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Giovedì, 25 Aprile 2019

Articoli filtrati per data: Venerdì, 08 Febbraio 2019 - nelPaese.it

Il rallentamento dell’economia internazionale si è prolungato anche nell’ultima parte dello scorso anno, colpendo in particolare il settore industriale e la domanda internazionale. Lo dice l’Istat nella nota mensile sull’andamento dell’economia italiana

“Nel quarto trimestre 2018, il Pil italiano ha segnato la seconda variazione congiunturale negativa consecutiva, determinata da una nuova flessione della domanda interna.Il mercato del lavoro ha confermato il quadro di sostanziale stabilità dell’occupazione in presenza di lievi miglioramenti della disoccupazione”.

“Si conferma la tendenza di decelerazione dei prezzi condizionata dai ribassi dei costi energetici. Il differenziale con l’inflazione dell’area euro torna ad allargarsi”. A gennaio 2019, il clima di fiducia dei consumatori, dopo due flessioni consecutive, “ha segnato un aumento mentre è proseguito il peggioramento dell’indice composito del clima di fiducia delle imprese. L’indicatore anticipatore ha registrato una marcata flessione, prospettando serie difficoltà di tenuta dei livelli di attività economica”.

La produzione industriale

A dicembre 2018 si stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale diminuisca dello 0,8% rispetto a novembre. Nel complesso del quarto trimestre il livello della produzione registra una flessione dell’1,1% rispetto ai tre mesi precedenti.

L’indice destagionalizzato mensile mostra un lieve aumento congiunturale solo nel comparto dei beni intermedi (+0,1%); diminuiscono invece in misura marcata i beni di consumo (-2,9%) e l’energia (-1,5%) mentre i beni strumentali registrano una variazione nulla.

Corretto per gli effetti di calendario, a dicembre 2018 l’indice è diminuito in termini tendenziali del 5,5% (i giorni lavorativi sono stati 19 contro i 18 di dicembre 2017). Nella media del 2018 la produzione è cresciuta dello 0,8% rispetto all’anno precedente.

Gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano a dicembre 2018 un’accentuata diminuzione tendenziale per i beni di consumo (-7,2%) e per i beni intermedi (-6,4%); diminuzioni più contenute si osservano per l’energia (-4,4%) e per i beni strumentali (-3,5%).

Tutti i principali settori di attività economica registrano variazioni tendenziali negative. Le più rilevanti sono quelle dell’industria del legno, della carta e stampa (-13,0%), delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-11,1%) e della fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (-7,9%).

 

Pubblicato in Nazionale

“Il dialogo avviato con Governo e Parlamento sta portando i primi risultati e non possiamo che esserne soddisfatti. Finalmente soluzioni concrete a problematiche aperte da tempo e che non potevano attendere ulteriormente”. E’ quanto dichiarato da Claudia Fiaschi, Portavoce del Forum del Terzo Settore, che commenta così l’approvazione di alcune norme contenute nel Dl semplificazione votato ieri alla Camera.

“Nello specifico – spiega Fiaschi – è stato bloccato il raddoppio della aliquota Ires per gli enti non commerciali, con il ripristino della normativa vigente fino all’entrata in vigore delle nuove misure agevolative contenute nel Codice del Terzo settore. Bene- continua- anche la modifica in merito alla governance delle ex-ipab (istituti pubblici di assistenza e beneficenza) che potranno avere il riconoscimento di Enti del Terzo settore, anche con l’eventuale nomina di membri nei propri cda da parte degli enti pubblici”.

“Soddisfatti – prosegue la Portavoce – anche per la norma che esonera gli enti che erogano prestazioni sanitarie a favore di persone fisiche dall’obbligo di sottostare al nuovo regime di fatturazione elettronica. Attendiamo con fiducia il completamento del quadro dei provvedimenti attuativi – conclude Fiaschi – in primis la definizione delle attività secondarie di cui all’art.6 , le linee guida sul bilancio sociale, l’istituzione del registro unico e l’apertura del tavolo di lavoro con i Ministeri competenti sulle linee guida della vigilanza.”

 

Pubblicato in Economia sociale

Il confine tra Spagna e Francia è diventato uno dei principali punti di passaggio in Europa per i migranti che cercano di raggiungere la Francia o continuare il proprio viaggio verso altri Paesi. Le équipe di Medici Senza Frontiere (MSF) effettuano visite regolari lungo il confine francese per documentare la situazione e fornire supporto alle organizzazioni locali. Nel dicembre 2018, le équipe di MSF hanno raggiunto le città di Bayonne, Irun e Hendaye. 

Sebbene ci siano quasi 1.000 km tra il confine italiano e quello spagnolo, nell’area dei Paesi Baschi, le violazioni dei diritti e i metodi della polizia francese restano pressoché gli stessi. 

La polizia francese dislocata sui ponti che separano la Francia dalla Spagna riporta sistematicamente indietro i richiedenti asilo, una pratica che equivale a un respingimento. “Una volta respinti dalla Francia, i migranti vengono consegnati alla polizia spagnola che, dopo una identificazione sommaria, li rilascia all’inizio del ponte che collega Irun a Hendaye, a pochi metri dal confine francese” spiega Corinne Torre, capo missione di MSF in Francia. 

I migranti restano così intrappolati in un incessante circolo di respingimenti. Soli e senza speranza, diventano facili prede delle reti di trafficanti, che spesso rappresentano la loro unica possibilità di oltrepassare il confine e chiedere il riconoscimento dei loro diritti. 

“Sono arrivato a Irun, in Spagna, ho attraversato il confine verso la Francia e ho preso il treno per Bordeaux” racconta Nana, 16 anni, originario della Guinea (foto in allegato). “Quando sono arrivato alla stazione, la polizia francese mi ha fermato. Mi hanno chiesto i documenti, ma non avevo nulla da mostrare. Poi mi hanno chiesto l’età. Sono nato nel 2002, il 19 febbraio. Mi hanno detto di entrare con loro in macchina e mi hanno riportato ad Irun, in Spagna. Essendo minorenne, non me l’aspettavo. Noi dovremmo ricevere protezione.” In quanto minore, aveva in effetti diritto a ricevere protezione in Francia. 

Lungo le aree di confine, la società civile si è organizzata per compensare la risposta totalmente inadeguata delle istituzioni. È il caso, ad esempio, del collettivo di cittadini basato ad Irun, che assiste i migranti che arrivano dal sud della Spagna o che vengono respinti dalla Francia, e delle associazioni Diakité e Atherbea, che gestiscono un centro di transito a Bayonne, in Francia, che può ospitare fino a 200 persone e che è sempre pieno. 

Per aiutare ad affrontare la situazione, anche in Francia le équipe di MSF supportano la società civile e i volontari donando kit per l’igiene di base e coperte. 

 Alcuni Comuni, come quello di Bayonne, offrono assistenza ai migranti: “Sono stato a Place des Basques, dove si radunano i migranti, insieme al mio vice che è il responsabile per la Solidarietà” spiega Jean-René Etchegaray, sindaco di Bayonne. “Vedendo di persona le loro difficoltà, che non mangiavano da giorni e che da ancora più tempo non si erano potuti lavare, non ho perso tempo a chiedermi se dovevano essere aiutati. Penso sia un obbligo morale, al di là delle nostre convinzioni, della nostra religione o dei nostri valori. È una semplice questione di umanità.”  

 Questa sistematica politica di respingimenti è intollerabile. Alle persone viene negata l’opportunità di fare richiesta di asilo in Francia e i minori non vengono trattati come tali – sono regolarmente respinti e rimandati in Spagna invece di essere protetti dalle autorità francesi, come previsto dalla legge. 

 

Pubblicato in Migrazioni

Medici Senza Frontiere (MSF) sta supportando l’azione legale presentata questa settimana in India da due sopravvissute alla tubercolosi, contro il rilascio del brevetto su un componente della bedaquilina, farmaco essenziale e sicuro per il trattamento della tubercolosi multiresistente. Questa azione intende impedire alla società farmaceutica Johnson&Johnson (J&J) di estendere il proprio monopolio su questo antimicobatterico fondamentale per combattere la malattia.

 Nandita Venkatesan di Mumbai, India, e Phumeza Tisile di Khayelitsha, Sud Africa, che hanno presentato il ricorso contro il brevetto all'Ufficio Brevetti di Mumbai, sono entrambe sopravvissute alla tubercolosi resistente ai farmaci (DR-TB) ma hanno perso l'udito per la tossicità del trattamento. Ora stanno lottando per garantire che i nuovi farmaci come la bedaquilina – più sicuri ed efficaci – siano resi accessibili ed economicamente sostenibili per tutte le persone affette da tubercolosi resistente e multiresistente, e sostituiscano i farmaci iniettabili, tossici e dolorosi.

Si stima che 558.000 persone abbiano sviluppato la tubercolosi resistente ai farmaci nel 2017, ma solo il 25% di loro ha ricevuto il trattamento. La cura di base utilizzata dalla maggior parte dei paesi fino ad oggi include farmaci che devono essere iniettati ogni giorno e causano effetti collaterali gravi. Il tasso di guarigione è solo del 55%.

“Ho perso l'udito quando avevo 24 anni per un terribile effetto collaterale di un farmaco contro la tubercolosi", ha detto Nandita Venkatesan, che ha completato il trattamento nel 2015. "Questa perdita mi ha devastato e ha avuto un forte impatto economico, emotivo e psicologico su di me. Quante altre persone dovranno morire o diventare sorde, in attesa di accedere a farmaci più sicuri e più efficaci che possano salvare le loro vite senza conseguenze così devastanti? Con questa azione legale vogliamo evitare un'estensione del monopolio dovuto al brevetto sulla bedaquilina che continuerà a impedire alle persone di accedere a versioni generiche più economiche di questo farmaco”.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha recentemente raccomandato la bedaquilina come molecola fondamentale nel regime di cura per la tubercolosi resistente da somministrare completamente per via orale e ha declassato ad opzioni eventuali i farmaci iniettabili ad alto rischio di tossicità. L’assunzione delle raccomandazioni dell'OMS da parte dei diversi Paesi aumenterà enormemente il numero di persone che dovrebbero ricevere questo farmaco. A novembre 2018, solo 28.700 persone avevano ricevuto la bedaquilina in tutto il mondo, quasi il 70% di loro sono state curate in Sud Africa.

Nonostante i benefici del farmaco, i prezzi elevati restano una barriera significativa. J&J ha recentemente annunciato un prezzo ridotto di 400 dollari per sei mesi di trattamento con bedaquilina per il Sud Africa e i paesi che acquistano il farmaco attraverso il Global Drug Facility, ma questo non rende il farmaco accessibile in tutti i paesi colpiti dall'epidemia di tubercolosi resistente e che registrano un’alta prevalenza di tubercolosi multiresistente.

“L’incremento dei tassi di guarigione e la moltitudine di vite salvate grazie al trattamento a base di bedaquilina sono molto evidenti", dice la dott.ssa Anja Reuter che lavora nel progetto di MSF per la TB resistente a Khayelitsha, in Sud Africa. "La bedaquilina è fondamentale per offrire ai pazienti la possibilità di combattere la malattia senza gli effetti collaterali indotti dai farmaci iniettabili. Questa rivoluzione del trattamento è già una realtà in Sud Africa, ma anche altrove i programmi contro la TB hanno bisogno di questo farmaco a un prezzo accessibile. Se questa richiesta di brevetto fosse respinta, versioni generiche del farmaco potrebbero essere disponibili in tempi rapidi e a prezzi ridotti, salvando centinaia di migliaia di vite e riducendo immense sofferenze in tutto il mondo.”

L’opposizione al brevetto depositato dalla J&J riguarda il componente del sale di bedaquilina che, in ottemperanza alla legge sui brevetti farmaceutici indiana, non deve essere brevettato. Se concesso, il monopolio di J&J sulla bedaquilina verrebbe esteso dal 2023 al 2027, ritardando l'ingresso sul mercato di farmaci generici di altri quattro anni. Questa strategia cosiddetta di "brevetto evergreening", ampiamente usata dalle multinazionali per estendere i loro privilegi di monopolio oltre lo standard previsto di 20 anni, si basa su una tecnica di richieste progressive e addizionali di brevetti, spesso ingiustificati, che coprono vari aspetti dello stesso prodotto.

“So cosa vuol dire essere di fronte alla scelta tra perdere l’udito o morire perché gli unici farmaci che possono salvarti la vita ti privano anche dell’udito", ha detto Phumeza Tisile, che ha completato il trattamento per la TB resistente ai farmaci nel 2013, con i farmaci iniettabili ad alta tossicità. "Non augurerei a nessuno la terribile esperienza che ho sofferto con questa cura. Le società farmaceutiche come J&J dovrebbero smettere di controllare il prezzo del farmaco che limita l'accesso delle persone a un trattamento contro la tubercolosi più sicuro ed efficace.”

Lo sviluppo della bedaquilina ha beneficiato di ingenti investimenti pubblici, l'evidenza scientifica del suo potenziale e del miglioramento dei tassi di cura accompagnati da minori effetti collaterali è stato il risultato di uno sforzo collettivo della comunità scientifica globale sulla tubercolosi. MSF esorta pertanto J&J a non perseguire un’estensione del monopolio sul farmaco che ritarderà ulteriormente la disponibilità di versioni generiche di bedaquilina sicure e di qualità in India, Sudafrica e altri paesi.

Le attiviste sopravvissute alla TB

Nandita Venkatesan ha combattuto una battaglia durata otto anni contro due attacchi di tubercolosi intestinale, iniziata durante il primo anno di studi universitari. Ha subito sei interventi chirurgici e ha dovuto assumere cocktail di farmaci, che comprendevano dolorosi cicli di iniezioni. Due giorni dopo il suo ventiquattresimo compleanno, Nandita ha perso l’udito a causa di un violento effetto collaterale dei farmaci iniettabili contro la tubercolosi chiamati aminoglicosidi. Ha riacquistato l’udito dopo l'intervento chirurgico per impianto cocleare nel 2018.

Phumeza Tisile è una sopravvissuta alla TB multiresistente. Diagnosticata nel 2010, è stata costretta a interrompere i suoi studi presso la University of Technology della Penisola del Capo per sottoporsi alla cura. Dopo circa cinque mesi di trattamento, prima per la tubercolosi normale e poi per quella multiresistente, le è stata infine diagnosticata la XDR-TB, la forma più letale della malattia. Il trattamento con aminoglicosidi iniettati le ha fatto perdere l’udito e le è stato ripetuto più volte che rischiava di morire di tubercolosi perché la sua possibilità di sopravvivere era solo del 20%. Contro ogni previsione, Phumeza è riuscita a sconfiggere la XDR-TB nel 2013 e ha riacquisito l’uso dell’udito dopo l'intervento chirurgico per impianto cocleare nel 2015.

Oggi, sia Nandita che Phumeza sostengono attivamente la causa dei pazienti malati di tubercolosi multiresistente per il miglioramento nel trattamento della malattia.

 

 

 

 

Pubblicato in Dal mondo

ComeTe - la rete nazionale che riunisce oltre 30 imprese sociali (tra cooperative e consorzi), nata nel 2015 per offrire assistenza alle famiglie e consulenza alle imprese che vogliono puntare sul welfare aziendale - si arricchisce di un nuovo strumento. Su iniziativa di 9 delle cooperative aderenti alla rete è stato costituito il Consorzio Cooperativo Sociale TECLA che ha dato vita a Wellcome, la prima Agenzia del mondo cooperativo per la ricerca, selezione e formazione di assistenti familiari e baby sitter.

«A quattro anni dalla nascita di ComeTe è stato naturale “chiudere il cerchio” - commenta Franca Guglielmetti, Presidente CADIAI, capofila del progetto della rete di Cooperative - cominciando ad occuparci anche della selezione del personale non qualificato che entra nelle case delle famiglie. L’obiettivo è, tra gli altri, di offrire modelli sempre più trasparenti in un ambito ancora oggi connotato dalla presenza di importanti aree di irregolarità e abusivismo. Grazie a questa novità, infatti, l’intervento professionale e qualificato che sino ad oggi le cooperative sociali hanno messo a disposizione delle famiglie e degli utenti si integrerà con l’intervento di operatori di base assunti direttamente dalla famiglia attraverso il supporto, la supervisione e la consulenza dei professionisti messi a disposizione da consorzio e cooperative nei differenti territori».

Ad oggi le cooperative della rete, attraverso il marchio ComeTe, sono presenti in 8 regioni come punto di accesso diretto alla domanda privata di servizi alla persona. Il network offre, inoltre, a livello nazionale, soluzioni di presa in carico per i piani di welfare di oltre 50 mila dipendenti appartenenti ad una decina di grandi aziende.

Con Wellcome, la rete ComeTe intende rispondere in maniera ancora più puntuale ad un’esigenza reale e diffusa tra la popolazione come dimostrano alcuni dati del “2° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale”, presentato di recente. Da una indagine su 7.000 lavoratori che beneficiano di prestazioni di welfare aziendale risulta che tra i loro desideri, al secondo posto, ci sono “i servizi di supporto per la famiglia (servizi per i figli e per i familiari anziani) (37,8%)”, immediatamente dopo “la tutela della salute con iniziative di prevenzione e assistenza (42,5%)”.

«Il modello di servizio – aggiunge Alessandro Micich, direttore della Rete e presidente di Tecla -  è proprio quello di far fronte alle reali necessità con una risposta integrata che partendo dal bisogno, passi attraverso la definizione del piano di assistenza, per concludere con l’individuazione degli operatori necessari e adeguati alle esigenze. Il tutto attraverso il Care Manager, figura centrale per scegliere un servizio dinamico e “tagliato” su misura, che non a caso si chiama ComeTe: perché si adatta continuamente alle esigenze dei beneficiari che siano famiglie o imprese».

Il tema verrà affrontato nel corso del convegno “Fuori dalla solitudine - Un welfare integrato per superare l’isolamento nella cura”, organizzato da ComeTe per presentare l’Agenzia Wellcome e approfondire i tanti temi collegati all’assistenza. Al confronto - che si terrà l’11 febbraio dalle 9,30 alle 13,30 al MAMbo di Bologna -, saranno presenti: Rita Ghedini, Presidente Legacoop Bologna - Alessandro Micich, Direttore Rete ComeTe e Presidente Consorzio Tecla - Franca Guglielmetti, Presidente cooperativa sociale Cadiai - Paolo Venturi, Direttore Aiccon Centro Studi sul Non Profit - Elisabetta Gualmini, VicePresidente Regione Emilia Romagna - Renato Incitti, Direttore Consorzio Parsifal - Francesco Maietta, Responsabile Area Politiche sociali del Censis - Vanes Benedetto, Responsabile Welfare coop Alleanza 3.0 - Eleonora Vanni, Presidente Nazionale Legacoop Sociali.

Il programma a questo link

Pubblicato in Lavoro

Il giorno 8 Febbraio, a un mese dall’8 marzo, inizia il countdown verso lo sciopero globale delle donne. Per il terzo anno consecutivo Non Una di Meno chiama le donne e le soggettività TLGBIQ+ a partecipare allo sciopero femminista transnazionale dell’8 marzo e a interrompere ogni attività lavorativa e di cura, formale o informale, gratuita o retribuita.

Lo sciopero globale, che lo scorso anno ha coinvolto circa settanta città italiane e più di settanta paesi nel mondo, è organizzato in risposta a tutte le forme di violenza di genere.

“Femminicidi. Stupri. Insulti e molestie per strada e sui posti di lavoro. Violenza domestica. Discriminazione e violenza sulle donne disabili. Il permesso di soggiorno condizionato al matrimonio. Infiniti ostacoli per accedere all’aborto. Pratiche mediche e psichiatriche violente sui nostri corpi e sulle nostre vite. Precarietà che diventa doppio carico di lavoro e salari dimezzati. Un welfare ormai inesistente che si scarica sul lavoro di cura gratuito e sfruttato nell’impoverimento generale. Violenza omofoba e transfobica. Contro questa violenza strutturale, che nega la nostra libertà, noi scioperiamo”, scrive Non una di meno. 

Non una di meno denuncia le diverse forme di oppressione e i loro intrecci: le discriminazioni e la violenza di genere, omofobica e transfobica, lo sfruttamento del lavoro, il razzismo, la violenza del capitalismo, insostenibile per l’ecosistema nel quale viviamo. Agli uomini si chiede di sostenere lo sciopero in tutti modi possibili, soprattutto facendosi carico del lavoro di cura.

Non una di meno contesta i provvedimenti dell’attuale governo, in particolare: “il disegno di legge Pillon su separazione e affido, contrario persino alle leggi e alle convenzioni internazionali sulla tutela dei minori e sul contrasto alla violenza sulle donne; la legge Salvini sull’immigrazione e la propaganda razzista che la sostiene; l’invenzione della cosiddetta “ideologia del gender” in nome di cui si chiudono i programmi di educazione alle differenze di genere a scuola; il sussidio di disoccupazione a condizioni proibitive, spacciato per  “reddito di cittadinanza”; la finta flessibilità del congedo di maternità; le mancate risposte del governo in materia di prevenzione del femminicidio; le mancate risposte del governo in materia di sicurezza per l’interruzione volontaria di gravidanza”

“Lo sciopero è la nostra risposta alla violenza maschile contro le donne e a tutte le forme di violenza di genere – scrive il movimento femminista. Nella giornata nazionale di lancio dello sciopero femminista globale ci troviamo nelle piazze di molte città d’Italia per una serie di iniziative itineranti, flash mob, striscionate, assemblee e altri eventi”.

 

 

Pubblicato in Parità di genere

I risultati di un cantiere di socioanalisi narrativa nel libro “La Porta del mare”. Si fonda sulle esperienze lavorative all’interno di alcune delle nuove istituzioni per richiedenti asilo e protezione umanitaria, svoltosi tra la primavera e l’autunno del 2017 a Milano.

Il volume pubblicato da Sensibili alle foglie e curato da Giulia Spada e Nicola Valentino sarà presentato il 9 febbraio a Napoli, ore 17.30, negli spazi di Santa fede liberata via San Giovanni maggiore Pignatelli, 2. La presentazione sarà introdotta da Francesco Maranta, portavoce del Forum Diritti e Salute.

Alla ricerca hanno partecipato operatori e operatrici che lavorano all’interno di queste strutture di “accoglienza” e che aderiscono al collettivo autogestito Laboratorio Torri di Babele. Dalla ricerca emerge che il circuito istituzionale, che inizia con la porta del mare, è caratterizzato dalla presenza di istituzioni totali a impronta coloniale che lavorano all’assoggettamento delle persone “ospitate”. Un’orma che è anche retaggio del passato coloniale europeo e italiano.

Il cantiere narra diversi momenti conflittuali fra l’immaginario di accoglienza promosso da questo gruppo di operatori e operatrici, che si basa sul rispetto dell’autonomia e dell’autodeterminazione dei migranti, e le visioni istituzionali sintetizzabili nel motto: “Bisogna insegnar loro come si vive in Italia”.

L’obiettivo degli autori è che la ricerca “fornisca strumenti utili socialmente per una riflessione sul rifiuto da parte degli operatori di subire passivamente il ruolo e le mansioni entro cui vengono incasellati, e per contrastare la situazione attuale, improntata ad un razzismo istituzionale, orientato a far morire in mare i migranti che partono per approdare in Europa e a destinare al lavoro schiavo e alla morte in strada i migranti che sono approdati o ancora approdano. Si auspica anche che la ricerca e l’incontro che su di essa si propone alimentino un immaginario che concepisca il muoversi e il sostare degli esseri umani sulla Terra come un processo libero e autodeterminato”.

Pubblicato in Campania
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