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Sabato, 16 Febbraio 2019

Articoli filtrati per data: Giovedì, 07 Febbraio 2019 - nelPaese.it

Gulliver e Politecnica ospitano la mostra di Anarkikka contro la violenza sulle donne, promossa dalla Commissione Pari Opportunità di Legacoop Estense. Dal 6 al 15 febbraio 2019 nella sede di Politecnica di Modena sarà esposta la mostra "Non chiamatelo RAPTUS" di Stefania Spanò, in arte Anarkikka.

Le tavole sono il frutto dall'impegno della illustrAutrice grafica verso il tema della violenza sulle donne e delle discriminazioni di genere nel nostro Paese. La vignettista, copywriter, graphic journalist ed esperta di comunicazione, ha intrapreso, infatti, un percorso di denuncia sociale sulla violenza a donne e bambini e sui diritti umani negati attraverso il racconto per immagini e il suo blog su l'Espresso.it

Gulliver e Politecnica hanno deciso di aderire alla proposta della Commissione Pari Opportunità di Legacoop Estense promuovendo un modo assolutamente attuale e di forte impatto visivo per denunciare il vissuto drammatico di molte donne.

Giovedì 14 febbraio alle ore 18,30, inoltre, in occasione della ricorrenza della festa dedicata agli innamorati, propongono un momento di riflessione aperto alla cittadinanza dal titolo "Se questo fosse vero amore...". Interverranno Valeria Tonelli, psicologa Gulliver del Centro contro la violenza alle donne dell'Unione dei Comuni del Distretto Ceramico e Malika Kachou, mediatrice culturale e operatrice del gruppo emergenza sull'accoglienza donne vittime di violenza. 

E' possibile visitare la mostra presso Politecnica in via Galileo Galilei 220, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14,30 alle 18,00 fino al 15 febbraio. Dopo il 15 febbraio e fino al 15 aprile 2019 "Non chiamatelo RAPTUS" sarà ospitata a turno da altre cooperative di Modena e di Ferrara aderenti a Legacoop Estense.

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

Medici Senza Frontiere (MSF) avvia oggi un servizio di telemedicina per fornire assistenza psicologica gratuita ai suoi ex-pazienti sull'isola di Nauru, in Australia, tra rifugiati, richiedenti asilo e popolazione locale. Questo servizio da remoto risponde all'impegno preso da MSF di garantire continuità di cure ai propri pazienti sull'isola, ancora estremamente vulnerabili, dopo che nell'ottobre 2018 il governo di Nauru ha chiesto all'organizzazione di interrompere le attività.

"Da quando siamo stati costretti a lasciare Nauru a ottobre, continuiamo a sentire di pazienti che si trovano in gravi difficoltà psicologiche e faticano a ricevere un'assistenza di qualità. Questo servizio di telemedicina è l'unica alternativa che ci è rimasta per mantenere l'impegno medico ed etico che abbiamo preso con i nostri pazienti" dichiara Beatrice Barbot, coordinatrice del progetto di MSF per Nauru.

MSF fornirà consultazioni psicologiche via telefono a tutti i propri ex-pazienti di Nauru attraverso un team di psicologi basato in Australia. MSF ha informato le autorità di Nauru e vede positivamente possibili collaborazioni e coordinamento con altre realtà mediche, con l'obiettivo di fornire le migliori cure possibile.

MSF ribadisce con forza la propria richiesta di evacuazione immediata di tutti i rifugiati e richiedenti asilo da Nauru, perché il rischio di sviluppare pericolosi problemi di salute mentale resta alto per tutte le persone bloccate sull'isola. Rifugiati e richiedenti asilo devono avere un rapido accesso a meccanismi di reinsediamento permanente insieme alle loro famiglie, perché possano ricostruire le proprie vite.

"L'assistenza psicologica può aiutare ad alleviare temporaneamente alcuni sintomi, ma purtroppo non esistono soluzioni terapeutiche per richiedenti asilo e rifugiati che vengono trattenuti a tempo indefinito a Nauru. Fino a quando la situazione non verrà risolta, faremo tutto il possibile per continuare a fornire l'assistenza psichiatrica e psicologica indipendente di cui le persone hanno disperatamente bisogno" dichiara dott.ssa Christine Rufener, psicologa clinica e coordinatrice delle attività di salute mentale di MSF.

Il 5 ottobre 2018, dopo 11 mesi di attività di salute mentale sull'isola, il governo di Nauru ha informato MSF che i servizi dell'organizzazione "non erano più richiesti" e ha imposto la chiusura delle attività entro 24 ore. Questa brusca interruzione ha costretto MSF a lasciare centinaia di pazienti che avevano urgente necessità di assistenza di salute mentale continuativa.

A dicembre, MSF ha pubblicato il primo rapporto indipendente di dati medici "Disperazione senza fine" che dimostra l'estrema sofferenza psicologica diffusa sull'isola di Nauru a causa delle politiche migratorie australiane che prevedono la detenzione indefinita off-shore. Quasi tutti i 900 richiedenti asilo e rifugiati a Nauru, inclusi 115 bambini, sono sull'isola da più di cinque anni, senza alcun avvio del loro processo di reinsediamento e senza la prospettiva di essere ricollocati.

MSF ha iniziato a fornire servizi piscologici e psichiatrici gratuiti a rifugiati, richiedenti asilo e abitanti della Repubblica di Nauru a novembre del 2017.

 

 

 

 

 

Pubblicato in Migrazioni

La mancanza di un canale di comunicazione col territorio e l’idea del mondo esterno che le coop sociali facciano business sulle spalle dei più deboli. Sono queste le principali criticità rilevate da oltre metà (51%) dei 250 cooperatori e cooperatrici che hanno risposto in diretta alla Survey (sondaggio, ndr) on line ieri durante l’assemblea dei delegati di Legacoopsociali.

In questo scenario secondo i cooperatori e le cooperatrici sociali l’innovazione è fondamentale. Nello specifico la stessa maggioranza punterebbe sulla formazione, sulle nuove professioni e sulle nuove generazioni.

La tavola rotonda

Identità, innovazione, comunità. Sono questi i temi che hanno attraversato “Oltre gli argini della cooperazione sociale”, l’assemblea dei delegati di Legacoopsociali. A introdurre la giornata che ha avuto luogo ieri a Roma è stata la presidente nazionale Eleonora Vanni. “L'identità cooperativa riguarda la scelta di campo dove agire promozione umana e creazione di comunità competenti – ha detto Vanni - i valori, a volte, fanno fatica ad emergere ma le nostre origini sono chiare e oggi la missione valoriale deve convivere con l'agire imprenditoriale".

“Vogliamo recuperare un ruolo politico di azione come cooperazione sociale – aggiunge Vanni – e aprirci al mondo esterno anche in percorsi di promozione di welfare con soggetti differenti. Servono nuove figure e nuovi modelli ma la cooperazione sociale non è un soggetto da consegnare alla storia: deve saper declinare i propri valori nel contesto attuale”

A seguire si è svolta la tavola rotonda condotta dal giornalista televisivo e conduttore de Il posto giusto Federico Ruffo che ha sollecitato il direttore del Censis Massimiliano Valerii, il segretario di Aiccon Paolo Venturi e il presidente nazionale Legacoop Mauro Lusetti.

“Abbiamo subito una crisi immateriale oltre che economica – ha sottolineato Valerii – da cui sono sconfitte tre narrazioni post ideologiche: Europa senza frontiere, globalizzazione, democrazia tecnologica. E così si cercano capri espiatori, soprattutto due: èlite e i più deboli. Nell’ immaginario collettivo che si è creato le cooperative sociali sono oggetto di questo rancore”.

Per Paolo Venturi è fondamentale che “le cooperative sociali non siano solo resilienti ma possano essere innovative per una trasformazione reale nel mercato e per la creazione di un welfare territoriale”. Infine Mauro Lusetti ha concluso il dibattito: “la sfida riguarda non solo le cooperative sociali ma tutta la cooperazione. dobbiamo essere noi in grado di interpretare il cambiamento e affrontare le difficoltà, non altri”

Qui il link del video sulla giornata del 6 febbraio: https://www.youtube.com/watch?v=i-4URigUWwM&feature=youtu.be

 

 

Pubblicato in Economia sociale

Il volontariato può fare molto per dare ai ragazzi gli strumenti per essere più consapevoli di se stessi e per socializzare in un contesto reale prima che virtuale. Il 7 febbraio, è la giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo e davanti agli allarmanti dati sulla diffusione del fenomeno (in Italia un adolescente su due è vittima di episodi di bullismo, l’età a rischio è quella compresa fra gli 11 e i 17 anni) dal Forum del Terzo Settore arriva un appello ad estendere sempre più il lavoro di orientamento e formazione dalla scuola a tutta la comunità educante che comprende il mondo del Terzo Settore e la galassia delle associazioni di volontariato.

“Le linee guida prodotte dal Miur su bullismo e cyber bullismo ci sembrano il primo dovuto passo per un lavoro di orientamento e formazione che dalla scuola va estesa a tutta la comunità educante, dai genitori alle altre agenzie educative territoriali – commenta la Coordinatrice della Consulta Educazione e Scuola del Forum del Terzo Settore, Vanessa Pallucchi – In tal senso il mondo del Terzo settore può avere un ruolo importante per contribuire a una sana prevenzione offrendo contesti reali di socializzazione anche attraverso il volontariato, un’opportunità per le giovani generazioni di familiarizzare con quelle pratiche di cittadinanza che aiutano a superare fenomeni di isolamento dei ragazzi e a offrire contenuti sui quali costruire in maniera sana la propria espressione sui social”.

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Boom di prenotazioni e cambio di location: sarà la Sala formazione del Padiglione 21 dell'Aas n.4 Friuli Centrale di Udine (ex Opp di Sant'Osvaldo) in via Pozzuolo 330 ad ospitare "Accogliamo umani", l'assemblea regionale di Legacoopsociali Friuli Venezia Giulia prevista lunedì 11 febbraio alle 15.

"Da sempre la nostra associazione è impegnata - spiega il presidente di Legacoopsociali Fvg, Gian Luigi Bettoli -, insieme agli altri enti del Terzo settore, nelle politiche di accoglienza di immigrati, profughi e richiedenti asilo che giungono nel nostro Paese sia per lavorare che per sfuggire alle sempre più gravi condizioni di invivibilità ambientale e politica di larghe parti del Pianeta. Contemporaneamente, siamo impegnati nel contrasto ad ogni forma di sfruttamento nei loro confronti".

Anche in Friuli Venezia Giulia le Cooperative sociali, oltre ad offrire servizi sociali educativi e assistenziali alle fasce di popolazione più fragili - dalla disabilità alla salute mentale, dagli anziani ai minori fino all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate o in condizioni di difficoltà anche temporanea -, sono impegnate in servizi di prima accoglienza e di inclusione sociale, e sono esse stesse luogo e strumento di inserimento sociale e lavorativo, come ad esempio per i soci lavoratori dei nuovi abitanti del nostro Paese.

"Recentemente - prosegue Bettoli -, nuovi indirizzi politici stanno non solo creando ostacoli all'accoglienza, ma anche mettendo in gravi difficoltà gli operatori del settore, sia attraverso un drammatico taglio degli stanziamenti dedicati, sia con procedure burocratiche vessatorie".

Dopo l'intervento del presidente di Legacoopsociali Fvg, Gian Luigi Bettoli, seguiranno quelli di Alessandro Metz, dirigente di Legacoopsociali nazionale ed "armatore sociale" nel progetto "Mediterranea", che ha varato la prima nave italiana impegnata nei soccorsi in mare, e di Franco Fullin, presidente della Cooperativa Codess Fvg. Seguiranno Andrea Barachino, direttore della Caritas diocesana di Concordia-Pordenone, don Pierluigi Di Piazza, presidente del Centro Ernesto Balducci di Zugliano, Enzo Gasparutti, presidente di Legacoop Fvg, e Gianfranco Schiavone, presidente di Ics - Consorzio Italiano di Solidarietà. A presiedere i lavori saranno Orietta Antonini, vicepresidente di Legacoop nazionale, e Michela Vogrig della presidenza di Legacoopsociali nazionale.

 

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

L’ 8 febbraio alle ore 10 nella Sala delle Collezioni del Consiglio Regionale della Toscana (via Cavour 18, Firenze) la Società della Ragione presenterà il report conclusivo del progetto pilota di empowerment per donne detenute "Women In Transition - WIT" promosso dall'associazione col sostegno dell'otto per mille della Chiesa Valdese. 

Interverranno Sofia Ciuffoletti (Altro Diritto), Antonio Fullone (Provveditore Amministrazione Penitenziaria di Toscana e Umbria) e Letizia Sommani (Chiesa Valdese). Saranno presenti le curatrici del progetto: Serena Franchi, Liz O'Neill, Susanna Ronconi, Grazia Zuffa.

Il Progetto

Il Progetto WIT - Women In Transition, promosso da La Società della Ragione Onlus con il sostegno dell'Otto per mille della Chiesa Evangelica Valdese, si colloca in continuità con una ricerca fra le donne detenute condotta nel 2013 dalla stessa Società della Ragione. Quella ricerca centrava sulla differenza femminile, come osservatorio per leggere la realtà del carcere e proporre azioni di trasformazione (valide per donne e per uomini).

Focalizzare la differenza femminile significa innanzitutto non fermarsi alla rappresentazione unilaterale della debolezza/fragilità femminile, ma vedere anche l'aspetto della forza, ossia delle risorse che la soggettività femminile è in grado di mettere in campo.

Da qui ha preso spunto il progetto di ricerca-azione WIT, con una parte di ricerca qualitativa, svolta fra le donne detenute, in approfondimento degli esiti dello studio del 2013; e con interventi pilota di "laboratori" di self empowerment, rivolti alle donne detenute degli istituti di Firenze-Sollicciano e Pisa-Don Bosco. I laboratori sono consistiti in sei incontri con le donne (in ognuno dei due istituti), cui è seguito un ulteriore incontro di restituzione del percorso, documentato nell'opuscolo "Il tesoro nascosto". Inoltre, si è voluto indagare (tramite interviste in profondità e focus group) anche il punto di vista degli operatori del carcere di vario tipo e formazione, professionali e volontari. Il "doppio sguardo", delle donne e degli operatori, ha avuto lo scopo di illuminare la risposta ambientale, del contesto carcerario, al self empowerment: approfondendo come il carcere sia in grado di sostenere (o al contrario contrasti) il lavoro su di sé intrapreso dalle donne.

Sono stati così individuati alcuni dispositivi che si oppongono al movimento empowering e rimarcano la soggezione della persona, percepiti dalle donne come inutile afflizione "aggiuntiva" alla privazione della libertà (e dunque avvertita come lesiva della dignità della persona).  Si tratta in primis del meccanismo di minorazione/infantilizzazione, conseguente alla dipendenza totale per qualsiasi aspetto della vita quotidiana, e alla difficoltà da parte della detenuta di decifrare il funzionamento della complessa rete di operatori che gestiscono la vita della persona, con un aggravio del senso d'impotenza. Le strategie di "fronteggiamento" della carcerazione sono inoltre ostacolate dalla deprivazione affettiva e relazionale rispetto ai legami famigliari, genitoriali, di coppia e amicali. Il patrimonio di esperienza storica femminile nel campo delle relazioni, che potrebbe giocare un ruolo importante facendo leva sui legami fuori ma anche  dentro il carcere, fra le detenute stesse, non è valorizzato. Non si è ancora affermata una cultura dei diritti, collegata a un nuovo paradigma risocializzante e responsabilizzante. Gioca inoltre a sfavore il fenomeno delle "dispari opportunità" di offerta formativa e di lavoro nei reparti femminili.

La buona accoglienza da parte delle donne detenute dei laboratori di self empowerment induce non solo ad auspicare di poter ripetere l'esperienza in altri istituti; ma anche a lavorare perché il nuovo approccio permei le pratiche quotidiane nel carcere, in una prospettiva di empowerment ambientale. Si può perciò avanzare una proposta rivolta alle istituzioni giudiziarie e penitenziarie, ma anche alla Regione e agli Enti Locali: promuovere occasioni formative "trasversali"(con operatori di diversa funzione) su un nuovo modello di carcere "risocializzante e responsabilizzante" e sui percorsi di empowerment, individuale e ambientale, prendendo spunto dai risultati di questo progetto.

 

Pubblicato in Parità di genere
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