conferenza, in modo che le amministrazioni locali delle due province, ma anche le associazioni e le federazioni della società civile, possano conoscere questo innovativo modello cooperativo e lavorare per il riconoscimento giuridico a livello regionale.

 

 

Pubblicato in Trentino-Alto Adige
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