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Venerdì, 22 Novembre 2019

Articoli filtrati per data: Martedì, 12 Marzo 2019 - nelPaese.it

Il Museo Archeologico Nazionale di Capo Colonna (Crotone) aderisce alla Giornata Nazionale del Paesaggio promossa dal MiBAC proponendo, giovedì 14 marzo 2019, alle ore 10.00, l’incontro con Costanza De Simone, archeologa presso l’ufficio Unesco del Cairo, esperta di Nubia ed Egitto.

Verrà affrontato il tema Patrimoni culturali “in conflitto”. Il caso della Regione Araba, in felice coincidenza con la mostra fotografica Occhi sul Mediterraneo attualmente in corso presso lo stesso Museo di Capo Colonna sino al prossimo 31 marzo 2019, mostra che affronta questioni legate all’immigrazione e alle devastazioni nei territori di guerra, soprattutto in Medio Oriente.

Nel frattempo si è conclusa la Settimana dei Musei, indetta sempre dal Ministero dal 5 al 10 marzo, e che ha visto una consistente partecipazione di pubblico, anche grazie ad un ciclo di iniziative promosse dal Museo Archeologico Nazionale di Crotone: giovedì 7 marzo si è svolta la presentazione del Monetiere che è stato illustrato dalla numismatica Giorgia Gargano assieme all’archeologo SABAP Alfredo Ruga; venerdì 8 marzo è stato possibile visitare il Museo in compagnia del Direttore; mentre sabato 9 marzo il prof. Francesco Lopez ha tenuto una conferenza sul tema “Il cuore nella medicina egizia”.

Nel corso della Settimana dei Musei sono state registrate ben 918 presenze al Museo di Crotone e 1.015 al Museo e Parco di Capo Colonna. Il Museo Archeologico Nazionale di Capo Colonna (Crotone) e il Museo Archeologico Nazionale di Crotone, entrambi diretti da Gregorio Aversa, afferiscono al  Polo museale della Calabria, guidato da Antonella Cucciniello.

 

Pubblicato in Calabria

Parte da Napoli – grazie alla collaborazione instauratasi tra il Corpo Internazionale di Soccorso Costantiniano, la Fondazione Banco di Napoli e il Pio Monte della Misericordia – il progetto “Communion per il Dopo di Noi”, che prevede la realizzazione di un Charitable Trust con l’obiettivo di garantire un’esistenza dignitosa ai disabili destinatari del Trust. Prima esperienza in Italia volta a offrire, con professionalità specialistiche, risposte adeguate e competenti alle diversificate esigenze dei meno fortunati. 

Lunedi 18 marzo alle ore 12, nella sede della Fondazione Banco di Napoli in via Tribunali 213, si terrà la conferenza stampa di presentazione del progetto. Partecipano: Rossella Paliotto, Presidente della Fondazione Banco di Napoli; Fabrizio Marciano di Scala, Avvocato; Alessandro Pasca di Magliano, Soprintendente del Pio Monte della Misericordia; Pierluigi Sanfelice di Bagnoli, Presidente del Corpo Internazionale di Soccorso Costantiniano.

Si tratta di un impegno concreto di solidarietà sociale per la promozione dei soggetti portatori di disabilità e per la sicurezza delle loro famiglie. Un progetto di valorizzazione della libertà e dignità dei fratelli più fragili, con privilegio di chi proviene anche da contesti non abbienti o addirittura senza famiglia. Spunto dell’iniziativa è la Legge n. 112 del 2016 (quella sul “Dopo di Noi”), che permette di istituire un Trust (strumento giuridico di origine anglosassone acquisito nel nostro ordinamento) attraverso il quale i genitori e/o i prossimi congiunti del disabile beneficiario programmino sin da oggi – oltre, dunque, la propria esistenza in vita – tutto in favore di questi.

L’obiettivo del Corpo di Soccorso Costantiniano, della Fondazione Banco di Napoli e del Pio Monte della Misericordia è, dunque, formare una amplissima compagine di beneficiari plurimi ed eterogenei per contesto socioeconomico, contenente lo spirito della Communion: l’unione di beneficiari con problemi comuni ne accrescerà l’identità e la forza.

 

 

Pubblicato in Campania

Amnesty International ha definito una “vergognosa ingiustizia” la condanna della nota avvocata e difensora dei diritti umani iraniana Nasrin Sotoudeh a 33 anni di carcere e a 148 frustate. La sentenza si aggiunge alla condanna a cinque anni emessa nel settembre 2016 al termine di un altro processo irregolare, per un totale di 38 anni di prigionia.

“È sconvolgente che Nasrin Sotoudeh vada incontro a quasi quattro decenni di carcere e a 148 frustate a causa del suo lavoro pacifico in favore dei diritti umani, compresa la difesa legale di donne sotto processo per aver sfidato le degradanti leggi sull’obbligo del velo”, ha dichiarato Philip Luther, direttore delle ricerche sul Medio Oriente e sull’Africa del Nord di Amnesty International. “Nasrin Sotoudeh dev’essere rilasciata immediatamente e senza alcuna condizione e questa oscena sentenza dev’essere subito annullata”, ha proseguito Luther.

“Nasrin Sotoudeh ha dedicato tutta la vita a difendere i diritti delle donne e a chiedere l’abolizione della pena di morte: è semplicemente oltraggioso che le autorità iraniane la puniscano per questo. Il verdetto di colpevolezza e la condanna di oggi confermano la reputazione dell’Iran come crudele oppressore dei diritti delle donne”, ha sottolineato Luther. Si è trattato della più dura condanna inflitta negli ultimi anni contro i difensori dei diritti umani in Iran, a riprova che le autorità, incoraggiate dalla completa impunità di cui godono i responsabili delle violazioni dei diritti umani, stanno inasprendo la repressione.

Nasrin Sotoudeh è stata arrestata nella sua abitazione il 13 giugno 2018. All’inizio di questa settimana è stata informata dall’ufficio per l’esecuzione delle pene di Evin, la prigione di Teheran dov’è attualmente detenuta, che era stata giudicata colpevole di sette reati e condannata a 33 anni e 148 frustate. Tra i reati, riferiti unicamente al suo pacifico lavoro in favore dei diritti umani, figurano “incitamento alla corruzione e alla prostituzione”, “commissione di un atto peccaminoso (…) essendo apparsa in pubblico senza il velo” e “interruzione dell’ordine pubblico”.

I giudici hanno applicato l’articolo 134 del codice penale che autorizza a emettere una sentenza più alta di quella massima prevista se l’imputato ha più di tre imputazioni a carico. Nel caso di Nasrin Sotoudeh, il giudice Mohammad Moghiseh ha applicato il massimo della pena per ognuno dei sette capi d’accusa, 29 anni in tutto, aggiungendovi altri quattro anni e portando così la condanna a 33 anni. Imprigionare per le sue attività pacifiche una persona che difende i diritti umani è già orribile, ma il fatto che il giudice abbia esercitato il suo potere discrezionale per assicurare che Nasrin Sotoudeh resti in carcere per più tempo di quanto preveda la legge iraniana, è particolarmente oltraggioso”.

“I governi che hanno influenza sull’Iran dovrebbero chiedere il rilascio di Nasrin Sotoudeh. La comunità internazionale, in particolare l’Unione europea, dovrebbe prendere pubblicamente una posizione forte contro questa vergognosa condanna e intervenire urgentemente per assicurare il rilascio immediato e incondizionato della detenuta”, ha sottolineato Luther. L’Irna (l’Agenzia di stampa della Repubblica iraniana) ha riferito che il giudice Moghiseh ha detto ai giornalisti che Nasrin Sotoudeh era stata condannata a sette anni: cinque per “associazione e collusione per compiere reati contro la sicurezza nazionale” e due per “offesa alla Guida suprema”.

Il lancio di agenzia non ha chiarito se il giudice si stesse riferendo a un ulteriore caso separato.  Amnesty International non è attualmente in grado di spiegare perché le parole attribuite al giudice Moghiseh contraddicano quanto comunicato di persona a Nasrin Sotoudeh dall’ufficio per l’esecuzione delle pene del carcere di Evin.

Squadroni filo-governativi contro le donne che protestano 

Secondo Amnesty International, i video provenienti dall’Iran e che stanno circolando sui social media testimoniano il clima quotidiano di intimidazione nei confronti delle donne, da parte di agenti della cosiddetta polizia morale e di squadre filo-governative che cercano di far rispettare le leggi sull’obbligo del velo. 

Nei video si vedono persone e agenti della polizia morale in abiti borghesi discutere animatamente con le donne o aggredirle in nome della difesa della “pubblica decenza” perché hanno sfidato le degradanti leggi sull’obbligo del velo. Quando le donne iniziano a filmare le scene per pubblicarle sui social media, gli uomini si fanno ancora più aggressivi. 

“I video che stanno circolando nelle ultime settimane sono la prova dell’agghiacciante livello di violenza quotidiana che le donne subiscono da parte della polizia morale o di squadre filo-governative solo per aver osato sfidare le offensive leggi sull’obbligo del velo. Queste leggi non sono solo degradanti e discriminatorie, ma vengono anche usate per giustificare aggressioni in strada contro le donne e le ragazze”, ha dichiarato Philip Luther, direttore delle ricerche sul Medio Oriente e l’Africa del Nord di Amnesty International. 

Le donne iraniane vengono regolarmente fermate a caso in strada dagli agenti della polizia morale, che le insultano e le minacciano, ordinano loro di rimettersi il velo per coprire i capelli o danno loro dei fazzoletti per togliere il trucco. Spesso le schiaffeggiano, le picchiano coi manganelli le ammanettano e le costringono a salire sui furgoni della polizia. 

 

Pubblicato in Nazionale

Tutti parlano di disuguaglianze. Anche quelli che hanno concorso in questi ultimi trent'anni a produrle. Perché le disuguaglianze sono tornate a crescere, prima di tutto quelle di ricchezza. E la percezione di abbandono, disattenzione o impotenza da parte delle classi dirigenti ha prodotto paura, risentimento, rabbia.

“L'idea che la tua povertà o vulnerabilità – scrive il Forum Disuguaglianze Diversità - il degrado del tuo territorio, il peggioramento dei servizi essenziali per te e la tua comunità, il mancato riconoscimento della tua persona siano "inevitabili" ti toglie la forza per poterti emancipare e ti lascia aperta solo la strada della rabbia verso gli altri, magari ancora più deboli di te”.

Ma non c'è nulla di ineluttabile nelle disuguaglianze. “È una menzogna costruita nell'ultimo trentennio. Le disuguaglianze sono il frutto di politiche pubbliche errate, di un minore potere del lavoro, di un cambiamento del senso comune. Ce lo ha insegnato Anthony Atkinson”, continua il Forum.

E' dunque possibile ridurle. Con un cambio di rotta radicale su questi tre fronti: “dopo due anni di lavoro, l'impegno del ForumDD, e di oltre duecento persone, fra ricercatori e membri delle organizzazioni di cittadinanza attiva, finalmente il 25 marzo, al Teatro de' Servi di Roma, presenteremo 16 proposte per la giustizia sociale, che intervengono su tre meccanismi di formazione della ricchezza: il cambiamento tecnologico, il potere negoziale del lavoro, il passaggio generazionale.Se è vero che tutti parlano delle disuguaglianze, non tutti vogliono ridurle davvero. Noi invece siamo convinti che si debbano cambiare le cose. È giusto. È possibile”.

Registrazione obbligatoria tramite mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Posti limitati. L'ingresso sarà consentito, previa registrazione, fino a esaurimento posti. Sarà possibile seguire la diretta video sulla pagina Facebook del ForumDD e sul sito.

 

 

Pubblicato in Economia sociale

Il 21 marzo esce nelle sale italiane “Ed è subito sera”, un film diretto da Claudio Insegno con Franco Nero, Gianluca Di Gennaro che interpreta il protagonista (Dario Scherillo) ed un cast composto da attori di successo, quali Paco De Rosa, Gianclaudio Caretta, Salvatore Cantalupo, Gaetano Amato, Simona Ceruti, Stefania De Francesco, Fabio Toscano, Alfredo Nuzzo, la partecipazione amichevole di Ciro Ceruti e nel ruolo di se stesso Sandro Ruotolo.

Sullo sfondo di una piccola piazza di spaccio alle falde del Vesuvio si incrociano i sogni e le speranze di tre famiglie di diversa estrazione sociale, quella di Dario, onesta e laboriosa, che vuole rinnovare i saloni della scuola guida di loro proprietà, quella del Magistrato de Martino che vorrebbe estirpare il cancro della camorra e mettere fine alla faida tra i clan di don Tonino e del Talebano e quella del Muccuso, un codardo boss in ascesa. E talvolta basta un niente, una piccola modifica allo scenario ed i sogni e le speranze vengono spazzati via. 

Tratto dalla storia di Dario Scherillo, il film racconta la storia del giovane ucciso a Casavatore il 6 dicembre del 2004 nel pieno della prima faida di camorra che insanguinò l'area nord di Napoli, determinando decine di vittime, tra cui tanti innocenti. Dario fu ucciso perché erroneamente scambiato per un affiliato ad un clan rivale di quello al quale appartenevano i killer.

Il progetto, presentato al Los Angeles Italia Film Festival è nato per ricordare tutte le vittime innocenti della criminalità e dare voce, a partire, appunto, dal racconto della storia di Dario Scherillo, a chi lontano dai riflettori si impegna con la propria testimonianza a diffondere la cultura della legalità e della cittadinanza responsabile nei territori martoriati dalle faide di camorra e da ogni forma di illegalità, il Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità, la Fondazione Pol.i.s., la FAI, LegalmenteItalia e l'Associazione Dario Scherillo esprimono la propria adesione al progetto della Pdr produzioni srl e lo sostengono in misura convinta. La colonna sonora del film "L'ultima luna" è di Gigi Finizio.

“Vogliamo in qualche modo far rivivere le nostre vittime e la loro innocenza”, spiega il Presidente del coordinamento Alfredo Avella. “Vogliamo che in un tempo non lontano le nuove generazioni dimentichino i nomi e le storie dei boss di camorra e ricordino i nomi e le storie delle vittime. Spesso anche attraverso film e fiction ai nostri giovani viene fornito un ritratto quasi idealizzato dei killer di camorra, generando il pericolo di assurde imitazioni. Il Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità la Fondazione Pol.i.s., la FAI e l'Associazione Dario Scherillo vogliono collaborare alla realizzazione di questa serie che invece racconta l'esistenza di una Campania che va oltre gli stereotipi, che non è solo camorra ma anche e soprattutto un insieme di alternative culturali e sociali alla prepotenza del crimine”.

Pubblicato in Cultura

La sequenza sismica che si è verificata nel Centro Italia dal 24 agosto 2016 è legata all'estensione che coinvolge gli Appennini e misurata tramite la rete GPS in circa 4-5 mm all'anno. La sorpresa è che grazie alle nuove tecnologie satellitari è stato possibile misurare come il terremoto abbia determinato l'abbassamento di un volume di crosta terrestre almeno 7 volte maggiore di quello sollevato.

"Attraverso l'uso di dati geodetici e tecniche interferometriche satellitari applicate a immagini radar InSAR (Interferometric Synthetic Aperture Radar)", spiega Christian Bignami dell'INGV, "sono state acquisite immagini che hanno permesso l'esatta misurazione dei volumi di roccia mobilizzati durante il terremoto di Amatrice - Norcia".

Da circa venti anni i satelliti per l'osservazione della Terra permettono di studiare gli eventi sismici. In particolare, i satelliti che equipaggiano un sensore RADAR, il SAR (dall'inglese Synthetic Aperture Radar), sono utilizzati per misurare con precisione le deformazioni della superficie terrestre indotte dai terremoti. Situati su una piattaforma satellitare in orbita attorno alla Terra, i SAR permettono di ottenere informazioni dettagliate sotto forma di immagini. Applicando una particolare tecnica di elaborazione del segnale, l'Interferometria SAR (InSAR), è possibile analizzare e misurare i movimenti del suolo. "L'interferometria SAR", spiegano Christian Bignami ed Emanuela Valerio, "ha permesso di estrarre l'informazione circa la distanza che ciascun punto (il pixel delle immagini) al suolo ha rispetto al SAR, consentendo quindi la misura delle variazioni avvenute nell'area 'fotografata' dal satellite a seguito del terremoto. È stato così possibile calcolare gli abbassamenti e sollevamenti del suolo, e i relativi volumi di roccia mobilitati dagli eventi sismici avvenuti il 24 agosto 2016 di magnitudo 6 e il 30 ottobre 2016 di magnitudo 6.5".

I risultati ottenuti pongono un quesito molto importante: dove va a finire in profondità questa massa crostale in eccesso? Il modello prevede che nella fase preparatoria del terremoto, che può durare alcune centinaia di anni, si formino nella crosta fragile (i primi 10-15 km) alcune migliaia di microfratture legate all'estensione in corso lungo la catena appenninica e quindi la creazione di un volume "dilatato" che, raggiunto uno stato limite in cui non è più in grado di sostenere il peso delle rocce sovrastanti, il volume dilatato collassi, accogliendo il volume in eccesso che si abbassa durante il terremoto, come la richiusura di una fisarmonica.

"In particolare, grazie a questi dati", aggiunge il Presidente INGV Carlo Doglioni, "è stato valutato il rapporto tra volume di roccia in subsidenza e volume in sollevamento, gettando nuova luce e conferme sul ruolo della forza di gravità nei terremoti relativi a faglie estensionali. Prossimo obiettivo è la caccia ai volumi crostali in cui lungo l'Appennino vi siano zone dilatate, prone a generare un futuro evento sismico.

Lo studio Volume unbalance on the 2016 Amatrice - Norcia (Central Italy) seismic sequence and insights on normal fault earthquake mechanism, autori C. Bignami, E. Valerio, E. Carminati, C. Doglioni, R. Lanari e P. Tizzani, è stato pubblicato sulla rivista Scientific Reports-Nature.

 

Pubblicato in Ambiente&Territorio
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