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Domenica, 21 Luglio 2019

Articoli filtrati per data: Venerdì, 01 Marzo 2019 - nelPaese.it

Torna a Napoli l'artista francese Ernest Pignon-Ernest con l’installazione Extases dal 2 marzo al 28 aprile 2019 nel Complesso museale di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, che inaugura sabato 2 marzo 2019 alle ore 11.

L'esposizione, curata da Carla Travierso, organizzata da Ciro Costabile, coordinata da Francesca Amirante, è stata prodotta dall’Associazione La Musa Partenopea.  È sostenuta dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, dall’Ambasciata di Francia, dalla Fondazione Nuovi Mecenati, dall'Institut Français Italia, dall'Institut Français Napoli, dall’Opera Pia Purgatorio ad Arco onlus, dal Complesso Museale di Santa Maria delle Anime del Purgatorio e ha ricevuto il Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee. EXTASES è inoltre realizzata in collaborazione con ShowDesk e Dafna Gallery.

All'inaugurazione saranno presenti l'artista Ernest Pignon-Ernest, la curatrice della mostra Carla Travierso, l’organizzatore Ciro Costabile e il curatore del Complesso Museale Francesca Amirante.

Otto mistiche, Marie-Madeleine, Hildegarde de Bingen (1098-1179), Angèle de Foligno (1248-1309), Catherine de Sienne (1347-1380), Thérèse d’Avila (1515-1582), Marie de l’Incarnation (1599-1672), Louise du Néant (1639-1694) et Madame Guyon (1648-1717), sono le protagoniste di EXTASES, scelte da Ernest Pignon-Ernest per gli scritti lasciati dalle donne o per quello che il loro confessore ha trasmesso del loro pensiero. In dialogo da quasi 20 anni con le figure delle mistiche Ernest Pignon-Ernest ha voluto portare questo lavoro per la prima volta in Italia a Napoli, città che lo ha ispirato nella prima lettura degli scritti delle Sante.

Nel suggestivo ipogeo del Complesso del Purgatorio ad Arco si dispiegano tra oscurità e luce otto disegni autoportanti di grande formato a grandezza naturale che raffigurano le mistiche. Le opere sono collocate su una superficie d'acqua che riflette i disegni insieme allo spazio circostante. Otto figure di donne tra le più grandi mistiche del cristianesimo sono ritratte nel momento intimo dell’estasi.

“Il tempo trascorso a Napoli mi ha avvicinato agli scritti dapprima di Santa Teresa d'Avila e poi di altri grandi mistici– spiega l'artista Ernest Pignon-Ernest – e, affascinato dalla doppia natura delle sante, terrena e spirituale, ho immaginato il loro ritratto cercando di rappresentare l'irrappresentabile, la carne che aspira a disincarnarsi. Come esprimere queste intense contraddizioni, questi paradossi spirituali e carnali, questi corpi mascherati e svelati, attraversati dal piacere e dall'ansia, dal desiderio e dal rifiuto?”.

Le mistiche, colpite dalla luce divina, sono scosse nei loro sensi, e si lasciano andare ad un abbandono tale che, in linea con la grande tradizione barocca, diventa eros carnale. Le vesti si aprono mostrando la grazia dei loro corpi, le mani si contraggono in una tensione spasmodica, gli occhi sono chiusi e la bocca dischiusa lascia trapelare i sospiri. Aprendosi volontariamente a Dio le donne superano definitivamente i propri limiti umani giungendo nella profondità della propria coscienza.

“II visitatore – spiega la curatrice della mostra Carla Travierso - si trova così ad essere nella posizione e nel ruolo privilegiato di uno spettatore in platea:l'evento privatissimo dell'estasi della santa diviene in questo modo evento pubblico. La comunicazione profonda avviene attraverso la messa in tensione dei sensi: i corpi delle religiose sono percorsi dall’emozione dell’estasi, sono esibiti nella loro nudità sofferente, nel momento in cui si compie l'esperienza dell'ascesa mistica.

E, come in un teatro le protagoniste non guardano allo spettatore, ma è quest’ultimo a poter assistere, non visto da loro, a ciò che avviene al momento del trapasso: il momento dell'estasi, della morte per amore delle sante, si sublima nella gloria celeste, in quella visione verso la quale tendono anche le figure riflesse nell’acqua e che appaiono risorgenti. Nell'acqua scura si immischiano i segni che sono i disegni ed i segni che formano i riflessi delle architetture del luogo fino ad un’osmosi spaziale e spirituale”.

Il Purgatorio ad Arco è il naturale contenitore di un’opera dallo straordinario impatto visivo ed emotivo:“L'opera – spiegaFrancesca Amirante, curatrice del Complesso Museale - è giocata sul concetto del doppio, come sul doppio, sui contrasti tra fasto e rigore, tra colori e monocromi, tra spazio superiore e inferiore è strutturata la chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco. La ricerca ossessiva della scarnificazione, della perdita della materia umana per raggiungere la vicinanza a Dio diventa per lo spazio dell’Ipogeo una sorta di rievocazione. Anche qui il corpo perdeva la sua matericità, ma le anime più modestamente sapevano che prima di raggiungere il paradiso avevano bisogno dell’aiuto dei vivi e sono diventate quindi anime pezzentelle. Dopo la Mostra “Ritorno. Il culto delle anime pezzentelle”, un'altra straordinaria occasione di valorizzazione reciproca. Un binomioEXTASES/Purgatorio ad Arco che risponde all’esigenza imprescindibile per ogni attività che si organizza in questo luogo di una valorizzazione reciproca: il luogo valorizza l’opera, l’opera valorizza il luogo!”.

 

Era dal 2015 che un’opera dell'artista non arrivava in città. Il rapporto di Ernest Pignon-Ernest con Napoli risale al 1988, quando vi soggiornò, lasciando come segni indelebili del suo passaggio nel centro antico, scelto come sede privilegiata delle sue opere, grandi disegni e serigrafie in bianco e nero incollati sui muri nei luoghi simbolo della città, affascinato ed ispirato dal Cristo velato di Sammartino, dalle tele di Caravaggio e di Luca Giordano, e diventando così uno dei protagonisti della cultura cittadina tra gli anni ‘80 e ‘90.

I suoi lavori, affissi di notte e di nascosto, venivano di giorno salutati positivamente dal popolo napoletano che, ben presto, gli diede il dovuto riconoscimento, grazie anche al supporto dell’allora Direttore del Grenoble Jean Digne. Oggi ciò che resta dei suoi allestimenti sono le fotografie, molte delle quali realizzate da Alain Volut e qualche opera sopravvissuta al tempo. Il ricordo di Ernest Pignon- Ernest e delle sue opere è ancora vivo tra i napoletani e, pertanto, il suo desiderio di ritornare con la mostra EXTASES è l’occasione giusta per un omaggio ad un artista che ha dato un appassionato contributo alla storia culturale partenopea.

Oltre alla mostra EXTASES, l'Institut français Napoli organizza martedì 5 marzo 2019 due manifestazioni ad ingresso libero per celebrare l'opera di Ernest Pignon-Ernest, al Palazzo Grenoble, Via F. Crispi 86: alle ore 18.30 vernissage della mostra “Ernest Pignon-Ernest a Napoli, 1988-1995”, che resterà aperta fino al 20 aprile; alle ore 19 discussione tra l'artista e il Direttore Andrea Viliani del Museo Madre, nell’ambito dei “Dialoghi del Centenario”.

Il progetto EXTASES è stato presentato in Francia per la prima volta nel 2008 al Festival di Avignone e riallestito negli anni successivi aLille, Saint Denis, Parigi e Nizza.

 

Pubblicato in Campania

Il mondo visto dagli occhi dei ragazzi per valorizzarne conoscenze, esperienze e passioni. Torna dal 5 marzo al 2 aprile a Porpetto la rassegna "Lo sapevi che?" giunta alla sua 5^ edizione, cinque serate informative ad ingresso libero in cui a salire in cattedra saranno i giovani del territorio. Promosso da Comune di Porpetto, Centro di aggregazione giovanile Il Muretto - gestito dalla Cooperativa sociale Itaca - e Consiglio comunale dei ragazzi in collaborazione con associazione giovanile I Modons, Presidio Libera di Udine, Afds di Porpetto e Anfi di San Giorgio di Nogaro, il ciclo di incontri si terrà al Cag Il Muretto al piano terra della Biblioteca di Porpetto in via Corridoni, per cinque martedì consecutivi sempre alle 20.30.

Ad aprile la rassegna il 5 marzo alle 20.30 il gruppo giovani dell'Afds di Porpetto, tema della prima serata informativa "Donarsi agli altri... Donarsi a sé stessi...". Gli incontri saranno suddivisi in vari argomenti che spaziano dal volontariato, alla legalità, dalla prevenzione all'imprenditoria giovanile e alla storia. E speciali relatori saranno studenti, ricercatori, volontari giovani residenti nel Comune di Porpetto e non, con l'ambizione e la volontà di mettersi in gioco, facendo conoscere alla comunità le varie sfaccettature del mondo viste dai loro occhi.

Gli incontri proseguiranno (stessa sede, stessa ora) il 12 marzo con "Raccontare il medioevo. Bartolomeo Colleoni Signore della guerra al soldo di Venezia" a cura di Giulia Calabrò; il 19 marzo Vincenzo Piccolo dell'Anfi - Associazione nazionale finanzieri d'Italia interverrà su "Gli aspetti legali connessi all'uso di sostanze stupefacenti"; il 26 marzo "Scegliere... per cambiare se stessi... per cambiare il mondo" a cura di Francesco Cautero, referente del Presidio Libera di Udine. La chiusura il 2 aprile con "Investire per valorizzare il territorio" a cura di Daniela Battaglia.

La rassegna "Lo sapevi che..." punta a valorizzare i ragazzi del territorio che, oltre a condividere con la comunità conoscenze, esperienze e passioni, possono diventare modelli positivi per altri coetanei. Le serate sono un prezioso strumento di apprendimento informale per studenti del territorio ma anche per persone di ogni età e formazione, desiderose di avere risposte sugli argomenti più diversi o di ampliare le proprie conoscenze. La partecipazione al percorso è gratuita. Info: 339 4372112 (Cosimo Zito - Giulia Franceschinis Cooperativa Itaca).

 

 

 

 

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

Atlante, dopo aver guidato la rivolta dei Titani contro gli dei dell'Olimpo, viene punito da Zeus e condannato a portare sulle spalle il peso della volta celeste. Ciò che per il Titano fu punizione, è per la nostra specie responsabilità: l'assedio dell'Olimpo è concluso e il fallimento di Atlante e dei suoi sodali richiama noi all’azione. Si è imposto il predominio di una specie che non ha saputo sostenere il Pianeta, che ha curvato le spalle e piegato le ginocchia; resta poco tempo per risollevare la volta celeste e non servono Titani né eroi, ma donne e uomini coraggiosi che insieme ne condividano il peso.

Così ASud e Cdca (Centro documentazione conflitti ambientali) spiega di aver deciso di dedicare il festival ad Atlante dall’8 al 10 marzo a Roma, Teatro Preneste: “atlanti sono gli strumenti con cui portiamo avanti il nostro lavoro, dall’Atlante Italiano dei Conflitti Ambientali a quello dell’economia circolare, a quello fotografico dell’Italia dei veleni; il disegno del mondo intero si chiama Atlante, come la prima vertebra, quella che regge le nostre teste. “Lo abbiamo fatto perché siamo convinte che questo sia il tempo delle responsabilità, quello in cui porre i problemi e imporre le soluzioni”.

“Chi governa il Pianeta è affannato nella difesa di interessi e valori che, lungi dal sollevarlo, lo hanno portato sull’orlo del collasso, ma ovunque esistono persone e comunità che hanno in testa un altro mondo possibile, che offrono soluzioni grandi e piccole cui occorre dare voce e spazio, che hanno idee da raccontare e obiettivi da perseguire. Non abbiamo la presunzione di averle raccolte tutte ma, negli ultimi quindici anni, ne abbiamo incontrate tantissime, che proviamo a sostenere con i nostri strumenti, nel nostro piccolo, ogni giorno: ve le racconteremo a Roma, l'8, 9 e 10 marzo”.

Il premio Wangari Maathai

Un premio dedicato alle donne in prima linea nelle battaglie a tutela del territorio, giunto alla sua fortunata, VIII edizione. Durante la serata saranno consegnati i quattro premi Terra, Acqua, Aria e Fuoco più il premio Speciale Bertha Caceres a cinque attiviste italiane protagoniste di altrettante battaglie popolari a tutela del proprio territorio. Presenta la scrittrice Michela Murgia

I dibattiti

Quattro panel tematici su conflitti ambientali, cambiamenti climatici, economia circolare, ambiente e salute. Due pubblicazioni che raccontano l’Italia dei veleni e il fenomeno delle migrazioni ambientali. E gli strumenti - i nostri progetti - pensati per dare gambe al modello di società che vogliamo. Una tre giorni attraversata da scienziati, esperti, attivisti per confrontarsi sulle ecologie del domani: per il programma completo leggi qui

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Direttamente dal Giappone nelle Marche per scoprire cosa sono e come funzionano le cooperative di comunità. Una delegazione della Federazione giapponese delle cooperative di lavoro, guidata dal direttore generale Yasutoshi Tashima, ha visitato le realtà marchigiane che aderiscono a Legacoop Marche e che sono nate grazie al bando "Centro Italia Reload rigenerare comunità", voluto da Legacoop per sostenere nuove cooperative nelle aree colpite dal sisma del 2016.

Due giorni interessanti nel territorio dei Sibillini per studiare questo modello di cooperazione. A Montemonaco (Ascoli Piceno), accompagnati da Paolo Scaramuccia, responsabile progetto Cooperative di comunità Legacoop, e Fabio Grossetti, coordinatore Legacoop Marche, i cooperatori giapponesi si sono confrontati con l'esperienza della cooperativa di comunità dei Sibillini, illustrata dal presidente Ugo Pazzi e dal vicepresidente Silvio Antognozzi, e della cooperativa di comunità del Ceresa, con la vicepresidente Alessia Rossi.

A Camerino (Macerata), la delegazione nipponica ha incontrato, nella Sala del Rettorato di Unicam, i rappresentanti delle cooperative di comunità Cam-On di Camerino e Terre del Fiastrone di Camporotondo. All'incontro hanno partecipato il rettore Unicam, Claudio Pettinari, il sindaco di Camporotondo, Emanuele Tondi, e Massimo Lanzavecchia di Legacoop Marche.

 

Pubblicato in Marche

La presentazione del libro "Imprese di comunità" organizzato da Legacoop, svoltasi ieri a Perugia, è stata l'occasione per ragionare sulle prospettive di sviluppo di questa forma di impresa e sulla proposta di legge regionale sulle cooperative di comunità sottoscritta dai consiglieri regionali Rometti e Casciari, partendo dalle esperienze già presenti in Umbria.

"L'impresa di comunità – afferma il Prof. Mori dell'Università di Firenze – è un'alternativa sia all'impresa capitalistica sia all'impresa pubblica che poggia su due pilastri: la partecipazione della società civile alla produzione e alla gestione di beni e servizi e il perseguimento dell'interesse generale per una determinata comunità locale. In Italia queste nuove imprese contribuiscono alla rivitalizzazione di aree rurali, al recupero di aree urbane degradate e sono impegnate nella gestione dei servizi pubblici locali".

"Crediamo – afferma Dino Ricci Presidente di Legacoop Umbria – che le cooperative di comunità sono un modo innovativo di fare cooperazione, una risorsa anche per l'Umbria. È positivo che la regione adotti una norma che le disciplina e ne promuove lo sviluppo. Come Legacoop Umbria abbiamo partecipato alle audizioni del Consiglio Regionale sulla nuova legge ed abbiamo proposto di eliminare i limiti territoriali in cui possono operare le cooperative di comunità e di rafforzare i meccanismi che garantiscono la partecipazione dei cittadini al governo di queste imprese".

La presentazione del libro è stata l'occasione per un confronto diretto con alcune imprese di comunità umbre come la cooperativa Anonima Impresa sociale di Perugia che ha riaperto il cinema Postmodernissimo coinvolgendo centinaia di cittadini, la cooperativa sociale Oasi di comunità impegnata a rivitalizzare il comune di Allerona, la cooperativa Comunità Valle Castoriana nata per ricostruire il tessuto economico e sociale di Campi di Norcia dopo il sisma del 2016 e la cooperativa Edicola 518 che ha trasformato un'edicola chiusa in un polo e motore culturale per la città di Perugia.

"Oggi – continua Andrea Bernardoni responsabile cooperative di comunità di Legacoop Umbria- partendo da un lavoro di ricerca realizzato dal centro studi Euricse abbiamo voluto mettere a disposizione dei cittadini, degli amministratori pubblici e dei ricercatori desiderosi di approfondire questo tema elementi di riflessione teorica ed esperienze pratiche, rappresentate da cooperative di comunità che in questi anni Legacoop ha sostenuto nella fase di start-up mettendo a disposizione di queste imprese consulenze specialistiche, strumenti finanziari dedicati e in alcuni casi contributi a fondo perduto".

"Le cooperative di comunità -Silvano Rometti (SeR) e Carla Casciari (PD)-rappresentano uno strumento imprenditoriale per creare sviluppo e occupazione nei territori, specialmente i più marginali o a rischio spopolamento come l'area del cratere sismico. Ma si potrebbe gestire con questa formula anche la ciclovia Spoleto-Norcia o un caseificio, ad esempio. Ci sono già esperienze di cittadini che si prendono carico di beni e servizi a beneficio della collettività. La legge vuole fornire uno strumento agile e di supporto a queste realtà".

 

Pubblicato in Umbria

"Se per determinare i canoni degli immobili pubblici si usano solo criteri economici si finirà per rendere impossibile la loro valorizzazione da parte del Terzo settore. Ministro, si faccia portatore di una proposta di modifica”. È la richiesta avanzata con una lettera indirizzata al ministro per i Beni e le attività culturali, Alberto Bonisoli, dal presidente dell’Anci (Associazione dei Comuni italiani) Antonio Decaro e la portavoce nazionale del Forum del Terzo Settore Claudia Fiaschi. 

“È nostra profonda convinzione – è scritto nella lettera nella quale viene chiesto un incontro al Mibac – che sia possibile trovare strade nuove e originali per valorizzare il patrimonio culturale – materiale e immateriale – e ampliare la fruizione dei luoghi della cultura, anche attraverso una più stretta collaborazione fra i Comuni e i soggetti del Terzo settore”.

Anci e Forum hanno infatti sottoscritto un importante Protocollo d’Intesa che riguarda le politiche di promozione dei beni e delle attività culturali, in considerazione del valore sociale ed economico e del carattere identitario del patrimonio culturale. “Si intende – scrivono Decaro e Fiaschi – in primo luogo incentivare la collaborazione tra Comuni e soggetti del Terzo settore, applicando il principio della sussidiarietà per incoraggiare il coinvolgimento e la partecipazione dei cittadini nella promozione delle attività e nella gestione innovativa del patrimonio culturale”. Il Codice del Terzo settore, prosegue la lettera, ha previsto forme di collaborazione, ma queste risultano insufficienti se manca per i Comuni la possibilità di fare ricorso alla concessione, al comodato d’uso gratuito e ad oneri concessori molto contenuti per gli enti del Terzo settore.

“La norma, contenuta nel nuovo Codice del Terzo Settore – è la conclusione di Decaro e Fiaschi – non prende in considerazione, relativamente alla individuazione dell’onere concessorio, gli impatti che interventi di riuso e restituzione alla pubblica fruizione hanno sulle comunità dal punto di vista sociale, culturale ed occupazionale. Sembra far prevalere invece un approccio esclusivamente economicistico nel recupero e nella valorizzazione del patrimonio culturale pubblico. Tale impostazione rischia di mettere anche in difficoltà alcune delle esperienze più avanzate già avviate in questo settore, come ad esempio il Bando ‘Cultura’ della Fondazione con il Sud che, per adeguarsi a tali prescrizioni, ha dovuto prevedere un canone concessorio indebolendo la portata degli interventi”.

 

 

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