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Domenica, 21 Luglio 2019

Articoli filtrati per data: Giovedì, 14 Marzo 2019 - nelPaese.it

Oggi le Nazioni Unite non hanno fatto passi in avanti sulle politiche sulle droghe. Nonostante l'apertura del documento finale di UNGASS 2016, il Segmento Ministeriale sulle droghe ha approvato una dichiarazione che ripercorre di fatto quella del 2009 per un "mondo libero dalla droga". Anche se vi sono continui richiami all'evidenza del fallimento e alla necessità di valutare gli esiti, i Governi continuano nell'inconcludente retorica antidroga.

Nell'ultimo decennio c'è stato un aumento del 31% nel numero di persone che usano droghe e un aumento senza precedenti nella coltivazione dell'oppio e della coca. Anche il crimine organizzato è fiorito, con il commercio di droghe illecite valutato tra i 426 e i 652 miliardi di dollari. E' significativo che proprio oggi un gruppo di lavoro interistituzionale delle Nazioni Unite abbia pubblicato un rapporto sulle lezioni apprese dal sistema delle Nazioni Unite (che trovate qui sotto) che dichiara che "le politiche punitive sulla droga continuano ad essere utilizzate in alcune comunità, nonostante siano inefficaci nel ridurre il traffico di droga o nell'affrontare l'uso e l'offerta di droghe non mediche e continuano a minare i diritti umani e il benessere delle persone che fanno uso di droghe, nonché delle loro famiglie e comunità".

“Non tutti i Governi per la verità sono allineati: a partire dalla Bolivia di Morales, ma anche agli Stati europei e la stessa Commissione Europea che hanno inisistito sul ripartire dai passi avanti del 2016, sulla riduzione del danno sociale e sanitario e sulla proporzionalità delle pene. L'Europa ha tenuto l'impegno di continuare a rappresentare un modello bilanciato a favore degli interventi sociali e sanitari ridimensionando la criminalizzazione”, dichiara in una nota la delegazione del Forum Droghe.

“È evidente la polarizzazione delle posizioni – continua la nota - con da un lato i paesi asiatici, africani e la Russia schierati sulle posizioni più proibizioniste e repressive, dall'altro America Latina e Europa che invece spingono verso una riforma delle politiche globali.

In positivo va sottolineata, tra tutti i limiti della dichiarazione, la conferma esplicita della flessibilità delle convenzioni che permette agli Stati di innovare le proprie politiche nella direzione più efficace a rispondere ai problemi”.

Tra gli oltre 100 Ministri e Capi di Stato che prenderanno la parola oggi e domani, manca l'Italia. “Con un doveroso ringraziamento al prezioso lavoro dell'Ambasciata italiana all'ONU – conclude il Forum Droghe - spicca l'assenza di un qualsiasi esponente governativo a Vienna. Visti i precedenti del 2009 (quando l'Italia ruppe il fronte riformista europeo), il silenzio nei confronti della Società Civile e le esternazioni e le proposte legislative del Governo e delle forze che lo sostengono, questa assenza forse non è una cattiva notizia”.

Pubblicato in Nazionale

Costanza è una studentessa di Medicina a Milano, originaria di Napoli, che ha deciso di prendere parte ad un progetto di volontariato in Brasile per aiutare i bambini di una ONG di Vitoria. Oggi le abbiamo chiesto di raccontarci la sua storia.

Costanza, come mai hai deciso di partire?

“Il motivo per cui ho deciso di partire è perchè volevo fare qualcosa di utile per qualcun altro che non fosse me stessa. Mi piaceva l’idea di poter lavorare a stretto contatto con dei bambini, quindi ho unito questo al fatto di voler sfruttare il mio tempo libero per qualcosa di buono, invece di fare la solita vacanza con le amiche. Posso dire ora che è stata decisamente la scelta giusta, nonchè un’esperienza unica.”

In cosa consisteva il progetto a cui hai preso parte?

“Lavoravo in una NGO a Vitoria, in Brasile, con bambini dai 2 ai 5 anni a cui insegnavo l’inglese. Ovviamente, essendo bambini piccoli, abbiamo cercato di far imparare loro le cose basilari come i colori, i pasti e i giorni. Con me c’era anche un’altra ragazza di Napoli e una della Germania, insieme tenevamo ogni giorno 2 lezioni in due diverse classi per un’ora ciascuna.”

Appena arrivata hai trovato difficile adattarti?

“C’è stato sicuramente uno shock culturale, tutto era molto diverso da come siamo abituati qui in Italia. Il primo giorno è stato sconvolgente! Era domenica e tutti i negozi erano chiusi quindi non potevo acquistare nulla di quello che mi serviva, in più per il lungo viaggio in aereo ero stanchissima e avevo sempre sonno. Dopo un po' però sono riuscita ad adattarmi, grazie anche alla famiglia molto ospitale presso cui alloggiavo.”

Cosa hai imparato grazie a questo progetto?

“Ho imparato sicuramente a relazionarmi con persone diverse da me, che vengono da diverse parti del mondo. Quest’esperienza mi ha fatto aprire gli occhi su tante cose, mi ha fatto capire che ci sono realtà completamente diverse dalla nostra, che la povertà esiste davvero e cosa significa conviverci per dei bambini. Ho capito quanto noi siamo fortunati ad avere tutte le nostre comodità e che non ne siamo così consapevoli e diamo troppe cose per scontate, come se ci fossero dovute. So che sembra scontato da dire ma questi concetti sono molto semplici da scordare proprio perchè sembrano così lontani da noi”

Se dovessi scegliere una cosa che ti porterai dietro di questa esperienza quale sarebbe?

“I bambini assolutamente! Loro sono stati la scoperta più grande. Mi strappavano sempre un sorriso ed erano dolcissimi. Non avevano nulla, ma riuscivano a divertirsi con quel poco che riuscivano ad avere ed erano lo stesso felici.”

Cosa ti senti di dire alle persone che stanno pensando di fare un’esperienza simile?

“Prima di tutto consiglio di informarsi bene su tutto ciò che vi servirà una volta arrivati nel Paese dove svolgerete il progetto, magari anche parlare con chi ci è già stato potrebbe aiutare tanto.  Un’altra cosa che consiglio, visto che l’ho vissuta in prima persona, è di non farsi abbattere dallo shock dei primi giorni, è normale, poi vi abituerete e non vorrete più andare via. In generale, comunque, è stata una delle esperienze più belle della mia vita, è stato un qualcosa che mi è servito  molto a livello personale e che mi ha fatta tornare a casa più matura e consapevole della persona che voglio essere in futuro.  Quindi, lasciate a casa i dubbi e partite!”

Per scoprire nuove culture, fare nuove esperienze e vivere una storia simile a quella di Costanza, bisogna rivolgersi al sito bit.ly/Volontariatointernazionale.

 

Pubblicato in Dal mondo

Si rinnova per la ventiquattresima edizione il MEMORIAL "MASSIMILIANO CAPUZZONI", il torneo di mini rugby organizzato dalla A.S. RUGBY MILANO dedicato ai bambini delle categorie Under 6, Under 8, Under 10 e Under 12. Il Memorial Capuzzoni è il più grande torneo di livello nazionale dedicato al mini rugby organizzato in Lombardia: 1200 bambini saranno suddivisi secondo le categorie di età per disputare 200 partite della durata media di 10 minuti. Le ore di gioco distribuite sui 20 campi a disposizione saranno complessivamente 40: un grande risultato che si ripete ogni anno.

Parallelamente le categorie Under 7 e Under 9 disputeranno un torneo loro dedicato che possa permettere ai bambini un confronto equilibrato con i pari età nell'ottica di una crescita continua ed agli educatori un'attenta valutazione delle capacità e dei progressi di ogni piccolo atleta.

La manifestazione si terrà durante la giornata di domenica 31 marzo presso il Centro Sportivo "G.B. Curioni", Circonvallazione Idroscalo 51 – Segrate e il Centro sportivo Saini, via A. Corelli 136 – Milano.

Al termine dell'evento verranno premiate le società classificate al primo posto di ogni categoria col trofeo "M. Capuzzoni". Anche per questa edizione il Memorial Capuzzoni sarà affiancato dal TROFEO "LUCIANO BAGNOLI" assegnato alla società che, come classifica aggregata delle 4 categorie partecipanti, avrà ottenuto il miglior risultato complessivo. Parteciperanno alla cerimonia di premiazione Sergio Carnovali, Presidente dell'A.S. Rugby Milano, i rappresentanti delle famiglie Capuzzoni e Bagnoli e i rappresentanti delegati degli Enti patrocinanti.

Il Memorial Capuzzoni coinvolge 250 persone dello staff A.S. Rugby Milano, con il supporto di ulteriori 300 volontari che garantiscono tutti i servizi necessari ai piccoli atleti (accoglienza, ristoro caldo distribuito su due mense, spogliatoi capienti, campi ben organizzati) e 6 medici con servizio ambulanza.

Di seguito le squadre partecipanti: Amatori&Union Rugby Milano, Cernusco 1979 ASD, CUS Padova Rugby, Experience School L'Aquila, Fiumicino Rugby AD, Franciacorta rugby, Geas Rugby Sesto S.G., Gispi Rugby Prato, Livorno Rugby SSD, Lyons Piacenza, Modena Rugby 1965, Orsi Province dell'Ovest, Rugby Parco Sempione, Petrarca Rugby Junior ASD, UR Capitolina, US Primavera Rugby, Valpolicella Rugby, Valsugana Rugby Junior ASD, Varese Rugby, AS Rugby Milano.

 

Pubblicato in Sport sociale

L'attivista 16enne svedese Greta Thunberg, promotrice delle marce dei giovani per il clima in tutta Europa, è stata proposta per il premio Nobel per la pace da tre parlamentari norvegesi in segno di riconoscimento per il suo impegno contro la crisi climatica e il riscaldamento globale, riporta il settimanale Time. "Abbiamo nominato Greta perche' la minaccia del clima potrebbe essere una delle cause più importanti di guerre e conflitti", ha detto il parlamentare Freddy Andre Oevstegaard.

Per il nostro Paese è stato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a lanciare un monito senza precedenti: "Siamo sull'orlo di una crisi climatica globale, per scongiurare la quale occorrono misure concordate a livello globale"

Friday for future

Niente scuola o università per i ragazzi di tutto il mondo venerdì 15 marzo. Sciopereranno e scenderanno in piazza, senza bandiere, per far sentire la propria voce, soprattutto ai capi di stato e di governo, a cui chiedono impegni concreti contro i cambiamenti climatici. In ballo c'è il loro futuro. Il 'Global Strike For Future', che ha ricevuto l'adesione di una novantina di Paesi e più di 1.325 città, arriva dopo un paio di mesi di manifestazioni, organizzate ogni venerdì in diverse città di ogni continente, nei 'Fridays for Future' lanciati dalla sedicenne svedese Greta Thunberg, ormai simbolo mondiale di questa protesta e di questa istanza, di quello che è diventato un movimento studentesco mondiale. Ma a cui aderiscono anche gli adulti, e fra questi oltre tremila scienziati. Tutto è cominciato dall'attivista dalle lunghe trecce bionde con la sindrome di Asperger, come si definisce nel profilo Twitter, dove ha 235mila follower, mentre la sua pagina Facebook la seguono in oltre 270mila.

Anche in Italia ci saranno tante piazze con gli studenti che chiedono interventi urgenti da parte dei governi

Rischio climatico irreversibile

Anche se il mondo dovesse tagliare le emissioni di gas serra in linea con l'accordo di Parigi del 2015, le temperature invernali nell'Artico aumenteranno di 3-5 gradi entro il 2050 e di 5-9 gradi entro il 2080, devastando l'area e scatenando l'innalzamento del livello del mare in tutto il mondo. Lo afferma un nuovo rapporto dell'Onu sull'ambiente secondo cui si aggiunge che il rapido scongelamento del permafrost entro il 2050 potrebbe minacciare quattro milioni di persone (le popolazioni indigene dell'Artico affrontano già un aumento di insicurezza alimentare) e circa il 70% dell'attuale infrastruttura artica.
   
Il rapido scongelamento del permafrost potrebbe persino accelerare i cambiamenti climatici e rendere inutili gli sforzi per raggiungere l'obiettivo indicato nel 2015 a Parigi di limitare l'aumento medio della temperatura globale entro 2 gradi, meglio se 1,5. Fra le altre conseguenze ambientali sull'Artico ci sono l'acidificazione degli oceani e l'inquinamento da plastica.

Dal 1979 ad oggi, si stima che il ghiaccio artico si sia ridotto del 40% e si prevede che, al ritmo attuale delle emissioni di CO2, le estati artiche saranno prive di ghiaccio entro il 2030. Lo scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia e dei ghiacciai artici, ricorda lo studio, contribuisce a un terzo dell'aumento del livello del mare in tutto il mondo, terreni congelati che contengono circa 1,672 miliardi di tonnellate di carbonio.

Amensty dalla parte dei giovani

Alla vigilia della giornata globale di sciopero degli studenti per il clima, prevista il 15 marzo, Amnesty International ha ammonito oggi che se i governi non affronteranno il cambiamento climatico potrebbero determinare la più grande violazione intergenerazionale dei diritti umani nella storia. 

"Amnesty International sta dalla parte dei giovani che stanno dando vita e prenderanno parte allo sciopero degli studenti per un'azione sul cambiamento climatico. Questo è un importante movimento per la giustizia sociale che sta mobilitando migliaia di persone per chiedere pacificamente ai governi di fermare il cambiamento climatico", ha dichiarato Kumi Naidoo, segretario generale di Amnesty International. 

"È brutto pensare che gli studenti debbano sacrificare giorni di studio per chiedere agli adulti di fare la cosa giusta. Ma lo fanno perché conoscono bene gli effetti dell'attuale vergognosa assenza d'azione, per loro stessi e per le future generazioni. Questo dovrebbe essere il momento per una profonda riflessione da parte della nostra classe politica", ha proseguito Naidoo. 

 

Pubblicato in Nazionale

Secondo i dati elaborati dai ricercatori di Noi@Europe i quartieri della periferia di Napoli hanno il maggiore tasso di disoccupazione femminile rispetto al resto della città. Tra i primi quattro quartieri spicca San Giovanni a Teduccio dove solo il 12,8% delle donne ha un lavoro.

In questo scenario si inserisce “Una carezza in un pugno”, il progetto finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento Pari Opportunità- nasce dalla Fondazione Famiglia di Maria in sinergia con un gruppo di istituti scolastici napoletani che insistono sul territorio della sesta municipalità del comune di Napoli, un’area caratterizzata da forme diversificate di disagio sociale.

La Fondazione, sin dalla sua istituzione alla fine del 1800 nel territorio di Napoli Est, opera in favore dei minori e delle famiglie che presentano disagi socio-economici e culturali. “Vogliamo lanciare la sfida della discriminazione di genere e delle pari opportunità proprio in questo quartiere – dichiara Anna Riccardi, presidente della Fondazione Famiglia di Maria – ed è per me in linea con la finalità principale dell’ente, quella di valorizzare al massimo la capacità relazionale e di promuovere la solidarietà, l'amicizia ed il reciproco rispetto tra le bambine e i bambini, e tra questi e l'ambiente in cui vivono, promuovendo il rispetto dei principi di legalità e di non violenza nelle interazioni, ponendo il massimo impegno nel favorire e promuovere  la relazione tra minori ed i propri nuclei familiari”.

La durata del progetto è di 18 mesi e si propone un’articolata campagna di comunicazione e sensibilizzazione rivolta alla prevenzione della violenza di genere in tutte le sue accezioni. I protagonisti sono le bambine e i bambini, le ragazze e i ragazzi del quartiere in stretta connessione con le mamme e i papà

La campagna di comunicazione e di sensibilizzazione, in capo alla Fondazione Famiglia di Maria, ha come finalità prioritaria la sensibilizzazione sul tema della specificità del ruolo sociale e culturale della donna soprattutto in rapporto alle scelte scolastiche e lavorative spesso condizionate da pregiudizi derivanti da stereotipi di genere.

Concorso di idee: evento il 16 marzo

Un primo appuntamento pubblico è previsto sabato 16 marzo alle ore 10 nella sede della Fondazione a San Giovanni a Teduccio, via Salvatore Aprea 52, quando sarà lanciato un concorso di idee rivolto alle bambine e alle ragazze del quartiere per realizzare un video sul tema.

Per l’occasione la “madrina” del concorso sarà la giornalista Amalia De Simone che ha ricevuto l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica dal presidente Sergio Mattarella per le sue inchieste giornalistiche per le quali ha ricevuto minacce, intimidazioni e querele temerarie.

Interverranno anche la presidente della Fondazione Famiglia di Maria, Anna Riccardi, la giornalista Anna Trieste e Giorgia Gusmeroli, ingegnere e consulente della multinazionale Deloitte che da 2 anni si occupa di talenti con Digita Academy, la scuola di alta formazione con l'università Federico II di San Giovanni a Teduccio.

Durante la mattinata si esibiranno anche le Mujeres Creando, il gruppo musicale tutto al femminile che ha mutuato il nome da un collettivo femminista sudamericano: il riferimento alla creatività, al grande potenziale delle donne quando si uniscono per un obiettivo comune

 

Pubblicato in Campania

Presentato il progetto approvato che si realizzerà nell’area del Parco del Vulture. Ridurre i rischi di inquinamento e di incendi, sensibilizzazione e coinvolgimento della comunità con azioni di volontariato ambientale, di educazione e divulgazione ambientale, visite guidate, laboratori in natura nel territorio del Parco del Vulture

Il progetto finanziato dalla Fondazione con il Sud nell’ambito del Bando Ambiente 2018 sarà sviluppato attraverso azioni di vigilanza ambientale, azioni di citizen science, campagne di comunicazione, educazione e sensibilizzazione. Tutti questi interventi devono rappresentare gli strumenti per ottenere risultati e cambiamenti.

Dal punto di vista dell'impatto sociale, quindi, l'obiettivo del progetto è innanzitutto, nel breve termine, ottenere cambiamenti specifici nei diretti partecipanti al progetto. Nel medio lungo termine invece, l'impatto dovrà essere misurabile in termini di cambiamento a livello di organizzazioni, sistemi, processi decisionali e pianificazione territoriale.

Infatti, solo preservando i servizi ecosistemici forniti dalle risorse ambientali e naturalistiche dell'area è possibile ipotizzare concrete, durevoli e sostenibili esperienze di sviluppo. Il progetto quindi può svolgere un ruolo importante per rendere socialmente accettabile un modello di fruizione sostenibile del Parco e una gestione regolamentata dello stesso, perché potrà fornire risultati e strumenti che dimostrino la convenienza di tale modello per l'intera collettività.

Il progetto mira a coinvolgere con differenti modalità tutti quei soggetti che possono essere considerati portatori di interesse nei confronti delle iniziative previste e che direttamente o indirettamente sono riconducibili alle azioni da mettere in campo.

Si coinvolgeranno Istituti scolastici e le organizzazioni del terzo settore per la realizzazione delle attività di volontariato ambientale e di ripristino dei luoghi. Alla presentazione, tenuta questa mattina presso lo Scambiologico di Potenza, hanno preso parte, oltre al capofila Servizio Vigilanza Ambientale Legambiente Potenza, tutto il partenariato composto anche dalla Legambiente Basilicata Onlus, dall’associazione culturale "La Tenda del Bivacco" e dall’Energaia srl impresa sociale come partenariato del provato sociale e dal Dipartimento Ambiente e Energia della Regione Basilicata, dall’Ente Parco Naturale Regionale del Vulture e dalla Provincia di Potenza, come partner Istituzionali.

Rosangela Polichiso Presidente del Servizio Vigilanza Ambientale Legambiente Potenza, ha presentato il progetto “che ci vedrà impegnati nei prossimi due anni in numerose attività di tutela e valorizzazione dell’area del parco del Vulture, con il pieno coinvolgimento delle comunità locali” con Antonio Lanorte Presidente della Legambiente Basilicata Onlus che sottolinea la “grande rilevanza attribuita alla promozione di un turismo dolce e quindi di forme di fruizione del territorio molto distanti da quelle attuali, caratterizzate da una presenza turistica non compatibile con la conservazione delle qualità ambientali dell’area”.

Antonio Stabile Presidente dell’associazione culturale "La Tenda del Bivacco" di Rionero, ha evidenziato come “la nostra partecipazione dell’associazione al progetto renderà possibile scoprire e vivere pienamente il Vulture e Monticchio con escursioni guidate, progetti di educazione ambientale con le scuole, attività di vita all’aria aperta per scoprire le bellezze del territorio”.

 

Rocco Guarino Presidente della Provincia di Potenza “condivide appieno gli obbiettivi del progetto che può rappresentare un modello innovativo di partecipazione attiva delle comunità alla salvaguardia delle aree protette. Il presidio del territorio e la vigilanza ambientale costituiscono strumenti qualificanti per la prevenzione e riduzione dei rischi che minacciano il territorio del Parco” unitamente a Francesco Pietrantuono Assessore all’Ambiente della Regione Basilicata, che ha evidenziato che per la Regione Basilicata “si aggiunge un ulteriore tassello ai tanti interventi programmati per il nuovo Parco Regionale del Vulture, sempre più volano di sviluppo. Rivolgo un caloroso ringraziamento a tutti i partners per il successo del progetto candidato e auguro buon lavoro per la fase esecutiva e l'attuazione degli interventi finanziati.

 

In conclusione anche Francesco Ricciardi Commissario dell’Ente Parco Naturale Regionale del Vulture, si è dichiarato “pienamente soddisfatto dell’avvio del progetto che consentirà al Parco di realizzare con il partenariato azioni concrete per la tutela e la valorizzazione dell’area protetta, puntando alla qualità del territorio e delle sue emergenze naturali, ambientali ed enogastronomiche”.

 

Pubblicato in Basilicata

"Un caldo del demonio" è una compagnia di teatro sociale formata da ospiti del Centro Diurno "L'isola che non c'è" di Bibbiena, studentesse e studenti del Liceo delle Scienze Umane e dell'IPSC di Poppi e allievi e allieve della Facoltà di Psicologia di Firenze. Il progetto è stato ideato e condotto dal due psicologi - psicoterapeuti con lunga esperienza sul campo teatrale e dell'inclusione sociale: Francesco Ridolfi ed Elisabetta Pesci.

"Un caldo del demonio" presenterà anche a Firenze, al teatro dell'Affratellamento in via Orsini, il suo ultimo spettacolo "Di anonimo amore. Fatti e misfatti del maleficio della culla". Andrà in scena alle ore 18 di domenica 17 marzo.

La compagnia è nata come risultato della prima esperienza del Laboratorio di Teatro Sociale tenuto presso il centro diurno nel 2014.  Il primo spettacolo dal titolo "Un caldo del demonio" ha poi dato il nome alla compagnia: "l'insofferenza tipica dell'adolescenza, la rabbia che ne scaturisce, un corpo che rende prigionieri – temporaneamente, ottimisticamente – e che metaforicamente può essere paragonato al caldo insopportabile del deserto, un caldo del demonio, appunto".

Il centro "L'Isola che non c'è", servizio per disabili a Bibbiena con titolarità della locale amministrazione comunale e con gestione della cooperativa sociale Koinè, è stato attivato il 17 marzo 2017 ed ospita 13 persone, la cui condizione clinica descrive quadri complessi in cui il ritardo mentale di tipo medio-grave si associa a tetraparesi ipotonica-distonica, autismo, sindrome di Down, sindromi o patologie genetiche, impulsività e disturbo della condotta, psicosi.

 

 

Pubblicato in Toscana

Cinque cooperative sociali della Lombardia (Coop Lotta Contro l’Emarginazione Onlus, Diapason Cooperativa Sociale, Fuori Luoghi Onlus, Il Melograno Onlus, Passapartout Consorzio di Imprese Sociali), in un percorso condiviso con le Centrali Cooperative Legacoop e Confcooperative, hanno deciso di non partecipare al nuovo bando dell’accoglienza diffusa della Prefettura di Milano la cui scadenza era fissata per ieri 12 marzo.

Contestualmente le cinque cooperative lombarde hanno depositato un ricorso al Tar del Lazio per chiedere l’annullamento con sospensiva del nuovo bando perché non rispetta gli standard di qualità definiti della Carta della Buona Accoglienza, promossa da Confcooperative, Legacoop e poi sottoscritta nel 2016 a livello nazionale da ANCI e dal Ministero degli Interni, e perché non consente di sostenere e coprire i costi necessari per gestire il servizio pur con le ridotte prestazioni previste dal nuovo capitolato.

«La decisione di fare ricorso al Tar del Lazio è la nostra democratica reazione al decreto sicurezza e all’impostazione dei nuovi bandi, culturalmente e socialmente sbagliata oltre che economicamente insostenibile», sottolinea Dario Colombo della coop sociale Il Melograno Onlus, una delle realtà coinvolte nel ricorso. «Il taglio delle rette previsto dai nuovi bandi che stanno uscendo in tutta Italia, infatti, va a discapito delle professionalità degli operatori che lavorano nelle strutture dell’accoglienza diffusa e dei servizi di integrazione forniti agli ospiti. Queste organizzazioni lavorano da molti anni nell’accoglienza di persone in situazione di fragilità e quella dell’inclusione e dell’integrazione è la vera alternativa a un sistema di puro assistenzialismo che si allontana dalla cura e dall’attenzione verso la persona e a questo diciamo uniti fermamente no».

La conseguenza immediata della decisione presa dalle cinque realtà del terzo settore milanese di non partecipare al bando della Prefettura di Milano si traduce nel rischio concreto per le persone accolte da queste realtà dell’accoglienza diffusa di tornare nei grandi centri collettivi allo scadere del prossimo 30 aprile, perdendo così di fatto il principio reale dell’opera d’integrazione. Diversi enti del terzo settore si stanno organizzando in altre Regioni per far fronte ai nuovi bandi, attraverso iniziative simili. Quanto le accomuna è l’idea che deve essere rispettata la dignità della persona, ancor più se fragile, nonché la dignità del lavoro prestato in questo settore, rifuggendo da valutazioni astratte sui costi di riferimento.

«La scelta delle cooperative milanesi, cui si aggiungerà presto quella di altre realtà in Provincie diverse, va intesa come la volontà di affermare e difendere un modello imprenditoriale che non può scindere gli aspetti economici da quelli valoriali; di fronte alla prospettiva di vedersi paragonare a semplici “custodi e controllori” e di veder vanificati percorsi di inclusione sociale e lavorativa intrapresi con tanta fatica e passione è legittimo, da parte delle associate, intraprendere la strada giudiziaria», evidenzia Valeria Negrini di Confcooperative e portavoce dell'Alleanza Cooperative Italiana-Welfare Lombardia. La Prefettura milanese è stata fra le prime, tra le grandi città, a pubblicare le gare per gli enti che vogliono gestire centri per richiedenti asilo nel 2019 e 2020: 2.900 posti complessivi, di cui 750 in appartamenti, 500 in strutture collettive fino a 50 posti, altri 1.650 per centri collettivi da 51 a 300 posti.

A essere penalizzate sono soprattutto le piccole strutture dell’accoglienza diffusa, vera leva che sostiene il processo d’inclusione e integrazione. Le cinque cooperative e onlus milanesi che hanno fatto ricorso al Tar del Lazio accolgono in totale 313 richiedenti asilo con fragilità diverse. Tutte persone con diritto a un’accoglienza inclusiva e non assistenziale e che entro il 30 aprile, se la gara non verrà nel frattempo sospesa o annullata dal Giudice amministrativo, rischieranno di essere spostate nei grandi centri collettivi, interrompendo il percorso di integrazione sin qui intrapreso.

«Insieme alla cooperative aderenti, abbiamo sempre sostenuto un modello di intervento che punta a integrare le persone migranti, accogliendole in modo capillare e diffuso, e dunque meno impattante nelle città e nei territori. Il taglio delle risorse impedisce ora di lavorare per integrare, scegliendo una modalità di intervento non sociale, ma solo securitaria. Non possiamo salire su un treno del genere e quindi appoggiamo con convinzione questo ricorso e altre iniziative simili che sappiamo già in cantiere», ribadisce Felice Romeo, coordinatore area welfare di Legacoop Lombardia.

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