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Venerdì, 22 Novembre 2019

Articoli filtrati per data: Venerdì, 15 Marzo 2019 - nelPaese.it

L' Italia rimane sotto esame al Consiglio d'Europa per le condanne che la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) inflisse al nostro Paese per il trattenimento arbitrario subito da alcuni cittadini stranieri a Lampedusa e per i respingimenti illegittimi dei migranti dai porti Adriatici.

Tra il 12 e il 14 marzo 2019, il Comitato dei Ministri del Consiglio di Europa si è riunito per 1340esimo meeting periodico durante il quale sono state esaminate le misure adottate dagli Stati in attuazione delle sentenze della CEDU.

In tale sede sono state rigettate le richieste del governo italiano di chiudere i processi di supervisione avviati a seguito della sentenza Khlaifia c. Italia - con cui la CEDU ha condannato il nostro paese per la detenzione arbitraria dei cittadini stranieri e per l'assenza di mezzi di ricorso effettivi - e della sentenza Sharifi c. Italia - relativa ai respingimenti illegittimi dal porto di Ancona e al mancato accesso alla procedura di asilo. Il Comitato ha chiesto all'Italia di inviare ulteriori informazioni sulle misure adottate entro il 31 maggio 2019.

L'ASGI ritiene che “la detenzione dei cittadini stranieri in Italia, in particolare nei cosiddetti centri hotspot, rappresenti ancora, in troppi casi, una grave e ripetuta violazione del diritto fondamentale alla libertà personale. Allo stesso tempo si ritiene estremamente preoccupante l'assenza di un sistema efficiente di monitoraggio dell'accesso al diritto di asilo e di contrasto dei respingimenti arbitrari nei porti Adriatici”.

Per tali motivi ASGI, nell'ambito del progetto In Limine e in cooperazione con l'Ambasciata dei diritti Marche, Melting Pot e Sos Diritti di Venezia, che ha inviato due comunicazioni al Comitato dei Ministri in cui vengono evidenziate “le principali violazioni riscontrate in tali contesti, accoglie con soddisfazione le richieste di informazioni che il Comitato dei Ministri ha rivolto all'Italia e si riserva di intervenire nuovamente in tali processi, presentando le criticità e le violazioni riscontrate nei contesti di sbarco, sia presso i porti adriatici che nei centri hotspot in Sicilia”.

 

Pubblicato in Nazionale

A Palermo la burocrazia comunale rischia di privare a tanti senza fissa dimora del loro dormitorio. A denunciarlo è Marina Scardavi, presidente dell’associazione “La danza delle ombre”, che ha rivolto un appello al sindaco Leoluca Orlando e all’assessore competente.

“La Danza delle Ombre dal 2011 gestisce dormitori comunali, e, dal 2013 “La Casa di Muhil”  - spiega nella lettera Scardavi - di piazzetta della Pace 6 a seguito del patto di accreditamento tra il Comune di Palermo e l’Associazione La Danza delle Ombre con la quale veniva attivato a Palermo il primo dormitorio Comunale a favore delle persone senza fissa dimora. Premesso che dal dicembre 2017 il Comune non rimborsa le spese di gestione del dormitorio ( 5 euro a persona per posto letto) oggi cosa di poco conto rispetto ai fatti estremamente gravi di cui vogliamo mettervi a conoscenza, e che l’associazione in ats con l’associazione Himera, con grandi sacrifici, si è sobbarcata della ristrutturazione dei locali, per come richiesto con nota del 13 giugno 2018 dal comune di Palermo “ AREA DELLA CITTADINANZA SOLIDALE- Servizio Comunità, Contrasto alla Povertà e Sicurezza Sociale” non più tardi di 6 mesi fa, a proprie spese, mettendo a norma gli impianti di condizionamento e munendosi del DVR. Ciò nonostante, inspiegabilmente si riceve nota del 9 ottobre con la quale si invita l’associazione al rilascio dell’immobile poiché “questa amministrazione Comunale a seguito di una gara sta per attivare tre poli diurni e notturni”, senza tenere nella dovuta Considerazione che l’attivazione di tali poli diurni era prevista nel PIANO OPERATIVO PON METRO “CITTÀ DI PALERMO” 2014 - 2020 REV. 3.0 DEL 03/04/2017° in aggiunta ai 55 posti letto già attivati a valere sul bilancio comunale e senza Considerare che la chiusura del dormitorio comunale di Piazzetta della Pace, 6 potrebbe essere intesa come modifica del progetto PON METRO finanziato dal Ministero del Lavoro con eventuale revoca dello stesso progetto, che lascerebbe tutti i senza fissa dimora privi di qualunque punto di accoglienza”.

Nella missiva si susseguono tutti i passaggi dei mesi scorsi in un continuo di ordinanze di sgombero e smentite a mezzo stampa da parte degli assessori. Per l’associazione è tanta la rabbai: “adesso, dopo tanti anni, anni in cui abbiamo salvato centinaia di vite umane, recuperato persone, trovato lavoro, affittato appartamenti, curato, assistito, amato, ridato dignità e speranza a chi l’aveva persa, con un rimborso delle spese prodotte di 5 euro a persona per posto letto, contro costi decisamente superiori sostenuti per il PON METRO PALERMO, che nel 2021 arriverà ad esaurimento. Tutto ciò che c’è di buono tentano di farlo morire. Ma non lui, questo piccolo luogo di riposo, familiare, Strapieno, Prima di farlo, devono passare sul mio cadavere. Noi ombre siamo abituate a crescere, a creare per i nostri amici.Sono fiduciosa che la volontà Politica, per il bene di Persone cosi svantaggiate, prevarrà sulla ottusa burocrazia, e che il sindaco Orlando e l’assessore Giuseppe Mattina risolvano al più presto l’incresciosa vicenda”, conclude Scardavi.

Pubblicato in Sicilia

Lo sciopero globale in difesa dell’ambiente ha investito tutta la Penisola. I giovani sono scesi in piazza da Milano a Napoli, da Roma a Palermo, nel segno di Greta Thunberg, la sedicenne svedese che ha scosso le coscienze di tutto il mondo grazie ai suoi discorsi pubblici. Ecco il resoconto dalle principali città italiane.

A Roma in migliaia con Greta. Studenti, bambini e ragazzi di ogni età in piazza per un ultimo disperato grido d’allarme: salviamo il mondo, non ce ne è un altro di riserva. In migliaia a Roma si sono ritrovati davanti al Colosseo per Fridays for the Future. Quella di Roma è solo una delle oltre 180 manifestazioni che si sono tenute in tutta Italia. In tutto sono oltre 100 i Paesi raggiunti da Friday for the Future. Il corteo ha raggiunto piazza Madonna di Loreto dove si sono tenuti i vari interventi. A muovere i ragazzi, un’unica regola: nessun vessillo di partito, niente slogan politici, né colori. Solo cartelli, bandiere, cori e parole di speranza ‘green’. La marcia degli studenti romani che hanno aderito al ‘Global strike for future’ si è mossa, dunque, tra striscioni, cori e cartelli colorati e ha avanzato una sola richiesta: “Fermiamo il cambiamento climatico”. Una sfilata pacifica, che ha raccolto adesioni anche tra gli adulti. “Il nostro pianeta sta marcendo- racconta Elisa -per questo dobbiamo fare qualcosa subito”. Nel fiume di gente, spiccano i cartelli con le scritte “Il mondo è nostro” e “Ci siamo rotti i polmoni”.

Milano, grida di giustizia per salvare il pianeta. I tamburi hanno risuonato e gli studenti hanno marciato. È partita puntualissima questa mattina da Largo Cairoli a Milano la manifestazione “Global Strike for future”. Al ritmo delle percussioni, si sono alternati gli interventi dei ragazzi al microfono. È stata “futuro” la parola protagonista di interventi, cori, striscioni. “Siamo il presente, siamo il futuro, siamo la storia”, ha esclamato una ragazza. “Il futuro è nostro e ce lo stanno rubando. Non c’è più tempo”, ha aggiunto un altro. “Se i governi non fanno qualcosa, il pianeta non sarà più quello che conosciamo noi, vogliamo un futuro”. “È da quando siamo nati che respiriamo aria inquinata, beviamo acqua inquinata, andiamo al mare e non ci sono i pesci, c’è la plastica. È giusto questo? Noi vogliamo giustizia e la vogliamo ora!”.

Firenze, migliaia in piazza per il futuro. “Se ci bloccano il futuro noi blocchiamo la città. Siamo qui perché abbiamo diritto al futuro. Lo pretendiamo”. Anche a Firenze, nel giorno dello sciopero mondiale per il clima, il Global Strike, la parola più inflazionata è stata “futuro”. “Il nostro futuro”, si è alzata da più parti di una piazza Santa Croce stracolma e giovanissima: secondo gli organizzatori sono 10 mila, la metà per le forze dell’ordine, accorsi ancor prima dell’inizio del corteo che ha portato la manifestazione in piazza Santissima Annunziata. Sventolano striscioni come “mi son rotta i polmoni”, “life in plastic is not fantastic”, “sveglia siamo a rischio estinzione”. C’è chi si presenta vestita di plastica, chi con le maschere antigas “acquistate online”. Anche a Firenze regola rispettata: non ci sono i simboli dei partiti, ‘banditi’ dai ragazzi “perché la questione ambientale non è di sinistra o di destra, riguarda tutti”. E però ci sono le bandiere dei No tav e gli appelli sono rivolti tutti alla politica e alle istituzioni. Lo striscione più grande punta il dito contro tre politici: i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, il primo per la Tav e il secondo per l’Ilva, e il sindaco Dario Nardella per la questione del nuovo aeroporto di Firenze. “Possiamo ancora fermarli”, è scritto nello striscione che accompagna i volti di Nardella, Salvini e Di Maio.

In 7 mila a Bologna. “Mi aspettavo massimo 300 persone, ma ora ce ne saranno almeno 3.000”. È così che Caterina Noto, studentessa di Scienze ambientali all’Università di Bologna che ha organizzato il Global Strike in città, non ha trattenuto la sua gioia davanti al corteo. “Tutto è partito dal niente, tramite Facebook e passaparola poi gli studenti hanno iniziato a scrivermi, i professori, le scuole- continua Noto- in fondo alla folla ci sono anche tante maestre con i bambini delle elementari e posso dire che tutti gli istituti superiori di Bologna sono in piazza”. Uno sciopero “per cercare di far capire al Governo che giovani non sono disattenti all’ambiente ma vogliamo protestare contro la loro ‘inazione’ verso i cambiamenti climatici”, dice Noto. E mentre il corteo ha proseguito per via Indipendenza - direzione Prefettura -, i ragazzi hanno invitato i signori affacciati alle finestre a “scendere insieme a noi”. “Scendi giù, sciopera anche tu”.

A Napoli in migliaia, per dire che “non c’è più tempo da perdere”. “Il futuro del paese siamo noi”. E’ un grido di rabbia e lotta quello degli studenti di Napoli e provincia che da stamattina alle nove hanno invaso le strade del centro città. I ragazzi rivendicano una rottura politica con un sistema economico che per loro sta distruggendo il pianeta. Il corteo, pacifico e senza simboli dei partiti, ha raccolto le istanze degli studenti delle scuole, degli universitari e dei movimenti ecologisti. “Non violentate madre Natura” è stato tra gli slogan più gettonati. Secondo i ragazzi non c’è più tempo da perdere: “Bisogna pensare a un nuovo sistema energetico per salvare il pianeta”.  

La Puglia in piazza. A Lecce gli attivisti del movimento No Tap hanno sfilato per le strade aderendo allo sciopero ambientale globale. "Siamo qui in difesa di Greta. Siamo qui a sfilare insieme a quei presidi, a quei docenti e a quelle scuole che oggi creano retorica intorno a questa data, mentre nel resto dell'anno da sempre chiudono le porte a chi vorrebbe portare informazione. Siamo qui a sfilare, nonostante la presenza di quei politici che dedicano parole vuote a una lotta che per loro resterà sempre un bacino di voti, ma mai una battaglia concreta. Nonostante tutto, siamo qui, perché noi crediamo davvero nella possibilità di un cambiamento e siamo talmente coscienti che un cambio di rotta è necessario”, hanno affermato.
"Portiamo il nostro sostegno ai cittadini di Taranto che si battono contro Ilva, agli amici brindisini che lottano contro Cerano e a tutti coloro che in ogni angolo d'Italia e del mondo combattono da sempre, evitando di legarsi ad un unico giorno che crea solo retorica inutile", aggiungono e promettono: "Siamo qui e ci saremo sempre". In corteo ci sono anche i genitori tarantini orfani dei loro figli.

A Lecce il Global strike ha un sapore diverso: i piccoli alunni delle scuole del Tamburi non hanno frequentato le lezioni a causa dell'inquinamento. I manifestanti, adulti e bambini, chiedono che si faccia qualcosa di concreto per evitare ancora morti e malattie.
A Bari sono stati quasi 6 mila, dice la questura, in piazza Libertà. Un'onda che ha issato cartelli colorati su cui si leggeva "Cambia abitudini e non il clima", "dai una possibilità  al futuro". Ad aprire il corteo barese sono stati i piccoli allievi dell'istituto comprensivo "Massari - Galilei", seguiti da adolescenti, universitari e pensionati provenienti dai paesi limitrofi.
"Quello che avremo dipende da noi perché siamo tutti responsabili dell'ambiente e delle sorti del pianeta. Ciascuno, in piccolo, ha il dovere di rispettare il pezzo di mondo in cui vive e di essere esempio per gli altri proprio come sta facendo la vostra coetanea svedese Greta", ha detto il sindaco di Barletta, Cosimo Cannito. Le altre piazze pugliesi in cui è si è celebrato il “Global strike for future” sono San Severo, Manfredonia, Andria, Trani, Altamura, Monopoli, Ostuni e Brindisi.

(Fonte: Redattore Sociale)

 

Pubblicato in Nazionale

Dopo una prolungata stagione delle piogge, in Honduras si registra un forte incremento dei casi di febbre dengue, malattia trasmessa dalle zanzare che si riproducono nelle acque stagnanti. Per aiutare a contenere l’epidemia, Medici Senza Frontiere (MSF) sta supportando il Mario Catarino Rivas Hospital di San Pedro Sula, la seconda città più grande del paese. 

Se non curata, la dengue grave può avere complicazioni potenzialmente letali ed è particolarmente pericolosa per i bambini. Da gennaio sono morte 12 persone a causa della malattia solo nel Mario Catarino Rivas Hospital. Nel Nord del Paese, 789 persone sono state trattate per dengue severa. L’81% di loro ha meno di 15 anni, il 94,5% proviene dal Cortes Department. 

“Il 46% dei pazienti affetti da dengue grave arrivati al Mario Catarino Rivas Hospital quest’anno ha tra i 5 e i 14 anni” racconta la dott.ssa Tania Marin, coordinatrice medica di MSF nell’area. “Se non ricevono cure adeguate e tempestive, questi pazienti rischiano di sviluppare complicazioni o addirittura di morire.”  

MSF sta supportando il reparto pediatrico di dengue dell’ospedale, aperto specificamente per rispondere all’epidemia, mettendo a disposizione pediatri, infermieri, farmaci e attrezzature mediche per i pazienti colpiti da dengue grave. 

Poiché molti dei pazienti trattati vengono dall’area di Choloma, MSF ha anche iniziato a supportare la municipalità di Choloma e il Ministero della Salute dell’Honduras nelle attività di controllo delle zanzare, per contenere la diffusione dell’epidemia nell’area. 

La dengue si diffonde principalmente nelle aree urbane e semi-urbane delle regioni tropicali e subtropicali. La malattia è endemica in Honduras e ogni 4-5 anni si verifica una nuova epidemia. Le epidemie precedenti hanno colpito nel 2015 l’area di Tegucigalpa, dove MSF ha supportato la risposta delle autorità sanitarie nell’Ospedale Universitario, e nel 2013 l’area di San Pedro Sula, dove MSF ha supportato lo stesso Mario Catarino Rivas Hospital. 

In Honduras, le équipe di MSF offrono cure alle vittime di violenza e violenza sessuale in diverse strutture sanitarie e presso il Dipartimento di Emergenza del principale ospedale universitario di Tegucigalpa; a Nueva Capital, un quartiere dove vivono principalmente sfollati interni nella periferia della città, le nostre équipe offrono assistenza medica di base, compreso supporto psicosociale, alle vittime di violenza. A Choloma, città in rapida espansione nell’Honduras settentrionale, MSF lavora nella Clinica materno infantile e supporta il Ministero della Salute nel fornire servizi di pianificazione famigliare, consultazioni pre e post-natali, parti, servizi sociali, promozione della salute e supporto psicologico alle vittime di violenza, incluse le vittime di violenza sessuale. 

 

 

Pubblicato in Salute

Legacoop Produzione e Servizi, in nome del rilancio delle costruzioni, si schiera con le ragioni della manifestazione del 15 marzo di Cgil, Cisl e Uil

“Il recupero e il rilancio del settore è l’emergenza del Paese – scrive in una nota Legacoop PS - Decine di migliaia di aziende di costruzioni hanno chiuso e si sono persi più di 800.000 posti di lavoro. I cantieri sono fermi ed è arrivato il tempo del fare”

“La cooperazione condivide le ragioni dell’iniziativa dei sindacati edili del 15 marzo – aggiunge l’associazione - nel chiedere un deciso cambiamento di rotta da parte del Governo attraverso il rilancio degli investimenti e lo sblocco dei cantieri, per contribuire allo sviluppo sociale ed economico del Paese”.

“Il Governo convochi le parti sociali per discutere il merito dei provvedimenti che vuole mettere in campo”, conclude la nota.

Pubblicato in Lavoro

Dopo quasi cinque anni di attività, l'Alveare – coworking con spazio baby in via Fontechiari 35, Centocelle, Roma, chiude. Chiude non per difficoltà economiche, sempre superate, non per problemi organizzativi, sempre risolti, non perché il progetto non abbia riscosso successo, anzi. Chiude perché il Municipio V ha richiesto gli spazi di via Fontechiari 35, dove l'Alveare ha sede dal 2014, "con una procedura tanto dubbia quanto solerte".

Gli spazi sono stati concessi all’associazione di volontariato Città delle mamme nel 2014 dall’assessorato alle Periferie di Roma Capitale per lo svolgimento del progetto, patrocinato da comune e municipio, del coworking con spazio baby. La prima concessione, scaduta dopo 18 mesi, era stata prorogata dal municipio ‘fino a espletamento del bando’.

Il tutto è avvenuto nell’ottica di un accordo collaborativo fra le parti, in cui l’ente pubblico ha riconosciuto la validità del progetto e ha inteso sostenerlo attraverso la concessione degli spazi. Nel frattempo, all’associazione di volontariato, sempre attiva con eventi e attività gratuite in via Fontechiari e nel territorio, si è affiancata una cooperativa di produzione lavoro, interamente composta da donne, già socie dell’associazione, per la gestione del coworking. La creazione della cooperativa, necessaria perché la sola associazione di volontariato non è uno strumento adatto alla gestione dei servizi, non ha modificato la natura del progetto né inciso sui costi per gli utenti. La relazione fra associazione e cooperativa è stata regolamentata da un comodato d’uso registrato presso l’Agenzia delle entrate.

Al momento della presa in carico dei locali, sono state sostenute tutte le spese economiche necessarie al ripristino degli spazi, che avevano subito furti e danni, essendo rimasti incustoditi per circa tre anni, e alla messa a norma degli impianti. In seguito tutte le spese relative a manutenzione e utenze sono state regolarmente pagate.

Cos’è l’Alveare

 L’Alveare è un progetto di welfare urbano, coniuga in un unico luogo la comodità del lavoro condiviso, propria del coworking, e l’utilità di un servizio educativo per bimbe e bimbi dai 4 a mesi ai 3 anni. E’ un progetto innovativo, pensato per consentire ai genitori, e in particolare alle madri, di rientrare al lavoro gradualmente dopo l’arrivo di un bebè, in un ambiente adeguato e accogliente. Questa visione si è sposata perfettamente con la rigenerazione degli spazi pubblici di via Fontechiari, che da inutilizzati e in stato di abbandono, si sono trasformati grazie a L’Alveare in un luogo curato, attivo e vissuto dal quartiere.

Nel corso di questi quasi cinque anni L’Alveare è dunque stato un luogo di riferimento per centinaia di persone, fornendo una soluzione al problema della conciliazione famiglia-lavoro, offrendo un luogo di lavoro a lavoratrici e lavoratori atipici, ospitando attività di formazione e ricreative, organizzando workshop e seminari dedicati al mondo del lavoro e della comunicazione, ospitando tre progetti completamente gratuiti per l’utenza, finanziati attraverso bandi regionali. E’ stato un punto di incontro per genitori, famiglie e persone del quartiere, ha lavorato in rete con altre associazioni del territorio, ha stretto partenariati con le principali università capitoline, ha collaborato con altri coworking romani e nazionali, è stato case study per decine di ricerche universitarie, è stato costantemente attenzionato da media, stampa e tv nazionali e estere.

“Alla luce di tutto questo – dichiarano in una nota - ci sembra che la scelta avvenuta a fine gennaio di imporre la chiusura de L’Alveare e mettere bruscamente fine ai servizi in corso, a fronte di una concessione ritenuta non più valida, dando più importanza alle procedure, e non alla sostanza, sia una soluzione che non tiene conto del valore e del peso del progetto. E ignora le immediate conseguenze, ossia il danno recato a chi all’interno dell’Alveare lavora e trova, quotidianamente, una risposta alle proprie esigenze, grazie a un servizio innovativo che non ha eguali nell’intero territorio cittadino. Inoltre ci sembra che non tenga in dovuta considerazione nemmeno il servizio di manutenzione e guardiania garantito al bene pubblico nel corso di questi anni, mettendone - con la chiusura - a rischio l’incolumità”.

“Al rammarico grande, grandissimo per la chiusura di un progetto nel quale abbiamo creduto fortemente, costato tanto lavoro e sacrifici, uniamo l’auspicio che gli spazi di via Fontechiari 35 siano presto utilizzati con una finalità che risponda alle esigenze della cittadinanza e del territorio, e che non siano destinati a uno stato di abbandono, come è già avvenuto per molti altri beni del patrimonio pubblico. Concludiamo questa esperienza domenica 31 marzo, dalle 11:30 in poi presso l’Alveare, per fare un bilancio di questi cinque anni e salutare le persone che con tanto affetto e calore ci hanno seguite fino a qui”, conclude.

Pubblicato in Lazio
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